Connettiti con Renovato 21

Storia

Da Wall Street al Terzo Reich. I Dulles e Prescott Bush

Pubblicato

il

Il giovane John Foster Dulles (1888-1959) aveva appena trentun anni quando, nel 1919, partecipò come consulente legale della delegazione americana alla Conferenza di Pace di Parigi, finendo poi nella commissione incaricata di quantificare le riparazioni di guerra tedesche. Negli anni Venti lui e il fratello Allen Dulles (1893-1969) divennero soci di Sullivan & Cromwell, uno dei tre grandi studi legali che, secondo Jeremiah D. Lambert e Geoffrey S. Stewart in The Anointed, governarono di fatto il paese dai loro uffici di Wall Street. Entrambi aderirono al Council on Foreign Relations, il circolo che avrebbe prodotto buona parte della classe dirigente della Guerra Fredda.

 

Era il decennio in cui l’America investiva in Germania su scala industriale. Nel 1924 Foster Dulles contribuì alla progettazione del Piano Dawes, che riduceva i pagamenti tedeschi finanziandoli con prestiti delle banche di Wall Street: un meccanismo che permise all’industria tedesca di ricapitalizzarsi rapidamente, ben oltre le sole riparazioni di guerra. Come ricostruì David Talbot in The Devil’s Chessboard, la Sullivan & Cromwell divenne il centro di un’intricata rete di banche, società finanziarie e conglomerati industriali che aveva ricostruito la Germania dopo la Prima Guerra Mondiale.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

Fu dentro questa rete che i Dulles incrociarono Averell Harriman (1891-1986), il banchiere che sarebbe poi diventato ambasciatore di Roosevelt presso Stalin, governatore di New York e negoziatore per Kennedy e Johnson. Nel 1930 Foster affidò al fratello Allen la vendita delle azioni della Silesian Coal, la miniera di proprietà della famiglia ceco-ebraica Petschek. L’operazione passò attraverso un prestanome per evitare che le quote in seguito potessero finire tra le mani di Hjalmar Schacht (1877-1970), futuro ministro dell’economia nazista dal 1934 al 1937 e assolutamente contrario all’arianizzazione violenta ma favorevole invece alla sua versione moderata, chiamata da lui «spontanea».

 

Nacque così la Consolidated Silesian Steel Company dove due terzi andarono all’industriale Friedrich Flick (1883-1972), finanziatore del partito nazista e delle SS di Heinrich Himmler (1900-1945) ed il terzo restante passò alla Harriman Fifteen Corporation, amministrata dallo stesso Averell Harriman e da George Herbert Walker (1875-1953) assieme al genero di quest’ultimo, Prescott Bush (1895-1972), il padre del 41° presidente degli Stati Uniti George Herbert Walker Bush (1928-2018) e il nonno del 43° presidente George Walker Bush (1946-). Una struttura proprietaria che intrecciava, sotto lo stesso tetto societario, l’establishment di Wall Street e l’apparato industriale del Reich.

 

Quei nomi, Harriman, Walker e Bush, portano alla più antica banca privata d’affari d’America. La storia di Brown Brothers Harriman era cominciata un secolo prima a Baltimora, con il mercante irlandese Alexander Brown (1764-1834). I suoi figli costruirono un ponte finanziario tra New York e Liverpool fondato sul cotone del Sud schiavista: la banca anticipava i crediti ai piantatori e, quando questi fallivano, ne incamerava le terre e gli schiavi. Nel primo Novecento la stessa ditta, con la benedizione di Washington, arrivò a incarnare la dollar diplomacy nella sua forma più pura, controllando la banca nazionale, le dogane e le ferrovie del Nicaragua.

 

Il 1° gennaio 1931, in piena Depressione, i Brown si fusero con la banca dei fratelli Averell ed E. Roland Harriman (1895-1978), eredi dell’impero ferroviario paterno. Prescott Bush, compagno di Roland nella confraternita e società segreta universitaria Skull and Bones a Yale, divenne socio della nuova Brown Brothers Harriman. Era la generazione dei banchieri-gentiluomini che passavano da Wall Street a Washington, Averell Harriman ne sarebbe stato l’esempio più compiuto, ma pure il socio Robert Lovett (1895-1986) avrebbe occupato un ruolo come segretario alla Difesa.

