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Spirito

Due omaggi a mons. Lefebvre negli USA

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Due articoli recenti, pubblicati sul sito web americano The Remnant, rendono omaggio a mons. Marcel Lefebvre. Il primo, pubblicato il 23 luglio 2025 da Robert Morrison, è un elogio diretto ed enfatico intitolato: «la Santa Saggezza di mons. Marcel Lefebvre sulla crisi della Chiesa cattolica».

 

Degli scritti più veri oggi di quando furono pubblicati per la prima volta.

 

L’autore sottolinea giustamente: «mons. Lefebvre ha diagnosticato accuratamente la vera fonte di confusione nel suo libro del 1985, Lettera aperta ai cattolici perplessi», da cui cita ampiamente dei passaggi, tra cui: «che i cattolici di questa fine del XX secolo siano perplessi, chi può negarlo? (…)»

 

«Siamo quindi portati a chiederci cosa abbia causato un simile stato di cose. Ogni effetto ha una causa. È forse la fede degli uomini che è diminuita, a causa di un’eclissi di generosità di spirito, di un desiderio di piacere, di un’attrazione per i piaceri della vita e delle numerose distrazioni offerte dal mondo moderno?»

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«Queste non sono le vere ragioni; sono sempre esistite, in un modo o nell’altro. Piuttosto, il rapido declino della pratica religiosa deriva dal nuovo spirito che è entrato nella Chiesa e ha gettato sospetti su un intero passato di vita ecclesiastica, di insegnamento e di principi di vita». (Lettera aperta ai cattolici perplessi, pp. 7-8, edizione Clovis 2016)

 

Robert Morrison riconosce prontamente: «le seguenti citazioni di mons. Lefebvre risuonano più autenticamente oggi di quando le scrisse decenni fa, e illuminano il cammino per rimanere fedeli cattolici».

 

A riprova, cita questo passaggio sulla fonte persistente della crisi, che è l’unione adultera tra Chiesa e Rivoluzione, ponendo verità ed errore sullo stesso piano: «l’unione adultera tra Chiesa e Rivoluzione», scrive mons. Lefebvre, «si concretizza attraverso il dialogo. Nostro Signore ha detto: “Andate, insegnate alle nazioni, convertitele”, ma non ha detto: ‘Dialogate con loro senza cercare di convertirle”».

 

«Errore e verità sono incompatibili; dialogare con l’errore significa mettere Dio e il diavolo sullo stesso piano. Questo è ciò che i papi hanno sempre ripetuto, e che i cristiani hanno prontamente compreso, perché è anche una questione di buon senso. Per imporre un atteggiamento e dei riflessi diversi, era necessario agire sulle menti, in modo da rendere modernisti i chierici chiamati a diffondere la nuova dottrina».

 

«Questo è ciò che si chiama riciclaggio, un processo di condizionamento volto a rimodellare lo strumento stesso che Dio ha dato all’uomo per condurre il suo giudizio». (Lettera aperta ai cattolici perplessi, p. 141, edizione Clovis 2016)

 

E Robert Morrison traccia la strada tracciata di mons. Lefebvre ai sacerdoti e ai fedeli legati alla Tradizione bimillenaria: «quanto a me, non mi rassegnerò; non mi accontento di restare inerte a guardare l’agonia di mia Madre, la Santa Chiesa. […] Se così fosse, capirete che, nonostante tutto, non sono pessimista».

 

«La Beata Vergine sarà vittoriosa. Trionferà sulla grande apostasia, frutto del liberalismo. Un motivo in più per non girarci i pollici! Dobbiamo lottare più che mai per il Regno Sociale di Nostro Signore Gesù Cristo. In questa battaglia non siamo soli: abbiamo con noi tutti i papi fino a Pio XII compreso».

 

«Tutti hanno combattuto contro il liberalismo per liberare la Chiesa da esso. Dio non ha permesso loro di avere successo, ma questa non è una ragione per deporre le armi! Dobbiamo perseverare. Dobbiamo costruire, mentre altri demoliscono». (Lo hanno detronizzato, pp. 280-281, edizione Clovis 2008)

 

E Robert Morrison conclude: «comprendere questa santa saggezza di mons. Lefebvre non fa scomparire la crisi, ma ci aiuta a servire Dio senza sentirci ‘persi e confusi’ di fronte a ciò che vediamo da Roma. Questo è forse il motivo per cui coloro che cercano di perpetuare la crisi nella Chiesa non cessano mai di denigrare colui che ha fatto più di chiunque altro per opporsi alla rivoluzione del Vaticano II e preservare la Messa tradizionale».

 

«Lungi dall’allontanarci dalle perspicaci opinioni di mons. Lefebvre, questa incessante persecuzione del santo difensore della fede dovrebbe far risplendere la sua saggezza più intensamente per coloro che hanno bisogno di luce nell’oscurità della crisi attuale. Cuore Immacolato di Maria, prega per noi!»

