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Gli scienziati non sanno ancora se i vaccinati possono essere contagiosi

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Nonostante sempre più persone fanno  i vaccini contro il coronavirus approvati dalla FDA, rimane una domanda importante: quelle persone sono protette da tutte le infezioni da COVID-19, o sono semplicemente protette da casi sintomatici e sono ancora in grado di diffondere il coronavirus ad altri?

 

I vaccinati sono protetti da tutte le infezioni da COVID-19, o sono semplicemente protetti da casi sintomatici e sono ancora in grado di diffondere il coronavirus ad altri?

Purtroppo non abbiamo ancora una risposta. Ma il MIT Technology Review riporta che Pfizer e ricercatori di altre istituzioni si stanno affrettando a capirlo.

 

La risposta potrebbe avere profonde implicazioni per il percorso durante il resto della pandemia. Dopo aver ottenuto le dosi di vaccino richieste e aver atteso il tempo necessario, sarai in grado di raggiungere la città con i tuoi amici? O dovrai aspettare ancora di più, per paura di diffondere ancora il virus mortale?

 

«Ci sono tre cose che un vaccino può fare: impedirti di contrarre completamente la malattia, fermare la trasmissione in avanti e fermare i sintomi», ha detto al MIT Tech Jeffrey Shaman, esperto di salute pubblica della Columbia University.

 

Per vedere cosa fa effettivamente il suo vaccino, Pfizer sta reclutando volontari per un nuovo studio negli Stati Uniti e in Argentina

Per vedere cosa fa effettivamente il suo vaccino, Pfizer sta reclutando volontari per un nuovo studio negli Stati Uniti e in Argentina. I volontari, che hanno già ricevuto un vaccino o un placebo come parte dei più ampi studi clinici di Pfizer, offrono le loro narici per regolari test con tampone nasale e i ricercatori useranno i loro risultati per monitorare da vicino la diffusione del coronavirus tra tutte le persone coinvolte.

 

L’obiettivo è determinare se coloro che hanno il vaccino possono ancora catturare e trasmettere il coronavirus, nel qual caso altre misure come il lockdown e il distanziamento sociale dovrebbero probabilmente continuare più a lungo.

 

«Non lo sappiamo, ma è una domanda importante perché la risposta influenzerà l’uso della mascherina; influenzerà il comportamento; si riferisce alla comodità di andare al ristorante e al cinema e al beneficio complessivo che possiamo aspettarci dai vaccini», ha detto al MIT Tech Review Lawrence Corey, responsabile delle operazioni presso il COVID-19 Prevention Network, un gruppo che gestisce la ricerca clinica sulle terapie COVID-19.

«Non lo sappiamo, ma è una domanda importante perché la risposta influenzerà l’uso della mascherina; influenzerà il comportamento; si riferisce alla comodità di andare al ristorante e al cinema e al beneficio complessivo che possiamo aspettarci dai vaccini»

 

In pratica: stanno vaccinando l’intera popolazione mondiale con un farmaco senza sperimentazione completata basato su una tecnologia mai approvato prima nella storia, ma non sanno nemmeno se serve a qualcosa.

 

 

 

 

 

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L’Austria chiude tutto e promette l’obbligo vaccinale universale

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Dopo pochi giorni di lockdown selettivo – cioè apartheid biotica dei non-vaccinati, l’Austria ci ripensa e chiude tutto: lockdown totale.

 

Da lunedì 19 il Paese torna in lockdown totale. La Germania, di riflesso, potrebbe seguire, dicono i giornali locali. L’Italia, regina della costrizione draconiana, quanto attenderà?

 

In Austria inoltre si vuole arrivare alla vaccinazione dell’intera popolazione a partire dal 1 febbraio. Il neocancelliere austriaco Alexander Schallenberg, messo al potere da uno scandalo che ha disintegrato il giovane Sebastian Kurz, ha annunciato il piano ieri in conferenza stampa.

 

L’apartheid biotica dei soli vaccinati, si è capito, non ha funzionato: non è riuscito a fermare l’impennata del numero di casi.

 

Da lunedì 19 il Paese torna in lockdown totale. La Germania, di riflesso, potrebbe seguire, dicono i giornali locali. L’Italia, regina della costrizione draconiana, quanto attenderà?

Si ricorrerà quindi al blocco totale, per una durata di almeno 10 giorni – da qualche parte raccontano ancora la favola del «salvare il Natale».

 

Sarà quindi implementato un vero obbligo vaccinale universale: a partire dal 1 febbraio, tutti i cittadini austriaci saranno legalmente obbligati a sottoporsi all’inoculo mRNA. Sono state promesse «pene» e punizioni, per il momento non  specificate, per coloro che continuano a resistere.

