Economia
COVID, 600.000 posti di lavoro persi da febbraio (e il Governo proroga lo «stato di emergenza»)
Le ultime analisi Istat riportano un dato tutt’altro che confortante: da febbraio — cioè dall’inizio dell’emergenza COVID— ad oggi sono stati persi 600.000 posti di lavoro.
700.000 è invece il numero di persone che non lavora e nemmeno ne cerca.
I dati dell’Istat sull’occupazione mostrano anche come in un anno siano stati persi 752.000 posti di lavoro (-3,2%) e gli inattivi siano ad oggi 899.000.
I dati dell’Istat sull’occupazione mostrano anche come in un anno siano stati persi 752.000 posti di lavoro (-3,2%) e gli inattivi siano ad oggi 899.000
Il tasso di disoccupazione, intanto, cresce e arriva all’8,8% — e siamo ancora a metà 2020.
Confrontando il mese di giugno con quello di maggio, nell’analisi sull’occupazione l’Istat sottolinea che rispetto al mese di maggio, «a giugno prosegue, a ritmo meno sostenuto, la diminuzione dell’occupazione e la crescita del numero di persone in cerca di lavoro, a fronte di un calo dell’inattività. Continua anche il recupero del numero di ore lavorate pro capite».
Ovviamente non si può nemmeno lontanamente parlare di miglioramenti, soprattutto dopo che il governo ha deciso di prorogare il cosiddetto «stato di emergenza» sanitaria fino al 15 ottobre.
Non si può nemmeno lontanamente parlare di miglioramenti, soprattutto dopo che il governo ha deciso di prorogare il cosiddetto «stato di emergenza» sanitaria fino al 15 ottobre
L’impatto che questa emergenza ha già avuto sulle imprese ha determinato «seri rischi per la sopravvivenza» — come evidenziato da Roberto Monducci, direttore del Dipartimento per la produzione statistica dell’Istat sentito in Senato, parlando di un drastico calo del mercato occupazionale:
«Il 38,8% delle imprese italiane (pari al 28,8% dell’occupazione, circa 3,6 milioni di addetti, e al 22,5% del valore aggiunto, circa 165 miliardi di euro) ha denunciato l’esistenza di fattori economici e organizzativi che ne mettono a rischio la sopravvivenza nel corso dell’anno».
«Oltre un terzo delle imprese — ha continuato Monducci — ha denunciato fattori economici ed organizzativi che mettono a rischio la sopravvivenza, rilevando un rischio per la sostenibilità dell’attività da qui a fine anno».
«Oltre un terzo delle imprese ha denunciato fattori economici ed organizzativi che mettono a rischio la sopravvivenza, rilevando un rischio per la sostenibilità dell’attività da qui a fine anno»
A fronte di questi numeri, l’emergenza ci pare legata a tutt’altro campo, più che a quello sanitario.
Prorogare uno stato di emergenza senza nessuna emergenza vuol dire distruggere ancora di più le attività lavorative, l’economia e, quindi, le famiglie.
Non moriremo di COVID ma di fame.
Uccideranno le dignità di milioni di persone alle quali, in un mondo ipermaterialista e senza Fede, verrà facile, facilissimo, pensare di farla finita
E, soprattutto, uccideranno le dignità di milioni di persone alle quali, in un mondo ipermaterialista e senza Fede, verrà facile, facilissimo, pensare di farla finita.
Cristiano Lugli
Economia
Le esportazioni di petrolio dell’Iran non si sono interrotte nonostante la guerra
Le esportazioni di petrolio iraniano procedono senza interruzioni nonostante il conflitto con Stati Uniti e Israele, ha dichiarato martedì Ismail Hosseini, portavoce della Commissione per l’energia del Parlamento iraniano. Lo riporta l’agenzia di stampa statale iraniana Tasnim.
«Le esportazioni di petrolio procedono senza intoppi. Se gli oppositori hanno messo gli occhi sull’isola di Kharg, sappiano che subiranno un’umiliazione ancora maggiore di quella avvenuta nello Stretto di Ormuzzo: diventerà una tomba per gli aggressori», ha dichiarato Hosseini,.
