Stragi
Donna accoltella 5 persone su un autobus in Germania: si affrettano a dirci che non è straniera
Cinque persone sono rimaste ferite in un attacco con coltello su un autobus nella città di Siegen, nella Germania occidentale, esattamente una settimana dopo un massacro a colpi di lama avvenuto in un’altra città occidentale, Solingen.
L’incidente è avvenuto intorno alle 19:40 su un autobus che trasportava circa 40 passeggeri diretti a un festival cittadino. A compiere l’attacco sarebbe stata quella che è stata definita come una «cittadina tedesca» di 32 anni. La donna ha accoltellato più persone prima di essere immobilizzata e arrestata.
Secondo le autorità, almeno cinque persone sono rimaste ferite, tre delle quali in modo «grave» e una «gravemente».
Il movente dell’attacco resta poco chiaro e la polizia ha specificamente avvertito il pubblico di «non diffondere notizie false» e in particolare di non fare alcun riferimento a un «attacco terroristico». Secondo fonti della Bild, la presunta accoltellatrice potrebbe aver sofferto di problemi di salute mentale o essere stato sotto l’effetto di droghe e alcol.
🚨🇩🇪🔪#Deutschland A woman stabs five people, three of them in serious condition, while travelling on a bus in #Siegen #Germany
pic.twitter.com/rXAPN2O4tf— vidaaustera.nft ✠ (@vidaaustera) August 30, 2024
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L’incidente è seguito alla strage al Festival della Diversità di Solingen la scorsa settimana, dove tre persone sono state accoltellate a morte e altre otto sono rimaste ferite. La Polizei ha arrestato un siriano di 26 anni, già colpito da provvedimento di espulsione. L‘ISIS avrebbe rivendicato la responsabilità senza fornire prove.
Il massacro di Solingen ha spinto le autorità tedesche ad agire contro i crimini da coltello e l’immigrazione illegale. Venerdì scorso il ministro degli Interni Nancy Faeser aveva annunciato che alla polizia e alle autorità regionali sarebbero stati concessi maggiori poteri per far rispettare le nuove normative.
Berlino ha anche revocato il divieto di deportazioni verso paesi considerati «non sicuri», con conseguente deportazione di 28 cittadini afghani, il primo atto del genere da quando i talebani sono tornati al potere nel 2021.
La città di Siegen festeggiava lo scorso fine settimana il suo 800° anniversario e gli organizzatori hanno espresso preoccupazione per la sicurezza dopo l’incidente di Solingen, ma hanno deciso che «non annullare la festa cittadina è anche un segno di democrazia e libertà».
Colpisce l’immediata rivelazione da parte di autorità e giornali della cittadinanza tedesca della donna. Va quindi notato che l’attacco all’autobus è avvenuto poche ore prima del voto in Turingia e Sassonia dove si temeva la crescita corposa e financo la vittoria del partito anti-immigrati AfD. Cosa che poi, come riportato da Renovatio 21 oggi, è avvenuta.
Come riportato da Renovatio 21, nei giorni scorsi è circolato un video messaggio del capo di uno dei sindacati di polizia che avvertiva apertis verbis che la Germania non è più sicura, sostenendo che «la crisi dell’immigrazione è prima di tutto una crisi criminale».
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Immagine screenshot da Twitter
Stragi
Sparatorie massive consecutive in Sudafrica: 27 morti
🇿🇦🔸A tragic incident occurred on Saturday southwest of Johannesburg, South Africa. A group of attackers armed with assault rifles and handguns opened fire on patrons at a bar, killing 17 people; the assailants managed to flee the scene, and a search for them is underway. pic.twitter.com/PLGF7LIdM7
— Argonaut (@FapeFop90614) September 27, 2026
#BREAKING: 27 PEOPLE KILLED, 15 INJURED IN MASS SHOOTING AT BAR NEAR JOHANNESBURG, SOUTH AFRICA pic.twitter.com/BVhWspxeLX
— JUST IN | World (@justinbroadcast) September 27, 2026
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Droga
Ritrovati 1.600 denti da latte in una fossa comune di un narcocartello messicano
Un gruppo di volontari in Messico sostiene di aver rinvenuto 1.600 denti da latte tra i resti umani in una fossa comune legata a un cartello della droga.
Il collettivo Buscando Cuerpos en Todo México («Alla ricerca di cadaveri in tutto il Messico») nel 2021 ha indagato su un sito vicino a Zacapu, nello Stato di Michoacan, associato al cartello di Sinaloa.
