Geopolitica
Funzionari israeliani avvertono: possibile una guerra contro la Turchia
Israele dovrebbe prepararsi a un potenziale scontro con la Turchia in merito al sostegno di Ankara a varie fazioni in Siria, ha avvertito un importante gruppo sostenuto dal governo.
Lunedì, la Commissione Nagel, istituita nell’agosto 2024 dal governo israeliano per fornire consulenza in materia di sicurezza, ha consegnato un rapporto di ampio respiro sulla posizione di sicurezza dello Stato ebraico. Il gruppo è guidato dal professor Jacob Nagel, ex capo del Consiglio per la sicurezza nazionale ed ex consigliere per la sicurezza nazionale del primo ministro Beniamino Netanyahu.
Il rapporto ha evidenziato quelle che vede come le ambizioni di Ankara di ripristinare l’influenza dell’era ottomana in Medio Oriente, avvertendo che alcune fazioni siriane sono allineate con la Turchia. «La minaccia dalla Siria potrebbe evolversi in qualcosa di ancora più pericoloso della minaccia iraniana», ha affermato la commissione.
Il rapporto ha anche raccomandato un cambiamento importante nella strategia di difesa di Israele, passando dalla deterrenza a una posizione più proattiva. Ciò comporterebbe la riallocazione del 70% delle risorse di difesa verso operazioni offensive e l’aumento del budget della difesa del 2025 di nove miliardi di shekel (2,4 miliardi di euro), portandolo a 123 miliardi di shekel (32,9 miliardi di euro). La commissione ha sottolineato che il Paese avrebbe quindi bisogno di mantenere budget elevati fino al 2030.
La caduta del governo del leader siriano Bashar Assad, rovesciato da un’offensiva jihadista a sorpresa guidata da Hayat Tahrir-al-Sham (HTS) alla fine del 2024, ha inaugurato un disgelo nei legami tra Ankara e Damasco, con i funzionari turchi che hanno promesso alla nuova leadership siriana assistenza nella ricostruzione, chiedendo la rimozione delle paralizzanti sanzioni internazionali e prendendo in considerazione un’operazione congiunta contro i militanti curdi.
Nel frattempo, dopo la caduta di Assad, Israele ha lanciato una campagna di bombardamenti completa in tutta la Siria, prendendo di mira la sua infrastruttura militare e le sue armi avanzate e sostenendo che ciò avrebbe impedito che cadessero nelle «mani sbagliate». L’esercito israeliano ha anche proceduto a occupare più territorio siriano riconosciuto a livello internazionale, spostandosi nella zona cuscinetto istituita dall’ONU tra i paesi delle alture del Golan.
Le relazioni tra Israele e la Turchia, che storicamente ha sostenuto la Palestina, sono in caduta libera dall’inizio del conflitto di Gaza nell’ottobre 2023. Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha accusato Israele di «terrorismo di stato» e «genocidio» nell’enclave, mentre Israele ha condannato il sostegno della Turchia ad Hamas.
Come riportato da Renovatio 21, a metà dicembre il ministro degli Esteri turco Hakan Fidan aveva accusato Israele di minare le prospettive di pace in Siria.
A novembre, Erdogan ha annunciato che Ankara aveva completamente reciso i legami diplomatici con Israele. Ha inoltre dichiarato l’ONU dovrebbe consentire l’uso della forza contro Israele.
Mesi prima l’Erdogan aveva chiesto un’«alleanza islamica» contro Israele. Lo scorso luglio, il presidente turco aveva addirittura minacciato di invadere Israele a causa del conflitto di Gaza, mentre Israele aveva avvertito che il leader turco potrebbe fare la fine di Saddam Hussein, se avesse continuato con tale retorica.
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Come riportato da Renovatio 21 il leader turco ha effettuato in questi mesi molteplici attacchi con «reductio ad Hitlerum» dei vertici israeliani, paragonando più volte il primo ministro Beniamino Netanyahu ad Adolfo Hitler e ha condannato l’operazione militare a Gaza, arrivando a dichiarare che Israele è uno «Stato terrorista» che sta commettendo un «genocidio» a Gaza, apostrofando il Netanyahu come «il macellaio di Gaza».
Il presidente lo scorso novembre aveva accusato lo Stato degli ebrei di «crimini di guerra» per poi attaccare l’intero mondo Occidentale (di cui Erdogan sarebbe di fatto parte, essendo la Turchia aderente alla NATO e aspirante alla UE) a Gaza «ha fallito ancora una volta la prova dell’umanità».
Un ulteriore nodo arrivato al pettine di Erdogan è quello relativo alle bombe atomiche dello Stato Ebraico. Parlando ai giornalisti durante il suo volo di ritorno dalla Germania, il vertice dello Stato turco ha osservato che Israele è tra i pochi Paesi che non hanno aderito al Trattato di non proliferazione delle armi nucleari del 1968.
