Connettiti con Renovato 21

Spirito

Intervista con il Superiore generale della Fraternità Sacerdotale San Pio X don Davide Pagliarani

Pubblicato

il

Intervista del 1° novembre 2024 pubblicata nella rivista The Angelus, novembre-dicembre 2024

 

1. The Angelus: Reverendo Padre, come spiegherebbe il ruolo della Fraternità San Pio X nel 2024? Più che una Chiesa parallela, come alcuni sostengono, è soprattutto una testimonianza della Tradizione? Uno sforzo missionario in tutto il mondo, come i Padri dello Spirito Santo un tempo? O qualcos’altro?

Don Davide Pagliarani: Il ruolo della Fraternità nel 2024 non è fondamentalmente diverso da quello che ha svolto fin dalla sua fondazione e che è chiarito nei suoi statuti quando affermano: «Lo scopo della Fraternità è il sacerdozio e tutto ciò che vi è connesso, e nient’altro».

 

La Fraternità è prima di tutto una società sacerdotale dedicata alla santificazione dei sacerdoti, e quindi alla santificazione delle anime e della Chiesa nel suo insieme attraverso la santità del sacerdozio. Come affermano anche i nostri statuti, «la Fraternità è essenzialmente apostolica perché anche il sacrificio della Messa lo è».

 

Fin dalla sua fondazione, la Fraternità ha esercitato questo ruolo nel particolare contesto di una crisi senza precedenti che ha colpito il sacerdozio, la Messa, la fede e tutti i tesori della Chiesa. In questo senso, è un richiamo alla realtà di questi tesori e alla loro necessità per la restaurazione di tutto.

 

Senza aver scelto di farlo, la Fraternità vive come testimone privilegiato della Tradizione in una situazione in cui la Tradizione è eclissata. È un fatto che la Fraternità, in questo senso, si trova ad essere un segno di contraddizione a favore della Tradizione della Chiesa. La forza della sua difesa è unica, in quanto il suo rifiuto di tutte le riforme liberali non è negoziabile e non ammette compromessi. E così la sua posizione è una risposta diretta e completa a ciò di cui la Chiesa ha bisogno nella situazione attuale.

 

Ciò che forse è stato nuovo negli ultimi anni è il modo in cui i cattolici perplessi guardano alla Fraternità. Agli occhi di molti, la Fraternità ha cessato di essere demonizzata. Non è più vista come una chiesa parallela, scismatica o in procinto di diventarlo, né come un piccolo gruppo che reagisce alla modernità, chiuso nei suoi schemi arretrati e incapace di stare al passo con i tempi.

 

Oggi la sua situazione è spesso invidiata e i suoi tesori ambiti. In breve, è un punto di riferimento per molti.

 

I fedeli che la scoprono sono attratti dalla sua predicazione, dalla sua liturgia, dalla carità dei suoi sacerdoti, dalla qualità delle sue scuole, dall’atmosfera delle sue cappelle. E sempre più la Fraternità permette ai fedeli e ai sacerdoti di riscoprire i tesori della Chiesa. Questo è molto incoraggiante.

 

2. Che cosa ha la Fraternità San Pio X da offrire ai cattolici di oggi che non sia offerto dalle comunità Ecclesia Dei?

Le comunità un tempo legate alla Commissione Ecclesia Dei, che non esiste più come tale, offrono la liturgia tradizionale al loro livello e nel complesso dispensano un catechismo tradizionale. In apparenza, si potrebbe pensare che poco le distingua dalla Fraternità. Tuttavia, esse stesse insistono nel distinguersi dalla Fraternità, soprattutto in termini di obbedienza. Descrivono la Fraternità come animata da uno spirito tinto di sedevacantismo, che vive come se non dovesse rendere conto a nessuno, costituendo così un pericolo per l’unione ecclesiale e la fede dei suoi fedeli. Secondo loro, per semplificare un po’ le cose, pretendono di fare «dentro la Chiesa» quello che la Fraternità cerca di fare «fuori dalla Chiesa».

 

Ciò che esse non dicono è che in realtà hanno una libertà limitata. Hanno solo lo spazio concesso loro da una gerarchia più o meno benevola, più o meno ispirata da principi personalisti e liberali, e comunque incapace di riconoscere il posto necessario e primordiale della Tradizione della Chiesa. Di conseguenza, il loro apostolato e la loro influenza sono frenati, ostacolati e compromessi, così che la questione della loro sopravvivenza pratica diventa sempre più preoccupante.

