Spirito
Suor Agnese Sasagawa, veggente di Akita, muore nel giorno dell’Assunzione. La sua tremenda profezia è ancora con noi
È morta Suor Agnese Sasagawa, la religiosa giapponese che ha trasmesso al mondo i messaggi attribuiti alla Madonna di Akita, in Giappone.
Suor Agnese, che ha raccontato di apparizioni e locuzioni mariane nel suo convento appena fuori Akita, aveva 93 anni quando morì giovedì 15 agosto 2024, festa dell’Assunzione della Beata Vergine Maria.
L’ordine religioso di suor Agnes, le Ancelle della Santa Eucaristia, ha diffuso la notizia affermando che la loro sorella più celebre è morta intorno alle 13:40 (ora giapponese).
«Suor Agnes Sasakawa Katsu, da tempo sottoposta a cure mediche, è mancata ieri all’età di 93 anni» hanno scritto le religiose dell’istituto religioso femminile di diritto pontificio.
Sostieni Renovatio 21
Su sua richiesta, il suo corpo è stato donato all’università di medicina e la messa funebre si è tenuta presso il Convento, alla presenza dei soli membri. Vorremmo esprimere la nostra più profonda gratitudine a tutti voi per la gentilezza che le avete dimostrato durante la sua vita.
Suor Agnese era, ed è, famosa tra i cattolici come la Veggente di Nostra Signora di Akita, uno dei titoli della Beata Vergine Maria, avendo riferito di aver ricevuto messaggi dalla Madonna il 6 luglio, il 3 agosto e il 13 ottobre 1973. Nel 2019, ci sono state voci secondo cui Suor Agnese aveva ricevuto un altro messaggio dal cielo.
Nel 1973 suor Agnese raccontò che nel primo messaggio (6 luglio) le era stato promesso che la sordità di cui soffriva sarebbe stata guarita e le era stato chiesto di pregare «molto» per il papa (allora regnava Paolo VI), i vescovi e i sacerdoti.
Figlia mia, mia novizia, mi hai obbedito bene abbandonando tutto per seguirmi. È dolorosa l’infermità alle tue orecchie? La tua sordità sarà guarita, stanne certa. La ferita alla tua mano ti fa soffrire? Prega in riparazione ai peccati degli uomini. Ogni persona in questa comunità è la mia insostituibile figlia. Recitate bene la preghiera delle Serve dell’Eucarestia? Allora recitiamola insieme:
Sacratissimo Cuore di Gesù, realmente presente nella Santa Eucarestia, io consacro il mio corpo e la mia anima per essere interamente uniti con il Tuo Cuore che viene sacrificato in ogni istante in tutti gli altari del mondo, dando lode al Padre e invocando la venuta del Suo Regno.
Ti prego, ricevi l’umile offerta di me stessa. Usami come desideri per la gloria del Padre e per la salvezza delle anime.
Santissima Madre di Dio, non farmi essere separata dal tuo Divino Figlio.
Ti prego, difendimi e proteggimi come tua figlia particolare.
Amen.
Infine la Madonna aggiunge:
Prega molto per il Papa, i vescovi e i preti. Dal momento del tuo Battesimo hai sempre pregato per loro con fede.
Nella seconda apparizione (3 agosto), a Suor Agnese sarebbe stato detto che «il Padre Celeste si stava preparando a infliggere un grande castigo a tutta l’umanità», che poteva essere alleviato da «preghiera, penitenza e sacrifici coraggiosi».
Figlia mia, mia novizia, ami il Signore? Se ami il signore ascolta quello che ho da dirti. È molto importante. Lo riferirai al tuo superiore.
Molti uomini in questo mondo fanno soffrire il Signore. Io desidero anime che lo consolino per placare la collera del Padre Celeste. Desidero, con Mio Figlio, anime che dovranno riparare, per mezzo della loro sofferenza e della loro povertà, per i peccatori e gli ingrati.
Affinché il mondo possa conoscere la Sua ira, il Padre Celeste si sta preparando a infliggere un grande Castigo su tutta l’umanità.
Con Mio Figlio sono intervenuta tante volte per placare l’ira del Padre. Ho impedito l’arrivo di calamità offrendogli le sofferenze del Figlio sulla Croce, il Suo prezioso sangue e le anime dilette che Lo consolano formando una schiera di anime vittime. Preghiera, penitenza e sacrifici coraggiosi possono attenuare la collera del Padre. Io desidero anche questo dalla vostra comunità…che ami la povertà, che si santifichi e preghi in riparazione per l’ingratitudine e le offese di tanti uomini.
Recitate la preghiera delle Serve dell’Eucarestia consapevoli del suo significato. Mettetela in pratica; offrite in riparazione per i peccati tutto ciò che Dio può mandare. Fai in modo che tutte si sforzino, secondo le capacità e la posizione, di offrirsi interamente al Signore.
Anche in un istituto secolare la preghiera è necessaria. Già le anime che vogliono pregare stanno per essere radunate. Senza dare troppa importanza alla forma, siate fedeli e ferventi nella preghiera per consolare il Maestro.
Quello che pensi in cuor tuo è vero? Sei sinceramente decisa a diventare la pietra scartata? Mia novizia, tu che desideri appartenere senza riserve al Signore per diventare la degna sposa dello Sposo, fai i tuoi voti sapendo che devi essere appesa alla croce con tre chiodi. Questi tre chiodi sono: povertà, castità e obbedienza. Dei tre l’obbedienza è fondamentale. Nel totale abbandono, fatti guidare dal tuo superiore. Egli saprà come capirti e indirizzarti
Il terzo messaggio (13 ottobre) elaborava la punizione imminente in un linguaggio che trasmetteva a molti la minaccia di un olocausto nucleare: «il fuoco cadrà dal cielo e spazzerà via una gran parte dell’umanità, i buoni e i cattivi, senza risparmiare né sacerdoti né fedeli. I sopravvissuti si troveranno così desolati che invidieranno i morti».
Mia cara figlia, ascolta bene ciò che ho da dirti. Ne informerai il tuo superiore.
