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Geopolitica
Gli smartphone Huawei crollano del 42% a causa delle sanzioni di Trump
Renovatio 21 pubblica questo articolo su gentile concessione di Asianews. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.
In un anno il gigante hi-tech cinese passa dal primo al sesto posto nella quota di mercato mondiale. Amministrazione Biden: Le imprese di Pechino minacciano la nostra sicurezza nazionale. Apple e Samsung approfittano della caduta di Huawei. Crescono le vendite di Xiaomi, anch’essa nel mirino di Washington.
Huawei ha venduto il 42% in meno di smartphone nell’ultimo trimestre del 2020, passando dal primo al sesto posto nella classifica mondiale delle vendite
Huawei ha venduto il 42% in meno di smartphone nell’ultimo trimestre del 2020, passando dal primo al sesto posto nella classifica mondiale delle vendite. È quanto emerge dai calcoli di Counterpoint Research, pubblicati il 28 gennaio, secondo cui il crollo è dovuto alle sanzioni imposte dall’amministrazione Trump al gigante tecnologico cinese.
L’ex presidente USA ha accusato più volte Huawei di spiare per conto del governo; dal febbraio scorso la compagnia cinese non può acquistare microchip prodotti da aziende USA o da compagnie di altri Paesi che però fanno uso di tecnologia statunitense.
Il componente è essenziale nella produzione di telefonini di ultima generazione. Su pressione di Washington, molti Stati hanno rinunciato anche ad acquisire il sistema 5G di Huawei, considerato un leader mondiale nel settore.
Tra ottobre e dicembre dello scorso anno, Huawei ha venduto 32,3 milioni di smartphone: nello stesso periodo del 2019 le vendite erano arrivate a 56,2 milioni. La sua quota di mercato mondiale è scesa dal 14 all’8%, e le previsioni per il futuro sono di un ulteriore peggioramento.
Jen Psaki, portavoce di Biden, ha detto il 27 gennaio che «i sistemi prodotti da venditori inaffidabili come Huawei sono una minaccia alla sicurezza degli Stati Uniti e dei suoi alleati»
Il nuovo presidente USA Joe Biden ha sottolineato che continuerà a esercitare pressioni sulle imprese hi-tech cinesi. Jen Psaki, portavoce di Biden, ha detto il 27 gennaio che «i sistemi prodotti da venditori inaffidabili come Huawei sono una minaccia alla sicurezza degli Stati Uniti e dei suoi alleati».
Apple e Samsung hanno beneficiato della caduta di Huawei.
Il colosso californiano ha venduto 90,1 milioni di smartphone nell’ultimo trimestre dello scorso anno, una crescita annua del 32%, che lo porta a controllare il 23,4% del mercato.
La grande compagnia sudcoreana ha registrato invece un aumento del 10,7%.
Huawei è stata superata anche da un concorrente interno, Xiaomi, diventato il terzo venditore mondiale
Huawei è stata superata anche da un concorrente interno, Xiaomi, diventato il terzo venditore mondiale. Le prospettive non sono buone nemmeno per questo produttore cinese, sanzionato da Trump poco prima di lasciare la Casa Bianca.
Geopolitica
L’esercito americano starebbe guidando segretamente delle navi attraverso lo Stretto di Ormuzzo
Nelle ultime settimane, l’esercito statunitense ha guidato segretamente delle navi attraverso lo Stretto di Ormuzzo. Lo riporta il New York Times, che cita funzionari a conoscenza dei fatti.
In risposta agli attacchi aerei statunitensi e israeliani del 28 febbraio, l’Iran ha chiuso la vitale via navigabile, che in precedenza gestiva circa il 20% delle forniture globali di petrolio e gas naturale liquefatto (GNL), alle navi provenienti da «paesi ostili». Teheran ha poi precisato che le navi di paesi terzi avrebbero potuto transitare pagando un pedaggio e rispettando le istruzioni militari.
Ad aprile, il presidente degli Stati Uniti Donaldo Trump aveva annunciato il «Progetto Libertà», finalizzato a scortare navi mercantili in difficoltà provenienti da paesi neutrali. Ha sospeso pubblicamente l’iniziativa meno di 48 ore dopo, a quanto pare in seguito al rifiuto dell’Arabia Saudita di permettere alle forze statunitensi di sorvolare il suo spazio aereo o di utilizzare la base aerea Prince Sultan.