 

Ma c’è di più: il significato stesso del loro attaccamento alla Tradizione sta diventando impercettibile. Questa libertà limitata viene concessa loro in nome del carisma loro proprio, della propria preferenza liturgica o della propria sensibilità. Ciò comporta diverse conseguenze estremamente gravi.

 

In primo luogo, la Tradizione non viene più difesa come l’unico elemento necessario e indispensabile con diritti imprescrittibili nella Chiesa. Viene rivendicata come un bene preferibile. Si rivendica il diritto di usufruire della liturgia tradizionale, senza ricordare chiaramente che la liturgia moderna è inaccettabile perché corrompe la fede. Si rivendica il diritto di usufruire della dottrina tradizionale, senza ricordare chiaramente che questa Tradizione è l’unica garante dell’integrità della fede, escludendo qualsiasi orientamento che se ne discosti.

 

La Tradizione non può essere difesa come bene particolare di questa o quella comunità, che chiede solo il diritto di viverla per sé, a preferenza di qualche altro bene. La Tradizione deve essere difesa come bene comune di tutta la Chiesa e rivendicata come esclusiva per ogni cattolico. D’altra parte, al di là della precarietà della loro situazione, queste comunità sono condizionate nell’espressione pubblica della loro fede.

 

In particolare, è impossibile per loro opporsi a qualsiasi forma di liberalismo. E tuttavia non si può difendere efficacemente la Tradizione senza condannare allo stesso tempo gli errori che vi si oppongono. Tacendo su questi errori, dunque, si finisce per non percepirne più la nocività, assimilandoli a poco a poco senza rendersene conto.

 

Naturalmente, non stiamo giudicando qui il bene che questo o quel sacerdote può fare in questa o quella situazione, né lo zelo che può animarlo personalmente al servizio delle anime. Ma notiamo che la precarietà di queste comunità, e il condizionamento a cui sono state sottoposte nella pratica fin dalla loro fondazione, le priva oggettivamente della piena libertà di servire incondizionatamente la Chiesa universale.

 

Da parte sua, non lasciandosi intimidire da minacce o sanzioni, e dando alla Fraternità i mezzi per continuare la sua lotta per la Chiesa, Mons. Lefebvre ha risolutamente fornito alla Fraternità una vera libertà: non la falsa libertà di una desiderata indipendenza da ogni autorità umana, ma la vera libertà di lavorare solidamente e senza condizionamenti per la restaurazione della fede, del sacerdozio e della Messa.

 

Ai cattolici di oggi, la Fraternità offre una verità senza compromessi, predicata senza condizionamenti, con i mezzi per viverla appieno, per la salvezza delle anime e il servizio di tutta la Chiesa.

 

3. Secondo Lei, qual è l’ostacolo maggiore per chi è restio a partecipare alle Messe della Fraternità?

Il motivo che indubbiamente frena i fedeli attratti dalla liturgia tradizionale è l’apparente illegalità della nostra situazione canonica, il fatto che non siamo ufficialmente riconosciuti dall’autorità ecclesiastica. E questo ci riporta alla questione dell’obbedienza, accennata sopra.

 

Quello che dobbiamo capire è che, mentre essere riconosciuti e approvati dalle autorità è sempre auspicabile per un’opera della Chiesa, ci sono situazioni eccezionali in cui ciò non è assolutamente necessario.

 

La situazione della Fraternità dipende dalla situazione della Chiesa in generale, che da alcuni decenni sta vivendo una crisi senza precedenti. Lo stesso Papa Paolo VI ha parlato di autodemolizione della Chiesa. Purtroppo, ciò si spiega con l’incoraggiamento dato dalle massime autorità della Chiesa agli errori moderni, che all’epoca del Concilio Vaticano II, e nelle riforme successive, sono penetrati profondamente in tutta la Chiesa e hanno portato innumerevoli masse di fedeli ad abbandonare la fede. Tanto che, invece di preservare il deposito della fede per la salvezza delle anime e il bene comune di tutta la Chiesa, il Papa usò la propria autorità per demolire la Chiesa.

