Vaccini
Liberi di scegliere quando morire. Non liberi di scegliere quando vaccinare
Che i bambini siano diventati ormai facile strumento e oggetto di una propaganda politica ed economica è dato assodato: in nome delle farmaceutiche, si creano le punizioni sociali di questo secolo: l’emarginazione, la ridicolizzazione e il marchio a fuoco del bambino che merita di essere evitato.
I danni della legge 119/2017 non saranno solo di carattere fisico – cioè con reazioni avverse che si mostreranno via via sempre maggiori, nonostante l’insabbiamento calato ad hoc – ma anche di carattere psico-sociale e quindi psico-somatico.
Certificato questo dato, che è di carattere generale, vediamo come anche nei singoli casi, fra le mura domestiche, i bambini diventano oggetto di contesa. E cosa c’è di meglio se non l’argomento dei vaccini?
Padre “no-vax” e mamma “pro-vax”, forse agli sgoccioli di una separazione che troppo tardava ad arrivare. Ed ecco la discussione perfetta, il terreno fertile per attuare già un processo di divorzio ideologico, che precede quello coniugale probabilmente.
La donna vuole a tutti i costi vaccinare la bambina, e il padre, già definito da tutte le testate di regime come «attivista no-vax», si rifiuta di dare il suo consenso perché convinto che le vaccinazioni di massa non siano fatte per la figlioletta di 13 mesi.
Ma no vaccinazioni, no asilo.
«Asl, carabinieri, assistenti sociali, scuola se ne lavano le mani – ha dichiarato la madre disperata – Io non posso firmare il modulo di consenso informato e dichiarare che anche l’altro genitore è d’accordo: sarebbe un falso passibile di denuncia”»
La contraddizione legislativa pare farsi sempre più evidente, perché obbligo legislativo e consenso informato non vanno molto d’accordo insieme. Che fare, dunque? Niente, poiché il tutto si concluderà con un braccio di ferro giuridico in Tribunale, dove la madre della bambina di appena un anno ha deciso di portare il padre dopo averlo denunziato.
Tutto sommato fino a qui, visti i tempi, si parla di ordinaria amministrazione. O forse sarebbe meglio dire di ordinaria follia.
Il bello viene però quando si scopre chi è a dare la notizia, la classica che vuole fare del caso limite la quotidianità, per alimentare ancor più un fuoco che, nemmeno troppo lentamente, sta divorando la ragione umana insieme ad ogni criterio di normalità e ponderatezza di pensiero.
La madre della bambina avrebbe inviato una mail di richiesta di aiuto all’Associazione Luca Coscioni, il qual tesoriere è un certo Marco Cappato.
Sulle colonne de La Stampa l’Associazione radicale riporta stralci della missiva arrivata, lasciando anonimi sia i nomi dei due genitori coinvolti, che la provenienza della richiesta di aiuto.
La domanda è stata subitamente accolta, e anzi l’assistenza legale sarà data gratuitamente. Non con una semplice posizione neutra per offrire assistenza legale indistintamente, ma con un’idea chiara dell’importanza ineluttabile delle vaccinazioni obbligatorie.
A dirlo è l’avvocato Filomena Gallo, che fra le altre cose invita tutti i genitori venutisi a ritrovare in queste situazioni a chiedere aiuto a loro. Le motivazioni di questa presa a carico sarebbero, a quanto pare, di natura scientifica oltre che legale:
«Il problema è reale perché la signora non può far vaccinare la bambina contro la volontà dell’altro genitore, poiché dovrebbe firmare un modulo di consenso informato e dichiarare che anche il papà è d’accordo. In questo caso un falso passibile di denuncia. L’unica soluzione è quella di rivolgersi al Tribunale dei minori, perché entrambi i genitori esercitano la patria potestà, ma in assenza del consenso di uno dei due è il giudice che autorizza. Nell’arco di un mese il magistrato autorizzerà la vaccinazione, perché qui parliamo della salute del bambino e degli altri piccoli, con i quali entra in contatto, ma che non possono immunizzarsi per motivi di salute. Quindi si esce dalla sfera dei diritti personali e si entra in quella dei diritti di terzi».
