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La conversione di Milei al giudaismo e l’oligarcato argentino. Spunta, sullo sfondo, anche Soros…

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Il nuovo presidente eletto dell’Argentina Javier Milei – da sempre riconosciuto come un acceso sostenitore di Israele – ha annunciato la sua intenzione di convertirsi al giudaismo, sebbene abbia anche riconosciuto che qualsiasi mossa in tal senso dovrebbe probabilmente attendere fino alla fine della sua carriera politica.

 

Milei, 53enne sedicente «anarco-capitalista» e guida il partito La Libertad Avanza (LLA), in campagna elettorale aveva chiarito che considererà gli Stati Uniti, e in particolare Israele, come alleati chiave nella costruzione della sua politica estera.

 

«Ciò che ammiro di più di Israele è la sua cultura, la sua gente», ha detto Milei al Times of Israel in un’intervista pubblicata domenica mattina presto. Ha aggiunto, riguardo alla guerra in corso tra Israele e il gruppo palestinese Hamas, di aver «espresso con enfasi» solidarietà per il «legittimo diritto alla difesa» dello Stato Ebraico.

 

Inoltre, Milei, che in gioventù ha frequentato una scuola cattolica, ha parlato del suo duraturo interesse per la fede ebraica, ma ha detto che qualsiasi decisione di convertirsi al giudaismo dovrà attendere fino a quando le sue ambizioni politiche non saranno state completate.

 

«È molto difficile perché non sarei in grado di soddisfare tutti i precetti a causa delle richieste che avrei come presidente», ha detto Milei. «Sai, se sei un convertito, devi rispettare tutti i precetti religiosi ebraici».

 

«Se sono presidente ed è Shabbat, cosa faccio? Mi disconnetterò dal paese dal venerdì al sabato? Ci sono alcune questioni che renderebbero [la religione] incompatibile. Il rabbino che mi aiuta a studiare dice che dovrei leggere la Torah dal punto di vista dell’analisi economica», aveva detto mesi fa in un’intervista con il quotidiano spagnuolo El Pais.

 

«Il fatto è che forse pianificherei di convertirmi una volta terminata la mia carriera politica» ha fatto sapere.

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La personalità a volte sfacciata ed eccentrica di Milei ha suscitato paragoni internazionali con l’ex presidente degli Stati Uniti Donald Trump, così come con l’ex leader brasiliano Jair Bolsonaro. E, come Trump, Milei ha espresso il desiderio di spostare l’ambasciata argentina in Israele da Tel Aviv a Gerusalemme. Trump ha annunciato la decisione nel 2017 con una mossa che ha cambiato decenni di politica estera americana sulla questione, anche se alcuni paesi musulmani hanno affermato che sostanzialmente avrebbe annullato lo status degli Stati Uniti come mediatore nei colloqui di pace regionali.

 

«Sì, certo», ha detto Milei quando il Times of Israel gli ha chiesto dei suoi progetti per l’ambasciata. «Non mi interessa se sarò criticato dai leader mondiali. Credo davvero che sia la cosa giusta da fare».

 

Un articolo dell’Economist dello scorso maggio, parlando sempre della sua possibile conversione dal cattolicesimo al giudaismo, scriveva che Milei dice «che le due persone a lui più vicine sono sua sorella, ora responsabile della sua campagna, e un rabbino».

 

Tale rabbino sarebbe Shimon Axel Wahnish, rabbino capo della comunità ebraica marocchina dell’Argentina (ACILBA), «un moderno dottore ortodosso in psicologia dell’educazione, Wahnish è stato direttore e professore presso un centro studi ebraico per giovani studenti universitari presso i Sucath David Programs» scrive Tablet Magazine, che riporta come dopo il loro incontro nel 2021, Milei abbia cominciato lo studio della Torah proprio sotto la guida di rabbi Wahnish.

 

Secondo il sito ebraico Anash, i rapporti di Milei con il rabbinato andrebbero oltre la guida spirituale del rabbino Wahnish.

 

«L’economista ed ex esperto televisivo e radiofonico ha stretti legami con il capo argentino Shliach Rabbi Tzvi Grunblatt» scrive il sito. «Secondo quanto riportato dalla stampa argentina, il rabbino Grunblatt ha contribuito a creare legami tra Milei e importanti uomini d’affari come Eduardo Elsztain». Elzstain, argentino di origine ebraica (il nonno fuggì dalla Russia sconvolta dalla rivoluzione del 1917) è considerato a capo del più grande impero economico del Paese, che spazia dagli immobili all’agricoltura, da settore minerario a quello bancario.

