Connettiti con Renovato 21

Spirito

Apocalisse, Terza Guerra Mondiale e «guerre contro l’umano»: Il cardinale Muller intervistato da Tucker Carlson

Pubblicato

il

Il popolare giornalista televisivo Tucker Carlson ha intervistato per il suo sito TCN il cardinale Gerardo Mueller presentandolo come «uno dei teologi cattolici più importanti e prolifici viventi oggi. In effetti, per un certo periodo era a capo dell’ufficio dottrinale del Vaticano».

 

«È stato licenziato diversi anni fa» lo ha presentato il Carlson, riferendosi alla sua sostituzione presso la Congregazione per la dottrina della fede, «ma ha continuato a scrivere e a riflettere su ciò che sta accadendo nella Chiesa cattolica e nel cristianesimo a livello globale». Tucker, che è di fede episcopaliana, di recente ha fatto alcune dichiarazioni che hanno fatto capire il suo interesse per la Chiesa cattolica.

 

«Non sono cattolico, ma mi interessa sapere dove pensi che la Chiesa e il cristianesimo in generale si stiano muovendo in questo momento, all’inizio del 2024» ha chiesto il giornalista al principe della Chiesa germanico.

 

«La situazione nei diversi continenti è diversa in Africa, il cristianesimo è in crescita, anche la Chiesa cattolica, sono molto vivi e, ma un buon numero di buoni vescovi e, e sacerdoti e laici» ha risposto monsignor Mueller. «Tuttavia vediamo che in Europa e negli Stati Uniti stiamo vivendo una certa scristianizzazione sistematica delle élite politiche e ideologiche, nel senso che il vecchio continente, la vecchia Europa hanno un’antropologia antiquata, una comprensione sbagliata, di ciò che è l’essere umano. Ma noi, come cristiani, siamo convinti di essere creature di Dio».

 

«Abbiamo la vocazione a diventare amici di Dio, figli e figlie di Dio. E questa è la migliore prospettiva che abbiamo come esseri umani, quindi c’è una speranza che la nostra morte non sarà così definitiva. E questo perché noi apparteniamo a tutta l’eternità. Abbiamo questa vocazione personale a prendere parte alla vita divina. E perciò speriamo e lavoriamo per un rinnovamento del pensiero e della vita autenticamente cristiani in Europa e negli Stati Uniti, parte settentrionale del continente, ma anche in America Latina».

 

Sostieni Renovatio 21

«Non tutti i cristiani sono cattolici» ha ricordato il cardinale riprendendo le parole della domanda del giornalista. «Ma dobbiamo lavorare insieme nella guerra a favore della vita. Abbiamo questa forte guerra contro la vita».

 

«Le guerre vere, le guerre militari, ma abbiamo anche le guerre contro l’umano, la vita contro i bambini non ancora nati, contro gli anziani. Solo funzioni e pensiero, si dice. Oppure, se sono anziani, non possono prendere parte alla vita dell’economia». Tale posizione «è assolutamente contraria alla nostra convinzione cristiana. Tutti hanno una dignità profonda che nessuno può perdere. Questa è per me la situazione in questo mondo», dichiara il cardinale.

 

«Dobbiamo anche lottare per la dignità di tutti. Inoltre, il popolo cinese, non possiamo dirlo, è sotto un governo comunista. Hanno la loro cultura. Ma noi siamo gli araldi della dignità di ogni corpo, in ogni Paese. E dobbiamo lavorare per la libertà, per la giustizia sociale e per la promozione di tutti i valori umani. Questa è l’importanza della Chiesa, di ogni cristiano, del cosiddetto cristianesimo, quindi del mondo di oggi e del nostro secolo che verrà. E penso che senza il cristianesimo non ci sia vera speranza per l’umanità».

 

«Abbiamo questa opinione comune e fondamentale, in comune con il popolo ebraico e l’Antico Testamento. Il Nuovo Testamento è questa la religione fondamentale e la fede nell’unico Dio, creatore e redentore del mondo e di ogni corpo. E abbiamo certi approcci nella grande cultura greca e in quella romana, ma non anche nelle culture europee precristiane. Ci sono alcune vie, alcuni passi che portano a questa convinzione fondamentale, perché diciamo nella nostra fede cristiana, come dice Paolo, che anche senza peccato è stata rivelata la fede e la verità. Ognuno con la sua ragione, può comprendere che siamo creature di Dio e che siamo responsabili agli occhi di Dio, perché Egli sostiene alla fine anche il nostro giudizio».

 

Secondo il cardinale «quindi dobbiamo criticare i falsi governi e le ideologie che stanno dietro ad essi e che si creano una definizione della dignità umana. Quindi dipende dalla nostra decisione se vale la pena continuare l’altra vita oppure no. Il nascituro ha la stessa dignità di noi, dei nati, dei malati e dei sani. E in quale condizione potrebbe essere. Ma ogni corpo in quanto persona ha la stessa dignità e la stessa chiamata alla vita eterna in Dio».

 

«Questa è la testimonianza che dobbiamo dare nel mondo di oggi, dove vediamo le grandi potenze politiche, in Russia o in Cina o tutto il resto, ma anche negli Stati Uniti, abbiamo queste ideologie sbagliate dietro le quali politiche il potere non è a favore del benessere dei popoli, ma è solo il potere per loro stessi».

 

«Oggi dobbiamo lavorare insieme, rispettando tutti i popoli del mondo. E questo è l’unico modo per me e per molti cristiani di superare il pericolo di una cosiddetta Terza Guerra Mondiale. In che forma, ma se avremo la Terza Guerra Mondiale, quella sarà anche l’ultima Guerra Mondiale. Quindi questa sarà la fine della nostra comunità umana su questo pianeta, a causa dei poteri di oggi. È brutale».

 

«Possono porre fine all’esistenza umana. E questo è assolutamente contro la volontà di Dio. Lo siamo nonostante le differenze nella nostra fede e nelle nostre religioni. Siamo in un elemento fondamentale, siamo fratelli e sorelle dell’unico Dio Padre. Quindi il concetto di fratellanza è approfondito in Gesù Cristo e nella rivelazione cristiana. Ma è, all’inizio della creazione, fuori dalla nostra esistenza umana».

 

«Siamo fratelli e sorelle, e ognuno di noi ha suo padre e sua madre, suo nonno, suo nonno. E così si è sviluppato lungo tutte le generazioni, e quindi siamo biologicamente e culturalmente legati in un’unica umanità. E noi dobbiamo fare, fare un passo, fare un passo, per il bene dello sviluppo dell’umanità. E anche noi come cristiani dobbiamo essere così testimoni del vangelo e di Gesù Cristo, la buona notizia. Dio ama tutti».