Come ti ho detto, se gli uomini non si pentiranno e non miglioreranno se stessi, il Padre infliggerà un terribile castigo su tutta l’umanità. Sarà un castigo più grande del Diluvio, tale come non se ne è mai visto prima.
Il fuoco cadrà dal cielo e spazzerà via una grande parte dell’umanità, i buoni come i cattivi, senza risparmiare né preti né fedeli.
I sopravvissuti si troveranno così afflitti che invidieranno i morti.
Le sole armi che vi resteranno sono il Rosario e il Segno lasciato da Mio Figlio. Recitate ogni giorno le preghiere del Rosario. Con il Rosario pregate per il Papa, i vescovi e i preti.
L’opera del diavolo si insinuerà anche nella Chiesa in una maniera tale che si vedranno cardinali opporsi ad altri cardinali, vescovi contro vescovi.
I sacerdoti che mi venerano saranno disprezzati e ostacolati dai loro confratelli…chiese ed altari saccheggiati; la Chiesa sarà piena di coloro che accettano compromessi e il Demonio spingerà molti sacerdoti e anime consacrate a lasciare il servizio del Signore.
Il demonio sarà implacabile specialmente contro le anime consacrate a Dio. Il pensiero della perdita di tante anime è la causa della mia tristezza. Se i peccati aumenteranno in numero e gravità, non ci sarà perdono per loro.
Con coraggio, parla al tuo superiore. Egli saprà come incoraggiare ognuna di voi a pregare e a realizzare il vostro compito di riparazione. È il vescovo Itō, che dirige la vostra comunità”.
Hai ancora qualcosa da chiedere? Oggi sarà l’ultima volta che io ti parlerò in viva voce. Da questo momento in poi obbedirai a colui che ti è stato inviato e al tuo superiore.
Prega molto le preghiere del Rosario. Solo io posso ancora salvarvi dalle calamità che si approssimano.
Coloro che avranno fiducia in me saranno salvati.
Suor Agnese ha sottolineato come Marya-sama le abbia detto che l’opera di Akuma – in giapponese, il diavolo «si infiltrerà anche nella Chiesa in modo tale che si vedranno cardinali opporsi ad altri cardinali, vescovi contro vescovi».
«I sacerdoti che mi venerano saranno disprezzati e osteggiati dai loro confratelli… chiese e altari saccheggiati; la Chiesa sarà piena di coloro che accettano compromessi e il demonio spingerà molti sacerdoti e anime consacrate ad abbandonare il servizio del Signore», continua il secondo messaggio.
Suor Agnese riferì che queste calamità potevano essere scongiurate attraverso la recita del Rosario e che solo coloro che avessero riposto la loro fiducia nella Madonna di Akita sarebbero stati salvati.
Il quarto messaggio, che suor Agnes avrebbe ricevuto il 6 ottobre 2019, invitava a «coprirsi di cenere» e di pregare un rosario penitenziale ogni giorno. Secondo una radio cattolica del Massachusetts, un angelo le avrebbe detto: «ricopritevi di cenere e pregate ogni giorno un rosario di riparazione. Diventate come dei bambini. Per favore offrite sacrifici ogni giorno».
Iscriviti al canale Telegram ![]()
I primi tre messaggi sarebbero stati rivolti a Suor Agnes a Seitai Hoshikai, il convento delle Ancelle della Santa Eucaristia in una zona semi-rurale appena fuori Akita.
Il sito della voce era una statua alta tre piedi della Madonna di Akita, scolpita da uno scultore locale nel 1963 da un pezzo di albero katsura. Secondo le suore, una ferita si formò su una delle mani della statua lo stesso giorno in cui Suor Agnes udì il primo messaggio. La statua avrebbe sanguinato da questa ferita in altre quattro occasioni prima di scomparire.
In seguito, la statua sembrò sudare e poi, due anni dopo, piangere. La statua versò lacrime 101 volte tra il 1975 e il 1982 e questo fenomeno fu visto da migliaia di testimoni e mostrato dalla televisione giapponese.
Secondo quanto riferito, suor Agnes era una novizia di 42 anni che era nel convento da soli due mesi prima di sentire la prima locuzione, e aveva perso l’udito solo pochi mesi prima di entrarvi nel maggio 1973.
Le sue esperienze miracolose iniziarono il 12 giugno di quell’anno, quando vide una luce che emanava dal tabernacolo della cappella, un fenomeno che si verificò nei due giorni successivi. Il 28 giugno, una ferita a forma di croce apparve sulla sua mano sinistra; faceva male e sanguinava.
I primi tre messaggi che ricevette si riferivano al vescovo John Shojiro Ito di Niigata, il vescovo locale a cui riferì i fenomeni. Nel 1984, il vescovo Ito li dichiarò ufficialmente soprannaturali e incoraggiò la devozione alla Madonna di Akita.
Akita rappresenta l’ultimo caso di apparizione definitivamente approvate dal Vaticano. I contenuti tremendi dei messaggi di Nostra Signora turbano ancora, e se ne trovano tracce nelle omelie di vescovi tradizionalisti monsignor Riccardo Williamson così come nella recentissima lettera ai fedeli del vescovo emerito di Tyler (Texas) monsignor Giuseppe Strickland.
Renovatio 21 ha sempre seguito da vicino la questione di Akita, prendendone sul serio il tremendo messaggio, arrivando ad essere la sola realtà italiana a sottotitolare il raro video di Suor Agnese che racconta la visione della Beata Vergine.
Il filmato, reso accessibile al pubblico italofono, è rimasto presente nel canale YouTube di Renovatio 21, in attesa che subisca la sorte di tantissimi altri nostri video censurati senza troppe spiegazioni dalla piattaforma.
Aiuta Renovatio 21
Vale la pena di riascoltare, e di ripetere, le parole di Suor Agnese.
Hi ga Ten kara kudari. Verrà il fuoco dal cielo, la maggior parte dell’umanità verrà distrutta, e né i preti né i fedeli saranno risparmiati. I sopravvissuti invidieranno i morti.
