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Politica

Los Angeles impone il coprifuoco

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Le autorità hanno imposto il coprifuoco nel centro di Los Angeles in seguito a diversi giorni di rivolte e saccheggi innescati dai raid dell’immigrazione.

 

Le restrizioni saranno in vigore dalle 20:00 alle 6:00 ora locale, ha annunciato martedì il sindaco Karen Bass. La polizia arresterà chiunque violi il coprifuoco, che dovrebbe rimanere in vigore per diversi giorni.

 

La Bass ha affermato che la decisione è stata presa dopo che è stato raggiunto «un punto di svolta», aggiungendo che la notte precedente erano state saccheggiate 23 attività commerciali.

 

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Secondo la NBC Los Angeles, il coprifuoco copre circa un miglio quadrato, delimitato dalle autostrade 5 Freeway, 110 Freeway e 10 Freeway fino al punto in cui si unisce alla 110 e alla 5.

 

Saranno esentati i residenti della zona, il personale di emergenza e di sicurezza, i giornalisti e i senzatetto, ha affermato il capo della polizia di Los Angeles, Jim McDonnell.

 

«Il coprifuoco è una misura necessaria per proteggere vite umane e salvaguardare le proprietà dopo diversi giorni consecutivi di crescente inquietudine in tutta la città», ha affermato.

 

La Casa Bianca ha deprecato la rappresentazione della rivolta come «manifestazione pacifica» data dai media, dal Partito Democratico e dalle autorità locali californiane, tutte in mano allo stesso Partito Democratico.

 

 

Venerdì sera sono scoppiate rivolte dopo che gli agenti federali hanno arrestato diverse persone durante la repressione dell’immigrazione clandestina da parte del presidente Donald Trump. Finora sono state arrestate più di 350 persone, di cui 197 martedì. Le immagini riprese dagli elicotteri dei telegiornali hanno mostrato la folla che continuava a radunarsi per le strade.

 

Il governatore della California Gavin Newsom e i funzionari della città hanno condannato la decisione di Trump di schierare la Guardia Nazionale e i Marines in servizio attivo per sedare i disordini, definendola illegale e inaspritrice.

 

«È un passo verso l’autoritarismo», ha affermato giovedì Newsom, definendo Trump «un dittatore fallito».

 

Il presidente Trump ha difeso le sue azioni durante una visita a Fort Bragg, nella Carolina del Nord, martedì. «Libereremo Los Angeles e la renderemo di nuovo libera, pulita e sicura», ha affermato.

 

È opinione di Renovatio 21 che la rivolta losangelena altro non sia che l’esaurimento del manuale di regime-change (cioè la creazione delle famose «rivoluzioni colorate» viste in tutto il mondo), lanciato da un deep state che cerca disperatamente di invischiare Trump in una trappola di sangue che riesca a scalfirne al potere – potere che oggi sembra inattaccabile e privo di un’opposizione reale da parte del Partito Democratico USA.

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Politica

Musk ricuce con Trump donando 100 milioni di dollari

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Il miliardario della tecnologia Elon Musk e il presidente Donald Trump hanno ripreso i contatti dopo la rottura dell’anno scorso. Come riferito giovedì dal Wall Street Journal, citando fonti che hanno viaggiato con i due in Cina, Musk starebbe organizzando una cospicua donazione a favore dei repubblicani in vista delle elezioni di medio termine.   I rapporti tra i due si erano deteriorati a metà del 2025, quando Musk aveva criticato il pacchetto di riforme fiscali e di spesa di Trump, definendo la bozza «assolutamente folle e distruttiva». La frattura si era verificata nonostante il ruolo centrale svolto da Musk nel ciclo elettorale del 2024. Dopo la vittoria di Trump, il miliardario era stato nominato a capo del Dipartimento per l’Efficienza Governativa (DOGE), nel frattempo sciolto.   Il rientro di Musk nella cerchia ristretta di Trump è emerso chiaramente durante il volo per Pechino di maggio, quando si è unito al presidente, ai membri dell’amministrazione, ai dirigenti aziendali e ai familiari a bordo dell’Air Force One. I due apparivano cordiali: Musk parlava dei progetti per nuove fabbriche negli Stati Uniti, mentre Trump commentava un video di un lancio spaziale e chiedeva notizie di uno dei figli di Musk, secondo quanto raccontato al Wall Street Journal da alcune persone presenti sull’aereo.

