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Geopolitica

Lavrov parla della crisi tra Russia e Italia

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Quello che segue è una parte della conferenza stampa data dal ministro degli Esteri della Federazione Russia Sergej Lavrov sugli esiti dell’attività diplomatica svolta nel 2025, in particolare in relazione ai rapporti tra la Russia e l’Italia. La traduzione è tratta dal sito del MID, il ministero degli Esteri di Mosca.

 

Domanda: Praticamente un anno fa, Lei ha affermato che i rapporti tra la Russia e l’Italia stanno attraversando la crisi più profonda dai tempi della Seconda Guerra Mondiale. Che il responsabile di ciò è il Governo italiano, e che l’Italia è diventata un Paese antirusso. Questo, nel 2025. Adesso è iniziato il 2026. Lei vede qualche segnale di cambiamento, che indichi che sussiste la possibilità di ripristinare il dialogo? In special modo dopo che il presidente del Consiglio dei Ministri italiano Giorgia Meloni, ricollegandosi alle parole del presidente francese, ha affermato che Macron ha ragione e che è giunto il momento per l’Europa di interloquire con la Russia.

 

Sergej Lavrov: In merito ai rapporti con l’Italia e al fatto che tali rapporti stiano toccando il loro punto più basso, confermo ancora una volta le mie stesse parole. L’Italia è uno dei pochi Paesi che adesso disdegna l’arte russa. Il Governo del Paese, o comunque gli organi di governo delle vostre regioni, in certi casi annullano tournée dei nostri cantanti d’opera già concordate, come è accaduto di recente con quella di Il’dar Abdrazakov.

 

Prima di ciò ci sono stati diversi altri casi nei quali artisti russi celebri in tutto il mondo sono stati invitati, sono stati firmati accordi, ma poi i loro tour sono stati annullati. Sa, io non voglio fare paragoni, ma in base alle sensazioni che ho nel relazionarmi con gli italiani, per il loro popolo fare la guerra all’arte è una cosa talmente insolita che neppure io saprei davvero come definirla.

 

Ci sono altri esempi, ma sono esempi che riguardano il regime nazista al potere in Ucraina, dove è stato fondato l’«Istituto per la memoria nazionale» e dove di recente è stata emanata l’ennesima delibera secondo cui Mikhail Kutuzov, Ivan Bunin e Aleksandr Griboedov rappresenterebbero simboli dell’imperialismo russo e tutto ciò [che è legato a loro] deve quindi essere proibito. Nella medesima lista ci sono anche nomi quali Aleksandr Puškin, Mikhail Lermontov, Lev Tolstoj, e, tra l’altro, addirittura scrittori come l’ja Il’f, Evgenij Petrov e Mikhail Bulgakov.

 

I nazisti ucraini da tempo ormai hanno insegnato al mondo intero che a loro questo è concesso, e che tra l’altro, a concederlo sono i membri della NATO e dell’UE, e in particolar modo i membri dell’Unione Europea.

 

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Ma aspettarsi la proibizione delle arti e della cultura da parte dell’Italia… io questo non lo avrei mai immaginato.

 

Alla Biennale di Venezia la Russia ha un padiglione che ci stanno vietando di utilizzare. Coloro che gestiscono il padiglione lo cedono in affitto. Durante la scorsa edizione della Biennale, i nostri rappresentanti hanno ceduto il padiglione ai Paesi dell’America Latina. Nello specifico, alla Bolivia.

 

In che modo tutto questo possa essere in linea con l’indole italiana, con la maniera degli italiani di relazionarsi con le cose della vita e con l’avversione degli italiani alla politicizzazione dei normali, quotidiani contatti umani, io non lo so.

 

In merito alla possibilità o meno di riallacciare i nostri rapporti, il presidente Vladimir Putin ne ha parlato diverse volte. Non siamo stati noi a interrompere tali rapporti, non siamo stati noi a chiudere tutte le porte alla cooperazione, né tra Russia e Unione Europea, né tra Russia e singoli membri UE, tantomeno con quelli che, come gli italiani, erano nostri vecchi e buoni amici nonché partner storici.