 

Lo studio legale dei Dulles, Sullivan&Cromwell, divenne il braccio legale della nuova banca. Nel gennaio del 1933, mentre il governo polacco avviava una campagna per nazionalizzare l’impianto della Consolidated Silesian Steel, il socio di Brown Brothers Harriman, Knight Woolley (1895-1984) scrisse ad Averell Harriman per informarlo che la banca aveva deciso di coinvolgere direttamente Sullivan & Cromwell a tutela dei propri interessi.

 

Foster Dulles, in quanto membro del consiglio, pretese un canale informativo diretto da Berlino. In quello stesso mese, secondo la ricostruzione di Alexei e Cory Panshin, i due fratelli erano tra i pochi americani presenti alla banca Schröder di Colonia, dove un gruppo di industriali tedeschi garantì a Hitler i fondi necessari a conquistare il potere.

 

Nel 1934 una commissione speciale della Camera, la McCormack-Dickstein, rivelò che la Hamburg-Amerika Line, la compagnia di navigazione tedesca con cui Harriman e Walker avevano stretto un’alleanza negli anni Venti, offriva viaggi gratuiti a giornalisti e conferenzieri americani in cambio di propaganda favorevole al nuovo regime. Secondo la ricostruzione di Alexei e Cory Panshin, che riprende quella dell’ex procuratore John Loftus, la reazione di Bush e Harriman non fu la prudenza ma la copertura infatti affidarono ad Allen Dulles il compito di schermare gli asset compromessi e dal 1937 i due fratelli lavorarono stabilmente per proteggere i loro interessi tedeschi.

 

Il 20 ottobre 1942 Washington, ormai in guerra contro l’Asse, confiscò in base al Trading with the Enemy Act la Union Banking Corporation di New York. Fra i suoi amministratori figuravano due nomi di peso come Prescott Bush ed E. Roland Harriman, fratello di Averell.

Sostieni Renovatio 21

Nel immediato dopo guerra gli uomini di quella rete si ritrovarono ai vertici della politica americana. Nel 1953 Foster Dulles divenne Segretario di Stato sotto Dwight Eisenhower (1890-1969) e teorizzò il rollback anticomunista. Lo stesso anno Allen assunse la direzione della CIA, che guidò fino al 1961 orchestrando, tra gli altri, i rovesciamenti di Mohammad Mossadeq (1882-1967) in Iran e di Jacobo Árbenz (1913-1971) in Guatemala. Per la prima e unica volta nella storia degli Stati Uniti, due fratelli guidavano contemporaneamente la diplomazia e i servizi segreti del paese.

 

Nel frattempo anche la carriera di Prescott Bush si era spostata verso la politica. Tra il 1947 e il 1950 fu presidente delle finanze del Partito Repubblicano del Connecticut. Nel 1950 corse per un seggio al Senato ma perse di misura, per poco più di mille voti, contro il democratico William Benton (1900-1973). Due anni dopo, nel 1952, vinse l’elezione per l’altro seggio del Connecticut, sconfiggendo Abraham Ribicoff (1910-1998), e venne poi rieletto nel 1956 con il 55% dei voti contro Thomas Dodd (1907-1971). Restò in carica fino al gennaio del 1963.

 

Al Senato, Bush divenne uno stretto sostenitore e compagno di golf di Eisenhower, condividendone l’anticomunismo e una politica estera fondata sulla cooperazione con le istituzioni internazionali, la stessa impostazione che Foster Dulles applicava al Dipartimento di Stato. Venne nominato membro dal presidente anche alla Foreign Economic Policy Commission. Per un intero decennio, l’uomo che negli anni Trenta aveva chiesto ai Dulles di schermare i suoi asset tedeschi sedeva allora in Senato e avrebbe dato il via a un nucleo di potere che si sarebbe protratto nel nuovo millennio grazie alla sua genia.

