Arte
Addio Robert Bly, poeta contro la società degli adulti adolescenti
Robert Bly, poeta e pensatore tra i più abissali e necessari del nostro tempo è morto il 21 novembre nella sua casa di Minneapolis. Aveva 94 anni.
Chi conosce la sua opera può avere un’idea del vuoto che lascia. Nessuno era riuscito a parlare della crisi dell’uomo maschio nel mondo moderno come lui. Nessuno aveva quella lucidità, unita a quel tocco di poesia. Nessuno, soprattutto, era in grado argomentare non distruttivamente, ma anche costruttivamente: Robert Bly aveva fondato un movimento culturale che dava agli uomini risposte precise sul loro destino in questo mondo impazzito.
Bly, che aveva iniziato distillando in versi la sua opposizione alla guerra in Vietnam, disdegnava la parola sanscrita guru, epperò quello era: una guida, un maestro.
Negli anni ’90 Bly cominciò ad organizzare i ritiri nei boschi dove conduceva glu uomini alla ricerca di un essere primordiale nascosto dietor il loro sé più tenero e socializzato. Ai suoi reading di poesia suonava anche il bouzouki, «con la sua criniera bianca (…) era un bardo dal carisma irresistibile» ha scritto il Washington Post.
Anche la rivista People, normalmente non nota per la sua enfasi sulla poesia moderna, ha incluso Bly in una classifica delle persone «più intriganti» del 1991: l’anno prima era stato pubblicato Iron John: A Book About Men, una critica della moderna società americana in cui le persone – incluso se stesso, confessava – spesso perseguono gratificazioni istantanee per fini più elevati. Il testo che ha avuto una limitata circolazione in Italia, ma sappiamo esserci comunità non pubbliche dove gira una versione elettronica della traduzione. Il titolo allude ad una favola dei fratelli Grimm dove un uomo selvaggio viene scoperto sul fondo di un lago.
Il pensiero di Bly è riconosciuto come il più grande scavo realizzato sul senso di abbondano e di fallimento delle ultime generazioni di maschi americani.
Bly era indissolubilmente legato al Minnesota, dove è cresciuto in una comunità agricola norvegese, e dove ha vissuto e scritto per gran parte della sua vita. L’ambientazione forniva un’ispirazione infinita per la sua arte, ma Bly non viveva una vita isolata; era profondamente impegnato con la società fin dall’inizio.
Bly è stato un co-fondatore del gruppo American Writers Against the Vietnam War. Quando ha ricevuto un National Book Award nel 1968 per la sua seconda raccolta di poesie, The Light Around the Body, Bly ha donato il premio in denaro alla causa dell’assistenza ai resistenti alla leva.
Influenzato dalle teorie di Carl Gustava Jung, Bly faceva appello alle religioni antiche, alla mitologia, alle fiabe e alla psicologia, sostenendo con chiarezza come la modernità avesse indebolito la stessa natura dei maschi, diminuendo la loro autostima e rendendoli incapaci di impartire forza l’uno all’altro. Cosa specialmente vera, e specialmente tragica, nel rapporto di trasmissione dai padri ai figli
Egli vedeva il maschio moderno cresciuto a metà a causa dell’assenza del padre – che è lontano perché separato, o indaffarato, o disinteressato, o alcolizzato – e quindi incastrato in un meccanismo di perpetuazione di un modello di esistenza incompleta
Tale problema, diceva Bly, risale alla Rivoluzione Industriale, che aveva allontanato i padri dalla casa al posto di lavoro. L’assenza dei padri generava una società instabile, che, non avendo veri riferimenti per il proprio comportamento, viene pervasa dalla percezione di non essere all’altezza.
«L’esperienza primaria dell’uomo americano è di essere inadeguato», aveva detto Bly in un’intervista con il giornalista televisivo Bill Moyers.
Nei suoi scritti e ritiri con quello che si chiamò Mythopoetic Men’s Movement, Bly invitava gli uomini a riconoscere il dolore che provavano per il loro stato e a partecipare a riti di iniziazione per rafforzare la loro psiche. Bly quindi è stato spesso descritto come colui che ha guidato un movimento maschile, una nozione che a volte ha attirato l’ira, se non lo scherno, delle femministe.