Akuma ha, Kyōkai no naka made hairikomi. Il demonio entrerà si dentro la chiesa.
Cardinaru ha Cardinaru ni, Shikyō wa Shikyō ni tairetsu suru deshō. Cardinali serreranno le proprie fila contro altri cardinali, vescovi contro vescovi.
Akuma guiderà molti preti e religiosi lontano da Dio. Quei preti che mi riveriscono saranno disprezzati ed attaccati. Chiese ed altari saranno dissacrati.
Kyōkai ha, dakyō suru mono de ippai ni nari. La Chiesa sarà riempita di compromessi.
Non stupiamoci se la precisione nella descrizione delle cose ecclesiastiche è totale, perfetta.
E rammentiamo, che a causa dei nostri peccati, a causa del fatto che abbiamo permesso la creazione di Stati votati al compromesso (se non al Male puro e semplice), quindi Stati anticristiani, ora la pioggia di fuoco termonucleare è sopra di noi: è sopra l’Italia, che ospita almeno 40 testate americane, e quindi ne ha chissà quante puntate contro dalla Russia.
Scriveva Renovatio 21 due anni fa di questa pioggia di fuoco dal paradiso:
«L’abbiamo chiamata noi, l’abbiamo invocata, l’abbiamo cercata: forse il grosso del lavoro lo hanno fatto i nostri governanti, è vero – ma se per un momento spegniamo lo zelo, e guardiamo dentro di noi, sappiamo che arriverà anche per i nostri peccati. Per quelli che abbiamo commesso. Per quelli che abbiamo permesso si commettessero».
Obbediamo quindi quanto detto a Suor Agnese:
Mainichi, Rosaryo no inori wo tonaete kudasai.
Ogni giorno, pregate il Rosario.
Fatelo sul serio: il diluvio di fiamma è a un passo da noi.
Roberto Dal Bosco
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Spirito
Leone mette a capo di un Dicastero vaticano una femminista pro-benedizioni gay
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Spirito
«Gli organizzatori sapevano»: mons. Viganò su San Pietro negata alla Messa del Summorum Pontificum
Renovatio 21 pubblica il commento di monsignor Carlo Maria Viganò apparso su X riguardo la Basilica di San Pietro negata ai fedeli della Messa antica da tutto il mondo concentratisi a Roma per il pellegrinaggio del Summorum Pontificum. Sua Eccellenza aveva già trattato il caso due settimane fa.
«Speculatores eius cæci omnes, nescierunt universi; canes muti non valentes latrare» (Is 56, 10). Le sue sentinelle sono tutte cieche, nessuna sa nulla; sono cani muti, incapaci di abbaiare.
I fatti sono ormai noti, li riassumo soltanto perché la cronologia è già una sentenza. Il 7 agosto la Segreteria di Stato negò la Messa «usus antiquior». Il 30 settembre, con una lettera giunta a Parigi il 12 ottobre secondo quanto riferisce il National Catholic Register, la Segreteria di Stato negò perfino di entrare in processione nella Basilica Vaticana per pregare per il Papa e adorare il Santissimo Sacramento.
Il 23 ottobre, a ventiquattr’ore dal pellegrinaggio, gli organizzatori ne diedero notizia. Il 24 ottobre i pellegrini, venuti da ogni parte del mondo, furono fermati al limite della giurisizione italiana. Nulla fu detto prima: né la lettera di agosto, né quella di settembre, né quella arrivata undici giorni prima.
Non m’interessa, a questo punto, il Palazzo. Il Palazzo ha fatto ciò che fa il Palazzo: ha risposto in due righe, senza un motivo, con un numero di protocollo. Il Palazzo, almeno, è coerente con se stesso.
Mi interessano coloro che avrebbero dovuto dire ai fedeli ciò che sapevano, e che hanno scelto di tacere per non perderci la faccia.
“Speculatores eius cæci omnes, nescierunt universi; canes muti non valentes latrare” (Is 56, 10). Le sue sentinelle sono tutte cieche, nessuna sa nulla; sono cani muti, incapaci di abbaiare.
I fatti sono ormai noti, li riassumo soltanto perché la cronologia è già una sentenza. Il 7 agosto la Segreteria di Stato negò la Messa “usus antiquior”. Il 30 settembre, con una lettera giunta a Parigi il 12 ottobre secondo quanto riferisce il National Catholic Register, la Segreteria di Stato negò perfino di entrare in processione nella Basilica Vaticana per pregare per il Papa e adorare il Santissimo Sacramento. Il 23 ottobre, a ventiquattr’ore dal pellegrinaggio, gli organizzatori ne diedero notizia. Il 24 ottobre i pellegrini, venuti da ogni parte del mondo, furono fermati al limite della giurisizione italiana. Nulla fu detto prima: né la lettera di agosto, né quella di settembre, né quella arrivata undici giorni prima.
Non m’interessa, a questo punto, il Palazzo. Il Palazzo ha fatto ciò che fa il Palazzo: ha risposto in due righe, senza un motivo, con un numero di protocollo. Il Palazzo, almeno, è coerente con se stesso.
Mi interessano coloro che avrebbero dovuto dire ai fedeli ciò che sapevano, e che hanno scelto di tacere per non perderci la faccia.Sapevano gli organizzatori, che avevano le lettere in mano. Lo sapeva Schneider, che aveva chiesto la Messa durante l’udienza privata concessagli dal Palazzo: già conosceva il rifiuto. Sapessero o non sapessero gli altri – i Cardinali, i professori, i monsignori e i superiori : Burke, Schneider, Barthe, Wach, i Cristo Re, i San Pietro, i De Mattei… – che hanno prestato al pellegrinaggio il loro nome e la loro autorità: non hanno accompagnato i pellegrini, li hanno abbandonati per non compromettere i rapporti con il Palazzo. Sapevano, e la loro colpa non è solo il silenzio, ma il tradimento nei confronti dei loro stessi fedeli, sui quali è ricaduta l’umiliazione e lo scandalo per il diniego.