 

Alla domanda sul fatto che poche voci nella gerarchia cattolica stanno davvero dicendo qualcosa sul rischio di annientamento che sta correndo l’umanità, il cardinale cattolico risponde che «c’è un certo pericolo che i vescovi oi leader cristiani oi laici vogliano interferire nella politica, vogliano fare politica. Ciò che dobbiamo fare è criticare i politici e ricordare loro e il loro vero scopo. Devono lavorare a favore del popolo, ma non per i propri interessi, per il proprio potere o per la propria ideologia che sta dietro».

 

«Il cristianesimo deve parlare con una sola voce ed essere molto chiaro, non giocando, interagendo, con questo, con i politici che con i governanti del mondo. Gesù ha detto che per legarci bisogna essere diversi. Non come i governanti del mondo che abusano del loro potere per i propri interessi. Erode, Pilato etc? Sì. Governanti del tempo di Gesù. Ma tra noi, tra voi, i discepoli di Gesù Cristo. Diveniamo amici. Dobbiamo essere servitori di tutti. Per dare un buon esempio al mondo. Anche l’educazione dei politici, dei giovani politici, dobbiamo trasformarla in università, università cristiane. Dobbiamo insegnare anche ai giovani».

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

«Qual è l’importanza della politica? Cosa sai fare? Se entri in politica solo per i tuoi interessi, o rifletti che tutti i tuoi talenti, tutti i tuoi doni li hai ricevuti da Dio non solo per te, ma per i tuoi fratelli e sorelle, per la tua famiglia, per la tua nazione, per la cultura nel mondo, per lo scambio, il cambiamento e la cooperazione nelle diverse culture e lingue. E, per sviluppare questa comprensione che apparteniamo a Dio e avere una responsabilità, una responsabilità gli uni per gli altri, e dobbiamo insegnarlo, ma anche dare un buon esempio per essere il modello della Chiesa deve essere il sacramento, il segno e lo strumento per l’unità dell’umanità con Dio e l’unità dell’umanità di tutti, di tutti i popoli tra di loro».

 

Quanto Tucker dice che secondo lui «la leadership della Chiesa sembra essere cambiata parecchio sotto l’attuale Papa e sembra molto più allineata con un movimento politico globale con una politica progressista che in qualsiasi momento del passato», il cardinale risponde che «è anche nella storia che guardano indietro di 2000 anni.(…) in epoche in cui i papi o il vescovo erano troppo chiusi alla politica e, nel Medioevo, questa vi era questa idea dei vescovi principi (…) penso che non sia quello che Gesù voleva poiché ha mandato gli apostoli come pecore e lupi, e in questo mondo senza alcun potere politico, solo con il potere e la parola di Dio e il potere della grazia di Dio, solo Dio può cambiare il cuore delle persone. E con la parola di Dio, con i santi sacramenti, con i servizi liturgici, con un’educazione cristiana, con la vita cristiana, possiamo convincere la gente a vivere una vita morale e a non abusare del potere politico».

 

«Sicuramente il Papa è un’autorità morale in tutto il mondo, e ha alcuni incontri con questa cosiddetta élite o con i politici, i leader dello stato. Ma penso che sia più importante ammonirli. E dire cosa è giusto, cosa è bene e cosa è male. E quindi, gli uomini devono mantenere una certa distanza dalla leadership politica, e dobbiamo dare un grande contrasto alle ideologie sbagliate che stanno dietro l’ideologia del potere».

 

«L’ideologia della negazione della differenza tra uomini e donne. Errata comprensione della sessualità, dell’antropologia umana. E quindi abbiamo la risposta migliore per tutte queste sfide. È impegnativo ad oggi. E penso che non sia così giusto dare a queste persone l’impressione che potrebbero usare e abusare dell’autorità papale per le loro idee, il cosiddetto Nuovo Ordine Mondiale».

 

«È l’agenda 2030. Penso che nessuno, nessuno sia in grado di realizzare un Nuovo Ordine Mondiale solo con il denaro e con i poteri politici, le cosiddette élite autoproclamate. Non hanno gli strumenti intellettuali e morali per rimodellare il mondo. Sono interessati solo a fare soldi. E se queste persone si piazzano al primo posto nella lista di Forbes, ciò non dirà che hanno una qualifica speciale per governare il mondo».

 

«Gesù lo ha detto. Non è la mia opinione personale. Gesù disse poco in lontananza al santo. Queste persone non lo sono. Perché? Perché sono giusti. Non c’è problema a diventarlo, in ottimo stato. Lo auguriamo a tutti. Che ha una buona posizione in questo mondo. Non la sofferenza, la fame o altro è in grado di dare una buona educazione ai propri figli. Ma siamo ad una certa distanza»

 

«Quindi queste persone pensano che poiché siamo ricchi abbiamo più importanza delle persone normali delle classi medie. E possiamo fare, descrivere e possiamo dire cosa devono pensare, cosa devono, come devono parlare, che vocabolario usano, cosa devono mangiare, e tutto questo, tentazione per queste persone di manipolare il mondo».

 

«Questo è contro la nostra cultura e la cultura democratica. L’America deve essere una leadership democratica per il mondo libero, ma con un rinnovamento morale. Inoltre, gli Stati Uniti hanno particolarmente bisogno di un rinnovamento morale, e non solo di una lotta per il potere, per il proprio potere, ma anche di un rinnovamento morale contro la droga, contro tutto questo abuso sui minori e tutte queste cose sbagliate su se stessi».

 

«L’autodistruzione e il cambiamento dei sessi e generi, è assolutamente stupido perché Dio ha commesso un errore quando lui e voi avete creato voi o me o tutti come uomini o donne nel nostro corpo individuale. E proprio questo è un dono nascere come uomo o come donna, perché tutte le possibilità per poi sposarsi e diventare padri e madri, vivere e in famiglia. E quindi è molto importante insegnare ai giovani l’importanza della loro esistenza».

 

«Tutti sono amati da Dio, e ognuno è amato nella sua situazione, nella sua condizione, di uomo, di condizione maschio femmina, o in qualunque condizione nasca in Asia e Africa o America, Europa, tutti hanno la stessa vicinanza, è la stessa vicinanza, amicizia con Dio. E questo è un criterio così alto per noi, la nostra relazione personale con il Dio personale e trino».

 

Carlson, che di recente ha dato segno di aver maturato una concezione della storia aperta alla demonologia, quindi chiede conto al cardinale di quando dice che «dovremmo temere forze antiumane» (…) penso che la maggior parte delle persone che prestano attenzione possano sentire, capire intuitivamente di cosa Lei sta parlando. Ma come teologo, mi chiedo da dove Lei pensa che provengano queste forze. Potrebbero essere umane? Se fossero umane, come potrebbero essere antiumane? Da dove pensa che provengano queste forze antiumane?».