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Se lo hanno detronizzato, deve essere di nuovo posto sul trono.

Il secondo omaggio reso a mons. Lefebvre è indiretto, ma può essere applicato solo al fondatore della Fraternità San Pio X, poiché il titolo riecheggia quello di una delle sue opere più famose: Lo hanno detronizzato [orig. Ils l’ont découronné]. Contrariamente a tutto quanto pubblicato durante e dopo il Concilio Vaticano II, il suo autore, Andrew Pollard, non esita a scrivere: «Cristo Re deve essere nuovamente incoronato per salvare il mondo». Lo afferma il 18 luglio 2025, mentre mons. Lefebvre aveva pubblicato Lo hanno detronizzato nel 1987.

 

Andrew Pollard dichiara: «Il più grande disastro che si sia abbattuto sul mondo è stata la detronizzazione di Cristo Re: l’abbandono di gran parte delle persone della fede in Gesù Cristo come Re di tutti gli individui e di tutte le autorità civili. Questa ribellione di individui e governi contro Cristo Re ha portato al rifiuto delle vere credenze e all’accettazione di false idee e ideologie. Ancora più grave, ha portato alla morte del mondo».

 

Più avanti, aggiunge: «Non solo il mondo ha rifiutato Cristo Re, ma ha anche rinnegato gli insegnamenti della Santa Chiesa di Cristo – la Chiesa Cattolica – e l’ha esclusa dalla vita attiva delle nazioni – un errore grave e distruttivo. Tragicamente, nel mondo moderno, l’uomo si è incoronato al posto di Gesù Cristo. Lo “Stato-Dio” e l'”Uomo-Dio” hanno sostituito Cristo Re e gli insegnamenti della sua Chiesa con false idee secolari. I risultati sono spaventosi. Gli esseri umani stanno distruggendo i loro paesi e le loro civiltà».

 

Tutto questo perché «il mondo ha rifiutato l’insegnamento di Cristo secondo cui ‘ogni potere in cielo e in terra mi è stato dato’. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato» (Mt 28,18-20).

 

Andrew Pollard sottolinea la responsabilità della Chiesa – in questo caso, la sua complicità – in questa detronizzazione a partire dal Concilio Vaticano II: «Cristo Re è stato detronizzato da una parte della Chiesa cattolica stessa, che ha ampiamente voltato le spalle alla dottrina cattolica tradizionale di Cristo Re. In alcune parti della Chiesa cattolica, l’insegnamento del Regno Sociale di Gesù Cristo è stato persino bandito».

 

Prosegue spiegando: «Pio XI istituì la festa di Cristo Re, celebrata l’ultima domenica di ottobre. Eppure, nel 1969, meno di cinquant’anni dopo la promulgazione di Quas Primas, Papa Paolo VI sostituì la festa di Cristo Re con una solennità intitolata “Gesù Cristo Re dell’Universo”, celebrata alla fine dell’anno liturgico della Chiesa, verso la fine di novembre».

 

Paolo VI sostituì anche molte preghiere e inni della Messa originale di Cristo Re e del breviario. In precedenza, queste preghiere si concentravano sul qui e ora [hic et nunc]; ma nella nuova solennità, l’enfasi è sulla fine dei tempi.

 

Andrew Pollard torna sulla colpevolezza dei poteri civili: «la maggior parte dei governi del mondo odierno ha rifiutato la regalità sociale di Gesù Cristo, nonostante le parole di Papa Pio XI in Quas Primas: ‘Sarebbe un grave errore negare a Cristo Uomo la sovranità sulle cose temporali, qualunque esse siano. […] I capi di Stato non possono quindi rifiutarsi di rendere – in nome proprio e con tutto il loro popolo – pubblico omaggio, rispetto e sottomissione alla sovranità di Cristo». E mostra le conseguenze disastrose di questa detronizzazione per la Chiesa e per il mondo: «Papa Pio XI insegnò in Quas Primas che la detronizzazione di Cristo Re e il rifiuto degli insegnamenti della sua santa Chiesa avrebbero avuto “conseguenze deplorevoli”».

 

«Tutte le credenze, vere o false, laiche o religiose, hanno conseguenze, e coloro che rifiutano i veri insegnamenti di Cristo Re sono in conflitto con la realtà oggettiva e alla fine portano a gravi conseguenze negative, fino al crollo e alla morte di alcune delle più grandi nazioni del mondo».

 

Perché «dove Gesù Cristo non regna, disordine, morte e scomparsa delle nazioni sono inevitabili. Non possiamo rifiutare i comandamenti di Cristo e della sua Chiesa cattolica senza infliggerci gravi danni. Cristo possiede ogni potere e autorità ed esercita la supremazia assoluta sul mondo intero». In definitiva, «detronizzare Cristo Re porta inevitabilmente all’autodistruzione. Gli esseri umani si sono distaccati dalla realtà e, di conseguenza, hanno adottato ogni sorta di false credenze, religioni, illusioni e ideologie. Se le nostre credenze non sono in accordo con la verità oggettiva, ne seguiranno inevitabilmente conseguenze disastrose».

