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Spirito

Il Purgatorio esiste?

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Renovatio 21 pubblica questo articolo previamente apparso su FSSPX.news.

 

In questo mese di novembre, la Chiesa ci invita a pregare per i morti. Dopo aver celebrato tutti i Santi in Cielo, osserviamo con compassione le anime del Purgatorio. Ma che dire del Purgatorio? Esiste, dove si trova, cosa vi accade?

 

Ringraziamo padre Louis-Marie Carlhian della Fraternità San Pio X per aver risposto a queste domande.

 

Il Purgatorio è una teoria dei teologi medievali?

Questa è la classica accusa degli scismatici ortodossi e dei razionalisti… Eppure l’esistenza del Purgatorio è un dogma di fede, creduto da sempre nella Chiesa, e ne si trovano tracce nelle Scritture.

 

In effetti, si parla di preghiere per i morti. Ora, se i morti sono in Paradiso, non c’è bisogno di pregare per loro, e nemmeno se sono all’Inferno, poiché il soggiorno in questi luoghi è definitivo!

 

La pratica di queste preghiere e sacrifici è quindi un segno sufficiente per stabilire la credenza in un posto intermedio tra la Terra e il Cielo, da cui possiamo essere liberati dalle preghiere. Questo punto è stato definito dai Concili di Lione, Firenze e Trento.

 

Il Purgatorio è presente nella Sacra Scrittura?

Il secondo libro dei Maccabei racconta che, all’indomani di una battaglia contro i siriani, Giuda Maccabeo scoprì, sotto la tunica dei suoi soldati uccisi in battaglia, degli idoli provenienti dal saccheggio di Iamnia. Questa era un’offesa alla legge di Mosè e Giuda giudicò che la morte di questi uomini fosse una punizione di Dio:

 

«Perciò tutti, benedicendo l’operato di Dio, giusto giudice che rende palesi le cose occulte, ricorsero alla preghiera, supplicando che il peccato commesso fosse pienamente perdonato. Il nobile Giuda esortò tutti quelli del popolo a conservarsi senza peccati, avendo visto con i propri occhi quanto era avvenuto per il peccato dei caduti. Poi fatta una colletta, con tanto a testa, per circa duemila dramme d’argento, le inviò a Gerusalemme perché fosse offerto un sacrificio espiatorio, agendo così in modo molto buono e nobile, suggerito dal pensiero della risurrezione.  Perché se non avesse avuto ferma fiducia che i caduti sarebbero risuscitati, sarebbe stato superfluo e vano pregare per i morti. Ma se egli considerava la magnifica ricompensa riservata a coloro che si addormentano nella morte con sentimenti di pietà, la sua considerazione era santa e devota. Perciò egli fece offrire il sacrificio espiatorio per i morti, perché fossero assolti dal peccato». (2 Mac 12, 41-46).

 

Nel Nuovo Testamento, l’esistenza del Purgatorio non è esplicitamente dichiarata da nessuna parte. Tuttavia, possiamo citare diverse allusioni a uno stato di purificazione che non è un inferno: Perciò io vi dico: «Qualunque peccato e bestemmia sarà perdonata agli uomini, ma la bestemmia contro lo Spirito non sarà perdonata. A chiunque parlerà male del Figlio dell’uomo sarà perdonato; ma la bestemmia contro lo Spirito, non gli sarà perdonata né in questo secolo, né in quello futuro». (Matteo 12, 31-32).

 

I primi cristiani credevano nel Purgatorio?

I primi cristiani celebrarono i santi Misteri intorno alle tombe dei martiri. Molto presto iniziarono a pregare per coloro che, non essendo martiri, avrebbero potuto aver bisogno di suffragi.

 

Così gli Acta Ioannis, intorno al 160, parlano di San Giovanni che prega su una tomba e celebra la Fractio Panis il terzo giorno dopo la morte di un cristiano. Sant’Agostino la vede come una pratica universalmente praticata, San Giovanni Damasceno fa risalire questa tradizione agli Apostoli, anche Dionigi assicura che si prega per i morti.

 

Qui possiamo applicare il principio teologico: «Lex orandi, lex credendi» (la legge della preghiera è una regola di fede, perché è una testimonianza certa della credenza comune a tutta la Chiesa).

 

Dov’è il Purgatorio?

