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Apocalisse, Terza Guerra Mondiale e «guerre contro l’umano»: Il cardinale Muller intervistato da Tucker Carlson

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Il popolare giornalista televisivo Tucker Carlson ha intervistato per il suo sito TCN il cardinale Gerardo Mueller presentandolo come «uno dei teologi cattolici più importanti e prolifici viventi oggi. In effetti, per un certo periodo era a capo dell’ufficio dottrinale del Vaticano».

 

«È stato licenziato diversi anni fa» lo ha presentato il Carlson, riferendosi alla sua sostituzione presso la Congregazione per la dottrina della fede, «ma ha continuato a scrivere e a riflettere su ciò che sta accadendo nella Chiesa cattolica e nel cristianesimo a livello globale». Tucker, che è di fede episcopaliana, di recente ha fatto alcune dichiarazioni che hanno fatto capire il suo interesse per la Chiesa cattolica.

 

«Non sono cattolico, ma mi interessa sapere dove pensi che la Chiesa e il cristianesimo in generale si stiano muovendo in questo momento, all’inizio del 2024» ha chiesto il giornalista al principe della Chiesa germanico.

 

«La situazione nei diversi continenti è diversa in Africa, il cristianesimo è in crescita, anche la Chiesa cattolica, sono molto vivi e, ma un buon numero di buoni vescovi e, e sacerdoti e laici» ha risposto monsignor Mueller. «Tuttavia vediamo che in Europa e negli Stati Uniti stiamo vivendo una certa scristianizzazione sistematica delle élite politiche e ideologiche, nel senso che il vecchio continente, la vecchia Europa hanno un’antropologia antiquata, una comprensione sbagliata, di ciò che è l’essere umano. Ma noi, come cristiani, siamo convinti di essere creature di Dio».

 

«Abbiamo la vocazione a diventare amici di Dio, figli e figlie di Dio. E questa è la migliore prospettiva che abbiamo come esseri umani, quindi c’è una speranza che la nostra morte non sarà così definitiva. E questo perché noi apparteniamo a tutta l’eternità. Abbiamo questa vocazione personale a prendere parte alla vita divina. E perciò speriamo e lavoriamo per un rinnovamento del pensiero e della vita autenticamente cristiani in Europa e negli Stati Uniti, parte settentrionale del continente, ma anche in America Latina».

 

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«Non tutti i cristiani sono cattolici» ha ricordato il cardinale riprendendo le parole della domanda del giornalista. «Ma dobbiamo lavorare insieme nella guerra a favore della vita. Abbiamo questa forte guerra contro la vita».

 

«Le guerre vere, le guerre militari, ma abbiamo anche le guerre contro l’umano, la vita contro i bambini non ancora nati, contro gli anziani. Solo funzioni e pensiero, si dice. Oppure, se sono anziani, non possono prendere parte alla vita dell’economia». Tale posizione «è assolutamente contraria alla nostra convinzione cristiana. Tutti hanno una dignità profonda che nessuno può perdere. Questa è per me la situazione in questo mondo», dichiara il cardinale.

 

«Dobbiamo anche lottare per la dignità di tutti. Inoltre, il popolo cinese, non possiamo dirlo, è sotto un governo comunista. Hanno la loro cultura. Ma noi siamo gli araldi della dignità di ogni corpo, in ogni Paese. E dobbiamo lavorare per la libertà, per la giustizia sociale e per la promozione di tutti i valori umani. Questa è l’importanza della Chiesa, di ogni cristiano, del cosiddetto cristianesimo, quindi del mondo di oggi e del nostro secolo che verrà. E penso che senza il cristianesimo non ci sia vera speranza per l’umanità».

 

«Abbiamo questa opinione comune e fondamentale, in comune con il popolo ebraico e l’Antico Testamento. Il Nuovo Testamento è questa la religione fondamentale e la fede nell’unico Dio, creatore e redentore del mondo e di ogni corpo. E abbiamo certi approcci nella grande cultura greca e in quella romana, ma non anche nelle culture europee precristiane. Ci sono alcune vie, alcuni passi che portano a questa convinzione fondamentale, perché diciamo nella nostra fede cristiana, come dice Paolo, che anche senza peccato è stata rivelata la fede e la verità. Ognuno con la sua ragione, può comprendere che siamo creature di Dio e che siamo responsabili agli occhi di Dio, perché Egli sostiene alla fine anche il nostro giudizio».