 

Mentre il padre sedeva in Senato, il figlio costruiva la propria fortuna con i capitali della stessa rete. Nel 1953 il figlio George H.W. Bush fondò in Texas la Zapata Petroleum insieme ai fratelli Liedtke, tra cui Hugh Liedtke (1922-2003), futuro fondatore della Pennzoil: il milione di dollari iniziale arrivò in buona parte da Prescott, dal nonno materno quasi omonimo George Herbert Walker e dalla loro cerchia di Wall Street, mentre la controllata Zapata Off-Shore, nata l’anno seguente per le trivellazioni in mare, fu finanziata da Eugene Meyer (1875-1959), banchiere, ex presidente della Federal Reserve e proprietario del Washington Post, e dal genero Philip Graham (1915-1963) editore del Washington Post e vicino a diversi dirigenti della CIA, in particolare Frank Wisner (1909-1965). 

 

Tra i soci della prima ora c’era anche Thomas J. Devine (1926-2019), ex funzionario della CIA che, secondo documenti dell’agenzia resi pubblici nel 1998, vi rientrò nel 1963 sotto copertura commerciale e che nel 1965 sedeva nel consiglio della Zapata Off-Shore. 

 

Nel 1959 Bush si trasferì a Houston per seguire le piattaforme nel Golfo del Messico e nei Caraibi, e le guidò fino al 1966, quando vendette le sue quote per entrare in politica. Il resto è noto: George H.W. Bush e suo figlio George W. riuscirono entrambi nei decenni a venire a dominare le vette politiche degli Stati Uniti d’America.

 

Marco Dolcetta Capuzzo

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


 

 

Continua a leggere

Sport e Marzialistica

Le origini della spada giapponese

Pubblicato

il

Da

Le origini della spada giapponese, detta katana, affondano nei millenni precedenti. Le prime tracce dell’uso del bokken, la spada di legno dalla forma e dal peso simili a quelli di una lama vera, risalgono a circa il 400 d.C., e quest’arma è tuttora impiegata in Giappone come strumento di addestramento.   Con il tempo, accanto alla pratica con la spada di legno si sviluppò anche il tachikaki, l’arte di sguainare correttamente la spada dal fodero: in origine la lama della tachi o della katana era dritta e l’arma veniva portata alla cintura con il filo rivolto verso il basso. L’abitudine di portare la spada lunga fissata al fianco sinistro non era un’invenzione giapponese, ma derivava da un’usanza cinese: i guerrieri estraevano l’arma e colpivano l’avversario con un unico movimento vigoroso dal basso verso l’alto, secondo uno stile noto come «dalla terra al cielo».   Nel corso dei secoli nacquero in Giappone numerose scuole di scherma, chiamate ryu: ogni volta che un maestro perfezionava un proprio stile e lo dimostrava vincendo un duello o influenzando l’esito di una battaglia, ne prendeva il nome, dando origine a una nuova tradizione.  

Nella stampa di Yoshitaki Tsunejiro, Miyamoto Musashi usa due bokken. Immagine CC0 via Wikimedia

