Il mondo intero assiste senza battere ciglio a nuovi scontri tra Israele e palestinesi, indifferente al sangue che scorre da entrambe i lati. Il corso degli avvenimenti dimostra che potenze straniere, quali Stati Uniti, Iran e Turchia, gettano benzina sul fuoco. Ma questo conflitto è diverso dalle guerre che si succedono da 73 anni: potrebbe essere l’inizio d’una guerra civile in Israele. La questione è sapere se si tratta di un incendio spontaneo o deliberatamente appiccato.
Geopolitica
In Israele è davvero cominciata la «guerra civile»?
Renovatio 21 pubblica questo articolo di Réseau Voltaire. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21
La Giornata Internazionale di Gerusalemme
Ogni quarto venerdì del ramadan – quest’anno il 7 maggio – si celebra la Giornata Internazionale di Gerusalemme, istituita dall’imam Ruhollah Khomeini. Il suo successore, la guida Ali Khamenei, per l’occasione ha pronunciato un discorso affinché Gerusalemme (terzo luogo santo dell’islam) sia riportata al centro delle relazioni internazionali; una questione che Khamenei ritiene comunque centrale per il mondo islamico (1).
L’Iran ammette il massacro degli ebrei d’Europa da parte dei nazisti e ritiene che gli europei abbiano creato Israele per sbarazzarsi degli ebrei sopravvissuti (il che è falso, come dimostra la vicenda della nave Exodus), rubando una terra che non era loro e facendo pagare ai palestinesi il peso del loro crimine.
Il mondo intero assiste senza battere ciglio a nuovi scontri tra Israele e palestinesi, indifferente al sangue che scorre da entrambe i lati
Agendo in tal modo, gli europei hanno dato prova di quanto poco rispettino i Diritti dell’Uomo. Comunisti e capitalisti hanno mostrato il loro vero volto. L’Iran non ha mai riconosciuto lo Stato d’Israele, né al tempo dello scià Reza Pahlavi né durante la Repubblica Islamica. L’ayatollah Khamenei ha profetizzato che Israele scomparirà nel 2040, non già a causa dell’Iran, ma per «propria arroganza».
Khamenei ha precisato che Israele cadrà quando la Nazione Islamica sarà unificata. Ha celebrato i martiri della causa, ovvero i Fratelli Mussulmani sunniti e i propri discepoli sciiti, in primo luogo lo sceicco Ahmed Yassin e il generale Qassem Soleimani. Ha invece denunciato, pur senza nominarli, il «deal del secolo» e gli «Accordi di Abramo», conclusi dal presidente Donald Trump, nonché la normalizzazione delle relazioni fra alcuni Paesi mussulmani e Israele.
Khamenei ha infine ricordato la proposta depositata alle Nazioni Unite di un referendum che consenta a tutti gli abitanti della Palestina – di qualsiasi fede religiosa – e ai palestinesi rifugiati all’estero (compresi quelli in America Latina, Australia e altre parti del mondo) di decidere il loro comune futuro.
La pianificata espulsione dei palestinesi dal quartiere di Sheikh Jarrah
Durante tutto il ramadan, e in particolare dopo il discorso dell’ayatollah Khamenei, a Gerusalemme era palpabile una forte tensione per l’annunciata espulsione di quattro famiglie palestinesi dal quartiere Sheikh Jarrah (2).
Dal 1948 Israele espelle, casa dopo casa, i palestinesi di Gerusalemme, in nome di leggi risalenti all’occupazione ottomana, che i britannici e il regime attuale hanno conservato. Una strategia finalizzata ad ammassare i palestinesi in un piccolo quartiere di Gerusalemme Est, Kfar Aqab, isolato dal resto della città da un muro di cemento.
Tuttavia, nel caso specifico di queste quattro famiglie, i tribunali si fondano su una legge israeliana che vìola l’accordo di 65 anni fa tra la Giordania (all’epoca gestore questa parte della città) e le Nazioni Unite.
