Terrorismo
Attentato a San Pietroburgo: vogliono ri-cecenizzare la Russia
Vladlen Tatarski, blogger militare molto noto nella rete russa, è stato assassinato a San Pietroburgo con una bomba che ha distrutto il bistrot dove stava tenendo una presentazione, ferendo, a quanto riportato, almeno 16 persone.
In rete circolano vari video, in cui si vede esplodere lo «Street Bar» café, locale in riva alla Neva nel pieno centro dell’antica capitale russa, poco distante dal palazzo dell’Ammiragliato della Marina.
Altri video mostrano il classico, orrendo spettacolo di persone ferite e coperte di polvere che escono dal locale disorientate e barcollanti, come mostrava già sessanta anni fa, con estrema precisione e crudeltà, il film anti-europeo La battaglia di Algeri.
The moment of an explosion in a cafe in St. Petersburg. Propagandist Vladlen Tatarsky held an event there. He is reportedly killed and six others were wounded. pic.twitter.com/lWijn522qN
— NOËL ???????? ???????? (@NOELreports) April 2, 2023
???????? Medios rusos denuncian un atentado en San Petersburgo que ha terminado con la vida de #VladlenTatarsky, un reportero de guerra y voluntario en el ejército ruso. La explosión ha dejado también numerosos heridos.#SanPetesburgo #Russia #Tatarsky #SaintPetersburg pic.twitter.com/trZO4i2Rp7
— AUSTROHÚNGARO (@AUSTROHNGARO2) April 2, 2023
Tatarskij era nativo dell’area di Donetsk. Arrestato dalle autorità ucraine, si era unito alle milizie della Repubblica Popolare, divenendo noto come reporter inviato nelle zone di guerra a Donetsk e Lugansk. Aveva scritto diversi libri.
In occidente è già partita la macchina della propaganda. «Chi era Vladlen Tatarsky, l’ex ladro ucraino diventato blogger per conto di Mosca» titola Repubblica, giornale che un tempo ospitava inserti russi, ma ora ha come direttore Maurizio Molinari, che, come riportato da Renovatio 21, con Mosca ha una storia di rapporti non semplicissimi: ricorderete la vicenda, al limite della spy-story, montata sulla presenza dei russi in Italia nell’ambito della cooperazione per i primissimi mesi del COVID.
Secondo quanto ricostruito, la bomba sarebbe stata contenuta in un premio consegnato a Tatarskij. La modalità fa pensare alla corona di fiori con cui le Tigri Tamil eliminarono il primo ministro indiano Rajiv Gandhi nel 1991.
Video emerges of moment war reporter VladlenTatarsky person speaking in video is given a bust as a gift at event in cafe in Saint Petersburg,Russia,that reportedly contained explosive materials.Tatarsky was killed in explosion which reportedly took place minutes after this moment pic.twitter.com/vDE9T17FQR
— dkenna (@bigDkenna1) April 3, 2023
I giornali occidentali premono sulla solita pista: hastatoputin. Così come sono i russi che si sarebbero bombardati da soli il Nord Stream 2 (sì: sono riusciti a dirlo, nei giornali e in TV, e a ripeterlo per un po’), anche qui sono stati i russi a bombardarsi un caffè della seconda città di Russia, luogo natale del presidente, rendendo insicura la popolazione. Eccerto: è una bega interna tra l’Esercito e la tremenda Wagner, assicurano.
Di pensare che si tratti di un altro attentato riconducibile all’Ucraina, come il ponte sullo stretto di Kerch, non ci pensano nemmeno.
E nemmeno riescono a vedere che si tratta, specularmente, di un caso identico a quello di Darja Dugina, la cui responsabilità ucraina è stata ammessa perfino dagli americani, ovviamente dicendo che loro però non ne sapevano niente.
Colpiscono i blogger, e dentro al territorio russo. Perché? Perché vogliono far sapere che nessuno è al sicuro, in nessun luogo, e che la guerra non si combatte solo sul campo, ma continua con fatti di sangue in ogni punto del pianeta. Che cos’è questo? Lo sapete, è terrorismo. Puro e semplice.
Ora, c’è da considerare che la Russia non è nuova alla faccenda. Perché prima dell’Ucraina, negli alcolici anni Novanta di Eltsin, qualcuno aveva provato a disintegrare la Russia passando da un’altra porta, ma pur sempre utilizzando estremisti.
