Geopolitica
Gli Stati Uniti stanno per sanzionare un intero battaglione israeliano per presunti abusi dei diritti umani
L’amministrazione Biden starebbe per annunciare nei prossimi giorni sanzioni contro un intero battaglione delle Forze di Difesa Israeliane (IDF). Lo riporta la testata americana Axios.
Si tratterebbe di uno sviluppo inaspettato e senza precedenti nelle relazioni USA-Israele.
Tre funzionari statunitensi hanno detto ad Axios che il segretario di Stato americano Antony Blinken svelerà le misure punitive contro il battaglione «Netzah Yehuda» dell’IDF per aver presumibilmente commesso violazioni dei diritti umani contro i palestinesi in Cisgiordania.
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Si tratta di una brigata definita come «ultraortodossa» fondata nel 1999 in coordinamento con i rabbini che cercavano di consentire un più facile ingresso nell’esercito di una comunità religiosa che tipicamente rifiuta il servizio militare.
Il controverso battaglione ha prestato servizio anche nelle operazioni nella Striscia di Gaza, così come nel nord di Israele. Il Times of Israel ha evidenziato che il battaglione è stato al centro di numerose controversie in passato legate all’estremismo di destra e alla violenza contro i palestinesi, in particolare inclusa la morte nel 2022 di Omar As’ad, un palestinese-americano di 78 anni morto dopo essere stato arrestato, ammanettato, bendato e successivamente abbandonato al gelo dai soldati del battaglione.
Venerdì Blinken è apparso per confermare che le sanzioni sono imminenti. «Potreste aspettarvi di vederli nei prossimi giorni», ha detto Blinken in risposta a una domanda sulle potenziali violazioni della legge Leahy. La legge del 1997 vieta la possibilità che gli aiuti esteri statunitensi o i programmi di formazione del dipartimento della Difesa vadano a entità straniere ritenute responsabili di violazioni dei diritti umani.
Il primo ministro Benjamin Netanyahu ha immediatamente criticato l’imminente mossa degli Stati Uniti in un messaggio di sabato su X.
אסור להטיל סנקציות על צבא ההגנה לישראל!
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אני פועל בשבועות האחרונים נגד הטלת סנקציות על אזרחים ישראלים, כולל בשיחות שלי עם בכירי הממשל האמריקני.בשעה שחיילינו נלחמים במפלצות הטרור, הכוונה להטיל סנקציה על יחידה בצה״ל זה שיא האבסורד ושפל ערכי.
הממשלה בראשותי תפעל בכל האמצעים…
— Benjamin Netanyahu – בנימין נתניהו (@netanyahu) April 20, 2024
«L’IDF non deve essere sanzionato!» ha scritto il premier dello Stato Ebraico su X. «Ho lavorato nelle ultime settimane contro le sanzioni contro i cittadini israeliani, anche nelle mie conversazioni con l’amministrazione americana».
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«In un momento in cui i nostri soldati combattono i mostri terroristi, l’intenzione di emettere sanzioni contro un’unità dell’IDF è il massimo dell’assurdità e un basso livello morale», ha aggiunto, impegnandosi a combattere questa mossa.
Secondo Axios, «le sanzioni vieteranno al battaglione e ai suoi membri di ricevere qualsiasi tipo di assistenza o addestramento militare statunitense, hanno detto le fonti».
Altre controverse unità di polizia o militari, accusate da tempo di violazioni dei diritti umani, secondo l’amministrazione statunitense hanno recentemente cambiato il loro comportamento, e quindi nessun’altra sarà il bersaglio delle nuove sanzioni, osserva Axios. Secondo ulteriori informazioni sul battaglione Netzah Yehuda «nel corso degli anni, l’unità di stanza in Cisgiordania è diventata una destinazione per molti “Gioventù di collina”» cioè «giovani coloni radicali di destra che non venivano accettati in nessun’altra unità combattente dell’IDF».
«L’amministrazione Biden venerdì ha imposto sanzioni a due entità accusate di raccogliere fondi per i coloni estremisti israeliani già sanzionati, nonché al fondatore di un’organizzazione i cui membri aggrediscono regolarmente i palestinesi», ha riferito venerdì l’Associated Press.
La violenza in Cisgiordania è al culmine poiché le forze israeliane hanno condotto raid su larga scala, anche in seguito all’omicidio del quattordicenne israeliano Binyamin Achimair, scrive Zerohedge. Questo fine settimana, 14 palestinesi sarebbero stati uccisi dopo un raid della sicurezza israeliana nel campo profughi di Nur Shams in Cisgiordania.
Come riportato da Renovatio 21, abusi da parte dei militari israeliani sono diffusi sui social, come ad esempio il canale Telegram «72 vergini – senza censura», dove vengono caricati dagli stessi militari video ed immagini di quella che si può definire «pornografia bellica». Vantando «contenuti esclusivi dalla Striscia di Gaza», il canale 72 Virgins – Uncensored ha più di 5.000 follower e pubblica video e foto che mostrano le uccisioni e le catture di militanti di Hamas, nonché immagini dei morti.
