Geopolitica
È possibile una guerra in tutta l’Africa. Parla l’ex assistente del presidente nigerino deposto
Un intervento militare in Niger potrebbe scatenare una guerra più ampia, che coinvolge l’intera regione. Lo ha dichiarato in un’intervista all’agenzia russa RIA Novosti Antinekar al-Hassan, consigliere politico del deposto presidente Mohamed Bazoum.
«Non credo che l’ECOWAS farà l’errore di intervenire militarmente in Niger, perché se interviene militarmente, significa che tutta l’Africa sarà in guerra», ha detto al-Hassan.
Il Bazoum è stato arrestato il 26 luglio da un gruppo di ufficiali militari nigerini guidati dal generale Abdourahamane Tchiani. La Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale (ECOWAS) ha minacciato di schierare truppe a meno che non venga riportato al potere, ma il loro ultimatum alla giunta golpista di Niamey è scaduto domenica.
Nel frattempo, il blocco ha chiuso le frontiere e interrotto tutti i commerci e le transazioni con il Niger. Al-Hassan si è detto contrario a queste sanzioni, definendole «illegali e illegittime».
«Siamo contrari alle sanzioni. Faranno del male al popolo del Niger, non alla giunta», ha detto l’ex consigliere presidenziale.
Il nuovo governo militare ha rifiutato qualsiasi colloquio con il presidente estromesso, che non ha alcuna intenzione di dimettersi, secondo al-Hassan. Il Bazoum, dice «non ha firmato nulla e non si prepara a dimettersi. Preferirebbe morire piuttosto che dimettersi».
In un editoriale presumibilmente scritto dalla prigionia e pubblicato sul Washington Post il 4 agosto, Bazoum ha fatto appello al «governo degli Stati Uniti e all’intera comunità internazionale per aiutarci a ripristinare il nostro ordine costituzionale».
Secondo quanto riferito, i capi militari dell’ECOWAS avrebbero finalizzato i loro piani di guerra già venerdì scorso tuttavia è stato notato che l’effettivo intervento richiede una decisione politica da parte dei governi del blocco. Il Ciad e la Guinea si sono opposti sia alle sanzioni che all’intervento in Niger, mentre il Burkina Faso e il Mali hanno affermato che considererebbero qualsiasi mossa militare contro Niamey come una dichiarazione di guerra anche contro entrambi.
Come riportato da Renovatio 21, l’ECOWAS avrebbe già radunato una forza di circa 25.000 soldati, la maggior parte provenienti dalla vicina Nigeria.
Mercoledì il nuovo governo militare di Niamey ha accusato la Francia di aver liberato i terroristi in modo che potessero attaccare un campo militare in Niger e di aver violato lo spazio aereo del Paese – chiuso dalla giunta per paura dell’invasione – come parte di una campagna di destabilizzazione. Altri Paesi dell’area, come il Mali, in questi anni hanno accusato Parigi di addestrare quei terroristi che dice di combattere con le sue operazioni di intervento militare come la Barkhane.
Parigi ha negato che eventuali terroristi siano stati liberati o che sia avvenuto un attacco e ha insistito sul fatto che gli aerei francesi operassero nello spazio aereo nigeriano in base a un patto militare con il governo di Bazoum.
La scorsa settimana la Francia ha rifiutato di riconoscere il ripudio da parte dei generali dell’accordo militare promettendo di mantenere circa 1.500 soldati in Niger.
Una guerra panafricana, con Stati già divisi in blocchi di influenza e una nuova narrativa anticoloniale ad animare una delle parti, è da considerarsi come parte della partenza di quella Terza Guerra Mondiale che è sempre più visibile ad occhio nudo.
Non si tratterebbe solo di sconvolgenti nuovi scenari militari.
Vanno considerate infatti anche ramificazioni geopolitiche e sociopolitiche apparentemente secondarie: la quantità di immigrati che si riverserebbe sulle nostre coste sarebbe senza precedenti, in quanto la balla governativa per cui gli immigrati «scappano dalla guerra» diverrebbe la catastrofica realtà – così da far salire i numeri di un ordine di grandezza o perfino due: non più centinaia di migliaia di immigrati africani in arrivo in Italia e in Europa, ma milioni o decine di milioni.
Si prepara per l’Europa, quindi, una catastrofe migratoria immane: o meglio, per dirla con i termini del professor Kelly Greenhill, un titanico nuovo attacco con «armi di migrazione di massa».
Non è escluso, come ripetiamo su questo sito, che sia quindi esattamente questo uno degli obiettivi dell’ondata caos che i padroni del mondo stanno scatenandoci addosso.
Geopolitica
L’Arabia Saudita minaccia un’azione militare contro l’Iran
L’Iran potrebbe subire ritorsioni dai suoi vicini del Golfo per gli attacchi alle loro infrastrutture energetiche, ha ammonito il ministro degli Esteri saudita, il principe Faisal Al Saud, aggiungendo che la «pazienza» dei paesi della regione non è «illimitata».
L’Iran deve «ricalcolare» la sua strategia, ha affermato il massimo diplomatico saudita durante una conferenza stampa giovedì, poche ore dopo che il regno aveva dichiarato di aver intercettato quattro missili balistici diretti verso Riyadh, con alcuni detriti caduti nei pressi di una raffineria a sud della città.
Teheran ha lanciato una nuova ondata di attacchi di rappresaglia in tutta la regione dopo che le infrastrutture del giacimento di gas di South Pars sono state colpite in un attacco attribuito a Israele. La rappresaglia si è concentrata principalmente sugli impianti energetici del Qatar, che, secondo Doha, hanno subito «ingenti danni», facendo impennare i prezzi globali del gas.
