Pensiero
Massoneria e vaccinismo
In settimana la massoneria italiana ha espresso il suo pieno appoggio al green pass.
Come riportato dall’agenzia Adnkronos, sia il Grande Oriente d’Italia che la Gran Loggia d’Italia – che sono due anime scisse della massoneria nazionale – si sono espressi molto favorevolmente all’attuazione del passaporto vaccinale.
Anzi, parrebbe che i grembiulini abbiano subito recepito e implementato materialmente l’ordinanza:
«Si entra in loggia solo con il green pass, che noi abbiamo stabilito come obbligatorio; la stessa prescrizione varrà ovviamente per l’evento che terremo nei giorni 1 e 2 ottobre al Palacongressi di Rimini per il tradizionale raduno annuale della gran loggia, cui parteciperanno circa 2.500 persone». ha dichiarato il gran maestro del Grande Oriente d’Italia (GOI) Stefano Bisi.
«Per cui da noi si entra solo se si è vaccinati, o con il tampone nelle 48 ore precedenti o se si è guariti dal Covid. E per entrare si dovranno superare tre passaggi per tre controlli: fuori dalla sede per mostrare il green pass con il documento di identità personale, all’ingresso per la misurazione della temperatura corporea, al varco con la lettura ottica del QR Code specifico per l’evento. E l’intero staff addetto all’organizzazione e all’accoglienza degli accreditati è vaccinato con doppia dose».
«Io io sono vaccinato e come me lo è la gran parte dei miei fratelli massonici» dichiara il gran maestro Bisi.
In settimana la massoneria italiana ha espresso il suo pieno appoggio al green pass
Identica posizione della concorrente Gran Loggia d’Italia, nata da una scissione dal GOI nel 1908.
«Il vaccino è l’unica arma che possa riuscire, se non a debellare, quanto meno a contenere il Covid e la diffusione di eventuali e successive varianti del virus: non vedo altre strade percorribili, almeno al momento, per poter tornare a quella che ora possiamo definire come vita normale» dice sempre a Adnkronos Luciano Romoli, il gran maestro venerabile della Gran Loggia d’Italia.
«La Gran Loggia si muove nel perimetro della norma, che tutti noi presumiamo nasca da considerazioni di carattere medico e scientifico. Tutte le nostre riunioni e cerimonie vengono fatte con obbligo di green pass o di tampone e nel pieno e convinto rispetto di ogni prescrizione», dichiara sempre ad Adnkronos il gran maestro Romoli.
Le cerimonie ufficiali in ambito regionale della Gran Loggia saranno tenute «nel totale rispetto di tutte le leggi e anche dei consigli dei bravi medici» continua il gran maestro venerabile. Che, come il collega maestro Bisi, ricorda che «fra i nostri affiliati prevalgono di gran lunga i vaccinati, nella convinzione che più ci si vaccina più si restringe l’area di rischio».
La Storia mostra come massoneria e vaccinazioni abbiano una storia intrecciate. E che molti famosi dottori che negli ultimi due secoli hanno propalato la vaccinazione siano stati affiliati a logge, spesso in modo aperto.
Chi in questi anni ha seguito Renovatio 21 non proverà alcuna sorpresa nello scoprire che il grembiule è super-vaccinista. Abbiamo accennato alla cosa molteplici volte, anche se non vi è letteratura specifica sulla questione. Se si tratta di una disposizione interna, deve essere molto importante, perché tenuta per quanto possibile in segretezza.
Bisogna capire che non si tratta solo di l’opinione razionale dei massoni di oggi fronte alla storia del giorno, cioè la pandemia covidica. Si tratta, invece, di un fenomeno storico. di un pattern che vediamo ripetersi nei secoli.
La Storia mostra come massoneria e vaccinazioni abbiano una storia intrecciate. E che molti famosi dottori che negli ultimi due secoli hanno propalato la vaccinazione siano stati affiliati a logge, spesso in modo aperto.
Michele Francesco Buniva (1761-1834), fu veterinario, botanico, «patriota» (con periodi di esilio in Francia), ma è ricordato soprattutto come il medico responsabile dell’introduzione della vaccinazione in Piemonte. Buniva aderì alla loggia Des Sincères Amis l’8 ottobre 1806. Nel 1799 Buniva fu nominato capo della loggia massonica di Pinerolo. Il Buniva certo aveva agganci internazionali: nel 1800 divenne nominato membro del «Comitato parigino del vaccino», viaggiando in Inghilterra per apprendere la tecnica di Edward Jenner, il medico di campagna che appena tre anni prima – nel 1797 – aveva cominciato a diffondere la sua vaccinazione antivaiolosa.
