Persecuzioni
Cina, repressione dei contenuti religiosi online
Il 15 settembre 2025, l’Amministrazione Nazionale per gli Affari Religiosi della Cina ha promulgato un nuovo testo dai dettagli senza precedenti, volto a rafforzare il controllo statale sulle attività religiose online. Questo nuovo arsenale giuridico esclude di fatto il sacro dalla sfera digitale e aumenta la pressione, in particolare sulla Chiesa cattolica.
Intitolato «Regolamento sulla condotta digitale dei religiosi», il nuovo testo, strutturato in 18 articoli, stabilisce un quadro rigoroso che definisce cosa i membri del clero possono e non possono fare su Internet: in effetti, si potrebbe pensare più a un plagio del romanzo distopico di George Orwell 1984. Questo regolamento si applica a tutto il clero attivo in Cina, compresi i religiosi di Hong Kong, Macao, Taiwan, nonché ai chierici stranieri che esercitano nel territorio.
Per la predicazione o l’insegnamento religioso possono essere utilizzate solo le piattaforme gestite da organizzazioni religiose debitamente autorizzate e registrate dal Partito Comunista Cinese (PCC) e dotate di una licenza ufficiale per diffondere contenuti religiosi online.
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Gli account personali sui social media, le trasmissioni in diretta, i gruppi su app come WeChat o i forum non ufficiali sono severamente vietati per qualsiasi attività di istruzione religiosa, pena il rischio di andare in prigione.
Un’altra restrizione quasi comica imposta dall’amministrazione: un sacerdote, ad esempio, non deve approfittare del suo status clericale o della sua notorietà per aumentare il numero dei suoi abbonati. Inoltre, è vietata anche qualsiasi pubblicità rivolta a siti religiosi stranieri, per il reato di «infiltrazione religiosa straniera». Sarebbe quindi un reato trasmettere, ad esempio, i video delle udienze del mercoledì del sovrano pontefice, trasmessi sul sito web del Vaticano.
Sono severamente proibiti i discorsi «estremisti o eretici», quelli che diffondono superstizioni o idee religiose non conformi (alla doxa del PCC), così come certi costumi religiosi che potrebbero anch’essi essere giudicati «estremisti»: si può immaginare che un prete cinese che si filmasse in tonaca correrebbe certi rischi.
Il proselitismo nei confronti dei minori è ovviamente proibito, così come l’organizzazione di campi religiosi o corsi di formazione per i giovani. Anche la raccolta fondi per cause religiose, la vendita di oggetti o libri religiosi e così via sono criminalizzate. Anche tutti i contenuti trasmessi in diretta streaming sono vietati al fine di esercitare il massimo controllo.
Oltre a regolamentare i comportamenti, questo testo impone un chiaro allineamento ideologico. Le figure religiose sono tenute a sostenere la linea del PCC, promuovere i valori socialisti e aderire alla «sinizzazione» della religione, un concetto che, in pratica, richiede che le dottrine religiose si conformino ai principi di uno Stato fondamentalmente ateo e ostile a qualsiasi idea di religione.
Sebbene scritta utilizzando un linguaggio che promuove «armonia» e «ordine», questa norma ha implicazioni di vasta portata, limitando drasticamente l’espressione religiosa online e sottoponendo il discorso religioso alla stretta sorveglianza dei censori statali.
Non è la prima volta che la Cina rafforza il suo controllo sulla sfera religiosa, ma il testo promulgato il 15 settembre segna un ulteriore passo avanti nel controllo sociale, distinguendosi per la sua intrusione nel dominio tecnologico con un obiettivo indichiarato: disconnettere il più possibile il sacro dalla sfera digitale.
Articolo previamente apparso su FSSPX.News
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Vescovo mette a tacere famoso esorcista
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Messa cattolica a Vienna interrotta da adolescenti arabi che gridavano «Allah Akbar»
Alcuni adolescenti hanno interrotto una messa cattolica a Vienna gridando «Allah Akbar», secondo quanto riportato dai media austriaci. Lo riporta LifeSite.