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Una questione di vita o di morte

Da qui l’unica soluzione logica: «l’unico modo per salvare i paesi un tempo cattolici dalla morte è incoronare nuovamente Cristo Re attraverso una rinascita cattolica tradizionale mondiale, o, come la descrisse Papa Pio X: ‘la restaurazione di tutte le cose in Cristo, omnia instaure in Christo’. Nei paesi a maggioranza non cattolica, Cristo deve essere incoronato dall’evangelizzazione della Chiesa cattolica’.Evangelizzare con la fede cattolica tradizionale».

Perché è necessario sottolineare: «Cristo non è solo il Re dei nostri cuori e delle nostre anime, delle nostre coscienze, delle nostre menti e delle nostre volontà, ma anche delle nostre famiglie, delle nostre città, dei nostri popoli e dei nostri paesi. Non solo gli individui, ma anche i leader di tutti i paesi sono tenuti a rendergli omaggio e obbedirgli pubblicamente».

 

Questo è l’unico rimedio realistico: «la vera religione si rivolge al mondo reale; non è una fantasia religiosa. La fede in Cristo Re non è semplicemente una pia pratica religiosa estranea alla vita quotidiana, ma una verità con conseguenze concrete e materiali. Gesù Cristo è veramente il Re del mondo, anche se non ci crediamo».

 

«Rifiutare Gesù Cristo e la sua Santa Chiesa conduce a fantasie, illusioni e peccato». Lo Stato deve riconoscere la verità del cattolicesimo, non per scelta personale, ma perché nessun altro insieme di credenze corrisponde alla realtà oggettiva.

 

Da qui questo appello missionario, sia esteriore, in tutto il mondo, sia interiore, all’interno della Chiesa: «il mondo ha urgente bisogno di una rinascita e di una rigenerazione del cattolicesimo tradizionale, così come dell’evangelizzazione del mondo non cattolico. La fede cattolica tradizionale è la linfa vitale del mondo».

 

«Negli ultimi 70 anni, gran parte del mondo ha subito quello che equivale a un grave infarto. La vera religione deve essere restaurata e diffusa in tutto il mondo per la sopravvivenza dell’umanità. Dio non ci abbandonerà, “ma coloro che lo abbandonano periranno” (Salmo 73, 27)».

 

Agli scettici liberali che dubitano della natura – non solo spirituale ma anche materiale – del pericolo affrontato da coloro che non riconoscono la necessità di riconoscere la regalità sociale di Gesù Cristo, Andrew Pollard fornisce un fatto inconfutabile: il suicidio demografico delle nazioni che un tempo erano cristiane e di quelle che la Chiesa si rifiuta di evangelizzare oggi, in nome della libertà religiosa, dell’ecumenismo e del dialogo interreligioso.

 

Scrive in modo inequivocabile: «Gesù Cristo deve regnare, altrimenti i paesi moriranno. Il Giappone è la quarta economia mondiale, ma la sua popolazione sta crollando a causa di un tasso di natalità molto basso, ben al di sotto del livello di sostituzione, e di oltre un milione di aborti all’anno». Chi ha orecchie, ascolti… senza indugio.

 

Lo hanno detronizzato e Lettera aperta ai cattolici perplessi sono disponibili in versione italiana sul sito delle Edizioni Piane.

 

Articolo previamente apparso su FSSPX.News

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Immagine da FSSPX.News

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Gender

Mons. Strickland: perché i leader della Chiesa continuano a sostenere l’agenda LGBT?

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Renovatio 21 pubblica questo testo del vescovo Joseph Strickland apparse su LifeSiteNews.   Certamente le Scritture condannano l’orgoglio, l’ingiustizia e l’abbandono dei poveri. I profeti lo chiariscono in modo inequivocabile. Ma le Sacre Scritture presentano anche chiaramente Sodoma come una città che aveva rigettato il disegno di Dio per la sessualità umana e aveva abbracciato una grave immoralità sessuale.   Da 2000 anni la Chiesa ha compreso questa lezione. La parola «sodomia» deriva dalla città di Sodoma e dal racconto del Libro della Genesi. Nella storia, due angeli fanno visita a Lot, che si trova a Sodoma, e quando gli uomini circondano la casa di Lot e gli chiedono di consegnare i due visitatori, è chiaro che intendevano abusare sessualmente di loro. Per questo, Dio distrugge Sodoma e la vicina città di Gomorra con fuoco e zolfo.   Perché, dunque, oggi si esita tanto ad affermarlo?   Perché così tanti nella Chiesa, persino nelle più alte cariche, si rifiutano di nominare questo peccato, mascherandolo invece con parole come «ospitalità»? E perché la Chiesa oggi evita soprattutto di parlare apertamente degli atti omosessuali? La Chiesa non ha mai insegnato che la legge morale di Dio cambi con la cultura. Ha sempre proclamato che il matrimonio è la sacra unione di un uomo e una donna e che ogni forma di attività sessuale al di fuori di tale alleanza è contraria al piano di Dio.