Stiamo parlando della Cecenia. Che cosa accadde? Riassumiamo: separatisti islamici, spinti da chissà chi, avevano preso le armi e pure fondato un loro Stato non riconosciuto, la Repubblica di Ichkeria, poi confluita nell’altrettanto fantomatico Emirato del Caucaso.
Il bagno di sangue fu immane. All’epoca non c’era internet, ma alcuni filmati di soldati russi sgozzati circolavano comunque. La depressione della popolazione russa, appena uscita dal comunismo, era totale. Dopo una prima guerra, che non spense le fiamme, Eltsin fece qualcosa che cambiò per sempre la storia russa: mise al potere un funzionario sconosciuto, tale Vladimir Putin.
Il risultato fu la rapida stabilizzazione militare e civile della Cecenia. Chi combatteva i russi, come i Kadyrov, ora riuniscono decine di migliaia di combattenti negli stadi (i cosiddetti kadyrovtsy) per cantare «Allah Akbar – viva il presidente Putin». Il comportamento delle truppe cecene in ucraina dello scorso anno dà conto di questa trasformazione.
Per anni, però, abbiamo assistito agli effetti della vittoria di Putin in Cecenia. Gli estremisti che rifiutarono la pace con Mosca continuarono con gli attentati, molti dei quali il lettore potrebbe ricordare: le «vedove nere» al teatro Dubrovka nel 2001, le centinaia di bambini trucidati nella scuola Beslan nel 2004. Qualcuno, spingendosi oltre, arriva a dire che anche la strage alla Maratona di Boston, perpetrata da due fratelli di origine cecena, sarebbe collegata al network terrorista caucasico e ai suoi equilibri in cambiamento: la strage bostoniana arrivò a poche settimane dalla morte dell’oligarca in esilio a Londra Boris Berezovskij, arcinemico di Putin che aveva rapporti diretti con i signori della guerra ceceni.
Altri attentati si sono consumati in territorio russo senza conseguenze. Tuttavia la gente laggiù ricorda bene quegli anni di paura e di incertezza, quando ogni atto terroristico ti faceva pensare che no, il potere non ti avrebbe protetto. La Russia «cecenizzata», secondo i piani dei signori del mondo, non doveva avere un potere sufficientemente forte, così da potere continuare con il loro business, cioè la predazione dei beni dello Stato e la cancellazione del Cremlino dallo scacchiere geopolitico mondiale.
Vladimir Putin è stato l’antidoto a tutto questo. Ha, letteralmente, fermato la questione cecena, combattuto il terrorismo, riportato Mosca al centro della scena mondiale.
In una sequenza piuttosto tesa della serie documentaria dedicata a Putin da Oliver Stone, il presidente russo sgancia una rivelazione enorme: dice che gli USA, beccati ad aver contatti con i ceceni, hanno risposto dicendo che erano autorizzati diplomaticamente a parlare con chi volevano. Putin era visibilmente scosso: la Cecenia, per lui che l’aveva vinta come prima missione della sua carriera ai vertici, significava tanto: rischio, dolore.
Era chiaro che qualcuno voleva riportare le lancette indietro, ai tempi degli sgozzamenti, delle bombe e delle carneficine nei teatri e nelle scuole.
Il lettore capisce che è esattamente quello che sta succedendo ora: qualcuno vuole far regredire la Russia, o quantomeno il sentimento della sua popolazione, a quegli anni. Vuole, letteralmente, terrorizzare.
Invece che gli estremisti islamici, abbiamo un altro tipo di estremista: l’ucronazista. Cresciuto, anche lui come il tagliagole maomettano, nella povertà indotta dalla società oligarchica, e pronto a qualsiasi brutalità nel nome dell’ideologia totalizzante. E aiutato, ça va sans dire, da servizi segreti stranieri il cui unico fine pratico è la distruzione della Russia.
Qualcuno suggerisce che tra islamisti ceceni antirussi e nazionalisti integristi ucraini ad un certo punto ci sia stato un incontro: dieci anni fa Thierry Meyssan scrisse che «l’8 maggio 2007 a Ternopol (Ucraina occidentale), nazisti baltici, polacchi, ucraini e jihadisti ucraini e russi crearono un cosiddetto “Fronte anti-imperialista” (…) Nel luglio 2013, l’emiro del Caucaso nonché responsabile locale di Al-Qa’ida, Doku Umarov, fece appello ai membri del “Fronte anti-imperialista” affinché andassero a combattere in Siria». Umarov, che alla conferenza inviò un documento scritto, è il quinto presidente dell’Emirato islamico d’Ichkeria e successivamente emiro del Caucaso.