«Il livello di precisione di alcuni di questi attacchi mirati – che si riscontra sia nei nostri vicini che nel regno – indica che si tratta di qualcosa di premeditato, pianificato, organizzato e ben ponderato», ha dichiarato il principe Faisal.
Saudi Arabia’s FM Prince Faisal bin Farhan Al-Saud said Iran’s missile attack on Riyadh while regional diplomats gathered there was ‘the clearest signal of how Iran feels about diplomacy,’ adding that Saudi has ‘reserved the right to take military action. pic.twitter.com/EIjdAwHslS
— Al Jazeera Breaking News (@AJENews) March 19, 2026
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Le azioni di Teheran potrebbero in ultima analisi legittimare una risposta militare da parte di Riyadh e di altri Stati del Golfo, ha avvertito il capo della diplomazia saudita. Il principe Faisal ha evitato di specificare esplicitamente cosa «scatenerebbe o non provocherebbe un’azione difensiva», precisando che non sarebbe un «approccio saggio da segnalare agli iraniani».
«La pazienza che stanno dimostrando non è illimitata. Hanno un giorno, due, una settimana? Non voglio anticiparlo», ha detto.
Nel quadro delle ostilità, l’Arabia Saudita è stata ripetutamente colpita da attacchi iraniani con droni e missili a lungo raggio. Gli attacchi si sono concentrati soprattutto sulle installazioni statunitensi presenti nel Paese, tra cui la base aerea Prince Sultan, un’importante struttura militare situata nell’Arabia Saudita centrale.
Giovedì, il ministero della Difesa saudita ha riferito che un drone si è schiantato presso la raffineria SAMREF nella città portuale di Yanbu, sulla costa del Mar Rosso, aggiungendo che i danni sono ancora in fase di valutazione. Con lo Stretto di Hormuz praticamente chiuso, l’Arabia Saudita ha deviato le sue esportazioni di petrolio attraverso un oleodotto di 1.200 chilometri che collega i giacimenti petroliferi a est con la città portuale di Yanbu a ovest.
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Geopolitica
Macron contro gli attacchi israeliani in Libano: «inaccetabili»
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Geopolitica
Reporter bombardato da Israele in Libano
Il giornalista Steve Sweeney e il suo cameraman libanese, Ali Rida, sono rimasti feriti da schegge durante una diretta dal sud del Libano giovedì.
Sweeney è un cittadino britannico che lavora per la celeberrima testata governativa russa Russia Today (RT). Entrambi hanno ricevuto cure in un ospedale libanese dopo aver scampato il pericolo. Il reporter è riapparso in video in strada mostrando delle ferite alle braccia, penetrate da schegge.
Entrambi portavano il corpetto con su scritto, in modo decisamente evidente, «PRESS».
Il filmato, ripreso in diretta, è straziante è divenuto subito virale.
Israel just attempted to assassinate the great Steve Sweeney while he was reporting from Southern Lebanon
Relieved to hear Steve is recovering
The terrorist regime that has murdered hundreds of journalists over 2-3 years will never recover from this pic.twitter.com/l017GoIIOG
— Max Blumenthal (@MaxBlumenthal) March 19, 2026
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In seguito al tentato assassinio il giornalista ha pubblicato un video in cui si vedono i medici che rimuovono le schegge dal suo braccio. A quanto pare, sono riusciti a uscire illesi da quello che è stato un incidente davvero grave.
I media statali russi stanno dando ampio risalto al video su diverse piattaforme, chiedendo al contempo spiegazioni a Israele e denunciando un attacco mirato contro una squadra di giornalisti.
Hanno affermato che un aereo israeliano ha lanciato un missile contro la loro postazione di ripresa vicino al ponte di Al-Qasmiya, non lontano da una base militare locale.
Rida, il cameramanno, ha affermato che le forze israeliane hanno «attaccato deliberatamente» l’equipaggio nonostante indossassero uniformi che mostravano i loro tesserini stampa.
Today I$rael tried to kill me in a targeted airstrike in southern Lebanon as I was reporting on was the targeting of bridges and the forced displacement of 1 million people, an ethnic cleansing operation on a larger scale than the Nakba
I have absolutely no doubt that this was… pic.twitter.com/5igboFLvH8
— Steve Sweeney (@SweeneySteve) March 19, 2026
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La telecamera del Rida ha immortalato il momento dell’impatto mentre filmava il reportage di Sweeney. Il filmato mostra il missile colpire a meno di dieci metri dallo Sweeney, che si è riparato.
Il Libano è stato teatro di un «secondo fronte» aperto da Israele nel contesto della guerra in corso con l’Iran, al fine di sradicare Hezbollah e la sua capacità missilistica. Hezbollah ha ripreso a lanciare razzi contro il nord di Israele, dopo il fallimento della tregua relativa a Gaza. Si sta ora delineando una guerra di terra, mentre Beirut viene bombardata dall’aria.
RT ha scritto che i suoi «giornalisti sono stati spesso feriti mentre coprivano i principali conflitti, in particolare in Ucraina, tra cui, più recentemente, i corrispondenti Igor Zhdanov e Roman Kosarev, rimasti feriti in attacchi di droni e artiglieria mentre erano al seguito delle unità in prima linea».
Come riportato da Renovatio 21, la Russia ha subito in Libano anche l’attacco ad un suo centro culturale.
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