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Apocalisse, Terza Guerra Mondiale e «guerre contro l’umano»: Il cardinale Muller intervistato da Tucker Carlson

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Il popolare giornalista televisivo Tucker Carlson ha intervistato per il suo sito TCN il cardinale Gerardo Mueller presentandolo come «uno dei teologi cattolici più importanti e prolifici viventi oggi. In effetti, per un certo periodo era a capo dell’ufficio dottrinale del Vaticano».

 

«È stato licenziato diversi anni fa» lo ha presentato il Carlson, riferendosi alla sua sostituzione presso la Congregazione per la dottrina della fede, «ma ha continuato a scrivere e a riflettere su ciò che sta accadendo nella Chiesa cattolica e nel cristianesimo a livello globale». Tucker, che è di fede episcopaliana, di recente ha fatto alcune dichiarazioni che hanno fatto capire il suo interesse per la Chiesa cattolica.

 

«Non sono cattolico, ma mi interessa sapere dove pensi che la Chiesa e il cristianesimo in generale si stiano muovendo in questo momento, all’inizio del 2024» ha chiesto il giornalista al principe della Chiesa germanico.

 

«La situazione nei diversi continenti è diversa in Africa, il cristianesimo è in crescita, anche la Chiesa cattolica, sono molto vivi e, ma un buon numero di buoni vescovi e, e sacerdoti e laici» ha risposto monsignor Mueller. «Tuttavia vediamo che in Europa e negli Stati Uniti stiamo vivendo una certa scristianizzazione sistematica delle élite politiche e ideologiche, nel senso che il vecchio continente, la vecchia Europa hanno un’antropologia antiquata, una comprensione sbagliata, di ciò che è l’essere umano. Ma noi, come cristiani, siamo convinti di essere creature di Dio».

 

«Abbiamo la vocazione a diventare amici di Dio, figli e figlie di Dio. E questa è la migliore prospettiva che abbiamo come esseri umani, quindi c’è una speranza che la nostra morte non sarà così definitiva. E questo perché noi apparteniamo a tutta l’eternità. Abbiamo questa vocazione personale a prendere parte alla vita divina. E perciò speriamo e lavoriamo per un rinnovamento del pensiero e della vita autenticamente cristiani in Europa e negli Stati Uniti, parte settentrionale del continente, ma anche in America Latina».

 

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«Non tutti i cristiani sono cattolici» ha ricordato il cardinale riprendendo le parole della domanda del giornalista. «Ma dobbiamo lavorare insieme nella guerra a favore della vita. Abbiamo questa forte guerra contro la vita».

 

«Le guerre vere, le guerre militari, ma abbiamo anche le guerre contro l’umano, la vita contro i bambini non ancora nati, contro gli anziani. Solo funzioni e pensiero, si dice. Oppure, se sono anziani, non possono prendere parte alla vita dell’economia». Tale posizione «è assolutamente contraria alla nostra convinzione cristiana. Tutti hanno una dignità profonda che nessuno può perdere. Questa è per me la situazione in questo mondo», dichiara il cardinale.

 

«Dobbiamo anche lottare per la dignità di tutti. Inoltre, il popolo cinese, non possiamo dirlo, è sotto un governo comunista. Hanno la loro cultura. Ma noi siamo gli araldi della dignità di ogni corpo, in ogni Paese. E dobbiamo lavorare per la libertà, per la giustizia sociale e per la promozione di tutti i valori umani. Questa è l’importanza della Chiesa, di ogni cristiano, del cosiddetto cristianesimo, quindi del mondo di oggi e del nostro secolo che verrà. E penso che senza il cristianesimo non ci sia vera speranza per l’umanità».

 

«Abbiamo questa opinione comune e fondamentale, in comune con il popolo ebraico e l’Antico Testamento. Il Nuovo Testamento è questa la religione fondamentale e la fede nell’unico Dio, creatore e redentore del mondo e di ogni corpo. E abbiamo certi approcci nella grande cultura greca e in quella romana, ma non anche nelle culture europee precristiane. Ci sono alcune vie, alcuni passi che portano a questa convinzione fondamentale, perché diciamo nella nostra fede cristiana, come dice Paolo, che anche senza peccato è stata rivelata la fede e la verità. Ognuno con la sua ragione, può comprendere che siamo creature di Dio e che siamo responsabili agli occhi di Dio, perché Egli sostiene alla fine anche il nostro giudizio».