Né la Sacra Scrittura né la Tradizione ci forniscono informazioni precise su questo argomento. Parliamo degli «inferni», espressione latina che significa i luoghi inferiori, sotto la terra, dove le credenze pagane ponevano l’aldilà.

 

La tradizione cristiana usa questa espressione per opporre il Cielo, che è al di sopra, agli inferi, che sono al di sotto… Si distinguono diversi luoghi: l’Inferno dei dannati, il Limbo dei bambini morti senza battesimo, il Limbo dei patriarchi, e il Purgatorio.

 

Ma questi sono propriamente dei luoghi, dal momento che quelli che sono lì sono privati ​​del proprio corpo? La teologia mantiene un cauto silenzio su questo argomento, sottolineando che la risposta non influisce sulla nostra salvezza …

 

Poiché siamo redenti dai meriti sovrabbondanti di Nostro Signore, a che serve una nuova purificazione?

La soddisfazione offerta da Nostro Signore sulla Croce è ovviamente più che sufficiente per riscattare tutti i nostri peccati. Tuttavia, dobbiamo considerare due aspetti nel peccato: da un lato, la disobbedienza al Creatore, dall’altro, l’attaccamento disordinato alla creatura. Se il primo aspetto è completamente riparato dalla contrizione e dalla confessione, in virtù dei meriti di Nostro Signore, il secondo deve esserlo dal nostro contributo.

 

Dio ci consente così di partecipare alla nostra redenzione. San Paolo non dichiara forse: «completo nella mia carne ciò che manca alla Passione di Gesù Cristo»?

 

In altre parole, dobbiamo ancora espiare il nostro attaccamento alle cose di questo mondo, che impedisce a Dio di regnare totalmente sulle nostre anime. Se ci liberiamo delle gravi colpe incompatibili con l’amore di Dio, restano nella nostra anima le imperfezioni da eliminare: peccati veniali non confessati, pene temporali dovute per i peccati mortali addebitati, i resti di vizi non del tutto epurati.

 

La teologia confronta prontamente questa purificazione con un fuoco che non consuma la materia pesante, ma distrugge le «schegge» o «scorie» che rimangono nell’anima. Questa espiazione ha luogo su questa terra, con le buone opere, o nel Purgatorio.

 

Si può aggiungere che sarebbe improprio per Dio trattare tutte le anime o come santi o come dannati. È logico che esista uno stato intermedio per coloro che non hanno espiato tutti i loro difetti. Perfino alcuni popoli pagani hanno ammesso l’esistenza di una condanna temporanea dopo la morte.

 

In cosa consistono le pene del Purgatorio? Sono molto dure?

«Ci sono due pene nel Purgatorio: la pena del danno, ovvero il rinvio della vista di Dio; la pena dei sensi, cioè il tormento inflitto dal fuoco. Il minimo grado dell’uno e dell’altro supera il più grande dolore che può essere sopportato in vita».

 

San Tommaso d’Aquino, Somma teologica, IIIa Pars, Q.70 articolo 3. La nostra anima, alla fine di questa vita, sente un desiderio violento di essere unita a Dio, perché non è più limitata dal corpo e intravede l’immensità della felicità del Cielo.

 

Il tormento che prova per il dolore del danno è quindi terribile, ed è mitigato solo dalla certezza che finirà. Per quanto riguarda il dolore dei sensi, raggiunge l’anima direttamente nella sensibilità che essa dà al corpo e si fa sentire con maggior forza.

 

Tuttavia, le pene nel Purgatorio sono molto diverse da quelle infernali perché purificano le anime invece di punirle. Le anime del Purgatorio possiedono le virtù della speranza e della carità, a differenza dei dannati. Hanno quindi un grande desiderio di essere uniti a Dio e accettano la penitenza che viene loro inflitta come mezzo di salvezza.

 

Questa punizione, imposta da Dio, non possono accettarla liberamente, altrimenti la si renderebbe un mezzo di merito. La carità non aumenta in loro, ma, man mano che gli ostacoli che ancora impediscono di produrre il suo pieno effetto diminuiscono, la sentono sempre più forte mentre si avvicinano alla salvezza.

 

Dovremmo aiutare le anime del Purgatorio? Come?

