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Il massacro di Mosca raggiunge i 133 morti. 11 sospetti terroristi arrestati dai servizi russi
Secondo le ultime stime, almeno 133 persone sono state uccise e decine di feriti nella sparatoria mortale e nel successivo incendio scoppiato da un gruppo di uomini armati che hanno preso d’assalto il Crocus City Hall, un grande locale musicale appena fuori dalla capitale russa.
I dettagli stanno ancora emergendo, ma secondo il Servizio di sicurezza federale russo (FSB), l’attacco è stato attentamente pianificato e progettato per massimizzare le vittime.
Undici persone sono state arrestate per l’attacco terroristico, ha detto in una nota l’FSB.
Tra i sospettati arrestati figurano «quattro terroristi direttamente coinvolti», si legge nella dichiarazione. Sono in corso le indagini per rintracciare altri complici.
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Dopo il massacro avvenuto nella famosa sala concerti, «gli autori hanno tentato di scappare in macchina, fuggendo verso il confine russo-ucraino», ha detto sabato l’FSB. «I criminali intendevano attraversare il confine tra Russia e Ucraina e avevano contatti rilevanti sul lato ucraino».
Secondo l’agenzia, “tutti e quattro i terroristi” sono stati arrestati nella regione russa di Bryansk nel giro di poche ore grazie ad azioni ben coordinate dei servizi di sicurezza e della polizia. I detenuti vengono ora trasferiti a Mosca, ha aggiunto.
L’attacco al Crocus City Hall è stato «accuratamente pianificato», coinvolgendo armi che erano state messe in un nascondiglio in anticipo, ha detto l’FSB.
Il comitato investigativo russo ha anche confermato che quattro sospettati, che hanno «commesso l’attacco terroristico» al Crocus, sono stati detenuti nella regione di Bryansk, «non lontano dal confine con l’Ucraina».
Sabato, la caporedattrice di RT Margarita Simonyan ha pubblicato il filmato dell’interrogatorio di uno dei sospettati.
❗️One of the arrested ISIS terrorist admitted that he flew from Turkey to Russia.
He is originally a Tajik, those who did terrorist attack in Iran few months ago were Tajik nationals as well. pic.twitter.com/1J05T2VqMM
— Iran Observer (@IranObserver0) March 23, 2024
BREAKING:
????????The man who was caught in the terrorist attack in Russia, speaks in front of the camera.
During his initial interrogation, he said he was paid to carry out the attack by someone who recruited him through the Telegram messaging service.https://t.co/BDF18qvsMS pic.twitter.com/AmQsrpfvgV
— Megatron (@Megatron_ron) March 23, 2024
One of the terrorist caught. He looks happy and looking forward to his long term physical and mental therapy. The russos are going to get tons of information from this cnt pic.twitter.com/igJA23f9TW
— Rick Ferran (@TheTankGuns) March 23, 2024
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L’uomo nel video afferma di aver commesso una serie di omicidi dopo che gli erano stati promessi 500.000 rubli (4.900 euro). Il sospettato ha inoltre affermato che i suoi assistenti gli avevano dato istruzioni su dove avrebbe dovuto avvenire l’attacco. Ha detto che gli era stato ordinato di «uccidere le persone lì… non importa chi». Il sospettato ha affermato che l’atto terroristico è stato organizzato su Telegram con uno sconosciuto che ha fornito armi.
Circolano su Telegram altri video che testimonierebbero la cattura dei presunti terroristi al confine con l’Ucraina.
Reportedly footage of the Moscow terrorists caught on the way to Ukraine border pic.twitter.com/MQdfAqwhG2
— Jack Poso ???????? (@JackPosobiec) March 23, 2024
BREAKING:
???????? They were caught ALIVE
Footage of the preliminary interrogation of the head of the terrorist grouphttps://t.co/BDF18qvsMS https://t.co/45LSuFs3R4 pic.twitter.com/IkW5Cr2Md0
— Megatron (@Megatron_ron) March 23, 2024
‼️???????? Clips of the interrogation of one of the terrorists in a hospital ward. This is 19-year-old Muhammadsobir Fayzov.