“Dove sono i diritti tanto sbandierati dai radicali? Dov’è la libertà di scegliere indistintamente senza avere leggi che obblighino ad un dato trattamento sanitario? Dove sta la libertà di cura, la libertà di decidere quando, come e dove morire? Possibile che solo con i vaccini il giochino ignobile smetta di funzionare?”
Curioso. Veramente molto curioso che un’Associazione nata per difendere le idee radicali, dall’aborto all’eutansia, passando per la fecondazione in vitro, si prenda a cuore la salute dei terzi. Oltre alla voragine scientifica rispetto alla cosiddetta herd immunity a cui l’avvocato Gallo si riferisce palesemente, vi è una leggera marcata contraddizione di fondo: l’impostazione è insomma viziata fin dalla radice.
Dove sono i diritti tanto sbandierati dai radicali? Dov’è la libertà di scegliere indistintamente senza avere leggi che obblighino ad un dato trattamento sanitario? Dove sta la libertà di cura, la libertà di decidere quando, come e dove morire? Possibile che solo con i vaccini il giochino ignobile smetta di funzionare? Permettete dunque che sia lecito e doveroso qualche dubbio. Se anche i radicali si piegano all’obbligo delle vaccinazioni di massa, allora il pesce puzza ampiamente dalla testa. D’altronde, quando i bambini danneggiati gravemente da vaccino saranno troppi e daranno fastidio, vi è già chi saprà cosa farne.
Quanto all’uscita «dalla sfera dei diritti personali» per entrare in quella dei «diritti dei terzi», sarebbe interessante se la suddetta Associazione ci spiegasse dove sta il confine fra le due cose: dove sono i diritti di tutti i bambini ammazzati dentro il ventre delle madri? Dove sono i diritti di quei bambini che in Belgio possono essere ammazzati perché considerati «terminali”»e quindi indegni di vivere, costringendoli, fra una dose di morfina e l’altra e in un età che non contempla un chiaro uso della ragione, a dire «sì, voglio morire». Dove stanno i diritti di tutti quei «terzi» embrioni prodotti in vitro che vengono scartati e gettati via come spazzatura, e quegli altri che giacciono appesi fra la vita e la morte in un congelatore? Nel 2015, in Italia, per far nascere 7.695 bambini sono stati utilizzati 78.874 embrioni.
Guarda caso: a quei restanti 71.179 nessuno restituirà più nessun diritto.
Vaccini
Gemelli di 18 mesi morti dopo la vaccinazione
Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.
La polizia di Payette, Idaho, ha dichiarato di stare ancora indagando sulla morte dei gemelli di 18 mesi Dallas e Tyson Shaw, deceduti nella loro casa in Idaho una settimana dopo aver ricevuto il vaccino antinfluenzale e altre vaccinazioni di routine. Le autorità continuano a trattenere i dati e non hanno rivelato la causa o le modalità del decesso, citando un’indagine in corso.
Otto mesi dopo la morte di due gemelli di 18 mesi nella loro casa in Idaho, pochi giorni dopo aver ricevuto il vaccino antinfluenzale e altre iniezioni di routine, la polizia di Payette ha dichiarato a KTVB, affiliata della NBC Idaho, che il caso rimane aperto. Tuttavia, le autorità non hanno rilasciato nuove informazioni.
A maggio i genitori hanno dichiarato a CHD.TV che la polizia li ha immediatamente trattati come sospettati.
La scorsa settimana, il capo della polizia di Payette, Gary Marshall, ha dichiarato a KTVB che le morti di Dallas e Tyson Shaw restano «sotto inchiesta» e che «non ci sono nuove informazioni che possono essere diffuse».
I funzionari hanno respinto le richieste di accesso ai documenti pubblici presentate al dipartimento di polizia di Payette e all’ufficio del medico legale della contea di Ada, citando l’indagine in corso.
Le autorità non hanno reso note la causa o le modalità del decesso, e non sono stati resi pubblici i risultati degli esami tossicologici o dell’autopsia. Non è ancora chiaro se gli inquirenti continuino a considerare l’asfissia come la teoria principale o se si stiano prendendo in considerazione spiegazioni alternative.
Gli esperti legali affermano che indagini così prolungate sono insolite. Kim Mack Rosenberg, consulente legale di Children’s Health Defense, ha affermato che la maggior parte dei casi viene risolta relativamente in fretta. Tuttavia, «non è raro… che un’indagine prosegua per oltre otto mesi senza aggiornamenti concreti», ha affermato. Ma è particolarmente difficile in casi come questo, «dove la famiglia è ancora in lutto per la morte di due bambini piccoli».