Abbiamo il dovere di aiutare i morti che stanno aspettando di entrare in Paradiso:

 

– è un atto di carità che tocca le anime amate di Dio

– queste anime possono pregare per noi una volta entrate in Paradiso

– a volte siamo responsabili dei peccati commessi su questa terra dai defunti

– dobbiamo pregare in particolare per i nostri cari e la nostra famiglia

 

La Chiesa ha sempre rivolto le sue suppliche per le anime dei defunti nella maniera più sollecita e ufficiale: il Memento dei Morti, al Canone della Messa, ci fa pregare ogni giorno affinché i defunti trovino «il luogo del ristoro, della luce e della pace». La Messa è quindi il primo e più efficace modo per alleviare le loro pene, offrendo loro il Sacrificio o semplicemente offrendo loro la comunione.

 

La Chiesa apre inoltre per loro il tesoro delle Indulgenze. Infine possiamo offrire anche le grandi opere della vita cristiana, la preghiera, il digiuno e l’elemosina. Questo si chiama suffragio. La ragione è che queste anime sono unite a noi dalla Comunione dei Santi, vale a dire dall’unione in Nostro Signore per mezzo della Carità.

 

Proprio come i membri dello stesso corpo possono sostenersi a vicenda, i membri della Chiesa possono comunicare tra loro alcuni dei loro meriti.

 

Possiamo chiedere delle grazie alle anime del Purgatorio?

Come abbiamo appena detto, queste anime sono unite a noi dalla carità e possono pregare per noi. Dio nella sua misericordia può informarle delle preghiere fatte per loro o dei bisogni dei loro cari e, una volta in Paradiso, ne saranno certamente consapevoli.

 

Tuttavia, non possono più meritare e, come sottolinea San Tommaso, si trovano in uno stato in cui hanno bisogno più delle nostre preghiere che di pregare per noi.

 

Possiamo anche aggiungere che la Chiesa non rivolge mai loro la preghiera liturgica. È quindi possibile pregare per loro, ma senza dare loro un potere superiore ai santi del Cielo!

 

Come evitare di andarci?

Ogni cristiano deve cercare di evitare il Purgatorio, non solo per evitare la punizione, ma anche per adempiere la volontà di Dio: «Siate perfetti come il vostro Padre celeste è perfetto». Ciò è possibile preservandoci dai più piccoli difetti ed espiando attraverso la penitenza i peccati dai quali siamo stati perdonati.

 

 

Da La Couronne de Marie n° 45, novembre 2016

 

Articolo previamente apparso su FSSPX.news.

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Mons. Mutsaerts: Andate alla Messa in latino invece di cercare di sistemare la vostra parrocchia

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Il vescovo Robert Mutsaerts ha detto che i cattolici che frequentano parrocchie con messe del Novus Ordo irriverenti dovrebbero cercare una messa tradizionale in latino o un’altra liturgia riverente, invece di tentare di trasformare la propria parrocchia di appartenenza. Lo riporta LifeSite.   In una breve intervista al sito nordamericano del 3 ottobre, dopo il suo intervento alla Catholic Identity Conference del 2026, Mutsaerts ha risposto alla domanda se i fedeli debbano cercare di migliorare la propria parrocchia con una liturgia scadente o partecipare alla Messa in rito tradizionale. Il vescovo olandese conservatore, che sa celebrare solo il Novus Ordo, ha giudicato inutile il tentativo di correggere parrocchie in cattive condizioni. I fedeli, a suo avviso, dovrebbero andare dove la loro fede e quella delle famiglie vengono realmente nutrite.   «Se c’è una messa del Novus Ordo di scarsa qualità, temo che non si possa migliorare la situazione di quei sacerdoti. Quindi, meglio andare altrove», ha detto a LifeSite. «Prima pensavo: “Sostieni la tua parrocchia”. Ora non lo dico più… perché potresti perdere la fede. Vai in un posto dove pensi: “Questo è giusto, questo è autentico, questo è vero”».