La presenza di battaglioni islamici nel fronte anti-russo, taluni pure con mostrine ISIS in bella vista, è qualcosa di cui su Renovatio 21 abbiamo trattato tante volte.
Siamo quindi in piena modalità terrorista del conflitto contro la Russia. Questa è, esattamente, l’ulteriore parte del messaggio dell’assassinio di Tartaskij.
Stanno dicendo a Mosca che anche se vincerà in Ucraina, dovrà prepararsi, come fu per la Cecenia, al dopoguerra fatto di stragi terroriste. Se riescono a piazzare autobombe contro i blogger nel pieno centro di Mosca, se riescono a disintegrarli dentro un tranquillo caffè di San Pietroburgo, cosa riusciranno a fare domani ai mercati rionali, alle metropolitane, alle discoteche? Ecco: lo stanno dichiarando. Il terrorismo, ricordiamolo, è sempre una forma linguaggio.
La cosa riguarda anche noi. Perché, come abbiamo scritto altre volte, è ridicolo pensare che quantità enormi di combattenti ucronazisti non finiranno in Italia. Nel nostro Paese essi hanno non solo la zia badante, ma anche un governo amico, più sottoboschi indicibili che emanano dalle basi americani, e perfino qualche organizzazione fascistoide con cui hanno contatti da anni e anni, oltre, ovviamente, a partiti maggioritari compiacenti.
Che faranno in Italia, gli ucronazisti? Potrebbero continuare con i loro traffici, farne degli altri, sostituire qualche mafia – ma sempre ricordando che il fine è quello della lotta ferale contro Mosca, non diversamente dagli irlandesi americani che finanziavano l’IRA utilizzando di fatto gli USA come base logistica e finanziaria delle bombe nei ristoranti di Londra.
E come risponderà la Russia? Anche qui, possiamo guardare alla storia. Il 13 febbraio 2004 a Doha una bomba infilata nel suo SUV disintegrava Zemlikhan Yandirbiev, presidente ad interim della Repubblica di Ichkeria rifugiatosi in Qatar. Lo Yandirbiev, secondo l’ONU, era legato ad Al Qaeda. Le autorità qatariote arrestarono diplomatici russi entrandogli in casa, processandoli e – dissero i russi – torturandoli. I rapporti tesi tra Doha e Mosca iniziarono più o meno da là.
Scenari del genere potrebbero toccare anche a noi. Se andiamo ancora più indietro, vediamo come lo stesso può essere accaduto con il padre ideologico dell’ucronazismo, Stepan Bandera, eliminato, si ritiene, dal KGB a Monaco di Baviera nel 1959.
Ciò significa, terrore e sangue anche da noi – come negli Anni di Piombo, come ai tempi delle bombe nei treni, nelle banche, nelle piazze, nelle stazioni. Eccoci tornati ad essere il campo di battaglia della Guerra Fredda, ripiombati nell’enantiodromia assassina delle potenze globali, un conflitto per il quale non abbiamo nessun interesse – abbiamo interesse, quello sì, ad avere invece buoni rapporti con la Russia.
Questo è il futuro al qualche i nostri governi ci stanno consegnando. Gli attentati contro Darja Dugina e Tatarskij sono solo delle anteprime. Ricordando pure questo dato non trascurabile: sono stati assassinati per quello che scrivevano su internet.
Ogni persona che ha lasciato traccia delle sue idee in rete – un sito, un blog, un profilo social, un commento – dovrebbe meditare, e forse iniziare a tremare.
Roberto Dal Bosco
Terrorismo
Nuova misteriosa esplosione ad Aleppo: l’ultima di una serie
Una violenta esplosione si è verificata nella notte di ieri vicino ad Aleppo, importante città del nord della Siria, costringendo gli abitanti della zona a lasciare le case, con scoppi ripetuti visibili a chilometri di distanza.
Lo scoppio è avvenuto in una base militare di un centro periferico, ferendo almeno quattro persone; è seguita una catena di esplosioni che ha sparso schegge su tutta l’area.
L’agenzia di stampa statale siriana SANA ha poi citato il ministero delle Emergenze e della Gestione dei Disastri, secondo cui un deposito di munizioni sarebbe stato fatto esplodere.
A massive explosion at an ammo depot in Aleppo, Syria occurred earlier, with the Syrian government saying the explosion was due to an accident. At the time of writing, all reports that the Israelis conducted a strike on the depot are false. pic.twitter.com/QW7wIT61Zu
— OSINTdefender (@sentdefender) September 20, 2026
Sostieni Renovatio 21
Mentre procedevano le evacuazioni, le squadre di soccorso erano in «stato di massima allerta… a causa delle continue esplosioni», dopo non essere riuscite all’inizio ad avvicinarsi per i boati persistenti e successivi.
