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Spirito

Miseria spirituale mondiale: i frutti del Vaticano II

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Sul sito web del quotidiano catalano La Vanguardia del 24 dicembre 2022, abbiamo appreso che la Chiesa in Spagna ha perso il 40% dei suoi seminaristi negli ultimi vent’anni. Alla fine del Concilio, nel 1965, i seminaristi erano 8000, nel 2000 erano ancora 1737, nel 2020 erano solo 1028.

 

 

L’arcidiocesi di Barcellona, ​​che conta 2 milioni di cattolici, ha solo 26 seminaristi. Nella stessa provincia catalana, la diocesi di Girona conta poco più di 100 sacerdoti la cui età media è di 73 anni, e si occupano di 394 parrocchie, e nella diocesi di Vic, dal 2003 sono morti 144 sacerdoti, e solo 15 sono stati ordinati.

 

A livello europeo: dal 2000 al 2019 la Spagna è passata da 227 ordinazioni a 125; la Germania da 140 ordinazioni a 55; la Francia da 150 a 94; l’Italia da 520 a 310.

 

 

Grande miseria spirituale nel Granducato di Lussemburgo

Un articolo del sito lussemburghese Wort, del 16 febbraio 2023, mostra il drammatico declino spirituale in Lussemburgo tra il 2008 e il 2021. Mentre il 75% dei residenti credeva o praticava una religione nel 2008, sono solo il 48% nel 2021.

 

Condotta tra la fine del 2020 e l’inizio del 2021, questa indagine dell’European Value Survey trasmessa dall’Istituto nazionale di statistica e studi economici del Granducato del Lussemburgo (STATEC), rivela che, tra gli intervistati, il 59% ha dichiarato di non frequentare mai i luoghi di culto. Mentre il 4% vi si reca una volta alla settimana e la stessa percentuale una volta al mese, il 15,5% partecipa a una funzione religiosa solo in occasione di feste o cerimonie.

 

Mentre nel 2008 solo il 39% dei residenti affermava che «Dio non era importante nella loro vita», questa percentuale è esplosa fino a raggiungere il 60% nel 2021. Va notato che la quota di residenti senza religione è passata dal 35% al ​​44%, mentre la quota di atei è passata dal 10% al 18%.

 

Ora, dal 2011, l’arcivescovo del Granducato è il cardinale gesuita Jean-Claude Hollerich, presidente della Comece, la commissione episcopale presso l’Unione europea, e relatore generale del prossimo Sinodo sulla sinodalità.

 

Dal 1990 al 1994, Mons. Hollerich, noto per le sue idee ultra-progressiste, è stato la guida spirituale dei seminaristi lussemburghesi e il responsabile della pastorale vocazionale in Lussemburgo. È dunque con questi eloquenti risultati che il relatore generale del prossimo sinodo fornirà proposte pastorali per una migliore evangelizzazione…

 

 

Chiese in vendita in Quebec

Sul sito del Québec Estrie plus del 24 gennaio si leggeva che l’arcidiocesi di Sherbrooke stava vendendo tre nuove chiese, a causa della scristianizzazione che costringe a chiudere i luoghi di culto: «altre tre chiese in Estrie chiuderanno i battenti. Le chiese di Saint-Ephrem, a Fitch Bay, Saint-Malo e Saint-Herménégilde, nei comuni omonimi, stanno avviando un processo di invito a presentare proposte».

 

«L’obiettivo sarà quello di trovare un nuovo acquirente per questi edifici garantendo che possano rimanere al servizio della comunità. Già lo scorso novembre l’arcidiocesi ha venduto la Chiesa della Resurrezione di Cristo per 1,2 milioni di dollari canadesi alla città di Sherbrooke, che vi costruirà un asilo nido e degli alloggi popolari».

 

Di fronte a questa accelerazione delle vendite di chiese nell’Occidente un tempo cristiano, molti si pongono la questione della loro riassegnazione. Il vaticanista Sandro Magister sul suo sito Settimo Cielo del 14 febbraio scrive: «migliaia di chiese in Europa soffrono di abbandoni. Con sempre meno cattolici a messa, si ritrovano vuote. E quindi vengono chiuse».

 

«In Germania, in Olanda, in Belgio, le cifre sono da capogiro. Ma anche in Italia cresce il numero delle chiese in disuso. Qui, almeno, le chiese sono di proprietà non statale ma ecclesiastica, e quindi godono di una spontanea e durevole tutela da parte delle rispettive comunità diocesane e parrocchiali».