 

Secondo il cardinale «quindi dobbiamo criticare i falsi governi e le ideologie che stanno dietro ad essi e che si creano una definizione della dignità umana. Quindi dipende dalla nostra decisione se vale la pena continuare l’altra vita oppure no. Il nascituro ha la stessa dignità di noi, dei nati, dei malati e dei sani. E in quale condizione potrebbe essere. Ma ogni corpo in quanto persona ha la stessa dignità e la stessa chiamata alla vita eterna in Dio».

 

«Questa è la testimonianza che dobbiamo dare nel mondo di oggi, dove vediamo le grandi potenze politiche, in Russia o in Cina o tutto il resto, ma anche negli Stati Uniti, abbiamo queste ideologie sbagliate dietro le quali politiche il potere non è a favore del benessere dei popoli, ma è solo il potere per loro stessi».

 

«Oggi dobbiamo lavorare insieme, rispettando tutti i popoli del mondo. E questo è l’unico modo per me e per molti cristiani di superare il pericolo di una cosiddetta Terza Guerra Mondiale. In che forma, ma se avremo la Terza Guerra Mondiale, quella sarà anche l’ultima Guerra Mondiale. Quindi questa sarà la fine della nostra comunità umana su questo pianeta, a causa dei poteri di oggi. È brutale».

 

«Possono porre fine all’esistenza umana. E questo è assolutamente contro la volontà di Dio. Lo siamo nonostante le differenze nella nostra fede e nelle nostre religioni. Siamo in un elemento fondamentale, siamo fratelli e sorelle dell’unico Dio Padre. Quindi il concetto di fratellanza è approfondito in Gesù Cristo e nella rivelazione cristiana. Ma è, all’inizio della creazione, fuori dalla nostra esistenza umana».

 

«Siamo fratelli e sorelle, e ognuno di noi ha suo padre e sua madre, suo nonno, suo nonno. E così si è sviluppato lungo tutte le generazioni, e quindi siamo biologicamente e culturalmente legati in un’unica umanità. E noi dobbiamo fare, fare un passo, fare un passo, per il bene dello sviluppo dell’umanità. E anche noi come cristiani dobbiamo essere così testimoni del vangelo e di Gesù Cristo, la buona notizia. Dio ama tutti».

 

Alla domanda sul fatto che poche voci nella gerarchia cattolica stanno davvero dicendo qualcosa sul rischio di annientamento che sta correndo l’umanità, il cardinale cattolico risponde che «c’è un certo pericolo che i vescovi oi leader cristiani oi laici vogliano interferire nella politica, vogliano fare politica. Ciò che dobbiamo fare è criticare i politici e ricordare loro e il loro vero scopo. Devono lavorare a favore del popolo, ma non per i propri interessi, per il proprio potere o per la propria ideologia che sta dietro».

 

«Il cristianesimo deve parlare con una sola voce ed essere molto chiaro, non giocando, interagendo, con questo, con i politici che con i governanti del mondo. Gesù ha detto che per legarci bisogna essere diversi. Non come i governanti del mondo che abusano del loro potere per i propri interessi. Erode, Pilato etc? Sì. Governanti del tempo di Gesù. Ma tra noi, tra voi, i discepoli di Gesù Cristo. Diveniamo amici. Dobbiamo essere servitori di tutti. Per dare un buon esempio al mondo. Anche l’educazione dei politici, dei giovani politici, dobbiamo trasformarla in università, università cristiane. Dobbiamo insegnare anche ai giovani».

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«Qual è l’importanza della politica? Cosa sai fare? Se entri in politica solo per i tuoi interessi, o rifletti che tutti i tuoi talenti, tutti i tuoi doni li hai ricevuti da Dio non solo per te, ma per i tuoi fratelli e sorelle, per la tua famiglia, per la tua nazione, per la cultura nel mondo, per lo scambio, il cambiamento e la cooperazione nelle diverse culture e lingue. E, per sviluppare questa comprensione che apparteniamo a Dio e avere una responsabilità, una responsabilità gli uni per gli altri, e dobbiamo insegnarlo, ma anche dare un buon esempio per essere il modello della Chiesa deve essere il sacramento, il segno e lo strumento per l’unità dell’umanità con Dio e l’unità dell’umanità di tutti, di tutti i popoli tra di loro».

 

Quanto Tucker dice che secondo lui «la leadership della Chiesa sembra essere cambiata parecchio sotto l’attuale Papa e sembra molto più allineata con un movimento politico globale con una politica progressista che in qualsiasi momento del passato», il cardinale risponde che «è anche nella storia che guardano indietro di 2000 anni.(…) in epoche in cui i papi o il vescovo erano troppo chiusi alla politica e, nel Medioevo, questa vi era questa idea dei vescovi principi (…) penso che non sia quello che Gesù voleva poiché ha mandato gli apostoli come pecore e lupi, e in questo mondo senza alcun potere politico, solo con il potere e la parola di Dio e il potere della grazia di Dio, solo Dio può cambiare il cuore delle persone. E con la parola di Dio, con i santi sacramenti, con i servizi liturgici, con un’educazione cristiana, con la vita cristiana, possiamo convincere la gente a vivere una vita morale e a non abusare del potere politico».

