Geopolitica
Albania, manifestanti fanno irruzione negli uffici del Partito Democratico a Tirana
Lo scorso sabato centinaia di manifestanti e sostenitori dell’ex primo ministro e presidente albanese Sali Berisha hanno fatto irruzione negli uffici del Partito Democratico d’Albania a Tirana. Lo riporta il canale russo RT.
I manifestanti hanno tentato di irrompere nell’edificio mentre i suoi occupanti hanno reagito usandoun estintore.
I punti di ingresso del palazzo sono forzati e i locali presi d’assalto.
La polizia ha risposto all’incidente inviando agenti in tenuta antisommossa dotati di gas lacrimogeni, spray al peperoncino e idranti, che sono stati usati contro i manifestanti.
Si tratterebbe di una lotta di potere interna al principale partito di opposizione del Paese ha provocato un’escalation delle tensioni, con conseguente irruzione nell’edificio.
Berisha, co-fondatore del Partito Democratico, è tornato di recente nel tentativo di rivendicare il ruolo di leadership all’interno del partito, ruolo attualmente ricoperto ufficialmente dall’ex sindaco di Tirana Lulzim Basha.
Nel maggio 2021, il segretario di Stato americano Antony Blinken aveva annunciato una serie di sanzioni nei confronti di Berisha per «atti corrotti» che «hanno minato la democrazia in Albania».
Secondo la polizia, almeno una persona è rimasta ferita nell’incidente.
Berisha, ex cardiologo, è stato primo ministro dell’Albania dal 2005 al 2013 e in precedenza Presidente della Repubblica dal 1992 al 1997, restando poi all’opposizione del Partito Socialista albanese per due mandati. I due partiti si scambiano vicendevolmente accuse di corruzione.
Berisha è feroce oppositore del leader del partito socialista e attuale premier in carica Edi Rama. Rama è stato nel direttivo della celebre Open Society Foundations, l’ente «filantrocapitalista» del discusso finanziere speculatore internazionale George Soros. L’albanese era anche uno degli invitati all’esclusivissima festa per il terzo matrimonio di Soros nel 2013.
Geopolitica
Il Cremlino nega di aver «mandato affanculo» la Francia
Il governo russo non ricorre a un linguaggio osceno nei contatti con altri paesi, ha dichiarato il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov.
La scorsa settimana il Financial Times ha riportato che i consiglieri del presidente francese Emmanuel Macron, Emmanuel Bonne e Bertrand Buchwalter, si erano recati segretamente a Mosca a febbraio per un incontro con Yuri Ushakov, collaboratore del presidente russo Vladimir Putin.
Secondo un diplomatico europeo rimasto anonimo, i rappresentanti di Macron avrebbero chiesto l’inclusione dell’UE nei colloqui di pace tra Rssia, Stati Uniti e Ucraina, ma l’incontro si sarebbe concluso con Ushakov che avrebbe detto ai visitatori: «Scusate, in realtà no, non siamo obbligati, andate a quel Paese».
Interpellato domenica dal giornalista russo Pavel Zarubin, Peskov ha risposto: «No, nessuno di noi usa mai un linguaggio volgare per riferirsi a qualcuno».
«Sapete, c’è un saggio detto di un diplomatico. Cos’è la diplomazia? È la capacità di dire a qualcuno di andare all’inferno in un modo tale che ci andrà davvero», ha affermato.
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Peskov probabilmente si riferiva a una citazione attribuita all’ex Primo Ministro britannico Winston Churchill: «La diplomazia è l’arte di dire alla gente di andare all’inferno in modo tale che poi chiedano indicazioni stradali».
La scorsa settimana, Peskov ha confermato al Financial Times che la visita dei consiglieri francesi ha avuto luogo, ma ha affermato che «non ha portato alcun segnale positivo».
«Purtroppo, gli europei stanno impiegando tutti i loro sforzi per convincere gli ucraini a continuare la guerra. Siamo convinti che gli europei stiano commettendo un errore dal punto di vista del loro stesso futuro», ha affermato.
La Russia sta prevalendo sul campo di battaglia nel conflitto in Ucraina, ma «come ha detto il presidente Putin, siamo aperti a una soluzione diplomatica», ha aggiunto il portavoce.
Delegazioni provenienti da Mosca, Washington e Kiev hanno tenuto tre cicli di colloqui dall’inizio dell’anno, l’ultimo dei quali a Ginevra a metà febbraio. Un quarto incontro era previsto per i primi di marzo, ma è stato annullato a causa dell’attacco israelo-americano all’Iran. Giovedì Peskov ha chiarito che la pausa nei negoziati è temporanea e che riprenderanno a breve.
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Immagine di President of Russia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0)
Geopolitica
Trump lancia un ultimatum all’Iran
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Geopolitica
La Russia condanna il bombardamento del porto iraniano sul Mar Caspio
La portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha condannato i recenti attacchi israelo-americani contro il porto iraniano di Bandar Anzali, sul Mar Caspio, in una dichiarazione rilasciata il 20 marzo.
Il 18 marzo, l’agenzia TASS, citando il canale televisivo israeliano Channel 12, aveva riferito che l’aviazione israeliana aveva colpito una base della marina iraniana nel porto. Il giorno successivo, la TASS ha riportato che Stati Uniti e Israele avevano colpito un ufficio doganale e diverse altre postazioni nel porto.
«La coalizione israelo-americana continua ad alimentare le fiamme della guerra che ha scatenato in Medio Oriente, il che potrebbe causare un’ulteriore propagazione del conflitto», ha affermato la Zakharova.
Bandar Anzali «è un importante snodo commerciale e logistico, attivamente utilizzato negli scambi tra Russia e Iran, anche per le consegne di generi alimentari. L’attacco ha danneggiato gli interessi economici della Russia e degli altri Stati del Mar Caspio che mantengono collegamenti di trasporto con l’Iran attraverso quel porto».
«I Paesi della regione e la comunità internazionale hanno sempre considerato il Mar Caspio una zona sicura di pace e cooperazione».
Le azioni sconsiderate e irresponsabili degli aggressori rischiano di trascinare gli Stati del Mar Caspio in un conflitto armato.
«Ribadiamo con fermezza l’esigenza di una cessazione immediata delle ostilità e della ripresa degli sforzi per raggiungere una soluzione politica della situazione in Medio Oriente, che sta avendo ripercussioni sempre più gravi sulle regioni limitrofe», ha concluso.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
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