Il corso degli avvenimenti dimostra che potenze straniere, quali Stati Uniti, Iran e Turchia, gettano benzina sul fuoco
Non ci sono dubbi sulle future decisioni della Giustizia israeliana, visto che nel 1967 Israele ha unilateralmente proclamato Gerusalemme propria «capitale eterna e indivisibile», in violazione delle risoluzioni dell’ONU.
Nella serata di venerdì 7 maggio gli scontri si sono allargati alla spianata delle moschee (Monte del Tempio, secondo la terminologia israeliana). Sono stati ancora più violenti di quelli del 2017.
Il sabato successivo ci sono stati scontri anche in Cisgiordania (governata dall’OLP) e alla frontiera di Gaza (governata dai Fratelli Mussulmani di Hamas). Le forze di difesa israeliane (Tsahal) hanno disperso la folla con gas lacrimogeni e proiettili di gomma. Dopo un lancio di palloncini incendiari e il tiro di un razzo da parte di Hamas su Israele, Tsahal ha risposto distruggendo una postazione militare dei Fratelli Mussulmani nella zona meridionale della Banda di Gaza. Hamas ha chiesto allora ai palestinesi di occupare la spianata sino alla fine del ramadan, giovedì 13 maggio.
La Corte suprema israeliana ha rinviato sine die l’udienza sull’espulsione delle quattro famiglie dal quartiere Sheikh Jarrah, prevista per lunedì 10 maggio.
Nel messaggio domenicale, papa Francesco ha lanciato un appello per far cessare le violenze a Gerusalemme: «La violenza genera solo violenza. Fermiamo gli scontri».
Arabia Saudita, Bahrein, Egitto, Emirati, Iran, Giordania, Marocco, Pakistan, Sudan, Tunisia e Turchia hanno condannato il comportamento di Israele e invitato alla de-escalation.
Questo conflitto è diverso dalle guerre che si succedono da 73 anni: potrebbe essere l’inizio d’una guerra civile in Israele
Infine, il Quartetto (Russia, UE, USA e ONU) ha emesso un comunicato in cui afferma di osservare «con seria preoccupazione la possibile espulsione di famiglie palestinesi dal luogo ove vivono da generazioni (…)» manifestando «la propria opposizione ad azioni unilaterali, utili solo a innescare un’escalation di ostilità in una situazione già tesa» (3).
Verso un conflitto militare
La situazione è repentinamente degenerata in guerra: da lunedì 10 Hamas ha iniziato a tirare razzi contro Israele; Tsahal ha risposto bombardando Gaza con aerei ed elicotteri, ossia con mezzi dieci volte più letali.
Tutte le fazioni armate palestinesi sono rapidamente entrate in guerra, a eccezione dell’Autorità Palestinese, che invece ha represso manifestazioni popolari in Cisgiordania.
I palestinesi sono privi di democrazia, nonché della Repubblica. Nessuno sa come la pensino. Da 15 anni non ci sono elezioni. L’Autorità Palestinese ha annullato quelle che dovevano aver luogo a maggio perché Israele s’è opposto a che si tenessero anche a Gerusalemme Est.
La questione è sapere se si tratta di un incendio spontaneo o deliberatamente appiccato
Martedì 11 il leader di Hamas, Ismael Haniyeh, ha pronunciato un discorso in televisione, collegando la questione di Gerusalemme a quella di Gaza. Ha presentato Al-Quds (Gerusalemme) come il cuore della nazione palestinese. Ha denunciato le espulsioni dal quartiere Sheikh Jarrah, ma, soprattutto, ha presentato gli scontri sulla spianata delle moschee come attacchi degli ebrei alla moschea Al-Aqsa. Una versione menzognera: la polizia israeliana è entrata nella moschea e vi ha lanciato lacrimogeni perché stava inseguendo manifestanti, che legittimamente contestavano l’espulsione delle quattro famiglie da Sheikh Jarrah.
Il discorso di Haniyeh ha sorpreso gli israeliani: Hamas non si pone più come forza di resistenza che risponde simbolicamente a Israele, ma come forza che spera d’imporre la fine del lento rosicchiamento dei Territori Palestinesi.