 

«Sicuramente il Papa è un’autorità morale in tutto il mondo, e ha alcuni incontri con questa cosiddetta élite o con i politici, i leader dello stato. Ma penso che sia più importante ammonirli. E dire cosa è giusto, cosa è bene e cosa è male. E quindi, gli uomini devono mantenere una certa distanza dalla leadership politica, e dobbiamo dare un grande contrasto alle ideologie sbagliate che stanno dietro l’ideologia del potere».

 

«L’ideologia della negazione della differenza tra uomini e donne. Errata comprensione della sessualità, dell’antropologia umana. E quindi abbiamo la risposta migliore per tutte queste sfide. È impegnativo ad oggi. E penso che non sia così giusto dare a queste persone l’impressione che potrebbero usare e abusare dell’autorità papale per le loro idee, il cosiddetto Nuovo Ordine Mondiale».

 

«È l’agenda 2030. Penso che nessuno, nessuno sia in grado di realizzare un Nuovo Ordine Mondiale solo con il denaro e con i poteri politici, le cosiddette élite autoproclamate. Non hanno gli strumenti intellettuali e morali per rimodellare il mondo. Sono interessati solo a fare soldi. E se queste persone si piazzano al primo posto nella lista di Forbes, ciò non dirà che hanno una qualifica speciale per governare il mondo».

 

«Gesù lo ha detto. Non è la mia opinione personale. Gesù disse poco in lontananza al santo. Queste persone non lo sono. Perché? Perché sono giusti. Non c’è problema a diventarlo, in ottimo stato. Lo auguriamo a tutti. Che ha una buona posizione in questo mondo. Non la sofferenza, la fame o altro è in grado di dare una buona educazione ai propri figli. Ma siamo ad una certa distanza»

 

«Quindi queste persone pensano che poiché siamo ricchi abbiamo più importanza delle persone normali delle classi medie. E possiamo fare, descrivere e possiamo dire cosa devono pensare, cosa devono, come devono parlare, che vocabolario usano, cosa devono mangiare, e tutto questo, tentazione per queste persone di manipolare il mondo».

 

«Questo è contro la nostra cultura e la cultura democratica. L’America deve essere una leadership democratica per il mondo libero, ma con un rinnovamento morale. Inoltre, gli Stati Uniti hanno particolarmente bisogno di un rinnovamento morale, e non solo di una lotta per il potere, per il proprio potere, ma anche di un rinnovamento morale contro la droga, contro tutto questo abuso sui minori e tutte queste cose sbagliate su se stessi».

 

«L’autodistruzione e il cambiamento dei sessi e generi, è assolutamente stupido perché Dio ha commesso un errore quando lui e voi avete creato voi o me o tutti come uomini o donne nel nostro corpo individuale. E proprio questo è un dono nascere come uomo o come donna, perché tutte le possibilità per poi sposarsi e diventare padri e madri, vivere e in famiglia. E quindi è molto importante insegnare ai giovani l’importanza della loro esistenza».

 

«Tutti sono amati da Dio, e ognuno è amato nella sua situazione, nella sua condizione, di uomo, di condizione maschio femmina, o in qualunque condizione nasca in Asia e Africa o America, Europa, tutti hanno la stessa vicinanza, è la stessa vicinanza, amicizia con Dio. E questo è un criterio così alto per noi, la nostra relazione personale con il Dio personale e trino».

 

Carlson, che di recente ha dato segno di aver maturato una concezione della storia aperta alla demonologia, quindi chiede conto al cardinale di quando dice che «dovremmo temere forze antiumane» (…) penso che la maggior parte delle persone che prestano attenzione possano sentire, capire intuitivamente di cosa Lei sta parlando. Ma come teologo, mi chiedo da dove Lei pensa che provengano queste forze. Potrebbero essere umane? Se fossero umane, come potrebbero essere antiumane? Da dove pensa che provengano queste forze antiumane?».

 

Mueller, il quale forse non coglie la domanda radicale postagli dal giornalista americano, risponde che «abbiamo una grande interpretazione della rivelazione secondo cui Dio ha creato tutto il bene in un modo buono. Il giovane essere umano è una realtà buona, partecipazione della sua bontà. Ma ci ha creato tutti con il nostro libero arbitrio. E per me è una prova (…) dobbiamo realizzare il nostro libero arbitrio nella direzione del bene. E questa è una grande sfida per noi. Possiamo anche fallire e le tensioni interne possono diventare più potenti, vivere solo per i soldi e tutte queste tentazioni».