 

Mons. Lefebvre ha avuto l’immenso merito di rifiutare questa autodemolizione e di preservare con coraggio la Tradizione della Chiesa, rifiutando le novità distruttive e continuando a offrire alle anime i beni soprannaturali della dottrina, della Messa e dei sacramenti. Eppure fu proprio per questo motivo che l’autorità ecclesiastica decise di sanzionarlo, di sopprimere la sua opera e quindi di privarlo del riconoscimento canonico.

 

La posta in gioco in quel momento era niente meno che la salvaguardia della fede cattolica e della liturgia, espressione di questa fede. Di fronte a questo abuso di autorità, Mons. Lefebvre non poteva accettare di cessare il suo lavoro. Farlo sarebbe stato abbandonare i fedeli, che sarebbero stati privati della sana dottrina e della liturgia tradizionale, e lasciati senza guida agli errori moderni.

 

Monsignore comprese che la soppressione della Fraternità era un abuso di autorità, che comprometteva seriamente il bene della Chiesa. L’autorità è data al Papa per preservare il bene della Chiesa, non per comprometterlo. E l’obbedienza gli è dovuta quando si tratta di collaborare al bene della Chiesa, non quando si tratta di collaborare alla sua rovina.

 

Di conseguenza, e suo malgrado, Mons. Lefebvre ha avuto il coraggio di non obbedire… per obbedire. Egli, ricordando che per volontà di Nostro Signore Gesù Cristo la salvezza delle anime è la prima legge della Chiesa, dalla quale dipendono tutte le altre leggi canoniche, ha preferito obbedire a questa prima legge, a rischio di essere respinto dalla sua gerarchia, piuttosto che disobbedire ad essa sottomettendosi ai divieti che gli piombavano addosso. «Dobbiamo obbedire a Dio piuttosto che agli uomini».

 

Purtroppo, la situazione è ancora oggi la stessa e la Fraternità continua a mettere al primo posto il bene delle anime e il bene della Chiesa, senza preoccuparsi di intimidazioni o critiche. Sarebbe molto felice di essere approvata dall’autorità suprema: sarebbe un segno che l’autorità abbia ritrovato il senso della sua missione e capisca qual è il vero bene della Chiesa.

 

E sarebbe molto felice di poter continuare a servire la Chiesa nella legalità canonica. Ma finché il prezzo di questa legalità è l’accettazione dell’inaccettabile, degli errori che demoliscono la Chiesa e della liturgia che corrompe la fede, preferisce continuare a lavorare sotto l’ingiusta disapprovazione che la colpisce, piuttosto che tradire la Chiesa e le anime che trovano rifugio nelle sue cappelle.

 

4.Qual è il modo migliore per le famiglie di beneficiare di ciò che la Fraternità San Pio X ha da offrire?

Le famiglie sono una preoccupazione particolare per la Fraternità, perché in esse nascono e crescono le vocazioni e, in esse, nascono coloro che formeranno le famiglie di domani. Stabilendosi vicino ai nostri priorati, le famiglie beneficiano di una ricca vita parrocchiale, nutrita dai sacramenti, scandita dalla preghiera e animata da molte altre famiglie, che formano un confortante tessuto di aiuto reciproco e di carità cristiana.

 

Più una famiglia è coinvolta nella vita di una cappella o di un priorato, più essa diventa forte e luminosa. L’altare diventa naturalmente un punto di riferimento per loro e la fonte della loro vita spirituale; la devozione che dimostrano permette loro di crescere in generosità; e a poco a poco la vita liturgica e sacramentale li distacca dallo spirito del mondo e favorisce il fiorire delle virtù cristiane.

 

Naturalmente, vanno menzionate anche le scuole gestite dalla Fraternità o dalle comunità ad essa legate, dove si cerca di formare uomini e donne completi, sia dal punto di vista intellettuale e fisico, sia da quello morale e soprannaturale. Queste scuole, anche se imperfette come tutte le opere umane, sono comunque delle vere e proprie benedizioni per le famiglie.