È la guerra
Martedì sera Tsahal ha raso al suolo la torre Al-Schourouk (12 piani), nel centro di Gaza, usando bombe penetranti. Nel palazzo aveva sede anche la rete televisiva di Hamas, Al-Aqsa. È stata la risposta d’Israele al messaggio di Haniyeh. Hamas (sostenuto da Turchia e Qatar) e la Jihad Islamica (sostenuta dall’Iran) hanno risposto con una pioggia di razzi su Tel Aviv, ma anche su Ashdod, Ashkelon e fino al confine di Gerusalemme.
I palestinesi sono privi di democrazia, nonché della Repubblica. Nessuno sa come la pensino. Da 15 anni non ci sono elezioni. L’Autorità Palestinese ha annullato quelle che dovevano aver luogo a maggio perché Israele s’è opposto a che si tenessero anche a Gerusalemme Est
La distruzione intenzionale di una rete televisiva costituisce crimine di guerra. Si è fatto perciò ricorso alla Corte Penale Internazionale, dichiaratasi competente per i crimini commessi nei Territori Palestinesi.
Il Consiglio di Sicurezza dell’ONU si è riunito due volte, a porte chiuse, in videoconferenza. Gli Stati Uniti si sono opposti a ogni dichiarazione ufficiale, ritenendola inopportuna a questo stadio e asserendo che l’espulsione delle famiglie palestinesi a Gerusalemme Est è un «affare interno d’Israele»; affermazione contestata da tutti gli altri membri del Consiglio.
Quanto alla Lega Araba, ha sostenuto che non si tratta di un contenzioso immobiliare e che soltanto chi ha buona memoria non può essere tratto in inganno.
La Russia ha preteso una riunione immediata del Quartetto (Russia, UE, USA e ONU, ricordiamo).
In mancanza di una presa di posizione del Consiglio di Sicurezza, quattro Paesi hanno emesso un comunicato congiunto: Francia, Estonia, Irlanda e Norvegia hanno esortato Israele a «cessare le azioni di colonizzazione, demolizione ed espulsione, anche a Gerusalemme Est».
Ci sono stati per la prima volta scontri nelle città a popolazione mista (mussulmani, cristiani ed ebrei), in particolare nel quartiere operaio di Lod, dove un giovane padre di famiglia, mussulmano israeliano, è stato linciato da conterranei ebrei armati
Il presidente turco Erdoğan, che rifornisce di armi Hamas, ha denunciato l’immobilismo del Consiglio di Sicurezza ed esortato a «dare una lezione a Israele».
Ci sono stati per la prima volta scontri nelle città a popolazione mista (mussulmani, cristiani ed ebrei), in particolare nel quartiere operaio di Lod, dove un giovane padre di famiglia, mussulmano israeliano, è stato linciato da conterranei ebrei armati. Il presidente Reuven Rivlin ha denunciato un pogrom contro i mussulmani. Il primo ministro Benjamin Netanyahu ha condannato con forza il crimine e decretato lo stato di emergenza a Lod. Durante i funerali della vittima, nelle 18 città israeliane a popolazione mista ci sono state scene di guerriglia.
Si parla ora non solo di guerra fra israeliani e palestinesi, ma anche di possibile guerra civile in Israele, fra ebrei e non-ebrei (goyim).
Gli Stati Uniti hanno moltiplicato i contatti con Israele per esortarlo, senza successo, a una de-escalation. Sembra evidente che Washington, apprestandosi – contro il parere di Tel Aviv e dopo le prossime elezioni presidenziali iraniane e la firma di un nuovo accordo sul nucleare – a riannodare ufficialmente i rapporti con l’Iran, non eserciterà pressioni più pesanti su Israele.
Sperando tuttavia di ottenere un qualche risultato, gli Stati Uniti si sono opposti a una terza riunione del Consiglio di Sicurezza in videoconferenza, in modo da guadagnare tempo.
Secondo il regolamento, la presidenza a rotazione, svolta questo mese dalla Cina, ha il potere d’imporre riunioni al Consiglio; Pechino però non ha esercitato questa prerogativa.