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Domenica, la testata statunitense Axios ha riportato, citando alcune fonti, che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump sta valutando la possibilità di conquistare l’isola iraniana di Kharg, operazione che richiederebbe uno sbarco militare statunitense.
Il comandante della Marina del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (IRGC), il contrammiraglio Alireza Tangsiri, ha affermato che un possibile attacco statunitense a Kharg, dove si trova il più grande terminal petrolifero iraniano, avrebbe un forte impatto sui prezzi del petrolio.
Il portavoce delle forze armate iraniane, Abolfazl Shekarchi, ha avvertito che gli impianti petroliferi e del gas in tutto il Medio Oriente si trasformerebbero in «montagne di cenere» se gli Stati Uniti colpissero le infrastrutture sull’isola di Kharg.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Economia
La guerra con l’Iran potrebbe fruttare miliardi alle aziende energetiche USA
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Economia
Washington allenta le sanzioni sul petrolio russo
Secondo quanto dichiarato dal Segretario del Tesoro Scott Bessent, gli Stati Uniti hanno allentato le sanzioni per permettere ad alcuni Paesi di acquistare petrolio e prodotti petroliferi russi già caricati su navi in mare. La decisione arriva in un contesto di escalation delle tensioni in Medio Oriente, provocata dalla guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran, che ha fatto schizzare i prezzi globali del petrolio.
Il 28 febbraio, Stati Uniti e Israele hanno condotto attacchi coordinati contro l’Iran, scatenando rappresaglie iraniane in tutta la regione. La crisi ha determinato la chiusura di fatto dello Stretto di Ormuzzo, attraverso il quale transita circa un quinto della fornitura giornaliera mondiale di petrolio, poiché l’Iran impedisce di fatto il passaggio delle navi provenienti da Paesi ostili, con un’impennata dei prezzi del petrolio di quasi il 50%, fino a quasi 120 dollari al barile.
«Per ampliare la portata globale delle forniture esistenti, il Dipartimento del Tesoro statunitense sta fornendo un’autorizzazione temporanea che consente ai paesi di acquistare petrolio russo attualmente bloccato in mare», ha dichiarato Bessent giovedì in un post su X, sottolineando che tale misura stabilizzerà i mercati energetici e frenerà i prezzi del petrolio.
.@POTUS is taking decisive steps to promote stability in global energy markets and working to keep prices low as we address the threat and instability posed by the terrorist Iranian regime.
To increase the global reach of existing supply, @USTreasury is providing a temporary…
— Treasury Secretary Scott Bessent (@SecScottBessent) March 12, 2026
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La deroga riguarda le esportazioni di petrolio russo caricato su navi prima del 12 marzo e avrà una validità di 30 giorni.
In precedenza, il Segretario all’Energia statunitense Chris Wright aveva precisato che le restrizioni più ampie sul petrolio russo non sarebbero state revocate, ribadendo che Washington non intendeva modificare la propria politica sanzionatoria nei confronti di Mosca.
Commentando l’allentamento delle restrizioni, il portavoce del Cremlino Demetrio Peskov ha affermato che la mossa è finalizzata a stabilizzare il mercato energetico globale, aggiungendo che su questo punto gli interessi di Mosca e Washington coincidono.
La scorsa settimana, il Bessent aveva dichiarato che gli Stati Uniti avevano concesso all’India il «permesso» di acquistare petrolio greggio russo «per alleviare la temporanea carenza di petrolio nel mondo», dopo aver annunciato l’intenzione di «revocare le sanzioni su altro petrolio russo» al fine di incrementare ulteriormente l’offerta.
L’India, che insieme alla Cina è emersa come uno dei principali acquirenti di petrolio russo dopo l’imposizione delle sanzioni in seguito all’escalation del conflitto in Ucraina nel 2022, non ha mai confermato di voler rispettare tali restrizioni, sebbene gli Stati Uniti abbiano affermato il contrario.
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Immagine di World Economic Forum via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-ShareAlike 2.0 Generic
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