 

Infine, vorrei menzionare il Terz’Ordine della nostra Fraternità, che offre, soprattutto alle famiglie, un quadro spirituale molto solido per guidare i genitori nei loro vari doveri, e in particolare nella loro missione educativa. Attraverso questa affiliazione più diretta, i fedeli beneficiano di tutte le grazie della Fraternità acquisite attraverso le preghiere e i meriti dei suoi membri, e la sostengono spiritualmente nella sua lotta per la Chiesa. Questo, aggiunto alla loro personale fedeltà agli impegni molto semplici della loro regola, è un grande sostegno per la loro santificazione personale e per quella di tutta la loro famiglia.

 

5. Qual è il pericolo più grande che i cattolici tradizionali devono affrontare oggi? Dove sono più vulnerabili?

La prima cosa che mi viene in mente è la minaccia dello spirito del mondo, fatto di comodità, materialismo, sensualità e mollezza. I nostri fedeli, e gli stessi membri della Fraternità, sono uomini come tutti gli altri, feriti dal peccato originale, ed è importante non sottovalutare ingenuamente la possibile corruzione della vita cristiana nell’anima di ogni cattolico, sia per il rispetto umano, sia per l’indifferenza, l’egoismo o l’impurità.

 

Dobbiamo fare tutto il possibile per proteggere noi stessi, e in particolare i giovani, da questa corruzione. Ciò significa studiare i problemi concreti che dobbiamo affrontare oggi, in particolare a causa dell’accesso diffuso a Internet, che troppo spesso è una cloaca morale e ideologica.

 

L’invasione degli schermi e il loro uso incontrollato devono essere oggetto di uno studio serio, affinché ci sia la consapevolezza dei problemi che pone e la messa in atto di reazioni sane per limitare i danni e prevenirli ulteriormente.

 

Un altro punto da sottolineare, forse, tra i fedeli da sempre tradizionalisti, è il rischio di addormentarsi nella comodità di una situazione acquisita grazie agli sforzi dei più anziani. Si tratta del pericolo del rilassamento. A me sembra che, al contrario, gli sforzi dei nostri anziani ci obblighino ad essere più generosi.

 

Le maggiori possibilità che abbiamo oggi di accedere ai tesori della Messa e della Tradizione ci sono date per permetterci di viverli sempre più pienamente. Non per rilassarci e riposare sugli allori. Ci sono ancora tante anime da salvare e la lotta per salvarle è più forte e necessaria che mai. Il tempo e le strutture a nostra disposizione devono incoraggiarci a lavorare ancora più intensamente alla nostra santificazione e allo sviluppo delle opere apostoliche.

 

Abbiamo bisogno di una grande generosità in questo senso e soprattutto di un modo di essere apostoli assolutamente e risolutamente soprannaturale.

 

Forse l’ultimo pericolo è quello di vivere nella comodità intellettuale di chi sa di avere ragione e arriva a giudicare con disprezzo «quelli che hanno torto». Da un lato, il bisogno di educazione è universale, e spesso sbagliamo a credere che non abbiamo più nulla da imparare.

 

Al contrario, è essenziale continuare a imparare su argomenti importanti, dove ogni cattolico ha il dovere di essere illuminato per illuminare gli altri. D’altra parte, è sempre deleterio giudicare gli altri come inferiori con il pretesto che hanno ricevuto meno.

 

Al contrario, un cattolico degno di questo nome e animato da autentica carità dovrebbe avere a cuore di accogliere con benevolenza chi è nell’ignoranza, per poterlo aiutare a progredire nella scoperta della vera fede. Una carità vissuta, benevola e paziente, fa molto di più per diffondere la fede di un discorso erudito che è irto di critiche sgradevoli e disdegnose.

 

6.Lei è già a metà del suo mandato di Superiore Generale. Quali sono le sue riflessioni sui sei anni trascorsi?

Una delle cose che mi ha colpito di più degli ultimi sei anni è la generosità dimostrata dai nostri sacerdoti nel loro apostolato, e che hanno saputo dimostrare in particolare durante la crisi pandemica del COVID. Con prudenza, hanno saputo correre alcuni rischi appropriati, a volte con grande inventiva, per rispondere nel miglior modo possibile ai bisogni delle anime.

 

Questo periodo ha mostrato la capacità della Fraternità di trovare risposte proporzionate a una situazione eccezionale, mettendo al primo posto il bene spirituale dei fedeli. È stata una bella illustrazione del principio sopra ricordato: «la salvezza delle anime è la prima legge della Chiesa».