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«Andateci, e se avete figli o ragazzi, andate dove possano incontrare altri giovani. È questo che stimola», ha aggiunto. «E i giovani si incontrano nel Vetus Ordo, nel Novus Ordo, ma in luoghi dove trovano il sacro, dove la liturgia è in ordine… Avete bisogno di un po’ di incoraggiamento (dalla vostra comunità parrocchiale), non lo ottenete se avete 18 anni e tutti gli altri (i parrocchiani) ne hanno 80».   Negli ultimi mesi diversi pensatori cattolici hanno discusso se i fedeli debbano cercare di «sistemare» la propria parrocchia geografica, come ha sostenuto lo scrittore Patrick Neve in un articolo di gennaio su Substack intitolato «La parrocchia che odi potrebbe aver bisogno di te». Altri concordano con monsignor  Mutsaerts: conta di più partecipare alla Messa dove si trova appagamento spirituale, anche percorrendo una lunga distanza.   Sul mantenimento della fede mentre la gerarchia promuove la sinodalità, uno dei temi del suo intervento, Mutsaerts ha invitato ad attenersi alle pratiche tradizionali della Chiesa e ha criticato i «frutti della sinodalità».   «Beh, fate le cose normali (cattoliche). Andate a una Messa con la liturgia appropriata, recitate il rosario, date il buon esempio (agli altri)», ha detto. «E se la sinodalità non significa niente per voi, non andateci; è una perdita di tempo. Sono passati otto anni e riuscite a vedere i frutti? Io no. Nient’altro che una perdita di tempo».   «Nel frattempo, attenetevi alle normali pratiche cattoliche, come ho appena accennato. Come ha sempre fatto la Chiesa cattolica, cercate la verità; la verità vi renderà liberi», ha aggiunto.   In una lettera aperta a papa Leone XIV dell’agosto dello stesso anno, monsignor Mutsaerts aveva già messo in discussione i frutti del Sinodo sulla sinodalità, esortando il papa a concentrarsi sulla salvezza delle anime anziché sulla sinodalità. Ha inoltre insistito perché i fedeli restino fedeli alla propria identità nel Signore, invece di conformarsi al mondo.   «Stiamo cercando di essere così comodi per il mondo secolare. No! Qual è la nostra identità? (Dobbiamo) rimanere fedeli all’identità… Gesù Cristo», ha detto. «Lui è il Signore, e ha fondato la Chiesa, e quello che possiamo fare è ciò che ha fatto Gesù… come disse durante l’Ultima Cena: “Vi ho dato un esempio, non voglio essere acclamato o altro”. Sta dicendo: “Seguite le mie orme”, (quindi) fate come ha fatto Lui e chiedete al buon Dio in preghiera cosa ha in mente per voi».   «Lui può usare chiunque; molte persone (nelle Scritture) hanno avuto problemi nella loro vita; Lui poteva usare tutti loro. Giona, Abramo, Mosè, Davide, tutti gli apostoli. Non perdete mai la speranza; continuate ad andare avanti».   Interrogato sui consigli ai giovani che considerano una vocazione religiosa o il matrimonio in un momento di crisi, Mutsaerts ha ribadito l’importanza di una buona vita cattolica.   «Una cosa molto importante: andate a Messa, anche se non significa molto per voi, o magari l’omelia è un po’ noiosa, o totalmente noiosa, andate a Messa e cercate di trovare una parrocchia dove la Messa sia accettabile, ovviamente. Andate a Messa, recitate il Rosario; è un’arma molto potente», ha detto. «Leggete buoni libri, ce ne sono a bizzeffe. Andate su internet e ascoltate buoni podcast ; ci sono ottimi podcast cattolici».   «Vivete secondo la fede, perché altrimenti è inutile. Se guardate le vite dei santi, non sono facili», ha aggiunto. «Nessuno ha avuto una vita facile, ma ne vale la pena se si vive per qualcosa per cui vale la pena vivere e morire».

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Il prelato neerlandese proseguito invitando a cercare la verità e a non lasciarsi raccontare dal mondo quelle che ha chiamato sciocchezze. Chi finisce nel relativismo, nel secolarismo e nel soggettivismo, ha detto, è sulla strada sbagliata: c’è una verità che vale per tutti, come la gravità, che piaccia o no. Se non si vive secondo quella verità, qualcosa va storto. Dio è misericordioso, sempre, ma chi va contro natura ne scopre le conseguenze; serve quindi una sana fede cattolica.   Sua Eccellenza ha aggiunto che conta anche leggere i Padri della Chiesa, mantenere il senso dell’umorismo perché «se non sai ridere, non sei cattolico» e, naturalmente, «concedersi un sigaro e un drink di tanto in tanto».   Il Mutsaertso a inizio anno aveva definito la teologia progressita come «pericolo dall’interno della Chiesa» e l’aborto come «tirannia dei forti contro i deboli».   Come riportato da Renovatio 21, cinque mesi fa il vescovo era stato gravemente ferito in un incidente stradale.    

