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L’Intelligence israeliana era stata avvertita anzitempo dell’attacco di Hamas
L’Intelligence israeliana aveva ricevuto un rapporto dettagliato su un imminente attacco da parte di Hamas poco prima dell’effettivo attacco del gruppo militante palestinese il 7 ottobre. Lo riporta il Financial Times, citando persone a conoscenza della questione.
L’avvertimento, compilato dalle sentinelle di frontiera, – «molte di loro donne soldato», è stato detto al FT – è arrivato attraverso linee di comunicazione sicure all’ufficiale di Intelligence di grado più alto del comando meridionale poche settimane prima dell’attacco, hanno detto fonti, senza identificare l’alto funzionario della sicurezza.
Il rapporto conteneva «avvertimenti specifici» sull’imminente assalto, vale a dire i piani di Hamas di sfondare il confine in più punti, entrare nel territorio israeliano e impadronirsi degli insediamenti locali, ha detto al FT una persona con conoscenza diretta dei suoi contenuti.
La valutazione si basava su informazioni di intelligence che includevano video di militanti di Hamas in addestramento. L’alto ufficiale dell’intelligence che ha ricevuto il rapporto, tuttavia, ha respinto la valutazione come uno «scenario immaginario» e non è stata intrapresa alcuna azione.
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Raggiunte dal FT per un commento, le forze di difesa israeliane (IDF) non hanno né confermato né negato l’esistenza del rapporto dell’Intelligence e il suo destino, affermando che «i comandanti e i soldati erano esclusivamente concentrati» sulla battaglia contro Hamas piuttosto che sulla ricerca dei responsabili delle fallite difese israeliane nell’attacco del 7 ottobre.
«Dopo la guerra, verrà condotta un’indagine approfondita per chiarire tutti i dettagli», ha detto l’IDF al FT.
Le nuove accuse fanno seguito a un recente rapporto del quotidiano israeliano Haaretz, che ha citato una donna soldato che, per la mancanza di attenzione ai rapporti delle sue sentinelle di frontiera, ha accusato l’esercito dello Stato Ebraico di sessismo istituzionalizzato.
Secondo l’articolo del quotidiano israeliano, le donne delle truppe di sorveglianza avevano espresso le loro preoccupazioni riguardo alle insolite attività di Hamas mesi prima dell’incursione. Secondo quanto riferito, avrebbero osservato militanti impegnati in briefing vicino alla recinzione di confine, addestrandosi a disattivare le telecamere di sorveglianza e a prendere di mira i carri armati israeliani, nonché un aumento dell’attività dei droni.
«È un’unità composta interamente da ragazze e giovani comandanti donne», ha detto ad Haaretz la fonte tra le soldatesse che avevano compilato l’avvertimento per i loro superiori. «Non c’è dubbio che se ci fossero uomini seduti davanti a quegli schermi, le cose sarebbero sembrate diverse».
Come riportato da Renovatio 21, alla fine di ottobre, l’ufficio del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha pubblicato su Twitter di essere stato avvertito delle intenzioni di Hamas «in nessuna circostanza e in nessuna fase». Si è scusato e ha cancellato la dichiarazione poco dopo un’ondata di critiche da parte di funzionari e politici israeliani.
Il New York Times ha riferito che sia Netanyahu che gli alti funzionari della sicurezza israeliani hanno sottovalutato la minaccia di Hamas e non hanno dedicato le risorse necessarie per contrastarla, nella convinzione che l’Iran e il gruppo militante libanese Hezbollah rappresentassero un pericolo maggiore.
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Immagine di Israel Defense Force via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial 2.0 Generic.
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Netanyahu ammette: la fusione dell’esercito USA con quello israeliano è realtà
Nel fine settimana, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu è apparso sul canale di informazione statunitensxe Fox News, illustrando al pubblico il suo piano per consentire alle Forze di Difesa Israeliane (IDF) di accedere alle risorse militari statunitensi.
Presentando la mossa come un modo per gli Stati Uniti di smettere di spendere miliardi di dollari per finanziare l’esercito israeliano, Netanyahu ha definito il concetto una «partnership».
«Questa riduzione degli aiuti esteri dagli Stati Uniti a Israele sarà compensata dalla proposta di una sorta di fusione tra il nostro Pentagono e le vostre forze armate?», ha chiesto un conduttore di Fox News.