Il 6 ottobre, alcuni giovani hanno interrotto una messa cattolica in una chiesa parrocchiale nella zona ovest di Vienna, gridando a gran voce «Allahu Akbar» (Dio è grande), uno slogan arabo spesso usato dai musulmani.
Il parroco ha dichiarato al quotidiano austriaco Die Presse di essere preoccupato per l’accaduto e di non voler rivelare l’ubicazione esatta della chiesa per non attirare altri potenziali disturbatori, raccontando di aver sentito prima delle forti risate e del rumore provenire dal fondo della chiesa durante la messa, seguiti da diverse grida di «Allah Akbar» che si sono propagate in tutto l’edificio.
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Il sacerdote stimato che i responsabili avessero circa 14 o 15 anni e fossero di etnia araba. Il gruppo di adolescenti si è dileguato rapidamente dopo aver interrotto la funzione religiosa. «Non ho mai vissuto niente del genere prima d’ora. E sono qui da 20 anni», ha detto il religioso.
Nonostante il trambusto, il sacerdote ha sottolineato che in nessun momento c’è stata una vera minaccia. «Non c’era alcun pericolo; non si trattava di una situazione minacciosa, voglio che sia chiaro. Probabilmente si è trattato solo di esuberanza giovanile», ha affermato, aggiungendo che non avrebbe sporto denuncia alla polizia perché probabilmente non avrebbe portato ad alcun risultato.
Il sacerdote ha detto di aver parlato con un altro parroco di un altro quartiere di Vienna, il quale gli ha riferito che episodi simili si verificano regolarmente nella sua parrocchia.
Il parroco ha espresso sorpresa e perplessità riguardo all’accaduto, dato che la sua parrocchia sostiene gli immigrati musulmani dal 2015. La parrocchia li ha aiutati a trovare un alloggio, a interfacciarsi con gli enti governativi e a frequentare corsi di lingua tedesca. Ha affermato di mantenere un buon rapporto con le famiglie musulmane della zona.
Come molte altre città dell’Europa occidentale, Vienna ha assistito a un massiccio afflusso di immigrati musulmani, soprattutto a partire dalla crisi migratoria del 2015. Secondo gli ultimi dati, il 41,2% degli studenti delle scuole elementari e medie (dai 6 ai 14 anni) a Vienna è di fede musulmana, rappresentando la religione più diffusa in questa fascia d’età. I cristiani costituiscono il 34,5% (17,5% cattolici e 14,5% ortodossi), mentre il 23% non professa alcuna religione.
L’episodio mostra che potrebbe essere in corso, in tutta Europa, un processo di radicalizzazione degli adolescenti, come visto nei disordini di Parigi e di Milano, spacciate per rivolte studentesche quando invece sono germi di guerra etnica vera e propria, con devastazioni e razzie. È logico che le chiese, sparuto simbolo di quello che rimane della religione locale, siano ora prese di mira – così come le catene di messaggi riguardo ad un presunto programma di stupro massivo da parte dei branchi di giovani stranieri sono presi sul serio da tante famiglie.
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È molto probabile che cià accada perché viene discusso in chat dove il comando dell’attacco alla religione cattolica è lanciato, e dove magari gli esiti (gli immancabili video della teppa) vengono vantati.
In Italia, l’interruzione o il turbamento di una funzione religiosa è punito dall’articolo 405 del Codice Penale, che sanziona con la reclusione fino a 2 anni chiunque impedisca o turba cerimonie o pratiche di qualsiasi confessione religiosa. La pena aumenta da 1 a 3 anni di reclusione se il fatto avviene con violenza o minaccia alle persone.
Qualora capitasse al lettore, difenda il sacro con la legge, senza i dubbi dei sacerdoti austriaci: non c’è da essere perplessi, né da pensare alle ragazzate.
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Immagine: Lato nord e tetto della Cattedrale di Santo Stefano a Vienna, visti dalla terrazza panoramica dell’Hotel Lamée.
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Vandalizzata statua della Madonna delle vette
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