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Il cardinale Sarah dichiara all’UE che l’ideologia di genere e il fondamentalismo islamico sono «bestie apocalittiche»

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Il cardinale Robert Sarah, durante un intervento alla conferenza del Parlamento europeo di mercoledì, ha denunciato l’ideologia di genere e il fondamentalismo islamico come «bestie apocalittiche» che minacciano di distruggere la famiglia e l’umanità stessa. Lo riporta LifeSite.

 

Nel suo discorso di quasi un’ora, pronunciato il 15 luglio in occasione di una conferenza tenutasi presso il Parlamento Europeo e intitolata «Europa e Africa: in dialogo con il cardinale Robert Sarah», alla quale hanno partecipato anche la vicepresidente del Parlamento Europeo Antonella Sburi e il nunzio apostolico presso l’Unione europea, l’arcivescovo Bernardito Auza, il prelato guineano ha condannato i mali dell’aborto, del «matrimonio» omosessuale, dell’ideologia di genere e del fondamentalismo islamico, e il loro impatto sull’Africa, sull’Europa e sull’intera società.

 

Pur deplorando il fatto che le Nazioni Unite, così come le potenze europee e altre potenze occidentali, abbiano cercato di imporre l’ideologia di genere alle nazioni africane in cambio di aiuti finanziari, Sarah ha ripreso le osservazioni fatte durante il Sinodo sulla Famiglia del 2015, secondo cui l’ideologia di genere, così come il fondamentalismo islamico, sono «bestie apocalittiche».

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«Nel 2015, durante il Sinodo sulla Famiglia, ho affermato, e non ritratto una sola parola oggi, che “l’ideologia di genere e il fondamentalismo islamico rappresentano, ciascuno a suo modo, due bestie apocalittiche che minacciano di distruggere non solo la famiglia, ma l’umanità stessa, l’immagine di Dio”», ha dichiarato.

 

«Alcuni hanno considerato quest’immagine eccessiva. Io continuo a credere che contenga una parte di verità. È possibile che queste forze, pur essendo molto diverse per origine e forma, condividano la pretesa di riscrivere l’umanità a proprio piacimento?», ha aggiunto. «Una in nome del cosiddetto progresso, l’altra in nome di un cosiddetto ritorno a una purezza originaria, negando in entrambi i casi la libertà religiosa e la dignità umana».

 

La Chiesa cattolica insegna che Dio crea ogni individuo, maschio o femmina, al momento del concepimento e che il sesso è un carattere immutabile che «caratterizza l’uomo e la donna non solo a livello fisico, ma anche a livello psicologico e spirituale, imprimendo il suo segno su ciascuna delle loro espressioni».

 

Il documento vaticano Persona Humana del 1975 metteva in guardia contro i principi del moderno movimento transgender, affermando che «non può esserci vera promozione della dignità dell’uomo se non si rispetta l’ordine essenziale della sua natura».

 

La dottrina cattolica condanna inoltre le mutilazioni genitali e la sterilizzazione in quanto «contrarie alla legge morale» e denuncia l’ideologia di genere.

 

Per quanto riguarda il fondamentalismo islamico, lo stesso Sarah è tra i numerosi prelati cattolici di spicco che hanno messo in guardia contro la migrazione di massa di musulmani e altri gruppi verso l’Europa.

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Nel 2017, durante un discorso all’Università Cardinale Stefan Wyszyński in Polonia, il cardinale africano ha denunciato le «forze esterne» che cercano di imporsi sulla Polonia e su altre nazioni europee senza integrarsi.

 

«In che modo è possibile privare la nazione del diritto di distinguere tra un rifugiato politico o religioso, costretto a fuggire dalla propria patria, e un migrante economico, che desidera cambiare residenza senza adattarsi, identificarsi e accettare la cultura del paese in cui andrà a vivere?» si chiese Sarah.