 

«Ma quando queste comunità si assottigliano e scompaiono, per le rispettive chiese è la fine. Rischiano seriamente di essere alienate e di finire sul mercato, trasformate magari in supermercati o in sale da ballo, o comunque in qualcosa di opposto alle finalità per cui sono sorte».

 

 

Come riassegnare le chiese?

Per questo, continua il giornalista italiano, «in Vaticano ci hanno provato a studiare come porre rimedio. A fine novembre del 2018 il pontificio consiglio della cultura presieduto dal cardinale Gianfranco Ravasi promosse un convegno alla Pontificia Università Gregoriana con delegati degli episcopati di Europa e Nordamerica, dal titolo: “Dio non abita più qui?”».

 

«Ne scaturirono delle “linee guida” che sconsigliavano “riutilizzi commerciali a scopo speculativo” e incoraggiavano invece “riutilizzi a scopo solidale”, con finalità “culturali o sociali”: musei, aule per conferenze, librerie, biblioteche, archivi, laboratori artistici, centri Caritas, ambulatori, mense per i poveri e altro. Salva restando “la trasformazione in abitazioni private” nel caso di “costruzioni più modeste e prive di valore architettonico”».

 

Ma è chiaro che il numero delle chiese abbandonate continua a crescere, e con esso la necessità di pensare a nuove assegnazioni. Sandro Magister cita un articolo di padre Giuliano Zanchi, intitolato «Diversamente chiese, la posta in gioco», apparso sull’ultimo numero di Vita e Pensiero (2022, n°6), la rivista dell’Università Cattolica di Milano.

 

Secondo il vaticanista romano, «Zanchi suggerisce di seguire, nel riutilizzo di chiese che hanno cessato di essere tali ma vogliano “riproporsi nella vita civile con funzione di crocevia culturale e soglia spirituale”».

 

«Il primo criterio, scrive, è quello che “fa leva sulla dignità artistica normalmente connessa a edifici sacri storici, che in questo particolare spirito del tempo, definito ‘post-secolarità’, ha universalmente assunto le facoltà di agire come indicatore di trascendenza”» [sic].

 

«Il secondo criterio, prosegue Zanchi, consiste invece in “quel bisogno tipico della città contemporanea” di avere aree di confine, soglie, “capaci di indirizzare verso il profondo e il trascendente, che in mancanza d’altro vengono identificati in teatri, musei, biblioteche, e altri luoghi dell’ulteriorità non utilitaristica”» [re-sic]

 

Con lo stesso gergo da sociologo, l’autore afferma che per arrivare a questa riassegnazione la «precondizione essenziale» è che vi sia nella Chiesa «una visione pastorale spiritualmente libera e capace di immaginazione, che abbia il senso della prospettiva, il talento della creatività e una visione fraterna della propria presenza nel mondo» [re-re-sic].

 

Proporremo a don Zanchi un criterio di riassegnazione molto meno gergale del suo: alcune di queste chiese minacciate di smantellamento, per mancanza di fedeli e sacerdoti, potrebbero essere affidate a comunità legate alla Tradizione che vi celebrerebbero la liturgia per la quale queste sono state costruite chiese.

 

La sfortuna di oggi è che Roma, con Traditionis custodes, si ostina a disaffezionare non le chiese, ma proprio la messa tridentina, e a promuovere una liturgia riformata che svuota le chiese e i seminari. Per uscire da questo circolo vizioso bisognerebbe permettere che avvenga «l’esperienza della Tradizione», che suppone l’estrarsi da un’ideologia conciliare, divenuta di fatto suicida.

 

 

 

 

Articolo previamente apparso su FSSPX.news.

 

 

 

 

 

Immagine di butterbits via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial 2.0 Generic (CC BY-NC 2.0); immagine modificata.

 

 

 

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Spirito

Condannati ingiustamente: rispondete con la carità

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Omelia pronunciata domenica 26 luglio 2026 presso il Seminario Saint-Curé-d’Ars di Flavigny da padre Gaud.

 

«La mia casa è una casa di preghiera, ma voi ne avete fatto una spelonca di ladri».

 

Questa è la parola che Nostro Signore pronuncia quando scaccia venditori e acquirenti dal Tempio. Poco prima, prima di entrare nel Tempio, mentre si avvicinava a Gerusalemme, Gesù pianse.