 

Secondo il cardinale «quindi dobbiamo criticare i falsi governi e le ideologie che stanno dietro ad essi e che si creano una definizione della dignità umana. Quindi dipende dalla nostra decisione se vale la pena continuare l’altra vita oppure no. Il nascituro ha la stessa dignità di noi, dei nati, dei malati e dei sani. E in quale condizione potrebbe essere. Ma ogni corpo in quanto persona ha la stessa dignità e la stessa chiamata alla vita eterna in Dio».

 

«Questa è la testimonianza che dobbiamo dare nel mondo di oggi, dove vediamo le grandi potenze politiche, in Russia o in Cina o tutto il resto, ma anche negli Stati Uniti, abbiamo queste ideologie sbagliate dietro le quali politiche il potere non è a favore del benessere dei popoli, ma è solo il potere per loro stessi».

 

«Oggi dobbiamo lavorare insieme, rispettando tutti i popoli del mondo. E questo è l’unico modo per me e per molti cristiani di superare il pericolo di una cosiddetta Terza Guerra Mondiale. In che forma, ma se avremo la Terza Guerra Mondiale, quella sarà anche l’ultima Guerra Mondiale. Quindi questa sarà la fine della nostra comunità umana su questo pianeta, a causa dei poteri di oggi. È brutale».

 

«Possono porre fine all’esistenza umana. E questo è assolutamente contro la volontà di Dio. Lo siamo nonostante le differenze nella nostra fede e nelle nostre religioni. Siamo in un elemento fondamentale, siamo fratelli e sorelle dell’unico Dio Padre. Quindi il concetto di fratellanza è approfondito in Gesù Cristo e nella rivelazione cristiana. Ma è, all’inizio della creazione, fuori dalla nostra esistenza umana».

 

«Siamo fratelli e sorelle, e ognuno di noi ha suo padre e sua madre, suo nonno, suo nonno. E così si è sviluppato lungo tutte le generazioni, e quindi siamo biologicamente e culturalmente legati in un’unica umanità. E noi dobbiamo fare, fare un passo, fare un passo, per il bene dello sviluppo dell’umanità. E anche noi come cristiani dobbiamo essere così testimoni del vangelo e di Gesù Cristo, la buona notizia. Dio ama tutti».

 

Alla domanda sul fatto che poche voci nella gerarchia cattolica stanno davvero dicendo qualcosa sul rischio di annientamento che sta correndo l’umanità, il cardinale cattolico risponde che «c’è un certo pericolo che i vescovi oi leader cristiani oi laici vogliano interferire nella politica, vogliano fare politica. Ciò che dobbiamo fare è criticare i politici e ricordare loro e il loro vero scopo. Devono lavorare a favore del popolo, ma non per i propri interessi, per il proprio potere o per la propria ideologia che sta dietro».

 

«Il cristianesimo deve parlare con una sola voce ed essere molto chiaro, non giocando, interagendo, con questo, con i politici che con i governanti del mondo. Gesù ha detto che per legarci bisogna essere diversi. Non come i governanti del mondo che abusano del loro potere per i propri interessi. Erode, Pilato etc? Sì. Governanti del tempo di Gesù. Ma tra noi, tra voi, i discepoli di Gesù Cristo. Diveniamo amici. Dobbiamo essere servitori di tutti. Per dare un buon esempio al mondo. Anche l’educazione dei politici, dei giovani politici, dobbiamo trasformarla in università, università cristiane. Dobbiamo insegnare anche ai giovani».

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«Qual è l’importanza della politica? Cosa sai fare? Se entri in politica solo per i tuoi interessi, o rifletti che tutti i tuoi talenti, tutti i tuoi doni li hai ricevuti da Dio non solo per te, ma per i tuoi fratelli e sorelle, per la tua famiglia, per la tua nazione, per la cultura nel mondo, per lo scambio, il cambiamento e la cooperazione nelle diverse culture e lingue. E, per sviluppare questa comprensione che apparteniamo a Dio e avere una responsabilità, una responsabilità gli uni per gli altri, e dobbiamo insegnarlo, ma anche dare un buon esempio per essere il modello della Chiesa deve essere il sacramento, il segno e lo strumento per l’unità dell’umanità con Dio e l’unità dell’umanità di tutti, di tutti i popoli tra di loro».