 

Il cardinale ha inoltre sottolineato l’importanza di ricostruire le nazioni che hanno sofferto a causa della guerra e di altre ingiustizie, senza sradicare le popolazioni di altri paesi, e ha criticato coloro che «sfruttano la parola di Dio» per giustificare la promozione del multiculturalismo.

 

«Ribadisco che dobbiamo lavorare insieme per ricostruire le nazioni che sono cadute vittime di guerre, corruzione e ingiustizie, ma questo non significa incoraggiare lo sradicamento dei popoli e la distruzione delle nazioni», ha affermato. «Alcuni strumentalizzano la Parola di Dio per giustificare la promozione del multiculturalismo e si avvalgono volentieri del pretesto dell’ospitalità per giustificare l’accoglienza degli immigrati».

 

In precedenza, nel suo intervento, Sarah ha sottolineato l’importanza attribuita in Europa ai cosiddetti «diritti» all’aborto e all’ideologia LGBT, e come ciò abbia contribuito all’«autodistruzione» del continente distorcendo la ragione.

 

«Quando l’Europa costruisce dei “diritti” avulsi dalla verità sulla persona umana – l’aborto, che alcuni vorrebbero elevare a “diritto fondamentale”, l’”identità sessuale” ridotta a pura auto-costruzione soggettiva – la ragione stessa si distorce, non essendo più uno strumento per conoscere la verità, ma uno strumento di potere capace di imporsi, attraverso la forza della legge e del denaro, su coloro che non condividono tali promesse», ha affermato.

 

In passato il prelato africano era noto per il suo forte sostegno alla Messa latina tradizionale e alla riverenza liturgica, nonché per la sua difesa della fede cattolica, arrivando a definire i piani per «abolire» la messa in latino come «diabolici». In passato il Sarah aveva dichiarato che il rifiuto della liturgia tradizionale e della morale sono forme di «ateismo pratico» nella Chiesa.

 

Tuttavia, il cardinale si è opposto frontalmente alle consacrazioni di nuovi vescovi da parte della FSSPX.

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Come riportato da Renovatio 21, quattro mesi fa Leone aveva nominato il cardinale Sarah «inviato speciale» per le celebrazioni liturgiche in onore di Sant’Anna in Francia.

 

All’inizio di gennaio 2024, in una lunga dichiarazione pubblicata dal veterano vaticanista Sandro Magister, Sarah ha unito la sua voce a quella dei suoi colleghi vescovi africani nel respingere l’appoggio del documento vaticano Fiducia Supplicans alle «benedizioni» omosessuate. Nella sua dichiarazione, il cardinale Sarah si è alleato con i vescovi e le conferenze episcopali africane che avevano fatto sapere il loro rifiuto della Fiducia Supplicans.

 

Come riportato da Renovatio 21, il porporato si era detto «molto orgoglioso» dei vescovi africani per il rifiuto delle benedizioni gay di Bergoglio. Sarah l’anno scorso aveva tuonato anche riguardo al fatto che «nessuno può inventare un sacerdozio femminile». Lo scorso dicembre celebrando la messa pontificale a Dakar (in Senegal), il cardinale Sarah si era espresso contro la «distorsione» della messa in Occidente e contro le celebrazioni troppo «africane».

 

Bergoglio aveva poi affermato che la nomina del cardinale Sarah a capo del Dicastero per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti per lui è stata «un errore». Il cardinale Sarah è un fermo oppositore dell’idea di un sacerdozio femminile, favorita invece dalla recente nomina di Leone a San Gallo, in Svizzera, dove la Cattedra è andata ad un presbitero, padre Beat Grögli, che la chiede apertamente.