 

«Non siamo stati in grado di convincere abbastanza persone a vaccinare. Per troppo tempo io e altri abbiamo pensato che si potesse convincere le persone a farsi vaccinare», ha affermato il nuovo cancelliere Alexander Schallenberg. «Fa male che tali misure debbano ancora essere prese».

 

In sostanza, succederà che

 

  • Da lunedì 22 novembre, l’Austria entrerà in un blocco di tre settimane, che terminerà il 12 dicembre.

 

  • Negozi e ristoranti saranno costretti a chiudere.

 

  • Il lavoro da casa sarà obbligatorio in qualsiasi lavoro in cui sia possibile farlo.

 

  • Le mascherine FFP2 sono obbligatorie in tutti i locali chiusi.

 

  • Le scuole non saranno ufficialmente chiuse ma rimarranno aperte per «chi ne ha bisogno», anche se non si svolgeranno lezioni frontali. Ciò rispecchia le regole dei blocchi nel 2020, in cui le scuole sono passate all’apprendimento a distanza ma hanno comunque fornito assistenza agli studenti i cui genitori non erano in grado di farlo, ad esempio i figli piccoli di genitori che svolgono lavori essenziali o quelli con esigenze di apprendimento extra.

 

  • Il governo ha invitato i genitori a tornare all’apprendimento da casa, se possibile.

 

  • La suite di misure sarà valutata dopo dieci giorni.

 

L’Austria non ha ancora, a differenza dell’Italia, un obbligo vaccinale mascherato da green pass per il lavoro, ma potrebbe presto seguire.

 

Con la minaccia di obbligo totale di vaccino Vienna potrebbe diventare un nuovo laboratorio di avanguardia della dittatura biologica globale. Gli occhi dei potenti saranno puntati sull’Austria per capire come risponderà la popolazione.

 

L’Italia, che è il Paese al mondo in cui la restrizione pandemica più avanzata (il ricatto del taglio dei viveri senza sottomissione ai diktat biotici del potere), si farà superare dal piccolo Paese limitrofo?

 

 

 

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Partito Comunista Cinese, si apre il 6° Plenum: cementerà il potere di Xi Jinping

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Renovatio 21 pubblica questo articolo su gentile concessione di Asianews

 

 

Attesa l’approvazione della terza «risoluzione storica» del PCC. Il documento esalterà il futuro del Paese sotto la guida di Xi e potrebbe criticare gli eccessi delle aperture di Deng Xiaoping. Rimangono poco chiari gli equilibri interni al regime; un indizio chiave sarà chi sostituirà il premier Li Keqiang.

 

 

Si è aperto oggi nella capitale il 6° Plenum del 19° Comitato centrale del Partito Comunista Cinese (PCC). L’incontro a porte chiuse, che si concluderà l’11 novembre, è destinato a cementare il potere di Xi Jinping, presidente della nazione e segretario generale del Partito.

 

Il clou del meeting sarà l’approvazione di una «risoluzione storica» che rivedrà i successi del PCC nei suoi 100 anni e fornirà elementi per delineare la direzione futura del regime. Si tratta del terzo documento di questo tipo dalla fondazione del Partito. Il primo, nel 1945, ha rafforzato il potere di Mao Zedong. Con quello del 1981 Deng Xiaoping ha condannato invece gli eccessi della Rivoluzione culturale e lanciato le riforme di mercato.

 

Alla vigilia del Plenum, i media cinesi di Stato hanno celebrato i «successi» di Xi Jinping, soprattutto l’aver eliminato la povertà estrema nel Paese – un’affermazione contestata da molti osservatori – e traghettato la Cina verso la modernità.

 

Con l’abolizione nel 2018 del limite dei due mandati presidenziali, Xi si avvia a governare almeno fino al 2027. Egli non ha mai designato un successore

Secondo diversi analisti, dalla sua entrata in carica nel 2012 Xi ha raggiunto uno status che in passato ha avuto solo Mao. Ciò ha però allarmato buona parte della comunità internazionale, preoccupata per la repressione interna nello Xinjiang, in Tibet e a Hong Kong. La Cina di Xi è anche più attiva e aggressiva in politica estera, con la crescente ostilità nei confronti di Taiwan e le rivendicazioni territoriali nel Mar Cinese meridionale e in quello orientale.

 

Il risultato è che gli USA di Joe Biden hanno spazio per tentare di creare un fronte unito «anti-cinese» con alleati e partner. L’obiettivo di Washington e quello di  contenere la potenziale minaccia militare di Pechino e contrastare le sue pratiche commerciali, ritenute contrarie alle regole internazionali.

 

I commentatori sono divisi su quale sarà il contenuto effettivo della terza risoluzione sulla storia del PCC. Alcuni sostengono che essa sarà meno importante delle precedenti, concentrandosi più sulle prospettive future sotto la leadership di Xi. Altri si aspettano che l’attuale leader supremo riservi a Deng lo stesso trattamento che il «piccolo timoniere» ha avuto per Mao; in questo scenario il documento finale approvato dal Plenum includerebbe critiche agli eccessi delle «riforme e aperture» volute da Deng.