 

Quanto Tucker dice che secondo lui «la leadership della Chiesa sembra essere cambiata parecchio sotto l’attuale Papa e sembra molto più allineata con un movimento politico globale con una politica progressista che in qualsiasi momento del passato», il cardinale risponde che «è anche nella storia che guardano indietro di 2000 anni.(…) in epoche in cui i papi o il vescovo erano troppo chiusi alla politica e, nel Medioevo, questa vi era questa idea dei vescovi principi (…) penso che non sia quello che Gesù voleva poiché ha mandato gli apostoli come pecore e lupi, e in questo mondo senza alcun potere politico, solo con il potere e la parola di Dio e il potere della grazia di Dio, solo Dio può cambiare il cuore delle persone. E con la parola di Dio, con i santi sacramenti, con i servizi liturgici, con un’educazione cristiana, con la vita cristiana, possiamo convincere la gente a vivere una vita morale e a non abusare del potere politico».

 

«Sicuramente il Papa è un’autorità morale in tutto il mondo, e ha alcuni incontri con questa cosiddetta élite o con i politici, i leader dello stato. Ma penso che sia più importante ammonirli. E dire cosa è giusto, cosa è bene e cosa è male. E quindi, gli uomini devono mantenere una certa distanza dalla leadership politica, e dobbiamo dare un grande contrasto alle ideologie sbagliate che stanno dietro l’ideologia del potere».

 

«L’ideologia della negazione della differenza tra uomini e donne. Errata comprensione della sessualità, dell’antropologia umana. E quindi abbiamo la risposta migliore per tutte queste sfide. È impegnativo ad oggi. E penso che non sia così giusto dare a queste persone l’impressione che potrebbero usare e abusare dell’autorità papale per le loro idee, il cosiddetto Nuovo Ordine Mondiale».

 

«È l’agenda 2030. Penso che nessuno, nessuno sia in grado di realizzare un Nuovo Ordine Mondiale solo con il denaro e con i poteri politici, le cosiddette élite autoproclamate. Non hanno gli strumenti intellettuali e morali per rimodellare il mondo. Sono interessati solo a fare soldi. E se queste persone si piazzano al primo posto nella lista di Forbes, ciò non dirà che hanno una qualifica speciale per governare il mondo».

 

«Gesù lo ha detto. Non è la mia opinione personale. Gesù disse poco in lontananza al santo. Queste persone non lo sono. Perché? Perché sono giusti. Non c’è problema a diventarlo, in ottimo stato. Lo auguriamo a tutti. Che ha una buona posizione in questo mondo. Non la sofferenza, la fame o altro è in grado di dare una buona educazione ai propri figli. Ma siamo ad una certa distanza»

 

«Quindi queste persone pensano che poiché siamo ricchi abbiamo più importanza delle persone normali delle classi medie. E possiamo fare, descrivere e possiamo dire cosa devono pensare, cosa devono, come devono parlare, che vocabolario usano, cosa devono mangiare, e tutto questo, tentazione per queste persone di manipolare il mondo».

 

«Questo è contro la nostra cultura e la cultura democratica. L’America deve essere una leadership democratica per il mondo libero, ma con un rinnovamento morale. Inoltre, gli Stati Uniti hanno particolarmente bisogno di un rinnovamento morale, e non solo di una lotta per il potere, per il proprio potere, ma anche di un rinnovamento morale contro la droga, contro tutto questo abuso sui minori e tutte queste cose sbagliate su se stessi».

 

«L’autodistruzione e il cambiamento dei sessi e generi, è assolutamente stupido perché Dio ha commesso un errore quando lui e voi avete creato voi o me o tutti come uomini o donne nel nostro corpo individuale. E proprio questo è un dono nascere come uomo o come donna, perché tutte le possibilità per poi sposarsi e diventare padri e madri, vivere e in famiglia. E quindi è molto importante insegnare ai giovani l’importanza della loro esistenza».