 

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Immagine di Catholic Church England and Wales via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 2.0 Generic (CC BY-NC-ND 2.0)

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Il controverso accordo sulla nomina dei vescovi cinesi

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Da otto anni, Roma cerca un’intesa con Pechino. Nel frattempo, il regime comunista stringe la sua morsa sui cattolici cinesi, arrivando a interferire persino nell’educazione religiosa dei bambini.   Il padre Mario Alexis Portella, della cattedrale di Santa Maria del Fiore di Firenze, è cancelliere emerito dell’arcidiocesi di Firenze. Dottore in diritto canonico e in diritto civile della Pontificia Università Lateranense a Roma, è autore di un articolo pubblicato il 26 agosto 2026 sul sito The European Conservative, intitolato: Accordo controverso Vaticano-Cina: come la Santa Sede crede di placare un regime comunista. Vi espone la situazione in cui si trova la Chiesa in Cina dal settembre 2018, data della firma del cosiddetto Accordo provvisorio sulla nomina dei vescovi in Cina, prorogato di nuovo nell’ottobre 2024 per altri quattro anni.  

Se alcuni cooperassero alla vittoria del comunismo nel loro Paese…

«L’accordo provvisorio tra la Santa Sede e il Partito comunista cinese (PCC), i cui dettagli restano riservati, riguarda una possibile integrazione nell’Associazione patriottica cattolica cinese (APCC)», spiega. «L’APCC è stata fondata nel 1957 per ordine di Mao Zedong ed è gestita dal Dipartimento del lavoro del Fronte unito del PCC, con lo scopo di allineare il cattolicesimo all’ideologia comunista.   «I cattolici rimasti fedeli a Roma furono costretti alla clandestinità. Ancora oggi questi cattolici formano una Chiesa clandestina, che il Vaticano non riconosce più a causa dell’Accordo provvisorio. Molti sacerdoti, religiose e laici continuano a subire il carcere, la tortura e, in certi casi, perfino l’esecuzione, per aver rifiutato di conformarsi alla Chiesa istituzionale del PCC.   «Quali che siano le intenzioni del Vaticano nell’adoperarsi per l’unificazione dei cattolici nell’Accordo di pace del Congresso generale, era evidente, al momento della firma, che la Cina, sotto la guida del segretario generale Xi Jinping, agiva in modo estremamente repressivo, in particolare in materia di libertà religiosa. Le autorità cinesi reprimono sistematicamente i diritti alla libertà di espressione, di associazione, di riunione e di religione, e prendono di mira gli oppositori del governo. Il rafforzamento del controllo ideologico esercitato dal PCC si accompagna a una severa assimilazione forzata di tibetani e uiguri, nonché all’applicazione di un rigoroso quadro di sicurezza nazionale a Hong Kong.   «In sostanza, Xi Jinping mira a sinizzare tutti i suoi sudditi, il che equivale, né più né meno, a un indottrinamento dei membri dei gruppi religiosi per allinearli al programma politico del PCC e alla sua visione marxista della religione.