 

«La Bibbia parla di queste tentazioni, esse possono vincerci e quindi abbiamo bisogno della grazia. Abbiamo bisogno della parola di Dio e della nostra educazione interiore da parte di Gesù Cristo, il Maestro. Ora parliamo anche del peccato originale e dell’umanità all’inizio, poi in questo modo sbagliato e viviamo in questa eredità sbagliata. Ma Gesù lo vinse. È una redenzione. E quindi ci ha dato la grazia e la forza spirituale nello Spirito Santo per vivere come buoni uomini e come buoni cristiani».

 

«Si parla sempre del diavolo, non di un angelo creato da Dio. Ma quando è caduto è diventato il diavolo e tutto il male viene dal diavolo. E Gesù stesso ha subito questa tentazione da parte del diavolo. E lui disse: ti darò tutta la ricchezza del mondo se ti inginocchierai e mi adorerai. E questa è la situazione di ogni corpo, non guardare al bene del mondo in quanto tale, ma guardare e amare di più il Creatore (…) e possiamo dover utilizzare del denaro per lo sviluppo del civile, tecnologica, medicina».

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Far sì che «tutti possano superare tutte le cose propriamente problematiche, malattie, sofferenze, etc. Ma dobbiamo usare le cose del mondo per rendere il mondo migliore, per migliorare le condizioni della nostra vita. Abbiamo anche avuto grandi sviluppi nella tecnologia».

 

«Possiamo usare questi strumenti per fare buone leggi e allo stesso tempo super armi, tuttavia possiamo usare la stessa energia per sviluppare una buona industria e un buon sistema economico, un buon sistema educativo. Meglio costruire una nuova università, che costruire armi atomiche. Quindi con le stesse possibilità puoi fare del bene e fare del male. E questo è ciò che stiamo dicendo. I principi morali sono al di sopra delle possibilità tecnologiche, e devono governarla per il bene degli uomini, per il bene dell’umanità».

 

«Come pensa che sarà l’Occidente, cioè l’Europa negli Stati Uniti, tra 100 anni?» chiede come ultima domanda Tucker Carlson.

 

«Non sono un profeta in questo senso» risponde l’ex Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede. «Non posso dire quale sarà il futuro, ma possiamo dire che Dio ci ha dato abbastanza ragione e intelletto per fare in questo momento il meglio che possiamo fare, guardando con grande responsabilità al futuro migliore delle prossime generazioni».

 

«Penso, [che ciò sarà possibile] solo con un rinnovamento di una comprensione cristiana che è la nostra cultura. Senza il cristianesimo l’Occidente non è niente. È solo un territorio, ma senza cultura, senza spirito, senza identità. E quindi è molto importante guardare alle radici della nostra cultura, alla filosofia greca, al rito romano».

 

«Insieme all’Antico Nuovo Testamento, quella cristiana e quella ebraica, grande tradizione nonostante le differenze che abbiamo. Ma la base di questa cultura occidentale è la stessa. E penso che il resto del mondo abbia le proprie culture, ma noi abbiamo una grande cultura cristiana in Asia, ovunque in Africa. Ora il numero di cristiani in Africa penso che sia più grande o lo stesso, come in Europa».

 

«Non c’è più l’Europa al centro della geografia, il mondo centrato sull’Europa, ma, con i valori che emergono dalla nostra cultura – il mondo orientale, egiziano e persiano, il vecchio mondo e il mondo cristiano che è la base, la base migliore per andare verso un mondo migliore futuro. E questa è la domanda per noi. Se siamo stanchi e se [i valori] spariscono, questa sarà la fine».

 

«L’Apocalisse del mondo cristiano occidentale non deve esserci con l’aiuto della Grazia. E con il Vangelo, la buona notizia. Così possiamo preparare la via del Signore. E questa è la salvezza del mondo, perché il mondo funzioni, per l’unità del genere umano, e dare a tutti la speranza che il male, la sofferenza, la morte non ci siano, e l’ingiustizia dei più ricchi e potenti contro i poveri, e per le persone normali non sarà l’ultima parola, ma la prima parola sarà la creazione. E in Gesù Cristo abbiamo l’ultima parola di Dio, ed egli è il nostro Salvatore».