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Non spetta a noi riscrivere questi insegnamenti. Appartengono a Cristo. Eppure oggi vediamo una crescente confusione all’interno della Chiesa stessa. Vediamo voci nella Chiesa che si associano sempre più alla difesa dei diritti LGBTQ. Sentiamo voci che sembrano parlare con incertezza laddove la Chiesa ha sempre parlato con chiarezza.   Queste preoccupazioni non possono essere semplicemente ignorate. I pastori hanno il sacro dovere di insegnare con chiarezza. I fedeli hanno il diritto di ascoltare il Vangelo nella sua pienezza, non un Vangelo rimodellato dalle preferenze della cultura, ma il Vangelo trasmesso da Cristo attraverso la Sua Chiesa. Non si tratta di puntare il dito contro un particolare gruppo di peccatori.   Ognuno di noi deve presentarsi davanti alla Croce e riconoscere i propri peccati: superbia, avidità, lussuria, adulterio, pornografia, contraccezione, fornicazione, atti omosessuali. Ogni peccato grave ci separa da Dio se lo abbracciamo consapevolmente e deliberatamente senza pentimento. La Chiesa non nomina questi peccati perché odia i peccatori, ma perché ama le anime. Se un medico si rifiutasse di nominare una malattia mortale per paura di offendere il paziente, lo definiremmo negligenza, non compassione.   La Chiesa è chiamata a qualcosa di ben più grande: è chiamata a dire la verità con amore, anche quando questa verità è difficile da ascoltare. Ciò che rende questo momento particolarmente allarmante è che gran parte della confusione non proviene più solo dalla cultura, ma ora proviene dall’interno della Chiesa stessa. Invece di ascoltare una chiara proclamazione dell’insegnamento perenne della Chiesa sul matrimonio e sulla morale sessuale, ci imbattiamo in messaggi e azioni che sembrano suggerire qualcosa di molto diverso.   Ad esempio, ora abbiamo un documento che permette certe benedizioni per le coppie in situazioni irregolari, comprese le «coppie» dello stesso sesso. Ci sono state Messe e ministeri associati a persone che «si identificano come LGBTQ» che hanno creato confusione anziché chiarezza. Voci autorevoli all’interno della Chiesa hanno sollecitato nuovi approcci pastorali che offuscano la distinzione tra accogliere ogni persona e affermare comportamenti che la Chiesa ha costantemente insegnato come contrari al piano di Dio.   Questi sviluppi hanno indotto molti cattolici a porsi una domanda dolorosa: la Chiesa ha cambiato il suo insegnamento? La risposta deve essere no. La Chiesa non ha l’autorità di cambiare ciò che Dio ha rivelato. La verità divina non si evolve con l’opinione pubblica. «Cristo è lo stesso ieri, oggi e in eterno» (Eb 13,8). Ciò che la Chiesa ha sempre insegnato sul matrimonio e sulla morale sessuale rimane vero oggi perché non deriva dal mutare dell’opinione umana, ma dall’immutabile sapienza di Dio.   Ecco perché la chiarezza è così importante. Quando sono in gioco delle anime, l’ambiguità non è un atto di carità. Le persone meritano di ascoltare la verità nella sua pienezza, perché solo la verità ci rende liberi. Ognuno di noi è chiamato alla conversione. Ognuno di noi è chiamato alla santità. E ognuno di noi ha bisogno sia della misericordia di Cristo sia del coraggio di allontanarsi da tutto ciò che ci separa da Lui.   Ciò che rende questo momento così inquietante è che questa confusione è sorta proprio nel momento in cui i cattolici fedeli hanno visto la gerarchia della Chiesa allontanarsi dalle proprie tradizioni. Da tempo, i cattolici legati alla liturgia, alle devozioni e agli insegnamenti perenni della Chiesa hanno assistito a crescenti restrizioni imposte alla Messa tradizionale in latino. Hanno visto ripetuti appelli ad abbracciare una nuova visione ecclesiale, una Chiesa sinodale, il che ha portato a considerare con sospetto coloro che desiderano semplicemente preservare ciò che generazioni di cattolici hanno creduto e praticato.   Molti cattolici fedeli si chiedono perché tanta energia venga dedicata a limitare le espressioni tradizionali della fede, mentre tanta confusione circonda gli insegnamenti morali fondamentali e sembra non essere risolta.   Ecco perché tutto ciò è così allarmante. Proprio nel momento in cui la nostra cultura ha disperatamente bisogno di una proclamazione inequivocabile del piano di Dio per il matrimonio, la famiglia e la moralità sessuale, i fedeli vedono solo incertezza laddove desiderano certezze e ambiguità, laddove desiderano la verità.   Appena rientrato da Quito, in Ecuador, la vista dei messaggi della Madonna del Buon Successo mi ha riportato alla mente ciò che ella disse in quei messaggi.   Parlando con Madre Mariana secoli fa, la Madonna avvertì dell’avvento di un’epoca, a partire dai nostri tempi, in cui la fede si sarebbe indebolita, la confusione si sarebbe insinuata nella Chiesa e l’impurità avrebbe dilagato. Parlò di un tempo in cui molte anime sarebbero state in pericolo perché l’errore si sarebbe diffuso e il coraggio sarebbe venuto a mancare.

