Geopolitica
Massacro in Siria: la violenza continua, «la guerra civile è oramai ufficiale»
48 persone sono state uccise in battaglie tra sostenitori del deposto governo di Bashar al Assad e il nuovo regime islamista radicale del Paese. Lo riporta l’agenzia stampa tedesca Deutsche Welle.
Nella città di Jableh, che si trova nella provincia costiera siriana di Latakia, le forze pro-Assad hanno teso un’imboscata e ucciso 16 membri delle forze di sicurezza del regime.
Nella rappresaglia che ne è seguita, 28 militanti pro-Assad e quattro civili sono morti, secondo l’Osservatorio siriano per i diritti umani (SOHR) con sede a Londra.
Insane videos coming out of Syria after the announcement of an uprising against Jolani’s regime pic.twitter.com/sizIupxiSf
— COMBATE |🇵🇷 (@upholdreality) March 7, 2025
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Latakia ospita la più alta concentrazione di alawiti, la setta minoritaria dell’Islam che si trova principalmente in Siria, con la famiglia Assad stessa come membri più importanti. Gli alawiti comprendono circa il 10% della popolazione del paese. In particolare, la provincia ospita anche la base aerea di Khmeimim gestita dai russi.
L’imboscata ha preso di mira le forze del regime che avevano condotto un’operazione nella zona rurale di Latakia volta ad arrestare un ex funzionario del governo di Assad.
L’imboscata è stata ben eseguita, secondo un funzionario della sicurezza di Latakia. «In un attacco ben pianificato e premeditato, diversi gruppi di resti della milizia di Assad hanno attaccato le nostre posizioni e i posti di blocco, prendendo di mira molte delle nostre pattuglie nell’area di Jableh», ha detto Mustafa Kneifati a Deutsche Welle.
Si dice che le forze pro-Assad includessero soldati fedeli all’ex generale dell’esercito siriano Suheil al-Hassan, anche se non si sa se lo stesso Hassan abbia partecipato agli scontri. I combattimenti si sono protratti per un periodo di ore, con le forze di sicurezza del regime che hanno risposto all’imboscata con elicotteri da combattimento e artiglieria.
Secondo quanto riportato, il regime siriano starebbe muovendo grandi convogli verso la costa, facendo temere che si tratti del preludio di un altro bagno di sangue.
In Siria è stato riportato l’aumento della violenza religiosa, con i militanti sunniti che hanno preso di mira gli alawiti che avevano a lungo goduto della pace mentre la famiglia alawita Assad governava il Paese dal 1971 fino alla fuga di Bashar a Mosca nel dicembre 2024.
Alawites in Jableh countryside defend themselves after Al-Jolani gangs attack their villages #BREAKING #BreakingNews #Syria #عاجل #سوريا #جبلة #العلويين pic.twitter.com/6mBOUOEG2f
— Al-Julani gangs (@AlJulanigangs) March 6, 2025
Mentre il nuovo governo mette ripetutamente in guardia contro le rappresaglie settarie contro gli alawiti, i cittadini affermano che le stesse forze di sicurezza sono state coinvolte in esecuzioni, rapimenti e sequestri di case.
🇸🇾 Al-Julani Gangs attacks Alawite homes in Homs. pic.twitter.com/fAGitWebUr
— DD Geopolitics (@DD_Geopolitics) March 6, 2025
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Sui social media circolano video che presumibilmente mostrano gli orrori inflitti agli alawiti. Da un video raccapricciante che si dice mostri decine di alawiti massacrati in un mucchio, a un altro che viene descritto come la cattura di sunniti che sparano alle residenze degli alawiti nella provincia di Homs.
Oltre all’imboscata alawita contro le forze del regime, proteste contro il nuovo regime sunnita sono scoppiate in diverse città, tra cui Latakia City e Tartous, con dimostranti che chiedevano che le forze del regime si ritirassero dall’area. La stampa russa riferisce che gli alawiti stanno implorando la Russia, le Nazioni Unite e la comunità internazionale di proteggerli dagli attacchi per mano delle forze del regime e degli alleati, che accusano di essere entrati nella regione costiera «con il pretesto di inseguire i resti del regime di Assad, mentre in realtà mirano a terrorizzare e uccidere il popolo siriano in generale e la comunità alawita in particolare».
Secondo RT, «la guerra civile ora è ufficiale». Una dichiarazione pubblica stabilisce un nuovo «Consiglio militare per la liberazione della Siria che ha come obbiettivi «liberare tutto il territorio siriano da tutte le forze occupanti e terroristiche; ricostruire istituzioni forti su basi nazionali e democratiche; proteggere la vita e la proprietà dei cittadini siriani».
#Breaking: Miqdad Fateh is leading rebelion of the Alawites against the new #Syrian Jihadist regime. He released this video calling on Kurds, Druze, Shias and Sunnis to fight alongside Syrian coastal resistance forces against the #HTS terrorists! pic.twitter.com/ygoz5NrqrP
— Babak Taghvaee – The Crisis Watch (@BabakTaghvaee1) March 6, 2025
«Invitiamo tutti i siriani, di diverse sette, regioni ed etnie, a unirsi alle nostre fila e a stare al nostro fianco in questa fase storica», ha scritto il nuovo gruppo.