 

Quando Gesù dice questo, sta citando un profeta dell’Antico Testamento, il profeta Geremia, nel capitolo 7:

 

Non confidate in parole false, dicendo: «Questo è il tempio del Signore, il tempio del Signore, il tempio del Signore». Ecco, voi confidate in parole ingannevoli che non servono a nulla. Rubate, uccidete, commettete adulterio. Poi venite e vi presentate davanti a me in questa casa e dite: «Siamo salvati», per continuare a commettere tutte queste abominazioni. Questa casa è forse ai vostri occhi una spelonca di ladri?

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Il pericolo di una fede che rimane esteriore

Gesù vuole mostrarci un punto importante, poiché, come sapete, annuncia contemporaneamente la distruzione di Gerusalemme. Pertanto, l’insegnamento che impartisce in questo momento è fondamentale per il futuro di una società, per il futuro di una Chiesa, per il futuro di ciascuno di noi. Ciò che egli denuncia qui, come vedete, è una sorta di rifugio ingannevole nelle realtà sante.

 

Gesù non dice che il popolo ebraico rinneghi Dio. Nemmeno Geremia lo dice. Sono un popolo che crede, e credono così tanto da sentirsi al sicuro perché possiedono il Tempio di Gerusalemme.

 

Anche noi possiamo cadere nella stessa trappola, ovvero dire: «sono battezzato, vado a messa, prego, cosa ne so io? Appartengo al Tempio di Dio, che è la Chiesa Cattolica. Sono persino in comunione con Roma. Quindi va tutto bene».

 

Tutte queste realtà sono sacre, naturalmente, ma diventano pericolose se cercano di evitare una profonda conversione nei nostri cuori, di evitare un atteggiamento di verità, di rimanere superficiali.

 

I Padri della Chiesa, commentando questo passo, ammoniscono i cristiani dicendo: fate attenzione, perché quando Gesù dice questo, non si riferisce semplicemente al Tempio di Gerusalemme costruito in pietra, ma parla di voi stessi, della vostra persona, del vostro stesso corpo. San Paolo aveva affermato: «Voi siete il Tempio di Dio. Il vostro corpo è il Tempio di Dio».

 

Ciò che è importante ricordare in questo avvertimento di Gesù è cosa Dio trova in questo tempio. Quando Cristo viene, ad esempio, quando viene a voi durante la comunione, quando vi avvicinate alla Santa Mensa, Egli entra in voi. Cosa trova in questo tempio? Trova forse una tana di ladri, cioè un cuore interamente assorbito, ossessionato dalle finanze, dai beni materiali, dalle preoccupazioni di questo mondo?

 

Gesù non dice: «Non dobbiamo preoccuparci delle preoccupazioni di questo mondo», ovviamente no. Abbiamo una responsabilità in questo senso. Ma Gesù ci dice: non dobbiamo permettere che le preoccupazioni di questo mondo prendano il sopravvento al punto da invadere la nostra anima e il nostro cuore, non lasciando spazio a Dio stesso, al sacro.

 

Ed è proprio questa la domanda che ci poniamo ogni sera prima di andare a letto, quando esaminiamo la nostra coscienza: oggi, cosa ha trovato Cristo entrando nel mio cuore?

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Due tentazioni di fronte alle condanne di Roma

Vorrei applicare questo concetto agli eventi attuali e in particolare, come ben sapete, alle condanne a cui è stata sottoposta la Fraternità Sacerdotale San Pio X. Vedete, nel nostro atteggiamento verso Roma e le sue condanne si manifestano due tentazioni in qualche modo opposte.

 

La prima tentazione sarebbe semplicemente quella di affidarci alla nostra appartenenza alla Tradizione della Chiesa.

 

Il rischio che corriamo è pensare, a volte anche senza rendercene conto: «abbiamo conservato la vera, santa liturgia. Abbiamo conservato la vera dottrina della Chiesa, la santa dottrina, senza mescolarla con tutti questi errori moderni. Quindi, siamo necessariamente i più fedeli». Beh, no, non necessariamente.

 

Preservando la sacra liturgia, i veri sacramenti della Chiesa e la completa dottrina tradizionale, avete tutti i mezzi per essere i più fedeli. Ma non siamo necessariamente i più fedeli. Possiamo dire: «questa è la vera Chiesa», non «il Tempio del Signore, il Tempio del Signore«, ma «questa è la vera Chiesa, la vera Chiesa, la vera Chiesa».

