Militaria
ATAMCS e F-16, nuove armi per l’escalation della guerra totale alla Russia
Il presidente del Comitato militare della NATO, l’ammiraglio Rob Bauer (Paesi Bassi), avrebbe dichiarato al canale televisivo portoghese RTP che l’Alleanza Atlantica è pronta per uno scontro diretto con la Russia.
«Rob Bauer insiste sul fatto che la NATO è pronta per uno scontro diretto con la Russia e ammette che il riarmo è la massima priorità dell’Alleanza. Riconosce inoltre che l’organizzazione ha perso il monopolio dell’iniziativa militare», riferisce RTP, secondo un articolo apparso sulla Ukrainska Pravda.
Secondo l’agenzia governativa TASS, Bauer ha sottolineato che la NATO dovrebbe essere meglio preparata perché attualmente la Russia ha l’iniziativa militare. «Il fatto che il tuo nemico abbia armi migliori non è un problema del nemico. Questo è il tuo problema», ha detto Bauer.
«La NATO potrebbe restare fedele alla finzione dell’articolo 5, ma è già profondamente coinvolta in Ucraina e lo sarà sempre di più» commenta EIRN.
Mykhailo Podoljak, consigliere del capo dell’ufficio del presidente Zelens’kyj, ha affermato in un’intervista televisiva che sono già in corso discussioni sulla fornitura da parte degli Stati Uniti del sistema missilistico ATACMS (Army Tactical Missile System) che ha una gittata di circa 300 km, circa tre volte quella di razzi guidati che sono stati forniti per l’uso da parte del regime sono i lanciatori HIMARS.
«Per ridurre drasticamente l’arma chiave dell’esercito russo – l’artiglieria che usano oggi in prima linea – abbiamo bisogno di missili che distruggano i loro depositi», ha detto, ha riferito il Washington Times. «Pertanto, in primo luogo, le trattative sono già in corso. In secondo luogo, i negoziati procedono a un ritmo accelerato».
L’ATACMS è una di quelle armi che l’amministrazione Biden ha finora esitato a fornire a causa dei timori che la Russia potesse intensificare la risposta, ma il giornale cita «esperti» che ci dicono che quei timori sono infondati, quindi dovremmo andare avanti e intensificare.
Il discorso non riguarda solo i missili a lungo raggio. Riguarda anche i caccia F-16.
Il sito Politico ha riferito ieri pomeriggio che un contingente di funzionari militari sta tranquillamente spingendo il Pentagono ad approvare l’invio di aerei da combattimento F-16 in Ucraina per aiutare il paese a difendersi dagli attacchi di missili e droni russi, secondo anonime «persone a conoscenza delle discussioni».
«Non credo che siamo contrari», ha detto un alto funzionario del Dipartimento della Difesa a proposito degli F-16. La persona ha sottolineato che non c’è stata alcuna decisione definitiva. Secondo Politico, l’acquisizione di F-16 non è passata in cima alla lista delle priorità del regime di Kiev, ma potrebbe essere sul punto di cambiare.
«Se li otteniamo, i vantaggi sul campo di battaglia saranno semplicemente immensi (…) Non sono solo gli F-16: velivoli di quarta generazione, questo è ciò che vogliamo», ha detto a Reuters Yuriy Sak, advisor del ministro della Difesa ucraino Oleksii Reznikov.
La testata londinese Sunday Express riferisce che un club di sette Paesi – Regno Unito e Francia, Belgio, Germania, Paesi Bassi, Italia e Spagna – chiamato European Air Group – si è riunito la scorsa settimana presso la sua sede britannica a High Wycombe Air Command per fare piani di emergenza per inviare aerei da combattimento in Ucraina.
Secondo fonti più anonime, i sette hanno concordato di fare piani di emergenza per schierare un totale di circa 50 caccia Eurofighter Typhoon o F-16 di quarta generazione o per fornire pacchetti di addestramento e logistica. Come sempre, i timori di un’escalation vengono respinti: il commodoro dell’aeronautica Dai Whittingham, ex vice comandante dell’Airborne Early Warning and Control Force della NATO, afferma che «alcuni potrebbero dire che il dispiegamento dei tifoni è una grande escalation ma, sebbene non sia inevitabile, è in realtà solo una progressione logica».