 

«Tutti sono amati da Dio, e ognuno è amato nella sua situazione, nella sua condizione, di uomo, di condizione maschio femmina, o in qualunque condizione nasca in Asia e Africa o America, Europa, tutti hanno la stessa vicinanza, è la stessa vicinanza, amicizia con Dio. E questo è un criterio così alto per noi, la nostra relazione personale con il Dio personale e trino».

 

Carlson, che di recente ha dato segno di aver maturato una concezione della storia aperta alla demonologia, quindi chiede conto al cardinale di quando dice che «dovremmo temere forze antiumane» (…) penso che la maggior parte delle persone che prestano attenzione possano sentire, capire intuitivamente di cosa Lei sta parlando. Ma come teologo, mi chiedo da dove Lei pensa che provengano queste forze. Potrebbero essere umane? Se fossero umane, come potrebbero essere antiumane? Da dove pensa che provengano queste forze antiumane?».

 

Mueller, il quale forse non coglie la domanda radicale postagli dal giornalista americano, risponde che «abbiamo una grande interpretazione della rivelazione secondo cui Dio ha creato tutto il bene in un modo buono. Il giovane essere umano è una realtà buona, partecipazione della sua bontà. Ma ci ha creato tutti con il nostro libero arbitrio. E per me è una prova (…) dobbiamo realizzare il nostro libero arbitrio nella direzione del bene. E questa è una grande sfida per noi. Possiamo anche fallire e le tensioni interne possono diventare più potenti, vivere solo per i soldi e tutte queste tentazioni».

 

«La Bibbia parla di queste tentazioni, esse possono vincerci e quindi abbiamo bisogno della grazia. Abbiamo bisogno della parola di Dio e della nostra educazione interiore da parte di Gesù Cristo, il Maestro. Ora parliamo anche del peccato originale e dell’umanità all’inizio, poi in questo modo sbagliato e viviamo in questa eredità sbagliata. Ma Gesù lo vinse. È una redenzione. E quindi ci ha dato la grazia e la forza spirituale nello Spirito Santo per vivere come buoni uomini e come buoni cristiani».

 

«Si parla sempre del diavolo, non di un angelo creato da Dio. Ma quando è caduto è diventato il diavolo e tutto il male viene dal diavolo. E Gesù stesso ha subito questa tentazione da parte del diavolo. E lui disse: ti darò tutta la ricchezza del mondo se ti inginocchierai e mi adorerai. E questa è la situazione di ogni corpo, non guardare al bene del mondo in quanto tale, ma guardare e amare di più il Creatore (…) e possiamo dover utilizzare del denaro per lo sviluppo del civile, tecnologica, medicina».

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Far sì che «tutti possano superare tutte le cose propriamente problematiche, malattie, sofferenze, etc. Ma dobbiamo usare le cose del mondo per rendere il mondo migliore, per migliorare le condizioni della nostra vita. Abbiamo anche avuto grandi sviluppi nella tecnologia».

 

«Possiamo usare questi strumenti per fare buone leggi e allo stesso tempo super armi, tuttavia possiamo usare la stessa energia per sviluppare una buona industria e un buon sistema economico, un buon sistema educativo. Meglio costruire una nuova università, che costruire armi atomiche. Quindi con le stesse possibilità puoi fare del bene e fare del male. E questo è ciò che stiamo dicendo. I principi morali sono al di sopra delle possibilità tecnologiche, e devono governarla per il bene degli uomini, per il bene dell’umanità».

 

«Come pensa che sarà l’Occidente, cioè l’Europa negli Stati Uniti, tra 100 anni?» chiede come ultima domanda Tucker Carlson.

 

«Non sono un profeta in questo senso» risponde l’ex Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede. «Non posso dire quale sarà il futuro, ma possiamo dire che Dio ci ha dato abbastanza ragione e intelletto per fare in questo momento il meglio che possiamo fare, guardando con grande responsabilità al futuro migliore delle prossime generazioni».