 

Eppure, gli ebrei avevano il Tempio e furono condannati proprio perché erano attaccati unicamente a questa apparenza esteriore. Noi non dovremmo essere un po’ farisei, per così dire, un po’ superficiali, rivolti all’esteriorità, dicendo: «abbiamo conservato la liturgia, la fede, e perciò siamo i più puri».

 

Il cuore e l’anima devono essere in sintonia con le forme, la verità e la dottrina. Sintonizziamoci interiormente su ciò in cui crediamo. Credo, cari fratelli, che sia proprio questo che state cercando di fare bene.

 

La seconda tentazione, per certi versi opposta, è quella di coloro che, all’interno della Chiesa, diranno oggi: «Noi abbiamo il Tempio del Signore, il Tempio del Signore, e siamo in comunione con Roma, siamo in comunione con Roma, in comunione con Roma. Perciò siamo i veri fedeli. La Fraternità Sacerdotale San Pio X è deviante perché Roma ha deciso che la Fraternità Sacerdotale San Pio X sarà scomunicata».

 

Ma dobbiamo andare molto oltre. Dobbiamo porci la domanda interiormente.

 

Coloro che dicono: «siamo con il papa attuale, quindi dobbiamo avere ragione», stanno facendo esattamente ciò che Geremia denuncia riguardo agli ebrei: «abbiamo il Tempio, quindi siamo salvati. Apparteniamo visibilmente, esteriormente e legalmente all’istituzione. Quindi siamo salvati». Questo è falso. È la stessa cosa. È il pericolo della superficialità, del fariseismo. È la stessa cosa.

 

In ogni caso, per tutti i cattolici è necessario andare oltre questa superficialità. Bisogna andare al cuore della verità. E il cuore della verità, il cuore di ciò che salverà un cattolico, di ciò che salverà l’umanità sulla terra, è la conformità al Vangelo. Si vive veramente il Vangelo, conformandosi alla fede della Chiesa, alla morale della Chiesa, che non è altro che la fede tradizionale, la morale tradizionale, che il Vangelo, i Padri della Chiesa e l’intero Magistero hanno predicato per duemila anni.

 

Ma non basta averlo nella testa, indossarlo, averlo addosso, nel proprio abbigliamento, nel proprio modo di fare; bisogna averlo nel cuore. Questo è ciò che state facendo, questa è la battaglia spirituale che stiamo combattendo, e Dio sa che la nostra vita nel mondo moderno non è facile.

 

Dio ti offre molte opportunità per combattere la battaglia spirituale e rimanere fedele al Vangelo, e questo è meraviglioso. Ciò dimostra che sei veramente sincero nel cuore. Non sei superficiale perché, proprio perché, affronti le tentazioni e le combatti con perseveranza.

 

Come vedete, questo è un profondo invito da parte di Cristo oggi ad andare oltre la superficialità.

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Prima di combattere, bisogna amare

Il secondo punto importante di questo brano del Vangelo è che Nostro Signore Gesù Cristo sta per condannare Gerusalemme e dirà: “Non rimarrà pietra su pietra”. Questo è un vero giudizio di Dio. Ma prima di pronunciare questo giudizio, cosa fece? Pianse. E questo dovrebbe mostrarci l’atteggiamento che dovremmo avere anche noi: pianse su Gerusalemme.

 

Per noi è la stessa cosa nella nostra lotta per la difesa dell’autentica Tradizione cattolica, cioè della fede, per la difesa delle forme liturgiche, come diciamo oggi, della liturgia tradizionale, cioè per la validità e la fecondità dei sacramenti.

 

Prima di combattere, dobbiamo avere, come Nostro Signore Gesù Cristo, questo amore di compassione per i nostri fratelli cattolici che hanno questo atteggiamento superficiale: «abbiamo comunione con Roma, abbiamo comunione con Roma, abbiamo comunione con Roma».

 

Dobbiamo piangere per coloro che non capiscono – non li accuso, perché spesso non capiscono – che si rifugiano dietro questo atteggiamento superficiale che è una trappola, che impedisce loro di andare a fondo delle cose e di vedere che ci sono infedeltà nella santa Chiesa cattolica oggi contro le quali dobbiamo combattere.