Si parla ora non solo di guerra fra israeliani e palestinesi, ma anche di possibile guerra civile in Israele, fra ebrei e non-ebrei (goyim)
Analisi del conflitto
Tutti gli osservatori imparziali sono concordi nel ritenere che la politica israeliana di colonizzazione, demolizione ed espulsione vìoli il Diritto Internazionale e le risoluzioni dell’ONU. Si tratta, di fatto, di conquista territoriale, ancorché non per via militare, ma per mezzo dell’applicazione di una normativa viziata.
Netanyahu – figlio del segretario particolare del fondatore del Partito Revisionista, Vladimir Jabotinsky – incarna il progetto di Grande Israele, che si estende dal Nilo all’Eufrate (Eretz Israel). Aderisce a una forma di suprematismo ebraico. Certamente non gode più del sostegno della maggioranza degli israeliani, eppure è ancora primo ministro.
Tutti gli osservatori imparziali sono altresì concordi nel ritenere il lancio indiscriminato di razzi su agglomerati urbani un crimine di guerra contro popolazioni civili.
A differenza di Al-Fatah, Hamas non contesta la colonizzazione della Palestina, ma solo che una terra mussulmana sia governata da ebrei. La sua posizione è una forma di suprematismo mussulmano. Del resto, questa «sezione palestinese dei Fratelli Mussulmani» (come sino a poco tempo fa proclamava la loro bandiera) è stata creata dallo sceicco Ahmed Yassin, con l’aiuto di Israele, per indebolire Al-Fatah di Yasser Arafat.
Netanyahu – figlio del segretario particolare del fondatore del Partito Revisionista, Vladimir Jabotinsky – incarna il progetto di Grande Israele, che si estende dal Nilo all’Eufrate (Eretz Israel). Aderisce a una forma di suprematismo ebraico. Certamente non gode più del sostegno della maggioranza degli israeliani, eppure è ancora primo ministro
Una volta stabilito che Likud e Hamas s’ispirano a ideologie di altri tempi e che entrambi non disdegnano pratiche criminali, non ci sono comunque prospettive di pace che permettano agli uni e agli altri di vivere insieme.
Tutti gli Stati membri delle Nazioni Unite, eccetto Israele, riconoscono il «diritto inalienabile» dei palestinesi, non di rientrare nelle case da cui furono scacciati nel 1948, bensì di ritornare nella propria terra come cittadini a pieno titolo. In questo modo tutti, in teoria, si oppongono alla «soluzione a due Stati», che però gli Occidentali sostengono dal 2007. Alimentando questa contraddizione, gli Occidentali sono responsabili della perpetuazione del conflitto.
Gli scontri attuali avvengono tutti nella Palestina geografica, cioè sia nello Stato d’Israele sia nello Stato di Palestina. Ma gli avvenimenti odierni non devono farci dimenticare che i dirigenti palestinesi hanno in passato rinunciato alla rivendicazione di vivere nella propria terra e cercato di conquistare prima la Giordania («Settembre nero»), poi il Libano (la guerra civile), macchiandosi a loro volta di crimini analoghi a quelli degli israeliani e così screditandosi.
L’unica soluzione al conflitto è lo Stato bi-nazionale, previsto dalle Nazioni Unite alla fine della seconda guerra mondiale, che metterebbe fine all’apartheid praticato da Israele – come scrisse 15 anni fa il presidente statunitense Jimmy Carter (4) – e garantirebbe ai palestinesi il diritto di ritornare sulla propria terra. Oggi però non ci sono personalità israeliane e palestinesi all’altezza di svolgere ruoli analoghi a quelli di Frederik de Klerk e Nelson Mandela.
Del resto, gli scontri intracomunitari di questi giorni nelle città d’Israele a popolazione mista rendono questa soluzione sempre più difficile.
Ipotesi esplicativa
È difficile credere che il logoramento dovuto al tempo basti a spiegare gli scontri intercomunitari. Israeliani e palestinesi aspirano a coesistere pacificamente, perlomeno quelli che non militano per il Likud o per Hamas. Formulo perciò un’ipotesi sul futuro della regione che gli strateghi statunitensi chiamano Medio Oriente Allargato.