I gemelli furono trovati morti in un letto condiviso nella roulotte della loro famiglia il 1° maggio 2025. Inizialmente la polizia aveva trattato il caso come un omicidio, che secondo le autorità è la norma quando un decesso avviene per cause sconosciute.
Il 7 maggio Marshall ha dichiarato che i decessi non erano stati classificati «definitivamente» come omicidi e che gli investigatori erano in attesa di ulteriori risultati, compresi i risultati degli esami tossicologici.
I decessi sono avvenuti una settimana dopo che i gemelli avevano ricevuto diversi vaccini durante una visita di controllo di routine per i 18 mesi. A maggio, la madre, Andrea Shaw, ha dichiarato a CHD.TV che lei e la suocera avevano espresso preoccupazione per il vaccino antinfluenzale a causa di una storia familiare di reazioni avverse. Ha affermato che il pediatra aveva assicurato loro che i bambini sarebbero stati bene.
Il 23 aprile 2025, gli infermieri hanno somministrato il vaccino antinfluenzale insieme alle iniezioni contro l’epatite A e il DTaP. In precedenza, i gemelli avevano ricevuto la maggior parte delle vaccinazioni infantili di routine , comprese quelle del primo anno di vita.
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I gemelli hanno avuto difficoltà a muoversi subito dopo essere stati vaccinati, ha detto la madre
Nel giro di poche ore, Andrea ha raccontato che i bambini sono diventati letargici e malati. La mattina dopo, le loro labbra erano blu e facevano fatica a muoversi. Andrea ha portato i gemelli al pronto soccorso e ha detto al medico che avevano ricevuto tre vaccini il giorno prima.
Secondo Andrea, il medico ha affermato che i bambini potrebbero «avere una brutta reazione alle vaccinazioni», ha detto alla direttrice del programma CHD.TV Polly Tommey.
Il personale ospedaliero ha dimesso i gemelli dopo che hanno mangiato ghiaccioli senza vomitare. I sintomi, tra cui diarrea, vomito e affaticamento, sono continuati per giorni.
Il padre, Nathaniel Shaw, ha poi dichiarato di essere rimasto sbalordito dalla rapidità con cui le condizioni dei bambini erano cambiate. Nel giro di 24 ore, i bambini erano passati dall’essere «bambini perfettamente spensierati e attivi» a «sembrare morenti», ha raccontato a Tommey.
La mattina del 1° maggio, Andrea trovò entrambi i bambini privi di sensi. Furono chiamati la polizia e i paramedici e gli investigatori si concentrarono immediatamente sui genitori. Andrea e Nathaniel hanno dichiarato a CHD.TV di essere stati trattati come sospetti.
«Hanno detto che non era una questione medica, che avevano pensato a un’asfissia, e che presumibilmente avevo avuto un blackout post-partum devastante e che l’avevo fatto ai miei figli», ha detto Andrea. La coppia non aveva altri figli.
La famiglia ha presentato una segnalazione al Vaccine Adverse Event Reporting System, o VAERS.
A fine maggio 2025, un portavoce della famiglia ha dichiarato che gli investigatori erano ancora in attesa dei referti tossicologici e non avevano escluso i genitori. La polizia non ha reso pubblici i nomi di alcun sospettato.
«Questi ragazzi erano la luce del mondo per tutti coloro che entravano in contatto con loro», ha detto Nathaniel.