 

La società dell’Elzstain chiamata Inversiones y Representaciones S.A. (IRSA), la più grande società immobiliare argentina, è quotata alla Borsa di New York. CRESUD, azienda leader nel settore agroalimentare che opera in Argentina, Bolivia, Paraguay e Uruguay di cui Elzstain è presidente, è pure quotata al NASDAQ. L’uomo d’affari ebreo-argentino è presidente inoltre di BrasilAgro (Companhia Brasileira de Propriedades Agrícolas), anch’essa quotata alla Borsa di Wall Street. Il partenariato pubblico-privato Banco Hipotecario, la principale banca ipotecaria argentina, vede Elsztain come il maggiore azionista privato.

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Devoto alla religione giudaica, si dice che il ricco Elzstain abbia costruito una sinagoga appena fuori da casa sua. Sua sorella vive in Israele. Il businessman sarebbe affiliato al movimento ebraico Chabad Lubavitch, corrente dello chassidismo nata nel XVIII secolo e ora avente come base principale Nuova York, in particolare nel quartiere di Crown Heights, a Brooklyn.

 

Elsztain ha vissuto a New York nel 1989-90. Durante quel periodo, nel 1990, «si presentò a un incontro con il leggendario investitore George Soros», secondo il quotidiano israeliano Haaretz. Un articolo del quotidiano La Nacion afferma che Elsztain incontrò Soros «attraverso contatti… nella comunità ebraica di Buenos Aires».

 

In ogni caso, Soros «fu convinto a lasciare che l’ambizioso giovane gestisse 10 milioni di dollari per lui», cosa che Elsztain fece «con grande successo», riporta l’enciclopedia online.

 

Parlando al Jerusalem Post nel 2013, lo stesso Elsztain ha descritto «il momento… che ha cambiato la sua carriera»: «in qualche modo sono riuscito a ottenere un incontro con George Soros, un uomo molto ricco. Abbiamo parlato per circa un’ora, e poi mi ha chiesto quanti soldi pensavo di poter gestire. Gli ho detto che potevo gestire 10 milioni di dollari, e lui ha detto “Okay, nessun problema!”». Soros ha detto al giornale israeliano che Elsztain, nonostante la sua giovinezza e inesperienza, «sapeva quando vendere e quando comprare». Questo incontro accelerò il rapido «salto di Elsztain dal totale anonimato all’élite imprenditoriale argentina».

 

Soros è diventato uno dei principali investitori nell’IRSA. La partnership con Soros divenne redditizia per entrambe le parti, poiché l’economia argentina si riprese durante gli anni ’90 dalla grave stagflazione del decennio precedente. Nel giro di quattro anni Elsztain aveva raccolto 110 milioni di dollari e acquisito «edifici per uffici e centri commerciali in Argentina, compreso il centro commerciale Alto Palermo».

 

L’incontro di Elsztain con Soros è stato descritto come il punto di svolta nella sua carriera. È stato chiamato «il ragazzo d’oro di Soros». Nel 1992-94, Soros aiutò Elsztain a ottenere il controllo di Cresud, uno dei principali proprietari terrieri di terreni agricoli di prima qualità nella pampa, e fu suo socio nell’azienda per molti anni.

 

L’IRSA è entrata nei mercati azionari internazionali con il sostegno di Soros nel 1994. Le perdite derivanti dalla crisi economica iniziata nel 1998 hanno portato la gestione del fondo Soros a cedere la maggior parte dei suoi interessi IRSA entro la fine del 1999. In totale, Elsztain ha lavorato per oltre un decennio con Soros.

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Oltre a Soros, Elsztain ha anche lavorato a stretto contatto con il magnate immobiliare statunitense Sam Zell (vero nome Shmuel Zielonka), miliardario americano attivo in molte cause filantropiche per l’ebraismo in America e in Israele.