 

Adesso, mi domandano: «ecco, Emmanuel Macron ha detto questo, Giorgia Meloni ha detto quest’altro, e Lei che ne pensa?». Tutto ciò suona poco serio. Quando i leader dei Paesi europei, inclusi quelli che ho appena citato, dichiarano per quattro anni interi che non è assolutamente possibile sedersi al medesimo tavolo della Russia, e poi improvvisamente (quando hanno voglia di distinguersi in qualche modo dalla massa che all’unisono esige di infliggere alla Russia una «sconfitta strategica») accade che il Cancelliere tedesco Friedrich Merz affermi che la Russia è un Paese europeo, e che bisogna interloquire con i russi… Devono aver avuto un’illuminazione!

 

Perciò a coloro che desiderano sul serio dialogare con noi, io consiglio di non dichiararlo a voce alta per poi lanciare al loro pubblico sguardi boriosi. Se c’è un serio interesse, è necessario telefonare come si usa fare tra diplomatici, senza accuse di sorta, senza affermazioni quali «io ho rivolto loro questa minaccia, e quindi parlo io con Vladimir Putin». Emmanuel Macron l’ha annunciato per l’ennesima volta.

 

Qualche tempo fa, l’anno scorso, il presidente francese Macron telefonò al presidente Putin. Nulla di quanto Macron disse nel corso della telefonata fu in qualche modo diverso da quello che Parigi e lo stesso Prresidente affermavano e continuano ad affermare pubblicamente.

 

Non ho potuto trattenermi, cito le parole di Emmanuel Macron a seguito dell’incontro, nel novembre 2025, con Zelens’kyj: «è la Russia stessa ad aver scelto la via della guerra. Non c’era nulla che giustificasse questa guerra, nessuna minaccia reale, soltanto falsità. Tutto questo [è stato fatto] nel pieno disprezzo della verità, sotto l’influenza di istinti e riflessi di uno Stato che non riesce a fare i conti con la sua storia».

 

Questa è ignoranza e villania. Ciò mostra pochissima considerazione nei confronti della Russia. Noi siamo superiori a tutto questo, e trattiamo simili dichiarazioni non tanto con sdegno, ma con sprezzo, perché tra tutti, sono proprio i francesi a non potersi permettere di non ricordare la storia della Russia.

 

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[Il Presidente Macron] non può non essere consapevole del fatto che la storia non è andata come ha affermato l’Alto Rappresentante UE per gli Affari e Esteri e la politica di sicurezza Kaja Kallas, che ha parlato di «diciannove guerre scatenate dalla Russia contro l’Europa nel corso degli ultimi 100 anni», ma che la storia vide prima Napoleone e poi Hitler chiamare alle armi quasi l’Europa intera per sconfiggere e distruggere la Russia; ecco da che cosa ebbe inizio questa storia, ed ecco su che cosa il nostro popolo non transigerà mai.

 

Rimetto tali affermazioni alla coscienza del Presidente francese Macron, così come rimetto [alla coscienza di altri] l’affermazione secondo cui una guerra tra la NATO e la Russia avrà inizio prima del 2029. L’ultima volta ciò è stato detto dal Ministro della Difesa tedesco Boris Pistorius.

 

Se qualcuno desidera dialogare con noi, noi non ci rifiuteremo, pur comprendendo perfettamente che, ed esprimo questa riserva, con gli attuali leader europei non c’è proprio nulla su cui metterci d’accordo, e che probabilmente trovare un accordo non risulterebbe possibile.

 

Si sono impantanati troppo profondamente nel loro odio verso la Russia.