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Nel corso del volo Musk avrebbe inoltre comunicato a Trump l’intenzione di destinare almeno 100 milioni di dollari a un’operazione di mobilitazione elettorale a sostegno dei repubblicani nelle elezioni di medio termine di novembre, per aiutarli a conservare il controllo del Congresso, stando a quanto riportato dal giornale sulla base di fonti a conoscenza della strategia.   Il riavvicinamento sarebbe stato il risultato di quasi un anno di contatti riservati, tra telefonate private, sollecitazioni di amici comuni, inviti a Mar-a-Lago e una cena alla Casa Bianca. Trump e Musk si sono scambiati poche parole anche alla cerimonia in memoria dell’attivista conservatore assassinato Charlie Kirk, il quale a quanto pare aveva tentato di riconciliarli.   Il Wall Street Journal ha scritto che il vicepresidente JD Vance, insieme al capo di gabinetto della Casa Bianca Susie Wiles, ha preso contatto con Musk dopo la rottura pubblica con Trump per attenuare le tensioni e ha poi mantenuto i rapporti con lui e i suoi alleati. Vance, secondo quanto riferito, riteneva Musk troppo rilevante per essere messo da parte, considerando i cospicui contratti di SpaceX con la difesa e la NASA.   Musk, da parte sua, avrebbe rinunciato ai progetti di un nuovo partito politico, in parte per salvaguardare i legami con Vance, considerato un possibile candidato alla presidenza nel 2028.   Secondo i collaboratori di Trump, è improbabile che i due recuperino l’intesa stretta di un tempo. Tuttavia hanno ricominciato a sentirsi circa una volta al mese, parlando di intelligenza artificiale, Cina e questioni internazionali, come riferito da persone a conoscenza delle conversazioni.   Musk aveva avuto un ruolo determinante nella vittoria elettorale di Trump del 2024, sostenendolo pubblicamente e destinando, secondo quanto riportato, almeno 288 milioni di dollari a supporto di Trump e di altri candidati repubblicani.   La rinnovata intesa arriva in un momento in cui i Democratici risultano in vantaggio sui Repubblicani negli ultimi sondaggi nazionali in vista delle midterm di novembre, mentre il tasso di approvazione netto di Trump è sceso vicino al minimo storico a causa della crescente insoddisfazione dell’opinione pubblica nei confronti della sua presidenza, in particolare per la gestione del conflitto con l’Iran.   L’anno passato rottura tra i due era stata grave – al punto che Musk avrebbe cambiato numero di telefono – e molto pubblica, con il magnate tecnologico a minacciare uno stop al programma spaziale americano, che in larga parte ora dipende dalla sua azienda SpaceX. Musk aveva insinuato che il presidente fosse nei file epsteiniani, dove in realtà da qualche parte appare tangenzialmente pure lui stesso.

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Trump aveva detto persino di prendere in considerazione la deportazione dell’«immigrato» sudafricano Musk, che oggi gode comunque della cittadinanza.   Come riportato da Renovatio 21, due settimane fa Trump sembrava aver porto un ramoscello d’olivo a Musk, il quale parrebbe aver accantonato l’idea di creare un terzo partito USA, il cosiddetto America Party. I due avevano poi ricompattato il rapporto all’evento Memorial per Charlie Kirk assassinato agli inizi di settembre.   Elone ancora a metà 2025 sembrava mostrare segni di pentimento per gli attacchi a Trump, il quale a sua volta aveva lasciato intendere di poterlo perdonare.   Tornare in buoni rapporti col presidente era il consiglio che diede ad Elone anche suo padre, Errol, personaggio geniale e fumantino con cui il figlio non parla più. «Ricucisci con Trump, ha vinto lui», aveva detto l’Errollo, il quale è, tra le altre cose, ammiratore di Vladimiro Putin e grande sostenitore della teoria secondo cui Michelle Obama è in realtà un uomo.

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 Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia  
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Bizzarria

Nigel Farage vince contro il Conte «faccia-da-cestino»

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Il leader di Reform UK, Nigel Farage, ha riconquistato il suo seggio in Parlamento, in un’elezione suppletiva boicottata da tutti gli altri principali partiti britannici. Farage aveva lasciato il suo seggio e indetto le elezioni nel tentativo di «dare un segnale di sfida all’establishment».

 

Giovedì il Farage è stato dichiarato vincitore nel suo collegio elettorale di Clacton, ottenendo il 63 % dei voti, un incremento del 17 % rispetto al 2024.
Tuttavia, quest’anno gli unici avversari di Farage erano candidati eccentrici e marginali, con il Partito Laburista, i Conservatori, i Liberal Democratici e i Verdi che hanno boicottato le elezioni. Tra questi candidati, Count Binface («faccia-da-cestino»), un comico della BBC il cui costume include un bidone della spazzatura in testa, ha ottenuto il 27 % dei voti.