Un testimone nel quartiere di Hamdaniyeh ad Aleppo ha detto all’agenzia AFP di un’«enorme esplosione» e che chi era in zona poteva vedere «grandi fiamme in lontananza».
Di solito la prima paura dei siriani è di essere di nuovo colpiti dai caccia israeliani, scenario ripetutosi centinaia di volte negli ultimi anni di guerra. Non sono uscite dichiarazioni iniziali sulle cause del disastro.
Sotto il nuovo governo Jolani, insediatosi da poco, si sono però già verificati diversi incidenti legati a munizioni e depositi militari. Ad esempio, all’inizio di settembre un deposito di armi del ministero della Difesa è andato a fuoco e 14 persone sono morte.
Il Paese soffre ora di prezzi del carburante altissimi, mentre si tenta di contenere l’inflazione, di salari fermi e di sforzi per riavviare l’economia postbellica. La recente revoca delle sanzioni imposte da Washington nell’era Assad non ha ancora dato effetti immediati.
Le proteste sono durate diversi giorni in varie città, dopo che i nuovi governanti di Damasco hanno cancellato all’improvviso i sussidi sui carburanti per la popolazione. Il 13 settembre la decisione del governo ha fatto salire di colpo i prezzi del diesel del 40% e quelli della benzina del 28%, dopo non solo anni ma decenni di controlli e sussidi statali.
È noto che Israele abbia di recente occupato la Siria meridionale, con il pretesto di difendere i drusi, nonché condotto operazioni per impedire che la Siria disponga di armi o munizioni avanzate o pesanti. Nelle operazioni, lo Stato Giudaico è arrivato ad effettuare manovre di disturbo elettronico dei caccia degli ulteriori stakeholder della nuova Siria, i turchi.
Il Paese era già stato devastato da una guerra per procura e da pesanti sanzioni americane, per non parlare dell’occupazione decennale da parte delle truppe statunitensi dei giacimenti di petrolio e gas nel Nord-Est della Siria, che ha strozzato la popolazione nel tentativo di rovesciare il leader laico baathista Bashar al-Assad.
Aiuta Renovatio 21
Come riportato da Renovatio 21, colloqui tenuti a Parigi tra gli israeliani e le nuove autorità jihadiste damascene un anno fa erano ufficialmente falliti.
L’ex capo dell’antiterrorismo statunitense Joe Kent sei mesi fa ha affermato che gli USA hanno «lavorato direttamente» con i terroristi in Siria per conto dello Stato Ebraico.
Il ministro degli Esteri israeliano Gideon Saar aveva definito i nuovi regnanti «jihadisti educati». ex capo della Direzione dell’Intelligence militare israeliana Tamir Hayman in un’intervista alla Radio dell’esercito ha affermato «il caos in Siria è vantaggioso. Lasciamoli combattere tra loro».
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Immagine da Twitter
Terrorismo
Alleanza di gruppi armati vuole rovesciare il premier dell’Etiopia
Sostieni Renovatio 21
Aiuta Renovatio 21
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Terrorismo
Israele cancella la fedina penale del soldato che sparò a un palestinese ferito
Il presidente israeliano Isaac Herzog ha riabilitato la fedina penale dell’ex soldato delle Forze di Difesa Israeliane Elor Azaria, condannato per omicidio colposo per aver sparato a morte a un palestinese ferito e inabile a Hebron nel 2016.
Il caso risale al 2016, quando Azaria, all’epoca sergente e paramedico delle Forze di Difesa Israeliane (IDF), fu ripreso mentre sparava ad Abdel Fattah al-Sharif, presunto aggressore armato di coltello, nel quartiere di Tel Rumeida a Hebron.
Secondo le ricostruzioni dell’incidente, al-Sharif e un altro palestinese, Ramzi Aziz al-Tamimi al-Qasrawi, si avvicinarono a una postazione militare israeliana e accoltellarono un soldato israeliano, ferendolo lievemente. Qasrawi fu poi ucciso a colpi d’arma da fuoco dalle forze israeliane. Al-Sharif fu colpito, gravemente ferito e lasciato a terra. Pochi minuti dopo Azaria lo raggiunse e gli sparò alla testa.
