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Israele bombarda il quartier generale dell’Intelligence di Hezbollah
L’esercito israeliano afferma di aver bombardato un complesso di intelligence di Hezbollah a Beirut durante l’ultima serie di attacchi aerei in Libano.
I caccia dello Stato Ebraico hanno colpito il «quartier generale dell’intelligence» del gruppo armato filo-palestinese, così come i centri di comando e «ulteriori siti infrastrutturali terroristici», hanno affermato le Forze di difesa israeliane (IDF) in una dichiarazione nella mattinata di lunedì.
Gli attacchi hanno preso di mira anche i siti di Hezbollah nel Libano meridionale e nell’area di Beqaa, distruggendo un deposito di armi e un centro di comando, ha aggiunto l’IDF. In una dichiarazione separata, l’esercito ha affermato che le truppe israeliane stavano continuando le operazioni transfrontaliere contro Hezbollah e hanno effettuato raid nell’area di Jabaliya a Gaza.
Secondo il Ministero della Salute libanese, almeno 11 persone sono state uccise e altre 17 sono rimaste ferite negli attacchi israeliani di domenica.
מטוסי קרב של חיל האוויר, בהכוונה מודיעינית של אגף המודיעין, תקפו מטרות טרור של מטה המודיעין של ארגון הטרור חיזבאללה בביירות, בהן אמצעי איסוף ומפקדות לצד תשתיות טרור נוספות.
בנוסף, מטוסי קרב תקפו בשעות האחרונות מחסני אמצעי לחימה של הארגון במרחב ביירות>> pic.twitter.com/Ow22JNzpRU— צבא ההגנה לישראל (@idfonline) October 6, 2024
Gli aerei israeliani hanno preso di mira anche il complesso dell’ospedale Al-Aqsa a Deir al Balah, che secondo le IDF veniva utilizzato da Hamas come «centro di comando e controllo».
Hezbollah, nel frattempo, ha continuato a lanciare razzi nel Nord di Israele, con proiettili rilevati su Haifa e l’area dell’Alta Galilea sabato. I video da Haifa mostrano un cratere e detriti di razzi in caduta.
Almeno dieci persone sono rimaste ferite in Israele durante gli attacchi di Hezbollah durante la notte, hanno riferito i media locali. Almeno otto persone sono state evacuate al Rambam Health Care Campus di Haifa per ricevere cure dopo gli attacchi, secondo il Jerusalem Post.
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La CIA declassifica gli avvertimenti dell’intelligence precedenti all’11 settembre
La CIA ha declassificato decine di briefing di intelligence destinati al presidente che mostrano come i funzionari statunitensi fossero stati avvertiti anni prima dell’11 settembre che Osama bin Laden e la rete di Al-Qaeda stavano valutando attacchi sul territorio americano con aerei dirottati o caricati di esplosivo, e che stavano anche cercando di sviluppare armi biologiche, chimiche e nucleari.
Venerdì, in occasione del 25° anniversario dell’11 settembre, l’agenzia ha reso pubblici 71 documenti del President’s Daily Brief (PDB). La raccolta, di oltre 100 pagine, costituisce la più ampia pubblicazione di materiale di intelligence presidenziale della CIA relativo agli attentati e comprende valutazioni che vanno dal 1998 fino al periodo immediatamente successivo all’11 settembre 2001.
Tra i documenti più rilevanti figura un memorandum del settembre 1998 sulle intenzioni di Bin Laden. L’Intelligence indicava che la sua «opzione preferita» era quella di colpire gli Stati Uniti «sul loro stesso suolo, a Washington», scriveva la CIA, avvertendo che la sua rete «avrebbe potuto far schiantare un aereo carico di esplosivo contro una città statunitense».
Tre mesi dopo, un altro briefing segnalava che Bin Laden e i suoi alleati stavano preparando attacchi negli Stati Uniti, tra cui un piano per dirottare un aereo di linea americano durante le festività natalizie.
Il materiale ora reso pubblico evidenzia anche una preoccupazione costante per le armi non convenzionali. Una valutazione del febbraio 1998 affermava che Bin Laden e altri estremisti cercavano di procurarsi sostanze chimiche, biologiche e nucleari non specificate. Nel maggio 1999 la CIA valutò che Bin Laden stesse perseguendo «una varietà di opzioni» per sviluppare questo tipo di armi. Un successivo briefing di giugno riferiva che i tirocinanti in un campo afghano avevano prodotto e testato «decine di sostanze chimiche tossiche e tossine biologiche» e che gli agenti avevano sperimentato l’aggiunta di materiale radioattivo agli esplosivi.
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L’avvertimento più noto è datato 6 agosto 2001, quando l’allora presidente George W. Bush ricevette un briefing intitolato «Bin Laden determinato a colpire gli Stati Uniti». Il documento affermava che Bin Laden desiderava attaccare gli Stati Uniti da anni, citava attività sospette compatibili con i preparativi per dirottamenti aerei e segnalava che l’FBI stava conducendo circa 70 indagini su possibili attività legate ad Al-Qaeda nel Paese.
Nell’estate del 2001, come ricordò in seguito l’allora direttore della CIA George Tenet, il sistema di intelligence era «in stato di massima allerta».
La Commissione sull’11 settembre ha rilevato che molti funzionari sapevano che «qualcosa di terribile era in programma», ma le carenze nella condivisione delle informazioni, nelle politiche e nella preparazione hanno impedito che i segnali d’allarme frammentari si traducessero in azioni concrete.
Bin Laden divenne noto durante la guerra sovietica in Afghanistan, quando Washington destinò miliardi di dollari all’armamento dei mujahidin antisovietici attraverso il Pakistan. I funzionari statunitensi hanno negato di aver finanziato direttamente Bin Laden, ma la guerra appoggiata dagli Stati Uniti contribuì a creare l’infrastruttura e l’ambiente militante da cui in seguito emerse Al-Qaeda.
Il più grave attentato terroristico nella storia degli Stati Uniti, che causò la morte di 2.977 persone, spinse Washington a lanciare la Guerra al Terrore, con l’invasione dell’Afghanistan nel giro di poche settimane e dell’Iraq meno di due anni dopo. In patria, il PATRIOT Act ampliò in misura rilevante i poteri del governo in materia di sorveglianza sui propri cittadini.
Renovatio 21 l’11 settembre ha pubblicato un articolo con le storie meno note, e i loro recenti sviluppi, del mega-attentato che ha cambiato il mondo.
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Immagine di Robert J. Fisch via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 2.0 Generic
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