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Vaccini
I ricercatori trovano DNA residuo, non rilevato dai test standard, nei vaccini mRNA contro il COVID
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I produttori «devono aver saputo» che il DNA residuo era ancora presente
McKernan, direttore scientifico e fondatore di Medicinal Genomics, ha sollevato per la prima volta preoccupazioni sulla contaminazione del DNA nei vaccini contro il COVID-19 nel 2023. È stato allora che il suo laboratorio ha sequenziato i vaccini contro il COVID-19 di Moderna e Pfizer e ha scoperto la presenza di DNA residuo che ha accusato Pfizer di aver eliminato dai dati forniti dall’azienda alle autorità di regolamentazione. Il laboratorio di McKernan ha testato i vaccini e ha scoperto che, invece di contenere solo mRNA, i vaccini Pfizer contenevano anche plasmidi di DNA, piccole molecole di DNA circolari a doppio filamento, distinte dal DNA cromosomico di una cellula. McKernan ha spiegato che per produrre i vaccini a mRNA, i laboratori utilizzano un processo chiamato «trascrizione in vitro» per produrre le molecole di RNA necessarie. Per produrre le molecole di RNA, gli scienziati progettano uno stampo di DNA che innesca la produzione della sequenza di RNA desiderata. Un enzima che riconosce questo segnale copia quindi il DNA in RNA. Tuttavia, per funzionare correttamente, il DNA nel modello deve essere amplificato. Per gli studi clinici, Pfizer ha amplificato il DNA utilizzando la PCR (reazione a catena della polimerasi), un metodo chiamato «Processo 1», che ha creato una versione pulita del DNA per produrre l’RNA. Tuttavia, il Processo 1 era costoso. Quindi, per produrre in serie i vaccini per il pubblico, Pfizer ha utilizzato il «Processo 2», che utilizzava un metodo diverso per amplificare il DNA. Il Processo 2 è più economico e semplice, ma comporta il rischio di introdurre sequenze non presenti nel DNA originale. McKernan ha definito questo passaggio dal Processo 1 al Processo 2 un «esca e cambio». In un recente video di Substack, ha affermato che il cambiamento è stato «una mossa premeditata». «Si possono capire quali siano le loro intenzioni dai test che hanno sviluppato», ha detto. «E da quello che hanno fatto si capisce che il loro piano fin dall’inizio era quello di utilizzare sempre il Processo 2». I produttori sono tenuti a digerire e rimuovere tali sequenze, cosa che hanno fatto in questo caso utilizzando un enzima chiamato desossiribonucleasi o DNasi. Tuttavia, nello studio pre-stampa, i ricercatori hanno riferito che in tutti i casi esaminati, l’enzima non ha distrutto completamente le sequenze. «In questo nuovo articolo abbiamo dimostrato una teoria sul perché e sul come il DNA sia finito nelle fiale di Moderna e Pfizer«, ha dichiarato Rose, coautore del documento, a The Defender. «C’è DNA in ogni singola fiala testata fino ad oggi. Questo è stato riprodotto in diversi laboratori in tutto il mondo utilizzando diverse tecniche. E il DNA proveniva dall’ibridazione RNA:DNA come parte del processo di upscaling del Processo 2». Rose ha aggiunto: «Questi ibridi non erano degradabili dall’enzima che i produttori hanno scelto di utilizzare per eliminare il DNA residuo come fase finale del processo, e devono averlo saputo perché è risaputo nel settore che l’enzima da loro selezionato non degrada gli ibridi. È scandaloso quello che hanno fatto».Iscriviti al canale Telegram ![]()
I regolatori utilizzano limiti di sicurezza sbagliati e strumenti sbagliati per cercare frammenti di DNA
Le linee guida normative generalmente limitano il DNA residuo a 10 nanogrammi per dose. Tuttavia, gli autori hanno affermato che la DNasi non digerisce tutto il DNA allo stesso modo. Su Substack, McKernan ha spiegato che il limite di 10 nanogrammi è obsoleto perché è stato creato partendo dal presupposto che il DNA residuo sia «DNA nudo», che si degrada rapidamente. Ma il DNA nei vaccini contro il COVID-19 è incapsulato nelle nanoparticelle lipidiche, quindi non si degrada altrettanto rapidamente. Il problema di sicurezza dei vaccini contro il COVID-19 non è legato al peso, ma al numero di frammenti di DNA: più frammenti presentano un rischio maggiore che il DNA venga integrato nelle cellule esistenti. Alcune sequenze di DNA si ibridano con i corrispondenti trascritti di RNA, che trasportano le informazioni genetiche del DNA utilizzato per la costruzione delle proteine. Secondo gli autori, questi ibridi RNA:DNA sono significativamente più resistenti alla «digestione con DNasi I» rispetto al tipico DNA a doppio filamento. Poiché la regione del gene spike viene trascritta in grandi quantità nell’mRNA, è particolarmente incline a formare tali ibridi. Sebbene i produttori siano consapevoli di questo problema, i test normativi si basano in genere su una singola tecnica di laboratorio che amplifica e misura una specifica sequenza di DNA, chiamata «test qPCR». Tale metodo viene utilizzato solo per colpire il gene di resistenza alla