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Geopolitica

Marjorie Taylor Greene e Massie accusano i repubblicani di essere responsabili dell’«invasione» di migranti in Spagna

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L’ex deputata Marjorie Taylor Greene ha accusato i repubblicani della Camera di finanziare un’«invasione» della Spagna dopo aver citato il collega repubblicano Thomas Massie in merito a una recente legge di bilancio.   «I repubblicani hanno pagato 40 milioni di dollari delle vostre tasse al Marocco per invadere la Spagna», ha scritto Greene su X. «E poi hanno fatto finta che i confini contino e si sono scandalizzati come se le invasioni fossero offensive. Repubblicani e Democratici sono uguali e il partito unico ci ha fatto indebitare per 40 trilioni di dollari, e gli americani sono gli ultimi».   La Greene ha ritwittato un precedente post di Massie in cui osservava che, «due settimane prima che i migranti dal Marocco invadessero Ceuta, il Partito Repubblicano ha approvato una legge con 40 milioni di dollari per il Marocco e una relazione di una commissione che affermava: le città di Ceuta e Melilla, amministrate dalla Spagna, si trovano in territorio marocchino e rimangono oggetto della rivendicazione di lunga data del Marocco».  

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In un altro post, il Massie ha aggiunto: «Non fatevi ingannare dalla finta indignazione di Fox/GOP [il canale TV conservatore Fox News e il Partito Repubblicano USA, ndr]. Due settimane fa, la Camera ha approvato una legge che ha dato il via libera al trasferimento di territorio spagnolo al Marocco. Tutti i repubblicani tranne me hanno votato a favore, ma ora LORO si mostrano scioccati dall’invasione». La legge in questione è la HR 8595, approvata dalla Camera il 15 luglio.   Il leader di Ceuta, Juan Jesus Vivas, in seguito descrisse l’afflusso come un’«atrocità» e affermò che la popolazione riteneva che fosse stato «se non orchestrato, quantomeno incoraggiato o permesso dal Marocco». Notò la presenza di 88 cadaveri nell’obitorio locale, mentre le autorità spagnole riferirono che circa 69.500 persone erano rientrate in Marocco, con circa 2.500 ancora presenti sul posto.   Dopo l’invasione, alcuni anno ipotizzato che, con la Spagna che ha denunciato Israele come «Stato genocida» a causa delle continue atrocità commesse a Gaza, annullando al contempo gli accordi sulle armi e riconoscendo lo Stato di Palestina nel 2024, quest’invasione di rifugiati sia forse una punizione organizzata per questi e altri atti di sfida contro la politica israelo-americana.   In un articolo pubblicato sabato da Al Jazeera, la scrittrice Belan Fernandez ha osservato come, avendo firmato gli Accordi di Abramo, il Marocco intrattenga buoni rapporti con Israele, e come almeno due funzionari e commentatori filo-israeliani abbiano recentemente espresso pubblicamente l’opinione che questa nazione a maggioranza musulmana (99%) dovrebbe invadere e conquistare territori della Spagna, a maggioranza cattolica.   La Spagna è stata criticata per la sua «posizione di principio» nei confronti della Palestina e per l’opposizione alla guerra con l’Iran.   Come riportato da Renovatio 21, ad aprile Netanyahu aveva attaccato duramente la Spagna per quella che ha definito una ripetuta opposizione a Israele e la «diffamazione» delle forze armate, dopo che Madrid ha condannato le Forze di Difesa Israeliane (IDF) per gli attacchi in Libano.   Nel settembre scorso era emerso che la Spagna aveva cancellato quasi 1 miliardo di euro di contratti di difesa con aziende israeliane, la sua mossa più forte finora nell’ambito delle misure annunciate dal Sanchez contro lo Stato degli ebrei.   A maggio 2025 il ministro degli Esteri spagnolo José Manuel Albares, durante una riunione di Paesi arabi ed europei svoltasi a Madrid, aveva affermato che la comunità internazionale dovrebbe valutare l’imposizione di sanzioni contro Israele per fermare la guerra a Gaza.   Il mese prima il Regno di Spagna ha denunciato i bombardamenti israeliani sul Libano e ha chiesto un cessate il fuoco a Gaza, dopo le notizie secondo cui sarebbero state uccise più di 350 persone.