Israeli president wipes Elor Azaria’s criminal record, filmed executing wounded Palestinian Abdel Fattah al-Sharif as he lay on the ground pic.twitter.com/k7ojopaXde
— Sarah Wilkinson (@swilkinsonbc) September 20, 2026
Sostieni Renovatio 21
La sparatoria è stata filmata da un attivista per i diritti umani. Azaria è stato condannato per omicidio colposo e condannato a 18 mesi di carcere, nonostante l’accusa avesse chiesto una pena da tre a cinque anni. La sua condanna è stata poi commutata in 14 mesi ed è stato rilasciato nel maggio 2018 dopo aver scontato nove mesi di pena.
Il filmato di Azaria che spara a un palestinese già inerme ha suscitato indignazione internazionale. Il ministero degli Esteri palestinese lo ha definito un’esecuzione extragiudiziale e un crimine di guerra, affermando che il video «ha demolito tutti gli slogan scanditi dai leader dell’occupazione sull’etica dell’esercito israeliano».
L’organizzazione israeliana per i diritti umani B’Tselem ha descritto l’accaduto come un «omicidio extragiudiziale in strada». L’ufficio delle Nazioni Unite per i diritti umani ha definito la condanna di Azaria «eccessivamente mite», avvertendo che rafforzerà «la cultura dell’impunità». Il caso ha inoltre diviso l’opinione pubblica israeliana e contribuito alle tensioni tra i leader politici e i militari, portando in seguito alle dimissioni dell’allora ministro della Difesa Moshe Ya’alon.
Nonostante le polemiche, l’ufficio di Herzog ha annunciato sabato di aver ridotto il periodo rimanente prima che la fedina penale di Azaria potesse essere cancellata, di fatto ripulendola.
«Il presidente ritiene che le circostanze nel loro complesso, il tempo trascorso e il rammarico da lui espresso giustifichino la possibilità di iniziare un nuovo capitolo della sua vita», ha dichiarato l’ufficio del presidente, aggiungendo che Azaria, che aveva 20 anni al momento della condanna, ha espresso rammarico nella sua richiesta. Ciò contrasta con le dichiarazioni rilasciate da Azaria nella sua prima importante intervista dopo la scarcerazione, quando affermò di non provare «alcun rimorso», sostenendo di aver agito in quel modo perché credeva che l’attentatore rappresentasse ancora una minaccia.
Il ministro della sicurezza nazionale israeliano, Itamar Ben-Gvir, ha accolto con favore la decisione, affermando che «la cancellazione della fedina penale di chi ha ucciso un terrorista» lo rende «molto felice». Il ministro della Difesa Israel Katz l’ha definita una «decisione umana e giusta».
Le Forze di Difesa Israeliane (IDF), tuttavia, si sono opposte alla decisione. La condanna di Azaria rappresentava un raro caso di sentenza di un tribunale militare israeliano contro un soldato per un’azione mortale sul campo. I procuratori militari sostenevano che Azaria stesse cercando vendetta piuttosto che reagire a una minaccia concreta. Secondo la stampa israeliana, il capo di Stato Maggiore delle IDF, il Tenente Generale Eyal Zamir, si è formalmente opposto alla riabilitazione di Azaria, sostenendo che non si fosse assunto pienamente la responsabilità delle sue azioni né avesse dimostrato un sincero pentimento.
Le uccisioni extragiudiziali e mirate perpetrate dalle forze israeliane contro i palestinesi sono da tempo oggetto di attenta analisi internazionale. Organizzazioni palestinesi e internazionali per i diritti umani hanno accusato le forze israeliane di uccisioni illegali ed extragiudiziali. Il governo sostiene che le sue forze agiscono legalmente contro gli individui coinvolti nella pianificazione o nell’esecuzione di attacchi.
Un rapporto dell’Ufficio delle Nazioni Unite per i diritti umani ha affermato che le forze e i coloni israeliani hanno ucciso 1.096 palestinesi nella sola Cisgiordania dal 7 ottobre 2023, un quinto dei quali erano bambini, sottolineando che molti casi hanno sollevato preoccupazioni in merito a «esecuzioni extragiudiziali e altri usi illegali della forza».
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Organizzazioni israeliane e internazionali per i diritti umani hanno inoltre affermato che i procedimenti giudiziari contro i soldati israeliani per l’uccisione di palestinesi sono rari. Il mese scorso, dopo che l’esercito ha annunciato indagini interne sulla morte della bambina palestinese Hind Rajab nel 2024 e di 15 operatori umanitari nel 2025, l’organizzazione israeliana per i diritti umani Yesh Din ha sottolineato quello che ha definito lo scarso successo del sistema di giustizia militare nell’ottenere condanne.