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Secondo il NYT, il Comando Centrale degli Stati Uniti (CENTCOM) ha coordinato il passaggio di circa 70 navi commerciali attraverso il canale nelle ultime tre settimane. Un funzionario ha riferito al giornale che la maggior parte delle navi aveva spento i transponder per evitare di essere individuate dalle forze iraniane. Le imbarcazioni avrebbero seguito una rotta più vicina alla costa omanita.
Nonostante il cessate il fuoco raggiunto l’8 aprile, il traffico attraverso questo punto strategico rimane fortemente ridotto, essendo sceso da circa 150 navi al giorno prima del conflitto a meno di dieci.
Decine di migliaia di marinai a bordo di un numero di imbarcazioni compreso tra 1.600 e 2.000, tra cui petroliere e gasiere, rimangono bloccati nel Golfo Persico.
Ad aprile, gli Stati Uniti hanno imposto un blocco ai porti iraniani e da allora hanno intercettato più di 100 navi mercantili. Domenica, il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche iraniane ha dichiarato che 28 navi avevano attraversato lo stretto nelle 24 ore precedenti, dopo aver ottenuto l’autorizzazione.
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Geopolitica
Israele penetra più a fondo in Libano e conquista un castello crociato del Medio Evo
תיעודים חדשים: כוחות סיירת גולני במבצר הבופור
לכל הפרטים👇https://t.co/Hnn0njXnoi pic.twitter.com/DSwaINpJzY — צבא ההגנה לישראל (@idfonline) May 31, 2026
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Geopolitica
L’Iran interrompe i colloqui con gli Stati Uniti
L’Iran ha interrotto i negoziati con gli Stati Uniti sull’offensiva israeliana in corso in Libano, procedendo al blocco del traffico marittimo attraverso lo Stretto di Ormuzzo. Lo riporta dall’agenzia di stampadi Stato iranana Tasnim, che cita alcune fonti.
Negli ultimi giorni Israele ha intensificato la sua campagna di bombardamenti in Libano, colpendo quelli che definisce siti utilizzati dal gruppo militante Hezbollah. L’esercito israeliano si è spinto più a fondo nel sud del Paese, conquistando il castello di Beaufort, una fortezza crociata di 900 anni e un punto strategico chiave nella regione.
Mentre l’Iran ha posto la fine della guerra in Libano come condizione per i negoziati con gli Stati Uniti, mediati dal Pakistan, le ostilità tra Israele e Hezbollah sono continuate nonostante un presunto cessate il fuoco annunciato a metà aprile.
In risposta all’escalation in Libano, Teheran ha interrotto i «negoziati e lo scambio di messaggi tramite un mediatore», secondo quanto riportato da Tasnim. L’Iran avrebbe chiesto una «cessazione immediata delle ostilità» nel Paese, così come nell’enclave palestinese di Gaza, ponendola come condizione per la ripresa dei contatti con gli Stati Uniti.
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Secondo l’agenzia, Teheran e i suoi gruppi alleati regionali hanno anche espresso la disponibilità a isolare lo Stretto di Hormuz, nonché ad «attivare altri fronti», tra cui l’interruzione del traffico marittimo nello Stretto di Bab al-Mandab.
All’inizio di aprile, Teheran e Washington hanno raggiunto un fragile cessate il fuoco dopo oltre un mese di intense ostilità scatenate dall’attacco israelo-americano alla Repubblica islamica. Da allora, Iran e Stati Uniti sono impegnati in contatti diretti e indiretti, negoziando un memorandum d’intesa che dovrebbe estendere la tregua per altri 60 giorni e dare il via ai colloqui sul programma nucleare iraniano.
Nel corso dell’ultima settimana, le parti contrapposte si sono scontrate ripetutamente sul piano militare, accusandosi a vicenda per gli incidenti. Il Comando Centrale degli Stati Uniti ha dichiarato lunedì di aver condotto «attacchi mirati e deliberati» sabato e domenica in risposta alle «azioni aggressive iraniane, tra cui l’abbattimento di un drone statunitense MQ-1 che operava su acque internazionali».
L’Iran ha affermato che il drone ha violato il suo spazio aereo, mentre gli attacchi hanno provocato rappresaglie contro una base aerea nella regione utilizzata dalle forze americane.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
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