 

Mueller, il quale forse non coglie la domanda radicale postagli dal giornalista americano, risponde che «abbiamo una grande interpretazione della rivelazione secondo cui Dio ha creato tutto il bene in un modo buono. Il giovane essere umano è una realtà buona, partecipazione della sua bontà. Ma ci ha creato tutti con il nostro libero arbitrio. E per me è una prova (…) dobbiamo realizzare il nostro libero arbitrio nella direzione del bene. E questa è una grande sfida per noi. Possiamo anche fallire e le tensioni interne possono diventare più potenti, vivere solo per i soldi e tutte queste tentazioni».

 

«La Bibbia parla di queste tentazioni, esse possono vincerci e quindi abbiamo bisogno della grazia. Abbiamo bisogno della parola di Dio e della nostra educazione interiore da parte di Gesù Cristo, il Maestro. Ora parliamo anche del peccato originale e dell’umanità all’inizio, poi in questo modo sbagliato e viviamo in questa eredità sbagliata. Ma Gesù lo vinse. È una redenzione. E quindi ci ha dato la grazia e la forza spirituale nello Spirito Santo per vivere come buoni uomini e come buoni cristiani».

 

«Si parla sempre del diavolo, non di un angelo creato da Dio. Ma quando è caduto è diventato il diavolo e tutto il male viene dal diavolo. E Gesù stesso ha subito questa tentazione da parte del diavolo. E lui disse: ti darò tutta la ricchezza del mondo se ti inginocchierai e mi adorerai. E questa è la situazione di ogni corpo, non guardare al bene del mondo in quanto tale, ma guardare e amare di più il Creatore (…) e possiamo dover utilizzare del denaro per lo sviluppo del civile, tecnologica, medicina».

Aiuta Renovatio 21

Far sì che «tutti possano superare tutte le cose propriamente problematiche, malattie, sofferenze, etc. Ma dobbiamo usare le cose del mondo per rendere il mondo migliore, per migliorare le condizioni della nostra vita. Abbiamo anche avuto grandi sviluppi nella tecnologia».

 

«Possiamo usare questi strumenti per fare buone leggi e allo stesso tempo super armi, tuttavia possiamo usare la stessa energia per sviluppare una buona industria e un buon sistema economico, un buon sistema educativo. Meglio costruire una nuova università, che costruire armi atomiche. Quindi con le stesse possibilità puoi fare del bene e fare del male. E questo è ciò che stiamo dicendo. I principi morali sono al di sopra delle possibilità tecnologiche, e devono governarla per il bene degli uomini, per il bene dell’umanità».

 

«Come pensa che sarà l’Occidente, cioè l’Europa negli Stati Uniti, tra 100 anni?» chiede come ultima domanda Tucker Carlson.

 

«Non sono un profeta in questo senso» risponde l’ex Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede. «Non posso dire quale sarà il futuro, ma possiamo dire che Dio ci ha dato abbastanza ragione e intelletto per fare in questo momento il meglio che possiamo fare, guardando con grande responsabilità al futuro migliore delle prossime generazioni».

 

«Penso, [che ciò sarà possibile] solo con un rinnovamento di una comprensione cristiana che è la nostra cultura. Senza il cristianesimo l’Occidente non è niente. È solo un territorio, ma senza cultura, senza spirito, senza identità. E quindi è molto importante guardare alle radici della nostra cultura, alla filosofia greca, al rito romano».

 

«Insieme all’Antico Nuovo Testamento, quella cristiana e quella ebraica, grande tradizione nonostante le differenze che abbiamo. Ma la base di questa cultura occidentale è la stessa. E penso che il resto del mondo abbia le proprie culture, ma noi abbiamo una grande cultura cristiana in Asia, ovunque in Africa. Ora il numero di cristiani in Africa penso che sia più grande o lo stesso, come in Europa».

 

«Non c’è più l’Europa al centro della geografia, il mondo centrato sull’Europa, ma, con i valori che emergono dalla nostra cultura – il mondo orientale, egiziano e persiano, il vecchio mondo e il mondo cristiano che è la base, la base migliore per andare verso un mondo migliore futuro. E questa è la domanda per noi. Se siamo stanchi e se [i valori] spariscono, questa sarà la fine».

 

«L’Apocalisse del mondo cristiano occidentale non deve esserci con l’aiuto della Grazia. E con il Vangelo, la buona notizia. Così possiamo preparare la via del Signore. E questa è la salvezza del mondo, perché il mondo funzioni, per l’unità del genere umano, e dare a tutti la speranza che il male, la sofferenza, la morte non ci siano, e l’ingiustizia dei più ricchi e potenti contro i poveri, e per le persone normali non sarà l’ultima parola, ma la prima parola sarà la creazione. E in Gesù Cristo abbiamo l’ultima parola di Dio, ed egli è il nostro Salvatore».

 

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21

 

Immagine di Kancelaria Sejmu / Paweł Kula via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0; immagine modificata