Sostieni Renovatio 21

Durante il periodo Heian (ultima fase dell’epoca classica della storia giapponese, compresa tra il 794 e il 1185 d.C.), tuttavia, la società giapponese subì una forte influenza della cultura cinese, e l’attenzione generale si spostò dalle arti marziali verso lo studio di quella civiltà nei suoi aspetti religiosi, artistici e culturali. Questo allontanò molti dalle discipline guerriere, anche se alcuni bushi continuarono ad allenarsi, conquistando negli anni un ruolo sempre più importante nella società.   Un cambiamento decisivo avvenne con la riforma dell’era Taika (645–650 d.C.), che portò all’instaurazione di un governo centralizzato basato su un sistema di prefetture: la terra divenne interamente proprietà dello Stato, mentre i signori locali e i funzionari governativi vivevano di salari garantiti dalla corte imperiale.   Questo assetto rimase in vigore fino alla modifica del codice Taiho, promulgato tra il 701 e il 703 sotto il 42° imperatore Mommu (683 – 707 d.C.), e successivamente emendato con l’Atto di Engi nel 907, in piena era Heian, sotto il 60° imperatore Daigo (897 al 930 d.C.). In questo contesto, Yoshifusa Fujiwara divenne nell’872 il primo sessho, reggente per l’imperatore minorenne: un fatto storicamente rilevante, poiché per la prima volta un suddito ricopriva una carica di tale portata. Il clan Fujiwara avrebbe dominato la politica giapponese nei secoli successivi.   Fu durante il periodo Nara (710 e il 794 d.C), tra il 710 e il 784, che prese forma lo stile tachiuchi, il combattimento vero e proprio con la spada, che si sviluppò poi lentamente fino al periodo Muromachi (1336-1568), quando il kenjutsu – letteralmente «tecnica della spada» – riacquistò popolarità e vennero fondate numerose scuole di spada, spesso organizzate attorno a un dojo, un luogo di pratica diretto da un maestro esperto nell’addestrare i giovani guerrieri.  

Dimostrazione di Kenjutsu nella stampa di Toyohara Chikanobu (1838–1912). Immagine del Metropolitan Museum of Art, Nuova York, via Wikimedia CC0

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

Quando si parla delle origini dell’arte della spada in Giappone, è utile inquadrare il periodo storico di riferimento: siamo in un’epoca, quella precedente al VII secolo, in cui il Giappone stava ancora definendo la propria identità culturale e politica, in costante dialogo (e a tratti sudditanza culturale) con la Cina e la Corea. Non stupisce quindi che pratiche come il portare la spada lunga fissata al fianco sinistro derivino da un’usanza continentale: il Giappone dell’epoca importava non solo tecnologie e istituzioni, ma anche costumi militari, per poi rielaborarli secondo una sensibilità propria nei secoli successivi.   Il bokken, la spada di legno che affianca la pratica sin dal 400 d.C. circa, merita una riflessione a parte, perché testimonia una continuità didattica rarissima nel panorama delle arti marziali mondiali. Ancora oggi, in molte scuole di kendo e di iaido, l’allievo comincia il proprio percorso proprio con il bokken, prima di passare alla spada vera o alla shinai, e lo stesso può dirsi per l’aikido: un filo diretto che lega il praticante contemporaneo a un metodo di insegnamento che ha attraversato oltre 1600 anni.  

Praticanti di aikido usano il bokken. Immagi di Norkiña via Wikimedia CC BY-SA 4.0

Sostieni Renovatio 21

Il periodo Heian (794-1185) rappresenta un capitolo cruciale, e per certi versi paradossale, di questa storia. È il periodo in cui la corte imperiale di Kyoto raggiunge il suo massimo splendore estetico e letterario — basti pensare che è l’epoca del Genji Monogatari, noto in Italia come La storia di Genji, uno dei capolavori della letteratura mondiale — ma è anche il momento in cui l’aristocrazia si allontana quasi del tutto dalla pratica delle armi, delegando la difesa del territorio e dell’ordine a una classe guerriera in ascesa ai margini del potere centrale.   È proprio in questo vuoto, apparentemente paradossale, che i bushi, i guerrieri, costruiscono silenziosamente la propria rilevanza: mentre i nobili di corte si dedicano alla poesia e alle cerimonie, i guerrieri di provincia affinano tecniche di combattimento che diventeranno, secoli dopo, il fondamento del potere samurai.   La riforma Taika (645 d.C. e seguenti) va inquadrata come un tentativo di centralizzazione statale ispirato al modello cinese Tang: l’abolizione della proprietà terriera privata a favore dello Stato, con la successiva redistribuzione attraverso il sistema delle prefetture, cercava di creare un potere imperiale forte e accentrato. È un sistema che, come spesso accade nella storia giapponese, dura fino a quando le forze centrifughe locali — i signori di provincia, i futuri daimyo — non ne minano progressivamente l’efficacia, aprendo la strada proprio a quella frammentazione feudale in cui i samurai troveranno terreno fertile per affermarsi come classe dominante.   Un aspetto che vale la pena esplorare riguarda la tecnologia metallurgica che permise, nei secoli, il passaggio da armi di importazione a una produzione autoctona sempre più raffinata. Le fonti storiche giapponesi collocano l’introduzione della spada dalla Cina e dalla Corea in un’epoca molto antica, ma è solo a partire dal periodo Heian che si sviluppa una vera tradizione fabbrile giapponese, capace di elaborare tecniche di forgiatura originali — la celebre lavorazione a strati multipli dell’acciaio, che alterna un’anima morbida a una superficie temprata durissima, nasce proprio dall’esigenza di ottenere una lama al tempo stesso resistente agli urti e capace di mantenere un filo tagliente.   Tale competenza tecnica, tramandata di generazione in generazione all’interno di specifiche famiglie di fabbri (i kaji), diventerà uno degli elementi di orgoglio nazionale legati alla katana, al punto che ancora oggi la spada giapponese gode di una reputazione mondiale legata tanto alla sua efficacia quanto al suo valore artistico.  

