Economia
Il prezzo del petrolio supera i 100 dollari al barile. Dove arriverà il diesel?
Il prezzo del petrolio ha superato i 100 dollari al barile per la prima volta da luglio, dopo che gli attacchi contro impianti e navi petrolifere in Medio Oriente hanno minacciato di indebolire ulteriormente una catena di approvvigionamento già fragile. Lo riporta l’agenzia Associated Press.
Il petrolio Brent, il riferimento internazionale, è balzato di quasi il 3% a 100,72 dollari nelle prime ore di mercoledì.
Il prezzo del petrolio greggio di riferimento statunitense è aumentato del 2,4%, raggiungendo i 95,25 dollari al barile, mentre i prezzi della benzina negli Stati Uniti sono saliti bruscamente durante la notte.
Secondo l’AAA, il prezzo medio di un gallone di benzina normale è aumentato di 7 centesimi durante la notte, raggiungendo i 4,22 dollari, oltre un dollaro in più rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.
I prezzi del gasolio, che possono avere un impatto sproporzionato sui consumatori poiché viene utilizzato nei trasporti e nella produzione, hanno raggiunto un massimo storico venerdì e da allora hanno continuato a salire. Il prezzo medio di un gallone ha toccato i 5,94 dollari durante la notte ed è ora 9 centesimi più alto rispetto a venerdì.
Il carburante per aerei è diventato così costoso che le compagnie aeree statunitensi e internazionali hanno ridotto i voli, aumentando al contempo tariffe e commissioni.
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I mercati hanno reagito dopo che l’esercito statunitense ha riferito di aver colpito cinque petroliere iraniane in risposta a tentativi di attacco missilistico contro una nave da guerra della Marina e dopo che attacchi da parte del gruppo ribelle Houthi, sostenuto dall’Iran, hanno provocato incendi in impianti petroliferi in Arabia Saudita.
I prezzi del petrolio greggio sono schizzati alle stelle dopo che Israele e gli Stati Uniti hanno iniziato una guerra contro l’Iran, e da allora hanno subito notevoli fluttuazioni negli oltre sei mesi successivi. I combattimenti hanno bloccato la maggior parte del traffico marittimo attraverso lo Stretto di Ormuzzo, una stretta via d’acqua attraverso la quale transitava un quinto delle forniture mondiali di petrolio prima dell’inizio della guerra.
Il prezzo del Brent si è mantenuto tra i 70 e i 100 dollari al barile per gran parte di marzo, aprile e maggio. A luglio i prezzi hanno oscillato tra i 72 e i 102 dollari, riflettendo l’aumento e il calo delle speranze che Stati Uniti e Iran raggiungessero un accordo per consentire alle petroliere bloccate nel Golfo Persico di trasportare il petrolio in sicurezza.
I negoziati per un accordo preliminare tra Stati Uniti e Iran per porre fine al conflitto si sono interrotti a causa della disputa sul controllo dello Stretto ormusino. L’Iran insiste di avere il diritto di stabilire le condizioni e di imporre tariffe per il transito delle navi che attraversano il canale al largo delle sue coste. Gli Stati Uniti, invece, vogliono che il passaggio rimanga libero e hanno utilizzato un blocco navale per impedire l’accesso ai porti iraniani e il transito delle petroliere.
I recenti attacchi intensificati dagli Houthi in Yemen potrebbero limitare ulteriormente le forniture globali di petrolio, poiché hanno preso di mira una rotta marittima alternativa su cui l’Arabia Saudita ha fatto affidamento per il trasporto di petrolio durante la guerra.
Quest’anno l’aumento dei costi energetici ha pesato su consumatori, imprese ed economie nazionali, soprattutto al di fuori degli Stati Uniti. Secondo quanto riportato questa settimana da Bank of America, le interruzioni delle raffinerie in Russia, la riduzione dell’attività di raffinazione in altri Paesi e il forte calo delle scorte hanno spinto al rialzo i prezzi del diesel e della benzina a livello globale.