kanamicina (KAN), una regione plasmidica che non viene trascritta ed è altamente sensibile alla digestione con DNasi. Secondo lo studio, questo approccio crea un pregiudizio sistematico: il DNA più facile da distruggere è anche quello che viene misurato, mentre le regioni più resistenti non vengono in gran parte conteggiate. Su Substack, McKernan ha affermato che questo è stato voluto. «I test che hanno progettato non sono stati concepiti per trovare cose». Karl Jablonowski, ricercatore senior del CHD, ha affermato: «Le autorità di regolamentazione hanno sfruttato ‘un solo target di test per il controllo di qualità da parte dello sponsor del vaccino. Non hanno verificato la qualità, né lo ha fatto una terza parte. Grazie a questo approccio, «coloro che avrebbero tratto profitto dai vaccini hanno progettato il test e ne hanno testato la qualità», ha affermato Jablonowski. «Hanno scelto un test che aveva meno probabilità di produrre un esito negativo. Un’alternativa perfettamente utilizzabile e validata era già a loro disposizione, ma i risultati potrebbero aver bloccato l’intera impresa».Aiuta Renovatio 21
I livelli di DNA variano di oltre 100 volte a seconda del test utilizzato
I ricercatori hanno confrontato i test qPCR mirati a diverse regioni plasmidiche, anziché solo alla regione KAN. Hanno riscontrato discrepanze superiori a 100 volte nella concentrazione di DNA misurata nelle diverse regioni plasmidiche. I test che hanno preso di mira la proteina spike hanno costantemente rilevato una quantità di DNA residuo molto maggiore rispetto ai test che hanno preso di mira il gene KAN o altre posizioni. Le misurazioni fluorometriche, un diverso tipo di test che rileva le sostanze prendendole di mira con luce fluorescente, hanno mostrato livelli di DNA da 15 a 48 volte superiori al limite raccomandato dalla Food and Drug Administration statunitense in tutti i lotti di vaccini testati. Gli autori hanno verificato se gli ibridi RNA:DNA fossero responsabili della discrepanza e hanno trovato prove del contrario. Hanno anche chiesto a un’azienda indipendente, Oxford Nanopore Technologies, di confermare la presenza di lunghe molecole di DNA. Le molecole più lunghe hanno maggiori probabilità di essere espresse dalle cellule ospiti rispetto a quelle più piccole, hanno osservato. I ricercatori hanno concluso che gran parte del DNA residuo rilevato nei vaccini esiste in forme ibridate che resistono proprio all’enzima specificato per l’eliminazione del DNA residuo nelle attuali linee guida di produzione e che il tipo di test utilizzato probabilmente non rileverà il DNA residuo.Iscriviti al canale Telegram ![]()
Gli autori mettono in discussione il processo normativo e chiedono cambiamenti
Gli autori concludono che l’attuale affidamento normativo su un singolo bersaglio qPCR sensibile alla DNasi non è adeguato per identificare le impurità del DNA nelle terapie a mRNA. Il suo utilizzo ha portato le autorità di regolamentazione a «sottostimare sistematicamente il carico totale di DNA plasmidico residuo». Raccomandano invece che gli enti regolatori impongano un approccio multi-metodo che includa la fluorometria controllata da RNasi, il test di più target qPCR in regioni diverse e il sequenziamento per la caratterizzazione dei frammenti. Hanno anche affermato che un diverso enzima ingegnerizzato per la scomposizione del DNA o dell’RNA, chiamato DNasi I-XT, funziona meglio per rimuovere il DNA residuo in tutte le posizioni. Gli autori hanno concluso sollevando una serie di questioni che, a loro avviso, devono essere approfondite. Hanno chiesto perché le autorità di regolamentazione non impongano altri e migliori test per la contaminazione del DNA, dato che esistono metodi più completi. Hanno chiesto una «rivalutazione completa degli attuali standard di quantificazione del DNA e dei controlli di produzione per le terapie a base di modRNA-LNP». Hanno affermato che è preoccupante che le autorità di regolamentazione richiedano test PCR multi-target per i test COVID-19 per evitare falsi negativi. Ma accettano test a bersaglio singolo per il controllo di qualità del vaccino, un contrasto che, a loro dire, merita un esame più approfondito. Hanno chiesto un’indagine sulla decisione di passare dal Processo 1 al Processo 2, «dato che questi prodotti biologici erano obbligatori in molte giurisdizioni – spesso esenti da responsabilità – e hanno raggiunto miliardi di persone, l’attenzione al controllo di qualità e alle GMP deve superare gli standard dei prodotti farmaceutici destinati a un sottoinsieme di persone. Questi prodotti sono stati somministrati universalmente ad anziani, infermi, donne incinte e neonati». Brenda Baletti Ph.D. © 12 gennaio 2026, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD. Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Vaccini
Causa di Bayer sostiene che Pfizer e Moderna hanno utilizzato la tecnologia OGM di Monsanto per i vaccini COVID
Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.