Caught in a web of uncertainty: Claiming to have received residency documents upon arrival in Russia from unknown sources.”#Moscow #MoscowAttack #Russia pic.twitter.com/TxArIC4ge5
— Syed Hamza ???? (@TheBrutalHamza) March 23, 2024
Secondo testimoni oculari, gli uomini armati hanno aperto il fuoco a bruciapelo su chiunque si avvicinasse. Gli aggressori hanno poi dato fuoco all’edificio.
Le fiamme si sono estese rapidamente a gran parte dell’edificio, compreso il tetto. Per spegnere l’incendio sono intervenuti numerosi vigili del fuoco e aerei.
Il ministero delle Emergenze ha affermato che circa 13.000 metri quadrati dell’edificio di sette piani sono stati avvolti dalle fiamme.
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Immagine screenshot da Twitter
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I tempi di consegna del petrolio saudita in Asia potrebbero raddoppiare
Diversi media organi di stampa ripreso i dati più recenti dell’Associazione degli Armatori Giapponesi, secondo cui la chiusura dello Stretto di Bab el-Mandeb, nel Mar Rosso, alle navi saudite potrebbe allungare di oltre 2,5 volte i tempi di consegna del petrolio saudita in Asia. Lo slittamento segue il controllo da parte degli Houthi dell’intera costa del Mar Rosso.
Yahya Saree, portavoce militare degli Houthi, ha dichiarato venerdì in un comunicato che «la navigazione marittima è sicura per tutte le compagnie, ad eccezione delle navi saudite», come riferito da NPR il 12 settembre.
Prima del blocco, la rotta tradizionale attraverso lo Stretto di Ormuzzo richiedeva circa 40 giorni andata e ritorno. L’alternativa del Mar Rosso — il greggio saudita viene portato via terra fino alla costa e poi imbarcato su petroliera attraverso Bab el-Mandeb — richiede circa 40-50 giorni andata e ritorno. L’unica via rimasta passa dal Canale di Suez e circumnaviga il Capo di Buona Speranza, all’estremità meridionale dell’Africa: il viaggio andata e ritorno richiederebbe almeno 100 giorni. Inoltre le petroliere più grandi sono troppo ingombranti per transitare dal Canale di Suez.
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Allungare un viaggio andata e ritorno da 40 a 100 giorni non solo ritarda le consegne, ma riduce drasticamente il numero di viaggi annuali di una petroliera da circa nove a meno di quattro, raddoppiando di fatto il numero di navi necessarie per spostare lo stesso volume di greggio. La deviazione di rotta si traduce così in uno shock sui prezzi: la capacità delle petroliere non può crescere in tempi brevi, quindi quando i giorni di navigazione salgono di colpo salgono anche le tariffe di trasporto, e quei costi finiscono nel prezzo finale del greggio anziché nel prezzo di riferimento. I margini di raffinazione assorbono il primo colpo e l’onere aggiuntivo si scarica poi sull’intero mercato.
Viaggi più lunghi costringono inoltre gli acquirenti a tenere scorte più consistenti: una raffineria che lavora su un ciclo di 100 giorni deve impegnarsi ad acquistare con oltre tre mesi di anticipo, invece di poter aggiustare gli ordini in poche settimane, come riporta Business Upturn.
Prima dell’attuale conflitto tra Stati Uniti e Iran, il Giappone dipendeva per il 95% del proprio fabbisogno di greggio da Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, secondo Reuters del 4 marzo 2026; ora quella dipendenza si è spostata in larga misura verso Stati Uniti e Messico.
Prima del conflitto, circa il 25% del commercio mondiale di petrolio via mare, il 19% del GNL e fino al 30% dei fertilizzanti azotati scambiati a livello internazionale passavano dallo Stretto ormusino. Un aumento di 2,5 volte dei tempi di transito per queste risorse essenziali avrebbe evidentemente effetti gravi e dirompenti sulle catene di approvvigionamento globali.
Come riportato da Renovatio 21, la Corea del Sud, un altro Paese estrmo-orientale gravemente danneggiato nelle forniture di idrocarburi dalla chiusura dello Stretto ermesino, sta pensando di partecipare all’azione militare statunitense, ricevendo in risposta un duro ammonimento dalla Repubblica Islamica dell’Iran, che come noto è in grandi rapporti con la Corea del Nord.
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Immagine di Reading Tom via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic
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Profanazione in una cappella di Bari
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