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Spirito

Magistero Liquido

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Un articolo di Robert Morrison, pubblicato sul sito web The Remnant il 4 settembre, riporta che Leone XIV ha aperto il suo ciclo di catechesi per l’anno 2026-2027 ricordando che Giovanni XXIII, all’inizio del Concilio Vaticano II, aveva denunciato quei «profeti di sventura» che, «pur animati da zelo religioso […] ripetono incessantemente che la nostra epoca, rispetto ai secoli passati, è di gran lunga peggiore…».

 

L’attuale pontefice condivide questo giudizio e invita i fedeli all’impegno sociale: «Con Cristo e sostenuti dalla potenza del suo Spirito, i credenti sono chiamati ad assumersi la responsabilità delle difficoltà dei loro fratelli e sorelle, specialmente di coloro che sono schiacciati dall’ingiustizia, dalla discriminazione e dalla violenza».

 

A sostegno di questa affermazione, il pontefice recita una preghiera molto personale: «Signore della Vita, ci hai donato l’acqua, fonte di fecondità, freschezza e speranza. Essa disseta, fertilizza la terra e guarisce le ferite. […] Possa la nostra cura per l’acqua essere segno d’amore per il Creatore e di impegno per la vita dei poveri, educando le nuove generazioni a valorizzarla e proteggerla. Amen».

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Così detto, comprendiamo meglio chi siano i «profeti di sventura» del XXI secolo. Secondo Leone XIV, essi possiedono solo «passività e indifferenza di fronte agli eventi, alla storia e alla vita delle persone, soprattutto di fronte ai rapidi e profondi cambiamenti che stiamo vivendo oggi». Mentre, secondo padre Yves Congar, con «la Costituzione pastorale Gaudium et Spes […] la Chiesa del Concilio Vaticano II si è apertamente collocata nel mondo pluralistico odierno; e, senza rinnegare nulla della sua grandezza, ha spezzato gli ormeggi che la tenevano ancorata alle rive del Medioevo». E ha aggiunto inequivocabilmente: «Non possiamo rimanere ancorati a un momento specifico della storia. Mons. Lefebvre parla del “regno di Nostro Signore Gesù Cristo sugli individui, sulle famiglie e sulle società civili”. Sembra di ascoltare Pio X o Pio XI». (1)

 

Infatti, Pio XI, nella Quas primas, dichiarò che «l’effusione di mali sul mondo derivava dal fatto che la maggior parte delle persone aveva rimosso Gesù Cristo e la sua santissima legge dalle abitudini della propria vita individuale, familiare e pubblica», e che, di conseguenza, «una ferma speranza di pace duratura tra i popoli non avrebbe mai potuto risplendere finché individui e nazioni si fossero rifiutati di riconoscere e proclamare la sovranità del nostro Salvatore».

 

Il suo successore, Leone XIV, non condivide questa visione; rimane in silenzio sul regno sociale di Gesù Cristo, ma invita i fedeli a implorare la grazia di Dio affinché possano preservare l’acqua con giustizia. Sulla stessa linea, il 1° ottobre 2025, benedisse un blocco di ghiaccio che si stava sciogliendo per mettere in guardia il mondo dal pericolo del riscaldamento globale.

 

Ieri una benedizione dell’acqua solidificata in ghiaccio, oggi una preghiera per la giusta distribuzione dell’acqua liquida, domani un sermone sul vapore acqueo… Tale è il magistero «sinodale», come l’acqua che protegge con tanto zelo. Sempre meno consistente, sempre più evanescente.

 

Padre Alain Lorans

 

NOTE

P. Congar, La crise dans l’Église et Mgr Lefebvre, Cerf, 1976

 

Articolo previamente apparso su FSSPX.News

Questo articolo è un editoriale di DICI, una rivista mensile di informazione e analisi (in francese)  sulla Fraternità Sacerdotale San Pio X, alla quale è possibile abbonarsi utilizzando il modulo in fondo a questa pagina.