In Italia il 9 settembre 2026 il diesel self-service era in media a 2,176 euro al litro, con il prezzo che potrebbe peggiorare ulteriormente vista la scadenza dello sconto sulle accise prevista per il 10 settembre. Il taglio delle accise sul diesel di 0,171 euro al litro era stato prorogato fino al 10 settembre, e senza quel taglio la benzina arriverebbe oltre il record storico del 2022 – un ragionamento analogo si applica al gasolio, che rischia di superare 2,3 euro al litro se lo sconto non viene rinnovato.
La cifra paventata da molti del diesel a 3 euro il litro non è realistico, per il momento, tuttavia se il conflitto in Medio Oriente si aggrava ulteriormente e il governo smette di prorogare gli sconti sulle accise, un avvicinamento ai 2,4-2,5 euro nei prossimi mesi non è da escludere.
Per quanto le istituzioni sovranazionali come l’UE stiano facendo di tutto per distruggere il mercato delle auto diesel (accusato di inquinare…), il diesel resta insostituibile in molti settori per il suo maggior contenuto energetico, la coppia più elevata a basso regime e l’affidabilità in condizioni gravose.
In agricoltura è la fonte di energia quasi esclusiva: trattori, mietitrebbie, motocoltivatori, irroratrici semoventi e trebbiatrici funzionano tutti a diesel, perché la coppia elevata a bassi giri è essenziale per il traino e la trazione sui terreni. Nel trasporto su gomma il diesel domina soprattutto tra i mezzi pesanti, cioè camion e autoarticolati per l’autotrasporto merci, autobus e pullman (anche se qui metano ed elettrico stanno crescendo) e i furgoni commerciali di grossa cilindrata.
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Anche la cantieristica e l’edilizia dipendono quasi interamente dal gasolio, con escavatori, pale gommate e bulldozer, gru cingolate e autogru, oltre a betoniere, rulli compattatori e perforatrici. Nei trasporti su rotaia e via acqua il diesel alimenta i locomotori sulle linee non elettrificate, gran parte delle navi mercantili, delle cisterne e della flotta peschereccia, oltre ai motori marini delle imbarcazioni da lavoro e da diporto di grossa taglia.
Un altro ambito importante è quello dei generatori e dell’energia di riserva: i gruppi elettrogeni di emergenza usati in ospedali, data center e cantieri sono quasi sempre diesel, così come le pompe diesel per irrigazione o drenaggio nelle aree prive di rete elettrica. Ta gli altri mezzi pesanti vanno citati i muletti e i carrelli elevatori industriali più potenti, insieme ai mezzi militari e alle macchine da movimento terra impiegate nelle miniere.
Dove serve potenza sostenuta, autonomia lunga e capacità di traino e carico elevata, il diesel resta lo standard, perché batterie e motori elettrici non hanno ancora densità energetica e tempi di rifornimento comparabili per questi impieghi. È anche il motivo per cui i rincari del gasolio pesano così tanto sull’inflazione generale: si trasferiscono quasi automaticamente sui costi di trasporto merci e di produzione agricola.