 

Il motu proprio Traditionis custodes è stata un’altra importante lezione degli ultimi anni. Questo testo, che si inserisce logicamente nella prospettiva dell’attuale pontificato, ha dimostrato ancora una volta, e in modo definitivo, la grande prudenza e la profonda saggezza della decisione presa da Mons. Lefebvre nel 1988: procedendo alle consacrazioni nonostante l’assenza di un mandato pontificio, egli ha davvero dato alla Fraternità i mezzi per perseguire la sua missione di «custode della Tradizione».

 

Oggi, l’attualità di questa scelta è indiscutibile. Dove saremmo senza i nostri vescovi? Dove sarebbe la Tradizione nella Chiesa? E chi altro oggi ha la libertà che abbiamo noi di vivere pienamente i tesori della Chiesa? Senza dubbio la crescita del nostro apostolato si spiega alla luce di questa constatazione.

 

7. Lei parla dei nostri vescovi e credo che tutti abbiamo in mente la triste scomparsa di Mons. Tissier de Mallerais. Cosa significa questa dipartita per la Fraternità? Può dirci quali conseguenze ha sui mezzi a disposizione della Fraternità per perseguire la sua missione? In altre parole, tornando al fatto che Lei è arrivato alla metà del suo mandato, come vede i prossimi sei anni?

 

La morte di Mons. Tissier de Mallerais è uno degli eventi più significativi della storia della Fraternità. Un’intera pagina della nostra storia viene voltata ed entra nell’eternità. Ma che pagina magnifica! Mons. Tissier è stato presente fin dall’inizio, fin dalle prime ore dell’epopea di Mons. Lefebvre. Ha vissuto intimamente con il nostro fondatore, condividendo con lui le gioie e i dolori che hanno accompagnato la crescita della Fraternità, fino a quando è stato scelto come uno dei quattro vescovi che gli sono succeduti.

 

E tutta la sua vita è stata una vita di fedeltà ardente e coraggiosa alla battaglia per la fede, alla missione della Fraternità. Per la Chiesa, per le anime, fino alla fine. Andò persino oltre le sue forze. La sua generosità e il suo zelo lo portavano più lontano di quanto potessero fare i suoi passi. Aveva anche una passione unica per parlarci di Mons. Lefebvre e della storia della Fraternità. Ci manca la sua presenza. Ma siamo fieri di Mons. Tissier de Mallerais. Fieri del nostro vescovo e dell’esempio che ci lascia.

 

È evidente che la Provvidenza ci parla attraverso questo evento. È chiarissimo che questa morte solleva la questione della continuità dell’opera della Fraternità, che ora ha solo due vescovi, e la cui missione per le anime sembra più necessaria che mai, nei tempi di terribile confusione che la Chiesa sta vivendo oggi. Ma la questione può essere affrontata solo nella calma e con la preghiera. Seguendo l’esempio di Mons. Lefebvre, la Fraternità si lascia guidare dalla Provvidenza, che ha sempre indicato chiaramente le strade da seguire e le decisioni da prendere.

 

Oggi, come in passato, questa Provvidenza ci guida. Il futuro è nelle sue mani, quindi seguiamola con fiducia. Quando sarà il momento, sapremo assumerci in tutta coscienza le nostre responsabilità. Di fronte alle anime e ai membri della Fraternità. Di fronte alla Chiesa. Di fronte a Dio. Restiamo in pace e affidiamoci semplicemente alla Madonna.

 

Per quanto riguarda il futuro, più in generale, spero vivamente che i prossimi anni vedano sacerdoti e fedeli attribuire maggior importanza a una questione vitale: le vocazioni. Non solo per ciò che riguarda i mezzi per attirare sempre più nuove leve al servizio di Cristo, sia nella vita sacerdotale che in quella religiosa, ma anche riguardo ai mezzi per garantire la perseveranza delle vocazioni.

 

E credo che dobbiamo capire in particolare che dobbiamo pregare di più. Sì, pregare. Pregare perché Dio mandi operai nella sua messe, perché essa è abbondante e gli operai invece sono pochi. E pregare per ringraziare delle vocazioni già ricevute, perché gli ultimi anni sono stati molto incoraggianti da questo punto di vista.

