Politica
Evo Morales accusato di stupro. Lui si difende: «accuse politiche»
L’ex presidente boliviano Evo Morales si è scagliato contro i suoi rivali politici per quella che ha definito una campagna di persecuzione dopo che sabato è stato emesso un mandato di arresto contro di lui. Il primo leader indigeno della nazione, 65 anni, è stato accusato di aver avuto un figlio con una minorenne nel 2016, un atto considerato stupro legale in Bolivia.
Lo stesso Morales ha respinto le accuse definendo la magistratura boliviana prevenuta nei suoi confronti e denunciando il processo come una campagna di persecuzione politica lanciata dai suoi rivali in vista delle prossime elezioni.
«È stato ordinato un mandato di perquisizione e arresto», ha detto il giudice Nelson Rocabado ai giornalisti dopo un’udienza nella regione meridionale di Tarija, dove vive la presunta vittima. Morales ha risposto in una serie di post su X, dove ha accusato Rocabado di aver abbandonato la neutralità giudiziaria a favore del servizio al governo del rivale dell’ex presidente, l’attuale presidente boliviano Luis Acre.
El Juez Quinto de Instrucción Penal de Anticorrupción y Contra la Violencia hacia la Mujer de Tarija, Nelson Alberto Rocabado Romero -que me declaró en rebeldía, ordenó mi aprehensión, arraigo y anotación de mis bienes- fue posesionado el 18 de abril de 2024, tras haber sido… pic.twitter.com/cMaZIx1rU9
— Evo Morales Ayma (@evoespueblo) January 18, 2025
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Il giudice è stato nominato durante il mandato di Acre, ha detto Morales, aggiungendo che «questa è la prova che i giudici non sono indipendenti. Non rispettano il giusto processo e prendono decisioni senza prove. Obbediscono solo a coloro che fanno loro un favore nominandoli».
In un altro post, l’ex presidente ha anche collegato il caso alle prossime elezioni presidenziali previste per agosto. «I miei accusatori non cercano giustizia, vogliono bandirmi ed eliminarmi prima delle prossime elezioni presidenziali in Bolivia», ha affermato, denunciando quella che ha definito una giustizia «di parte» e «sottomessa».
Secondo quanto riportato dai media, il mandato di arresto è stato emesso dopo che Morales ha saltato due volte le udienze sulla sua possibile detenzione preventiva. In base alla sentenza, trasmessa in televisione nazionale, i beni dell’ex presidente sono stati congelati e gli è stato vietato di lasciare il Paese.
Secondo quanto riferito, Morales attualmente risiede nella provincia centrale boliviana di Chapare, dove gode di un forte sostegno popolare.
Ex sindacalista dei cocaleros, il Morales è diventato il primo presidente indigeno della Bolivia nel 2006. È fuggito dal paese nel 2019 tra proteste e rivolte diffuse scatenate da accuse di frode elettorale nelle elezioni generali. Da allora ha affermato di essere stato estromesso da un colpo di Stato sostenuto dagli Stati Uniti. È tornato in Bolivia nel 2020 dopo che Arce, suo alleato all’epoca, ha vinto la presidenza. La loro relazione si è poi rapidamente deteriorata in rivalità per il controllo del loro partito Movimento per il Socialismo.
Nell’ottobre 2024, Morales è stato accusato per la prima volta di «stupro aggravato con tratta di esseri umani» per aver presumibilmente fatto sesso con una minorenne.
Come riportato da Renovatio 21, nel novembre 2024, il Morales ha affermato di essere stato vittima di un tentativo di omicidio dopo che la sua auto è stata colpita da proiettili.
Le dejaron la camioneta como un colador a Evo Morales, en el intento de homicidio que sufrió en el día de hoy. Jamás en su historia Bolivia distribuyó mejor la riqueza que con Evo Morales, motivo suficiente para que el poder económico mundial intente deshacerse. pic.twitter.com/b67OIdWQtj
— Editor✍ (@Editor_76) October 27, 2024
Il governo ha negato le accuse e il ministro Eduardo del Castillo ha accusato Morales di aver organizzato l’incidente.
L’ex presidente boliviano aveva intrapreso tre mesi fa uno sciopero della fame, mentre i suoi sostenitori erano in rivolta.
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Immagine di UNIS Vienna via Flickr pubblicata su licenza CC BY-NC-ND 2.0
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Politica
Trovato morto il ministro dell’economia bavarese anti-COVID
Il vice primo ministro e ministro dell’Economia bavarese Hubert Aiwanger è stato trovato morto in un hotel di Berlino all’età di 55 anni, secondo quanto riportato dai media tedeschi, che citano fonti di polizia e governative.