Lo stesso Jenner – ma questo è risaputo – era massone
Lo stesso Jenner – ma questo è risaputo – era massone. Divenne libero muratore il 30 dicembre 1802, nella Loggia Faith and Friendship #449. Dal 1812 al 1813 prestò servizio come maestro venerabile della Royal Berkeley Lodge. Secondo alcune fonti, fino quasi alla sua morte egli presenziò a varie cerimonie massoniche. Non solo Edward: per la famiglia squadra e compasso sono state una costante – il nipote di Edward, Henry Jenner, fu Maestro per i primi due anni della Loggia e in seguito Gran Maestro Provinciale per Bristol. Robert F. Jenner, figlio di Edward, fu Maestro di Loggia nel 1827, 1828, 1847 e 1848, mentre un altro nipote, il Rev. G.C. Jenner, fu Segretario di Loggia e Gran Cappellano Provinciale per Bristol.
Vincenzo Comi (1765-1830), medico e chimico, anche lui considerato «patriota» dalla storia nazionale (fondò la Società Patriottica di Teramo) fu invece colui che introdusse la vaccinazione antivaiolo in Abruzzo. Qualificato come «medico e chimico teramano, membro della Loggia del 1775». Comi fu amico del teramano Melchiorre Delfico, personaggio a cui sono intestate varie logge massoniche.
Il 22 dicembre 1888 venne vara la legge 5849 «Sulla tutela della igiene e della sanità pubblica», detta più comunemente legge Crispi-Pagliani. Si tratta della prima grande riforma sanitaria del Paese sorto con il (massonicissimo) Risorgimento. La legge creava dentro al Ministero dell’Interno una Direzione sanitaria quasi a suggerire come la Sanità costituisse per il potere un problema di ordine pubblico, oggetto di informazione e repressione. Di fatto, la Crispi-Pagliani ordinava i Comuni la denuncia obbligatoria delle malattie contagiose, e quindi l’obbligo vaccinale. Guarda caso, ambedue i firmatari risultano massoni. Francesco Crispi (1818-1901) fu gran Maestro della loggia massonica del GOI a Palermo «I Rigeneratori del 12 gennaio 1848 al 1860 Garibaldini». Si dice quindi che nel 1862 fu lo stesso Crispi a ordire la cerimonia per iniziare Garibaldi alla Massoneria. Lugi Pagliani (1847-1932), medico igienista, fu iniziato nel 1888 nella loggia massonica della capitale «Cola di Rienzi» (affiliata al GOI). Negli anni 1890 divenne Consigliere dell’Ordine e membro della Commissione di solidarietà massonica. Rieletto nel Consiglio dell’Ordine del Grande Oriente d’Italia, fu nominato nel 1908 membro effettivo del Supremo Consiglio del Rito scozzese antico ed accettato. Pagliani era un mangiapreti: si ricorda di quando nel 1907 tuonò contro il catechismo alle elementari.
Il caso più eclatante di Luigi Sacco (1769-1836) , altro personaggio che, ascritto alla massoneria, fece della vaccinazione della popolazione, specie quella più renitente per questioni spirituali (a quei tempi la vaccinazione era considerata dal volgo una sorta di bestialità contronatura). Sacco arrivò a confezionare e far circolare una falsa omelia (pubblicata in un opuscolo intitolato Omelia sopra il Vangelo della XIII domenica dopo la Pentecoste) da parte di un’inesistente prelato di un’esistente citta tedesca (il «vescovo di Goldstat») che spingeva i fedeli cattolici alla vaccinazione, dissolvendo gli scrupoli. La lettera fu recapitata a molti parroci affinché la inserissero nelle loro stesse omelie. Difficile non vedere anche qui, oltre che la frode turlupinante, anche il disprezzo per il popolo cattolico e i suoi pastori. Sacco fu un anticipatore anche del green pass: egli fornì al governo i nomi di 130 mila persone che aveva vaccinato in Alta Italia più circa 120 mila nelle province venete. Come dire. Vaccinazioni e database andavano a braccetto anche 200 anni fa – il tutto, allora come oggi, condito da menzogne e fake news. A fine carriera si vantò di aver inoculato un milione e mezzo di persone, di cui 500 mila trattati personalmente. Vero Terminator vaccinale del primo ottocento, vaccinator senza scrupoli che oggi dà il nome ad un importante ospedale e a chissà quante vie nelle città italiane.