Ukyo-e del XVII secolo che ritrae maestro fabbro di spade Goro Masamune (1264-1343). Gli abiti mostrano che la creazione della katana era un rito. Immagine via Wikimedia CC0

Aiuta Renovatio 21

Un’altra pista interessante è quella del rapporto tra potere politico e possesso delle armi. Il fatto che il sistema delle prefetture, nato con la riforma Taika, sia rimasto in vigore per secoli prima di essere progressivamente eroso dal potere dei signori locali, aiuta a spiegare un fenomeno più ampio: la lenta ma inesorabile «militarizzazione» della società giapponese tra il IX e il XII secolo.   Mano a mano che il potere centrale si indebolisce e i grandi latifondi (gli shoen) sfuggono al controllo diretto della corte, i proprietari terrieri hanno bisogno di uomini armati per proteggere i propri possedimenti dalle incursioni e dalle dispute locali: è in questo contesto socio-economico, più che in un’improvvisa fioritura culturale, che va inquadrata la crescita numerica e di prestigio della classe guerriera, un processo che culminerà con l’ascesa dei clan Minamoto e Taira nel XII secolo e, di lì, con l’istituzione del primo shogunato a Kamakura nel 1192.   Sul piano culturale, è utile ricordare che il periodo Heian non fu soltanto un’epoca di allontanamento dalle arti marziali da parte dell’aristocrazia, ma anche il momento in cui si consolidò in Giappone un’estetica di corte estremamente raffinata, fondata sul concetto di mono no aware, la sensibilità malinconica verso la caducità delle cose, non dissimile dal concetto di lacrimae rerum espressa nel mondo romano antico («sunt lacrimae rerum et mentem mortalia tangunt», Virgilio, Eneide).   Il mono no aware costituisce un’estetica che, paradossalmente, riemergerà secoli dopo proprio nella cultura guerriera, quando i samurai elaboreranno una propria sensibilità per la bellezza fragile e transitoria – basti pensare al legame simbolico, divenuto proverbiale, tra il samurai e il fiore di ciliegio che cade nel pieno della fioritura.  

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine di Auckland Museum Collections via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic  
Continua a leggere

Intelligence

I sei mostri dei fratelli Dulles

Pubblicato

il

Da

Con la fine della Seconda Guerra Mondiale gli orrori del conflitto rimasero impressi nelle memorie delle persone dell’epoca. Molti americani finirono col trasferire le peggiori immagini dello scontro tra asse e alleati verso l’Unione Sovietica. La paranoia americana verso la minaccia rossa crebbe a dismisura in maniera direttamente proporzionale con il lavoro portato avanti dalle elites dirigenti di quell’epoca. 