 

Elszstain avrebbe contatto anche con il manager di hedge fund Michael Steinhardt, miliardario pure lui attivo assai nelle cause ebraiche, con donazioni per più di un centinaio di milioni, ad esempio con viaggi gratuiti di 10 giorni offerti ad ebrei di età tra i 18 e i 26 anni. Steinhardt fa parte del «Mega Group», un club vagamente organizzato di 20 tra gli uomini d’affari ebrei più ricchi e influenti, formato da Leslie Wexner, il padrone del marchio di lingerie Victoria’s Secret considerato mentore (e forse vittima?) di Jeffrey Epstein, cui cedette la lussuosissima magione di Nuova York.

 

Un altro contatto riconosciuto dell’Elsztain è il magnate di Hollywood Edgar Bronfman junior, ex CEO della Warner e di Seagram, il colosso del whisky costruito dal padre, Edgar Bronfman senior, che come presidente del World Jewish Congress (di cui Elsztain nel 2005 sarebbe divenuto tesoriere), aveva avviato un’attività diplomatica con l’Unione Sovietica per portare alla legittimazione della lingua ebraica nell’URSS e ha contribuito a far sì che gli ebrei sovietici potessero legalmente praticare la propria religione, come così come emigrare in Israele. En passant, ricordiamo che le due sorelle di Bronfman jr. sono state oggetto delle cronache recenti perché coinvolte a vario titolo nello scandalo della setta psico-sessuale NXIUM, della quale tuttavia il defunto padre sembrava diffidare molto.

 

Secondo quanto riportato, Elsztain partecipa annualmente al World Economic Forum di Davos, e avrebbe partecipato anche ai Business Summit dei G20. Nel 2008 ha incontrato Hugo Chavez – un uomo che per il forsennato antisocialista Milei dovrebbe rappresentare il male… – per discutere dell’antisemitismo, lodando la volontà di ascolto che il caudillo di Caracas aveva per la causa della comunità ebraica.

 

Secondo la stampa argentina, Elsztain sarebbe divenuto un visitatore regolare della Casa Rosada, ossia il palazzo presidenziale, quando al potere vi era Christina Kirchner, divenendone, secondo articoli apparsi all’epoca «un alleato strategico». È riportato che nell’agosto 2012, Elsztain ha iniziato a costruire un grande centro commerciale, Distrito Arcos, nel quartiere Palermo di Buenos Aires, senza chiedere l’autorizzazione al Parlamento della città né passare attraverso nessuno dei passaggi legali necessari per i progetti di costruzione. L’apertura è stata sospesa per ordine del tribunale per un anno e alla fine ha avuto luogo nel novembre 2014.

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Quando il governo argentino introdusse la Risoluzione 125, Cresud SA catturò 288 milioni di dollari sul mercato per finalizzare un’espansione di capitale. «L’amministrazione Kirchner», scriveva il quotidiano israeliano Haaretz nel 2013, «ha recentemente avviato una riforma nel settore edile, con l’obiettivo di incoraggiare la costruzione di appartamenti residenziali. Tra le altre cose, la riforma prevede la sospensione del finanziamento dei mutui per i cittadini. Il fatto che questa mossa beneficio che la banca controllata da Elsztain non è sfuggito all’attenzione dei media».

 

Elsztain era attaccato anche dagli oppositori dei Kirchner a causa delle agevolazioni fiscali concesse dal governo alla sua società mineraria, Austral Gold.

 

Secondo il sito ispanofono La Politica online, il rabbino Tzvi Grunblatt (anche lui della corrente dell’ebraismo Lubavitch) ha accompagnato il presidente eletto «durante il Forum Economico Latam dove il libertario è stato il relatore principale. La Fondazione Chabab era co-organizzatrice dell’evento insieme a Dario Epstein, consigliere di Milei».

 

Rabbi Grunblatt avrebbe introdotto Milei, oltre che a Elsztain, anche a Daniel Sielecki, 64 anni, impresario farmaceutico che da dopo il COVID vive in Uruguay. L’ uomo d’affari ebreo l’anno passato aveva fatto parlare di sé per essersi offerto di acquistare un’aquila da 360 chili con lo stemma della svastica da un’ex nave nazista che si trova in un magazzino dell’Uruguay e di farla esplodere in «mille pezzi», riporta il quotidiano La Nacion.