A differenza di Al-Fatah, Hamas non contesta la colonizzazione della Palestina, ma solo che una terra mussulmana sia governata da ebrei. La sua posizione è una forma di suprematismo mussulmano. Del resto, questa «sezione palestinese dei Fratelli Mussulmani» (come sino a poco tempo fa proclamava la loro bandiera) è stata creata dallo sceicco Ahmed Yassin, con l’aiuto di Israele, per indebolire Al-Fatah di Yasser Arafat
L’incidente accaduto il 14 maggio a Giaffa, dove rivoltosi hanno lanciato un cocktail Molotov in una casa araba, ustionando gravemente un bambino di 12 anni, è sospetto. Ha suscitato nella città un centinaio di azioni contro gli ebrei, cui sono seguite reazioni contro gli arabi.
Ebbene, secondo la polizia, l’azione all’origine degli scontri non è stata compiuta da ebrei estremisti, ma da due arabi. Da qui nasce spontanea una domanda: si è trattato di due imbecilli che hanno sbagliato casa, colpendo il proprio campo, o di mercenari che hanno compiuto un attacco sotto falsa bandiera?
Dopo l’11 settembre 2001 (fatta eccezione per la parentesi Trump), il Pentagono mette in atto la dottrina Rumsfeld/Cebrowski: adattare le forze armate USA alle esigenze del capitalismo finanziario e della globalizzazione degli scambi. Per cominciare, lo stato-maggiore USA si è posto l’obiettivo di distruggere tutte le strutture statali della regione – salvo quelle di Israele, Libano e Giordania – affinché le multinazionali possano sfruttare le risorse naturali, senza incorrere in ostacoli di ordine politico.
Ecco che il processo distruttivo comincia in Afghanistan, Iraq, Libia, Siria e Yemen. Le guerre scatenate in questi Paesi ci sono state vendute come «rivoluzioni», ma nessuna lo era. Guerre che dovevano durare qualche settimana, ma mai concluse (la «guerra senza fine»), e che ora vogliono fare passare come «guerre civili». Da due anni il procedimento è stato esteso al Libano. Questa volta però senza il ricorso diretto alle armi. La carta dello stato-maggiore USA pubblicata nel 2005 è stata quindi modificata. È perciò legittimo ipotizzare che una simile calamità possa allargarsi a Israele.
Secondo l’ammiraglio Arthur Cebrowski, la maggiore difficoltà nel mettere in atto la sua dottrina è circoscrivere l’incendio. Per questo motivo ha concepito la regione del Medio Oriente Allargato basandosi non sulle sue risorse, ma sulla cultura dei suoi abitanti. È allora plausibile che si possano mandare all’aria tutti gli Stati della regione – siano essi governati da amici o da nemici – preservando però la Palestina geografica?
Una volta stabilito che Likud e Hamas s’ispirano a ideologie di altri tempi e che entrambi non disdegnano pratiche criminali, non ci sono comunque prospettive di pace che permettano agli uni e agli altri di vivere insieme
L’ipotesi regge con due varianti: nella prima, la contaminazione d’Israele è opera degli abitanti della regione, mossi dalle loro passioni; nella seconda, Israele viene contagiato per volontà del Pentagono. In ogni caso, se il seguito degli eventi confermerà l’ipotesi, quello che oggi accade modifica la natura del conflitto e lo prolunga all’infinito.
Il Pentagono si oppose alla politica estera del presidente Trump. Alcuni generali si sono persino rallegrati di averlo tradito e di aver fatto fallire il ritiro delle truppe USA dalla Siria. Non hanno digerito che questo Paese sfuggisse al loro controllo e passasse sotto la protezione della Russia. In Libano riattivarono la dottrina Rumsfeld/Cebrowski, contro il parere del presidente Trump, sfruttando le rivalità interne ed evitando di impiegare apertamente truppe USA.
Negli Stati Uniti, il Partito Democratico sta passando a una posizione anti-israeliana, sotto l’influenza del gruppo di Rashida Tlaib, Ilhan Omar, Cori Bush, Ayanna Pressley e Alexandria Ocasio-Cortez.