 

«Penso, [che ciò sarà possibile] solo con un rinnovamento di una comprensione cristiana che è la nostra cultura. Senza il cristianesimo l’Occidente non è niente. È solo un territorio, ma senza cultura, senza spirito, senza identità. E quindi è molto importante guardare alle radici della nostra cultura, alla filosofia greca, al rito romano».

 

«Insieme all’Antico Nuovo Testamento, quella cristiana e quella ebraica, grande tradizione nonostante le differenze che abbiamo. Ma la base di questa cultura occidentale è la stessa. E penso che il resto del mondo abbia le proprie culture, ma noi abbiamo una grande cultura cristiana in Asia, ovunque in Africa. Ora il numero di cristiani in Africa penso che sia più grande o lo stesso, come in Europa».

 

«Non c’è più l’Europa al centro della geografia, il mondo centrato sull’Europa, ma, con i valori che emergono dalla nostra cultura – il mondo orientale, egiziano e persiano, il vecchio mondo e il mondo cristiano che è la base, la base migliore per andare verso un mondo migliore futuro. E questa è la domanda per noi. Se siamo stanchi e se [i valori] spariscono, questa sarà la fine».

 

«L’Apocalisse del mondo cristiano occidentale non deve esserci con l’aiuto della Grazia. E con il Vangelo, la buona notizia. Così possiamo preparare la via del Signore. E questa è la salvezza del mondo, perché il mondo funzioni, per l’unità del genere umano, e dare a tutti la speranza che il male, la sofferenza, la morte non ci siano, e l’ingiustizia dei più ricchi e potenti contro i poveri, e per le persone normali non sarà l’ultima parola, ma la prima parola sarà la creazione. E in Gesù Cristo abbiamo l’ultima parola di Dio, ed egli è il nostro Salvatore».

 

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Preghiera islamica recitata durante la messa all’Università cattolica, presente l’arcivescovo

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Un versetto coranico è stato pronunciato in arabo durante la celebrazione d’apertura di un ateneo cattolico belga. Un ragazzo ha letto un passo della Sura Ash-Shu’ara («I Poeti»), che recita: «E racconta loro la storia di Abramo, quando chiese a suo padre e al suo popolo: “Che cosa adorate?”», come risulta da un filmato circolato su Facebook.   Le invocazioni islamiche rientravano in un «dialogo interreligioso» alla KU Leuven, università cattolica di Lovanio. Secondo la testata di informazione cattolica AdVaticanum, l’ateneo prevedeva anche la lettura di un testo ebraico, «ma questa idea è stata abbandonata all’ultimo momento». Nella stessa liturgia, alla presenza dell’arcivescovo Luc Terlinden, sarebbero state proposte anche «letture di anglicani e protestanti».   KVHV-Leuven, associazione studentesca dell’università, ha riferito ad AdVaticanum che non si trattava di un precedente isolato. «L’anno scorso, durante questa Messa sono state recitate anche preghiere islamiche nell’ambito del “dialogo interreligioso”. Quest’anno è andata allo stesso modo, ma con le telecamere pronte a riprendere», ha dichiarato il gruppo.  

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Gli studenti hanno diffuso il video della celebrazione per denunciare quella che ritengono una linea politica problematica, tesa a «creare una sorta di ’terreno intermedio’ tra religioni che sono incompatibili nella loro essenza».   «Comprendiamo e difendiamo la posizione della nostra università come luogo di dialogo, scambio di idee e critica religiosa. Crediamo, tuttavia, che queste attività debbano essere affidate a professori e ricercatori in centri dedicati. Questo cosiddetto “dialogo” non ha posto durante la Santa Eucaristia, poiché sminuisce le tradizioni cristiane e il rispetto per le culture islamiche», ha affermato l’organizzazione.   «Pertanto, chiediamo alla nostra università e ai nostri vescovi di restituire la Chiesa ai cristiani e di lasciare le moschee ai musulmani. Solo allora potremo avere un dialogo e uno scambio culturale adeguato tra le religion..»   Il deputato belga Jeroen Bergers ha condannato pubblicamente l’episodio, scrivendo che «il politicamente corretto sta impazzendo nelle nostre università» e indicando la messa di Lovanio come esempio di «pensiero ideologico di sinistra radicato» nel mondo accademico, riporta LifeSite..