… sarebbero i primi a cadere, vittime del loro errore…

«Non è la prima volta che il Vaticano cerca di concludere un accordo con un Paese comunista. È già avvenuto durante la Guerra fredda, in particolare sotto i pontificati di Giovanni XXIII (1958-1963) e di Paolo VI (1963-1978). Nel quadro della cosiddetta Ostpolitik, Roma ha condotto una diplomazia con i regimi comunisti chiudendo gli occhi sulle persecuzioni religiose interne subite dai cattolici e dagli altri cristiani. Tra le sue misure di appeasement, la Santa Sede ha acconsentito a cessare ogni denuncia pubblica dell’ideologia comunista atea e ha lasciato che ciascun governo gestisse i propri affari ecclesiastici.   «Parallelamente alla violazione degli accordi da parte dei comunisti, l’Ostpolitik ha favorito l’infiltrazione del Vaticano da parte di servizi segreti comunisti, come il KGB sovietico, la Stasi della Germania orientale, la StB cecoslovacca, la SB polacca e l’ÁVH ungherese. Le voci dissidenti, come quella del cardinale József Mindszenty, arcivescovo-principe di Esztergom e primate-reggente d’Ungheria, sono state represse; il cardinal Mindszenty fu arrestato e torturato con l’accusa di «attività sovversiva».   «Il comunismo è intrinsecamente malvagio», ricorda padre Mario Alexis Portella. «Oltre alla promozione di un’ideologia atea, i governi comunisti sono responsabili degli eventi più mortali della storia moderna; si stima che circa 100 milioni di persone abbiano perso la vita sotto la loro autorità nel corso del XX secolo. Inoltre, l’eredità di questa ideologia si caratterizza per la stagnazione economica, la repressione sistematica delle libertà fondamentali, le catastrofi ambientali e l’ipocrisia di un’élite dirigente che contraddice i propri princìpi di una società senza classi. Un «accordo di pace» con la Chiesa di Roma ha poche probabilità di modificare il quadro politico oppressivo del PCC.   «Le iniziative intraprese dal governo cinese per «sinizzare» le religioni vanno ben oltre il semplice rafforzamento della regolamentazione; implicano una riconfigurazione delle diverse confessioni. Ciò è particolarmente evidente nel cattolicesimo, che possiede una teologia strutturata e sistematica che promuove i valori occidentali, in particolare i diritti naturali inalienabili, e, cosa ancora più inquietante per le autorità cinesi, a differenza delle altre religioni, un capo supremo che è anche capo di Stato: il Papa. Molti fedeli cinesi, rifiutando di sottomettersi alla legge cinese sulla protezione della vita privata, continuano a essere detenuti.   «Lord David Alton di Liverpool, eminente membro della Camera dei Lord nel Regno Unito, ha recentemente condannato l’accordo provvisorio del 2018 tra la Santa Sede e la Repubblica popolare cinese definendolo un “patto con il diavolo”, sottolineandone la complicità in “violazioni flagranti” della libertà religiosa e il conseguente tradimento della Chiesa clandestina nel Paese».   «Come Lord Alton, si sarebbe potuto supporre che la liberazione dei vescovi e dei sacerdoti cattolici incarcerati dovesse essere una condizione preliminare all’approvazione da parte del Vaticano della proroga di questo accordo contestabile. Inoltre, la Santa Sede avrebbe dovuto esigere la fine dell’ingiusta detenzione di Jimmy Lai, attivista pro-democrazia di Hong Kong, cattolico leale e profondamente devoto, condannato nel febbraio 2026 a vent’anni di carcere. Il tribunale di Hong Kong ha inflitto pesanti pene anche a sei ex dipendenti del suo giornale [Apple Daily], ormai chiuso, stabilendo così un nuovo standard in materia di restrizioni alla libertà di stampa nella città.

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… e più l’odio dei «senza Dio» si mostrerà devastante (Pio XI)