 

 

 

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Il boicottaggio è stata una mossa calcolata dai partiti tradizionali del Regno Unito, volta a delegittimare le elezioni. Farage ha lasciato il suo seggio a luglio nel tentativo di riconquistarlo con una maggioranza più ampia rispetto al 2024, un risultato che avrebbe umiliato i suoi avversari nei partiti principali. In una dichiarazione rilasciata all’epoca, ha descritto le elezioni come un’opportunità per gli elettori di «mostrare il dito medio all’establishment».

 

Sebbene al Farage sia stata negata l’opportunità di sconfiggere laburisti e conservatori per la seconda volta in due anni, ha comunque presentato la sua vittoria di giovedì come una «vittoria contro l’establishment».

 

«Ho indetto queste elezioni suppletive perché volevo che fossero i cittadini di Clacton a giudicarmi, non i media tradizionali britannici e l’establishment politico che ci dipinge come criminali», ha dichiarato ai suoi sostenitori dopo l’annuncio dei risultati. «Abbiamo sconfitto il candidato del partito unico».

 

Sebbene il conte Binface fosse un candidato insolito, fu sostenuto dai media liberali e, secondo Farage, «c’erano attivisti liberaldemocratici, laburisti e conservatori che facevano campagna elettorale per il conte Binface».

 

Al momento delle dimissioni del Faraggio, egli era sotto inchiesta da parte dell’organismo di controllo parlamentare britannico da maggio, per una donazione di 5 milioni di sterline (6,7 milioni di dollari) ricevuta dal miliardario delle criptovalute Christopher Harborne prima del suo insediamento nel 2024.

 

L’indagine si è poi ampliata dopo che il Sunday Times ha rivelato che oò Farraggio non aveva dichiarato i finanziamenti ricevuti dal truffatore condannato George Cottrell tra il 2019 e il 2024, sostenendo di non aver fatto nulla di male e che la donazione di Harborne è stata «un generoso regalo personale» che gli permetterà di pagare le spese per la sicurezza.

 

Il Farage insiste sul fatto di non essere stato obbligato a dichiarare i benefici ricevuti da Cottrell – che presumibilmente gli avrebbe permesso di soggiornare nelle sue proprietà e di usufruire di una scorta privata – poiché non ricopriva alcuna carica pubblica quando li ha ricevuti.

 

L’indagine è stata sospesa quando il politico guida della Brexit ha lasciato il suo seggio, ma è stata immediatamente riaperta non appena i risultati sono stati resi noti giovedì scorso.

 

Il conte Binfaccia – la cui candidatura può ricordare un episodio della serie distopica Black Mirror, in cui un orsetto con idee satiricamente populiste vince le elezioni prima in Gran Bretagna poi in tutto il mondo – non è il primo personaggio improbabile che si presente più o meno goliardicamente alle elezioni.

 

Ricordiamo, negli Stati Uniti, il caso di Vermine Supreme, artista e attivista politico famoso per essersi candidato plurime volte alle primarie delle elezioni presidenziali (sia democratiche che repubblicane) degli Stati Uniti, nelle cui campagne indossa uno stivale da pioggia come cappello e porta un grosso spazzolino.

 

Arrivando talvolta a cavallo ai comizi, usa lo slogan «un tiranno di cui puoi fidarti».

 

 

Tra le sue promesse elettorali, un pony gratuito per ogni cittadino e l’igiene orale obbligatoria (cioè vuole una legge che costringa tutti a lavarsi i denti). Egli ha promesso altresì ai cittadini americani «di portarvi via tutte le armi per darvene di migliori»

 

Vermine Love Supreme (nome per esteso: «Amore supremo verminoso») promette di finanziare ricerche scientifiche sui viaggi nel tempo e sostiene accesamente la necessità di prepararsi a un attacco di zombi, usando la loro energia per produrre elettricità.

 

Il candidato nel 2006 donò un organo alla madre malata, ma non ne fece una pubblicità elettorale.