Continua a leggere

Spirito

Leone mette a capo di un Dicastero vaticano una femminista pro-benedizioni gay

Pubblicato

il

Da

Papa Leone XIV ha nominato la teologa cilena Claudia Leal Luna sottosegretaria del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, affidando così un incarico di alto livello in Vaticano a una fervente critica del rifiuto, da parte della Chiesa nel 2021, di benedire le unioni omosessuali. Lo riporta LifeSite.   La nomina, annunciata giovedì, vede Leal affiancata al gesuita padre Avelino Chicoma Bundo Chico. Vatican News e il comunicato del dicastero stesso confermano che Leal, nata il 12 dicembre 1977, è laureata in giurisprudenza all’Università del Cile e ha conseguito un dottorato in teologia morale presso l’Accademia Alfonsiana di Roma.   La posizione di Leal in materia di moralità sessuale è stata oggetto di critiche, soprattutto per quanto riguarda la sua posizione tradizionale del Vaticano contro le benedizioni alle unioni tra persone dello stesso sesso, in seguito al Responsum del 2021 della Congregazione per la Dottrina della Fede, in cui si afferma che la Chiesa considera tali benedizioni «illecite».   Pochi giorni dopo la pubblicazione, in un’intervista rilasciata il 17 marzo 2021 a Radio Universidad de Chile, ha replicato che «la morale sessuale della tradizione cristiana ha ancora bisogno di fare dei passi avanti».   La teologa cilena definito l’antropologia del documento «un po’ tassidermica» e ha contestato la distinzione tra benedire le persone con inclinazioni omosessuali e benedire le loro relazioni. Un approccio personalista, sosteneva, tratterebbe le relazioni come «costitutive di ciò che siamo come persone». Il Responsum, approvato da Papa Francesco, ha ribadito che Dio «non benedice e non può benedire il peccato», distinguendo al contempo la persona dagli atti che il Catechismo della Chiesa Cattolica descrive come «intrinsecamente disordinati».   Nel suo saggio del 2022 La recepción de Amoris Laetitia en Chile, la studiosa  esprime ulteriore delusione per il fatto che l’esortazione apostolica Amoris laetitia di Bergoglio del 2016 non sia andata abbastanza lontano. Scrive che la lettera papale non ha prodotto «alcuna innovazione per quanto riguarda la situazione delle diversità sessuali nella comunità ecclesiale».   Invocando la legge della gradualità, ha affermato che «il bene non è lo stesso per tutti» e ha attribuito ad Amoris laetitia il merito di aver dato «legittimità a un importante gruppo di “Pastorales de la Diversidad Sexual”», ovvero gruppi che si rivolgono a coloro che hanno «identità sessuali dissidenti».   Lo stesso saggio osserva che il documento ha aperto uno spazio alle donne cattoliche per esaminare «la compatibilità tra cristianesimo e femminismo», citando l’affermazione di papa Francesco secondo cui «apprezza il femminismo».   Leal si è inoltre definita femminista senza riserve, scrive LifeSite. In un’intervista rilasciata a El Dínamo il 23 dicembre 2021, ha affermato: «Chiunque abbia studiato etica sociale non può rifiutare la causa del femminismo. Una società in cui le donne hanno gli stessi diritti e le stesse opportunità degli uomini è un mondo più felice».   La Leal accolto con favore l’attenzione politica sulla parità di genere e sui «diritti dei gruppi LGBT+», raccontando di essersi «rizzata la testa» ascoltando il discorso inclusivo della presidente della Convenzione costituzionale cilena, Elisa Loncon. Insegna un corso su «La sessualità nella tradizione cristiana» che, a suo dire, dimostra come tale tradizione sia «molto meno monolitica di quanto si pensi».   La donna ha insegnato presso la Pontificia Università Cattolica del Cile dal 2012 al 2022 e dal 2022 è professoressa ordinaria di teologia fondamentale della famiglia presso il Pontificio Istituto Teologico Giovanni Paolo II per le Scienze del Matrimonio e della Famiglia. È già consultiva presso il Dicastero per la Dottrina della Fede ed è stata nominata membro della Commissione Teologica Internazionale il 19 ottobre, appena due settimane prima di questa nomina.   InfoVaticana ha evidenziato queste dichiarazioni nella sua copertura sia della nomina alla Commissione Teologica Internazionale di ottobre, sia del nuovo ruolo di sottosegretario, rilevando l’assenza di qualsiasi ritrattazione pubblica delle sue affermazioni del 2021.   In una dichiarazione rilasciata dal dicastero, Leal ha affermato di aver accettato il nuovo incarico «con gratitudine al Santo Padre Leone XIV per la fiducia che mi ha accordato» e ha osservato che «ogni confine che ho varcato mi ha confermato che lo sviluppo umano ha sempre un volto e un nome, e che nessuno è straniero nella Chiesa». La Leale si è affidata, per l’incarico a papa Giovanni XXIII, chiedendogli di insegnarle «a servire con la sua mitezza e fiducia, nella Chiesa che egli voleva fosse una Chiesa per tutti».   Il Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, sotto la guida della Prefetta Suor Alessandra Smerilli e del Pro-Prefetto Cardinale Fabio Baggio, si occupa di migrazione, cura del creato e questioni connesse allo sviluppo umano. Padre Chicoma Bundo Chico, co-incaricato, vanta una solida esperienza in materia di politiche migratorie e ha descritto il suo ruolo in termini di «presenza, impegno e testimonianza».   Come riportato da Renovatio 21, da anni è evidente che anche all’interno dei gangli vaticani la presenza femminea è in progressione costante.   È il segno che la Chiesa si femminizza, o meglio di svirilizza – oppure è effetto della quantità di omosessuali che occupano tutti i livelli del Vaticano post-conciliare?  

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine screenshot da YouTube
 
Continua a leggere

Spirito

«Gli organizzatori sapevano»: mons. Viganò su San Pietro negata alla Messa del Summorum Pontificum

Pubblicato

il

Da

Renovatio 21 pubblica il commento di monsignor Carlo Maria Viganò apparso su X riguardo la Basilica di San Pietro negata ai fedeli della Messa antica da tutto il mondo concentratisi a Roma per il pellegrinaggio del Summorum Pontificum. Sua Eccellenza aveva già trattato il caso due settimane fa. 

 

«Speculatores eius cæci omnes, nescierunt universi; canes muti non valentes latrare» (Is 56, 10). Le sue sentinelle sono tutte cieche, nessuna sa nulla; sono cani muti, incapaci di abbaiare.

 

I fatti sono ormai noti, li riassumo soltanto perché la cronologia è già una sentenza. Il 7 agosto la Segreteria di Stato negò la Messa «usus antiquior». Il 30 settembre, con una lettera giunta a Parigi il 12 ottobre secondo quanto riferisce il National Catholic Register, la Segreteria di Stato negò perfino di entrare in processione nella Basilica Vaticana per pregare per il Papa e adorare il Santissimo Sacramento.

 

Il 23 ottobre, a ventiquattr’ore dal pellegrinaggio, gli organizzatori ne diedero notizia. Il 24 ottobre i pellegrini, venuti da ogni parte del mondo, furono fermati al limite della giurisizione italiana. Nulla fu detto prima: né la lettera di agosto, né quella di settembre, né quella arrivata undici giorni prima.

 

Non m’interessa, a questo punto, il Palazzo. Il Palazzo ha fatto ciò che fa il Palazzo: ha risposto in due righe, senza un motivo, con un numero di protocollo. Il Palazzo, almeno, è coerente con se stesso.

 

Mi interessano coloro che avrebbero dovuto dire ai fedeli ciò che sapevano, e che hanno scelto di tacere per non perderci la faccia.

 

Sapevano gli organizzatori, che avevano le lettere in mano (…)  che hanno prestato al pellegrinaggio il loro nome e la loro autorità: non hanno accompagnato i pellegrini, li hanno abbandonati per non compromettere i rapporti con il Palazzo.

 

Sapevano, e la loro colpa non è solo il silenzio, ma il tradimento nei confronti dei loro stessi fedeli, sui quali è ricaduta l’umiliazione e lo scandalo per il diniego.

 

E vi è di peggio. Dopo aver lasciato venire i pellegrini a Roma, si è lamentata la confusione creata dai commentatori e si è ribadito che il pellegrinaggio nasce dall’amore per il Papa che lo ha respinto. Un portavoce vaticano è giunto a dire che bastava fare una richiesta più specifica, ma il testo della lettera dell’8 settembre lo smentisce parola per parola.