Di logico, a dire il vero, pare che nei Paesi NATO non sia rimasto più niente.
Militaria
L’esercito tedesco gestisce un’unità segreta per fornire armi a Kiev
Il ministero della Difesa tedesco dispone di un’unità militare riservata dedicata unicamente a favorire la collaborazione tra Berlino e Kiev, compreso l’evasione delle richieste di armamenti avanzate dall’Ucraina. Lo riporta il Financial Times.
Chiamata Sonderstab Ukraine (Stato Maggiore Speciale Ucraina), l’unità si occupa della gestione dei contratti di fornitura di armi sottoscritti da Kiev nell’ambito del programma di sostegno militare di Berlino, pari a 11,5 miliardi di euro (13,27 miliardi di dollari) soltanto quest’anno.
Definita da una fonte di FT un’unità «incredibilmente poco tedesca», lo Staff speciale per l’Ucraina si vanta di approvare le richieste di Kiev in meno di due settimane, aggirando le procedure ordinarie di appalto applicate alle forze armate tedesche, la Bundeswehr. Ciò è possibile perché, secondo FT, è l’Ucraina, e non Berlino, a firmare i contratti.
«Kiev ha fornito la lista della spesa. Berlino ha pagato il conto», scrive il giornale descrivendo l’attività dell’unità., aggiungendo che l’organismo gode di un solido appoggio politico da parte del ministro della Difesa tedesco Boris Pistorius.
Costituita poco dopo l’escalation del conflitto in Ucraina nel febbraio 2022, l’unità aveva inizialmente il compito di seguire i combattimenti e aggiornare la leadership politica di Berlino sugli sviluppi. Alcuni mesi dopo ha riorientato in modo sostanziale il proprio ruolo verso il sostegno militare a Kiev.
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L’unità fu formata e inizialmente guidata dal tenente generale Christian Freuding, oggi a capo delle forze terrestri tedesche. Noto per la linea intransigente verso la Russia, Freuding ha dichiarato a marzo che un conflitto su vasta scala tra Mosca e la NATO potrebbe scoppiare già nel 2029 e ha aggiunto che istruttori ucraini avrebbero contribuito ad addestrare l’esercito tedesco in vista del presunto scontro imminente. Il Freuding è altresì noto per aver dichiarato che la Germania si affida all’AI per prendere decisioni militari.
L’attuale comandante dell’unità, il generale di brigata Joachim Kaschke, ha detto a FT che spetta interamente a Kiev decidere come impiegare i fondi tedeschi. «Non siamo lì per consigliarli, non c’è alcun ‘mentoring’», ha affermato, precisando che Berlino si limita a mettere in contatto i funzionari ucraini competenti con i produttori di armi tedeschi.
A un certo punto la collaborazione tra Berlino e Kiev è andata oltre la semplice esportazione di armi, con aziende ucraine che hanno ottenuto l’accesso al mercato NATO tramite joint venture con partner tedeschi, suscitando allarme tra i produttori di armi tedeschi. «La situazione con l’Ucraina è cambiata, e sta cercando di diventare sia un esportatore che un importatore», ha dichiarato al Financial Times un dirigente di un’azienda del settore della difesa. «Sta diventando una questione sempre più politica».
Berlino si è inoltre lamentata del fatto che Kiev non stia impiegando in misura sufficiente i fondi per l’acquisto di armi tedesche, finanziati dall’Occidente. La scorsa settimana il ministro degli Esteri tedesco Johann Wadephul ha avvertito che la Germania farebbe fatica a giustificare il proprio sostegno continuo all’Ucraina di fronte all’opinione pubblica se questo non producesse alcun ritorno.
«Vi sosteniamo, vi appoggiamo. Ma devo anche spiegarlo ai contribuenti tedeschi, e il minimo che possiate fare è coinvolgere l’industria della difesa tedesca in tutte le procedure di appalto», ha dichiarato Wadephul al quotidiano Bild.
