Geopolitica
Il ministro degli esteri di Teheran: l’Iran non ha mai cercato di «cancellare Israele dalla mappa»
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha negato che Teheran miri a distruggere Israele, parlando un mese dopo che i due rivali regionali hanno dato inizio a ostilità senza precedenti.
«Non è mai stata politica dell’Iran cancellare Israele dalla mappa», ha detto l’Araghchi al conduttore di Fox News Bret Baier in un’intervista andata in onda lunedì.
L’alto diplomatico della Repubblica Islamica aggiunto, tuttavia, che Teheran continuerà a sostenere i gruppi armati filo-palestinesi. «Crediamo che questi gruppi – Hamas, Hezbollah e gli Houthi – stiano combattendo per una causa giusta. Li abbiamo sempre sostenuti, politicamente e in altri modi», ha dichiarato sostenendo che le armi fornite dagli Stati Uniti aiutano Israele a «uccidere persone» in Palestina e altrove.
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Araghchi ha anche negato le accuse secondo cui l’Iran avrebbe pianificato di assassinare il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e ha chiarito che il popolare slogan «morte all’America» si riferisce «alle politiche egemoniche degli Stati Uniti, non al popolo degli Stati Uniti».
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Il ministro ha quindi esortato gli osservatori a non confondere gli elementi radicali in Iran con la posizione ufficiale del Paese.
L’Iran non ha legami diplomatici con gli Stati Uniti e considera lo Stato di Israele un’entità illegittima. «Non dubitate mai che il regime sionista ostile e usurpatore verrà spazzato via dalla mappa del mondo un giorno. Se Dio vuole, questo è sicuramente un aspetto del futuro», aveva scritto la Guida Suprema iraniana Ali Khamenei sul suo account in lingua inglese su X nel 2023. Il premier israeliano Beniamino Netanyahu definì le dichiarazioni una minaccia nazionale, ordinando attacchi aerei durante la guerra di 12 giorni con l’Iran del mese scorso.
Araghchi ha ribadito che l’Iran non aspira ad avere armi nucleari ed è aperto alla ripresa dei colloqui indiretti con gli Stati Uniti. Ha aggiunto che l’Iran continuerà ad arricchire l’uranio per uso civile, descrivendolo come una questione di orgoglio nazionale.
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Immagine di Mehr News Agency via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International
Geopolitica
Trump verso l’intensificazione della campagna per il cambio di regime a Cuba
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Geopolitica
Erdogan: «se Dio vuole, il tiranno Netanyahu imparerà questa lezione dai musulmani del mondo»
Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha espresso una dura critica nei confronti del premier israeliano Benjamino Netanyahu per la distruzione di Gaza, mettendo in guardia sul fatto che i musulmani potrebbero presto impartirgli una «lezione».
Erdogan ha pronunciato queste parole nel corso delle celebrazioni dell’Eid al-Adha nella sua città natale di Rize, dove ha invocato l’unità tra i musulmani e ha invitato a intensificare le pressioni su Israele.
«Quello che sta accadendo in Palestina, a Gaza, ci impone una posizione particolare, una veglia speciale in occasione di questa Eid. Se Dio vuole, questo tiranno Netanyahu imparerà presto la lezione che si merita dai musulmani di tutto il mondo», ha dichiarato, secondo l’agenzia di stampa turca Anadolu.
Queste affermazioni sono arrivate a breve distanza dal momento in cui Israele ha bloccato centinaia di attivisti di una flottiglia partita dalla Turchia verso Gaza, con aiuti umanitari e militanti filo-palestinesi decisi a sfidare il blocco israeliano dell’enclave. Erdogan ha qualificato l’operazione di intercettazione come «pirateria e banditismo».
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Ankara ha continuato a sostenere i palestinesi attraverso l’invio di aiuti umanitari, iniziative diplomatiche di pressione, sforzi per un cessate il fuoco e azioni legali riguardanti Gaza.
Erdogan figura tra i più accesi oppositori della campagna militare israeliana a Gaza fin dal suo avvio nel 2023, accusando Israele di «genocidio» e «terrorismo di Stato» contro i palestinesi, e arrivando talvolta a paragonare il governo israeliano ai nazisti.
Nel luglio del 2024, a dieci mesi dall’inizio del conflitto, Erdogan aveva sostenuto che la Turchia avrebbe potuto agire contro Israele «proprio come» aveva fatto in Libia e nel Nagorno-Karabakh, un’affermazione interpretata ampiamente dai media e dai rappresentanti israeliani come una minaccia di intervento militare.
I funzionari israeliani hanno sempre più spesso descritto la Turchia come una minaccia regionale. Dopo le dichiarazioni di Erdogan in vista delle elezioni del 2024, il ministro degli Esteri israeliano Israel Katz ha paragonato il leader turco a Saddam Hussein in Iraq, invitandolo a «ricordare cosa è successo lì e come è finita».
All’inizio di quest’anno, l’ex premier israeliano Naftali Bennett ha dichiarato che la Turchia potrebbe trasformarsi nel principale avversario regionale di Israele, diventando il «prossimo Iran».
ome riportato da Renovatio 21, nel settembre 2024 Erdogan aveva chiesto la creazione di un’alleanza più ampia di Paesi islamici per affrontare la percepita «minaccia di espansionismo» proveniente da Israele.
A luglio 2023 il presidente turco aveva addirittura minacciato di invadere Israele a causa del conflitto di Gaza, mentre Israele aveva avvertito che il leader turco potrebbe fare la fine di Saddam Hussein, se avesse continuato con tale retorica.
Come riportato da Renovatio 21 in questi anni di conflitto gazano si sono avuti più volte esempi «reductio ad Hitlerum» erdogana, con il turco a paragonare in svariate occasioni il primo ministro Beniamino Netanyahu ad Adolfo Hitler nella condanna dell’operazione militare giudaica a Gaza, arrivando a dichiarare che Israele è uno «Stato terrorista» che sta commettendo un «genocidio» a Gaza, e apostrofando il Netanyahu come «il macellaio di Gaza».
Lo Erdogan lo scorso novembre aveva accusato lo Stato Ebraico di «crimini di guerra» per poi attaccare l’intero mondo Occidentale (di cui Erdogan sarebbe di fatto parte, essendo la Turchia aderente alla NATO e aspirante alla UE) a Gaza «ha fallito ancora una volta la prova dell’umanità».
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Immagine di President of Russia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0)
Geopolitica
Gli Stati Uniti si rifiutano di condannare i piani della Russia di colpire Kiev
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