Il pensiero di Bly è riconosciuto come il più grande scavo realizzato sul senso di abbondano e di fallimento delle ultime generazioni di maschi americani.
La droga, la depressione, la delinquenza, l’omosessualità, il suicidio, le turbe maschili tutti deriverebbero dallo spegnimento della tradizione di padre in figlio e dall’instaurarsi di una società orizzontale che Bly chiama «società fraterna»
Egli vedeva il maschio moderno cresciuto a metà a causa dell’assenza del padre – che è lontano perché separato, o indaffarato, o disinteressato, o alcolizzato – e quindi incastrato in un meccanismo di perpetuazione di un modello di esistenza incompleta.
Per una società dove dominano incontrastate le vacche sacre del divorzio e del femminismo, le corde toccate dal poeta costituivano un tabù totale.
La crisi del maschio contemporaneo, e più estesamente forse di tutto il mondo moderno, è causata, secondo il poeta, dal fatto che gli adolescenti oggi sono «non guidati» verso l’età adulta proprio per l’assenza delle funzioni paterne. Questo tema fu dettagliatamente sviluppato nel libro La società degli eterni adolescenti, che affrontava la catastrofe individuale e collettiva di una società fatta di persone incapaci di raggiungere la piena maturità.
La scomparsa della figura paterna crea la parallela scomparsa del rito di passaggio: il ragazzo non sa esattamente quando diventa adulto, né probabilmente lo vuole diventare. Interrotta l’iniziazione paterna, gli individui restano invischiati in un limbo che porta necessariamente al caos.
La scomparsa della figura paterna crea la parallela scomparsa del rito di passaggio: il ragazzo non sa esattamente quando diventa adulto, né probabilmente lo vuole diventare. Interrotta l’iniziazione paterna, gli individui restano invischiati in un limbo che porta necessariamente al caos
La droga, la depressione, la delinquenza, l’omosessualità, il suicidio, le turbe maschili tutti deriverebbero dallo spegnimento della tradizione di padre in figlio e dall’instaurarsi di una società orizzontale che Bly chiama «società fraterna».
Questi mezzi adulti, dice Bly, avranno quindi difficoltà nel lavoro e nella vita famigliare – perché non sono formati alla responsabilità, intrappolati come sono tra l’infanzia e l’età matura.
Ciò li porta ineludibilmente a poter divenire, salvo sacrificio e trasformazione in grado di rompere il ciclo di ripetizione imitativa, dei padri assenti, dei padri di figli che non cresceranno mai del tutto.
La più grande illustrazione del pensiero di Bly è stata, non si sa quanto volontariamente, la storia di Fight Club, un romanzo e una pellicola epocali.
Questi mezzi adulti, dice Bly, avranno quindi difficoltà nel lavoro e nella vita famigliare – perché non sono formati alla responsabilità, intrappolati come sono tra l’infanzia e l’età matura
L’autore della storia, Chuck Palahniuk, in un’intervista dichiarò che avrebbe scoperto solo poi il pensiero di Bly, e quanto profondamente esso rispecchiava il suo racconto, in parte autobiografico. Ricorderete la scena: il narratore (nella pellicola, Edward Norton) fa un bilancio esistenziale con Tyler Durden (Brad Pitt) mentre, pieni di lividi, riposano in bagno.
«Io non conosco mio padre. Insomma, lo conosco, ma se n’è andato via quando avevo sei anni. Ha sposato un’altra donna, ha avuto altri figli. Lo fa ogni sei anni: va in una nuova città e mette su una nuova famiglia» dice il protagonista.
«Il cazzone ha aumentato le filiali! Il mio non ha fatto l’università, perciò era essenziale che ci andassi io» risponde Tyler Durden. «Così mi laureo, gli faccio un’interurbana e gli dico: papà, e adesso? E lui: trovati un lavoro!»
«Stessa cosa!»
La più grande illustrazione del pensiero di Bly è stata, non si sa quanto volontariamente, la storia di Fight Club, un romanzo e una pellicola epocali
«A venticinque anni faccio la mia telefonata annuale e gli dico: papà, e adesso? E lui: non lo so, vedi di sposarti!» continua Pitt.