 

La popolazione americana venne costantemente indottrinata, e infine cominciò a credere, che i leader sovietici complottavano ossessivamente tutto il tempo su come conquistare il mondo usando qualsiasi mezzo per mettere fine alla civiltà. L’unico modo per riuscire a fermare l’invasione comunista nel mondo avrebbe significato che l’altra grande potenza rimasta dopo le ceneri europee avrebbe dovuto caricarsi sulle spalle il destino del mondo. 

 

Stephen Kinzer nel suo libro Brothers spiega bene come i due fratelli Dulles, John Foster (1888-1959) e Allen Welsh (1893-1969) furono le persone giuste nel posto giusto per portare avanti la crociata americana. Una volta diventati rispettivamente segretario di Stato e Direttore della CIA, scatenarono la loro visione internazionalista, missionaria cristiana e manicheista. Entrambi erano pervasi da un attivismo instancabile sostenuto da una convinzione assoluta per cui fossero entrambi strumenti nelle mani del destino e da una fedeltà totale verso le elites che li avevano resi ricchi e importanti.

 

La loro precedente carriera in Sullivan & Cromwell ai vertici della difesa della plutocrazia americana li fece arrivare all’appuntamento con la storia preparati per trasformare i soldi e il potere americani, in soldi e potere globali. Entrambi i fratelli credevano fortemente che qualsiasi cosa beneficiasse i loro clienti avrebbe anche beneficiato chiunque altro. 

Sostieni Renovatio 21

Il segretario di stato Quincy Adams (1767-1848), nel suo famoso discorso il Giorno dell’Indipendenza americano il 4 luglio 1821 disse che gli Stati Uniti non sarebbero andati in giro a cercare mostri da distruggere. I fratelli Dulles invece ne individuarono sei tra Asia, Africa e America Latina e nei primi anni Cinquanta e ne finanziarono segretamente l’attacco: Iran, Guatemala, Vietnam, Indonesia, Congo, Cuba. 

 

La prima operazione fu quella denominata Ajax indirizzata a rovesciare il governo di Mohammad Mossadegh (1882-1967) per far salire al trono Mohammad Reza Pahlavi (1919-1980). Operazione clandestina organizzata assieme all’MI6 che, secondo Kinzer, in seguito alla sua buona riuscita senza necessità di un invasione, divenne un modello per tutte le altre. 

 

Subito dopo venne organizzata l’operazione PBSUCCESS dove la CIA in Guatemala utilizzò propaganda, guerra psicologica, radio clandestina, pressioni diplomatiche e parallelamente mise in piedi una piccola forza guidata da Carlos Castillo Armas (1914-1957) per spodestare Jacobo Arbenz (1913-1971). Il conflitto d’interessi tra la United Fruit, maggiore proprietaria terriera guatemalteca e la Sullivan & Cromwell, studio legale dei fratelli Dulles direttori dell’operazione, divenne enorme. 

 

L’ottima riuscita del piano fece aumentare a dismisura la fiducia nei fratelli verso le operazioni coperte. Si venne a creare una sorta di overconfidence tanto che iniziarono a credere nell’utilizzo sistematico di covert operations ma le conseguenze a lungo termine con i successivi mostri divennero sempre più problematiche.

 

Collegato agli errori di Woodrow Wilson (1856-1924) durante la conferenza di pace di Parigi del 1919 fu il trattamento successivo riservato a Ho Chi Minh da parte dei fratelli Dulles. Secondo Kinzer la volontà di non considerare il nazionalismo del Viet Minh di Ho Chi Minh come uno dei motori principali della volontà di autodeterminazione del popolo vietnamita ma una semplice interferenza sovietica bloccò definitivamente i rapporti nonostante la collaborazione durante la Seconda Guerra Mondiale tra l’OSS e i rivoluzionari vietnamiti contro i giapponesi. 