 

L’ideale della santità deve attirare sempre più anime consacrate, ed essere sempre più allettante per i nostri giovani. Le anime aspettano. Hanno sete. Hanno bisogno di legioni di apostoli. E questi apostoli, pastori o anime contemplative, solo Dio può suscitarli.

 

Perciò dobbiamo pregare Dio che chiami, e che le anime generose siano aperte alla sua voce e rispondano fedelmente. Chiediamo questa grazia soprattutto alla Vergine Immacolata, a Nostra Signora della Compassione, madre dei sacerdoti e modello delle anime religiose.

 

Dio vi benedica.

 

Don Davide Pagliarani

Superiore Generale della FSSPX

 

The Angelus, novembre-dicembre 2024

 

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Articolo previamente apparso su FSSPX.news.

 

Continua a leggere

Spirito

Mons. Schneider: «nulla è più pericoloso per la religione» dell’«interferenza» liturgica

Pubblicato

il

Da

Il vescovo Athanasius Schneider ha avvertito in un sermone di questo fine settimana che «nulla è più pericoloso per una religione» dell’«interferenza con la liturgia». Lo riporta LifeSite.   Il vescovo ausiliare di Astana, in Kazakistan, ha difeso l’importanza di preservare la sacra tradizione della Chiesa, inclusa la sua liturgia tradizionale, durante una visita all’Istituto di Cristo Re Sommo Sacerdote a Limerick, in Irlanda.   Ha sottolineato che è un precetto perpetuo della Chiesa cattolica rimanere fedele alla propria tradizione, sia «dottrinalmente che liturgicamente», come riportato dal Catholic Herald.   «La vera pietà non ammette altra regola se non quella che solo ciò che è stato (fedelmente) ricevuto dai nostri padri, quello stesso deve essere (fedelmente) trasmesso ai nostri figli», ha dichiarato mons. Schneider. «È nostro dovere non imporre la religione ovunque vogliamo, ma piuttosto seguirla dove essa ci conduce, ed è la via della modestia cristiana non tramandare le nostre credenze o pratiche», ha continuato. Dobbiamo «conservare e custodire ciò che abbiamo ricevuto da coloro che ci hanno preceduto».   Apparentemente commentando le attuali «guerre liturgiche», Schneider ha affermato che «il culto pubblico è intrinsecamente tradizionale», sottolineando che ciò implica la preghiera della liturgia così come esiste «secondo le norme già stabilite dall’autorità divina e tramandate dagli antenati».

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

Il prelato kazako ha citato il liturgista Dom Prosper Guéranger, il quale affermò che «ogni eretico o settario che desideri introdurre una nuova dottrina si trova inevitabilmente di fronte alla liturgia tradizionale, perché la liturgia è tradizione, e la tradizione più forte e migliore è quella che esiste».   Il vescovo ha contestato coloro che sostengono che l’adesione alla Messa tradizionale sia in realtà una questione di preferenza per profumi e campane «superficiali».   Al contrario, afferma monsignore, coloro che «sostengono che la Chiesa non sia un museo e che l’uomo veramente pio sia indifferente a questi elementi accidentali della liturgia tradizionale dimostrano soltanto di essere ciechi al grande ruolo svolto dalla bella espressione».   In un ulteriore commento sulla continua soppressione della Santa Messa Tridentina, resa possibile dalla Traditionis Custodes di papa Francesco e proseguita ora con l’avallo di Papa Leone XIV, il vescovo centrasiatico ha affermato: «la storia ha dimostrato mille volte che non c’è nulla di più pericoloso per una religione, nulla che abbia maggiori probabilità di generare malcontento, incertezza, divisione e apostasia, dell’interferenza con la liturgia e, di conseguenza, con la sensibilità religiosa».   «Preservare il prezioso tesoro della liturgia tradizionale significa preservare il depositum fidei», ha proseguito, aggiungendo che la Chiesa per secoli si è adoperata affinché «l’antichità fosse conservata e la novità respinta – questa è la regola apostolica».   Schneider aveva precedentemente denunciato Traditionis Custodes come «una persecuzione di una parte dei fedeli e anche un rifiuto dell’intera tradizione della liturgia della Chiesa».   Il vescovo ha dichiarato a Limerick che «la liturgia è la Tradizione nella sua forma più potente e solenne. Solo la Chiesa cattolica può dire: “Vi ho trasmesso ciò che ho ricevuto dal Signore”».  