 

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Immagine di Kancelaria Sejmu / Paweł Kula via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0; immagine modificata

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Il vescovo Barron sostiene che Giuda Iscariota non sia andato all’inferno

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Il vescovo Robert Barron ha pubblicato un articolo in cui sostiene la tesi secondo cui Giuda Iscariota, il traditore di Gesù Cristo, non si trova all’inferno.   Il 29 marzo, l’articolo di Barron intitolato «Anche Giuda? Ripensare il peccato, la disperazione e la misericordia divina in questa Domenica delle Palme» è apparso sul sito web del canale conservatore statunitense Fox News. Pur riconoscendo che Sant’Agostino d’Ippona, San Tommaso d’Aquino e «la maggior parte dei teologi» credevano che Giuda fosse finito all’inferno per aver tradito Cristo o per essersi suicidato, monsignor Barron ha presentato una «contro-visione»: un’incisione del XII secolo che apparentemente mostra il Buon Pastore che porta il morto Giuda sulle spalle.   «Papa Francesco era così affezionato a quest’immagine che ne aveva una riproduzione sopra la sua scrivania nell’ufficio papale. Essa rappresentava, per lui, la speranza che persino Giuda potesse essere salvato dall’immensa misericordia del Signore», scrive il vescovo.   Come riportato da Renovatio 21, vi fu scandalo quando due anni fa emerse un video che mostrava questo dipinto nello studio papale, con clamore ulteriore dovuto al fatto che nel quadro Gesù viene raffigurato ignudo.

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Il vescovo chiede ai lettori di non inviargli lettere, poiché sa «che non possiamo abbracciare un universalismo semplicistico, che afferma di essere perfettamente certi che tutte le persone saranno salvate. Dobbiamo anzi ammettere la possibilità molto reale di un rifiuto eterno di Dio». Il resto dell’articolo del vescovo americano tratta il tema delle persone che si suicidano e di come non dobbiamo disperare per loro, ma piuttosto «pregare per loro e affidarle alla misericordia di Dio».   L’argomentazione iniziale di Barron a sostegno della possibilità che Giuda fosse stato risparmiato dalla dannazione era la sua chiara contrizione, come testimoniato dal Vangelo di Matteo. Tuttavia, il vescovo non affronta il fatto che il Vangelo non afferma che Giuda si sia pentito della sua disperazione.   In risposta all’articolo di Barron, è stato fatto notare in rete che l’insegnamento tradizionale della Chiesa cattolica romana, contenuto nel Catechismo del Concilio di Trento, è che Giuda «perse anima e corpo».   Come riportato da Renovatio 21, l’insegnamento della Chiesa secondo cui Giuda si è escluso dalla salvezza è stato riaffermato da Leone ancora l’anno passato.   Il vescovo Barron è stato in passato criticato per aver ipotizzato che l’inferno possa essere vuoto, una speculazione teologica resa popolare dal teologo Hans Urs von Balthasar nella sua opera del 1988 «Osiamo sperare che tutti gli uomini siano salvati?».   Il Barrone ha inoltre scandalizzato i fedeli cattolici descrivendo Gesù come la «via privilegiata» – piuttosto che l’unica via (At 4, 12) – per la salvezza, elogiando un libro del noto attivista filo LGBT padre James Martin, SJ, e dicendo a un commentatore omosessuale «sposato» che non avrebbe cercato di annullare il «matrimonio» omosessuale, tra gli altri episodi.   «Non credo di voler insistere ulteriormente sulla questione», ha dichiarato Barron al pundit omosessuale con figli da provetta e surrogata Dave Rubin in un’intervista del 2017 a proposito del «matrimonio» omosessuale. «Penso che probabilmente causerebbe molti più problemi, dissensi e difficoltà se continuassimo a insistere».   Monsignor Barron, divenuto figura popolarissima in America grazie al suo podcasto, che compare pure come annuncio a pagamento sui social network, è salito agli onori delle cronache nelle ultime settimane per aver prima abbandonato e poi tentato di fustigare pubblicamente la collega della Commissione per la libertà religiosa Carrie Prejean Boller, ex Miss California divenuta cattolica, che aveva tentato di portare in commissione i problemi creati dal sionismo.   «Sii coraggioso, vescovo Barron. Il mondo ha bisogno di uomini coraggiosi», aveva esortato la bellissima. «Se la signora Prejean Boller è stata licenziata per aver espresso queste convinzioni, è difficile capire perché io sia ancora membro della Commissione», aveva replicato il vescovo, che a differenza della Miss mai aveva trattato il tema dell’influenza sionista sulla vita civile, politica, militare e perfino religiosa americana, e mai si è buttato come la Prejean sul tema del genocidio di Gaza.   «Presentarsi come vittima di pregiudizi anticattolici o affermare che la sua libertà religiosa sia stata negata è semplicemente assurdo» continuava con insolenza il vescovo, negando quanto evidente a chiunque abbia veduto il video dei lavori di Commissione, con rabbini e propagandisti dello Stato Ebraico che tentavano di metterla a tacere..