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Eppure il suo era un messaggio di speranza. Prometteva che quando le tenebre sembravano più profonde, sarebbe arrivato il rinnovamento. Non abbandonando la fede trasmessa ai santi, ma ritornando ad essa con maggiore fervore, maggiore purezza e maggiore fiducia nella grazia di Dio.   Ma la Chiesa non si è mai rinnovata diventando più simile al mondo. Ogni grande rinnovamento nella sua storia è giunto a un ritorno a Cristo, a un ritorno alla santità e a un ritorno alla pienezza della fede trasmessa dagli apostoli. Se questa è davvero la battaglia finale per il matrimonio e la famiglia, allora non è il momento di addolcire il Vangelo. È il momento di proclamarlo con maggiore chiarezza e maggiore fedeltà che mai.   Eppure vediamo Roma, in molti casi, agire contro coloro che si aggrappano alla Sacra Tradizione, lasciando intatti coloro che proclamano una visione del mondo totalmente incompatibile con la Sacra Tradizione della Chiesa.   Non si tratta semplicemente di una questione di liturgia o di stile pastorale. Si tratta di stabilire se la Chiesa continuerà a proclamare, senza esitazione né scuse, le verità che Cristo le ha affidato. Ogni epoca ha la sua battaglia decisiva. Se la Beata Vergine Maria ha ammonito che la battaglia finale riguarderà il matrimonio e la famiglia, allora certamente questo non è il tempo dell’incertezza. È il tempo del coraggio.   Il mondo non ha bisogno di una Chiesa che si limiti a ripetere le proprie opinioni. Il mondo ha bisogno di una Chiesa disposta a proclamare la verità che libera le anime. Ha bisogno di pastori che amino il loro popolo a tal punto da annunciare la verità, anche quando è difficile, anche quando è impopolare, anche quando richiede una conversione.   + Joseph E. Strickland, Vescovo emerito  

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Cina

Papa Leone approva il suo settimo vescovo per la Chiesa «cattolica» comunista cinese

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Un vescovo di Datong è stato consacrato oggi in Cina con l’approvazione di Papa Leone XIV nell’ambito del controverso accordo tra Vaticano e Cina.

 

Papa Leone XIV ha nominato Paolo Liu Honggang vescovo di Datong, nello Shanxi, in Cina, il 10 agosto, «a seguito dell’approvazione della sua candidatura nell’ambito dell’Accordo provvisorio tra la Santa Sede e la Repubblica Popolare Cinese», ha riferito lunedì mattina Vatican News. Ciò significa che Honggang è stato nominato vescovo all’interno della cosiddetta Chiesa «cattolica» controllata dallo Stato in Cina.

 

Lo Honggang è il settimo vescovo cinese che Leone ha nominato finora nell’ambito dell’accordo tra Cina e Vaticano.

 

Come riportato da Renovatio 21, a luglio il pontefice ha approvato le consacrazioni di Joseph Chang Yanfeng a vescovo della Mongolia Interna e di Francis Xavier Duan Yongkun a ordinario di Bameng, secondo le regole dell’accordo segreto con il PCC.

 

L’accordo sino-vaticano, ufficialmente segreto e firmato nel 2018, si ritiene riconosca la Chiesa di Stato in Cina e consenta al Partito Comunista Cinese (PCC) di nominare i vescovi. Il Papa apparentemente mantiene il potere di veto, sebbene in pratica sia il PCC ad avere il controllo. Si presume inoltre che l’accordo preveda la rimozione dei vescovi legittimi e la loro sostituzione con vescovi approvati dal PCC.

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L’accordo è stato rinnovato più di recente nel 2024 per un periodo di quattro anni. Prima dell’elezione di Leone XIV, durante il periodo di sede vacante successivo alla morte di papa Francesco, due vescovi scelti dal PCC suscitarono timori che la Cina stesse approfittando della vacanza.

 

L’accordo è stato rinnovato da ultimo nel 2024 per un periodo di quattro anni. Prima dell’elezione di Leone XIV, durante la sede vacante successiva alla morte di papa Francesco, due vescovi scelti dal PCC avevano già suscitato timori che la Cina stesse sfruttando il periodo di vacanza.