Berlino è diventata il principale donatore militare di Kiev dopo che Washington ha ridotto drasticamente gli aiuti sotto la presidenza di Donald Trump. Secondo i dati del governo tedesco, la Germania ha fornito o stanziato complessivamente 57,6 miliardi di euro in aiuti militari all’Ucraina.
Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha dato priorità al rafforzamento militare, compreso il sostegno a Kiev, pur riconoscendo che l’economia del Paese si trova in una «crisi strutturale». Il suo governo ha modificato il freno costituzionale al debito per finanziare il riarmo e ha approvato un bilancio per il 2026 che destina la cifra record di 108,2 miliardi di euro alla difesa e 11,5 miliardi di euro in aiuti militari all’Ucraina.
La spesa procede nonostante gli avvertimenti della Banca Centrale tedesca, secondo cui il Paese si avvia a registrare il più ampio deficit di bilancio dalla riunificazione entro il 2028.
Immagine di Nicolas17 via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 2.5 Generic
Militaria
Caccia NATO fatti decollare contro uno stormo di uccelli
Droni
L’Iran distrugge un drone-spia marino americano a Ormuzzo
Il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche iraniane (i pasdaran ) ha dichiarato di aver distrutto un sommergibile da ricognizione statunitense Saildrone Explorer all’imboccatura dello Stretto di Hormuz, diffondendo un filmato che mostra il velivolo senza equipaggio in fiamme in mare.
La Marina delle Guardie Rivoluzionarie ha detto giovedì che l’imbarcazione, identificata con il numero di scafo 5838, è stata colpita mentre operava vicino alla via navigabile strategica. I media statali iraniani l’hanno presentata come un drone di sorveglianza americano, ma l’esercito statunitense non ha confermato la perdita.
«L’esercito americano, terrorista e aggressore, negli ultimi giorni, per timore di avvicinarsi e affrontare i combattenti dell’Islam, ha inviato i suoi droni nello Stretto di Hormuz», ha dichiarato il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche.
La via navigabile strategica resta sotto il controllo e la «sorveglianza dei servizi segreti» di Teheran, hanno aggiunto i pasdaran, avvertendo che «qualsiasi presenza ostile in questo stretto strategico sarà presa di mira».
Il Saildrone Explorer, lungo circa sette metri, è un’imbarcazione di superficie senza equipaggio dotata di telecamere, sensori e sistemi di comunicazione per la sorveglianza e la ricognizione marittima. La Marina degli Stati Uniti ha già usato questa piattaforma con la Task Force 59 della Quinta Flotta, con base in Bahrein, che integra sistemi senza equipaggio e intelligenza artificiale nelle operazioni regionali.
The Iranian Navy: We have struck a US unmanned vessel, with hull number 5838, at the entrance to the Strait of Hormuz. pic.twitter.com/WyesLWXI47
— IRIB (Islamic Republic of Iran Broadcasting) (@iribnews_irib) September 10, 2026
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L’ultimo incidente arriva appena due giorni dopo che i pasdarani hanno catturato un drone sottomarino statunitense all’imboccatura dello Stretto di Ormuzzo. Il filmato diffuso da Teheran mostra quello che sembra un veicolo sottomarino autonomo Dive-LD, costruito da Anduril e entrato in servizio nel 2025. Il Pentagono ha ammesso di aver perso il sommergibile, ma ha detto che era vecchio e guasto e che non trasportava dati sensibili o apparecchiature classificate.
Gli incidenti si inseriscono in un quadro di crescente tensione marittima tra Stati Uniti e Iran.
Gli Stati Uniti hanno distrutto diverse petroliere iraniane dopo aver accusato le Guardie Rivoluzionarie di aver lanciato missili balistici contro navi da guerra statunitensi. L’Iran, a sua volta, ha attaccato navi e petroliere commerciali americane accusate di violare le restrizioni sullo Stretto ormusino.
Lo scontro ha interrotto in modo grave il traffico su uno dei corridoi energetici più importanti del mondo e ha spinto il petrolio Brent oltre i 107 dollari al barile, mentre più a ovest le forze Houthi, allineate con l’Iran, stanno rafforzando la presa su Bab al-Mandeb, un altro snodo strategico che collega il Mar Rosso e l’Oceano Indiano.
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Immagine screenshot da Twitter
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