«Rispetto al numero di denunce presentate contro soldati e comandanti che commettono reati, non vengono emessi praticamente atti d’accusa. Nei rari casi in cui comandanti o soldati vengono condannati, ricevono pene ridicolmente lievi rispetto alla gravità del reato», ha affermato il portavoce dell’organizzazione.
Secondo un rapporto dell’agosto 2025 dell’organizzazione londinese Action on Armed Violence, l’88% delle 52 indagini militari israeliane su presunte violazioni a Gaza e in Cisgiordania, rese pubbliche, erano ancora in fase di valutazione senza esito pubblico oppure erano state archiviate senza aver riscontrato alcun illecito. Solo in un caso su 52 si è conclusa una condanna al carcere.
Secondo un rapporto del West Bank Protection Consortium, un gruppo di organizzazioni umanitarie internazionali, soldati e coloni israeliani ricorrono sistematicamente alla violenza sessuale e alle molestie per costringere i palestinesi ad abbandonare le proprie case nella Cisgiordania occupata.
Come riportato da Renovatio 21, agghiaccianti storie di stupro da parte dell’esercito dello Stato Giudaico di prigioniere e prigionieri palestinesi tramite oggetti e persino cani addestrati stanno emergendo di recente.
A marzo l’esercito israeliano aveva ritirato le accuse contro i soldati accusati di aver abusato sessualmente di un prigioniero palestinese in un centro di detenzione di guerra nella base di Sde Teiman. Il caso di alto profilo ha profondamente diviso la società israeliana.
Lo scandalo aveva contribuito alle dimissioni dell’ex avvocato generale militare delle IDF, il maggiore generale Yifat Tomer-Yerushalmi, che riconobbe di aver autorizzato la diffusione del filmato «per contrastare la falsa propaganda». Il premier Beniamino Netanyahu aveva definito la fuga di notizie «forse il più grave colpo d’immagine subito da Israele dalla sua fondazione». Il ministro della Difesa Israel Katz aveva accusato i detrattori dei soldati di diffondere «accuse del sangue», nome che si dà .
Come riportato da Renovatio 21, i militari accusati dello stupro a novembre erano apparsi mascherati in TV e avevano difeso apertamente le proprie azioni, denunciando una persecuzione ingiusta e promettendo di «lottare per la giustizia».
Iscriviti al canale Telegram ![]()
Come riportato da Renovatio 21, alcuni politici israeliani si sono sentiti di difendere lo stupro anale del prigioniero palestinese, con conseguente scandalo generale anche presso la stessa opinione pubblica dello Stato Ebraico.
Come riportato da Renovatio 21, mesi fa lo stesso esercito israeliano ha iniziato delle indagini riguardante il video che ritrae soldati dello Stato Ebraico che gettano cadaveri di palestinesi dai tetti.
Come riportato da Renovatio 21, abusi da parte dei militari israeliani sono diffusi sui social, come ad esempio il canale Telegram «72 vergini – senza censura», dove vengono caricati dagli stessi militari video ed immagini di quella che si può definire «pornografia bellica». Vantando «contenuti esclusivi dalla Striscia di Gaza», il canale 72 Virgins – Uncensored ha più di 5.000 follower e pubblica video e foto che mostrano le uccisioni e le catture di militanti di Hamas, nonché immagini dei morti.
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Immagine di Josh Levinger via Flickr pubblicata su licenza CC BY-NC-SA 2.0
-



Vaccini1 settimana faIsraele e Pfizer sapevano che il vaccino COVID causava una patologia cardiaca fatale, ma hanno taciuto per mesi
-



Pensiero1 settimana faLa superguerra è vicina. E non assomiglia a nulla di quello che abbiamo visto
-



Politica2 settimane faIl principe Ranucci e i grembiuletti rossi: favola dell’estate
-



Sorveglianza2 settimane faI televisori LG ti spiano anche da spenti
-



Intelligence2 settimane faI sei mostri dei fratelli Dulles
-



Oligarcato1 settimana faBill Gates ha usato i fondi destinati ai vaccini per fare pressione sui governi: parla Angela Merkel
-



Pensiero1 settimana faL’Italia e il buco nero: discorso per Emma Bonino
-



Spirito1 settimana faIl cardinale Fernandez chiede ai cattolici di «avere stima» delle altre fedi