E vi è di peggio. Dopo aver lasciato venire i pellegrini a Roma, si è lamentata la confusione creata dai commentatori e si è ribadito che il pellegrinaggio nasce dall’amore per il Papa che lo ha respinto. Un portavoce vaticano è giunto a dire che bastava fare una richiesta più specifica, ma il testo della lettera dell’8 settembre lo smentisce parola per parola. Qualcuno poi si è affrettato a spiegare, a posteriori, che in fondo si trattava di una questione procedurale, di un malinteso, di una circostanza sfortunata: è la vergogna che si aggiunge alla vergogna.
E a Santa Maria Maggiore, dove non soltanto fu negato il Pontificale, ma non fu consentita la distribuzione della Comunione perché l’ora concessa per la Messa bassa era stata sforata di otto minuti, si è ringraziato per iscritto l’arciprete della Basilica e persino il Cerimoniere. Né si dimentichi la patetica ritrattazione di un altro esponente del tradi-conservatorismo, Peter Kwasniewski.
Chi giustifica il funzionario che nega la preghiera davanti all’Altare della Cattedra non difende la Chiesa: difende una finzione burocratica contro la Fede, oltre che i propri interessi.
Questo è lo sdegno. La vergogna è un’altra, ed è più amara. È la vergogna di vedere uomini che predicano la Messa di sempre comportarsi, quando si tratta di “metterci la faccia”, come impiegati di un’amministrazione: non si disturba, non si espone, non si dice nulla finché non lo si può dire senza conseguenze. I fedeli hanno viaggiato, hanno pregato e sono stati respinti ed umiliati. Ai loro pastori non si chiedeva di conquistare la Basilica: si chiedeva di avvisarli.
Il Signore ha scritto: “Domus mea domus orationis vocabitur cunctis populis” (Is 56, 7). Tutti i popoli, dunque, salvo i Cattolici che chiedono solo di professare e di pregare. E nessuno, tra coloro che lo sapevano, ha avuto il coraggio di dirlo ad alta voce.
— Arcivescovo Carlo Maria Viganò (@CarloMVigano) October 29, 2026
Sapevano gli organizzatori, che avevano le lettere in mano (…) che hanno prestato al pellegrinaggio il loro nome e la loro autorità: non hanno accompagnato i pellegrini, li hanno abbandonati per non compromettere i rapporti con il Palazzo.
Sapevano, e la loro colpa non è solo il silenzio, ma il tradimento nei confronti dei loro stessi fedeli, sui quali è ricaduta l’umiliazione e lo scandalo per il diniego.
E vi è di peggio. Dopo aver lasciato venire i pellegrini a Roma, si è lamentata la confusione creata dai commentatori e si è ribadito che il pellegrinaggio nasce dall’amore per il Papa che lo ha respinto. Un portavoce vaticano è giunto a dire che bastava fare una richiesta più specifica, ma il testo della lettera dell’8 settembre lo smentisce parola per parola.
Qualcuno poi si è affrettato a spiegare, a posteriori, che in fondo si trattava di una questione procedurale, di un malinteso, di una circostanza sfortunata: è la vergogna che si aggiunge alla vergogna.
E a Santa Maria Maggiore, dove non soltanto fu negato il Pontificale, ma non fu consentita la distribuzione della Comunione perché l’ora concessa per la Messa bassa era stata sforata di otto minuti, si è ringraziato per iscritto l’arciprete della Basilica e persino il Cerimoniere. Né si dimentichi la patetica ritrattazione di un altro esponente del tradi-conservatorismo, Peter Kwasniewski.
Chi giustifica il funzionario che nega la preghiera davanti all’Altare della Cattedra non difende la Chiesa: difende una finzione burocratica contro la Fede, oltre che i propri interessi.
Questo è lo sdegno. La vergogna è un’altra, ed è più amara. È la vergogna di vedere uomini che predicano la Messa di sempre comportarsi, quando si tratta di «metterci la faccia», come impiegati di un’amministrazione: non si disturba, non si espone, non si dice nulla finché non lo si può dire senza conseguenze. I fedeli hanno viaggiato, hanno pregato e sono stati respinti ed umiliati. Ai loro pastori non si chiedeva di conquistare la Basilica: si chiedeva di avvisarli.
Il Signore ha scritto: «Domus mea domus orationis vocabitur cunctis populis» (Is 56, 7). Tutti i popoli, dunque, salvo i Cattolici che chiedono solo di professare e di pregare. E nessuno, tra coloro che lo sapevano, ha avuto il coraggio di dirlo ad alta voce.