 

Nonostante le poche dichiarazioni ai media, il Sielecki durante la pandemia è espresso con forza a favore dei vaccini contro il coronavirus. «Il costo di alcuni farmaci è quasi pari a quello di una pizza. Succede che quando compri un medicinale pensi che sia caro perché sei malato. Guardate cosa sta succedendo con la pandemia, se non ci fossero investimenti nella ricerca non ci sarebbero i vaccini», ha detto l’imprenditore farmaceutico in una conversazione apparsa sulla rivista Galería.

 

«Vi lamenterete del costo del vaccino? Dovremmo festeggiare, invece di andare a messa la domenica dovremmo andare al San Pfizer o al San Sinovac per ringraziare per i vaccini», ha detto il Sielecki.

 

La sorella di Sielecki, Anabel, è stata sposata con Hector Timerman, giornalista e diplomatico di origine ebraico-lituana che fu ministro degli affari esteri sotto la Kirchner.

 

Bisogna considerare che l’establishment di governo contro cui si è scagliato veementemente il Milei includeva proprio Cristina Kirchner, accusata di aver ostacolato le indagini sull’attentato al centro ebraico AMIA del 1994 – un caso che continua a produrre enigmi e misteri, dall’attentato contro la Kirchner fallito clamorosamente da un giovane brasiliano che voleva spararle a bruciapelo (sul braccio, il tatuaggio del Sonnenrad, il sole nero nazista, visto tante volte in Ucraina di recente) all’assassinio, oramai dieci anni fa, del giudice Alberto Nisman che stava investigando sulla strage, trovato morto il 19 gennaio 2015 nel suo appartamento accanto ad una pistola calibro 22. Secondo il magistrato che indagò sulla morte del collega, si sarebbe trattato di un omicidio.

 

«L’ex presidente è stata accusata all’inizio dell’anno di tradimento proprio grazie alle prove raccolte di Nisman sul suo ruolo per coprire gli agenti iraniani. Il tutto per normalizzare i rapporti con la Repubblica Islamica ed ottenere petrolio e prezzo di favore, riferisce il giornale israeliano Haaretz», scriveva un articolo de La Repubblica uscito subito dopo l’attentato fallito contro la vedova Kirchner.

 

Insomma, non si tratta di intrecci in cui è facile districarsi, ma vi sono alcune costanti.

 

Buenos Aires, va pure ricordato, è la quarta città al mondo per numero di cittadini di religione ebraica.

 

Si tratta, per coincidenza, anche della città che ha dato a Roma il suo ultimo papa.

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Immagine realizzata a partire da foto di pubblico dominio CC0 via Wikimedia

 

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La «Davos nel deserto» cancellata a causa della guerra

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L’Arabia Saudita ha annunciato che il suo principale forum sugli investimenti è stato rinviato al prossimo anno, a causa dei continui attacchi degli Houthi che colpiscono il regno.   Lanciata nel 2017, la conferenza Future Investment Initiative (FII), spesso soprannominata «Davos nel deserto», riunisce leader mondiali, alti dirigenti e investitori globali.   «Questa decisione nasce da un profondo impegno nei confronti dei nostri partner, membri, relatori e delegati», ha dichiarato lunedì in un comunicato stampa la CEO del FII Institute, la dottoressa Maha Bint Mishari Al Saud, aggiungendo che le nuove date per il 2027 saranno annunciate a breve.   L’evento era stato organizzato per celebrare il decimo anniversario della conferenza e si prevedeva la partecipazione di personalità di spicco del mondo finanziario e tecnologico, tra cui l’amministratore delegato di BlackRock Larry Fink, la presidente e responsabile degli investimenti di Alphabet Ruth Porat e l’amministratore delegato di Goldman Sachs David Solomon.   Il conflitto con gli Houthi, noti anche come Ansar Allah, ha causato disagi di vasta portata in Arabia Saudita. Secondo Al Jazeera, agenzie governative e aziende a Riyadh, comprese quelle del Kingdom Center e del King Abdullah Financial District, hanno chiesto ad alcuni dipendenti di lavorare da remoto. Il rinnovato scontro è iniziato a luglio, quando le forze governative yemenite sostenute dall’Arabia Saudita hanno attaccato l’aeroporto di Sana’a, città controllata dagli Houthi, interrompendo anni di relativa calma seguiti alla tregua mediata dalle Nazioni Unite nel 2022. Gli Houthi hanno accusato Riad dell’attacco.   Gli Houthi hanno reagito con attacchi missilistici e hanno dichiarato un blocco marittimo dell’Arabia Saudita. La mossa è giunta in risposta alle restrizioni imposte dalla coalizione a guida saudita ai porti e agli aeroporti yemeniti controllati dagli Houthi a partire dal marzo 2015, quando Riad è intervenuta nella guerra civile del Paese.   Gli Houthi hanno inoltre conquistato territori lungo la costa yemenita del Mar Rosso, vicino allo stretto di Bab el-Mandeb, una rotta marittima cruciale per le esportazioni di petrolio saudita, dato che il traffico attraverso lo stretto di Ormuzzo rimane fortemente interrotto dal conflitto tra Stati Uniti e Iran.   L’escalation del conflitto ha causato vittime civili sia in Arabia Saudita che in Yemen. Diversi attacchi degli Houthi contro l’aeroporto di Riad all’inizio di questo mese hanno ucciso almeno 14 persone e ne hanno ferite più di 300, secondo le autorità saudite. Gli attacchi sauditi hanno ucciso 141 persone e ne hanno ferite 395 dal 3 settembre, la maggior parte delle quali donne e bambini, ha dichiarato lunedì il ministero della Salute controllato dagli Houthi.