Norton risponde: «non puoi sposarti. Sei un bambino di 30 anni».
«Siamo una generazione cresciuta dalle donne. Mi chiedo se un’altra donna sia davvero la risposta».
Fight Club era l’urlo, sardonico quanto sadico, lucido quanto distruttivo, della crisi del maschio americano in quanto orfano di padre.
Addio Robert Bly, addio poeta, filosofo, guida – padre.
Il padre di Bly, aveva raccontato il poeta, era un alcolizzato che preferiva la bottiglia alla famiglia.
È toccante leggere quindi quanto Bly abbia da dirgli nella poesia Preghiera per mio padre:
Se non sono
con te quando morirai,
questo è giusto.
Va tutto bene.
Quella parte di te ha pulito
le mie ossa di più
di una volta. Ma io
ti incontrerò
nel giovane falco
che vedo
dentro entrambi.
io e te; lui
guiderà
te al Signore della Notte,
che ti darà
la tenerezza
volevi qui.
Addio Robert Bly, addio poeta, filosofo, guida – padre.
Roberto Dal Bosco
Immagine di Nic McPhee via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 2.0 Generic (CC BY-SA 2.0); immagine modificata.
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Carol of the Bells, la musica di sottofondo della vostra vigilia di Natale
Come ogni anno Renovatio 21 pubblica un articolo per celebrare la bellezza del canto di Natale Carol of the Bells, che condividiamo qui in varie sue esecuzioni al fine di fornire al lettore il sottofondo ideale per le sue attività natalizie.
Si tratta di un canto di natale molto conosciuto in America, ma quasi sconosciuto da noi in Europa. È un lavoro corale: le quattro voci raccontano, in un ostinato sempre più rarefatto, la felicità degli attesi rintocchi delle campane che annunziano il Natale. L’ha messa in circolazione compositore americano Peter Wilhousky (1902–1978) nel 1936, copiandola però dal compositore ucraino Mikola Dmitrovič Leontovič (1877–1921) che nel 1914 aveva riadattato una canzone del folklore ucraino chiamandola Ščedryk («munifica»).
Nella musica originale, scritta per celebrare il capodanno celebrato in primavera nelle terre slave pre-cristiane (quelle viste nei giorni corruschi ed enigmatici di Andrej Rublev di Andrej Tarkovkij), una rondine appariva a casa di una famiglia contadina per segnalare l’arrivo un anno di prosperità nei raccolti.
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La polifonia spiraliforme di Carol of the Bells riecheggia potente in tantissime persone, che la hanno esperita per tramite dei prodotti audiovisivi americani (film, dischi, serie, etc.).
È forse perfino controintuitivo associarla al Natale perché ha un tono più meditativo, financo dolente, rispetto ad altri canti natalizi.
Forse perché vi possiamo proiettare delle questioni di calendario umano: dicembre porta via l’anno che è sempre un anno di fatiche e dolori, seppellirle è necessario per far rinascere la vita, ma è giusto registrarle come tali. Anche i Re Magi, anche Giuseppe, forse, arrivarono stanchi, dopo viaggi ed incertezze, alla mangiatoia.
Essere al cospetto del Dio che nasce, il Dio che è la Vita, significa aver consumato le proprie energie, aver sacrificato. Bisogna riconoscerlo per poter vivere la gioia in modo autentico.
Eccovi una carrellata di versioni di questa musica struggente. Decidete quella che fa al caso vostro, e riascoltetela a loop.
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Buon Natale ai nostri lettori!
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Famoso regista di Hollywood e moglie trovati morti in casa. Sospettato il figlio.
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Svelate le vetrate contemporanee per la Cattedrale di Notre-Dame
Dopo due anni di polemiche, e nonostante la forte opposizione delle associazioni per la tutela del patrimonio, la sostituzione delle vetrate di Viollet-le-Duc, rimaste intatte dall’incendio che ha colpito la Cattedrale di Notre-Dame il 15 aprile 2019, con creazioni contemporanee sta prendendo forma: i modelli sono ora esposti.