 

È il nostro amore compassionevole per tutti i nostri fratelli e sorelle, siano essi papi, vescovi o fedeli. Dobbiamo coltivare questo amore compassionevole nelle nostre anime. Dobbiamo piangere per la Chiesa, o meglio, non per la Chiesa nel suo complesso, ma per gli uomini e le donne di ecclesiastico di oggi; dobbiamo piangere, avere questa compassione e pregare per loro.

 

E così, ancor prima di dire: «chi ci condanna si sbaglia. Papa Leone XIV, almeno a quanto pare, si sbaglia», dobbiamo piangere. Questo pianto viene dal cuore, da un amore compassionevole per le anime, per coloro che un giorno compariranno davanti al Signore.

 

Prima di correggere gli altri, dobbiamo amarli. Questo è veramente l’atteggiamento che il nostro Superiore Generale – avete tutti letto la sua lettera del 3 luglio al Papa – è il magnifico atteggiamento che ci insegna.

 

Prima di giudicare e condannare Gerusalemme, dichiarandone la distruzione, Cristo piange per amore della città e del suo popolo. La ama prima di riprendersela, e poi scende nel Tempio e scaccia i mercanti.

 

Non si sottrae al suo dovere verso lo Stato, non è un liberale; caccia i mercanti dal Tempio e ne spiega il motivo. Spiega loro i loro peccati, ma tutto ciò scaturisce da un amore immenso. Questo è l’atteggiamento che dobbiamo avere.

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«Lasciate che la carità sia la radice di tutte le vostre azioni»

Concludo citando un magnifico passo di Sant’Agostino che descrive appieno la situazione che stiamo vivendo. Si trova nel suo trattato De vera religione, capitolo 6:

 

«Spesso, la divina Provvidenza permette che le vittime di agitazioni sediziose fomentate da uomini carnali, persino i giusti, vengano esclusi dall’assemblea dei cristiani, scomunicati. Se queste persone giuste sopportano tale ingiustizia e ignominia senza spirito di scisma, senza turbare la pace della Chiesa, senza fomentare divisioni, insegnano con il loro atteggiamento verso gli uomini con quale amore sincero e vero affetto Dio deve essere servito».

 

E poi aggiunge:

 

«Il loro obiettivo è tornare non appena la tempesta si sarà placata. E se non possono, perché la stessa tempesta persiste o si fa ancora più violenta, conservano comunque nel cuore la carità verso coloro da cui subiscono ingiustizie. E difendono, fino alla morte, con la loro testimonianza, la fede che sanno essere costantemente predicata nella Chiesa cattolica. Dio sta segretamente preparando la ricompensa per la loro pazienza».

 

È splendido, rispecchia perfettamente la situazione attuale.

 

Nel trattato Sul battesimo contro i donatisti , conclude con questa celebre frase, che dovrebbe essere un motto: «molti di coloro che sembrano essere dentro, e molti di coloro che sembrano essere fuori sono in realtà dentro».

 

È esattamente ciò che accadde con il Tempio di Gerusalemme. Tutti quegli ebrei che misero a morte Nostro Signore Gesù Cristo sembravano essere figli di Abramo, ebrei, veri credenti. In realtà, non la possedevano più; erano fuori dalla fede. E il Tempio sta per essere distrutto.

 

In conclusione, lasciamo la parola finale a Sant’Agostino. In un commentario all’Epistola di San Giovanni, egli afferma che dobbiamo lottare per difendere la fede:

 

«Ma se correggete, correggete per amore. Se parlate, parlate per amore. Se tacete, tacete per amore. La carità sia la radice di tutte le vostre azioni.»

 

Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.

 

Articolo previamente apparso su FSSPX.News

 

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 Immagine da FSSPX.News

 

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Spirito

Il vescovo definisce il diavolo «immaginario» e quello contro l’omofobia come l’unico esorcismo necessario

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Un vescovo brasiliano ha criticato la consacrazione a San Michele Arcangelo, affermando che il diavolo sarebbe «piuttosto immaginario». Lo riporta LifeSite.   «Esistono giustificazioni teologiche per la consacrazione a San Michele? La consacrazione è a Dio Padre, Figlio e Spirito Santo», ha scritto il vescovo Vicente Ferreira su X la scorsa settimana. «Il diavolo contro cui combattiamo non è forse piuttosto immaginario?», ha aggiunto.   «Il più grande esorcismo dovrebbe essere: quello dell’omofobia, del femminicidio, del razzismo, dei crimini contro i popoli indigeni. Di quella legione di mali», concluse, in una dichiarazione originariamente scritta in portoghese.  