 

Qualcuno poi si è affrettato a spiegare, a posteriori, che in fondo si trattava di una questione procedurale, di un malinteso, di una circostanza sfortunata: è la vergogna che si aggiunge alla vergogna.

 

E a Santa Maria Maggiore, dove non soltanto fu negato il Pontificale, ma non fu consentita la distribuzione della Comunione perché l’ora concessa per la Messa bassa era stata sforata di otto minuti, si è ringraziato per iscritto l’arciprete della Basilica e persino il Cerimoniere. Né si dimentichi la patetica ritrattazione di un altro esponente del tradi-conservatorismo, Peter Kwasniewski.

 

Chi giustifica il funzionario che nega la preghiera davanti all’Altare della Cattedra non difende la Chiesa: difende una finzione burocratica contro la Fede, oltre che i propri interessi.

 

Questo è lo sdegno. La vergogna è un’altra, ed è più amara. È la vergogna di vedere uomini che predicano la Messa di sempre comportarsi, quando si tratta di «metterci la faccia», come impiegati di un’amministrazione: non si disturba, non si espone, non si dice nulla finché non lo si può dire senza conseguenze. I fedeli hanno viaggiato, hanno pregato e sono stati respinti ed umiliati. Ai loro pastori non si chiedeva di conquistare la Basilica: si chiedeva di avvisarli.

 

Il Signore ha scritto: «Domus mea domus orationis vocabitur cunctis populis» (Is 56, 7). Tutti i popoli, dunque, salvo i Cattolici che chiedono solo di professare e di pregare. E nessuno, tra coloro che lo sapevano, ha avuto il coraggio di dirlo ad alta voce.

 

 

Renovatio 21 offre questo testo di monsignor Viganò per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

 

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine screenshot da YouTube

 

Continua a leggere

Spirito

«La Vergine Maria contro lo spirito di Assisi»: lettera del Superiore Generale FSSPX

Pubblicato

il

Da

«Rallegrati, Maria, perché tu sola hai schiacciato tutte le eresie apparse nel mondo»   La santissima Vergine Maria schiaccia le eresie perché la sua missione materna consiste nel condurre le anime alla vita divina conducendole a Gesù Cristo, Verità incarnata. Ora l’eresia, alterando la conoscenza di Dio e di Cristo, colpisce la vita soprannaturale alla sua stessa fonte. Colei che ha ricevuto la missione di comunicare questa vita alle anime deve dunque anche preservarle da ciò che la distrugge: l’errore e la menzogna.   Schiacciare le eresie significa dunque, per Maria, difendere nelle intelligenze la Verità di suo Figlio, per mantenere le anime unite a Lui.   Cari fedeli, amici e benefattori,

Lo spirito di Assisi e di Mater Populi Fidelis

Quarant’anni fa, papa Giovanni Paolo II riuniva ad Assisi i rappresentanti di tutte le religioni, per una giornata che avrebbe marcato profondamente le anime e sarebbe diventata il funesto paradigma di un’intera serie di incontri ecumenici che si sarebbero ripetuti negli anni. I più anziani fra noi ricordano probabilmente un episodio particolarmente significativo: un gruppo di pellegrini provenienti dall’Italia meridionale era arrivato ad Assisi portando una statua di Nostra Signora di Fatima, senza capire bene che cosa stesse per accadere… Furono allontanati dagli organizzatori dell’incontro, perché la presenza di quella statua avrebbe intralciato lo svolgimento delle cerimonie previste.   Un anno fa, il 4 novembre 2025, il Dicastero per la Dottrina della fede pubblicava un testo che ha suscitato numerose reazioni, poiché chiedeva esplicitamente al popolo cristiano di evitare di impiegare, a proposito della santissima Vergine Maria, i titoli di Corredentrice e di Mediatrice di tutte le grazie. Questi titoli sono oggi considerati inappropriati, inesatti e, soprattutto, inadatti a esprimere adeguatamente il dogma cattolico così come viene ormai concepito e rivisitato.   Questo testo funesto, devastante sia per il suo contenuto che per le sue inevitabili conseguenze pastorali, ha tuttavia prodotto – indirettamente – un effetto positivo: quello di rimettere in luce l’importanza delle formule e dei titoli. Infatti, la prospettiva modernista, che tende a ridurre l’atto di fede a un’esperienza personale e intima di Dio, porta al disprezzo delle formule, con il pretesto che la fede non potrebbe essere ridotta né circoscritta dall’uso di espressioni concrete e «tecniche», strutturalmente incapaci di esprimere un’esperienza vissuta.   Vorremmo allora approfittare del triste anniversario della riunione interreligiosa di Assisi e della pubblicazione di Mater Populi Fidelis per meditare su un bellissimo titolo che la liturgia attribuisce alla santissima Vergine Maria: colei che, da sola, schiaccia tutte le eresie. «Rallegrati, Maria, perché tu sola hai schiacciato tutte le eresie apparse nel mondo».   Come giustificare un simile titolo? Per quale ragione la Chiesa, fin nella sua liturgia, intende offrirci una tale immagine di Maria? A prima vista, questo titolo non sembra avere un legame diretto né con la maternità divina né con la verginità perpetua di Maria.   Per misurare la bellezza e la profondità di questo titolo, e coglierne tutta la portata, occorre risalire fino alla fonte stessa della vita soprannaturale: la vita di Dio, che a Lui piace comunicare alle anime per mezzo della grazia. È sotto questa luce che si potrà comprendere il posto unico della santissima Vergine Maria, nella quale questa partecipazione alla vita divina raggiunge una pienezza incomparabile.

Che cos’è la vita divina?

Facciamo un po’ di teologia e cerchiamo di penetrare, per qualche istante, nell’eternità. La vita divina è ciò che vi è di più semplice; ma questa stessa semplicità è di una tale profondità che non possiamo coglierla pienamente.   «La vita divina non è altro che un atto di contemplazione e di amore con cui Dio, contemplandosi al tempo stesso come somma Verità e come sommo Bene, gode perfettamente di sé».   Nell’eternità, Dio compie un solo e unico atto: contempla costantemente se stesso. Contempla il suo Essere, ne contempla l’infinita perfezione – poiché questo Essere è tale: infinitamente perfetto. Questa contemplazione del suo Essere supremo costituisce la sua stessa vita: se Dio non vivesse così, non sarebbe più Dio, semplicemente.   Ora, questa perfezione infinita che contempla, la contempla perfettamente: la sua intelligenza divina contempla il suo Essere divino e lo coglie per intero, in un unico atto di contemplazione, perfettamente vero e sempre identico a se stesso. Così, conoscendo perfettamente il suo Essere divino, si contempla come somma Verità. (1)   E d’altra parte, contemplandosi come somma Verità, Dio si contempla altresì come sommo Bene. Infatti, il Vero e il Bene designano una sola e medesima realtà, considerata sotto due rapporti diversi (2): se Dio è il sommo Essere e la somma Verità, è dunque anche necessariamente il sommo Bene. E in questa contemplazione di sé come sommo Bene, Dio ama perfettamente se stesso. Se così non fosse, Dio non sarebbe più Dio.   In sintesi, la vita divina non è altro che un atto di contemplazione e di amore con cui Dio, contemplandosi al tempo stesso come somma Verità e come sommo Bene, gode perfettamente di sé.   Ora, pur bastando così a se stesso, Dio, liberamente, ha scelto di comunicare qualcosa del suo Essere e della sua perfezione ad altri da sé. Infatti, la bontà inclina naturalmente a comunicarsi agli altri, a donarsi. Nel caso di Dio, somma Bontà, questo libero dono di sé al di fuori di sé ha avuto per oggetto le creature; e in particolare certe creature alle quali Dio non comunicherà soltanto qualcosa del suo Essere e della sua perfezione, ma qualcosa della sua stessa vita.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