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La messa è stata presieduta da padre Jacques Haers, gesuita e docente della Facoltà di Teologia e Studi Religiosi, già direttore del Centro per le Teologie della Liberazione. L’omelia è stata tenuta dal professor Martijn Steegen, laico sposato, cappellano capo e responsabile della parrocchia universitaria, in contrasto con la disciplina cattolica.   Una fotografia della celebrazione lo ritrae con un drappo rosso a V simile a una stola sacerdotale; due donne con analoghi panni rossi a scialle affiancavano gli uomini dietro l’altare almeno in una parte della liturgia.   Come riportato da Renovatio 21, l’arcivescovo Terlinden di Mechelen-Bruxelles, partecipando al Sinodo generale anglicano tenutosi a York dal 10 al 12 luglio 2026, aveva espresso il suo sostegno all’ordinazione di uomini sposati. «Nel contesto del sinodo del 2023, noi vescovi belgi abbiamo chiaramente indicato in un documento inviato a Roma di essere aperti a una discussione sulla possibilità di ordinare uomini sposati».   Monsignor Terlinden era stato anche al centro del caso della nuova messa «in comunione con la delegata episcopale».  

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Mons. Viganò: Leone procede a marce forzate nell’agenda di Bergoglio

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L’arcivescovo Carlo Maria Viganò ha scritto su X un breve testo di analisi riguardo la traiettoria del papato di Leone XIV.

 

«Non si può affatto dire che Leone proceda piano piano: sta procedendo a marce forzate, senza minimamente preoccuparsi delle reazioni — anche perché le reazioni sono poche, e quelle poche vengono prontamente sedate» scrive Sua Eccellenza.

 

«Ciò che è cambiato rispetto a Bergoglio non è la velocità: è il volto. Bergoglio urlava, e chi urla sveglia; Prevost sorride, e chi sorride addormenta. Ma è un sorriso glaciale, il ghigno di chi sa di non incontrare resistenza».

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«Si guardi ai fatti, non ai modi. L’agenda non è stata rallentata: è stata potenziata su tutti i fronti — sinodalità, ecologismo, immigrazionismo, ecumenismo sincretico, normalizzazione dell’ideologia LGBTQ+» scrive il prelato.

 

«E si guardino soprattutto le nomine, che di un pontificato sono la prova del nove: non ve n’è una sola che faccia eccezione; non un uomo di dottrina sicura promosso, non un nemico della Fede rimosso. Su ciascun capitolo Prevost è andato oltre il predecessore».

 

In occasione della visita in Vaticano dell’«arcivescovessa» di Canterbury, l’anglicana Sarah Mullaly, monsignor Viganò aveva scritto: «Leone abbraccia l’eresia ecumenista solennemente condannata da Pio XI nella Mortalium Animos, trattando la Comunione Anglicana – i cui “ordini sacri” furono dichiarati assolutamente nulli da Leone XIII nell’Apostolicæ Curæ – come “Chiesa sorella” con cui “camminare insieme” in virtù di un battesimo comune, senza esigere la conversione all’unica vera Chiesa Cattolica Apostolica Romana».

 

L’arcivescovo a gennaio aveva commentato duramente le parole di Leone riguardo al Concilio Vaticano II.

 

«Chi si aspettava un qualche esame di coscienza da parte di Leone dopo sessant’anni di immani disastri, è servito: Prevost ci invita a riscoprire l’indole profetica del Concilio Vaticano II – “aurora di un giorno di luce per tutta la Chiesa” – e ad attuarne con maggiore convinzione le riforme».

 

«Non stupisce che Leone, ultimo esponente della chiesa conciliare e sinodale, dichiari di voler “andare incontro all’umanità” proprio applicando l’unico “concilio” che invece di chiamare le pecore disperse nell’unico Ovile sotto l’unico Pastore come hanno fatto tutti i Sacrosanti Concili Ecumenici, ha invece aperto l’ovile, ne ha disperse le pecore e vi ha fatto entrare lupi e mercenari».