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
 Immagine screenshot da YouTube  
     
Continua a leggere

Famiglia

A ciascuno il suo

Pubblicato

il

Da

I bambini non sono in grado di sopportare le preoccupazioni degli adulti.

 

La famiglia Dupont parte per una gita. Pietrificato dalla gioia, Pierrot è il primo ad afferrare una delle borse da picnic. Sua madre incoraggia il suo passo svelto, dato che di solito è un po’ pigro, ma conosce i suoi limiti: con discrezione, alleggerisce lo zaino infilandogli una bottiglia grande nella sua borsa. Ognuno portando il proprio carico secondo le proprie forze, la famiglia trascorre una giornata meravigliosa.

 

Tra qualche anno, naturalmente, Pierrot, ormai adulto, sarà in grado di portare borse molto più pesanti di quella da picnic, ma fino ad allora, sarebbe un peso sproporzionato che lo schiaccerebbe.

 

Cari genitori, abbiate pietà dei vostri figli, non schiacciateli sotto il peso delle vostre preoccupazioni, dei vostri dolori, delle vostre responsabilità: la loro anima non è ancora abbastanza matura per sopportarlo.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

Spalle piccole e carichi pesanti

Ci sono alcuni argomenti che non dovrebbero essere discussi con i bambini o in loro presenza.

 

I figli più piccoli dei Martin sanno che la loro famiglia non è molto ricca e quindi devono stare attenti ai loro averi; del resto, in una famiglia semplice e unita, si è felici con poco. I figli più grandi, invece, sanno vagamente che il padre sta affrontando gravi difficoltà e che dovranno contribuire alle spese per i loro studi lavorando durante l’estate. Solo da adulti scopriranno veramente come l’attività del padre sia fallita a causa di un truffatore, e così via. Bambini felici, conoscevano dei problemi finanziari dei genitori solo quanto le loro giovani spalle potevano sopportare, crescendo con una consapevolezza della povertà.

 

Rendere un figlio il confidente delle proprie difficoltà coniugali non può che causare disastri a quel bambino.

 

Dopo la separazione, la mamma rimase sola con il piccolo Henri. Gli raccontava spesso dei rancori che nutriva nei confronti del padre. Avendo sentito solo cose negative sul padre e non avendo avuto una figura maschile di riferimento, il bambino crebbe diventando un adulto incapace di assumersi responsabilità.

 

Un altro esempio. Mélanie andò in collegio e l’adattamento fu molto buono, ma quando ricevette una lettera da casa, fu improvvisamente sopraffatta da una grande tristezza, che le causò emicranie e altri malanni: questo perché, in ogni lettera, la mamma le raccontava delle sue recenti difficoltà. La mamma si confidava con Mélanie, ma a chi poteva mai confidarsi Mélanie con il profondo dolore per la discordia dei suoi genitori? Perché stupirsi della sua natura taciturna e diffidente?

 

Anne ha un carattere piuttosto forte. Anche lei riceve confidenze dalla madre, rimasta sola. Così, da adolescente, ha preso in mano la situazione, parlando alla madre con tono protettivo, gestendo la casa, comandando a bacchetta i fratelli minori che non gradivano il suo comportamento e sapendo tutto di tutti. Che tipo di moglie sarà domani?

Aiuta Renovatio 21

Proteggere le anime giovani

Le prove possono essere molto reali, molto pesanti da sopportare, ma non dovrebbero essere affidate ai bambini. È con Nostro Signore sulla croce, durante la Messa, nella preghiera, che si trova conforto. Poi, ci si può rivolgere a un sacerdote, a un familiare adulto, a un amico fidato. È in un certo silenzio che si trova la forza.

 

Bisogna inoltre fare attenzione a non parlare spesso, davanti ai bambini, di argomenti come la crisi finanziaria, la tesa situazione internazionale, la disastrosa situazione politica, le figure scandalose della Chiesa, le famiglie senza documenti, i problemi di questo o quello, ecc. I bambini non hanno il senso delle proporzioni; non capiscono veramente quello che viene detto, se non che le cose vanno male, che mamma e papà sono preoccupati, che la situazione è seria… e si preoccupano per questioni che vanno oltre la loro comprensione.