 

Come parte dell’accordo, il Vaticano ha riconosciuto sette «vescovi» illegittimi insediati dalla chiesa «patriottica» e ha cacciato due vescovi della fedele Chiesa cinese sotterranea dalle loro diocesi, sostituendoli con «vescovi» scelti dal PCC. Alcuni vescovi erano stati dapprima nominati senza l’assenso di Roma, una violazione che, a differenza dei casi Lefebvre e ora Viganò, non ha bizzarramente prodotto scomuniche.

 

Come riportato da Renovatio 21, la Cina a giugno ha consacrato un vescovo della Mongolia Interna con l’approvazione di Papa Leone XIV. Si tratta di Giuseppe Chang Yanfeng, messo a capo della diocesi di Chifeng, il sesto vescovo approvato finora da Papa Leone XIV nell’ambito dell’intesa tra Vaticano e Cina. L’accordo è stato violato più volte. Tre anni la Cina aveva «ordinato» il nuovo vescovo di Shanghai, senza che Roma avesse nulla da eccepire.

 

La decisione del PCC di nominare due vescovi in questo periodo dimostra che Pechino non considera importante il ruolo della Santa Sede o del Papa. Inoltre, evidenzia come, nell’ambito dell’accordo sino-vaticano, estremamente riservato, sembri essere la Cina – piuttosto che la Santa Sede – ad avere il controllo.

 

Il cardinale Joseph Zen, vescovo emerito di Hong Kong, ha ripetutamente criticato duramente l’accordo. Lo ha descritto come un «incredibile tradimento» dei cattolici cinesi e ha accusato il Vaticano di «svendere» i cattolici cinesi.

 

Il cardinale Zen, vescovo emerito di Hong Kong, ha più volte criticato aspramente l’accordo, definendolo un «incredibile tradimento» dei cattolici cinesi e accusando il Vaticano di «svendere» i fedeli cinesi. Come noto, Lo Zen – che è stato portato a processo nella Hong Kong pechinizzata, tra il silenzio imbarazzante del Sacro Palazzo (l’assenza di mosse del Vaticano per difenderlo ha spinto persino il Parlamento Europeo (!) a chiedere alla Santa Sede di fare qualcosa) – avversa il processo di sinodalizzazione (accusando Francesco di usare i sinodi per «cambiare la dottrina della Chiesa») ed è stato tra i più agguerriti nemici del documento sulle omo-benedizioni lanciato dal tandem Bergoglio-Fernandez.

 

L’accordo ha portato a un aumento delle persecuzioni religiose, come documentato dalla Commissione esecutiva del Congresso degli Stati Uniti sulla Cina nei suoi rapporti annuali. Negli anni trascorsi dall’attuazione del patto , la persecuzione dei cattolici – in particolare dei cattolici «clandestini» che non accettano la Chiesa controllata dallo Stato – è aumentata in modo evidente.

 

Mentre continuano i cattolici desaparecidos, le delazioni sono incoraggiate e pagate apertamente, il lavaggio del cervello investe quantità di sacerdoti, le suore sono perseguitate e le demolizioni di chiese ed istituti religiosi continua senza requie, il Vaticano invita due vescovi patriottici al Sinodo, e Pechino, come ringraziamento, «ordina» nuovi vescovi senza l’approvazione di Roma – mentre i veri sacerdoti vengono torturati dal governo del Dragone.

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Una serie di nomine episcopali – fatte mentre sacerdoti vengono torturati – dall’ultimo rinnovo dell’accordo nell’ottobre 2022 hanno evidenziato il primato del potere esercitato da Pechino nell’accordo. In tre occasioni note, tra cui la nomina del nuovo vescovo di Shanghai, il PCC ha nominato nuovi vescovi o li ha assegnati a nuove diocesi, lasciando che il Vaticano si mettesse al passo con gli eventi ed esprimesse la sua frustrazione espressa in termini diplomatici.

 

I segni dell’infeudamento della gerarchia cattolica al potere cinese sono visibili da tempo, e appaiono in forme sempre più rivoltanti: un articolo in lingua inglese nel portale internet della Santa Sede sembrava lasciar intendere che le persecuzioni dei cristiani in Cina ad opera del Partito Comunista Cinese sono «presunte».

 

Secondo quanto emerso negli ultimi giorni, vescovo cattolico cinese della Chiesa clandestina ha dichiarato che «almeno 10» vescovi clandestini sono stati consacrati in segreto dopo la firma dell’accordo tra Vaticano e Cina, per salvaguardare la fede nella Cina comunista. Non è chiaro se queste nomine siano state ratificate da Roma, con il rischio che, senza l’approvazione papale, anche i vescovi cinesi clandestini, come quelli della FSSPX, siano incorsi in una comunica latae sententiae, epperò qui non comunicata urbit et orbi dal Sacro Palazzo.