Il primo ministro ha risposto: «Sì, lo definirei un passaggio dagli aiuti a una partnership. Quindi, togliamo i fondi che vengono dati a Israele, che rappresentano una parte, ma l’altra parte consiste nel co-investire in parti uguali nelle nuove tecnologie necessarie per dare un vantaggio alle nostre forze armate e alle vostre. Ci sono progetti incredibili».
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«Quindi, investiamo insieme e ne raccogliamo i frutti in parti uguali. Si passa dagli aiuti alla partnership e credo che questo rappresenti ciò che Israele è», ha affermato. «Inoltre, condividiamo con l’America informazioni di intelligence incredibili per salvare vite americane».
«Credo che l’unione dei talenti dei nostri due Paesi rafforzerebbe la posizione competitiva dell’America sia sul mercato economico che sul campo di battaglia militare, in molti modi importanti», ha aggiunto Netanyahu.
Il leader israeliano ha scritto una lettera al deputato repubblicano Marlin Stutzman (Indiana) il mese scorso, ringraziandolo per aver appoggiato il suo piano di unificazione degli eserciti dei due Paesi.
La proposta principale di fusione tra l’esercito della superpotenza e quello dello Stato degli ebrei è nota come United States-Israel FUTURES Act, inserita all’interno della legge di bilancio della difesa americana per il 2027 (NDAA 2027).
Lo slancio legislativo è stato promosso dai senatori Ted Budd e Kirsten Gillibrand. L’iniziativa principale, chiamata United States-Israel Defense Technology Cooperation Initiative, è stata successivamente integrata nel National Defense Authorization Act per l’anno fiscale 2027 (NDAA 2027). Alla Camera dei Rappresentanti è identificata come Sezione 219 (in precedenza Sezione 224), mentre al Senato corrisponde alla Sezione 1217.
Netanyahu ha descritto questa transizione come il passaggio definitivo del rapporto bilaterale con gli USA «dagli aiuti economici alla partnership militare paritaria»: in pratica la fornitura di assistenza militare degli USA non sarà più discutibile, perché affondata nella legge dello Stato americano.
Se approvata definitivamente dal Congresso, la norma legherà l’apparato militare di Washington e le Forze di Difesa Israeliane (IDF) attraverso Sviluppo tecnologico congiunto (cioè reazione di programmi di ricerca e co-produzione di armamenti avanzati. La cooperazione si focalizzerà su settori d’avanguardia come Intelligenza Artificiale, sistemi autonomi, cyber-difesa, biotecnologie, etc.); data fusion (cioè integrazione dei flussi informativi e dei sensori di intelligence dei due Paesi per generare una mappa e un quadro operativo unico degli obiettivi bellici); integrazione industriale (cioè nserimento strutturale delle aziende e delle tecnologie israeliane all’interno della catena di approvvigionamento, acquisizione e ricerca del Pentagono).
La legge contiene inoltre clamorosi vincoli per la presidenza statunitense: la norma include clausole pensate per impedire al presidente degli Stati Uniti di limitare o interrompere unilateralmente lo scambio di informazioni d’Intelligence con Israele.
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Vi è qualche forma di opposizione a questa radicale trasformazione geostrategica. Al Senato, esponenti del Partito Democratico e organizzazioni come Human Rights Watch esprimono forti preoccupazioni. L’integrazione d’intelligence obbligatoria potrebbe spingere gli Stati Uniti ad assorbire dati ottenuti da Israele tramite programmi di sorveglianza di massa o potenziali violazioni dei diritti umani
Alcuni deputati conservatori (come Thomas Massie, appena buttato fuori dal Congresso con un’elezione locale dove le lobby ebraiche hanno speso 35 milioni per favorire il suo sconosciuto avversario alle primarie) e diverse organizzazioni ritengono che la norma costituisca una violazione della sovranità e dell’autonomia degli Stati Uniti, concedendo un’influenza straniera senza precedenti sulle reti del Pentagono.
Altri commentatori vedono nella legge il compiersi di quello che il politico cattolico Pat Buchanan, decenni fa, definiva come l’occupazione straniera di Washington, da considerarsi come completamente conquistata dagli interessi israeliani, divenuti intoccabili.
Altri commentatori, come Tucker Carlson e Candace Owens, parlano apertis verbis di un’assenza assoluta di sovranità negli USA, divenuti di fatto un Paese comandato da altri.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
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Gli USA temevano che Israele potesse ammazzare i negoziatori iraniani
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