La lista dei massoni vaccinatori potrebbe andare avanti, forse fino ai giorni nostri.
Tanti medici, tanti scienziati, farmacisti, etc., tutti a ridosso dell’invenzione di Jenner (alcuni, perfino, sembrano anticiparne le mosse!), tutti convinti, nonostante le resistenze della popolazione, della missione di vaccinare il maggior numero di persone possibili. Tutti in contatto, tutti in grado di stipulare programmi di inoculazione massivi in pochissimo tempo
Era massone – fu iniziato nella Loggia Fidelity n. 3 l’11 febbraio 1885 – Henry Solomon Wellcome (1853-1936), fondatore della grande industria farmaceutica Wellcome, che nel 1995 si fuse con la Glaxo. Il gruppo, dopo ulteriori fusioni, divenne l’odierna GSK, Big Pharma di punta dell’industria della vaccinazione. Nell’aprile 2014, Novartis e Glaxo stipularono un accordo da oltre 20 miliardi di dollari USA, dove Novartis cedeva la sua attività di vaccini a GSK e di contro acquisiva le attività di quest’ultima in materia di cancro. In anni recenti GSK ha comprato altre aziende produttrici di vaccino, consolidando il suo ruolo di potenza vaccinale globale. I suoi impianti e laboratori sono in tutto il mondo. Come dice orgogliosamente il suo sito, «è l’unica azienda biotecnologica che ricerca, sviluppa, produce e distribuisce vaccini in Italia».
Et si parva licet: un noto virologo vaccinista, reso famoso dai social media, finì anni fa in una lista di massoni italiani uscita su un sito. Lui negò. Non essendo noi in grado di corroborare la veridicità di quell’elenco, crediamo al dottore. Tuttavia dobbiamo pure notare come in quel documento sarebbero comparsi anche i nomi di medici che, ci dicono, si sarebbero poi visti in seguito in circuiti no-vax. Chissà se è vero; e se è vero, chissà perché…
Insomma: tanti medici, tanti scienziati, farmacisti, etc., tutti a ridosso dell’invenzione di Jenner (alcuni, perfino, sembrano anticiparne le mosse!), tutti convinti, nonostante le resistenze della popolazione, della missione di vaccinare il maggior numero di persone possibili. Tutti in contatto, tutti in grado di stipulare programmi di inoculazione massivi in pochissimo tempo.
Vi starete chiedendo: perché? Perché la massoneria avrebbe questo interesse per la vaccinazione e il suo processo?
Vi starete chiedendo: perché? Perché la massoneria avrebbe questo interesse per la vaccinazione e il suo processo?
Possiamo tentare una risposta. Come scritto varie volte da Renovatio 21, circola da anni questa idea del vaccino come «battesimo laico», parola alla quale bisogna sempre drizzare le antenne, perché «laico», nel contesto di una nazione come l’Italia fondata dai grembiulini, significa spesse volte «massonico».
A scriverlo nero su bianco fu lo strano scrittore britannico Samuel Butler «La vaccinazione è il sacramento medico corrispondente al battesimo» annotava lo scrittore britannico Samuel Butler (1835-1902). Tuttavia, tale formula riemerge ciclicamente sul discorso pubblico dei progressisti italiani in decenni diversi, ad esempio nel 2009, oppure 8 anni più tardi quando con la legge Lorenzin alcuni cominciarono a diffondere l’idea di un «battesimo laico».
«La vaccinazione è un battesimo laico. Accoglie i bambini nella società proteggendoli e proteggendo gli altri dalle gravi malattie. Mi pare che in fondo non manchino le similitudini con il battesimo religioso».
Il fine è una sostituzione religiosa. Il cristianesimo, o il fetido rottame che ne resta, deve essere rimpiazzato in via definitiva come la religione laica, la religione del progresso, della scienza, etc. Cioè, con il credo massonico, più o meno evidentemente esibito
Siamo quindi dinanzi ad una bella confessione: il fine è una sostituzione religiosa. Il cristianesimo, o il fetido rottame che ne resta, deve essere rimpiazzato in via definitiva come la religione laica, la religione del progresso, della scienza, etc. Cioè, con il credo massonico, più o meno evidentemente esibito.
