Geopolitica
Il ministro degli Esteri ucraino accusa l’Occidente di essere responsabile dei fallimenti in prima linea
La colpa di qualsiasi sconfitta militare subita da Kiev ricade interamente sui donatori occidentali dell’Ucraina, ha affermato il ministro degli esteri del paese, Dmytro Kuleba. Il diplomatico ha esortato le nazioni occidentali a fornire al suo paese più missili e a rimuovere qualsiasi restrizione sugli attacchi a lungo raggio all’interno del territorio russo.
Il suo appello ha fatto eco a quello fatto lunedì dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky, che ha insistito sul fatto che «non dovrebbero esserci restrizioni alla gamma di armi per l’Ucraina».
Il portavoce del Pentagono, il generale di divisione Patrick Ryder, ha tuttavia chiarito il giorno seguente che «la nostra politica non è cambiata», il che significa che a Kiev non è consentito dispiegare armi fornite dagli Stati Uniti per condurre «attacchi profondi» sul suolo russo.
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Intervenendo a Bruxelles, dove giovedì si sono riuniti i ministri degli esteri dell’UE per un incontro, Kuleba ha affermato che «il successo della Russia dipende da una cosa: dalla preparazione dei partner a prendere decisioni coraggiose».
«Se vengono prese delle decisioni, l’Ucraina ha successo sul campo. Se non vengono prese, allora non lamentatevi dell’Ucraina, lamentatevi di voi stessi», ha sostenuto il ministro ucraino.
Secondo Kuleba, Kiev vuole semplicemente il permesso dell’Occidente per colpire «obiettivi militari legittimi» all’interno della Russia, aggiungendo che per questo sarebbero necessari anche più razzi a lungo raggio.
Kuleba ha anche invitato «tutti i Paesi che si sono impegnati a consegnare i sistemi Patriot mesi fa a consegnarli finalmente». Ha sottolineato che i ritardi si stanno rivelando costosi per l’Ucraina.
Durante la sua visita nella vicina Polonia mercoledì, Kuleba ha dichiarato che «fin dall’inizio dell’invasione russa, il problema più grande che l’Ucraina ha dovuto affrontare è stato il timore di un’escalation del conflitto che ha dominato il processo decisionale dei nostri alleati» per quanto riguarda gli aiuti alla difesa.
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«Non temete la reazione della Russia, noi non la temiamo… Aiutateci. Dateci ciò di cui abbiamo bisogno», ha implorato il ministro, aggiungendo che un sostegno occidentale senza restrizioni avrebbe aiutato l’Ucraina a prevalere sul campo di battaglia.
Parlando in una conferenza stampa martedì, il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov, a sua volta, ha affermato che tutti i discorsi occidentali sulle restrizioni per Kiev e il suo dichiarato desiderio di «evitare un’eccessiva escalation» non sono altro che uno «stratagemma».
«L’Occidente non vuole evitare l’escalation. L’Occidente sta cercando guai, per dirla senza mezzi termini», ha detto il diplomatico russo.
Lavrov ha messo in guardia gli Stati Uniti, il Regno Unito e gli altri sostenitori di Kiev dall’autorizzare attacchi in profondità nel territorio russo, sottolineando che una tale decisione equivarrebbe a «giocare col fuoco».
Non si tratta della prima volta che il Kuleba rimbrotta gli Stati dell’Occidente.
Come riportato da Renovatio 21, l’anno scorso aveva dichiarato che gli europei che osavano criticare la fallita offensiva estiva di Kiev dovevano «stare zitti».
Nel settembre 2023 il ministro ucraino umiliò in una conferenza stampa congiunta il ministro degli Esteri tedesco Annalena Baerbock, ridicolizzando i tentennamenti di Berlino sulla consegna a Kiev dei missili da crociera Taurus.
«Lo farete comunque. È solo una questione di tempo» disse il Kuleba in faccia alla Baerbock in presenza della stampa internazionale. «Rispettiamo le vostre discussioni, rispettiamo le vostre procedure, ma… non c’è un solo argomento oggettivo contro il farlo. Prima accadrà, più sarà apprezzato».