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Il messaggio sembra indirizzato a un altro vescovo brasiliano. Lo stesso giorno della dichiarazione di Ferreira, l’arcivescovo di Montes Claros, José Carlos Campos, ha consacrato la propria arcidiocesi a San Michele.   Monsignor Ferreira ha ricevuto dure critiche per aver sminuito la devozione a San Michele, invocato dai cattolici per la difesa spirituale contro il diavolo, poiché Dio gli ha attribuito il potere di scacciare il diavolo e i suoi seguaci dal Paradiso.   «Qual è la tua religione? Dovresti convertirti al cattolicesimo», ha scritto un utente di X. «Alla tua età, preoccuparsi di queste idiozie “woke” non ti porterà in paradiso. Dovresti pensare a salvare la tua anima».   Un utente dei social media ha commentato: «Per questo vescovo, la Chiesa non è in comunione con i santi; il Nunzio Apostolico dovrebbe essere a conoscenza dei post di questo vescovo. In Brasile ci sono già 34 diocesi dedicate a San Michele Arcangelo».   L’affermazione di Ferreira secondo cui la «lotta» contro il diavolo è «immaginaria» contraddice in pieno la tradizione della Chiesa, così come trasmessa attraverso le Scritture e la dottrina cattolica. Il vescovo eterodosso ha inoltre dichiarato pubblicamente l’esistenza di un «comunismo biblico».   Dom Vicente Ferreira è vescovo della diocesi di Livramento de Nossa Senhora nello stato di Bahia, Brasile, Paese dove il cattolicesimo negli ultimi lustri ha perso milioni e milioni di fedeli a favore delle sette protestanti pentecostali, nelle quali quasi sempre nella natura personale del demonio, e nella lotta quotidiana contro di esso, si crede ancora.

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Tornano alla mente le parole del poeta parigino Carlo Baudelaire (1821-1867), che nel suo poemetto Le Joueur généreux (1864) scrisse che «la plus belle des ruses du diable est de nous persuader qu’il n’existe pas» («il più grande inganno del diavolo è convincerci che non esiste»). In realtà, il Baudelaire l’aveva tratta dal prologo del romanzo Le memorie di un medico (noto anche come Giuseppe Balsamo o in francese Mémoires d’un médecin: Joseph Balsamo) di Alessandro Dumas (1802-1870).   La frase è diventata popolarissima a livello globale grazie al film I soliti sospetti (1995), dove viene citata dal personaggio Verbal Kint, interpretato memorabilmente da Kevino Spacey.   L’idea è piuttosto sconcertante: il male più efficace non è quello visibile, ma quello che riesce a essere dimenticato o negato. Un pericolo che non viene più ritenuto reale diventa un pericolo senza possibilità di difesa. Questa riflessione si ritrova in molti contesti, al di là di quello teologico: i pregiudizi che ci rifiutiamo di ammettere a noi stessi sono quelli che ci governano maggiormente, le ideologie più distruttive spesso avanzano mascherate, presentate come banali o innocue.   In termini spirituali, ciò significa anche che l’opera del Male tende a far celare il suo autore preternaturale, che induce l’uomo stesso a peccare e distruggere, cagionandone la perversione del mondo e un biglietto (o più) per l’inferno. Gli esorcisti raccontano che infatti le possessioni diaboliche sono rare perché si tratta in fondo di un errore strategico dei demoni, che per slancio appetitivo, non resistono alla tentazione di invadere il corpo di un essere umano.  

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Immagine: Statua dell’arcangelo Michele che sconfigge Satana, Nord Vietnam, XIX secolo, Museo delle civiltà asiatiche, Singapore Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia; immagine modificata.   
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Spirito

La Chiesa nega i funerali ai massoni. Per fortuna

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Recentemente ha fatto scalpore la notizia che in Italia sono state sospese due cerimonie funebri cattoliche destinate a persone appartenenti alla massoneria, applicando le norme previste dal diritto canonico.

 

Il 7 e l’8 agosto, due vescovi cattolici, rispettivamente a Roma e nella diocesi di Ventimiglia-Sanremo, hanno deciso di interrompere le celebrazioni religiose già programmate per due uomini la cui appartenenza alla massoneria era stata resa pubblica poco prima dei funerali. A Roma, il cardinale Baldassarre Reina, vicario generale del Papa per la diocesi di Roma, ha negato il permesso di celebrare la messa funebre per il musicista Bruno Battisti D’Amario – compositore e chitarrista noto per aver collaborato con il Maestro Ennio Morricone in numerose sue colonne sonore – dopo che il Grande Oriente d’Italia ne aveva reso nota l’appartenenza alle proprie fila.