Martedì Bayer ha intentato una causa federale, accusando Pfizer, Moderna e Johnson & Johnson di aver utilizzato illegalmente la tecnologia di ottimizzazione dell’mRNA – originariamente sviluppata da Monsanto per modificare geneticamente le colture – come piattaforma per i loro vaccini contro il COVID-19, ha riportato Reuters. Bayer ha acquisito Monsanto nel 2018.
Bayer ha intentato causa presso un tribunale federale contro i produttori di vaccini contro il COVID-19 Pfizer, Moderna e Johnson & Johnson (J&J).
Martedì il colosso chimico ha accusato le case farmaceutiche di aver utilizzato illegalmente la tecnologia di ottimizzazione dell’mRNA, originariamente sviluppata da Monsanto, come piattaforma per i loro vaccini contro il COVID-19, ha riportato Reuters.
Nel 2018 Bayer ha acquisito Monsanto per 63 miliardi di dollari.
Le cause legali sostengono che le tre aziende hanno utilizzato la tecnologia brevettata da Monsanto, vecchia di decenni, per rimuovere le «sequenze problematiche» dal codice genetico, al fine di migliorare la stabilità dell’mRNA e l’espressione proteica, ostacoli che i produttori di vaccini avevano precedentemente identificato come sfide chiave nello sviluppo dei vaccini.
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Sebbene la J&J abbia utilizzato un vettore virale, non la tecnologia mRNA, per il suo vaccino, la causa sostiene che la J&J si è affidata anche alle stesse tecniche brevettate di ingegneria genetica per stabilizzare e amplificare l’espressione proteica nei suoi vaccini.
«Benvenuti nel mondo dei clown», ha scritto su Substack l’epidemiologo della McCullough Foundation Nicolas Hulscher, commentando la causa.
«Una delle più grandi aziende agrochimiche al mondo, responsabile di danni ingenti causati dal suo erbicida altamente tossico glifosato, è ora in tribunale federale sostenendo che le piattaforme del mortale “vaccino” contro il COVID-19 sono state sviluppate utilizzando tecnologie OGM [organismi geneticamente modificati] rubate».
Negli atti processuali, Bayer ha dichiarato di non voler interferire con la produzione dei vaccini contro il COVID-19, né con altri vaccini a mRNA. Al contrario, intende ottenere una quota dei profitti derivanti dai prodotti farmaceutici più redditizi della storia.
Nella denuncia si afferma:
«Gli imputati hanno tratto notevoli profitti dalla vendita di vaccini illeciti in tutto il mondo. Il sistema dei brevetti fornisce un quadro importante e prevedibile per il progresso della conoscenza scientifica, consentendo alle aziende un periodo di tempo limitato per recuperare almeno una royalty ragionevole per l’uso non autorizzato delle loro invenzioni brevettate».
«I querelanti chiedono questo risarcimento di base concesso al titolare di un brevetto ai sensi della legge sui brevetti».
Pfizer e BioNTech hanno guadagnato oltre 3,3 miliardi di dollari dalle vendite globali del loro vaccino Comirnaty contro il COVID-19 solo nel 2024, mentre Moderna ha guadagnato 3,2 miliardi di dollari da Spikevax, ha riportato Reuters. I guadagni delle aziende nel 2025 derivanti dai vaccini rappresentano solo una frazione di quanto realizzato dalle case farmaceutiche al culmine della pandemia.
Bayer ha affermato che Pfizer e BioNTech hanno registrato vendite per oltre 93 miliardi di dollari grazie al loro vaccino.