 

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«Traditionis custodes» soffoca la messa tradizionale

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Il Dicastero per il Culto Divino ha pubblicato il Summarium Decretorum del 2025. Tra le oltre tremila circoscrizioni ecclesiastiche esistenti al mondo, solo 34 hanno ricevuto l’autorizzazione romana per la celebrazione della Messa tradizionale in una chiesa parrocchiale.   Il Summarium Decretorum del 2025 è l’indice annuale delle decisioni adottate dal suddetto dicastero, il cui prefetto è il cardinale Arthur Roche. Lo scorso anno sono stati emanati 34 decreti che hanno interessato 34 diocesi e 55 parrocchie. La maggior parte di questi erano rinnovi per il periodo standard di due anni.   7 di questi decreti furono emanati durante la vita di Francesco, gli altri risalgono al pontificato di Leone XIV. Da notare che 29 dei 34 decreti sono rinnovi di autorizzazioni già esistenti: solo una manciata di comunità ha ottenuto nuove autorizzazioni.

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Una quantità infinitesimale

L’Annuario Pontificio elenca 3.041 circoscrizioni ecclesiastiche: diocesi, arcidiocesi, prelature, vicariati e ordinariati. Le 34 diocesi beneficiarie nel 2025 rappresentano poco più dell’1% dei seggi della Chiesa. 24 decreti corrispondono agli Stati Uniti. Il resto del pianeta, dall’America Latina all’Africa e all’Asia, appare praticamente vuoto.   Nel 2022, primo anno intero di applicazione del motu proprio, sono state concesse autorizzazioni a 35 diocesi e giurisdizioni, di cui 20 in Nord America. Nel 2023 il numero è salito a 55 decreti, scendendo a 34 nel 2024 e rimanendo fermo allo stesso numero nel 2025.  

Il censimento del Latin Mass Directory

Dal 2015 il Latin Mass Directory provvede al censimento internazionale delle messe celebrate secondo il Messale del 1962 con l’approvazione del vescovo. Attualmente elenca quasi millecinquecento luoghi di culto in 64 paesi, con Stati Uniti (446), Francia (224), Polonia (117), Italia (117), Regno Unito (98), Brasile (92) e Germania (87) in testa. La Spagna ha 36 località.   Le chiese parrocchiali del Summarium rappresentano solo il 3-4% dei luoghi riconosciuti dal LM Directory. Così, la stragrande maggioranza delle messe tradizionali autorizzate vengono celebrate fuori dalle chiese parrocchiali, nelle cappelle degli istituti, negli oratori, nei cimiteri, nei collegi, nelle stanze o nei locali presi in affitto, ovunque il motu proprio abbia voluto relegarle.   L’applicazione dell’articolo 3 §2 di Traditionis custodes, vietando l’uso delle chiese parrocchiali, non ha ridotto il numero dei fedeli, ma li ha espulsi dalla vita parrocchiale e li ha resi una sorta di senzatetto nella Chiesa. L’elenco registra anche le sparizioni.   Nel 2022, primo anno di piena applicazione del motu proprio, sono stati segnalati come soppressi 232 luoghi di culto, di cui 96 esplicitamente per Traditionis Custodes. Gli Stati Uniti, il Paese con il maggior numero di fedeli legati al rito antico, hanno perso 71 luoghi dal 2021, pari al 14%. Il Regno Unito è sceso del 27%, l’Australia del 22%, i Paesi Bassi del 24%.   Il Perù, patria di Leone XIV, ha visto cancellare i suoi unici tre centri autorizzati nel 2022 e oggi non ne conserva nessuno. A zero anche Cina, Costa Rica, Lettonia, Malesia e Sri Lanka. Come InfoVaticana aveva già pubblicato a luglio, quattordici Paesi di tre continenti non hanno un luogo approvato per assistere alla messa tradizionale.   Nei Paesi in cui i vescovi hanno resistito alla pressione romana, il quadro è diverso. La Francia è cresciuta del 29% dal 2021 e conta un totale di 224 località; La Germania passa da 36 a 87, con un incremento del 136%; La Polonia è cresciuta del 67%; Italia, 102%; la Svizzera, terra di Écône, dove ha sede il primo Seminario della Fraternità San Pio X, ha raddoppiato la sua offerta.   Così, dove l’Ordinario lo voleva, la liturgia tradizionale è fiorita nonostante il motu proprio. Dove l’ordinario ha applicato il testo con zelo, esso è scomparso. Traditionis custodes non ha unificato nulla: ha fatto della situazione dei fedeli una lotteria episcopale.