La Trascendenza, il divino, devono essere sostituiti con il razionalismo e la materia. Il Dio della Vita va ucciso per intronare al suo posto il Grande Architetto, un programmatore a cui la Vita deve sottomettersi.
Così come milioni di esseri umani oggi sottomettono le loro cellule al piano di vaccinazione mondiale; così come la vita è sottomessa al programmatore per la riproduzione (con ormoni sterilizzanti, aborti, bambini sintetici prodotti in laboratorio).
La distruzione della Chiesa e della sua influenza sulla popolazione sono da sempre la raison d’être della Massoneria. Ora l’obbiettivo è vicino. Ha dato una mano la follia mondiale del COVID, sì. Ma, soprattutto, ha dato una mano la Chiesa cattolica di questi anni.
La Trascendenza, il divino, devono essere sostituiti con il razionalismo e la materia. Il Dio della Vita va ucciso per intronare al suo posto il Grande Architetto, un programmatore a cui la Vita deve sottomettersi
Perché, scriveva quasi due secoli fa un intelligentissimo manuale massonico per la conquista della società:
««Quello che noi dobbiamo cercare ed aspettare, come gli ebrei aspettano il Messia, si è un Papa secondo i nostri bisogni (…) con questo solo, per istritolare lo scoglio sopra cui Dio ha fabbricato la sua Chiesa (…) Noi abbiamo il dito mignolo del successore di Pietro ingaggiato nel complotto, e questo dito mignolo val per questa crociata tutti gli Urbani II e tutti i S. Bernardi della Cristianità. (…) Or dunque, per assicurarci un Papa secondo il nostro cuore, si tratta prima di tutto, di formare, a questo Papa, una generazione degna del regno che noi desideriamo (…) Volete voi rivoluzionare l’Italia? Cercate il Papa di cui noi vi abbiamo fatto il ritratto» (Istruzione segreta dell’Alta Vendita, citata in Delassus, Il problema dell’ora presente)
Sì. Un papa secondo il loro cuore. Un papa vaccinatore.
Celo.
Roberto Dal Bosco
Eutanasia
La festa della morte in Veneto
Come tutti sanno, mercoledì 2 settembre, vigilia della festa di San Gregorio Magno, il Consiglio regionale veneto ha approvato la legge sul «suicidio medicalmente assistito».
Come tutti sanno, a favore hanno votato 32 consiglieri, in 14 si sono opposti e cinque si sono voltati dall’altra parte. Come tutti sanno, il Veneto è la prima regione del centrodestra a munirsi di una legge del genere, la quarta in assoluto dopo Emilia Romagna, Toscana e Sardegna, i cui presidenti si sono congratulati alla grande.
C’è proprio di che far festa. Lo Stato mette a disposizione del richiedente il farewell kit e l’assistenza medica per fuggire da questa valle di lacrime, per poi finire – sst, non si dice.
Il punto è il trionfo della libertà senza se e senza ma. No, non quella di avere delle cure: per una TAC occorrono sempre sei mesi-un anno; porti pazienza, signora.
La libertà di cui si parla è quella di farla finita, andarsene, sciò, raus. Per troppo tempo si è aspettato. Intanto che si procedeva con i tira e molla, si legge, ben quattro candidati al suicidio sono morti. Scandaloso, no? Roba da chiodi. Ora però è finalmente sancito il primato della libertà di morire. «Decidi di decedere» poteva essere un bello slogan. I radicali hanno preferito il banale «Liberi fino alla fine». De gustibus.
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Ma liberi de che? Mettiamoci per un istante nei panni dei promotori, e di chi ha appoggiato l’iniziativa, e di chi l’ha votata, e di chi giubila a prosecco. Passata la sbornia, non c’è di che stare allegri.
Il suicidio è approvato, lodato, facilitato; si può dire incentivato? D’accordo.
Ma la legge soffre pur sempre, come di una tara congenita, dell’impronta asfittica dei radicali, il loro essere grigi, burocratici, conformisti, piatti e privi di fantasia. Non c’è scampo: al netto della retorica fatta di boati e giochi verbali, l’anima del radicale è quella di un impiegato di concetto.