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Il giorno seguente il vescovo della diocesi di Ventimiglia-Sanremo ha annullato un altro funerale cattolico, motivando la decisione con riferimento al canone 1184 del Codice di Diritto Canonico e con il precedente costituito dal caso avvenuto a Roma. Il Corriere della Sera ci dice che il porporato «ha disposto la sospensione delle esequie ecclesiastiche di Mario Tarducci, 73 anni, già maestro venerabile della loggia massonica Mimosa n. 985 all’Oriente di Bordighera, i cui funerali erano previsti stamani nella chiesa di San Marco Evangelista a Camporosso».

 

Nel giustificare la propria decisione, il vescovo ha chiarito che l’appartenenza del defunto alla loggia massonica è stata conosciuta «solo ad esequie già fissate», tramite articoli apparsi sui giornali locali e le partecipazioni di cordoglio esposte pubblicamente, nelle quali veniva indicato il ruolo di Tarducci quale «venerabile maestro».

 

«Battisti D’Amario era infatti fondatore di una loggia romana del Grande Oriente d’Italia e autore dell’inno ufficiale dell’organizzazione massonica» riporta La Repubblica. «Proprio queste informazioni, diffuse attraverso una nota pubblicata dal Grande Oriente d’Italia dopo la sua morte, hanno portato alla decisione delle autorità ecclesiastiche».

 

Il rettore della Chiesa degli Artisti, dove si sarebbe dovuta svolgere la funzione funebre, monsignor Antonio Staglianò, ha dichiarato: «Sono stato allertato dalla Segreteria di Stato che mi ha girato l’articolo del Grande Oriente d’Italia rivelando l’identità massonica apicale del chitarrista D’Amario. Ho chiamato il cardinale chiedendogli di farmi mandare dall’ufficio giuridico una dichiarazione circa l’impossibilità di celebrare le esequie in chiesa. Cosa che il cardinale vicario ha fatto».

 

La vicenda riporta inevitabilmente alla storica posizione della Chiesa cattolica nei confronti della massoneria, una posizione che affonda le proprie radici nel magistero di Leone XIII. Nell’occasione vale la pena rileggere qualche passaggio dell’enciclica Humanum genus dei Leone XIII, pubblicata il 20 aprile 1884:

 

«Vedemmo e sentimmo vivamente nell’animo la necessità di opporCi, quanto fosse possibile, con la Nostra autorità a male si grande. E colta bene spesso opportuna occasione, venimmo svolgendo or l’una or l’altra di quelle capitali dottrine, in cui il veleno degli errori massonici pareva che fosse più intimamente penetrato. Così con la Lettera Enciclica Quod Apostolici muneris, sfolgorammo i mostruosi errori dei Socialisti e Comunisti: con l’altra Arcanum prendemmo a spiegare e difendere il vero e genuino concetto della famiglia, che ha l’origine e sorgente sua nel matrimonio: con quella che incomincia Diuturnum ritraemmo l’idea del potere politico, esemplata ai principi dell’Evangelo, e mirabilmente consentanea alla natura delle cose e al bene dei popoli e dei sovrani».

 

«Ora poi, ad esempio dei Nostri Predecessori, Ci siam risoluti di prender direttamente di mira la stessa società Massonica nel complesso delle sue dottrine, dei suoi disegni, delle sue tendenze, delle sue opere, affinché, meglio conosciutane la malefica natura, ne sia schivato più cautamente il contagio».

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Al di là della vicenda che ha riguardato le sue esequie, merita di essere ricordata anche la lunga e prestigiosa carriera di Bruno Battisti D’Amario, figura di rilievo della musica italiana. Chitarrista, compositore e arrangiatore, si forma al Conservatorio Santa Cecilia di Roma, conseguendo il diploma sia in chitarra sia in composizione.

 

Durante gli anni della formazione entra in contatto con Ennio Morricone, con il quale inizia una collaborazione destinata a segnare profondamente la sua carriera. D’Amario partecipa come chitarrista alla realizzazione di numerose incisioni e di alcune tra le più celebri colonne sonore del cinema italiano. La sua chitarra è presente in importanti film musicati da Morricone, tra cui Per qualche dollaro in più, Il buono, il brutto, il cattivo, C’era una volta il West, Il mio nome è Nessuno, Sacco e Vanzetti e Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto.

