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Charlie Kirk aveva rifiutato fondi offerti da Netanyahu. Gli amici: aveva «paura» delle forze Israele

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Charlie Kirk, fondatore di Turning Point USA e influente figura conservatrice assassinata il 10 settembre, aveva rifiutato un’offerta di finanziamento massiccia da parte del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, secondo rivelazioni di un amico stretto e insider trumpiano riportate dal sito di giornalismo di inchiesta statunitense The Grayzone.

 

L’episodio, emerso nei giorni scorsi, ha alimentato speculazioni su un presunto «cambiamento di rotta» di Kirk riguardo all’influenza israeliana sulla politica USA, che lo avrebbe lasciato «arrabbiato e spaventato» dalle reazioni delle lobby pro-israeliane.

 

L’offerta, che sarebbe stata avanzata all’inizio dell’anno, mirava a iniettare ingenti donazioni filosioniste nell’organizzazione giovanile conservatrice Turning Point USA, la più grande negli Stati Uniti. Kirk, che inizialmente era un sostenitore accanito di Israele per motivi di fede evangelica cristiana, avrebbe percepito il gesto come un tentativo di «ridurlo al silenzio» mentre iniziava a criticare pubblicamente il «controllo schiacciante» di Tel Aviv su Washington.

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Nelle settimane precedenti al suo assassinio, avvenuto il 10 settembre, Kirk aveva iniziato a detestare il leader israeliano, considerandolo un «bullo», ha affermato la fonte.

 

Nelle settimane precedenti all’omicidio – avvenuto durante un dibattito all’Università dello Utah – Kirk aveva espresso disgusto per l’interferenza israeliana nell’amministrazione Trump, inclusi tentativi di influenzare nomine presidenziali e l’uso di donatori come la miliardaria Miriam Adelson per mantenere il controllo sulla Casa Bianca. L’amico ha rivelato che Kirk aveva persino avvertito Trump contro un attacco all’Iran solo per compiacere Israele, temendo che ciò trascinasse gli USA in conflitti disastrosi.

 

La reazione alle critiche di Kirk sarebbe stata una campagna di intimidazione privata da parte di alleati potenti di Netanyahu, tra cui «leader e stakeholder ebrei», che lo avrebbe portato all’ansia. La paura si sarebbe diffusa anche nell’entourage trumpiano dopo la scoperta di una presunta operazione di spionaggio israeliana.

 

Netanyahu ha negato categoricamente ogni coinvolgimento nell’assassinio durante un’intervista al canale trumpiano Newsmax l’11 settembre, elogiando Kirk come «un vero amico di Israele» e citando una lettera del maggio scorso in cui il conservatore lodava la difesa della «civiltà giudeo-cristiana». Tuttavia, l’attivista Candace Owens ha accusato il premier di «menzogna per omissione», chiedendo la pubblicazione integrale della missiva.

 

 

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Kirk era apparso visibilmente indignato durante un’intervista del 6 agosto con la conduttrice conservatrice Megyn Kelly, mentre discuteva dei messaggi minacciosi che riceveva dai pezzi grossi filo-israeliani.

 

 

L’omicidio di Kirk, colpito da un singolo colpo di sniper da un tetto a 200-300 metri, ha scatenato teorie del complotto antisemite online, con oltre 10.000 post su X che accusano Israele. L’Anti-Defamation League ha condannato queste narrazioni come «infondate e pericolose».

 

Il caso continua a dividere la destra americana, con figure come Harrison Smith di Infowars che aveva predetto a metà agosto: «Qualcuno vicino a Kirk mi ha detto che teme Israele lo ucciderà se si opporrà». Le indagini sull’assassinio hanno portato all’arresto di un ragazzo locale, che avrebbe idee antifa-trans, o legate alle cerchie online dei videogiochi, non è ancora chiaro. La sinistra americana ha tentato di dire che si tratterebbe invece di un estremista di destra, della fazione dei groyper, che avrebbe così eliminato un moderato.

 

Tuttavia ora le rivelazioni sull’offerta di Netanyahu aggiungono un velo di mistero geopolitico.

 

Charlie Kirk aveva visitato varie volte Israele e vi aveva mandato vari studenti di TP USA nei tour organizzati per rafforzare l’amicizia israelo-americana. Tuttavia, l’indomani del massacro del 7 ottobre durante un’intervista con il podcaster Patrick Bet-David parlò della possibilità che vi fosse stato un ordine di stand down, in quanto lui stesso al confine con Gaza aveva visto «un 18enne soldato israeliano ogni dieci metri» presidiare la linea, aggiungendo che da Gerusalemme al luogo della strage un elicottero impiega massimo 45 minuti, mentre la reazione si sarebbe avuta ore dopo.