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Immagine di J.Martin via Flickr pubblicata su licenza CC BY-NC-SA 2.0

 

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Spirito

Quale «comunione»?

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Unità, in quale verità?   Il Santo Padre papa Leone XIV, Vicario di Gesù Cristo e Capo Supremo di tutta la Chiesa universale, ha celebrato il 29 giugno, alla presenza dei cardinali riuniti a Roma per il Concistoro, la Messa per la festa dei Santi Apostoli Pietro e Paolo. È stato durante questa celebrazione che il Papa ha conferito il pallio ai nuovi arcivescovi metropoliti.   Nell’omelia pronunciata quel giorno, Leone XIV ha sottolineato la «fedele e paziente sollecitudine per l’unità» che spetta al successore di Pietro e che «è ben espressa dal simbolo delle chiavi, con cui spesso lo identifichiamo (cfr. Mt 16,19)». Ha approfondito poi la metafora: «Una chiave, infatti, non sfonda le porte, ma le apre e poi le richiude, trovando le leve giuste all’interno e guidandone i movimenti, in modo che i blocchi vengano rimossi, i chiavistelli scorrano e le ante girino liberamente sui cardini, unendo così gli spazi e trasformando molte stanze isolate in un’unica, accogliente casa».   Come dovremmo dunque intendere, alla luce di questa metafora, la definizione di unità e comunione nella Chiesa? «Allo stesso modo», spiega Leone XIV, «la comunione nella Chiesa non si costruisce aggrappandosi alle proprie posizioni, ma cercando, nel cuore di ciascuno, i punti di convergenza nella Verità , alla sola luce della quale ognuno diventa strumento di crescita per l’altro». Ed è qui che si pone la domanda fondamentale: qual è questa «Verità»?

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Il vescovo di Bourges, mons. Sylvain Bataille, ha recentemente ripreso questa riflessione del Papa quando, in una dichiarazione del 13 luglio, in occasione delle consacrazioni celebrate dalla Fraternità Sacerdotale San Pio X, il recente successore di mons. Jérôme Beau ha affermato: « Non sogniamo un’unità di compromesso, fondata sull’ambiguità». (1)   Anche noi respingiamo questa ambiguità, poiché è vero che, una volta radicati in essa, «ogni tentativo di dissipare i malintesi non farebbe che moltiplicarli» (2). Ed è proprio per questo che, fin dai suoi albori, la Società ha esposto chiaramente le profonde ragioni della sua posizione, che sono le ragioni della sua obbedienza al Magistero della Chiesa Cattolica, e al tempo stesso anche le ragioni della disobbedienza del Concilio Vaticano II a quello stesso Magistero. Sebbene questa affermazione possa sembrare alquanto audace, resta comunque vera.   Ma osserviamo anche che, da Roma e dagli episcopati di tutto il mondo, in Francia come altrove, l’ambiguità viene respinta con altrettanta veemenza, ritenuta inaccettabile, e che questo rifiuto si fonda sugli stessi testi del Concilio, i quali, proprio se letti alla luce della loro profonda logica, purtroppo sfuggono a ogni ambiguità. Essi infatti trasmettono una nuova definizione della Chiesa e della sua unità, che si pone in chiara e netta opposizione alla definizione di Chiesa così come il Magistero ce l’aveva insegnata fino ad ora. L’unità della Chiesa non appare più come quella della Chiesa cattolica, ma come quella della Chiesa di Cristo, che «sussiste» solo nella Chiesa cattolica, ed è anche «presente e attiva» al di fuori della struttura visibile della Chiesa cattolica, nelle comunità separate, note come «cristiani non cattolici».   L’unità dei cristiani, che è l’obiettivo dell’ecumenismo, assume dunque il suo pieno significato, libero da ogni ambiguità, perché si riferisce all’unità della Chiesa di Cristo , che cresce e resta distinta dall’unità della Chiesa cattolica . Come afferma esplicitamente il decreto Unitatis redintegratio del Concilio Vaticano II, attraverso questo cammino ecumenico, « a poco a poco, superati gli ostacoli che impediscono la perfetta comunione ecclesiale, tutti i cristiani saranno riuniti in un’unica celebrazione eucaristica, nell’unità di una sola e medesima Chiesa. Quest’unità, Cristo l’ha concessa alla sua Chiesa fin dal principio. Noi crediamo che essa sussista in modo permanente nella Chiesa cattolica e speriamo che cresca di giorno in giorno fino alla fine dei tempi».   Qui si afferma chiaramente, senza alcuna ambiguità, che: 1) l’unità concessa da Cristo alla sua Chiesa – quindi l’unità della Chiesa di Cristo – «sussiste in modo inalienabile» nella Chiesa cattolica , e 2) «auspicavamo che essa crescesse di giorno in giorno», in quanto «presente e attiva» solo al di fuori dell’unità della Chiesa cattolica.   Perché, dunque, la Fraternità Sacerdotale San Pio X è considerata scismatica? Semplicemente perché rifiuta questa nuova ecclesiologia, che cerca di stabilire una vera distinzione tra la Chiesa di Cristo e la Chiesa Cattolica. Questo rifiuto è stato ribadito di recente con la Professione di Fede del 24 giugno, ma l’arcivescovo Lefebvre lo aveva già sottolineato nell’omelia pronunciata per le consacrazioni episcopali del 30 giugno 1988:   «E perché, Vostra Grazia (mi verrà chiesto), avete interrotto questi colloqui, che sembravano avere un discreto successo? Proprio perché nello stesso istante in cui stavo firmando il Protocollo (accordo), l’inviato del Cardinale Ratzinger, che mi portava questo protocollo da firmare, mi ha consegnato una lettera in cui mi chiedeva perdono per gli errori che stavo commettendo. Se sono in errore, se insegno errori, è chiaro che devo essere ricondotto alla Verità, nella mente di coloro che mi hanno mandato questo documento da firmare, che devo riconoscere i miei errori. Vale a dire: se riconosci i tuoi errori, ti aiuteremo a tornare alla verità. Che cos’è questa verità per loro? Se non è la verità del Concilio Vaticano II, se non è la verità di questa Chiesa conciliare, questo è chiaro!». Pertanto, è chiaro che per il Vaticano, l’unica verità che esiste oggi è la verità conciliare, è «lo spirito del Concilio», è lo spirito di Assisi. Questa è la verità di oggi. E noi non vogliamo avere niente a che fare con questo al mondo, assolutamente niente!   Quando Papa Leone XIV affermò che la comunione nella Chiesa deve essere costruita «cercando, nel cuore di ogni persona, i punti di convergenza nella Verità », si riferiva precisamente, e senza alcuna ambiguità, a questa nuova Verità del Concilio Vaticano II. La Fraternità, e con essa i suoi sei vescovi, compresi i quattro consacrati il ​​1° luglio , la rifiutano completamente, perché questa Verità è una falsa Verità; ha solo l’apparenza di Verità assumendo la falsa veste del Magistero, e in realtà è semplicemente l’espressione degli errori già condannati da tale Magistero.