 

Dopo la vittoria dei Viet Minh a Dien Bien Phu nel 1954 contro i francesi, gli americani ereditano di fatto il problema. I Dulles, non potendo in questo caso optare per un semplice reigme change cercano, incastrandosi definitivamente, di creare e mantenere uno Stato alternativo con a capo il cattolico Ndo Dinh Diem pur di impedire la vittoria ai comunisti. Nonostante gli accordi di Ginevra prevedessero delle elezioni, il governo americano decide di non partecipare creando una frattura definitiva e ponendo di fatto le basi per la futura guerra in Vietnam. 

Aiuta Renovatio 21

Diverso è il caso di Sukarno (1901-1970), leader indonesiano, fu uno dei grandi protagonisti della conferenza di Bandung del 1955 dove parteciparono 29 Paesi del «Sud del mondo» e dalla quale partì il movimento dei non allineati (NAM) che li raggruppò sotto una voce comune. Il neutralismo di Sukarno divenne in breve sospetto agli occhi del governo americano che cominciò a sostenere segretamente varie ribellioni regionali fornendo armi, denaro e supporto aereo, fino a quando non vennero colti sul fatto con la cattura del pilota americano Allen Pope. 

 

Venne il turno di Patrice Lumumba (1925-1961) primo ministro del Congo dopo l’indipendenza dal Belgio nel 1960, che per mantenere unito il Paese durante la crisi congolese cercò aiuti all’estero arrivando fino a Mosca. L’avvicinamento ai russi non piacque al governo americano che decise di eliminare il politico congolese. 

 

Venne incaricato Sidney Gottlieb (1918-1999) per assassinare il primo ministro. Gottlieb che più di ogni altro aveva speso energie per far diventare il progetto MK Ultra, come descritto in Poisoner in chief, il più strutturato ed intenso programma di ricerca sul controllo mentale, faceva parte anche di un altro ristretto gruppo di persone: health alteration committee o comitato per le alterazioni dello stato di salute, un circolo ristretto di soli chimici che ricercavano modi sempre più letali e inidentificabili per terminare leader stranieri ostili.

 

Gottlieb si recò a Kinshasa per portare a termine il compito ma poco prima di entrare in azione venne anticipato dagli avversari congolesi di Lumumba. 

 

L’ultima grande operazione che chiuderà il giro dei sei mostri, assieme alla parabola dei Dulles, fu quella della Baia dei porci messa in atto per rovesciare il regime di Fidel Castro (1926-2016) a Cuba. Progettata sotto Dwight Eisenhower (1890-1969) solamente da Allen perché Foster era già venuto a mancare qualche anno prima, venne portata a termine sotto la presidenza di John Fitzgerald Kennedy (1917-1963).

 

Il presidente non se la sentì di abortire l’operazione e rimanendo con i piedi in due staffe cercò di mascherare il più possibile la partecipazione diretta all’operazione con i risultati disastrosi che seguirono. 

 

Allen Dulles, dopo la disfatta della Baia de los cochinos perse il suo incarico di direttore della CIA ma la politica estera americana non smarrì più quell’imprinting che i due fratelli lasciarono in eredità. La sovrapposizione tra politica estera, grandi imprese americane e anticomunismo semplificò molto il ventaglio di strade da intraprendere, incanalando sempre più l’inerzia verso il rollback (cioè non più solo contenimento, ma respingemento attivo dell’influenza sovietica) descritto da John Foster Dulles nel suo famosissimo articolo A Policy of Boldness pubblicato su Life nel maggio 1952.

 

L’articolo rappresenta un chiaro manifesto della geopolitica statunitense contro il blocco sovietico, dove si critica aspramente la dottrina del contenimento di Truman promuovendo una strategia di «liberazione» e l’idea di una rappresaglia massiccia basata sulla deterrenza nucleare per contrastare l’espansionismo comunista.