Il Pentagono, che dal 2001 ritiene Israele un alleato troppo indipendente per i propri gusti, troverebbe la rivincita nella sua distruzione
Il Pentagono, che dal 2001 ritiene Israele un alleato troppo indipendente per i propri gusti, troverebbe la rivincita nella sua distruzione.
In pochi giorni, e stranamente dopo il bombardamento degli uffici dell’Associated Press a Gaza, la stampa statunitense è passata da filo-israeliana a filo-palestinese; un cambiamento talmente repentino da far riflettere.
Thierry Meyssan
In pochi giorni, e stranamente dopo il bombardamento degli uffici dell’Associated Press a Gaza, la stampa statunitense è passata da filo-israeliana a filo-palestinese; un cambiamento talmente repentino da far riflettere
NOTE
1) «Speech by Ali Khamenei on the occasion of the International Al Quds Day», by Ali Khamenei, Voltaire Network, 7 maggio 2021,
2) Lo sceicco Jarrah («il chirurgo») fu, a fianco del rabbino Mosè Maimonide, uno dei medici del kurdo Saladino il Magnifico, che sottrasse Gerusalemme ai crociati.
3) «Joint statement of the Middle East Quartet on the situation in East Jerusalem», Voltaire Network, 9 maggio 2021.
4) Palestine: Peace Not Apartheid, Jimmy Carter, Simon & Schuster (2006).
Articolo ripubblicato su licenza Creative Commons CC BY-NC-ND
Fonte: «In Israele è davvero cominciata la “guerra civile”?», di Thierry Meyssan, Traduzione Rachele Marmetti, Rete Voltaire, 18 maggio 2021
Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.
Immagine screenshot da YouTube
Geopolitica
Opinionista iraniano afferma che il regime accoglie con favore l’invasione di terra USA come la migliore via per la vittoria
Seyed Mohammad Marandi, un iraniano nato in America che funge da portavoce ufficioso delle ragioni Teheran, ha affermato che il regime spera in realtà che gli Stati Uniti lancino un’invasione di terra, poiché ciò darebbe loro un vantaggio e porterebbe alla vittoria nella guerra in corso.
Marandi, il cui padre era il medico del secondo leader supremo della Repubblica islamica dell’Iran, Ali Khamenei, insegna attualmente letteratura inglese e orientalismo all’Università di Teheran.
Intervenendo al podcast di Mario Nawfal lo scorso fine settimana, a Marandi è stato chiesto se credesse che l’amministrazione Trump stesse prendendo in considerazione un’invasione di terra dell’Iran, un’ipotesi che sia il fedelissimo iraniano che Nawfal hanno definito «folle, squilibrata e assurda».
«Fallirebbe», ha affermato Marandi. «Ma i bombardamenti che stanno effettuando vengono condotti come se si stessero preparando per un’offensiva di terra. Quindi gli obiettivi e tutto il resto servono fondamentalmente a preparare l’area, la regione, per un’offensiva di terra».
«È una follia perché fallirebbe, ma anche l’umidità e le condizioni meteorologiche sono semplicemente al di là dell’immaginazione per le persone comuni che non sono mai state in quella parte del mondo. Non so nemmeno se sia possibile», ha detto, aggiungendo di aver parlato con diversi ex ufficiali militari statunitensi che concordano sul fatto che un’offensiva estiva sarebbe imprudente.
«L’Iran cercherà di uccidere quanti più soldati possibile se l’America cercherà di uccidere quanti più soldati iraniani possibile», ha detto Marandi.
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Marandi ha poi accusato gli Stati Uniti di prendere di mira intenzionalmente i civili e le infrastrutture civili in Iran, affermando che se continueranno così, l’Iran lancerà attacchi contro gli aeroporti del Medio Oriente.
Lunedì, ha pubblicato sui social media un avvertimento ai civili, invitandoli ad «evacuare completamente Kuwait, Bahrein, Qatar, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e possibilmente Oman», poiché questi paesi «diventeranno invivibili» una volta che l’Iran lancerà attacchi in risposta alla presunta escalation statunitense.