 

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Mons. Schneider: la gerarchia ecclesiastica promuove «eresie sfacciate» che rasentano l’«apostasia»

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Sabato scorso, durante un discorso, il vescovo Athanasius Schneider ha affermato che la Chiesa sta assistendo a una «acquisizione ostile» dall’interno della propria gerarchia, che promuove «eresie sfacciate» al limite dell’apostasia. Lo riporta LifeSite.   Aprendo il suo intervento alla Conferenza sull’Identità Cattolica (CIC) del 2026, il 3 ottobre, il vescovo ausiliare di Astana, in Kazakistan, ha detto che Dio, nella Sua Divina Provvidenza, ha permesso una crisi senza precedenti nella Chiesa, segnata da un’acquisizione ostile dentro la sua «struttura amministrativa». Il prelato del Centrasia ha precisato che questa «acquisizione ostile» non si limita alla diffusione di ambiguità dottrinali da parte della gerarchia, ma include anche «eresie sfacciate» che in alcuni casi rasentano l’apostasia.   «L’imperscrutabile provvidenza di Dio ha permesso che fossimo testimoni di una crisi senza precedenti per la Chiesa. Un’acquisizione ostile all’interno della struttura amministrativa strategica della Chiesa cattolica», ha affermato. «Una crisi caratterizzata dalla diffusione non solo di velenose ambiguità dottrinali, ma anche di sfacciate eresie tra le fila dell’alto clero. Un fenomeno che in alcuni casi sfiora l’apostasia».

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Negli ultimi anni diversi prelati di spicco hanno criticato documenti vaticani ritenendoli perlomeno vicini all’eresia. A maggio Schneider ha contestato la Relazione finale del Gruppo di studio sinodale 9, che suggeriva che le «relazioni» omosessuali potrebbero non essere peccaminose. All’epoca osservò che ciò richiamava la storia del serpente nel Giardino dell’Eden e che aveva «oltrepassato il confine tra ortodossia ed eresia».   Monsignore ha poi ricordato che Cristo è venuto a convertire il mondo, non a essere «del mondo», e ha criticato aspramente la gerarchia per aver cercato la pace con un mondo nemico di Nostro Signore e della Sua Chiesa.   «L’amicizia di questo mondo è nemica di Dio. Ricordiamoci, quindi, che un amico di questo mondo diventa nemico di Dio (Giacomo 4, 4)», ha affermato. «Fare pace con una società o cultura umana che rifiuta la rivelazione divina e l’unicità di Cristo Salvatore significa cadere in un inganno totale, persino tradire Cristo».   Più avanti Sua Eccellenza ha invitato i fedeli a prendere la propria croce e a restare sulla barca con Cristo in questa tempesta senza precedenti, osservando che solo Dio sa quanto durerà una crisi che appare apocalittica, ma che i fedeli devono restare saldi nella fede. Ha indicato segni di speranza nella Chiesa, in particolare giovani sacerdoti, seminaristi, famiglie e laici che abbracciano la fede vera e senza tempo, e ha ricordato che Dio, alla fine, purificherà la Chiesa.   «Il Signore sta rinnovando la Chiesa ai nostri giorni, a cominciare dai più piccoli. Dalle famiglie, dalle famiglie numerose, cattoliche… dalle suore che si sacrificano nei conventi, che pregano e si dedicano alla vita contemplativa, dagli eremiti che si sacrificano per la Chiesa. Questi sono i più piccoli», ha affermato il vescovo che visse in Unione Sovietica.   «I piccoli sono anche i giovani che amano veramente la vera fede, la vera liturgia… i giovani seminaristi, i giovani sacerdoti che amano la fede cattolica di tutti i tempi e la vera liturgia di tutti i tempi», ha aggiunto. «Ci sono dunque segni di speranza. Sono piccoli, ma Dio ama comunque servirsi dei piccoli, dei piccoli, per compiere le sue opere onnipotenti».   «Questo sta accadendo ai nostri giorni. La gente potrebbe chiedersi: “La fede cattolica prevarrà di nuovo nel mondo? Se sì, come potrebbe accadere? Quanto tempo ci vorrà? E cosa dobbiamo fare?”» ha proseguito Sua Eccellenza. «Nostro Signore ha detto nel Vangelo che i cristiani sono un piccolo gregge. Non conosciamo i piani di Dio ai nostri giorni, con tutti i segni apocalittici… quando vediamo bestemmie esplicite, bestemmie contro i valori cristiani, bestemmie pubbliche contro Cristo. Ma il mondo è comunque nelle mani di Dio, non nelle mani del maligno. Il Signore è il padrone di tutta la storia… Dobbiamo credere ai nostri tempi, anche in questi orribili scenari apocalittici, anche all’interno della Chiesa, che Dio trarrà un bene maggiore da questa situazione attuale, che purificherà la Chiesa».   Come riportato da Renovatio 21, a settembre monsignore Schneider aveva dichiarato che la sinodalità è una «parola in codice per minare la dottrina cattolica». Il vescovo aveva contestato l’affermazione di papa Leone riguardo ad una presunta minore partecipazione attiva del popolo ai tempi della messa in latino.   Il vescovo, proveniente da una famiglia di tedeschi del Volga deportati da Stalin nel Kirghizistan sovietico dove la comunità cattolica ha subito un’automatica e sanguinaria persecuzione, ha dichiarato che essere conformi alle limitazioni contro la Santa Messa in rito antico poste da Bergoglio rappresentano «falsa obbedienza», e che la Santa Messa vetus ordo va portata avanti anche a costo di un «esilio liturgico».   Come riportato da Renovatio 21, Schneider è noto anche per la sua opposizione alle restrizioni pandemiche («il COVID sta creando una società di schiavi», ha dichiarato tre anni fa) e ai vaccini prodotti con feti abortiti, un’operazione pubblica considerata come «ultimo passo del satanismo».   In un’accorata lettera alle persone che perdevano il lavoro a seguito del loro rifiuto alla vaccinazione obbligatoria con linee cellulari di bimbi sacrificati, il vescovo parlò del «prezzo della verità sul vaccino COVID-19».   Il 4 dicembre 2018 Mons. Schneider, vescovo ausiliare di Maria Santissima ad Astana (Kazakistan) scrisse a Renovatio 21, che lo aveva informato della battaglia intrapresa dal gruppo contro l’uso delle cellule di feto abortito nell’industria vaccinale, sfociata poi nel convegno «Fede, Scienza, Coscienza» tenutosi a Roma nel marzo 2019.   «Volentieri appoggio la Vostra nobile e necessaria iniziativa» scrisse monsignor Schneider a Renovatio 21 «per combattere la barbarie del nuovo cannibalismo dell’uso delle linee cellulari di feti abortiti in numerosi vaccini».