La mostra D’un seul souffle è stata inaugurata il 10 dicembre 2025 nella Galleria 10.2 del Grand Palais (Parigi, VIII arrondissement). I visitatori possono scoprire i modelli a grandezza naturale, i bozzetti e altri lavori preparatori per le sei vetrate create da Claire Tabouret, vincitrice del concorso indetto dal ministero della Cultura.
Queste vetrate sono destinate a sostituire le creazioni ottocentesche di Viollet-le-Duc in sei cappelle della navata sud, vetrate progettate dall’architetto in linea con le origini gotiche della cattedrale. La petizione che ne richiede la conservazione spiega: «oltre alle vetrate narrative del deambulatorio, del coro e del transetto, le cappelle della navata presentano vetrate a grisaglia puramente decorative».
«Qui si manifesta una ricerca di unità architettonica e di gerarchia spaziale che è parte integrante della sua opera e che il restauro ha specificamente mirato a riscoprire. Inoltre, il progetto in corso ha incluso la pulizia e il consolidamento di tutte queste vetrate, vetrate che non sono state toccate né danneggiate dall’incendio e che sono classificate come monumenti storici, proprio come il resto dell’edificio».
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Una sostituzione fortemente controversa
La decisione di installare vetrate contemporanee nella Cattedrale di Notre-Dame è un’iniziativa personale di Emmanuel Macron, annunciata durante la sua visita al cantiere l’8 dicembre 2023 e sostenuta dall’arcivescovo di Parigi Laurent Ulrich. «Che vengano cambiate e che portino l’impronta del XXI secolo», dichiarò il Presidente all’epoca.
La sostituzione delle vetrate di Viollet-le-Duc, sopravvissute all’incendio del 2019, aveva scatenato un’accesa controversia. Nel luglio 2024, la Commissione Nazionale per il Patrimonio e l’Architettura ha respinto il progetto, sostenendo che la creazione artistica non dovrebbe sacrificare elementi del patrimonio di interesse pubblico.
La Tribune de l’Art ha lanciato una petizione che, ad oggi, ha raccolto quasi 300.000 firme. L’associazione Sites & Monuments ha presentato ricorso al Tribunale Amministrativo di Parigi per annullare o risolvere l’appalto pubblico. Il ricorso è stato respinto dal tribunale a fine novembre.
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Nel frattempo, lo Stato vuole trarre profitto dal restauro di Notre-Dame
Didier Rykner, il dinamico direttore de La Tribune de l’Art, che si oppone a questa sostituzione, ha appena pubblicato un editoriale in cui denuncia l’avidità dello Stato, che pretende fondi privati per coprire spese che dovrebbero essere a suo carico.
Come sottolinea il giornalista, l’istituzione pubblica responsabile della conservazione e del restauro della Cattedrale di Notre-Dame non dovrebbe essere mantenuta. «Ora che le tracce dell’incendio sono scomparse, non vi è alcuna giustificazione per cui questa struttura, creata esclusivamente per questo restauro, continui a funzionare».
«Notre-Dame ha ora bisogno di restauro, ma questi lavori dovrebbero continuare, come di consueto, sotto la direzione del DRAC Île-de-France, ovvero il ministero della Cultura, senza bisogno di un’istituzione pubblica. Un’istituzione del genere, i cui costi di gestione sono considerevoli, non è più giustificata, a meno che non si decida di creare istituzioni pubbliche per il restauro di tutti i principali monumenti statali…»
Inoltre, permane un «surplus» di fondi privati donati per il restauro della cattedrale più famosa del mondo, che sarà utilizzato per il restauro dell’abside e degli archi rampanti che la sostengono, e anche, a quanto pare, per la sacrestia, i tre grandi rosoni e le facciate nord e sud del transetto. Ma Philippe Jost, direttore dell’istituzione pubblica, chiede altri 140 milioni.
E Didier Rykner ha concluso: «non dobbiamo più dare un solo centesimo a Notre-Dame per sostituire uno Stato in rovina che si rifiuta di adempiere ai propri obblighi. Le cattedrali, come Notre-Dame, devono essere restaurate e mantenute dal loro proprietario, lo Stato. E l’istituzione pubblica, che ha fatto la sua parte e ora vuole deturpare la cattedrale rimuovendo le vetrate di Viollet-le-Duc, non ha più ragione di esistere. Deve essere chiusa».
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
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