Il politico conservatore, che presiedeva anche il partito Freie Wähler («Elettori Liberi»), è stato trovato senza vita nella sua stanza all’hotel Neuer Fritz, nel centro di Berlino, mercoledì, secondo quanto riportato dal giornale Bild. La sua morte è stata successivamente confermata da dpa e da altri organi di stampa tedeschi.
Aiwanger avrebbe dovuto tenere un discorso all’inaugurazione della nuova sede del suo partito a Berlino quello stesso giorno, ma secondo quanto riferito avrebbe annullato la sua partecipazione a causa di un malore. Rimase in albergo e fu successivamente trovato morto dopo essere diventato irreperibile.
La causa della sua morte non è ancora stata accertata, ma secondo il Tagesspiegel la polizia non ha trovato alcun indizio di omicidio.
Aiwanger ha ricoperto la carica di ministro dell’economia e vice primo ministro della Baviera dal 2018, anno in cui il suo partito, i Liberi Elettori, ha formato una coalizione di governo con l’Unione Cristiano-Sociale (CSU) guidata da Markus Söder. Aveva guidato la sezione bavarese del partito dal 2006 e la sua organizzazione nazionale dal 2010. Lascia la compagna di lunga data, la politica Tanja Schweiger, e i loro due figli.
Noto per le sue critiche esplicite alle politiche dell’UE, Aiwanger ha spesso contestato Berlino e Bruxelles in merito alle normative economiche e alla politica energetica. Nel 2019 ha visitato la Russia per promuovere la cooperazione economica, opponendosi alle sanzioni che danneggiavano i rapporti commerciali.
Era anche un acceso oppositore dell’immigrazione incontrollata, chiedendo controlli alle frontiere più severi e politiche di espulsione più rigide. Nei suoi ultimi giorni attribuì i disordini che stavano sconvolgendo l’Europa occidentale in parte alle comunità di migranti scarsamente integrate e agli estremisti di sinistra, accusando i politici di chiudere un occhio sugli attacchi alla polizia. Il 31 ottobre condannò la situazione a Berlino, dove i negozianti avevano sbarrato le vetrine per timore di rivolte e saccheggi, chiedendo pene più severe per i responsabili.
Il politico bavarese in passato si era pronunciato a favore di una liberalizzazione del diritto di possedere armi e, con una certa decisione, si era opposto all’obbligo di vaccinazione. Dopo aver espresso pubblicamente dubbi riguardo all’efficacia e ai possibili effetti collaterali della vaccinazione contro il COVID-19, nel novembre 2021 ha dichiarato, tuttavia, di essersi vaccinato. In precedenza il suo scetticismo verso i vaccini aveva causato tensioni con la CSU.
Aiwanger era critico verso la cultura della cosiddetta political correctness, accusando soprattutto i Verdi di perseguire un’ideologia elitista politicamente corretta, lontana dai valori dei «cittadini normali». La sua retorica è stata criticata per una supposta vicinanza al populismo del partito Alternative für Deutschland.
Nell’agosto 2023, poche settimane prima delle elezioni statali bavaresi, il quotidiano Süddeutsche Zeitung affermò che Aiwanger, da studente diciassettenne, aveva scritto un pamphlet che banalizzava il regime nazista e chiedeva l’uccisione dei cosiddetti «traditori della patria» ad Auschwitz. Aiwanger negò immediatamente la paternità del documento, attribuendo la paternità di quel testo al suo fratello.
Il primo ministro bavarese Markus Söder pretese un chiarimento completo delle accuse e condannò fermamente il contenuto del documento. L’opposizione ne chiese le dimissioni, ma Söder lo confermò in carica. Il partito dei Liberi Elettori ottenne il 15,8% dei voti, in aumento rispetto all’11,6% del 2018, incrementando la propria rappresentanza da 27 a 37 seggi.
Nonostante rimanga la seconda forza politica della Baviera, il partito dei Liberi Elettori non è riuscito a entrare nel Bundestag alle elezioni federali del 2025, ottenendo solo l’1,5% dei voti a livello nazionale.
Immagine Stefan Brending CC BY-SA 3.0 DE, via Wikimedia Commons
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Immagine Stefan Brending CC BY-SA 3.0 DE, via Wikimedia Commons
Politica
Vance: elezioni perse a causa della guerra in Iran
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