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Al tradimento del Barron (che, dice la Boller, in privato dapprima le aveva espresso solidarietà) si aggiunge quello del cardinale neoeboraceno Timoteo Dolan, che pure ha preso le distanze dalla Prejean dopo averla, lei dice, sostenuta in privato all’arrivo delle prime avvisaglie della censura sionista l’anno scorso.   Al contrario dei due gerarchi della Conferenza Episcopale Statunitense, monsignor Joseph Strickland, già vescovo di Tyler, Texas ha in questi giorni preso le difese della Prejean e delle sue posizioni di fede cattolica ortodossa in un accorato scritto pubblico.   Come riportato da Renovatio 21, le paure di monsignor Barron, creatura mediatica celeberrima nel cattolicesimo mainstream americano, si erano viste anche in un documentario di William Friedkin, Il diavolo e padre Amorth (2017). Nel documentario regista de L’esorcista (1973) cercava di indagare sulla verità dietro il fenomeno della possessione diabolica, che tanto gli aveva dato successo nel capolavoro horror di quarant’anni prima, finendo per intervistare, negli ultimi tempi della sua vita, il leggendario padre Gabriele Amorth, decano degli esorcisti internazionali.  
Oltre che ad incontrare l’esorcista emiliano, il Friedkin aveva intervistato l’allore vescovo ausiliare di Los Angeles Robert Barron, il quale, con l’espressione ragazzotta sopra un clergyman e i pantaloni da pretino moderno, mostrava tutto il suo terrore per l’argomento.
  «Parlare con il diavolo… hey… persone come padre Amorth possono farlo, io non potrei mai osare di farlo, non sono a quel livello spirituale… io penso che sia davvero una cosa pericolosa».   Lo stesso Friedkin che a quel punto della conversazione lo interrompe, pure puntandogli il dito: «che cosa hai detto? (…) È nelle scritture!» esclama Friedkin. «Gesù esorcizzava i demoni!». Il regista americano si chiede come un vescovo, discendente degli Apostoli, possa dire una cosa del genere.  

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Il DDF sollecitato a correggere le «gravi carenze» di Mater Populi Fidelis

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Un’associazione internazionale di rinomati esperti di mariologia ha appena scritto una lettera aperta al Cardinale Victor Manuel Fernandez. In essa, denunciano una rottura con il Magistero tradizionale e chiedono chiarimenti sul controverso testo che limita i titoli della Vergine Maria.

 

Il malcontento continua a crescere negli ambienti fedeli alla tradizione mariana della Chiesa. Il 19 marzo 2026, Solennità di San Giuseppe, la Commissione Teologica dell’Associazione Mariana Internazionale (IMA) ha indirizzato una lettera aperta al Prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede (DDF).

 

Questa lettera, resa pubblica nella festa dell’Annunciazione, esprime «profonda delusione» per il persistente silenzio del Vaticano di fronte alle diffuse critiche mosse alla nota dottrinale Mater Populi Fidelis, pubblicata nel novembre 2025.

 

Una rottura con la continuità dottrinale

Al centro della controversia vi è la volontà del DDF di bandire o respingere con un tratto di penna sprezzante titoli tradizionali e consolidati come «Corredentrice» o «Mediatrice di tutte le grazie». Per i firmatari, questo documento non si limita a suggerire cautela pastorale; di fatto «minimizza» il ruolo unico della Vergine Maria nella salvezza delle anime.

 

Nel loro dettagliato commentario di 23 pagine, i teologi sottolineano che Mater Populi Fidelis sembra contraddire l’insegnamento coerente dei papi, da Pio XI a Giovanni Paolo II. Essi sottolineano che il titolo di «Corredentrice» è stato ripetutamente utilizzato dal Magistero per enfatizzare la subordinazione totale, ma attiva, di Maria al sacrificio di Cristo.

 

Rifiutando questi termini con il pretesto che siano «superflui» o richiedano troppe spiegazioni, il Dicastero sembra, secondo i critici, adottare un approccio «più vicino al protestantesimo che alla ricchezza del dogma cattolico».

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L’appello a un «autentico dialogo sinodale»

La lettera dell’IMA mette in luce un paradosso lampante: mentre l’attuale pontificato invoca la «sinodalità» e l’ascolto del «Popolo di Dio», le petizioni di milioni di fedeli e la competenza di eminenti mariologi sono state semplicemente ignorate durante la stesura del testo.