Renovatio 21 offre questo testo di monsignor Viganò per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Immagine screenshot da YouTube
Spirito
«La Vergine Maria contro lo spirito di Assisi»: lettera del Superiore Generale FSSPX
Lo spirito di Assisi e di Mater Populi Fidelis
Quarant’anni fa, papa Giovanni Paolo II riuniva ad Assisi i rappresentanti di tutte le religioni, per una giornata che avrebbe marcato profondamente le anime e sarebbe diventata il funesto paradigma di un’intera serie di incontri ecumenici che si sarebbero ripetuti negli anni. I più anziani fra noi ricordano probabilmente un episodio particolarmente significativo: un gruppo di pellegrini provenienti dall’Italia meridionale era arrivato ad Assisi portando una statua di Nostra Signora di Fatima, senza capire bene che cosa stesse per accadere… Furono allontanati dagli organizzatori dell’incontro, perché la presenza di quella statua avrebbe intralciato lo svolgimento delle cerimonie previste. Un anno fa, il 4 novembre 2025, il Dicastero per la Dottrina della fede pubblicava un testo che ha suscitato numerose reazioni, poiché chiedeva esplicitamente al popolo cristiano di evitare di impiegare, a proposito della santissima Vergine Maria, i titoli di Corredentrice e di Mediatrice di tutte le grazie. Questi titoli sono oggi considerati inappropriati, inesatti e, soprattutto, inadatti a esprimere adeguatamente il dogma cattolico così come viene ormai concepito e rivisitato. Questo testo funesto, devastante sia per il suo contenuto che per le sue inevitabili conseguenze pastorali, ha tuttavia prodotto – indirettamente – un effetto positivo: quello di rimettere in luce l’importanza delle formule e dei titoli. Infatti, la prospettiva modernista, che tende a ridurre l’atto di fede a un’esperienza personale e intima di Dio, porta al disprezzo delle formule, con il pretesto che la fede non potrebbe essere ridotta né circoscritta dall’uso di espressioni concrete e «tecniche», strutturalmente incapaci di esprimere un’esperienza vissuta. Vorremmo allora approfittare del triste anniversario della riunione interreligiosa di Assisi e della pubblicazione di Mater Populi Fidelis per meditare su un bellissimo titolo che la liturgia attribuisce alla santissima Vergine Maria: colei che, da sola, schiaccia tutte le eresie. «Rallegrati, Maria, perché tu sola hai schiacciato tutte le eresie apparse nel mondo». Come giustificare un simile titolo? Per quale ragione la Chiesa, fin nella sua liturgia, intende offrirci una tale immagine di Maria? A prima vista, questo titolo non sembra avere un legame diretto né con la maternità divina né con la verginità perpetua di Maria. Per misurare la bellezza e la profondità di questo titolo, e coglierne tutta la portata, occorre risalire fino alla fonte stessa della vita soprannaturale: la vita di Dio, che a Lui piace comunicare alle anime per mezzo della grazia. È sotto questa luce che si potrà comprendere il posto unico della santissima Vergine Maria, nella quale questa partecipazione alla vita divina raggiunge una pienezza incomparabile.Che cos’è la vita divina?
Facciamo un po’ di teologia e cerchiamo di penetrare, per qualche istante, nell’eternità. La vita divina è ciò che vi è di più semplice; ma questa stessa semplicità è di una tale profondità che non possiamo coglierla pienamente. «La vita divina non è altro che un atto di contemplazione e di amore con cui Dio, contemplandosi al tempo stesso come somma Verità e come sommo Bene, gode perfettamente di sé». Nell’eternità, Dio compie un solo e unico atto: contempla costantemente se stesso. Contempla il suo Essere, ne contempla l’infinita perfezione – poiché questo Essere è tale: infinitamente perfetto. Questa contemplazione del suo Essere supremo costituisce la sua stessa vita: se Dio non vivesse così, non sarebbe più Dio, semplicemente. Ora, questa perfezione infinita che contempla, la contempla perfettamente: la sua intelligenza divina contempla il suo Essere divino e lo coglie per intero, in un unico atto di contemplazione, perfettamente vero e sempre identico a se stesso. Così, conoscendo perfettamente il suo Essere divino, si contempla come somma Verità. (1) E d’altra parte, contemplandosi come somma Verità, Dio si contempla altresì come sommo Bene. Infatti, il Vero e il Bene designano una sola e medesima realtà, considerata sotto due rapporti diversi (2): se Dio è il sommo Essere e la somma Verità, è dunque anche necessariamente il sommo Bene. E in questa contemplazione di sé come sommo Bene, Dio ama perfettamente se stesso. Se così non fosse, Dio non sarebbe più Dio. In sintesi, la vita divina non è altro che un atto di contemplazione e di amore con cui Dio, contemplandosi al tempo stesso come somma Verità e come sommo Bene, gode perfettamente di sé. Ora, pur bastando così a se stesso, Dio, liberamente, ha scelto di comunicare qualcosa del suo Essere e della sua perfezione ad altri da sé. Infatti, la bontà inclina naturalmente a comunicarsi agli altri, a donarsi. Nel caso di Dio, somma Bontà, questo libero dono di sé al di fuori di sé ha avuto per oggetto le creature; e in particolare certe creature alle quali Dio non comunicherà soltanto qualcosa del suo Essere e della sua perfezione, ma qualcosa della sua stessa vita.Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Dio comunica la sua vita alle anime facendosi conoscere