 

Marco Dolcetta Capuzzo

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine: Mohammad Mosaddegh in corte marziale, 1953

Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia

 

Continua a leggere

Intelligence

La CIA declassifica gli avvertimenti dell’intelligence precedenti all’11 settembre

Pubblicato

il

Da

La CIA ha declassificato decine di briefing di intelligence destinati al presidente che mostrano come i funzionari statunitensi fossero stati avvertiti anni prima dell’11 settembre che Osama bin Laden e la rete di Al-Qaeda stavano valutando attacchi sul territorio americano con aerei dirottati o caricati di esplosivo, e che stavano anche cercando di sviluppare armi biologiche, chimiche e nucleari.   Venerdì, in occasione del 25° anniversario dell’11 settembre, l’agenzia ha reso pubblici 71 documenti del President’s Daily Brief (PDB). La raccolta, di oltre 100 pagine, costituisce la più ampia pubblicazione di materiale di intelligence presidenziale della CIA relativo agli attentati e comprende valutazioni che vanno dal 1998 fino al periodo immediatamente successivo all’11 settembre 2001.   Tra i documenti più rilevanti figura un memorandum del settembre 1998 sulle intenzioni di Bin Laden. L’Intelligence indicava che la sua «opzione preferita» era quella di colpire gli Stati Uniti «sul loro stesso suolo, a Washington», scriveva la CIA, avvertendo che la sua rete «avrebbe potuto far schiantare un aereo carico di esplosivo contro una città statunitense».   Tre mesi dopo, un altro briefing segnalava che Bin Laden e i suoi alleati stavano preparando attacchi negli Stati Uniti, tra cui un piano per dirottare un aereo di linea americano durante le festività natalizie.   Il materiale ora reso pubblico evidenzia anche una preoccupazione costante per le armi non convenzionali. Una valutazione del febbraio 1998 affermava che Bin Laden e altri estremisti cercavano di procurarsi sostanze chimiche, biologiche e nucleari non specificate. Nel maggio 1999 la CIA valutò che Bin Laden stesse perseguendo «una varietà di opzioni» per sviluppare questo tipo di armi. Un successivo briefing di giugno riferiva che i tirocinanti in un campo afghano avevano prodotto e testato «decine di sostanze chimiche tossiche e tossine biologiche» e che gli agenti avevano sperimentato l’aggiunta di materiale radioattivo agli esplosivi.

Aiuta Renovatio 21

L’avvertimento più noto è datato 6 agosto 2001, quando l’allora presidente George W. Bush ricevette un briefing intitolato «Bin Laden determinato a colpire gli Stati Uniti». Il documento affermava che Bin Laden desiderava attaccare gli Stati Uniti da anni, citava attività sospette compatibili con i preparativi per dirottamenti aerei e segnalava che l’FBI stava conducendo circa 70 indagini su possibili attività legate ad Al-Qaeda nel Paese.   Nell’estate del 2001, come ricordò in seguito l’allora direttore della CIA George Tenet, il sistema di intelligence era «in stato di massima allerta».   La Commissione sull’11 settembre ha rilevato che molti funzionari sapevano che «qualcosa di terribile era in programma», ma le carenze nella condivisione delle informazioni, nelle politiche e nella preparazione hanno impedito che i segnali d’allarme frammentari si traducessero in azioni concrete.   Bin Laden divenne noto durante la guerra sovietica in Afghanistan, quando Washington destinò miliardi di dollari all’armamento dei mujahidin antisovietici attraverso il Pakistan. I funzionari statunitensi hanno negato di aver finanziato direttamente Bin Laden, ma la guerra appoggiata dagli Stati Uniti contribuì a creare l’infrastruttura e l’ambiente militante da cui in seguito emerse Al-Qaeda.   Il più grave attentato terroristico nella storia degli Stati Uniti, che causò la morte di 2.977 persone, spinse Washington a lanciare la Guerra al Terrore, con l’invasione dell’Afghanistan nel giro di poche settimane e dell’Iraq meno di due anni dopo. In patria, il PATRIOT Act ampliò in misura rilevante i poteri del governo in materia di sorveglianza sui propri cittadini.   Renovatio 21 l’11 settembre ha pubblicato un articolo con le storie meno note, e i loro recenti sviluppi, del mega-attentato che ha cambiato il mondo.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine di Robert J. Fisch via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 2.0 Generic
 
   
Continua a leggere

Più popolari