«Mantenendo il suo accordo con il PCC, il Vaticano sostiene di fatto la sua perversione delle pratiche religiose e si rende pericolosamente complice dell’escalation delle violazioni dei diritti umani in Cina. Le autorità romane hanno tuttavia la possibilità di ritirarsi da questo accordo. Per lo meno, il Vaticano dovrebbe renderlo pubblico, garantire la protezione della libertà religiosa ed esortare Pechino ad abbandonare le accuse a carico di Jimmy Lai e degli altri detenuti. Se la comunità cattolica in Cina, nella Chiesa clandestina, ha potuto continuare a difendere la giustizia e i diritti umani nonostante decenni di oppressione, Roma può senza dubbio manifestare la forza morale necessaria per sostenerla».   In particolare, scrive Ed Condon su The Pillar il 2 settembre scorso, alcuni cattolici cinesi hanno indicato che, in diverse regioni, vengono applicate le norme comuniste che vietano ai bambini di entrare nelle chiese o di ricevere un insegnamento religioso formale. «Non è solo qui o là, dove dei funzionari locali vogliono mettersi in mostra o dimostrare di fare il proprio lavoro con zelo», ha dichiarato un ecclesiastico della Cina continentale. «È dappertutto, è al tempo stesso una politica e una priorità, non c’è alcun dubbio». E un sacerdote prosegue: «Se si esaminano le regole in vigore, non mirano ad assicurare la stabilità della Chiesa. Lo scopo è soffocarla. Certe cose sono permesse, il che dà un’impressione generale di tolleranza, ma la morsa si stringe sempre di più».   La stessa sensazione di intensificazione della pressione sulla fede e sulla pratica cattolica è stata segnalata di recente a Hong Kong, dove anche il clero riferisce una forma di repressione tattica volta a ottenere una soppressione strategica della pratica religiosa. Per questo tale repressione si accompagna a una pratica importante e crescente del cattolicesimo clandestino.   Il sito ispanofono InfoVaticana sottolinea il ricorso alla Chiesa clandestina basandosi sul rapporto pubblicato il 23 agosto da Catholic World Report sulla situazione attuale dei cattolici sotto il regime di Xi Jinping. Riprende in particolare la testimonianza di un vescovo cattolico cinese, estraneo all’Associazione cattolica patriottica cinese, il quale afferma che almeno dieci nuovi vescovi sarebbero stati consacrati in segreto nella provincia del Fujian, nel Sud-Est della Cina, poiché le comunità clandestine temono che il crescente controllo del governo sulla Chiesa comprometta la loro sopravvivenza.   L’autore, lo storico e sinologo Anthony E. Clark, mantiene segreta l’identità del vescovo per proteggerne la sicurezza. Secondo la sua testimonianza, dopo la firma nel 2018 dell’Accordo provvisorio tra la Santa Sede e la Repubblica popolare cinese sulla nomina dei vescovi, la situazione nel Fujian sarebbe diventata uno «stato di emergenza» per i cattolici che restano al di fuori delle strutture ufficiali.   Articolo previamente apparso su FSSPX.News    

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Documentario sulle consacrazioni episcopali FSSPX 2026

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Il documentario SALUS ANIMARUM, dedicato alle consacrazioni episcopali del 1° luglio 2026 a Écône, sarà disponibile domenica 1° novembre.

 

Quel giorno, quattro nuovi vescovi sono stati consacrati per la Fraternità Sacerdotale San Pio X, alla presenza di quasi 17.000 fedeli giunti da tutto il mondo. A trentotto anni dalle consacrazioni episcopali conferite da Mons. Marcel Lefebvre nel 1988, questa cerimonia si pone nel solco della sua opera al servizio della Chiesa e della Tradizione cattolica.

 

Attraverso testimonianze esclusive e immagini inedite, il film ripercorre le ragioni di tali consacrazioni, i preparativi, lo svolgimento della cerimonia e le reazioni che essa ha suscitato.

 

Nonostante la crisi che la Chiesa attraversa ormai da diversi decenni, SALUS ANIMARUM richiama il principio a cui la Fraternità intende rimanere fedele: la salvezza delle anime è la legge suprema.

 

Il documentario sarà trasmesso sul canale YouTube ufficiale della Fraternità San Pio X, con sottotitoli in diverse lingue.

 

 

Articolo previamente apparso su FSSPX.News

 

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Sacerdote ucciso dalla caduta di un crocifisso durante la messa. Se fosse stato ad orientem si sarebbe salvato?

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In Ecuador, un sacerdote cattolico è morto dopo che un grande crocifisso di legno, caduto dal muro di una chiesa, lo ha colpito alla testa durante la messa.   La tragedia si è verificata sabato nella chiesa di Nostra Signora del Perpetuo Soccorso nella città meridionale di Guayaquil. La funzione religiosa è stata trasmessa in diretta streaming sui social media, secondo quanto riportato dai media locali.   Il filmato mostra il parroco cinquantatreenne, padre Patricio Alfredo Sanchez Molinari, classe 1973, in piedi vicino all’altare quando il crocifisso appeso alla parete dietro di lui si inclina improvvisamente in avanti e gli cade addosso. L’incidente è avvenuto circa 30 minuti dopo l’inizio della funzione, lasciando i fedeli attoniti e addolorati.  