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Immagine di Republic of Korea Office of the President Official Photographer Kang Min Seok via Flickr pubblicata su licenza CC BY-NC-SA 2.0
 
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Gola profonda del caso Epstein trovato morto in Tailandia

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Simon Andriesz, ex dirigente di BGC Partners, la società internazionale di intermediazione finanziaria fondata e diretta dall’attuale segretario del commercio USA Howard Lutnick prima della nomina da parte del presidente Donald Trump, è deceduto il mese scorso in Thailandia. Lo riporta la BBC.

 

All’inizio di quest’anno Andriesz aveva segnalato alla Financial Conduct Authority (FCA), all’FBI e ad altri organismi di controllo le prove che diceva di aver trovato sui legami commerciali tra Epstein e Lutnick, gettando dubbi sulle dichiarazioni pubbliche di Lutnick sui rapporti con il defunto criminale sessuale.

 

Un gruppo di parlamentari britannici ha ora affermato che la sua morte solleva «interrogativi profondamente inquietanti» sul trattamento riservato ai gola profonda che si rivolgono alla FCA per segnalare illeciti e sulle ritorsioni che possono seguirne.

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La famiglia ha dichiarato che Andriesz si è tolto la vita il 23 settembre e che non vi sono indizi di un atto criminoso.

 

Secondo quanto riportato, l’uomo avrebbe scoperto prove secondo cui Lutnick avrebbe cercato, per usare le sue parole, di «comprare un principe», offrendosi nel 2013 di entrare in affari con Andrew Mountbatten-Windsor e di usare i contatti dell’ex principe per attrarre investimenti, in cambio di un prestito di 1 milione di sterline. BGC ha dichiarato alla BBC che la proposta di joint venture non è andata in porto.

 

Aveva inoltre presentato alla FCA prove a sostegno delle accuse di cattiva condotta presso la precedente società di Lutnick, tra cui l’accusa che denaro del fondo commissioni destinato ai bonus dei broker sia stato «sottratto» per scopi impropri, accusa che la società ha respinto.

 

Settimane prima della morte, a un evento pubblico con parlamentari, informatori e attivisti che chiedevano una regolamentazione più equa, Andriesz disse di sentirsi «profondamente deluso» e di aver vissuto un «vero inferno» a causa della FCA, alla quale aveva inviato prove di quella che considerava una ritorsione per aver denunciato irregolarità di BGC e dei suoi avvocati.

 

In precedenza la FCA gli aveva comunicato che non vi erano «prove sufficienti» per concludere che vi fosse stata una ritorsione, conclusione che, a suo avviso, rendeva più difficile vincere una causa contro BGC in tribunale. BGC aveva dichiarato alla BBC di avere politiche rigorose a tutela dei whistleblower e aveva negato ritorsioni nei suoi confronti.