 

Un indizio indiretto su quale sia il reale peso di Xi e dei suoi sostenitori nel Partito lo potrebbe dare la scelta del futuro primo ministro, sulla carta il numero due del regime

L’aspetto più importante del Plenum in corso è però con quale equilibrio di potere il Partito si presenterà al Congresso del prossimo anno. Con l’abolizione nel 2018 del limite dei due mandati presidenziali, Xi si avvia a governare almeno fino al 2027. Egli non ha mai designato un successore: l’attuale vice presidente, il potente Wang Qishan, ha 73 anni e avrebbe contrasti con il suo capo. Wang farebbe parte di quell’ala del Partito che mal tollera i controlli governativi imposti nell’ultimo anno al settore privato (soprattutto ai giganti dell’hi-tech) e la “prosperità comune” invocata da Xi.

 

Un indizio indiretto su quale sia il reale peso di Xi e dei suoi sostenitori nel Partito lo potrebbe dare la scelta del futuro primo ministro, sulla carta il numero due del regime. L’indicazione di una figura appartenente alla fazione del premier in carica Li Keqiang  (la Gioventù comunista) segnalerebbe che Xi è dovuto scendere a patti con i suoi avversari per perpetuare il proprio potere.

 

 

 

 

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Militaria

Gli americani annunciano di avere batterie di missili ipersonici

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Dopo che Russia, Cina e Corea del Nord hanno annunciato l’implementazione della tecnologia missilistica ipersonica, anche gli USA dichiarano di avere pronta una prima batteria di missili ipersonici superficie-superficie.

 

La batteria dell’Esercito USA sarebbe in preparazione nella base di Lewis-McChord nello stato di Washington. La avrebbe in consegna una Brigata di artiglieria, la 17th Field Artillery Brigade, schierata dal 2019 nel teatro Asia-Pacifico.

 

«I veicoli lanciatori sono stati consegnati fra il 14 e il 15 settembre, mentre una cerimonia ufficiale si è tenuta il 7 ottobre ed il missile, noto come Long Range Hypersonic Weapon, è stato da poco ribattezzato DARK EAGLE» scrive RID.

 

Il missile DARK EAGLE è detto poter viaggiare Mach 17 (20.825, 75 km/h)

«Il DARK EAGLE impiega il glider ipersonico Common Hypersonic Glide Body (C-HGB), frutto di una cooperazione con l’US Navy e destinato dunque ad equipaggiare anche i primi missili ipersonici lanciati da navi e sottomarini».

 

Il missile DARK EAGLE è detto poter viaggiare Mach 17 (20.825, 75 km/h), dopo cui esso comincia la picchiata sull’obbiettivo. La velocità terminale del glider ipersonico sarebbe invece di Mach 5 (6.125,22). Per la gittata si ipotizzano almeno 2.700 km.

 

«Oltre alla elevata velocità terminale, la pericolosità dei glider ipersonici viene dalla loro capacità di manovrare, rendendosi bersagli sfuggenti e meno prevedibili» scrive RID.

 

I lanciatori dovrebbero consentire l’addestramento del personale per il primo lancio, previsto per l’anno prossimo.

 

Gli USA avevano dichiarato due mesi fa di aver fallito per la seconda volta un test per un prototipo di arma ipersonica.

 

«Nell’ultimo anno, la Cina ha testato più armi ipersoniche di quante ne abbiamo fatte in un decennio. Dobbiamo aggiustare questa cosa» aveva detto nel 2018  Michael Griffin, Sottosegretario della Difesa USA per la Ricerca & Sviluppo.

 

Sia gli Stati Uniti che la Russia si sono ritirati dal Trattato sulle Forze Nucleari a Raggio Intermedio (INF) nel febbraio 2019. Ciò non può che stimolare lo sviluppo delle armi balistiche, comprese le armi ipersoniche.

 

Le armi ipersoniche, considerate non-difendibili, mettono a rischio l’equilibrio di deterrenza stabilito con fatica riguardo alle armi nucleari

Come riportato da Renovatio 21, nella competizione ipersonica si è aggiunta, imperiosamente la Cina (che sta ingegnerizzando anche droni ipersonici in grado di atterrare). La Nord Corea, da qualche settimana, ha fatto sapere di essere nel club ipersonico.

 

Le armi ipersoniche, considerate non-difendibili, mettono a rischio l’equilibrio di deterrenza stabilito con fatica riguardo alle armi nucleari.

 

Sono, a tutti gli effetti, una vera minaccia alla pace del pianeta.

 

 

 

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