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  L’Arcidiocesi di Guayaquil ha successivamente confermato la morte del sacerdote in un comunicato ufficiale, affermando che il Cardinale Luis Cabrera si è unito «nella preghiera per l’eterno riposo della sua anima ed esprime la sua solidarietà, il suo affetto e il suo amore alla famiglia dei Redentoristi, ai suoi familiari e amici». Anche i parrocchiani di San Lorenzo a Vinces, dove padre Patricio aveva prestato servizio in precedenza, hanno reso omaggio al sacerdote, ricordando la sua «dedizione e il suo amore pastorale» per la loro comunità.   Le autorità ecuadoriane non hanno rilasciato dichiarazioni pubbliche sull’accaduto e le cause della caduta del crocifisso restano ignote.   Da quanto si comprende, il terrificante incidente si è avuto dopo l’omelia, dove il sacerdote aveva predicato sulla mortalità e sul giusto utilizzo del tempo limitato che gli esseri umani hanno in questa vita per servire il Signore.   Ispirandosi al passo evangelico che parla di dare a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio, ha detto alla congregazione: «Cari fratelli e sorelle, un giorno anche noi che siamo qui moriremo». «A volte il tempo che dedichiamo alle cose materiali non ha lo stesso significato del tempo che dedichiamo a Dio: quel tempo di qualità che doniamo a Dio, ai nostri fratelli e sorelle, a nostro marito, a nostra moglie, ai nostri figli, alla famiglia. Quel tempo è speso meglio», ha continuato.   Il presbitero aveva anche chiesto: «quanto tempo dedichiamo a Dio? Come impieghiamo il nostro tempo?» e ​​aveva osservato che spesso le persone trascorrono ore al cellulare e con altre distrazioni, dedicando solo brevi momenti alla preghiera. «Ciò che conta è sempre il Signore. Lui deve essere al primo posto», ha detto, prima di guidare la recita del Credo.   Durante le preghiere dei fedeli che sono seguite , il grande e pesante crocifisso di legno si è staccato dal muro dietro l’altare e cadde, colpendo padre Sánchez alla testa. I parrocchiani si precipitarono subito ad aiutarlo; Nella registrazione si sente la voce di una donna che grida: «padre, padre… chiama un’ambulanza!»

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Si tratta di una tragedia tremenda, perché un sacerdote ucciso durante il rito è raro (epperò non troppo: sono cinque i casi del solo 2026) e spaventoso.   Il fedele della Messa tradizionale può chiedersi tecnicamente se, tuttavia, se con il rito antico il sacerdote avrebbe potuto vedere il crocifisso cadere e magare ripararsi. Il sacerdote girato verso Dio, cioè ad orientem, come prescritto dalla Santa Messa di sempre, dà le spalle al popolo per concentrarsi sull’altare di Dio. La messa novus ordo, che è ad populum, prevede che il sacerdote dia le spalle a Dio per favorire il popolo.   Aggiungiamo pure che le intercessioni del popolo (la cantilena «ascoltaci o Signore…») nella Messa antica non vi sono.   L’idea contemplata da alcuni, quindi, è che con la Messa antica il sacerdote potrebbe forse essersi salvato – tuttavia non ci permettiamo in alcun modo di poter analizzare il disegno di Dio, anche e soprattutto quando esso è così drammatico e carico di significato.   Purtuttavia, possiamo dire che Renovatio 21 ha registrato, negli ultimi tre anni, altri casi infausti di sacerdoti colpiti a Messa: quelli dei «malori», puntualmente annotati nell’apposita rubrica settimanale di Renovatio 21, che hanno angosciosamente interessato tanti sacerdoti, e pure tanti fedeli. Casi meno spettacolari, ma ugualmente letali – le cui cause, pure, potrebbero essere più facilmente spiegabili.  

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