Poste queste premesse fondamentali, si comprende facilmente che, per comunicare a un’anima una certa partecipazione alla sua vita divina, Dio comincia col farle conoscere qualcosa di sé. È proprio per farla vivere, per farla partecipare a questa contemplazione di sé che costituisce la sua stessa vita, che Dio si “rivela” sotto il velo della fede. L’anima illuminata dalla fede può conoscere Dio e, conoscendolo, può amarlo e servirlo. È in questo che la fede è necessaria. È infatti impossibile amare il Bene e aderirvi, se questo Bene non è prima conosciuto. Nessuno ama né desidera ciò che non conosce. Ora, questa Rivelazione non si limiterà a farci conoscere le perfezioni di Dio. Ci farà penetrare più avanti nell’intimità della sua vita, svelandoci un mistero che la nostra ragione, lasciata a se stessa, non avrebbe mai potuto scoprire: questa vita divina unica è quella di tre Persone distinte, il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. «È proprio per farla vivere, per farla partecipare a questa contemplazione di sé che costituisce la sua stessa vita, che Dio «si rivela» sotto il velo della fede». Nella vita della santissima Trinità, il Padre, conoscendo se stesso, genera eternamente il suo Verbo, espressione perfetta della Verità divina, «irradiazione della sua gloria e impronta della sua sostanza» (Eb 1, 3). Il Figlio è dunque questo Verbo, nel quale il Padre si riflette ed esprime la Verità eterna. E dal Padre e dal Figlio procede eternamente lo Spirito Santo, Amore sussistente. È proprio a questa vita trinitaria che Dio vuole farci partecipare. Da questo desiderio di santificare le anime procedono dunque la Rivelazione progressiva dell’Antico Testamento e, soprattutto, il suo coronamento nella venuta sulla terra del Verbo di Dio, somma Verità incarnata. Essendosi Dio fatto uomo, chi contempla Nostro Signore contempla, attraverso la sua umanità, Dio stesso: «Chi vede me, vede il Padre» (Gv 14, 9); e, mediante questa conoscenza del Padre attraverso il Figlio, accede alla vita eterna: «La vita eterna è che conoscano Te e colui che hai mandato, Gesù Cristo» (Gv 17, 3). Questo punto è capitale: la conoscenza di Nostro Signore, Verbo fatto carne, è diventata il mezzo necessario quaggiù per conoscere intimamente Dio. È per mezzo dell’umanità del Verbo incarnato, e unicamente per essa, che gli uomini possono avere accesso alla vita trinitaria e contemplare Dio: «Nessuno ha mai visto Dio. Il Figlio unigenito che è nel seno del Padre, è lui che lo ha fatto conoscere» (Gv 1, 18); e di conseguenza, «noi abbiamo contemplato la sua gloria, Figlio unigenito del Padre, pieno di grazia e di verità» (Gv 1, 14). Certo, Dio si fa conoscere senza la minima possibilità di errore: se, per assurdo, Dio si facesse conoscere mescolando alla Verità qualche errore, renderebbe impossibile la santificazione delle anime. Detto questo, la fede conserva sempre una parte di oscurità: su questa terra, conosciamo Dio attraverso un velo. Questo velo sarà tolto nell’Eternità, dove la conoscenza propria della fede cederà il posto alla visione beatifica: la nostra conoscenza soprannaturale di Dio passerà così da una modalità imperfetta ad una modalità perfetta; la fede precede la visione ed esiste per prepararla e condurci a essa. «La conoscenza di Nostro Signore, Verbo fatto carne, è diventata il mezzo necessario quaggiù per conoscere intimamente Dio». Se dunque Dio santifica le anime e le fa vivere con i mezzi che abbiamo appena descritto a grandi linee, quale può essere il grado di conoscenza di questa somma Verità nell’anima della santissima Vergine Maria? Vedremo che questa contemplazione della Verità in Maria corrisponde, da un lato, al suo grado di pienezza di grazia, dall’altro alla sua maternità divina, e infine alla sua missione particolare di Mediatrice universale, che implica l’incarico di comunicare a tutte le anime la conoscenza intima di suo Figlio, vero Dio e vero uomo.Aiuta Renovatio 21
La contemplazione della Verità in Maria, piena di grazia
È del tutto evidente che la santità di Maria comporta in lei un grado di contemplazione del Vero inimmaginabile per ciascuno di noi. Infatti, preservata dal peccato originale e dalle sue ferite, non conosce alcun rischio di errore. Nella sua intelligenza non vi è alcuna sorta di illusione, alcun giudizio errato o precipitoso. Nessuna passione disordinata viene a turbare o a oscurare in lei la percezione del Vero. La sua contemplazione della Verità non incontra alcun ostacolo. Ma soprattutto, la sua purezza conferisce alla sua intelligenza una capacità senza pari di penetrare le verità eterne, capacità ulteriormente rafforzata dalla presenza nella sua anima, in un grado inimmaginabile, dei doni soprannaturali dello Spirito Santo: in particolare, i doni dell’intelletto e della sapienza le permettono di contemplare le Verità divine in un grado superiore a quello dei Serafini e dei Cherubini. Ella è la Sede della Sapienza. A motivo della sua pienezza di grazia, la sua anima si trova così in una situazione assolutamente privilegiata e unica. Il peccato e l’errore sarebbero due realtà che ostacolerebbero, in un modo o nell’altro, la sua perfetta contemplazione e, di conseguenza, la sua perfetta unione con Dio e la sua santità. Ora, come la sua anima non può essere sfiorata non solo dalla minima ombra di peccato, ma nemmeno dalla minima imperfezione, così la sua intelligenza non potrebbe essere sfiorata dalla minima ombra di errore. Questa perfetta adesione di Maria alla Verità permette di comprendere anche l’incomparabile perfezione della sua libertà. «La Verità vi renderà liberi» (Gv 8, 32): mai questa parola di Nostro Signore trova, in una semplice creatura, una realizzazione tanto perfetta quanto in sua madre. Perché la vera libertà non consiste nella possibilità di allontanarsi dal bene, ma nella capacità di muoversi in esso senza impedimenti. Non essendo la sua volontà ostacolata da alcuna inclinazione al peccato, essendo la sua conoscenza della Verità e la sua adesione al Bene senza ostacoli, la sua stessa libertà raggiungeva una perfezione unica. Lungi dal diminuire il suo libero arbitrio, la sua impeccabilità le conferiva, secondo l’espressione di padre Garrigou-Lagrange, «la piena libertà nell’ordine del bene senza alcuna deviazione verso il male» (3). La sua libertà era così, sull’esempio di quella del suo divino Figlio, un’immagine purissima della libertà di Dio.La Madre di Dio, contemplatrice del Verbo incarnato
