Spirito
Il card. Zuppi, ovvero il volto rassicurante del modernismo
«L’arcivescovo di Bologna e presidente della Conferenza Episcopale Italiana, il card. Zuppi, è stato intervistato il 9 ottobre 2026 da skuola.net, sito web di informazione sul mondo adolescenziale nonché di supporto didattico agli studenti. Dopo quella con Corrado Augias, anche questa intervista si presenta come il classico tentativo di mostrare (in tal caso ai giovani) il volto accogliente della Chiesa Cattolica, ma finisce solo per alimentare la già strabordante confusione che regna nel mondo post-moderno.
La conversazione, in perfetto stile sessantottino, con l’intervistatore in t-shirt che da del «tu» al cardinale, pone all’intervistato una serie di domande «vero o falso?» su varie questioni, tra cui, ovviamente, alcuni punti scottanti di dottrina e morale cattolica che appaiono sempre più inconcepibili ai giovani cresciuti nella società liberal-nichilistica del terzo millennio.
Soffermiamoci sui punti salienti.
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I giovani cristiani non possono avere rapporti prima del matrimonio. Vero o falso?
«Vero, però dobbiamo capire bene perché. La Chiesa consiglia di imparare a volersi bene. Poi ci sono le strade di ciascuno e la vita. A volte pensiamo: “Ma se io vado a letto con qualcuno, imparo a voler bene?”. No, non è quello che ti fa imparare a voler bene […]».
Eminenza, perché aveva l’aria di essere leggermente in difficoltà? Come a doversi giustificare per essere costretto, suo malgrado, a imporre ai giovani un giogo insopportabile che nessuno più intende portare? La Chiesa «consiglia»? Perciò la castità prematrimoniale non è più un precetto ma un consiglio?
«Poi», cioè una volta inteso il consiglio, «ci sono le strade di ciascuno, la vita». Ovvero? Dicotomia tra pensiero ed azione, una cosa è il principio astratto, altra cosa l’applicazione pratica. Sembra proprio di riascoltare i liberali della prima ora, da Lamennais a Sangnier passando per Fogazzaro.
Abbiamo capito l’importanza del volemose bene, ma tutto qui? E l’amore autentico che richiede sacrificio, il dono di sé, il fidanzamento come tempo di prova, la sacralità del corpo tempio dello Spirito Santo, la fedeltà al proprio coniuge prim’ancora di conoscerlo, la gravità del peccato contro il sesto comandamento che conduce all’inferno… niente di niente?
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Essere omosessuali, di per sé, è un peccato. Vero o falso?
«È una condizione. Quindi non è un peccato. È una condizione che tu vivi».
E hoplà, si passa all’argomento successivo. Eccoci al classico sofisma di ignoratio elenchi (ignoranza della confutazione), una fallacia di rilevanza sul piano logico: il punto messo in questione dalla domanda, e la risposta coerente con la domanda, non toccano il vero problema che si vuole affrontare, ovvero l’immoralità del peccato impuro contro natura.
Liquidando in poche battute una questione enorme, e senza centrare il bersaglio, si fa passare il messaggio che la «condizione che tu vivi», essendo incolpevole perché «data» e non scelta, giustifica anche gli atti che quella condizione necessariamente (se accettata acriticamente) porta a compiere. Sia la domanda che la risposta, infatti, evitano accuratamente di entrare nel merito: l’intervistatore non chiede se l’omosessuale che si astiene dagli atti omosessuali può santificarsi; e il cardinale si guarda bene dal ricordare che l’unica forma di sessualità moralmente lecita è l’atto coniugale aperto alla vita.
Gli omosessuali in ascolto avranno sentito il bisogno di avvicinarsi alla morale cattolica o si saranno sentiti confortati nella loro «condizione»?
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Chi non crede in Dio, può andare in paradiso. Vero o falso?
«Vero. Il giudizio lo ce lo racconta Gesù nel capitolo 25 di Matteo: “avevo fame, mi avete dato da mangiare, avevo sete, mi avete dato da bere”. Non dice: “credevi o non credevi?”, ma “sei stato giusto? sei stato buono?”. Poi penso che ovviamente credere in Dio è un motivo in più per imparare a voler bene agli altri. Poi ci pensa il Signore, il giudizio lo fa lui, non lo facciamo noi».
Del capitolo 16 di Marco, invece, non c’è traccia: «Gesù disse loro: “Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato”». Idem per San Paolo (Ebr, 11, 6) che ha la medesima autorità di Matteo, e che ricorda come «senza la fede è impossibile piacere a Dio». Anche qui, ci sarebbe da chiedere a Sua Eminenza cosa dobbiamo farcene della Bibbia e di 2000 anni di magistero, da bravi luterani allo specchio che invocano le opere senza la fede. Ci sarebbe da chiedere a Sua Eminenza se consideri sinceramente carità cristiana il confermare gli atei nell’ateismo.