 

Lasciate che i vostri piccoli crescano sotto il sole di Dio, al ritmo della natura e in armonia con la grazia. Offrite loro le spalle dei vostri genitori, affinché possano appoggiarvi la testa, condividere le loro domande e le preoccupazioni dell’infanzia e trovare conforto e sicurezza. Voi siete i confidenti dei vostri figli, non il contrario: ogni bambino ha il suo bagaglio.

 

Le Suore della FSSPX

 

Articolo previamente apparso su FSSPX.News

 

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


 Immagine da FSSPX.News

 


 

Continua a leggere

Spirito

Leone ha approvato il documento del cardinale Roche a sostegno delle restrizioni alla Messa in latino

Pubblicato

il

Da

Papa Leone XIV appoggia il documento Traditionis Custodes, che sopprime la Messa in latino, e ha richiesto specificamente il documento del cardinale Arthur Roche sulla liturgia a sostegno delle restrizioni alla Messa tradizionale, secondo una pubblicazione spagnola.   Domenica, il quotidiano La Razón ha riportato di aver «posso confermare» che il cardinale Roche ha distribuito il documento concistorale di quest’anno sulla liturgia «su richiesta di Leone XIV e, pertanto, con la sua approvazione del contenuto». La testata ha anche riferito che papa Leone ha esaminato questo documento e «non è stata modificata nemmeno una virgola».   La consegna del testo ai cardinali ha quindi messo in luce la «posizione del nuovo papa su questo tema» e non è stata «una provocazione da parte di Roche», come alcuni hanno affermato, ha concluso il media spagnolo.

Sostieni Renovatio 21

L’approvazione di Leone significa che il pontefice appoggia effettivamente la soppressione della Messa tradizionale in latino. Il testo del concistoro trapelato dal Roche ripeteva l’affermazione di papa Francesco secondo cui il Novus Ordo Missae è «l’unica espressione della lex orandi del Rito Romano». Affermava inoltre che il permesso concesso per celebrare la Messa tradizionale in latino era una mera «concessione che non prevedeva in alcun modo la sua promozione» e che «non possiamo tornare a quella forma rituale».   L’articolo della Razón avvalora la recente affermazione del cardinale Roche secondo cui papa Leone non ripristinerà le libertà per la Messa tradizionale in latino. «No, Papa Leone non cambierà la Traditionis Custodes e non tornerà alla Summorum Pontificum», ha dichiarato mercoledì al settimanale cattolico britannico The Tablet il porporato britannico prefetto del Dicastero per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti.   Le soppressioni della Messa in latino ordinate da diversi vescovi da quando Leone si è insediato hanno già suggerito che il papa non intende revocare la Traditionis Custodes, che è stata fermamente denunciata dal clero e dagli studiosi come un ripudio della prassi perenne della Chiesa cattolica e persino del solenne insegnamento della Chiesa.

Aiuta Renovatio 21

Il documento viola l’autorizzazione permanente della Messa tradizionale, confermata dalla bolla Quo Primum di San Pio V del 1570, che dichiarava che questa Messa può essere usata «liberamente e lecitamente» «in perpetuo» e che l’ira di Dio si abbatterebbe su coloro che osassero limitarla o abolirla.   «Questo Messale deve essere d’ora in poi seguito in modo assoluto, senza alcun scrupolo di coscienza o timore di incorrere in alcuna pena, giudizio o censura, e può essere usato liberamente e legittimamente» scrive Quo Primum. «Né i superiori, gli amministratori, i canonici, i cappellani e gli altri sacerdoti secolari o religiosi, di qualsiasi titolo designati, sono obbligati a celebrare la Messa diversamente da come da Noi ingiunto. Allo stesso modo dichiariamo e ordiniamo… che il presente documento non può essere revocato o modificato, ma rimane sempre valido e conserva la sua piena validità».   L’esistenza del documento riservato antitradizionista rochiano era emersa ancora ad inizio anno, venendo raccontato dalla vaticanista Diane Montagna.   Come riportato da Renovatio 21, a gennaio il nvescovo Athanasius Schneider aveva smontato la giustificazione del cardinale Roche per la soppressione della Messa tradizionale  

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
 Immagine di Catholic Church England and Wales via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 2.0 Generic (CC BY-NC-ND 2.0)  
Continua a leggere

Più popolari