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Immagine screenshot da Twitter
Geopolitica
Macron attacca Trump per le parole sulle rivolte francesi
Le autorità francesi hanno attribuito la responsabilità delle violenze principalmente a gruppi radicali di estrema sinistra e a criminali opportunisti, senza tuttavia collegarne l’organizzazione agli immigrati, che sono invece pienamente visibili nei video. Nel frattempo, i politici di tutto lo spettro politico francese hanno incolpato Macron e il suo governo per i disordini, accusando l’amministrazione di aver indebolito i servizi pubblici e di non essere riuscita a mantenere l’ordine.French President Macron blasts Trump:
There has been foreign manipulation of information afterward — that is certain. This led to unacceptable and downright stupid comments from many people, including foreign leaders. We have seen artificial-intelligence-generated images… pic.twitter.com/KqKcZYUsd1 — Clash Report (@clashreport) October 21, 2026
🇫🇷 | Escena surrealista en París: destrozan una boutique de vinos de lujo y champagne y brindan a la salud de la protesta con Moët & Chandon pic.twitter.com/Dx87UuofZS
— Olmo Blanco (@rebonico) October 22, 2026
Clips of Paris being sacked by (mostly) Muslims. Follow: @AFpost pic.twitter.com/qBJJ2HG7r2
— AF Post (@AFpost) October 18, 2026
Australian leftist filmmaker captured these scenes in Paris today. Complete and utter horror. Even as a leftist he can’t make it look good. pic.twitter.com/HyO71gBm0v
— Drew Pavlou 🇦🇺🇺🇸🇫🇷🇺🇦🇹🇼 (@DrewPavlou) October 17, 2026
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Geopolitica
Putin: la politica bellicista europea è «schizofrenia politica»
Le ripetute affermazioni dei funzionari europei secondo cui la Russia rappresenterebbe una minaccia di guerra per i loro paesi equivalgono a una «schizofrenia politica», ha dichiarato il presidente russo Vladimiro Putin.
Il vertice della Federazione Russa ha rilasciato queste dichiarazioni giovedì, parlando con il giornalista russo Pavel Zarubin dopo aver partecipato al congresso dell’Unione dei Lavoratori Teatrali al Teatro Bolshoi di Mosca.
Putin ha fermamente negato le ripetute accuse secondo cui Mosca si starebbe preparando a una guerra con l’Europa, liquidandole come parte della continua «campagna anti-russa» nel continente.
«Ormai arrivano a parlare costantemente di una “minaccia russa” e persino a discutere di preparativi per una guerra con la Russia, il che, a mio avviso, equivale a una sorta di schizofrenia politica. Ma spero che passi», ha dichiarato Putin.
Il conflitto in Ucraina ha chiaramente dimostrato che la Russia non può essere sconfitta sul campo di battaglia, ha affermato il presidente, aggiungendo che l’idea di infliggere una «sconfitta strategica» al Paese è «semplicemente irrealistica». Putin ha espresso la speranza che coloro che ancora contemplano un simile scenario «giungano a riconoscere la realtà della vita moderna».
«Spero che si rendano conto che è meglio vivere in armonia con la Russia, una strada che serve veramente gli interessi dei loro popoli. Se si osservano i processi politici attualmente in corso in Europa, risulta evidente che i popoli europei non desiderano entrare in guerra con la Russia», ha affermato il presidente.
In realtà, nemmeno la Russia vuole combattere contro l’Ucraina, ha affermato Putin, sottolineando il passato comune e i legami di lunga data tra russi e ucraini. Tuttavia, Kiev stessa ha scelto la guerra nel 2014, quando ha optato per combattere contro la popolazione dell’allora Donbass ucraino, che aveva respinto il colpo di stato di Maidan, ha detto il presidente, aggiungendo che l’Ucraina ha anche respinto i ripetuti tentativi di Mosca di mediare in quel conflitto.
«Se l’attuale leadership ucraina vuole combattere, che combatta. Ma perché si aspettano che siano tutti gli altri a pagare il conto e a fornirgli le armi? Immagino che abbiano le loro ragioni, probabilmente radicate in promesse di aiuto fatte in passato. Ma sembra che quell’“aiuto” fosse destinato a durare fino all’ultimo ucraino», ha detto Putin.
Il presidente russo ha inoltre toccato la questione delle controversie territoriali tra Mosca e Kiev, sottolineando che la perdita di regioni precedentemente ucraine non dovrebbe essere considerata tale, poiché in realtà non sono mai state ucraine.
«Non è il loro territorio, è parte della Russia storica», ha sottolineato, aggiungendo che i residenti locali hanno votato per la secessione dall’Ucraina e la riunificazione con la Russia.
La Russia resta pronta a risolvere il conflitto in Ucraina attraverso la diplomazia, ha affermato Putin, ribadendo la disponibilità di Mosca a riprendere i colloqui trilaterali con Washington e Kiev.
«Lo scopo di questi negoziati sarà quello di discutere come garantire la sicurezza sia dell’Ucraina che della Russia in seguito alla conclusione di accordi di pace, nello specifico accordi definitivi e a lungo termine, piuttosto che una semplice cessazione temporanea delle ostilità», ha affermato il presidente, aggiungendo che le discussioni dovrebbero coinvolgere un’architettura di sicurezza paneuropea più ampia.
Mosca ha annunciato di essere pronta a riprendere i colloqui trilaterali dopo l’incontro di Putin con l’inviato speciale statunitense Steve Witkoff a San Pietroburgo mercoledì. Il collaboratore del Cremlino Yurij Ushakov ha poi affermato che il prossimo round potrebbe tenersi ad Abu Dhabi verso la metà di novembre.
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Immagine di President of Russia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0)
Geopolitica
L’Arabia Saudita giustizia una coppia bengalese per essersi baciata all’interno di una moschea
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