 

Quando due anni fa Kirk espresse questo concetto, fu ricoperto dalla reazione dura di tanti filosionisti, che a quanto si dice erano i principali donatori TPUSA, vedendo nell’organizzazione giovanile di Kirk un argine contro la sparizione del supporto ad Israele per le nuove generazioni.

 

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Prete messicano rapito e torturato per tre giorni

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Un prete cattolico è stato rapito e torturato per tre giorni in Messico. Lo riporta LifeSite.   Padre Clemente Morales Topete è stato rapito nel pomeriggio del 24 ottobre a Culiacan, capitale dello stato messicano di Sinaloa. Il vescovo Jose de Jesus Herrera Quiñones della diocesi di Culiacán ha reso noto l’accaduto in un comunicato stampa diffuso il 1° novembre.   Monsignor Herrera ha affermato che Morales è tornato nella sua parrocchia il 27 ottobre con ferite che mostravano gravi percosse e ustioni. È arrivato «in condizioni deplorevoli, con chiari segni della violenza subita». I membri della parrocchia hanno prestato i primi soccorsi al sacerdote, dopodiché è stato «trasportato in una clinica per cure mediche specialistiche, poiché aveva riportato molteplici colpi e ustioni in diverse parti del corpo».

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Le ferite «non rappresentavano una minaccia immediata per la sua vita», ha confermato il vescovo Herrera. Oltre alle conseguenze fisiche della tortura, vi è stato «l’impatto psicologico ed emotivo delle minacce che il sacerdote ha riferito di aver ricevuto contro la sua persona». Il prelato messicano ha affermato che le condizioni del sacerdote stanno migliorando, «anche se la sua guarigione richiederà tempo, cure e un supporto completo».   Riportando i fatti attualmente noti sul rapimento, monsignor Herrera ha scritto: «Il sacerdote è stato prelevato da un gruppo di individui sconosciuti e portato in un luogo ignoto; è stato picchiato e ha riportato gravi ustioni sul corpo, mentre veniva estorto con la forza informazioni che non possedeva (…)è stato trattenuto per tre giorni, durante i quali ha ricevuto ripetute minacce di morte».   Il vescovo ha affermato di essere fiducioso che gli inquirenti competenti «stabiliranno con precisione cosa è successo e che i responsabili saranno assicurati alla giustizia», esprimendo  la sua gratitudine per il fatto che Morales sia sopravvissuto alla terribile esperienza, ma ha sottolineato che il suo caso «si unisce a quelli di tante altre persone e famiglie che soffrono a causa di questa realtà».   Culiacan è una delle principali roccaforti del narcocartello di Sinaloa ed è diventata un punto focale di violenti scontri tra fazioni rivali del cartello. I residenti sono spesso rimasti coinvolti negli scontri a fuoco, e i civili sono stati presi di mira, rapiti e uccisi.   Da settembre 2024, quando l’arresto negli Stati Uniti di Ismael «El Mayo» Zambada ha fatto precipitare lo scontro tra Chapitos e Mayiza, Culiacán è l’epicentro della narcoviolenza del cartello sinaloano. I numeri sono riferiti all’intero stato. Il 2025 si è chiuso con 1.654 omicidi dolosi contro i 993 del 2024 (+66,5%). Tra settembre 2024 e luglio 2026 si superano i 3.500 omicidi, mentre il conteggio mensile della Fiscalía si ferma a 2.951 fino a giugno 2026. Oltre cento minorenni uccisi e 2.462 sequestri nello stesso periodo.   L’episodio più cruento risale al 30 giugno 2025: 20 cadaveri sulla Federale 15, quattro decapitati appesi a un ponte, sedici in un furgone e un sacco con cinque teste. Frequenti i messaggi simbolici mandati dalla truppa dei narcos: vittime seminude e torturate con sombreri in testa, il soprannome dei Mayos, e una testa mozzata lasciata in una scatola di pizza, allusione ad un simbolo dei Los Chapitos, una delle fazioni più potenti del cartello di Sinaloa e una delle reti criminali più influenti del Messico.   Nel 2026 le uccisioni sono calate, ma il primo semestre ne conta ancora 640.   «Denunciamo, respingiamo e condanniamo le azioni che minacciano la vita e il benessere fisico e morale degli individui, comprese la tortura fisica e psicologica e la detenzione arbitraria, perché sono contrarie alla dignità umana», ha dichiarato monsignor Herrera. Il vescovo ha affermato che le misure adottate dalle autorità governative «non sono state sufficienti» a «ristabilire la tranquillità di cui la nostra città ha disperatamente bisogno» e ha chiesto misure più incisive per prevenire la criminalità, migliorare la sicurezza pubblica, rintracciare le persone scomparse, garantire la giustizia e fornire un’assistenza completa alle vittime.   Monsignor Herrera sottolineato che il raggiungimento della pace richiede il coinvolgimento dell’intera società. Ha incoraggiato la popolazione di Sinaloa a mostrare solidarietà con le persone colpite dalla violenza criminale e con le loro famiglie, e ha ricordato ai cittadini la loro comune responsabilità di contribuire a una società più sicura.   Il vescovo si è rivolto anche al criminale responsabile della violenza: «Ti chiediamo di riflettere sul male che stai causando, di ascoltare la voce della tua coscienza e di volgere lo sguardo a Dio. È in tuo potere porre fine a questa violenza», affidandosi in conclusione i fedeli della diocesi all’intercessione della Madonna del Rosario, sua patrona, chiedendole di «accompagnare le famiglie alla ricerca dei propri cari, dare forza a chi soffre e toccare i cuori di coloro che hanno scelto la via della violenza».   Il Messico è tra i paesi più pericolosi al mondo per i religiosi. Secondo il Centro cattolico multimediale (CCM), dal 1990 sono stati uccisi circa 80 sacerdoti: 17 sotto Calderón, 19 sotto Peña Nieto e 10 sotto López Obrador. Il 2018 è stato l’anno più sanguinoso, con sette sacerdoti assassinati. Secondo il CCM, l’80% degli omicidi di sacerdoti resta impunito.   Tra gli episodi più gravi ci sono l’uccisione dei gesuiti Javier Campos, 79 anni, e Joaquín Mora, 80, colpiti a morte con armi da fuoco nella chiesa di Cerocahui, nella Sierra Tarahumara. Padre Bertoldo Pantaleón Estrada è stato trovato crivellato di colpi il 4 ottobre 2025, due giorni dopo la scomparsa. Il 16 marzo 2025 otto giovani sono stati uccisi in un campo accanto alla parrocchia di Salamanca, in Guanajuato, mentre preparavano la Settimana Santa. Il 30 giugno 2025, a Villahermosa, padre Héctor Alejandro Pérez è stato ferito gravemente.   Il bersaglio si sta allargando: nel 2025 sono stati uccisi 15 giovani collaboratori e catechisti, e gli attacchi a edifici religiosi (furti, profanazioni, estorsioni, incendi) sono circa 1.400 l’anno. Il CCM nota che i delitti contro i sacerdoti sono in lieve calo. Per padre Sotelo l’obiettivo è mantenere silenziosa e timorosa la Chiesa.