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Come riportato da Renovatio 21, in dichiarazioni di poche settimane fa monsignor Schneider aveva dichiarato che un numero considerevole di figure apicali della Chiesa ha di fatto perso la fede.   «Vogliono un’altra Chiesa: metà protestante, metà mondana, adattata all’impressione del mondo», ha detto Schneider allo scrittore e podcasterro cattolico Matt Gaspers durante una discussione più ampia sul Concilio Vaticano II e la Fraternità Sacerdotale San Pio X.   «Negli ultimi 60 anni ce ne sono stati un numero considerevole. Hanno influenza nella Chiesa (…) Hanno promosso tutto ciò con convinzione interiore, con il desiderio di cambiare veramente la fede cattolica, di adattarla completamente al mondo e di avere una nuova religione che sia relativistica, una sorta di sincretismo», ha affermato il vescovo.   Come riportato da Renovatio 21, in un testo pubblicato giorni fa monsignor Schneider aveva dichiarato che le generazioni future rimpiangeranno le scomuniche della FSSPX. In un’altra comunicazione di questa primavera il vescovo aveva esortato a sostenere la Fraternità fondata da monsignor Lefebvre, arrivando a dire che la scomunica sarebbe invalida.   Precedentemente monsignor Schneider aveva dato una risposta al cardinale Fernandez e lanciato un appello a Leone XIV riguardo il tema delle nuove consacrazioni FSSPX del prossimo primo luglio. Il vescovo aveva inoltre raccontato che lo stesso pontefice regnante gli avrebbe detto di aver incontrato tanti giovani convertiti attraverso la Messa in latino.   Il mese scorso in un’intervista aveva dichiarato che la crisi nella Chiesa è provocata dall’infiltrazione della massoneria al suo interno. In una conversazione con un vaticanista aveva rivelato che vari vescovi segretamente non si sottomettono agli insegnamenti di Bergoglio.   Il vescovo, che è etnicamente tedesco, due mesi fa aveva accusato i vescovi germanici coinvolti nel progetto del «Cammino Sinodale», dicendo che passeranno alla storia come una «grande vergogna» per aver tradito la fede cattolica.  

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