Dio comunica la sua vita alle anime facendosi conoscere

Poste queste premesse fondamentali, si comprende facilmente che, per comunicare a un’anima una certa partecipazione alla sua vita divina, Dio comincia col farle conoscere qualcosa di sé. È proprio per farla vivere, per farla partecipare a questa contemplazione di sé che costituisce la sua stessa vita, che Dio si “rivela” sotto il velo della fede.   L’anima illuminata dalla fede può conoscere Dio e, conoscendolo, può amarlo e servirlo. È in questo che la fede è necessaria. È infatti impossibile amare il Bene e aderirvi, se questo Bene non è prima conosciuto. Nessuno ama né desidera ciò che non conosce.   Ora, questa Rivelazione non si limiterà a farci conoscere le perfezioni di Dio. Ci farà penetrare più avanti nell’intimità della sua vita, svelandoci un mistero che la nostra ragione, lasciata a se stessa, non avrebbe mai potuto scoprire: questa vita divina unica è quella di tre Persone distinte, il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo.   «È proprio per farla vivere, per farla partecipare a questa contemplazione di sé che costituisce la sua stessa vita, che Dio «si rivela» sotto il velo della fede». Nella vita della santissima Trinità, il Padre, conoscendo se stesso, genera eternamente il suo Verbo, espressione perfetta della Verità divina, «irradiazione della sua gloria e impronta della sua sostanza» (Eb 1, 3). Il Figlio è dunque questo Verbo, nel quale il Padre si riflette ed esprime la Verità eterna. E dal Padre e dal Figlio procede eternamente lo Spirito Santo, Amore sussistente.   È proprio a questa vita trinitaria che Dio vuole farci partecipare. Da questo desiderio di santificare le anime procedono dunque la Rivelazione progressiva dell’Antico Testamento e, soprattutto, il suo coronamento nella venuta sulla terra del Verbo di Dio, somma Verità incarnata. Essendosi Dio fatto uomo, chi contempla Nostro Signore contempla, attraverso la sua umanità, Dio stesso: «Chi vede me, vede il Padre» (Gv 14, 9); e, mediante questa conoscenza del Padre attraverso il Figlio, accede alla vita eterna: «La vita eterna è che conoscano Te e colui che hai mandato, Gesù Cristo» (Gv 17, 3).   Questo punto è capitale: la conoscenza di Nostro Signore, Verbo fatto carne, è diventata il mezzo necessario quaggiù per conoscere intimamente Dio. È per mezzo dell’umanità del Verbo incarnato, e unicamente per essa, che gli uomini possono avere accesso alla vita trinitaria e contemplare Dio: «Nessuno ha mai visto Dio. Il Figlio unigenito che è nel seno del Padre, è lui che lo ha fatto conoscere» (Gv 1, 18); e di conseguenza, «noi abbiamo contemplato la sua gloria, Figlio unigenito del Padre, pieno di grazia e di verità» (Gv 1, 14).   Certo, Dio si fa conoscere senza la minima possibilità di errore: se, per assurdo, Dio si facesse conoscere mescolando alla Verità qualche errore, renderebbe impossibile la santificazione delle anime. Detto questo, la fede conserva sempre una parte di oscurità: su questa terra, conosciamo Dio attraverso un velo. Questo velo sarà tolto nell’Eternità, dove la conoscenza propria della fede cederà il posto alla visione beatifica: la nostra conoscenza soprannaturale di Dio passerà così da una modalità imperfetta ad una modalità perfetta; la fede precede la visione ed esiste per prepararla e condurci a essa.   «La conoscenza di Nostro Signore, Verbo fatto carne, è diventata il mezzo necessario quaggiù per conoscere intimamente Dio».   Se dunque Dio santifica le anime e le fa vivere con i mezzi che abbiamo appena descritto a grandi linee, quale può essere il grado di conoscenza di questa somma Verità nell’anima della santissima Vergine Maria?   Vedremo che questa contemplazione della Verità in Maria corrisponde, da un lato, al suo grado di pienezza di grazia, dall’altro alla sua maternità divina, e infine alla sua missione particolare di Mediatrice universale, che implica l’incarico di comunicare a tutte le anime la conoscenza intima di suo Figlio, vero Dio e vero uomo.

Aiuta Renovatio 21

La contemplazione della Verità in Maria, piena di grazia

È del tutto evidente che la santità di Maria comporta in lei un grado di contemplazione del Vero inimmaginabile per ciascuno di noi. Infatti, preservata dal peccato originale e dalle sue ferite, non conosce alcun rischio di errore. Nella sua intelligenza non vi è alcuna sorta di illusione, alcun giudizio errato o precipitoso. Nessuna passione disordinata viene a turbare o a oscurare in lei la percezione del Vero. La sua contemplazione della Verità non incontra alcun ostacolo.   Ma soprattutto, la sua purezza conferisce alla sua intelligenza una capacità senza pari di penetrare le verità eterne, capacità ulteriormente rafforzata dalla presenza nella sua anima, in un grado inimmaginabile, dei doni soprannaturali dello Spirito Santo: in particolare, i doni dell’intelletto e della sapienza le permettono di contemplare le Verità divine in un grado superiore a quello dei Serafini e dei Cherubini. Ella è la Sede della Sapienza.   A motivo della sua pienezza di grazia, la sua anima si trova così in una situazione assolutamente privilegiata e unica. Il peccato e l’errore sarebbero due realtà che ostacolerebbero, in un modo o nell’altro, la sua perfetta contemplazione e, di conseguenza, la sua perfetta unione con Dio e la sua santità. Ora, come la sua anima non può essere sfiorata non solo dalla minima ombra di peccato, ma nemmeno dalla minima imperfezione, così la sua intelligenza non potrebbe essere sfiorata dalla minima ombra di errore.   Questa perfetta adesione di Maria alla Verità permette di comprendere anche l’incomparabile perfezione della sua libertà. «La Verità vi renderà liberi» (Gv 8, 32): mai questa parola di Nostro Signore trova, in una semplice creatura, una realizzazione tanto perfetta quanto in sua madre. Perché la vera libertà non consiste nella possibilità di allontanarsi dal bene, ma nella capacità di muoversi in esso senza impedimenti.   Non essendo la sua volontà ostacolata da alcuna inclinazione al peccato, essendo la sua conoscenza della Verità e la sua adesione al Bene senza ostacoli, la sua stessa libertà raggiungeva una perfezione unica. Lungi dal diminuire il suo libero arbitrio, la sua impeccabilità le conferiva, secondo l’espressione di padre Garrigou-Lagrange, «la piena libertà nell’ordine del bene senza alcuna deviazione verso il male» (3). La sua libertà era così, sull’esempio di quella del suo divino Figlio, un’immagine purissima della libertà di Dio.