 

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Politica

I procuratori israeliani si preparano a incriminare i collaboratori di Netanyahu

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Il procuratore generale israeliano Gali Baharav-Miara dovrebbe decidere se rinviare a giudizio due stretti collaboratori del primo ministro Benjamin Netanyahu per presunte attività di lobbying a favore del Qatar. Lo riporta la stampa israeliana, che cita alcune fonti.   Il cosiddetto scandalo Qatargate è emerso all’inizio dello scorso anno, quando il Canale 12 israeliano ha diffuso un’inchiesta di forte impatto in cui si sosteneva che i più intimi collaboratori del premier fossero stati retribuiti da Doha per promuovere gli interessi del Qatar presso le più alte autorità politiche e di sicurezza del Paese.   L’inchiesta ha coinvolto Yisrael Einhorn, Ofer Golan, Jonatan Urich ed Eli Feldstein, quest’ultimo già arrestato per il presunto coinvolgimento nel furto e nella diffusione di documenti riservati prima della pubblicazione del reportage.

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Urich e Feldstein sono stati entrambi arrestati e interrogati lo scorso marzo in relazione alle accuse, mentre Einhorn, residente in Serbia, ha rifiutato di rientrare nel Paese. Golan, storico portavoce di Netanyahu, è rimasto in carica più a lungo tra i funzionari implicati, lasciando l’incarico soltanto lo scorso aprile.   Secondo quanto riportato martedì dai media israeliani, il procuratore generale dovrebbe ora stabilire se procedere con le accuse nei confronti di Urich e Feldstein. Sebbene i servizi segreti Mossad e Shin Bet non abbiano ancora trasmesso la propria valutazione sulla vicenda, funzionari del ministero della Giustizia, rimasti anonimi, hanno dichiarato al Canale 13 che esistono «prove sufficienti» per incriminare i sospettati per i contatti con un soggetto straniero.   A giugno Urich è stato inoltre incriminato per il suo presunto ruolo nella fuga di notizie riservate alla stampa. Le accuse riguardano la divulgazione di materiale dell’intelligence militare israeliana al tabloide tedesco Bild nel settembre 2024, in un apparente tentativo di rafforzare le tesi di Netanyahu secondo cui non era stato lui, bensì il gruppo militante di Hamas, a far slittare l’accordo per la liberazione degli ostaggi israeliani detenuti a Gaza.   Oltre ai collaboratori di Netanyahu, la vicenda potrebbe coinvolgere anche il direttore del Mossad, Roman Gofman, secondo quanto riportato dai media. Prima di assumere la guida dell’agenzia a giugno, Gofman era segretario militare di Netanyahu e potrebbe trovarsi in una situazione di conflitto di interessi a causa dei suoi stretti legami con i sospettati. Funzionari del Ministero della Giustizia starebbero ora valutando se impedire al capo dell’intelligence di firmare la prossima valutazione del proprio dipartimento.   Lo scandalo Qatargate ha inferto un ulteriore grave colpo alla reputazione di Netanyahu, da oltre un decennio al centro di diverse accuse di corruzione. I legami tra i suoi collaboratori e il governo del Qatar sembrano risalire a lungo tempo: i funzionari coinvolti avrebbero aiutato Doha a consolidare la propria posizione nel Golfo già durante la crisi diplomatica del 2017-2021 e a elaborare una strategia per migliorare la propria immagine in vista dei Mondiali di calcio del 2022.

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Israele ha a lungo consentito e facilitato i finanziamenti del Qatar a Hamas a Gaza. Dal 2007 Doha ha sostenuto il gruppo, ma dal 2014-2018 i trasferimenti (fino a 30 milioni di dollari al mese in contanti) sono avvenuti con l’approvazione di Tel Aviv e degli USA. Secondo un funzionario qatariota intervistato da Der Spiegel nel 2023, in accordo con i governi degli Stati Uniti e di Israele, venivano trasferiti mensilmente 30 milioni di dollari ad Hamas.   Con un accordo controverso quanto segreto, il governo israeliano di Benjamin Netanyahu ha sostenuto per molti anni i pagamenti del Qatar ad Hamas, nella speranza di trasformare Hamas in un efficace contrappeso all’Autorità Palestinese e impedire la creazione di uno Stato palestinese.   La strategia di Netanyahu mirava a «comprare quiete», stabilizzare la Striscia e indebolire l’Autorità Palestinese che governa la Cisgiordania, mantenendo gli islamisti di Hamas come controparte del potere «laico» dell’ANP, sul modello di quanto già fatto in passato per togliere potere al popolare leader dell’OLP Yasser Arafat.   Secondo quanto riportato, ufficiali israeliani scortavano i fondi che da Doha arrivava al gruppo jihadista di Gaza. Il denaro rafforzò di fatto il controllo di Hamas. La politica, scoperta dopo il 7 ottobre 2023, è ora, in teoria, cessata.  

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 Immagine di Matthias Berg via Flickr pubblicata su licenza CC BY-NC-ND 4.0  
     
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