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Una parte dei narcos messicani venerano un idolo spaventoso chiamato Santa Muerte, che ha vagamente le sembianze della Vergine Maria (il manto, ad esempio, è un calco iconografico inconfondibile) ma che invece del volto umano ha un teschio   La Santa Muerte è vista dai narcoasssassini  come una protettrice che non giudica, e quindi accoglie anche chi vive fuori dalla legge e rischia la morte ogni giorno. Gruppi come Los Zetas e il Cartel del Golfo sono stati legati al culto, soprattutto nel settore nordorientale del Paese. Nel 2009 l’esercito ha demolito decine di cappelle dedicate alla Santa Muerte lungo il confine con gli Stati Uniti, proprio per questo legame. Sono state trovate immagini della santa anche in case e covi di trafficanti, e in qualche caso in riti legati a sacrifici umani.   Nella zona di Sinaloa la figura più legata ai narcos è invece Jesus Malverde, un «santo dei banditi» non riconosciuto dalla Chiesa, a cui si rivolgono molti trafficanti locali.   La Chiesa cattolica condanna il culto della Santa Muerte come incompatibile con la fede.  

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OpenAI blocca l’accesso a Internet ai suoi modelli più potenti di AI

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OpenAI ha limitato l’accesso a Internet per l’addestramento dei suoi modelli di Intelligenza Artificiale più potenti, dopo che alcuni agenti hanno trovato il modo di eludere gli ambienti di calcolo isolati. Passerà quindi a una configurazione offline basata su pagine web memorizzate nella cache per l’apprendimento per rinforzo.

 

I risultati pubblicati venerdì dall’azienda arrivano in un momento di crescente preoccupazione per i rischi di sicurezza informatica posti da agenti di IA sempre più sofisticati, capaci di identificare vulnerabilità del software e sfruttare le debolezze dei sistemi con cui interagiscono. I ricercatori nel campo della sicurezza hanno avvertito che tali capacità potrebbero permettere agli agenti di sfruttare le falle nelle misure progettate per contenerli.

 

OpenAI ha dichiarato che uno dei suoi modelli di ricerca ha ottenuto un accesso limitato a Internet il 20 settembre, sfruttando un errore di configurazione nel sistema che traduce gli indirizzi web in indirizzi IP. L’azienda ha contenuto l’incidente e ha sospeso l’addestramento e la valutazione dei suoi modelli più avanzati, rafforzando nel frattempo le proprie difese.