Questa settimana, l’iraniano si è unito all’analista politico Glenn Diesen per affermare che gli iraniani si aspettano un’invasione di terra da parte degli Stati Uniti.
Diesen ha affermato: «Vedremo se li metteranno in atto o meno. Ma, come hai sottolineato, gli iraniani concentrano i loro attacchi su Bahrein e Kuwait, perché è lì che è dislocata la maggior parte delle risorse americane in vista di un’invasione di terra».
Marandi ha detto a Diesen: «L’Iran ha questo vantaggio e, naturalmente, ha accumulato missili e droni per decenni, e continua a farlo anche adesso. Gli iraniani stanno colpendo duramente e sono preparati per una guerra di terra. Si stanno preparando da decenni».
«Gli iraniani – ne abbiamo parlato durante la guerra dei 40 giorni nel tuo programma – quando dissi che gli iraniani in realtà volevano che gli americani effettuassero un’invasione di terra, e lo stesso vale ora, perché credevano che se ci fosse stata un’invasione di terra, avrebbero vinto», ha aggiunto.
Il territorio iraniano è difficile da invadere soprattutto per ragioni geografiche.
Le catene montuose degli Zagros, a ovest e sud-ovest, e dell’Alborz, a nord, formano una sorta di anello quasi continuo attorno all’altopiano centrale, lasciando solo pochi passi stretti e facilmente difendibili come vie d’accesso. Buona parte del Paese si trova su un altopiano elevato, spesso oltre i 1000-1500 metri, il che rende logisticamente pesante ogni avanzata meccanizzata su larga scala.
Iscriviti al canale Telegram ![]()
L’Iran è un Paese vastissimo, circa 1,6 milioni di km², con infrastrutture stradali e ferroviarie concentrate lungo poche direttrici principali, il che allunga e rende vulnerabili le linee di rifornimento di un ipotetico invasore. A questo si aggiungono i grandi deserti interni, come il Dasht-e Kavir e il Dasht-e Lut, praticamente impraticabili per operazioni militari estese, che costringono le truppe a muoversi lungo corridoi obbligati e prevedibili.
Anche l’accesso dal mare è limitato: la costa sul Golfo Persico è stretta e facilmente presidiabile, mentre quella sul Mar Caspio è remota rispetto ai principali centri strategici del Paese.
Infine, la popolazione è dispersa tra le zone montuose, il che complica il controllo effettivo del territorio anche dopo un eventuale sfondamento iniziale. Nel complesso, questa conformazione a «fortezza naturale» ha storicamente favorito una difesa in profondità rispetto a tentativi di invasione rapida.
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Immagine di Ninara via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic
Geopolitica
Gli Houthi dichiarano il blocco navale dell’Arabia Saudita
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Geopolitica
Gli USA si preparano ad allargare la guerra con l’Iran
Gli Stati Uniti e l’Iran sono sull’orlo di un conflitto totale, ha riportato domenica il Washington Post, citando fonti a conoscenza delle discussioni in corso alla Casa Bianca. Secondo le fonti del giornale, Washington starebbe intensificando la propria presenza aerea in Medio Oriente.
L’avvertimento giunge mentre il Pentagono ha confermato che almeno quattro militari statunitensi sono rimasti uccisi in seguito agli attacchi di rappresaglia lanciati dalle forze iraniane contro installazioni militari americane nella regione. Secondo il New York Times, le forze statunitensi sono state colpite più volte la scorsa settimana da attacchi missilistici e con droni iraniani, che hanno causato il ferimento di decine di soldati e il danneggiamento di diversi elicotteri Black Hawk.
Mentre entrambe le parti intensificano gli attacchi contro obiettivi civili e militari, il Pentagono sta aumentando il numero di velivoli militari in Medio Oriente, secondo quanto riportato dal WaPo.
«Gli Stati Uniti stanno pianificando una guerra su scala più ampia», ha dichiarato al giornale un funzionario statunitense rimasto anonimo, avvertendo al contempo che l’impegno militare americano sarebbe limitato dalla diminuzione delle scorte di intercettori e missili per la difesa aerea, già ampiamente utilizzate nelle fasi precedenti del conflitto.