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Economia
Musk: il danaro dei contribuenti statunitensi riciclato attraverso l’Ucraina
A marzo, il sito statunitense Just the News aveva citato un documento di intelligence declassificato che descriveva un piano per dirottare centinaia di milioni di dollari di aiuti americani destinati a progetti di energia pulita in Ucraina verso la campagna per la rielezione del presidente Joe Biden nel 2024. Trump ha condiviso il rapporto su Truth Social, mentre l’allora capo dell’Intelligence statunitense, Tulsi Gabbard, avrebbe chiesto ai funzionari dell’Agenzia statunitense per lo sviluppo internazionale (USAID) di indagare se il presunto piano fosse stato attuato. Musk ha anche accusato le élite ucraine di trarre profitto dagli aiuti occidentali mentre i comuni cittadini ucraini ne pagano il prezzo umano. «I primi si sono arricchiti enormemente grazie alle centinaia di miliardi di dollari che affluiscono in Ucraina, mentre i figli dei secondi vengono arruolati per morire nelle trincee», ha scritto. L’Ucraina è stata scossa da importanti scandali di corruzione che hanno coinvolto personaggi vicini al presidente Volodymyr Zelens’kyj. Uno di questi si è concentrato sul suo collaboratore di lunga data Timur Mindich e su una presunta operazione di corruzione e riciclaggio di denaro per un valore di 100 milioni di dollari presso la società statale per l’energia nucleare Energoatom. Lo scandalo ha costretto alle dimissioni alti funzionari, tra cui l’ex capo di gabinetto presidenziale Andrey Yermak, mentre Mindich è fuggito dall’Ucraina. Gli inquirenti ucraini hanno inoltre scoperto quella che definiscono una frode per un valore di 5,6 milioni di dollari, relativa all’acquisto di droni militari a prezzi fino al 90% superiori a quelli di mercato. Persino i più convinti sostenitori europei di Kiev hanno criticato la sua incapacità di attuare le promesse riforme anticorruzione, avvertendo che miliardi di euro di aiuti potrebbero essere bloccati.What’s actually going on in Ukraine is that there is a massive incentive difference between the elites and the people.
The former have grown very rich off the hundreds of billions flowing to Ukraine, while the latter’s children are conscripted to die in trenches. — Elon Musk (@elonmusk) October 23, 2026
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Economia
La crisi energetica si abbatte sulla Germania: benzina e diesel aumentati di quasi il 49%
I prezzi dei prodotti petroliferi in Germania sono schizzati alle stelle: benzina e diesel sono aumentati di quasi il 49%, mentre il prezzo del gasolio da riscaldamento è quasi raddoppiato nell’ultimo anno. Lo riportano i dati ufficiali diffusi dalle istituzioni del Paese.
L’impennata si verifica mentre la più grande economia europea continua a fare i conti con le conseguenze della rottura con la Russia in materia di energia, avvenuta nel 2022, ora aggravate dalla guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran.
Secondo quanto riportato martedì da Destatis, l’Ufficio federale di statistica, a settembre i prezzi dei prodotti petroliferi raffinati sono aumentati del 51,3% su base annua e dell’8,2% rispetto ad agosto. Il gasolio da riscaldamento ha registrato un’impennata del 91,8%, i carburanti per autotrazione del 48,6% e la nafta, utilizzata nell’industria chimica, del 53,8%.
Le cifre riflettono i prezzi alla produzione, non quelli pagati dai consumatori alla pompa.
Lo shock si è propagato in tutto il settore energetico. I prezzi dell’energia alla produzione sono aumentati del 14,9% su base annua, con i costi di distribuzione del gas naturale in crescita del 15% e quelli dell’elettricità dell’8,2%.
Nonostante un leggero calo degli acquisti, anche la spesa tedesca per le importazioni di petrolio greggio è aumentata vertiginosamente. Nei primi otto mesi del 2026, il costo è balzato del 21,7% a 30 miliardi di euro, mentre i volumi sono diminuiti dello 0,6% a 49,1 milioni di tonnellate. Destatis ha attribuito l’aumento all’incremento dei prezzi del petrolio greggio dovuto al conflitto in Medio Oriente.
La pressione si è diffusa in tutta l’industria tedesca. Nel complesso, i prezzi alla produzione sono aumentati del 6,7% su base annua a settembre, il rialzo più marcato da marzo 2023. I materiali e i componenti per la produzione sono diventati più costosi del 6,4%, mentre macchinari e attrezzature sono aumentati del 2,4%. Escludendo l’energia, i prezzi alla produzione sono cresciuti del 3,2%.
La guerra con l’Iran ha gravemente compromesso il traffico marittimo attraverso lo Stretto di Ormuzzo, una rotta vitale per le forniture globali di petrolio e gas naturale liquefatto, facendo lievitare i prezzi dell’energia in tutto il mondo. Il petrolio Brent ha superato i 111 dollari al barile martedì, il livello più alto degli ultimi cinque mesi, mentre il benchmark statunitense WTI ha superato i 104 dollari.