Occorre tenere presente che la contemplazione di cui parliamo, essendo un mezzo con cui Dio comunica la sua stessa vita, non si limita all’osservazione e all’ammirazione delle verità contemplate: questa contemplazione stessa trasforma a poco a poco le anime secondo il modello di ciò che contemplano. In altre parole, mediante la contemplazione cristiana, Dio assimila progressivamente le anime e le trasforma a immagine di Gesù Cristo. È in questo senso preciso che san Paolo insegna che «il giusto vive di fede» (Rm 1, 17). Ora, l’anima che, più di ogni altra, ha vissuto costantemente sotto l’influsso della fede nella contemplazione di Nostro Signore, è quella della santissima Vergine Maria. Perché la capacità unica e singolare dell’Immacolata di penetrare il Vero attraverso la contemplazione non dipende soltanto dai doni senza pari che ha ricevuto, e che la dispongono a una capacità intuitiva superiore a quella degli angeli. Un altro elemento, altrettanto importante, la pone in una situazione assolutamente privilegiata: la sua relazione diretta e unica con l’umanità di Nostro Signore Gesù Cristo, in ragione della maternità divina. «La santissima Vergine Maria è tanto più intimamente unita all’oggetto stesso della sua contemplazione in quanto questo Verbo incarnato è veramente suo Figlio e lei è veramente sua madre». Non dimentichiamo che questa umanità, unita al Verbo, è il mezzo con cui il Padre ha scelto di compiere la pienezza della Rivelazione. Ora, la santissima Vergine Maria è tanto più intimamente unita all’oggetto stesso della sua contemplazione in quanto questo Verbo incarnato è veramente suo Figlio e lei è veramente sua madre. Questa prossimità è portata a un grado assolutamente incomparabile dal fatto che l’umanità di Nostro Signore, nel suo elemento materiale, è fornita esclusivamente dalla santissima Vergine Maria. Di conseguenza, non è mai esistita e non esisterà mai nella storia un’affinità più profonda tra una madre e suo figlio di quella che unisce Maria e Gesù. Senza rischio di esagerare, possiamo qui stabilire un parallelo piuttosto impressionante tra la generazione eterna del Verbo e la generazione nel tempo di Nostro Signore. Come il Padre, nell’eternità, contemplando il Verbo, gli dice: «Oggi ti ho generato» (Salmo 2, 7) – dove l’oggi significa l’eternità stessa –; così la Madonna, contemplando Nostro Signore, può dirgli senza posa: «Sono tua madre, ti ho generato nel tempo». Parafrasando il Credo, san Leone Magno riassume l’affinità unica tra l’umanità di Nostro Signore e Maria con un’espressione molto bella e piuttosto originale: «consustanziale a sua Madre» (Sermone 30, 6). Inoltre, Maria ha avuto per trent’anni sotto gli occhi questa umanità unita al Verbo, come una finestra divina spalancata davanti alla sua anima. Sappiamo tutti che Nostro Signore ha voluto trascorrere trent’anni della sua vita nell’oscurità per farci cogliere il primato della vita contemplativa sulla vita attiva. Ma una seconda ragione, altrettanto profonda, illumina questi lunghi anni di Nazaret: offrire a Maria l’agio di contemplare, in un’intimità senza pari, il Verbo incarnato di cui era la madre. Perché? Perché fosse sempre più santificata e trasformata a sua immagine, certamente. Ma anche perché, nutrita dalla contemplazione della Verità fatta carne, potesse poi farne vivere la Chiesa.Sostieni Renovatio 21
Maria comunica alle anime la vita che ha ricevuto
Infatti, questa incomparabile conoscenza del Verbo incarnato non era destinata a restare il privilegio personale della Vergine Maria. La pienezza di grazia che ha ricevuto era ordinata anche alla sua missione di Mediatrice universale: colei che ha ricevuto Cristo e lo ha dato al mondo resta associata, in piena dipendenza dal Figlio, alla comunicazione alle anime dei frutti della Redenzione. Di conseguenza, poiché la vita soprannaturale comincia quaggiù con la conoscenza di Dio sotto il velo della fede, è in primissimo luogo in questo ambito che si esercita la mediazione di Maria. Avendo conosciuto Gesù Cristo come nessun’altra creatura, ella genera i suoi figli alla vita della fede: introduce le anime alla conoscenza di suo Figlio, le conferma nella Verità che egli rivela e insegna loro a penetrarne sempre più i misteri. «La sua vocazione non è soltanto di essere un modello di vita cristiana, ma di essere anche la madre che comunica questa vita alle anime e la protegge nel suo sviluppo». La Madonna doveva così comunicare alla Chiesa nascente, non soltanto il frutto della sua contemplazione, ma in un certo senso l’esercizio stesso – potremmo dire il metodo – di questa contemplazione, chiamata a costituire il principio interiore della vita della Chiesa. Infatti, che sia spirituale, liturgica o dottrinale, l’attività della Chiesa si riconduce sempre a un medesimo atto di contemplazione, la cui finalità è santificare le anime e prepararle alla visione beatifica. Nostra Signora doveva diventare, in questa prospettiva, l’archetipo dell’anima cristiana. Ma la missione materna di Maria non si ferma qui: poiché il suo scopo è far nascere la fede nelle anime, ella non può restare indifferente alla necessità di difendere la Verità. Incaricata di condurre le anime alla Vita conducendole a suo Figlio, deve anche preservarle assolutamente da ciò che oscura la loro conoscenza di Gesù Cristo e le allontana da lui. Perché l’errore in questo ambito, interponendosi tra l’intelligenza e la Verità divina, colpisce la vita soprannaturale alla sua stessa fonte.Aiuta Renovatio 21
L’errore è nemico della contemplazione e, di conseguenza, della santificazione
È importante cogliere bene la necessità della contemplazione come fondamento della vita spirituale. Nella concezione modernista, l’atto di fede è ridotto essenzialmente a un’esperienza interiore e personale di Dio che, in pratica, prescinde dal contenuto esteriore della Rivelazione: una tale concezione rende incomprensibile e inutile tutto ciò che abbiamo appena descritto. «Incaricata di condurre le anime alla Vita conducendole a suo Figlio, deve anche preservarle assolutamente da ciò che oscura la loro conoscenza di Gesù Cristo e le allontana da lui». Illustriamo questa difficoltà con un esempio concreto. Se non credo più, in termini chiari e senza equivoci, che la santa Messa è il rinnovamento del sacrificio della Croce reso presente sull’altare, la mia contemplazione e la mia percezione di questo sacramento ne risulteranno modificate. Di conseguenza, anche il mio modo di pregare, di celebrare la Messa o di assistervi cambierà. A lungo andare, cambierà anche la mia concezione dello stesso sacrificio della Croce, perché l’atto che lo rinnova sarà stato, in un certo modo, snaturato nel suo significato e nella comprensione che posso averne. Per finire, lo stesso concetto di Redenzione ne risulterà trasformato, soprattutto nella sua dimensione espiatoria e propiziatoria. Lo stesso meccanismo si ritrova ogni volta che una verità rivelata viene oscurata o indebolita: la contemplazione ne risulta colpita, poi la vita cristiana stessa. Di fatto, ciò corrisponde a quanto è accaduto nella Chiesa universale con il rito riformato. E l’esempio potrebbe essere facilmente esteso alla perdita della fede nella regalità di Cristo e nei suoi diritti pubblici imprescindibili, o ancora nella necessità assoluta di passare per Nostro Signore per essere salvati, dando luogo oggi alla pratica generalizzata di un ecumenismo deleterio.Iscriviti al canale Telegram ![]()