La Madre di Dio, contemplatrice del Verbo incarnato

Occorre tenere presente che la contemplazione di cui parliamo, essendo un mezzo con cui Dio comunica la sua stessa vita, non si limita all’osservazione e all’ammirazione delle verità contemplate: questa contemplazione stessa trasforma a poco a poco le anime secondo il modello di ciò che contemplano. In altre parole, mediante la contemplazione cristiana, Dio assimila progressivamente le anime e le trasforma a immagine di Gesù Cristo. È in questo senso preciso che san Paolo insegna che «il giusto vive di fede» (Rm 1, 17).   Ora, l’anima che, più di ogni altra, ha vissuto costantemente sotto l’influsso della fede nella contemplazione di Nostro Signore, è quella della santissima Vergine Maria. Perché la capacità unica e singolare dell’Immacolata di penetrare il Vero attraverso la contemplazione non dipende soltanto dai doni senza pari che ha ricevuto, e che la dispongono a una capacità intuitiva superiore a quella degli angeli. Un altro elemento, altrettanto importante, la pone in una situazione assolutamente privilegiata: la sua relazione diretta e unica con l’umanità di Nostro Signore Gesù Cristo, in ragione della maternità divina.   «La santissima Vergine Maria è tanto più intimamente unita all’oggetto stesso della sua contemplazione in quanto questo Verbo incarnato è veramente suo Figlio e lei è veramente sua madre».   Non dimentichiamo che questa umanità, unita al Verbo, è il mezzo con cui il Padre ha scelto di compiere la pienezza della Rivelazione. Ora, la santissima Vergine Maria è tanto più intimamente unita all’oggetto stesso della sua contemplazione in quanto questo Verbo incarnato è veramente suo Figlio e lei è veramente sua madre.   Questa prossimità è portata a un grado assolutamente incomparabile dal fatto che l’umanità di Nostro Signore, nel suo elemento materiale, è fornita esclusivamente dalla santissima Vergine Maria. Di conseguenza, non è mai esistita e non esisterà mai nella storia un’affinità più profonda tra una madre e suo figlio di quella che unisce Maria e Gesù.   Senza rischio di esagerare, possiamo qui stabilire un parallelo piuttosto impressionante tra la generazione eterna del Verbo e la generazione nel tempo di Nostro Signore. Come il Padre, nell’eternità, contemplando il Verbo, gli dice: «Oggi ti ho generato» (Salmo 2, 7) – dove l’oggi significa l’eternità stessa –; così la Madonna, contemplando Nostro Signore, può dirgli senza posa: «Sono tua madre, ti ho generato nel tempo». Parafrasando il Credo, san Leone Magno riassume l’affinità unica tra l’umanità di Nostro Signore e Maria con un’espressione molto bella e piuttosto originale: «consustanziale a sua Madre» (Sermone 30, 6).   Inoltre, Maria ha avuto per trent’anni sotto gli occhi questa umanità unita al Verbo, come una finestra divina spalancata davanti alla sua anima. Sappiamo tutti che Nostro Signore ha voluto trascorrere trent’anni della sua vita nell’oscurità per farci cogliere il primato della vita contemplativa sulla vita attiva. Ma una seconda ragione, altrettanto profonda, illumina questi lunghi anni di Nazaret: offrire a Maria l’agio di contemplare, in un’intimità senza pari, il Verbo incarnato di cui era la madre. Perché? Perché fosse sempre più santificata e trasformata a sua immagine, certamente. Ma anche perché, nutrita dalla contemplazione della Verità fatta carne, potesse poi farne vivere la Chiesa.

Sostieni Renovatio 21

Maria comunica alle anime la vita che ha ricevuto

Infatti, questa incomparabile conoscenza del Verbo incarnato non era destinata a restare il privilegio personale della Vergine Maria. La pienezza di grazia che ha ricevuto era ordinata anche alla sua missione di Mediatrice universale: colei che ha ricevuto Cristo e lo ha dato al mondo resta associata, in piena dipendenza dal Figlio, alla comunicazione alle anime dei frutti della Redenzione.   Di conseguenza, poiché la vita soprannaturale comincia quaggiù con la conoscenza di Dio sotto il velo della fede, è in primissimo luogo in questo ambito che si esercita la mediazione di Maria. Avendo conosciuto Gesù Cristo come nessun’altra creatura, ella genera i suoi figli alla vita della fede: introduce le anime alla conoscenza di suo Figlio, le conferma nella Verità che egli rivela e insegna loro a penetrarne sempre più i misteri.   «La sua vocazione non è soltanto di essere un modello di vita cristiana, ma di essere anche la madre che comunica questa vita alle anime e la protegge nel suo sviluppo».   La Madonna doveva così comunicare alla Chiesa nascente, non soltanto il frutto della sua contemplazione, ma in un certo senso l’esercizio stesso – potremmo dire il metodo – di questa contemplazione, chiamata a costituire il principio interiore della vita della Chiesa. Infatti, che sia spirituale, liturgica o dottrinale, l’attività della Chiesa si riconduce sempre a un medesimo atto di contemplazione, la cui finalità è santificare le anime e prepararle alla visione beatifica. Nostra Signora doveva diventare, in questa prospettiva, l’archetipo dell’anima cristiana.   Ma la missione materna di Maria non si ferma qui: poiché il suo scopo è far nascere la fede nelle anime, ella non può restare indifferente alla necessità di difendere la Verità. Incaricata di condurre le anime alla Vita conducendole a suo Figlio, deve anche preservarle assolutamente da ciò che oscura la loro conoscenza di Gesù Cristo e le allontana da lui. Perché l’errore in questo ambito, interponendosi tra l’intelligenza e la Verità divina, colpisce la vita soprannaturale alla sua stessa fonte.