Ci permettiamo di ricordare a mons. Zuppi le parole che un suo predecessore, il cardinal Pie, vescovo di Poitiers, indirizzava ai suoi sacerdoti: «Voi insegnerete che Gesù Cristo non è facoltativo, e che al di fuori della sua legge rivelata non esiste, non esisterà mai il giusto ambiente filosofico e pacifico dove chicchessia, anima elevata o anima volgare, possa trovare il riposo della sua coscienza e la regola della sua vita. Voi insegnerete che non importa solamente che l’uomo compia il bene, ma importa che lo compia nel nome della fede, per un impulso soprannaturale, senza il quale i suoi atti non conseguiranno mai l’obiettivo finale che Dio gli ha indicato, cioè la felicità eterna dei cieli» (Œuvres, t. II, pp. 380-381). Non si direbbe la stessa religione.
Se non vado a messa tutte le domeniche non posso più definirmi cristiano. Vero o falso?
«Beh, non è che sei cristiano perché vai a messa tutte quante le domeniche, quindi è falso. Se vai a messa forse dimostri che sei cristiano ed è un modo con cui lo sei, però direi che non è il bollino che timbri e poi dopo hai la patente, no?».
Altro sofisma. Affermare che andare a messa è «un modo» di essere cristiani implica che non andare a messa è un modo alternativo di essere cristiani. E siamo di nuovo alle opere senza la fede: del terzo Comandamento e del primo precetto della Chiesa che ne facciamo?
I sacerdoti in Italia sono sempre meno. Vero o falso?
«Vero».
Chissà perché.
Vincenzo Gubitosi
Articolo previamente apparso su FSSPX.News
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Immagine di Meeting Rimini via Flickr pubblicata su licenza CC BY-NC-SA 4.0
Spirito
Vescovo vieta la preghiera a San Michele al termine delle messe
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Spirito
L’ultima barzelletta del cardinale Roche: l’obiettivo del Summorum Pontificum era il «ritorno» della FSSPX a Roma
Il cardinale antitradizionalista Arthur Roche ha ripetuto la falsa affermazione secondo cui Papa Benedetto XVI avrebbe emesso il Summorum Pontificum per «spianare la strada» al «ritorno nella Chiesa» della Fraternità Sacerdotale San Pio X (FSSPX).
Il prefetto del Dicastero per il Culto Divino ha dichiarato al sito AdVaticanum in un’intervista pubblicata martedì che «Summorum Pontificum è stata creata per accogliere e agevolare il ritorno della Società di San Pio X nella Chiesa».
il Summorum Pontificum ha chiarito che la Messa tradizionale non è mai stata abolita e che nessun sacerdote ha bisogno del permesso del vescovo per celebrarla.
Secondo Roche, i vescovi di tutto il mondo erano preoccupati per l’esito del Summorum Pontificum perché non aveva prodotto il risultato «previsto», ovvero l’integrazione della Fraternità Sacerdotale San Pio X nella Chiesa.
Infatti, in un intervista con Peter Seewald, Benedetto XVI ha chiarito che questo non era lo scopo del Summorum Pontificum. Quando Seewald gli chiese se «la riautorizzazione della Messa tridentina» fosse «principalmente… una concessione alla Fraternità Sacerdotale San Pio X», Papa Benedetto rispose:
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«Questo è assolutamente falso! Per me era importante che la Chiesa fosse unita a se stessa interiormente, al proprio passato; che ciò che prima era sacro per lei non fosse in qualche modo sbagliato ora. Il rito deve evolversi. In questo senso la riforma è opportuna. Ma la continuità non deve essere interrotta. La Fraternità Sacerdotale San Pio X si fonda sul fatto che la gente sentiva che la Chiesa stava rinnegando se stessa. Questo non deve accadere».
«Ma, come ho detto, le mie intenzioni non erano di natura tattica, bensì riguardavano la sostanza della questione. Naturalmente, è anche vero che, nel momento in cui si intravede uno scisma nella Chiesa, il papa è tenuto a fare tutto il possibile per impedirlo. Ciò include anche il tentativo di ricondurre queste persone all’unità con la Chiesa, se possibile».
Le parole di Roche suonano come uno scherzo, una barzelletta. Tutti nella comunità tradizionista sanno che le messe Summorum o dell’indulto sono concesse da vescovi (magari ultra-modernisti) per allontanare i fedeli dalle celebrazioni della FSSPX.
Parimenti è noto a moltissimi fedeli il gioco che volevano fare avvicinando la Fraternità: con un accordo per il rientro a Roma dell’universo lefebvriano, sarebbero state spinte lì tutte le persone legate al rito antico, svuotando quindi le camere interstiziali come Summorum, Fraternità San Pietro, Istituto Cristo Re, etc. Da lì poi si sarebbe proceduto a chiudere anche la Fraternità, con dentro intrappolati tutti i poveri fedeli fedeli alla Messa di sempre.
Il nemico, per il Vaticano conciliare, pare essere la Santa Messa antica, e sono disposti a tutto pur di farla fuori. Il lettore si chieda perché, e soprattutto, chi, può volere una cosa del genere.
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Immagine di Catholic Church England and Wales via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 2.0 Generic (CC BY-NC-ND 2.0)
Intelligenza Artificiale
Icona di Carlo Acutis fatta con l’IA. Polemiche
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⛪ Belarus has blessed its first AI-generated religious icon
The icon depicts Carlo Acutis, an Italian teenager who was canonized in 2025 and became known as the “Cyber Apostle.” The icon was installed in a Catholic church in Novolukoml, where Archbishop Tadeusz Kondrusiewicz… pic.twitter.com/vawCVEK8aX — NEXTA (@nexta_tv) October 12, 2026
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