«Non abbiamo risorse sufficienti per sostenere le operazioni in sicurezza, e non credo che la Casa Bianca ne sia consapevole», ha dichiarato il funzionario al WaPo. Gli esperti militari citati nel rapporto affermano che Washington rimane impreparata a potenziali operazioni di terra all’interno dell’Iran, un’opzione che il presidente statunitense Donald Trump si è rifiutato di escludere.
Sostieni Renovatio 21
Venerdì, la testata Axios ha riportato che Washington aveva informato Israele dell’invio di decine di aerei cisterna aggiuntivi in vista di una possibile espansione delle operazioni contro l’Iran. Secondo l’articolo, a Trump sono state presentate diverse nuove opzioni militari, tra cui attacchi alle centrali elettriche iraniane e ulteriori attacchi ai siti nucleari per seppellire ancora più in profondità le scorte di uranio arricchito di Teheran.
Saeid Golkar, esperto dei servizi di sicurezza iraniani, ha dichiarato al Wall Street Journal che la situazione rischia di sfuggire completamente di mano. «Questa escalation si sta intensificando rapidamente e sta diventando incontrollabile», ha affermato. «C’è il rischio che si torni a una guerra totale, anche se nessuna delle due parti lo desidera».
Un’analisi della CNN ha suggerito che «una vittoria militare decisiva degli Stati Uniti sull’Iran sembra una prospettiva lontana». Facendo eco a queste osservazioni, Sina Toosi, ricercatore senior presso il Center for International Policy, ha avvertito che un’operazione di terra «con il caldo estivo estremo… contro un esercito completamente mobilitato e una popolazione che si è in gran parte schierata a sostegno dello sforzo bellico, sarebbe una scommessa straordinaria, praticamente destinata a trasformarsi in un disastro storico».
Nel frattempo, nonostante le rassicurazioni di Trump sul fatto che gli Stati Uniti avessero già neutralizzato il potenziale bellico dell’Iran, diversi media statunitensi hanno riportato che Washington è sempre più preoccupata per la crescente efficacia dell’esercito iraniano nel penetrare le difese aeree americane con attacchi missilistici.
L’attuale escalation segue il crollo del fragile cessate il fuoco all’inizio di questo mese a causa dell’escalation nello Stretto di Ormuzzo. Trump ha dichiarato la tregua «finita», definendo i leader iraniani «persone malate» e minacciando di reintrodurre il blocco navale dello stretto. Dicendo di essere divenuto il «bersaglio numero uno» di Teheran, ha minacciato di «distruggere» l’Irano.
Il ministero degli Esteri iraniano ha definito i rinnovati attacchi statunitensi una «grave violazione» del memorandum di cessate il fuoco, promettendo che le sue forze armate difenderanno l’integrità territoriale e la sicurezza nazionale del Paese.
Come riportato da Renovatio 21, Trump, una volta informato il Congresso che la guerra in Iran è di nuovo in corso, ha ipotizzato che «altre persone» possano invadere l’Iran via terra.
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Immagine da Twitter
-



Gender1 settimana faTutti pazzi per il vecchio spot dei rasoi: quando i maschi avevano un mento non rovinato dalla pillola
-



Immigrazione2 settimane faCosa contiene il rapporto sulle «Grooming gang» di pakistani pedofili che tormentano la Gran Bretagna?
-



Pensiero6 giorni faEcône e il vero ordine mondiale
-



Geopolitica2 settimane faL’Europa verso la guerra contro la Russia. Senza USA e NATO
-



Morte cerebrale1 settimana faBambino dichiarato morto si risveglia in obitorio. La morte è una decisione tecnica?
-



Sanità1 settimana faSanitari stranieri con laurea non riconosciuta nei nostri Pronto Soccorsi: cosa sta accadendo?
-



Politica1 settimana faMuore il senatore falco Lindsey Graham: misteri e oscenità
-



Cancro1 settimana faL’OMS si accorge: aumento vertiginoso dei casi di cancro in tutto il mondo. Chissà di cosa si tratta…