 

«Abbiamo agito in uno spirito di rispettoso dialogo sinodale, con l’obiettivo della migliore formazione teologica possibile per il bene della Chiesa», scrivono gli autori, rifacendosi all’istruzione Donum Veritatis, che definisce la responsabilità dei teologi.

 

Avvertono che l’ambiguità della nota dottrinale rischia di «minare ogni merito umano e ogni cooperazione nell’opera di redenzione», cancellando la specificità della missione materna di Maria.

 

Un’eredità dottrinale in pericolo?

Per molti osservatori, l’iniziativa dell’IMA ha il merito di evidenziare una rottura nella continuità dell’insegnamento attuale e di sollecitare una correzione: in passato, come ricorda la lettera, alcune note del Sant’Uffizio sono già state corrette dal Magistero.

 

La questione va oltre la mera semantica. Per i fedeli legati alla pietà mariana tradizionale, si tratta di difendere la verità su colei che è la «Nuova Eva». Mentre la Santa Sede rimane in silenzio in questo momento, si sta organizzando una resistenza teologica, che ricorda come la devozione mariana non sia un accessorio facoltativo, ma un baluardo contro l’indebolimento della fede.

 

Immagine: Annunciazione, vetrata originariamente collocata nella Cattedrale di Santa Vibiana, ora si trova nel Mausoleo della Cattedrale di Nostra Signora degli Angeli a Los Angeles.

Articolo previamente apparso su FSSPX.News

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Immagine di Slics of Light via Flickr pubblicata su licenza CC BY-NC-ND 2.0

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Porte chiuse per la FSSPX

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Il 28 marzo, ai partecipanti a un pellegrinaggio organizzato dalla Fraternità Sacerdotale San Pio X è stato impedito l’ingresso al santuario di Nostra Signora Addolorata a Cuceglio (vicino a Torino).   Padre Aldo Rossi, il sacerdote responsabile del pellegrinaggio, ha letto una dichiarazione davanti alla chiesa. Nonostante il pellegrinaggio fosse stato annunciato, le porte sono rimaste chiuse.   Il quotidiano La Voce ha riportato che diversi sacerdoti, le Suore Consolatrici del Sacro Cuore e numerosi fedeli, tra cui giovani famiglie, hanno partecipato a questo pellegrinaggio di diversi chilometri, alcuni portando una statua della Madonna Addolorata. Come scriveva il giornale, «I fedeli del priorato di Saint-Charles de Montalenghe avevano organizzato un pellegrinaggio quaresimale, annunciato in anticipo». «Nessuna Messa, nessuna celebrazione liturgica: solo poche preghiere finali, come gesto di devozione», erano previste.   La Voce, quotidiano laico, prosegue il suo resoconto con stupore: secondo le sue fonti, la decisione di chiudere i cancelli al gruppo di pellegrini sarebbe stata presa dal rettore del santuario, don Luca Meinardi, su influenza del suo superiore, il vescovo di Ivrea, monsignor Daniele Salera. Il giornale commenta: «Una scelta che contraddice inevitabilmente un vocabolario ecclesiastico che, negli ultimi anni, ha privilegiato parole come accoglienza, inclusione, dialogo e misericordia».  