Madre delle nostre anime, la Vergine Maria è fondamentalmente antiecumenica
Appare dunque chiaramente che la santissima Vergine Maria, archetipo dell’anima cristiana e madre della vita soprannaturale, aborrisce l’errore come aborrisce il peccato. La sua vocazione non è soltanto di essere un modello di vita cristiana, ma di essere anche la madre che comunica questa vita alle anime e la protegge nel suo sviluppo. Da che cosa deve proteggerla? Da tutto ciò che le fa ostacolo, la ferisce o la distrugge: l’eresia e il peccato. Comprendiamo allora più profondamente che cosa significa schiacciare la testa del Serpente, di colui che è «omicida fin da principio» (Gv 8, 44) e nemico della Vita. Là dove Satana diffonde la morte con la menzogna e con il peccato, Maria protegge la vita conducendo le anime alla Verità e alla grazia. Schiacciare la testa del Serpente significa dunque anche distruggere le sue menzogne: tutti quegli errori che impediscono alle anime di conoscere nella sua pienezza la Verità divina, di contemplarne la Bellezza e di prepararsi a possederla per l’eternità. Perché Satana persegue, attraverso tutte le sue opere, un medesimo disegno: separare l’intelligenza dalla Verità per separare l’anima da Dio. In nessun modo la santissima Vergine può tollerare che suo Figlio, Verità incarnata, sia considerato una via tra le altre per andare al Padre; in nessun modo potrebbe tollerare che la Verità e l’errore siano trattati sullo stesso piano, in nome della dignità umana e della libertà menzognera di scegliere tra il vero e il falso. Nessuno come la Madonna è consapevole che lasciare le anime scegliere tra Gesù e Barabba significherebbe ingannarle e disprezzarle. Nessuno come la Vergine può fare propria la risposta di Nostro Signore ai Giudei: «Questa è l’opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato» (Gv 6, 29). A quest’opera è associata in modo unico come Madre di Dio: è per mezzo di lei che il Figlio inviato dal Padre entra nel mondo. Ecco perché è la grande assente degli incontri ecumenici: dà fastidio, non può essere invitata. È portatrice di un messaggio incompatibile con lo spirito di Assisi: il richiamo inflessibile dei diritti esclusivi di suo Figlio, Cristo Re, su tutte le anime – in altri termini, i diritti della Verità di fronte all’errore e le prerogative della Chiesa di fronte alle altre religioni. Se potesse prendervi la parola, ricorderebbe necessariamente agli uomini, in quanto Madre e Regina, che s’impone una scelta: «O mio Figlio o gli altri!». «Schiacciare la testa del Serpente significa dunque anche distruggere le sue menzogne». Ecco perché, tra i titoli più belli e gloriosi che la liturgia – e dunque la Chiesa – attribuisce a Maria, figura questo: «Colei che, da sola, schiaccia tutte le eresie». Questo titolo si addice in modo mirabile a colei che ha ricevuto la missione e il mezzo di far nascere in noi la vita divina – Nostro Signore stesso – e di condurci alla santità. È dunque lei sola che, nella confusione attuale di un modernismo trionfante, può ottenere alle nostre anime di essere preservate dall’errore e dall’indifferenza – quest’ultima essendo talvolta ciò che conduce all’errore, talvolta ciò che ne deriva: il frutto più maturo e più pernicioso dello spirito di Assisi. È la Vergine sola che può ricondurre di nuovo le intelligenze verso la Verità eterna, e convertirle permettendo loro di conoscere Dio e di adorarlo «in spirito e verità» (Gv 4, 24). È soltanto lei, infine, che può ridare agli uomini di Chiesa lo zelo dei papi, dei martiri e dei confessori, pronti a tutto per difendere la Fede cattolica e manifestarne al mondo la purezza: riflesso, nel tempo e nella storia, della purezza stessa della Verità eterna. Dio vi benedica. Don Davide Pagliarani Menzingen, 4 novembre 2026 NOTE 1) La verità è la perfetta conformità dell’intelligenza alla realtà che essa conosce. Ora, in Dio la potenza della sua intelligenza è infinita, così come la realtà a cui si applica: l’Essere stesso di Dio. Per questa ragione, Dio è la Verità suprema. 2) Il Vero è l’Essere in quanto conosciuto dall’intelligenza; il Bene è l’Essere in quanto desiderato o posseduto dalla volontà. 3) Réginald Garrigou-Lagrange, o.p., La Mère du Sauveur et notre vie intérieure, prima parte, cap. II, art. III, «Marie a été exempte de toute faute, même vénielle?», Paris, Éditions du Cerf, 1948. Articolo previamente apparso su FSSPX.NewsIscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
-



Politica1 settimana faCaos per l’emendamento sul reintegro dei medici definiti «no-vax». Intervista al dottor Dario Giacomini
-



Spirito2 settimane faNuvola a forma di Croce sopra Lourdes
-



Vaccini2 settimane faGates e Bourla sotto processo nei Paesi Bassi, accusati del piano del «Grande Reset» nell’ambito dell’udienza sui danni da vaccino
-



Salute2 settimane faI vaccini anti-COVID hanno scatenato disturbi psichiatrici, compresi i suicidi.
-



Necrocultura1 settimana faHalloween, la festa di sangue è di nuovo qui
-



Arte2 settimane faStelle del cinema e tute alari. Renovatio 21 intervista il decano degli stuntmen italiani Claudio Pacifico
-



Vaccini1 settimana faVaccino COVID, Londra era a conoscenza del rischio fatale di coaguli, ma ha permesso la sperimentazione sui bambini
-



Spirito2 settimane fa«Scomunicati senza processo». Mons. Viganò ai fedeli Summorum Pontificum respinti dalla Basilica di San Pietro










