Geopolitica
Hamas accetta di disarmarsi
Il gruppo militante palestinese Hamas ha accettato di cedere le proprie armi in cambio del permesso per i suoi leader di lasciare liberamente Gaza e della transizione verso un ruolo esclusivamente politico, secondo quanto riportato da Sky News Arabia.
Citando una fonte palestinese rimasta anonima, l’agenzia di stampa ha dichiarato giovedì che Hamas aveva già consegnato agli Stati Uniti alcune armi e mappe della sua rete di tunnel sotterranei, attraverso «un meccanismo che non è stato ancora rivelato».
In cambio, gli Stati Uniti avrebbero fornito garanzie che ad Hamas sarà consentito di mantenere un coinvolgimento nella politica di Gaza e che alcuni suoi funzionari amministrativi e ufficiali di polizia potranno lavorare per una nuova amministrazione, a condizione che superino un «controllo di sicurezza israelo-americano».
Secondo la fonte, ai vertici di Hamas sarà concesso di abbandonare Gaza, mentre Washington ha assicurato loro che Israele non li perseguirà all’estero in futuro.
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Né Hamas né gli Stati Uniti hanno rilasciato commenti sul rapporto. Anche Israele non ha risposto ufficialmente, ma la fonte ha precisato che «Israele nutre significative riserve su alcune di queste intese», in particolare riguardo alla possibilità che Hamas resti attivo politicamente a Gaza. Nel corso dei due anni di guerra israeliana contro l’enclave, il primo ministro Benjamin Netanyahu ha più volte ribadito l’intenzione di «distruggere completamente» Hamas.
La notizia è emersa poche ore prima che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump firmasse l’atto costitutivo del suo «Board of Peace». Inizialmente concepito come un ristretto gruppo di tecnocrati – in prevalenza provenienti dai Paesi arabi del Golfo – incaricato di supervisionare la ricostruzione e la governance di Gaza, il Board si è trasformato in una vasta organizzazione internazionale presieduta dal «Presidente Trump», come indicato nello statuto dell’ente.
Sono state offerte adesioni triennali a 60 paesi, con Trump che ha proposto un’adesione permanente al costo di 1 miliardo di dollari per ciascun paese. Il presidente russo Vladimir Putin ha ricevuto l’invito e ha annunciato l’intenzione di donare 1 miliardo di dollari prelevati dai beni russi congelati negli Stati Uniti, indipendentemente da un’eventuale adesione al consiglio. Ad oggi, circa 22 paesi hanno aderito all’organismo.
La parola «Gaza» non compare nemmeno una volta nello statuto del Board, e i critici hanno accusato il presidente statunitense di voler creare un’entità concorrente alle Nazioni Unite.
La scorsa settimana, Trump ha annunciato l’avvio della Fase Due del suo piano in 20 punti per risolvere il conflitto a Gaza. Questa fase prevede il disarmo di Hamas e il trasferimento del controllo dell’enclave al Comitato Nazionale per l’Amministrazione di Gaza (NCAG), composto da 15 tecnocrati palestinesi. Il NCAG ha tenuto la sua prima riunione al Cairo giovedì scorso.
Sebbene Israele e Hamas avessero concordato un cessate il fuoco a ottobre, entrambe le parti si sono accusate reciprocamente di violazioni della tregua nei mesi successivi. Dall’entrata in vigore dell’accordo, sono stati uccisi più di 450 palestinesi e tre soldati israeliani.
Del disarmo di Hamas ha parlato espressamente Trump nel suo memorabile discorso di Davos. Hamas non era presente tre mesi fa alla storica firma dell’accordo di pace organizzata dal presidente americano in Egitto.
Come riportato da Renovatio 21, Hamas quattro mesi fa aveva negato di aver accettato l’allora proposta di disarmo.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Geopolitica
Il Cremlino afferma che i piani per l’incontro tra Putin, Trump e Xi potrebbero essere definiti a breve
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Geopolitica
La Groenlandia ratifica l’accordo con Trump
Martedì il Parlamento della Groenlandia ha approvato un accordo di sicurezza concluso all’inizio dell’anno con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Lo riporta l’agenzia Reuters. L’intesa, sostenuta dalla Danimarca, prevede un ampliamento della presenza militare americana sull’isola artica.
L’anno scorso Trump aveva iniziato a minacciare l’annessione della Groenlandia, sostenendo che gli Stati Uniti ne avessero bisogno «per motivi di sicurezza nazionale» e per i suoi minerali delle terre rare.
Quella retorica ha provocato indignazione a Copenaghen e ha indotto i membri europei della NATO a schierarsi a sostegno della Danimarca. La controversia si è conclusa con un accordo annunciato a settembre da Stati Uniti, Danimarca e Groenlandia. All’epoca Trump dichiarò che l’intesa avrebbe garantito a Washington il «controllo permanente» sulla sicurezza del territorio artico.
L’accordo, appoggiato dalla maggioranza dei parlamentari groenlandesi, prevede un’espansione del ruolo militare statunitense sull’isola, aprendo la strada alla costruzione di due nuove basi militari e al sistema di difesa missilistica «Golden Dome» di Trump, riaffermando al contempo la sovranità danese e il diritto all’autodeterminazione dei groenlandesi.
Il ministro degli Esteri groenlandese Mute Egede ha definito la ratifica un passo importante per l’isola. Tuttavia Pele Broberg, leader del partito di opposizione Naleraq, ha sottolineato che la Groenlandia non ha ottenuto alcun beneficio economico dall’accordo.
Martedì Trump ha dichiarato a Fox News che l’Europa ha fatto agli Stati Uniti «il più grande regalo che ci sia mai stato fatto», riferendosi alla Groenlandia e all’accordo militare.
Si prevede che l’accordo esecutivo venga presentato in prima lettura al parlamento danese la prossima settimana, seguito da una seconda lettura e dalla votazione finale il 19 novembre. L’intesa entrerà in vigore una volta ratificata da Danimarca e Groenlandia e non richiede l’approvazione del Senato statunitense.
Come riportato da Renovatio 21, la Danimarca aveva creato un’apposita «guardia notturna» per tenere d’occhio le uscite del presidente statunitense Donald Trump, in seguito alle sue reiterate pretese espresse nei primi mesi di quest’anno sull’annessione della Groenlandia, territorio autonomo del regno.
Come riportato da Renovatio 21, l’anno passato Trump, con a fianco il segretario NATO Mark Rutte nello Studio Ovale, aveva dichiarato che l’annessione della Groenlandia avverrà e l’Alleanza Atlantica potrebbe perfino essere coinvolta.
La presenza nelle uscite di Trump della parola «destino» appare come un riferimento esplicito alla teoria del «Destino Manifesto» degli USA, ossia la logica per cui il Paese egemone dovrebbe spingere emisfericamente la sua espansione in tutto il continente.
La ridefinizione del Golfo del Messico come «Golfo d’America», i discorsi di annessione del Canada come ulteriore Stato dell’Unione e la manovra su Panama – canale costruito dagli USA proprio a partire da ideali non dissimili – vanno in questo senso di profonda riformulazione geopolitica della politica Estera della superpotenza.
I discorsi su una possibile dottrina Monroe («Donroe»), con gli USA impegnati solo nel loro emisfero, sono stati però vanificati dall’ennesima guerra mediorientale in cui Israele ha trascinato Washingtone.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Geopolitica
L’UE respinge il Canada come membro «associato»
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