 

John McDonnell, deputato del partito laburista britannico e presidente del Gruppo parlamentare interpartitico (APPG) sulle frodi finanziarie e sui servizi finanziari più equi, ha definito la morte di Andriesz una «tragedia profonda e prevenibile», affermando che gli informatori sono «una parte essenziale del sistema di regolamentazione finanziaria» e ha avvertito che l’integrità del sistema ne risentirebbe se le persone non credessero di essere «trattate correttamente, protette adeguatamente e ascoltate seriamente». Il gruppo di parlamentari ha chiesto alla FCA di incaricare una parte indipendente di valutare la gestione dei casi di denuncia.

 

A luglio Andriesz aveva detto a parlamentari e attivisti che la FCA era stata pienamente informata di altre gravi accuse già nel 2018, accusandola di inerzia. La FCA ha dichiarato alla BBC di aver agito in seguito alle accuse e ha richiamato un ordine di supervisione emesso sulla base delle sue informazioni. Secondo Andriesz, però, si trattava di poco più di una «pacca sulla spalla» da parte delle autorità, e ciò rendeva più difficile presentare una denuncia per ritorsione contro BGC.

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Più tardi, quello stesso mese, in una riunione del gruppo Transparency Task Force, ha detto che la FCA non adempiva ai suoi obblighi verso il pubblico e gli informatori, limitandosi a «fare promesse di facciata» su norme e regolamenti.

 

«Protegge l’istituzione e allo stesso tempo espone chi denuncia a ritorsioni estreme e a conseguenze devastanti per la sua vita e quella della sua famiglia», ha affermato.

 

La FCA ha comunicato alla BBC la nomina di un nuovo direttore non esecutivo del consiglio, Lea Paterson, ex direttrice della Banca d’Inghilterra, con il compito di indagare sul trattamento riservato ad Andriesz e sulla gestione delle sue denunce.

 

Un portavoce della FCA ha dichiarato: «Siamo profondamente addolorati per la scomparsa del signor Andriesz. I nostri pensieri vanno alla sua famiglia e ai suoi amici». «Dopo aver espresso le nostre condoglianze, abbiamo chiesto a Lea Paterson, che è appena entrata a far parte del nostro consiglio di amministrazione come amministratrice non esecutiva, di esaminare il modo in cui abbiamo interagito con il signor Andriesz per trarne insegnamenti utili per il futuro».

 

Andriesz aveva espresso la sua amarezza e il suo timore in un tweet del 9 agosto.

 


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«Sono l’informatore britannico che nel 2020-2021 ha segnalato all’FBI prove riguardanti Howard Lutnick, i suoi legami con Jeffrey Epstein, Cantor Fitzgerald e BGC» scriveva il banchiere.

 

«In seguito ho condiviso le prove con la Commissione di Vigilanza della Camera, che ha poi interrogato Lutnick a porte chiuse. Le mie rivelazioni hanno anche contribuito ad azioni regolamentari negli Stati Uniti e nel Regno Unito, tra cui un accertamento fiscale di 96 milioni di sterline da parte dell’HMRC (l’agenzia delle entrate britannica) relativo al piano di partnership di BGC. Credo che la reale esposizione fiscale sia sostanzialmente più elevata. Ho anche segnalato all’FBI e alle autorità di vigilanza finanziaria questioni riguardanti il ​​Fondo di Soccorso di Cantor Fitzgerald e la Giornata di Beneficenza annuale dell’11 settembre organizzata da BGC/Cantor».

 

«Le conseguenze personali della denuncia e le ritorsioni che, a mio avviso, ne sono seguite, sono state devastanti per me e la mia famiglia» notava l’uomo ora morto.

 

Il giornalista americana Tucker Carlson ha di recente iniziato a porsi domande sulla nomina a segretario del Commercio di Lutnick, che è di origine ebraica, suggerendo che essa possa essere avvenuta dopo il fallito attentato di Butler contro Donald Trump e che possa essere collegata in qualche modo a Miriam Adelson, vedova dell’ultramiliardario magnate ebreo sionista dei casinò di Las Vegas Sheldon Adelson, che avrebbe donato a Trump più di 200 milioni di dollari.