J&J ha smesso di vendere i suoi vaccini contro il COVID-19 negli Stati Uniti nel 2023.
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Bayer cerca una quota dei profitti passati e futuri del vaccino COVID
Le cause legali sostengono che la pandemia ha causato più di 7 milioni di morti in tutto il mondo e 1,2 milioni negli Stati Uniti e attribuiscono all’operazione Warp Speed il merito di aver salvato milioni di vite.
Tuttavia, sostengono, dietro questo «successo» ci sarebbe l’uso non autorizzato della tecnologia sviluppata da Monsanto negli anni ’80 e per la quale aveva depositato un brevetto nel 1989. L’ufficio brevetti e marchi degli Stati Uniti non ha rilasciato il brevetto fino al 2010.
Tutti e tre i casi si concentrano sulla tecnica del «brevetto ‘118» che ha permesso loro di modificare una sequenza genica strutturale riducendo le sequenze destabilizzanti e sostituendo codoni diversi.
I codoni sono sequenze nucleotidiche che contengono istruzioni genetiche. Vengono utilizzati per aumentare la produzione proteica e migliorarne la stabilità, un processo noto come «ottimizzazione dei codoni».
Bayer e Monsanto fanno risalire l’invenzione agli scienziati della Monsanto, il dott. David Fischhoff e il dott. Fred Perlak, che svilupparono la tecnologia per modificare geneticamente le colture in modo che fossero resistenti a parassiti e virus.
Secondo la denuncia, gli scienziati di Monsanto hanno scoperto che alcune sequenze ricorrenti nei geni potrebbero innescare instabilità e scarsa espressione. La creazione di geni in grado di codificare una proteina senza quelle sequenze ha aumentato drasticamente la produzione di proteine nelle cellule vegetali e animali.
Il processo da loro sviluppato a tale scopo «rappresenta un’importante scoperta che può apportare benefici ad applicazioni in altri settori oltre a quello agricolo», si legge nelle denunce, «compreso quello farmaceutico».
Tutte e tre le denunce sostengono che ciascun imputato ha utilizzato il metodo brevettato da Monsanto per rimuovere circa 100 «sequenze problematiche» dalle istruzioni genetiche della proteina spike del SARS-CoV-2, al fine di aumentarne la stabilità e l’espressione. Il processo è stato utilizzato per migliorare l’efficacia dei vaccini.
Bayer ha richiesto un processo con giuria e chiede di ricevere parte dei proventi già generati dai vaccini, insieme alle royalty sulle vendite future.
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La Bayer ha subito un duro colpo finanziario per l’erbicida Roundup della Monsanto
Da quando ha acquisito Monsanto, Bayer ha subito ingenti perdite finanziarie in un’ondata di cause legali che miravano a ritenere Bayer responsabile del cancro causato dal glifosato, un ingrediente chiave dell’erbicida Roundup di Monsanto.
Le cause legali hanno costretto Monsanto a rimuovere il glifosato dal Roundup venduto ai consumatori, ma non dalla formulazione commerciale utilizzata dagli agricoltori.
Bayer ha pagato circa 11 miliardi di dollari per chiudere quasi 100.000 cause legali. Circa 61.000 cause sono ancora pendenti.
L’azienda sta portando avanti iniziative legislative in diversi stati per modificare le leggi e tutelarsi da future controversie simili.
Bayer ha anche chiesto alla Corte Suprema degli Stati Uniti di pronunciarsi su una causa che il colosso chimico ha perso in un tribunale di grado inferiore. Il caso chiede alla Corte di stabilire che, se l’Agenzia per la Protezione Ambientale degli Stati Uniti non richiede un’avvertenza di sicurezza sull’etichetta di un pesticida, gli stati non possono richiedere avvertenze simili e i consumatori non possono quindi citare in giudizio i produttori di pesticidi per non averli avvertiti di potenziali rischi per la salute.
Venerdì la corte si riunirà per decidere se esaminare il caso.
Monsanto produce semi geneticamente modificati Roundup Ready, progettati per coltivare mais e soia in grado di sopravvivere alla spruzzatura di glifosato, introdotta per la prima volta dall’azienda nel 1996.
Brenda Baletti
Ph.D.
© 8 gennaio 2026, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD.
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