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Immagine di NATO North Atlantic Threaty via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 2.0 Generic
Geopolitica
Trump: Putin fermerà gli attacchi su Kiev
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Geopolitica
Orban: Kiev «ha oltrepassato il limite»
I tentativi di intimidazione messi in atto da Kiev non convinceranno Budapest a ritirare il proprio veto sull’adesione dell’Ucraina all’Unione Europea né a concedere ulteriori aiuti finanziari al Paese, ha dichiarato il primo ministro ungherese Viktor Orban.
Durante il suo intervento al World Economic Forum di Davos la settimana scorsa, il presidente ucraino Volodymyr Zelens’kyj ha affermato che Orban – il quale ha costantemente criticato le sanzioni europee contro la Russia e ha invocato una soluzione diplomatica al conflitto tra Mosca e Kiev – «merita uno schiaffo in testa» per quella che ha definito «la svendita degli interessi europei».
In seguito, il ministro degli Esteri ucraino Andrij Sybiha ha aggiunto che Orban «costituisce una minaccia per il suo stesso popolo».
Lunedì Orban ha dato disposizione al ministro degli Esteri ungherese di convocare l’ambasciatore ucraino a Budapest, motivando la decisione con la conclusione dei servizi di sicurezza nazionale secondo cui le dichiarazioni e le azioni dei politici ucraini rientrano in un’operazione coordinata volta a interferire nelle prossime elezioni parlamentari ungheresi e a minacciare la sovranità del Paese.
Mercoledì, su X, Orban ha ammonito che il governo ucraino ha «superato il limite».
«Vogliono un nuovo governo filo-ucraino a Budapest», ha scritto.
The Ukrainian leadership crossed a line.
We did not seek conflict, yet for days now Hungary has been in the crosshairs. Still, neither threats from the president, nor from the foreign minister, nor from extremist military groups will deter us from standing up for the interests… pic.twitter.com/dSRFERc93N
— Orbán Viktor (@PM_ViktorOrban) January 28, 2026
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«Non abbiamo cercato il conflitto, eppure l’Ungheria è nel mirino da giorni. Tuttavia, né le minacce del presidente, né quelle del ministro degli Esteri, né quelle dei gruppi militari estremisti ci impediranno di difendere gli interessi degli ungheresi», ha aggiunto il premier.
Budapest «non permetterà che l’Ucraina venga spinta nell’Unione Europea entro due anni calpestando il diritto dell’UE, perché ciò significherebbe importare anche la guerra», ha insistito Orban.
Secondo indiscrezioni, l’accelerazione dell’adesione di Kiev rientra in un piano di «prosperità» per la ricostruzione da 800 miliardi di dollari, promosso dagli Stati Uniti e trasmesso in via riservata dalla Commissione Europea agli Stati membri all’inizio di questo mese. L’iniziativa ha già destato preoccupazioni in diversi Paesi dell’Unione.
«Non invieremo soldi in Ucraina: è meglio nelle famiglie ungheresi che nel bagno di un oligarca ucraino», ha affermato Orban, riferendosi al water dorato rinvenuto dagli inquirenti nell’appartamento di Kiev di Timur Mindich, socio di Zelens’kyj, fuggito dal Paese in seguito a un vasto scandalo di corruzione esploso lo scorso novembre.
Il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov aveva dichiarato in ottobre che l’Ungheria merita rispetto perché, pur essendo uno «Stato membro della NATO e dell’UE, assume una posizione speciale in termini di sovranità e difesa dei propri interessi».
Come riportato da Renovatio 21, due giorni fa Orban aveva dichiarato che la Russia non permetterà a NATO e UE di entrare nei suoi confini e che Zelens’kyj è «un uomo in una posizione disperata». Tre mesi fa si era scagliato contro la «rete mafiosa di guerra» legata al vertice ucraino, il mese precedente aveva parlato di «ricatto morale» da parte dello Zelens’kyj.
Ad agosto Orban aveva accusato lo Zelens’kyj di aver minacciato gli ungheresi, quando il comandante militare della forza dei droni dell’Ucraina aveva rivendicato l’attacco al gasdotto russo che trasporta petrolio in Ungheria e Slovacchia – un altro Paese che sotto il governo Fico si è dimostrato amico della Russia ed ostile ai programmi ucraini come l’adesione alla NATO.
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L’attacco all’oleodotto Druzhba non arriva, per i lettori di Renovatio 21, come un fulmine a ciel sereno. Già nel 2023 uno scoop del Washington Post faceva emergere che il presidente ucraino aveva proposto durante un incontro con il vice primo ministro Yulia Svridenko a febbraio di «far saltare in aria» il Druzhba («amicizia», in russo), che trasporta il petrolio russo in Ungheria.
Secondo i documenti citati dal quotidiano di Washington, lo Zelens’kyj avrebbe detto che «l’Ucraina dovrebbe semplicemente far saltare in aria l’oleodotto e distruggere… l’industria ungherese [del primo ministro] Viktor Orban, che si basa pesantemente sul petrolio russo».
Come riportato da Renovatio 21, l’anno passato è stata data alle fiamme nella zona di confine una chiesa cattolica ungherese, sui cui muri è stato scritto in ucraino «coltello agli ungheresi».
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