Dichiarazione di Don Aldo Rossi

Cari pellegrini, siamo giunti alla fine di questo pellegrinaggio, ma come potete vedere, troviamo le porte del santuario chiuse perché le autorità religiose locali si sono rifiutate di aprircele. Questo ci ricorda proprio le parole di Sant’Atanasio – che abbiamo esaminato di recente per la pubblicazione nel nostro bollettino, Il Cedro – il quale disse, tra l’altro, contro gli ariani e i semi-ariani dei primi secoli della Chiesa: «Voi restate fuori dai luoghi di culto, ma la fede abita in voi». Consideriamo cosa sia più importante: il luogo o la fede? La vera fede, naturalmente.   Ebbene, nella cultura dominante, che è una cultura inclusiva, le porte sono aperte a tutti: agli anglicani che celebrano la Messa nella madre di tutte le chiese a Roma, San Giovanni in Laterano, anche se non sono sacerdoti. Solo due giorni fa, Roma ha inviato un messaggio all’arcivescovo anglicano – una donna – in occasione del suo insediamento, ricordandole di camminare insieme, di non dimenticare che le differenze non possono cancellare la fraternità nata dal nostro comune battesimo. Le chiese sono aperte ai protestanti, permettendo loro persino di celebrare la Messa in una parrocchia qui a Torino. Preghiamo con tutte le religioni. Apriamo le chiese anche alla dea della terra Pachamama, come è successo a Roma. Apriamo le chiese ai gruppi LGBT e celebriamo la Messa con loro, specialmente a Roma, nella Chiesa del Gesù. Apriamo le porte ai buddisti e agli animisti, come durante l’incontro di Assisi del 1986, dove una statua di Buddha fu addirittura collocata sul tabernacolo.   Per la Fraternità Sacerdotale San Pio X, però, è proibito anche solo offrire una preghiera per le vocazioni – non la Messa, ma preghiere per le vocazioni. In questo caso, non c’è inclusione, ma esclusione. Perché? Perché nel Pantheon c’erano tutti gli dei tranne Nostro Signore Gesù Cristo. Se avessero incluso Nostro Signore Gesù Cristo, gli altri dei sarebbero crollati.   Ebbene, c’è una sola risposta, una risposta che ci permette di cogliere la realtà e la profondità della crisi nella Chiesa e nella cultura liberale dell’inclusività: è che la verità è esclusiva. La verità non è inclusiva, ma esclusiva. Posso includere tutto il resto, ma non la verità. Posso includere tutti gli errori, ma non la verità, perché la verità è esclusiva, come dice il Vangelo, Nostro Signore Gesù Cristo stesso: «Chi non è con me è contro di me, e chi non raccoglie con me disperde». «Il vostro “Sì, sì” sia “No, no”; tutto ciò che va oltre viene dal maligno».   La Fraternità Sacerdotale San Pio X segue semplicemente l’esempio dell’arcivescovo Lefebvre, che desiderava che sulla sua lapide fosse incisa la frase: «Ho trasmesso ciò che ho ricevuto». Noi trasmettiamo semplicemente questa verità, questa tradizione che abbiamo ricevuto. Ma, all’interno di un sistema inclusivo, questo non può essere accettato, perché la verità è esclusiva: non si può rimanere nel mezzo.   E ripeto le parole di Sant’Atanasio, che disse agli ariani e soprattutto ai semi-ariani: «Voi siete la grande corruzione perché rimanete nel mezzo. Volete rimanere tra la luce e il mondo. Siete maestri del compromesso e camminate con il mondo. Vi dico: fareste meglio ad andarvene con il mondo e ad abbandonare il Maestro, il cui regno non è di questo mondo».   Pertanto, l’ecumenismo attuale può accettare tutte le religioni, tutti gli errori, tranne la verità, tranne la dottrina cattolica che, per sua stessa natura, condanna tutti gli errori, tutte le false dottrine, tutte le false religioni. Due più due fa quattro, e quattro esclude tutti gli altri numeri. È così. La luce disperde le tenebre, come dice san Paolo: «Quale rapporto c’è tra la giustizia e l’iniquità? O quale comunione c’è tra la luce e le tenebre?».   Cari pellegrini, tutto ciò, da un lato, ci rattrista profondamente, perché mostra quanta oscurità si sia diffusa persino all’interno della Chiesa stessa; ma, dall’altro, il Signore ci mostra la splendida misericordia di Dio che, nonostante questo mistero di iniquità all’interno della Chiesa stessa, fa ancora risplendere la luce della verità e della tradizione della Chiesa cattolica. Voi stessi ne siete testimoni qui: le suore, i sacerdoti, le giovani famiglie manifestano questa luce.   Non proviamo odio né risentimento, perché, come disse san Giovanni Bosco quando fu assalito da due valdesi pronti a colpirlo: «Io non uso la forza. Potrei usarla, ma non la uso, perché sono sacerdote, perché sono cattolico, e la nostra forza è la pazienza e il perdono».   Chiediamolo in modo particolare alla Madonna Addolorata, che ci dà questo grande esempio di pazienza, e offriamole anche questo sacrificio: il sacrificio di non entrare, di non poter entrare nella Chiesa. In primo luogo, secondo l’intenzione del pellegrinaggio, per ottenere santi sacerdoti; ma offriamo questo sacrificio anche per la Chiesa, per il Papa, per il Vescovo di Ivrea, per tutti i vescovi e tutti i sacerdoti, affinché possano uscire al più presto da queste tenebre, da questo falso ecumenismo, da questa falsa cultura dell’inclusività che esclude la verità, cioè che esclude Nostro Signore Gesù Cristo, che è la via, la verità e la vita.   Ora reciteremo qui le preghiere finali: la preghiera alla Madonna Addolorata, poi canteremo le litanie della Beata Vergine.     Articolo previamente apparso su FSSPX.News  

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Immagine da FSSPX.News
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