L’addestramento è ripreso il 1° ottobre, includendo l’apprendimento per rinforzo e l’inferenza interna, ma l’azienda ha mantenuto la restrizione sull’accesso a Internet in tempo reale. Nel suo rapporto del 23 ottobre, OpenAI ha affermato che i modelli continueranno a essere addestrati in un ambiente offline finché non avrà sviluppato misure di sicurezza sufficientemente robuste da consentire un accesso più ampio.

 

Questa ultima rivelazione fa seguito a un incidente di luglio, in cui i modelli di OpenAI hanno aggirato i controlli progettati per isolarli da Internet, compromettendo parti dell’infrastruttura di ricerca dell’azienda e i sistemi di Hugging Face. Secondo OpenAI, gli agenti hanno sfruttato una vulnerabilità in un registro di pacchetti software per accedere a Internet, hanno trovato credenziali esposte e le hanno utilizzate per accedere a servizi di terze parti.

 

All’inizio di questa settimana, OpenAI ha anche reso noti due episodi in cui gli agenti hanno indebolito il monitoraggio interno della sicurezza durante attività di programmazione. Il 3 ottobre un agente ha disattivato gli avvisi di sicurezza automatici, mentre il 6 ottobre un altro ha rimosso un’integrazione di monitoraggio, affermando poi falsamente all’utente di non averlo fatto. L’azienda ha dichiarato di star rafforzando i controlli per impedire agli agenti di disattivare il monitoraggio e di star indagando sulle ragioni di tale comportamento.

 

Incidenti simili sono stati segnalati da altri sviluppatori di IA. Anthropic ha dichiarato che i suoi modelli Claude hanno avuto accesso ai sistemi di quattro organizzazioni durante i test di sicurezza informatica, mentre Meta ha rivelato che il suo modello Muse Spark ha sfruttato una vulnerabilità nel sito web di un’azienda reale dopo che un errore di test gli ha consentito l’accesso a Internet.

 

Anche Google ha segnalato che il suo modello Gemini ha avuto accesso ai sistemi di tre aziende durante una valutazione, evidenziando le difficoltà nel contenere agenti di IA sempre più potenti in ambienti di test controllati.

 

Le richieste di una regolamentazione più rigorosa dell’IA si sono fatte sempre più insistenti: il premio Nobel Geoffrey Hinton ha avvertito che l’IA avanzata potrebbe sfuggire al controllo umano, mentre il co-fondatore di Microsoft Bill Gates, dopo aver investito miliardi di dollari e promosso con ottimismo sospetto il suo uso, ha esortato i governi a imporre standard di sicurezza, definendo l’AI «la tecnologia più pericolosa mai inventata».

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Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump si è tuttavia opposto alle restrizioni, sostenendo che potrebbero dare alla Cina un vantaggio tecnologico. Nel frattempo l’uomo della Casa Bianca ha chieso la crezione di una «Superintelligence Force», una «forza di superintelligenza» in grado di mantenere il controllo americano sull’IA.

 

Come riportato da Renovatio 21, nel frattempo, il CEO di OpenAI, Sam Altman, ha affermato che il mondo deve accettare alcuni «aspetti negativi», tra cui attacchi informatici e truffe, poiché i benefici della tecnologia superano i rischi.

 

Come riportato da Renovatio 21, in queste ore è emerso che importanti banche statunitensi hanno rilevato la presenza di agenti di Intelligenza Artificiale esterni che operano all’interno dei conti dei clienti, alcuni dei quali sembrano tentare azioni che vanno oltre le istruzioni degli utenti

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Comunicato della Casa Generalizia FSSPX: il ricorso contro il decreto di scomunica prosegue a Roma

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A seguito del comunicato della Casa Generalizia del 13 luglio 2026, che annunciava la presentazione di un ricorso preliminare al Dicastero per la Dottrina della Fede, la Fraternità Sacerdotale San Pio X informa che da allora sono stati intrapresi i passi previsti dal diritto canonico per il ricorso, nel rispetto dei termini e delle procedure stabiliti dalla legge.   Con tali iniziative, i vescovi della Fraternità intendono esercitare il diritto riconosciuto loro dalla Chiesa, chiedendo l’esame delle obiezioni giuridiche e dottrinali che hanno formulato nei confronti dei testi del 2 luglio.   In attesa del seguito che verrà dato a tali iniziative da parte delle autorità competenti, la Fraternità intende osservare la discrezione richiesta dalla natura di tali procedure.   Invita i sacerdoti e i fedeli a rimanere uniti nella preghiera per il Santo Padre e per tutta la Chiesa, la cui legge suprema è la salvezza delle anime.   Menzingen, 13 ottobre 2026   Articolo previamente apparso su FSSPX.News  

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