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Madrid, assieme ad Irlanda, Norvegia, si era coordinata ancora mesi fa per il riconoscimento dello Stato palestinese, provocando il richiamo degli ambasciatori da parte di Israele.   Durante la primavera 2024 la Spagna si era rifiutata di far attraccare nel porto di Cartagena una nave che trasportava armi verso Israele.   Come riportato da Renovatio 21, nell’ottobre 2024 il ministro spagnuolo per i diritti sociali Ione Belarra ha esortato i leader europei a intraprendere azioni immediate contro Israele, paventando la possibilità che altrimenti la UE diventi «complice del genocidio».   Come riportato da Renovatio 21, il Regno di Spagna, assieme all’Irlanda, ha chiesto che la UE sospenda l’accordo di libero scambio con Israele e accusa Netanyahu per gli attacchi all’UNIFIL dello scorso ottobre.  

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L’Iran sospende gli attacchi di rappresaglia contro l’Ucraina dopo le scuse di Kiev

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L’Iran ha sospeso gli attacchi di rappresaglia contro l’Ucraina per l’attacco del mese scorso a una nave mercantile nel Mar Caspio, dopo le scuse di Kiev, secondo quanto affermato da un alto consigliere della Guida Suprema iraniana Mojtaba Khamenei.

 

Il 25 luglio l’Ucraina ha colpito con droni la nave iraniana, uccidendo un marinaio, e ha affermato che stava trasportando equipaggiamento militare in Russia. L’Iran ha dichiarato che la nave trasportava merci civili e ha denunciato l’attacco come un atto di aggressione. La Russia ha identificato la nave come la nave mercantile Ana.

 

Il generale Mohsen Rezaee, comandante del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (i pasdaran ), ha dichiarato lunedì che Teheran aveva selezionato degli obiettivi in Ucraina. «Avevamo intenzione di colpire tre siti in Ucraina, ma abbiamo annullato l’attacco in seguito alle scuse dell’Ucraina», ha affermato Rezaee, secondo quanto riportato dal canale televisivo di informazione iraniano Press TV.

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Secondo l’agenzia persiana Fars, il Rezaee ha affermato che Kiev ha dichiarato di aver attaccato la nave per errore e che l’Iran ha deciso di indagare sulla questione. «Anche se si è trattato di un errore, ci saranno comunque delle conseguenze», ha aggiunto.

 

Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi aveva dichiarato in precedenza che il suo omologo ucraino, Andrey Sibiga, gli aveva assicurato durante una telefonata che l’attacco alla nave «era stato involontario e che l’Ucraina non intendeva inasprire la situazione». Araghchi ha chiesto un risarcimento per l’accaduto.

 

Inizialmente Sibiga ha respinto le minacce di rappresaglia dell’Iran definendole «ingiustificate e infondate», ma in seguito ha adottato un tono conciliante, affermando che Kiev «non ha mai avuto intenzione di prendere di mira navi o persone civili».

 

La Russia ha definito l’attacco alla nave illegale secondo il diritto internazionale e ha accusato l’Ucraina di tentare di «estendere la portata geografica delle sue attività terroristiche».

 

L’Iran ha negato di aver fornito aiuti militari alla Russia, a parte la fornitura di un «piccolo numero» di droni kamikaze Shahed-136 prima dell’escalation del conflitto in Ucraina nel febbraio 2022. Mosca ha insistito sul fatto che tutti i suoi droni Geran-2, ritenuti basati sul modello Shahed-136, siano prodotti internamente. La Russia ha anche negato di aver inviato armi all’Iran durante la campagna di bombardamenti israelo-americana contro il Paese.