Aiuta Renovatio 21

L’errore è nemico della contemplazione e, di conseguenza, della santificazione

È importante cogliere bene la necessità della contemplazione come fondamento della vita spirituale. Nella concezione modernista, l’atto di fede è ridotto essenzialmente a un’esperienza interiore e personale di Dio che, in pratica, prescinde dal contenuto esteriore della Rivelazione: una tale concezione rende incomprensibile e inutile tutto ciò che abbiamo appena descritto.   «Incaricata di condurre le anime alla Vita conducendole a suo Figlio, deve anche preservarle assolutamente da ciò che oscura la loro conoscenza di Gesù Cristo e le allontana da lui».   Illustriamo questa difficoltà con un esempio concreto. Se non credo più, in termini chiari e senza equivoci, che la santa Messa è il rinnovamento del sacrificio della Croce reso presente sull’altare, la mia contemplazione e la mia percezione di questo sacramento ne risulteranno modificate. Di conseguenza, anche il mio modo di pregare, di celebrare la Messa o di assistervi cambierà.   A lungo andare, cambierà anche la mia concezione dello stesso sacrificio della Croce, perché l’atto che lo rinnova sarà stato, in un certo modo, snaturato nel suo significato e nella comprensione che posso averne. Per finire, lo stesso concetto di Redenzione ne risulterà trasformato, soprattutto nella sua dimensione espiatoria e propiziatoria.   Lo stesso meccanismo si ritrova ogni volta che una verità rivelata viene oscurata o indebolita: la contemplazione ne risulta colpita, poi la vita cristiana stessa. Di fatto, ciò corrisponde a quanto è accaduto nella Chiesa universale con il rito riformato. E l’esempio potrebbe essere facilmente esteso alla perdita della fede nella regalità di Cristo e nei suoi diritti pubblici imprescindibili, o ancora nella necessità assoluta di passare per Nostro Signore per essere salvati, dando luogo oggi alla pratica generalizzata di un ecumenismo deleterio.

Iscriviti al canale Telegram

Madre delle nostre anime, la Vergine Maria è fondamentalmente antiecumenica

Appare dunque chiaramente che la santissima Vergine Maria, archetipo dell’anima cristiana e madre della vita soprannaturale, aborrisce l’errore come aborrisce il peccato. La sua vocazione non è soltanto di essere un modello di vita cristiana, ma di essere anche la madre che comunica questa vita alle anime e la protegge nel suo sviluppo.   Da che cosa deve proteggerla? Da tutto ciò che le fa ostacolo, la ferisce o la distrugge: l’eresia e il peccato. Comprendiamo allora più profondamente che cosa significa schiacciare la testa del Serpente, di colui che è «omicida fin da principio» (Gv 8, 44) e nemico della Vita. Là dove Satana diffonde la morte con la menzogna e con il peccato, Maria protegge la vita conducendo le anime alla Verità e alla grazia.   Schiacciare la testa del Serpente significa dunque anche distruggere le sue menzogne: tutti quegli errori che impediscono alle anime di conoscere nella sua pienezza la Verità divina, di contemplarne la Bellezza e di prepararsi a possederla per l’eternità. Perché Satana persegue, attraverso tutte le sue opere, un medesimo disegno: separare l’intelligenza dalla Verità per separare l’anima da Dio.   In nessun modo la santissima Vergine può tollerare che suo Figlio, Verità incarnata, sia considerato una via tra le altre per andare al Padre; in nessun modo potrebbe tollerare che la Verità e l’errore siano trattati sullo stesso piano, in nome della dignità umana e della libertà menzognera di scegliere tra il vero e il falso. Nessuno come la Madonna è consapevole che lasciare le anime scegliere tra Gesù e Barabba significherebbe ingannarle e disprezzarle.   Nessuno come la Vergine può fare propria la risposta di Nostro Signore ai Giudei: «Questa è l’opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato» (Gv 6, 29). A quest’opera è associata in modo unico come Madre di Dio: è per mezzo di lei che il Figlio inviato dal Padre entra nel mondo.   Ecco perché è la grande assente degli incontri ecumenici: dà fastidio, non può essere invitata. È portatrice di un messaggio incompatibile con lo spirito di Assisi: il richiamo inflessibile dei diritti esclusivi di suo Figlio, Cristo Re, su tutte le anime – in altri termini, i diritti della Verità di fronte all’errore e le prerogative della Chiesa di fronte alle altre religioni. Se potesse prendervi la parola, ricorderebbe necessariamente agli uomini, in quanto Madre e Regina, che s’impone una scelta: «O mio Figlio o gli altri!».   «Schiacciare la testa del Serpente significa dunque anche distruggere le sue menzogne».   Ecco perché, tra i titoli più belli e gloriosi che la liturgia – e dunque la Chiesa – attribuisce a Maria, figura questo: «Colei che, da sola, schiaccia tutte le eresie». Questo titolo si addice in modo mirabile a colei che ha ricevuto la missione e il mezzo di far nascere in noi la vita divina – Nostro Signore stesso – e di condurci alla santità.   È dunque lei sola che, nella confusione attuale di un modernismo trionfante, può ottenere alle nostre anime di essere preservate dall’errore e dall’indifferenza – quest’ultima essendo talvolta ciò che conduce all’errore, talvolta ciò che ne deriva: il frutto più maturo e più pernicioso dello spirito di Assisi.   È la Vergine sola che può ricondurre di nuovo le intelligenze verso la Verità eterna, e convertirle permettendo loro di conoscere Dio e di adorarlo «in spirito e verità» (Gv 4, 24).   È soltanto lei, infine, che può ridare agli uomini di Chiesa lo zelo dei papi, dei martiri e dei confessori, pronti a tutto per difendere la Fede cattolica e manifestarne al mondo la purezza: riflesso, nel tempo e nella storia, della purezza stessa della Verità eterna.   Dio vi benedica. Don Davide Pagliarani   Menzingen, 4 novembre 2026   NOTE 1) La verità è la perfetta conformità dell’intelligenza alla realtà che essa conosce. Ora, in Dio la potenza della sua intelligenza è infinita, così come la realtà a cui si applica: l’Essere stesso di Dio. Per questa ragione, Dio è la Verità suprema. 2) Il Vero è l’Essere in quanto conosciuto dall’intelligenza; il Bene è l’Essere in quanto desiderato o posseduto dalla volontà. 3) Réginald Garrigou-Lagrange, o.p., La Mère du Sauveur et notre vie intérieure, prima parte, cap. II, art. III, «Marie a été exempte de toute faute, même vénielle?», Paris, Éditions du Cerf, 1948.   Articolo previamente apparso su FSSPX.News

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
 
Continua a leggere

Più popolari