Lì ha trovato resti, tra cui un dente di bambino. Da allora ha continuato a setacciare l’area in cerca di resti umani. Questa settimana ha dichiarato di aver individuato ben 1.600 denti da latte.
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La deputata del Michoacan Margarita Lopez, che ha contribuito a fondare il gruppo, sostiene che i denti appartengano probabilmente a bambini vittime di tratta, eventualmente sfruttati sessualmente o per gli organi.
L’ufficio del procuratore generale dello Stato ha finora rifiutato di verificare le affermazioni.
«Dal 2021 ad oggi, non è pervenuta alcuna denuncia, segnalazione alle autorità o richiesta di intervento forense in relazione a questi eventi», ha dichiarato l’ufficio.
La Lopez ha replicato con tono accesa so Facebook: «Vogliono minimizzare l’incidente, ma l’operazione per recuperare i 1.600 denti da latte ha coinvolto agenti della Procura generale dello Stato di Michoacán, che agivano in virtù di un mandato ufficiale per garantire la sicurezza del perimetro, e tutto è documentato nell’indagine preliminare», ha scritto.
La deputata aggiunto che un procuratore federale e personale forense erano presenti durante il recupero dei resti, chiedendo l’intervento del Comitato Internazionale della Croce Rossa per contribuire alle indagini.
«Da quando è scoppiato il caso dei “1.600 dentini”, il governo messicano è rimasto in silenzio o ha negato la scoperta», ha affermato la Lopez.
Le fosse comuni sono il simbolo più duro della violenza legata al narcotraffico in Messico.
Un rapporto governativo di marzo 2026 conta 132.534 persone scomparse, mentre la Comisión Nacional de Búsqueda parla di circa 135.000 casi. Il 97% di chi risulta nel registro è scomparso dopo il 2006, cioè dall’inizio della guerra ai cartelli lanciata dal governo Calderón. Prima dei Mondiali il governo Sheinbaum ha rivisto i dati, portando i casi attivi a circa 43.000, una scelta criticata da parenti e ONG perché minimizzerebbe il problema. Il ritmo dei desaparecidos messicani resta alto: nel 2025 risultavano scomparse 34.554 persone, e tra ottobre 2024 e metà settembre 2026 i casi registrati sono 62.378, di cui 20.072 non ancora rintracciati e 3.457 ritrovati morti.
Tra il 2007 e il 2023 le autorità hanno trovato quasi 5.700 fosse comuni clandestine. La maggior parte è stata scoperta dai collettivi di familiari (le madres buscadoras, le madri e i parenti che scavano in proprio). Un collettivo di Sonora da solo ha ritrovato 1.230 corpi in fosse clandestine dal 2019. Chi cerca è a rischio: ad aprile 2025 due madri cercatrici sono state uccise in Jalisco.
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Proprio lo Stato di Jalisco ha oltre 16.000 scomparsi ancora nel registro, il dato più alto del Paese. Secondo un collettivo locale, intorno a uno stadio dei Mondiali sarebbero stati trovati 456 sacchi con resti umani. Un’analisi del Mexico Peace Index rileva inoltre che un terzo dei corpi recuperati dalle fosse clandestine dal 2006 proviene da Jalisco.
Un’inchiesta giornalistica ha rilevato oltre 72.000 resti classificati come non identificati dal 2006 al 2023, per lo più sepolti in fosse municipali. Un’altra fonte parla di 38.891 corpi non identificati, di cui 27.271 sepolti in fosse comuni, a fronte di oltre 275.000 omicidi registrati dal 2006.
Il governo ha annunciato un calo degli omicidi del 30% nel 2025, ma alcuni analisti sospettano che parte delle vittime sia finita in categorie diverse, come sparizioni o corpi nascosti nelle fosse. L’impunità è molto diffusa: secondo Human Rights Watch, solo il 17% degli omicidi volontari tra il 2010 e il 2022 ha portato a mandati d’arresto o procedimenti. L’ONU ha dichiarato che ci sono «prove fondate» che le sparizioni forzate siano diffuse o sistematiche, e quindi crimini contro l’umanità.
Molte fosse non sono depositi di singole «stragi» con un numero preciso di vittime: sono luoghi dove i corpi si sono accumulati nel tempo.
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Stragi
Sudafrica, catena di morti fa pensare all’opera di un serial killer
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