Sebbene le spedizioni di petrolio greggio dal Golfo Persico si siano riprese, raggiungendo circa l’80% dei livelli prebellici, i nuovi attacchi iraniani contro le navi hanno mantenuto i mercati in uno stato di tensione. L’intensificarsi dei combattimenti tra l’Arabia Saudita e gli Houthi yemeniti ha ulteriormente aggravato la situazione, con gli attacchi alle infrastrutture petrolifere saudite e i rinnovati scontri vicino allo Stretto di Bab el-Mandeb che minacciano un’altra rotta marittima fondamentale che collega il Mar Rosso ai mercati globali.
I problemi energetici della Germania, tuttavia, precedono la crisi mediorientale. Il Paese ha dovuto affrontare costi elevati da quando ha abbandonato l’energia russa a basso costo in seguito all’escalation del conflitto in Ucraina nel 2022, costringendo le industrie ad alta intensità energetica a cercare alternative più costose.
Prima della rottura, la Russia forniva il 55% delle importazioni di gas naturale della Germania. Da allora, le importazioni dirette dalla Russia si sono azzerate, e la Germania, secondo quanto riportato, paga cinque volte di più per il gas. Norvegia (44%), Paesi Bassi (24%) e Belgio (21%) sono diventati i principali fornitori, mentre il gas naturale liquefatto (GNL) statunitense rappresenta gran parte della quota restante.
Berlino ha speso circa 50 miliardi di euro per attutire l’impatto del crollo dei prezzi dovuto alla riduzione delle importazioni di gas russo, secondo quanto riportato dai media tedeschi il mese scorso. Ciononostante, l’economia rimane stagnante, con i fallimenti aziendali che hanno raggiunto il livello più alto degli ultimi 13 anni nella prima metà del 2026. Il cancelliere Friedrich Merz ha recentemente collegato i problemi energetici della Germania alla perdita delle forniture russe a basso costo.
Nel frattempo, Berlino ha stanziato 96 miliardi di euro a sostegno della causa ucraina, ha avviato un programma di riarmo da 100 miliardi di euro e si è impegnata ad aumentare la spesa per la difesa al 3,5% del PIL entro il 2029.
Tra le critiche secondo cui l’aumento della spesa militare va a scapito delle esigenze interne, il gradimento di Merz è crollato al minimo storico del 10% in un sondaggio di ottobre. La sua Unione Cristiano Democratica (CDU) ha subito gravi battute d’arresto elettorali contro il partito di destra Alternativa per la Germania (AfD), che ha superato il blocco guidato dalla CDU nei sondaggi nazionali. L’AfD ha chiesto il ripristino delle importazioni di gas dalla Russia.
Mosca sostiene da tempo che le sanzioni energetiche occidentali siano controproducenti, in quanto dirottano le esportazioni russe costringendo al contempo gli europei a pagare di più per le forniture alternative. La Russia si è offerta di sopperire alle carenze e di riprendere le consegne, ma afferma che le sue proposte sono rimaste senza risposta.
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Come riportato da Renovatio 21, a luglio il cancelliere Friedrich Merz aveva riconosciuto che la crisi energetica è stata causata dalla «mancanza di gas russo».
Il settore manifatturiero è stato colpito in modo particolarmente duro, soprattutto quello automobilistico. BASF, Bosch, Volkswagen e oltre una dozzina di altri produttori tedeschi hanno chiuso stabilimenti dal 2022. A giugno, la Volkswagen, la più grande casa automobilistica del Paese, ha annunciato la chiusura di quattro impianti e il taglio di fino a 100.000 posti di lavoro.
Come riportato da Renovatio 21, Volkswagen, dichiarata vicina al collasso della liquidità, ora inizierà a produrre armi, come da comando di rimilitarizzazione di Berlino e Brusselle, come storicamente accaduto durante il III Reich nazionalsocialista. Accordi per la fornitura di armamenti tedeschi sono stati trattati con lo Stato d’Israele.
Secondo un calcolo di inizio 2026, COVID, Ucraina e dazi USA sarebbero costati alla Germania 1 trilione di dollari.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Economia
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