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Una linea chiara: la messa tradizionale deve scomparire

Il Traditionis Custodes poneva sotto controllo la vita liturgica di una minoranza. Ha vietato la messa tradizionale nelle chiese parrocchiali, ha proibito l’erezione di nuove parrocchie personali, ha preteso che i sacerdoti ordinati dopo il motu proprio avessero la licenza della Santa Sede per poterla celebrare e ha riservato a Roma la dispensa da ogni divieto.   Le Responsa ad dubia del cardinale Roche ha dato il colpo finale: la dispensa si può ricevere solo quando è impossibile trovare un’altra chiesa; la messa non può essere inclusa nel programma parrocchiale; non dovrebbe coincidere con le attività comunitarie; e l’autorizzazione verrà ritirata non appena si presenterà un luogo alternativo.   Le proroghe biennali sono la parte più odiosa del processo. Ogni due anni il vescovo deve giustificare la frequentazione, i passi compiuti nei confronti della liturgia riformata e il «bene spirituale» dei fedeli presunti colpevoli. L’obiettivo dichiarato non è la stabilità ma l’estinzione.   Lo ha ammesso mons. Mark Eckman, vescovo di Pittsburgh (USA), annunciando lo scorso agosto la cessazione dell’unica messa diocesana tradizionale, celebrata da vent’anni. Ha spiegato che il permesso «doveva essere solo temporaneo» e la Santa Sede sperava che la necessità di questa dispensa «alla fine scomparisse» e che i fedeli fossero «guidati verso la celebrazione del rito post-conciliare». L’ultima Messa è stata celebrata il 4 settembre.   Il sistema istituito da Traditionis Custodes equivale a concedere un’autorizzazione con una data di scadenza, condizionata, ogni due anni, a dimostrazione che le misure adottate ne favoriscano in definitiva la scomparsa. Queste scomparse, a differenza delle autorizzazioni, non vengono registrate. I decessi per eutanasia rimangono non contabilizzati: manca una voce, e nient’altro.

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Un’incoerenza?

InfoVaticana, da cui proviene la maggior parte delle informazioni di questo articolo, vede un «apparato sproporzionato». L’impiego di personale per decidere su pochi decreti all’anno – e per respingerne quanti? – sembra assurdo. Paragona questa situazione alle cappelle della Fraternità San Pio X, che accolgono, senza chiedere il permesso a nessuno, i fedeli espulsi dalle loro parrocchie. Conclude osservando che in Perù, Costa Rica, Kenya e Sri Lanka l’unica Messa tradizionale rimasta è quella della Fraternità San Pio X, e che Traditionis Custodes si è dimostrata il miglior strumento di reclutamento per Écône. Quest’ultima osservazione è indubbiamente solo parziale.   Le informazioni riportate da The Pillar nel luglio 2024 suggeriscono che il Cardinal Roche voglia espellere la Messa tradizionale, pura e semplice, e che sia soddisfatto che la Fraternità San Pio X e altre congregazioni accolgano gli esclusi, permettendo loro di fare tabula rasa senza troppe polemiche.  

E Leone XIV?

Leone XIV mantiene Traditionis Custodes e non ha annunciato alcun cambiamento. Il Dicastero per il Culto Divino continua sulla stessa strada degli anni precedenti e il Papa sembra disinteressato al problema. Lasciare che il Cardinale Roche faccia a modo suo è un modo di agire. Non è certo in quale direzione evolverà la questione. Ma a questo ritmo, la sua scomparsa non è lontana.   Questa situazione dimostra come la posizione della Fraternità San Pio X, che rivendica la completa libertà per la Messa tradizionale in latino, sia l’unica praticabile. È anche quella che metterebbe a repentaglio le riforme post-conciliari, evidenziandone la mancanza di spirito cattolico. E il cardinale Roche lo comprende perfettamente.   Articolo previamente apparso su FSSPX.News  

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Immagine di Matthew Doyle via Flickr pubblicata su licenza CC BY-NC 2.0.  
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