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E la Fraternità, con i suoi sei vescovi pienamente cattolici, auspica di cuore che il papa e il Cardinale Fernandez non siano così rigidi nelle loro posizioni su una teologia che, pur avendo trovato la sua massima espressione nel Concilio Vaticano II, rimane discutibile su più di un punto, alla luce degli insegnamenti secolari del Magistero della Chiesa, come chiaramente emerge dalla Professione di Fede rilasciata dalla Fraternità il 24 giugno.   Leone XIV ha concluso la sua omelia del 29 giugno estendendo con gioia «un cordiale saluto ai membri della delegazione del Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli, inviata dal mio carissimo fratello, Sua Santità Bartolomeo, e guidata da Sua Eminenza Emmanuel, Metropolita di Calcedonia». Questa delegazione, tuttavia, rappresenta una comunità rimasta scismatica per oltre nove secoli, nonostante nel 1964 Papa Paolo VI avesse cercato di revocare l’anatema di scomunica subito da Michele Cerulario durante lo scisma del 1054.   Lontana da qualsiasi spirito scismatico, la Fraternità professa la stessa fede dell’apostolo San Pietro, la fede nel Primato del Vescovo di Roma.   Per questo osa sperare in un «cordiale saluto» del Santo Padre, tanto più meritato in quanto, a differenza dei vescovi ortodossi Bartolomeo ed Emmanuele, a differenza anche della signora Sarah Mullaly, la presunta «arcivescova» anglicana di Canterbury, ricevuta in Vaticano dal Papa il 27 aprile, e a differenza dei 14 (6 donne e 8 uomini) presunti «vescovi» luterani di Norvegia, anch’essi ricevuti in Vaticano da Leone XIV il 26 agosto, intende rimanere fedele alle definizioni dei concili ecumenici di Lione I e II, Firenze, Trento e Vaticano I.   Padre Jean-Michel Gleize   NOTE   1) https://www.diocese-bourges.org/actualites/16137-les-ordinations-episcopales-de-la-fraternite-saint-pie-x-points-de-repere-pour-comprendre-la-situation-editorial-de-monseigneur-bataille/ 2) Etienne Gilson, Matières et formes, Vrin. 1964, p. 20. 3) https://laportelatine.org/actualite/leon-xiv-et-madame-mullaly 4) https://fr.zenit.org/2026/08/26/leon-xiv-la-bonte-et-la-charite-ont-le-pouvoir-de-desarmer/ ; https://www.vaticannews.va/fr/pape/news/2026-08/leon-xiv-petits-gestes-bonte-charite-peuvent-desarmer-conflits.html   Articolo previamente apparso su FSSPX.News  

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 Immagine di Catholic Church England and Wales via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 2.0 Generic (CC BY-NC-ND 2.0)  
   
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