 

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La Norvegia indaga sui legami tra la sua élite ed Epstein

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Il Parlamento norvegese ha aperto un’inchiesta pubblica sui legami tra l’élite politica e diplomatica del Paese e il finanziere statunitense Jeffrey Epstein, condannato per reati sessuali su minori. Saranno sentiti undici ministri degli Esteri e dello Sviluppo, tra cui l’attuale e l’ex titolare degli Esteri, e il primo ministro Jonas Gahr Stoere, che ricoprì quella carica dal 2005 al 2012.   I documenti su Epstein, resi pubblici dal Dipartimento di Giustizia statunitense all’inizio di quest’anno, hanno messo in luce i suoi rapporti spesso tossici con politici, membri di famiglie reali e altre figure di spicco, per i quali si ritiene abbia procurato ragazze minorenni a scopo sessuale. Quelle rivelazioni hanno innescato indagini parlamentari e di polizia in Norvegia.   La Commissione permanente per il controllo e gli affari costituzionali del Parlamento sta esaminando la gestione dei fondi per gli aiuti internazionali da parte del ministero degli Esteri, i controlli interni e se i rapporti personali con Epstein possano aver inciso sulle decisioni del governo. Il membro della commissione Jonas Andersen Sayed ha detto che l’esecutivo deve spiegare che cosa sta facendo per ricostruire la fiducia nel servizio diplomatico.

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Restano aperti anche interrogativi sui finanziamenti norvegesi all’International Peace Institute (IPI), che tra il 1997 e il 2018 ha ricevuto dal Ministero degli Esteri circa 130 milioni di corone (12 milioni di euro). Il think tank internazionale è stato guidato dal diplomatico norvegese Terje Roed-Larsen dal 2005 al 2020.   La Norvegia, sede del Premio Nobel per la Pace e da tempo attore centrale della diplomazia internazionale, è finita sotto una luce sempre più intensa per i legami di Epstein con i suoi ambienti politici e diplomatici.   Roed-Larsen, figura chiave dei negoziati di pace in Medio Oriente negli anni Novanta e tra i principali artefici degli Accordi di Oslo del 1993, è uno dei norvegesi di spicco indagati dall’Oekokrim, l’autorità per i crimini economici, dopo la pubblicazione dei documenti del caso Epstein.   Sotto inchiesta ci sono anche l’ex primo ministro Thorbjoern Jagland e l’ex diplomatica Mona Juul. La Juul e lo Jagland sono sospettati di corruzione aggravata, Roed-Larsen di complicità nello stesso reato. Tutti e tre hanno respinto gli addebiti.   Edward Juul Rod-Larsen, 25 anni, è stato trovato morto a Oslo pochi giorni dopo che le polizie francese e norvegese avrebbero avviato un’indagine congiunta sui suoi genitori, Mona Juul e Terje Rod-Larsen; si è sospettato il suicidio. Anche lo Jagland avrebbe cercato di suicidarsi, finendo all’ospedale.   Come riportato da Renovatio 21 ex ministro degli Esteri Boerge Brende ha intanto testimoniato davanti alla commissione, dopo essersi dimesso a febbraio da presidente e amministratore delegato del World Economic Forum in seguito alle indagini sui suoi contatti con Epstein.   In parallelo il parlamento ha nominato una commissione indipendente di accademici ed esperti legali per esaminare le questioni sollevate dai dossier Epstein. Le conclusioni dovranno arrivare entro il 31 gennaio 2028.

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Come riportato da Renovatio 21, i contatti norvegesi dell’Epstein comprendono anche quella che, dopo la recentissima morte di re Aroldo, è ora la regina di Norvegia Mette-Marit.   Secondo i documenti relativi al caso Epstein, la principessa ereditaria si scambiò centinaia di email con l’oscuro oligarca molestatore sessuale tra il 2011 e il 2014 e soggiornò persino nella sua casa in Florida per quattro giorni. Questi scambi sono avvenuti anni dopo che Epstein aveva ammesso di aver sollecitato una minorenne alla prostituzione.   La corrispondenza, personale e a tratti civettuola, ha dimostrato che la loro relazione è durata molto più a lungo di quanto il palazzo avesse pubblicamente affermato. Mette-Marit si è poi scusata per quello che ha definito un errore di valutazione, dicendo che avrebbe dovuto indagare più a fondo sul passato di Epstein.   Come riportato da Renovatio 21, a giugno il figlio di primo letto della regina è stato condannato a 4 anni di reclusione per stupro.  

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Immagine di Torbjørn Kjosvold/SMK via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International  
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