 

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 Immagine di Khamenei.ir via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International

 

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Trump annulla l’attacco pianificato contro l’Iran

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Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annullato un attacco pianificato contro l’Iran dopo aver affermato che erano stati raggiunti i punti principali di un accordo che potrebbe riaprire lo Stretto di Hormuz e affrontare quella che ha definito la «minaccia nucleare» di Teheran.   Secondo quanto riportato da CBS News, Stati Uniti e Israele si starebbero preparando per una massiccia campagna di bombardamenti contro le infrastrutture energetiche della Repubblica islamica, che potrebbe iniziare già nel fine settimana. L’emittente ha affermato che l’operazione proposta, descritta come potenzialmente una delle campagne più dure contro l’Iran fino ad oggi, dovrebbe prendere di mira centrali elettriche e raffinerie di petrolio, mentre funzionari militari avrebbero anche discusso la possibilità di interrompere la fornitura di energia elettrica in tutta Teheran.   In un post pubblicato sabato su Truth Social, Trump ha scritto che, nonostante gli Stati Uniti fossero «pronti a colpire l’Iran con livelli di terrore, forza e potenza militare mai visti dalla Seconda Guerra Mondiale», aveva accettato le richieste di Teheran e delle nazioni mediorientali di sospendere l’attacco perché i «parametri» di un accordo erano stati concordati.   Trump ha affermato che l’accordo proposto includerebbe «l’apertura immediata, completa e totale dello Stretto di Hormuz e la fine della minaccia nucleare iraniana».

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«In seguito a questa richiesta, ho acconsentito, per il futuro beneficio del MONDO e, allo stesso modo, per la sopravvivenza di un Iran di successo e prospero, ad annullare l’attacco, a condizione di poter raggiungere rapidamente un ACCORDO», ha scritto Trump, aggiungendo che Israele si è unito a Washington nell’impegno.   Funzionari iraniani, tuttavia, hanno contestato la versione di Trump. Una fonte descritta dall’agenzia di stampa Fars come vicina al team negoziale iraniano ha affermato che non vi erano piani per riaprire lo Stretto di Hormuz e ha insistito sul fatto che sarebbe rimasto chiuso «finché gli Stati Uniti continueranno le loro azioni ostili». Secondo la fonte, la navigazione commerciale sarebbe stata consentita solo attraverso una rotta designata dall’Iran e con il permesso della Marina delle Guardie Rivoluzionarie.   Secondo quanto riferito, il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman, leader di fatto del regno, avrebbe parlato con Trump sabato esprimendo preoccupazione per un’ulteriore escalation. Una fonte a conoscenza della conversazione ha dichiarato all’Associated Press che Riad temeva che gli attacchi statunitensi contro le infrastrutture chiave di Teheran potessero provocare attacchi di rappresaglia contro impianti energetici nei paesi del Golfo. Il principe ereditario avrebbe inoltre chiesto chiarimenti in merito all’azione militare che Trump stava prendendo in considerazione.   Un funzionario della Casa Bianca, parlando a condizione di anonimato, ha confermato all’Associated Press che la conversazione ha avuto luogo, ma non ha rivelato alcun dettaglio.   Nonostante la partecipazione degli Stati Uniti agli attacchi contro siti utilizzati da presunte milizie filo-iraniane in Iraq, l’Arabia Saudita avrebbe esortato Washington e Teheran a riprendere i negoziati per porre fine al conflitto, che dura ormai da cinque mesi. Il ministro della Difesa saudita Khalid bin Salman, fratello del principe ereditario, si è recato a Washington mercoledì per incontrare Trump e il vicepresidente JD Vance e discutere la strategia nei confronti dell’Iran.   L’escalation ha fatto seguito a una breve pausa nelle ostilità. All’inizio di questa settimana, l’esercito statunitense ha dichiarato di aver sventato un attacco missilistico iraniano contro una base americana in Giordania, il primo attacco regionale di Teheran da quando i combattimenti si sono attenuati.   Venerdì, Trump ha detto ai giornalisti che gli Stati Uniti «vogliono solo vincere» in Iran, promettendo di colpire il Paese «molto duramente» finché «non ne potrà più».

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