Occorre infatti avvertire che a chi desidera farsi tirare le cuoia dalla Regione Veneto, la legge prevede solo una modalità: l’estinzione via farmaco. La morte viene somministrata in un letto, in un lettino, in una barella, in una poltrona, al massimo su una sedia; insomma, da sdraiati o da seduti. Prima di sgocciolare il veleno in vena, è contemplato che il morituro venga sedato e intontisca, così che non si accorga della vita che sfugge e non gli venga l’uzzolo di avere imbarazzanti ripensamenti, non si dice di pentimenti, in extremis, validi per l’aldilà.
Nella testa dei radicali, che come le radici affonda nella gleba, questa è la dipartita che ognuno desidera. «La morte migliore è quella nel sonno»: il mantra così volentieri ripetuto dall’uomo medio per l’eco che fa nel vuoto della zucca, e in fondo l’emblema stesso della nostra civiltà occidentale in agonia.
Ma ecco una dissonanza: se così non fosse? Se il candidato al trapasso avesse un’idea diversa da quella della morte in pantofole? Se volesse lasciare una traccia, un monito, fare della propria scomparsa un suggello, uno spettacolo, un’esperienza indimenticabile?
Non è impossibile. Un morituro che ne ha fatte un po’ troppe in passato potrebbe voler morire espiando alla Damiens, l’attentatore di Luigi XV. Fissato su una tavola, le braccia e le gambe legate con catene a quattro possenti cavalli incitati al galoppo in quattro direzioni opposte, così da squartarlo e farlo a brani. E che! Il suicida non sarebbe forse libero di chiedere, o meglio di esigere che la Regione gli metta a disposizione, anziché una mezza cartuccia di infermiere, quattro destrieri frisoni?
E che pensare degli appassionati delle rievocazioni storiche e della ghigliottina, tanto per rimanere in Francia? La premurosa Regione non dovrebbe adoperarsi per realizzare con venete operose maestranze, o alla peggio acquistare nel mercato dell’usato il drastico marchingegno? Se i costi si rivelassero eccessivi, e non spuntasse il solito mecenate, si potrebbe tutt’al più sollecitare un contributo del richiedente, diciamo un ticket.
Un apicultore potrebbe volersene andare affogato in un barile di miele: la dolce morte. Un veneto-spagnolo, volendo omaggiare i suoi avi, forse gradirebbe essere incornato da un toro alle cinque del pomeriggio, spaccate. Dopo essere stato il protagonista di tanti incubi, il lancio senza paracadute avrebbe probabilmente qualche suggestione catartica per l’ex della Folgore. Siamo davvero certi che non ci sia qualche ricco che non ambisca a fare la fine di Crasso, cioè farsi versare in gola una colata d’oro fuso?
Ecco, niente di tutto questo può essere fatto. I radicali e la politica non sono riusciti ad andare oltre il sanitario con la mutria, il veleno endovena e le babbucce. E questa sarebbe libertà? In realtà l’autodeterminazione è qui conculcata e avvilita, e la Regione viene meno ai suoi doveri.
Questa mordacchia non può non deludere i fans del boia di Stato. E c’è dell’altro.
Prendiamo Luca Zaia, il grande sponsor della legge regionale. Leggere l’intervista pubblicata il giorno dopo il fattaccio è istruttivo. Gli argomenti sono malfermi sulle gambe, le risposte non sono proprio a fuoco, c’è qualche eccesso, qualche azzardo, si capisce che il buon uomo le sballa, è più volenteroso che strutturato. Vi è qualcosa nelle sue parole che ricorda lo zio Peppo quando torna dalla sagra del paese. A ben pensarci, quello ci guarda nella fotografia a corredo dell’articolo, dove l’ex governatore è ritratto sorridente e col pollicione in su, è lo zio Peppo sputato.
Sostieni Renovatio 21
E qui si arriva al motivo di insoddisfazione di base, quello che unisce noi e loro: la scadente qualità di come ci si occupa della cosa pubblica. Dall’intervista, si tolgano il troppo e il vano: non rimane nulla.
Essa tuttavia rispecchia alla perfezione il mood del nostro Paese nell’epoca presente. Le parole dell’ex governatore, più o meno, si possono infatti trovare sulle labbra di tutti.