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
Geopolitica
Netanyahu porta all’ONU un cercapersone assassino
Netanyahu: “Remember the beepers (pagers)? Hezbollah certainly remembers” pic.twitter.com/W11O0YdjeR
— Israel National News – Arutz Sheva (@ArutzSheva_En) September 24, 2026
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Netanyahu ha tenuto un tono di sfida per tutto il discorso, definendo «codardi morali» i delegati che se ne sono andati e attaccando diversi critici regionali e internazionali di Israele, definendo il presidente turco Recep Tayyip Erdogan un «tiranno» e accusando il Qatar di tentare di «fare il lavaggio del cervello» ai giovani americani e ha predetto che il governo iraniano alla fine cadrà. Il premier dello Stato Giudaico ha inoltre alzato un terminale Starlink, dicendo che lo avrebbe lasciato a disposizione della delegazione iraniana perché lo usasse quando i suoi membri «inevitabilmente disertassero». Nel novembre 2024 Netanyahu confermò pubblicamente il ruolo di Israele nell’attacco con i cercapersone, mentre il suo portavoce dichiarò che il primo ministro lo aveva approvato personalmente. Due ex alti funzionari del Mossad rivelarono in seguito alla CBS che l’agenzia di Intelligence israeliana aveva impiegato anni a preparare l’operazione, usando società di comodo per inserire di nascosto gli esplosivi nella catena di approvvigionamento di Hezbollah. Durante un incontro alla Casa Bianca nel febbraio 2025, Netanyahu ha donato al presidente degli Stati Uniti Donald Trump un cercapersone placcato in oro e uno normale, in riferimento all’attentato. Secondo quanto riportato, Trump lo definì «una grande operazione». Molti, tuttavia, videro nel gesto una tracotante, e neanche tanto celata, minaccia da parte del vertice dello Stato Ebraico a quello americano.Delegations from more than 70 countries walked out of the United Nations General Assembly hall.
No one wants to listen to the words of a war criminal and a killer of the children of #Gaza. pic.twitter.com/UWSwxeOmen — Iran in India (@Iran_in_India) September 24, 2026
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Geopolitica
«Annientare» l’Iran: la minaccia nel discorso all’ONU di Trump
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha minacciato di «annientare» l’Iran nel caso in cui i negoziati fallissero, sostenendo di trovarsi di fronte a una «decisione importante» e prevedendo che nessun accordo con Teheran arriverà prima delle elezioni di medio termine americane di novembre.
Martedì, parlando all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York, Trump ha difeso il conflitto che oppone Stati Uniti e Israele all’Iran e ha accusato Teheran di far slittare volutamente un’intesa.
«Ma devo prendere una decisione importante. Si raggiungerà un accordo con l’Iran che permetta loro di ricostruire e creare un Paese di gran lunga più grande di quanto non sia mai stato prima?», ha chiesto Trump, prima di indicare l’alternativa: «Oppure anniento la Repubblica islamica, e lo faccio in fretta?».
«Dovrei forse condurli all’inferno, senza alcuna possibilità di sopravvivenza e senza speranza di grandezza futura o di generazioni a venire?», ha proseguito.
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Trump ha comunque detto di ritenere che un accordo sarebbe stato raggiunto «subito dopo le elezioni». Più avanti nel discorso ha aggiunto che Washington e Teheran «ci sarebbero sicuramente riuscite… in un modo o nell’altro».
Il presidente americano ha invitato altri Paesi a unirsi agli Stati Uniti nell’imporre il «completo isolamento economico» dell’Iran finché Teheran non accetterà le condizioni poste da Washington.
I membri della delegazione iraniana hanno lasciato l’aula dell’Assemblea Generale, restando seduto un solo delegato di rango inferiore, mentre Trump giustificava il conflitto in corso da quasi sette mesi e accusava Teheran di voler dotarsi di armi nucleari, di sostenere il terrorismo e di colpire navi mercantili.
Qualche ora dopo, tuttavia, Trump ha assunto un tono più conciliante, rivelando che i suoi inviati Steve Witkoff e Jared Kushner avevano avuto un «incontro molto produttivo» con i rappresentanti iraniani. Witkoff ha spiegato che i mediatori si sono alternati tra le delegazioni americana e iraniana per l’intera giornata e hanno chiuso una serie di colloqui che Washington sperava si rivelassero «costruttivi e promettenti».
I media di Stato iraniani hanno confermato che il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha incontrato i negoziatori statunitensi a margine dell’Assemblea Generale, su richiesta di Washington. Secondo quanto riferito, Teheran ha usato l’incontro per avanzare le proprie condizioni per la riapertura dello Stretto di Ormuzzo, tra cui la fine del blocco navale americano e lo sblocco dei beni iraniani congelati.
Nel frattempo l’esercito iraniano ha risposto con tono di sfida alle parole di Trump, avvertendo che un’ulteriore escalation da parte degli Stati Uniti o di Israele sarebbe stata contrastata con attacchi di rappresaglia più duri.
Come riportato dai Renovatio 21, in settimana era emerso che Trump stava valutando la possibilità di «far saltare in aria» l’Iran, dicendo di essere disposto a parlare con il presidente iraniano Masoud Pezeshkian..
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
Geopolitica
L’Iran offre la riapertura di Ormuzzo
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