 

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La sua attività non si limita al cinema. Tra gli anni Sessanta e Settanta D’Amario collabora con numerosi protagonisti della musica italiana, partecipando alle incisioni di brani interpretati, tra gli altri, da Gianni Morandi, Domenico Modugno, Rita Pavone, Luigi Tenco e Riccardo Cocciante. Lavora con importanti compositori e direttori d’orchestra, tra cui Armando Trovajoli, con il quale prende parte alla celebre commedia musicale Rugantino.

 

Entra a far parte dell’Orchestra della RAI e, nel corso della sua carriera, si dedica anche alla produzione discografica e all’attività di arrangiatore. A partire dal 1969 realizza alcuni album strumentali dedicati alla chitarra e, successivamente, collabora con Nicola Piovani, partecipando anche alla registrazione di due importanti album di Fabrizio De André: Non al denaro, non all’amore né al cielo e Storia di un impiegato.

 

 

Al posto del rito funebre è stato consentito un momento di raccoglimento e preghiera. Sempre secondo il quotidiano del fu «laico» Eugenio Scalfari, il gesto è stato autorizzato «come atto di carità cristiana e come segno della speranza che noi cattolici possiamo nutrire per tutti», ha dichiarato monsignor Staglianò.

 

Occorre rammentare cosa dice il diritto canonico (Can. 1184) in merito:

 

«1) Se prima della morte non diedero alcun segno di pentimento, devono essere privati delle esequie ecclesiastiche: 1° quelli che sono notoriamente apostati, eretici, scismatici; 2° coloro che scelsero la cremazione del proprio corpo per ragioni contrarie alla fede cristiana; 3° gli altri peccatori manifesti, ai quali non è possibile concedere le esequie senza pubblico scandalo dei fedeli. 2) Presentandosi qualche dubbio, si consulti l’Ordinario del luogo, al cui giudizio bisogna stare».

 

La decisione riporta alla luce la storica incompatibilità tra appartenenza alla Chiesa cattolica e adesione alla massoneria, ribadita più volte dal Magistero e confermata anche negli ultimi decenni dalla Santa Sede. Secondo la dottrina cattolica, l’iscrizione alle associazioni massoniche resta incompatibile con la fede cristiana e impedisce l’accesso ai sacramenti.

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Alcune alte cariche ecclesiastiche rimarcano questo pericolo per Chiesa Cattolica, come il vescovo texano Joseph Strickland, che ha recentemente lanciato un avvertimento pubblico sull’incompatibilità della Massoneria con la fede cattolica. «È ora che ogni cattolico abbia ben chiaro che la Massoneria è INCOMPATIBILE con la nostra fede cattolica», aveva dichiarato il vescovo emerito di Tyler.

 

Come riportato da Renovatio 21, anche il vicario generale della diocesi di Evansville, nell’Indiana, ha ribadito con forza ai cattolici che la Chiesa non consente ai suoi membri di aderire alle logge massoniche: «non possiamo sostenere le organizzazioni … che si oppongono alla Chiesa cattolica e hanno la sua caduta come uno dei loro obiettivi». Come ricordava Papa Leone XIII, la massoneria ha il desiderio di «Voler distruggere la religione e la Chiesa fondata da Dio stesso, e da Lui assicurata di vita immortale».

 

La carriera del chitarrista romano è di tutto rispetto e lo eleva a uno dei più talentuosi musicisti italiani; ma, al cospetto di Dio, il curriculum terreno non conta nulla. 

 

Concludo con le parole di Leone XIII: «Per quanto infatti sia grande negli uomini l’arte di fingere e l’uso di mentire, egli è impossibile che la causa non si manifesti in qualche modo pe’ suoi effetti. “Non può un albero buono dar frutti cattivi, né un albero cattivo frutti buoni” (Mt, 7, 18). Ora della Massonica sètta esiziali ed acerbissimi sono i frutti. Imperocché dalle non dubbie prove che abbiamo testè ricordate apparisce, supremo intendimento dei Frammassoni esser questo: distruggere da capo a fondo tutto l’ordine religioso e sociale, qual fu creato dal Cristianesimo, e pigliando fondamenti e nome dal Naturalismo, rifarlo a loro senno di pianta».

 

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 Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia

 

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