I commenti che accompagnano i post sono del tipo «Bruci la loro madre… Non crederai al video che abbiamo! Puoi sentire lo scricchiolio delle loro ossa. Lo caricheremo subito, preparatevi»; «Sterminare gli scarafaggi … sterminare i ratti di Hamas… Condividere questa bellezza».
Ad esempio, in un post che presumibilmente mostra colpi di mitragliatrice immersi nel grasso di maiale: «Che uomo!!!!! Lubrifica i proiettili con lo strutto. Non avrai le tue vergini».
Il governo israeliano continua a negare di avere un ruolo nel canale. «Se c’è stato qualche collegamento da parte dei soldati o di altri soggetti collegati all’IDF con la pagina o il suo funzionamento, ciò è stato fatto senza approvazione e senza autorizzazione», ha detto al giornale israeliano Haaretz un portavoce dell’IDF.
Oltre a violare le proprie leggi che vietano le operazioni psicologiche dirette alla popolazione israeliana, il canale potrebbe anche entrare in conflitto con la Convenzione di Ginevra, di cui lo stato sionista è firmatario. «La Convenzione di Ginevra del 1949 stabilisce che le vittime di guerra decedute devono essere protette e che è vietato trattare i cadaveri in modo “inappropriato”, compreso scattare foto con loro e profanarli», secondo il Consiglio per i Diritti e le Libertà di Ginevra.
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Immagine di Israel Defense Forces via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial 2.0 Generic
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Trump in contatto con Netanyahu: paura di altre ostilità con l’Iran
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha parlato al telefono con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu sabato mattina, per fare il punto sui preparativi per possibili attacchi contro l’Iran,. Lo riporta il Wall Street Journal, che cita fonti a conoscenza della conversazione.
Secondo il WSJ, Trump aveva precedentemente tenuto un altro incontro con alti comandanti militari alla Casa Bianca per discutere le opzioni per la ripresa di importanti operazioni di combattimento. Nelle scorse settimane, diverse testate giornalistiche hanno riportato che gli Stati Uniti potrebbero riprendere gli attacchi contro l’Iran dopo le elezioni di medio termine del 3 novembre.
Trump ha ripetutamente minacciato di bombardare l’Iran, avvertendo di «un’altra piccola Furia Epica», dal nome dell’operazione precedente, qualora Teheran non rispetterà le sue condizioni di pace. Secondo quanto riferito, funzionari statunitensi avrebbero avvertito gli alleati arabi che ospitano basi militari americane di prepararsi a un’operazione breve ma intensa.
Interrogato sabato sera durante una festa di Halloween a Mar-a-Lago, in Florida, sulla possibilità di «tornare in guerra con l’Iran» nelle prossime settimane, Trump ha risposto: «Supponiamo che lo facessi, ve lo direi? Non posso dirvelo».
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Secondo quanto riferito, il Pentagono avrebbe presentato a Trump potenziali obiettivi che vanno dagli impianti nucleari e siti militari sotterranei iraniani all’isola di Kharg, un importante snodo per l’esportazione di petrolio nel Golfo Persico. Gli Stati Uniti hanno inoltre inviato ulteriori intercettori missilistici nella regione e trasferito truppe da basi vulnerabili.
Secondo un articolo del Jerusalem Post pubblicato sabato, Stati Uniti e Israele hanno già elaborato piani per una rinnovata azione militare, ma è improbabile che Trump ordini attacchi prima del voto di martedì, a meno che i servizi segreti non indichino preparativi per un attacco a sorpresa.
Una ripresa delle ostilità giungerebbe in un momento delicato per Netanyahu, il cui blocco di destra non è riuscito a ottenere la maggioranza parlamentare alle elezioni della scorsa settimana. Rimarrà in carica mentre proseguono i negoziati per la formazione di una coalizione.
Il Segretario di Stato americano Marco Rubio ha dichiarato sabato che Trump non ha ancora deciso se lanciare nuovi attacchi contro l’Iran, ma preferisce una soluzione diplomatica. Le sue dichiarazioni sono giunte mentre i negoziatori iraniani incontravano i mediatori del Qatar a Doha, dopo oltre 12 ore di colloqui a Teheran venerdì. Una fonte a conoscenza dei colloqui ha riferito a Reuters che la diplomazia viene coordinata attraverso contatti regolari con Washington.
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha dichiarato che Teheran ha esaminato una lettera del vicepresidente statunitense JD Vance volta a riaprire i negoziati, definendo l’iniziativa un «passo positivo».
Nel frattempo, la Guida Suprema iraniana Mojtaba Khamenei ha ordinato alle forze armate di prepararsi a «una risposta immediata ed efficace, senza limitazioni geografiche» qualora il Paese venisse attaccato di nuovo, secondo quanto riportato in una dichiarazione diffusa sabato dal suo ufficio.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
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