«Quando senti di certe sofferenze, per carità: meglio darci un taglio e via», dice il salumiere, sferrando il colpo per staccare la fiorentina. Incalza la contessa dagli occhialoni scuri: «la Chiesa fa il suo mestieve, ma lo Stato deve esseve laico». «Io sono cattolico e non lo farei», borbotta l’appuntato, «però non posso importi il mio punto di vista». «Ognuno è libero di fare quel che gli pare, basta che mi lasci in pace», dice il tassista passando col rosso. «Se dovesse capitare a me, vorrei che mi si staccasse la spina», confida il vecchio impiantista al figlio che lo ascolta attento e, ad ogni buon conto, lo registra di nascosto con il cellulare.
È un’infilata di luoghi comuni, le idées reçues del nostro tempo che soppiantano quelle di Flaubert senza smettere per un istante di essere delle bêtises, delle fesserie.
A questo punto potrebbe sostenersi che i politici, nel bene e nel male, si sono dimostrati una volta tanto in sintonia con il popolo e ne hanno espresso la volontà. Anche.
Ma per impostare il fatto in modo più corretto occorrerebbe piuttosto ammettere che l’italiano ha i governanti che si merita. La pochezza di chi decide sulla vita e sulla morte offre la misura della nostra decadenza.
E qui cade a fagiolo San Gregorio Magno, a cui si accennava all’inizio. «Se l’ira di Dio ci dà i superiori che meritiamo, impariamo dal loro modo d’agire quello che dobbiamo pensare di noi», osservava. «Perché il cuore dei governanti viene disposto secondo che meritano i sudditi».
Però c’è un altro aspetto da considerare, ancora più preoccupante.
L’approvazione della legge regionale attesta soprattutto che la mano di Dio si sta ritraendo dal nostro Paese. Le evidenze sono ormai dovunque, non vale la pena neppure di parlarne. È sufficiente scorrere le statistiche. Quel che è successo in Veneto, e presto succederà dappertutto, è un segno della Vita che si allontana dall’Italia.
E allontanandosi la Vita, che cosa si pretende che ne prenda il posto?
Massimo Zanetti
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Cremazione
Le ceneri di Guccini. Con benedizione cardinalizia
Sostieni Renovatio 21
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Aiuta Renovatio 21
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Civiltà
Chi sono i fabiani?
Renovatio 21 pubblica l’intervento apparso su X del pensatore conservatore polacco Krzysztof Szczawinski, matematico e filosofo, già trader di derivati, protagonista in rete di numerose riflessioni sullo stato delle cose da un punto di vista storico, filosofico, politico. Lo Szczawinski aveva trattato la Fabian Society tra i gruppi di controllo globale in un precedente intervento. L’analisi è, in superficie, buona, tuttavia impressiona l’assenza totale di una menzione della religione nella costruzione della Civiltà occidentale. Di qui qualche ingenuità, come quella di ritenere, in un finale che fa scendere la catena, la Dichiarazione dei diritti e Winstone Churchill un apice della nostra storia (!).
(…) La Fabian Society fu fondata a Londra nel 1884. Prende il nome da Quinto Fabio Massimo, il generale romano famoso per aver sconfitto Annibale non con uno scontro diretto, ma con pazienza, logoramento e la lenta disfatta del nemico. Il nome fu scelto deliberatamente. Era la strategia. Il loro emblema era un lupo travestito da agnello. Lo scelsero loro stessi.
Vale la pena soffermarsi un attimo su questo: un’organizzazione che scelse come proprio simbolo l’immagine di un intento predatorio mascherato da apparenza innocua – l’inganno come principio fondante, metodo operativo, ciò di cui andavano più fieri. Non imposto dai critici. Scelto autonomamente. Ne erano orgogliosi. La strategia era semplice e devastante: non assaltare le istituzioni. Infiltrarsi al loro interno.
Infiltrarsi – per usare le loro parole – gradualmente, pazientemente, nel corso delle generazioni, collocando persone formate secondo i principi fabiani in posizioni di influenza nel governo, nel mondo accademico, nei media e nella pubblica amministrazione, fino a quando le istituzioni non produrranno risultati fabiani senza che nessuno debba annunciare una rivoluzione.
La rivoluzione avverrà, ma lentamente, in modo invisibile, burocratico e democratico. Quando qualcuno se ne accorgerà, le istituzioni saranno già cambiate.
I’ll be honest with you: until recently I didn’t know much about the Fabian Society. Maybe it’s because the English know how to be smooth – so correct me if I am getting something wrong.
The Fabian Society was founded in London in 1884. Named after Quintus Fabius Maximus – the… https://t.co/jvd7MHLpsW pic.twitter.com/NWXYjatLs3
— Krzysztof Szczawinski 🇵🇱 (@Kristof_Poland) August 19, 2026
Sostieni Renovatio 21
Fondarono la London School of Economics nel 1895, l’istituzione che ha formato generazioni di politici, funzionari pubblici, economisti e giornalisti in tutto il Commonwealth e oltre. Furono determinanti nella creazione del Partito Laburista nel 1900. Diedero forma alla BBC. Progettarono lo stato sociale britannico.
George Bernard Shaw, H.G. Wells, Tony Blair, Gordon Brown, Keir Starmer: l’elenco dei fabiani che hanno plasmato la politica britannica e globale non è una nota a piè di pagina. È la storia della sinistra del ventesimo secolo, raccontata senza mezzi termini.
Starmer non è un caso fortuito né un’evoluzione del Partito Laburista. Egli rappresenta l’espressione attuale di un progetto in corso da centoquaranta anni: paziente, istituzionale e pienamente coerente con la strategia originaria.
La Fabian Society è la lunga marcia di Gramsci attraverso le istituzioni, ma inglese, quindi meglio vestita e meglio finanziata, e con cinquant’anni di anticipo. Gramsci teorizzò ciò che i fabiani stavano già facendo. I fabiani ne furono i praticanti.
La Scuola di Francoforte fornì la filosofia. La Fabian Society fornì il modello operativo. E la teoria francese fornì il confezionamento culturale. Tre progetti, origini diverse, destinazione identica: lo smantellamento delle fondamenta della civiltà occidentale attraverso la paziente occupazione delle sue istituzioni.
Ciò che rende il modello fabiano più pericoloso del socialismo rivoluzionario è proprio la sua fluidità. La rivoluzione è visibile. Si possono indicare le barricate. L’approccio fabiano non produce barricate: solo programmi di studio che cambiano gradualmente, linee editoriali che si modificano sottilmente, linee guida per la pubblica amministrazione riviste progressivamente e una successione di riforme apparentemente ragionevoli che, singolarmente, sembrano modeste, ma che nel loro insieme trasformano ogni cosa.
Aiuta Renovatio 21
Il lupo travestito da pecora non è solo un predatore mascherato, ma un predatore che ha imparato a parlare la lingua delle pecore, ad adottarne i modi, a mostrare preoccupazione per il loro benessere e a riscrivere gradualmente le regole del gregge dall’interno
Quando ve ne accorgete, il lupo è già nella stanza da decenni. Ha indossato le vesti di pecora così a lungo che alcuni si sono dimenticati che non lo era. L’inganno non è stato casuale. Era il metodo. Il lupo travestito da pecora è obłuda [termine polacco traducibile con l’italiano «doppiezza», ndt] con una strategia a lungo termine. Zakłamanie [«inganno», ndt] con un piano centenario. La menzogna sistemica con un think tank e un patrimonio.
Sono stati pazienti. Sono stati deliberati. Sono stati efficaci. E la civiltà che ha prodotto la Magna Carta, la Dichiarazione dei Diritti e Churchill se n’è accorta a malapena, finché non è stato troppo tardi.
Krzysztof Szczawinski
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Immagine generata artificialmente
-



Bioetica2 settimane faKennedy lo ribadisce: sì, i vaccini sono fatti con gli aborti
-



Spirito2 settimane faLeone XIV afferma che non dovremmo «chiuderci nelle nostre sicurezze religiose»
-



Pensiero2 settimane faLo Stato Moloch, l’italiano cattivo e i sanitari che ballano. La tragedia della bambina «no-vax» di Palermo
-



Salute2 settimane faI malori della 35ª settimana 2026
-



Bioetica1 settimana faMorte a Venezia. E inferno sulla Terra senza soprannaturale
-



Oligarcato1 settimana faOrganizzazioni del controllo globale
-



Bioetica2 settimane faGruppo satanico pubblica video di un rituale abortivo in bagno
-



Spirito2 settimane faPapa Leone dà il benvenuto al nuovo ambasciatore pro-LGBT presso la Santa Sede









