Sport e Marzialistica
Gli scandinavi rifiutano di giocare a hockey con la Russia
Quattro nazioni nordiche — Danimarca, Norvegia, Svezia e Finlandia — hanno annunciato il loro rifiuto di giocare contro la Russia ai prossimi campionati mondiali di hockey, nonostante una sentenza del tribunale che ha autorizzato il ritorno della Russia alle competizioni sportive internazionali. Lo riporta la stampa russa.
La campagna di boicottaggio fa seguito alla sentenza emessa la scorsa settimana dal Tribunale Arbitrale dello Sport (TAS), che ha ribaltato la decisione della Federazione Internazionale di Hockey su Ghiaccio (IIHF) di sospendere la Russia, ripristinando il diritto della sua nazionale a competere nei tornei internazionali. La decisione riguarda cinque campionati del 2027, tra cui i Campionati Mondiali Juniores in Canada e i Campionati Mondiali maschili in Germania. L’IIHF ha espresso «delusione» ma si è impegnata a rispettare la sentenza, sebbene il ritorno della Russia abbia complicato i preparativi per i tornei con calendari già definiti.
La Federazione finlandese di hockey su ghiaccio ha annunciato lunedì che si rifiuterà di affrontare la Russia ai Campionati del Mondo del 2027 in Germania, in programma dal 13 al 30 maggio. Danimarca, Norvegia e Svezia hanno seguito l’esempio martedì, impegnandosi a boicottare le partite contro la Russia mentre disputeranno i loro incontri rimanenti.
Il presidente della Federazione finlandese di hockey su ghiaccio, Heikki Hietanen, ha dichiarato che la sua organizzazione si sta coordinando con altri Paesi per un boicottaggio congiunto. Lettonia e Repubblica Ceca hanno già aderito al boicottaggio, mentre l’Austria starebbe valutando di fare lo stesso.
Nel frattempo la Germania sta valutando se ospitare o meno il campionato. In seguito alla sentenza del TAS, il presidente della Federazione tedesca di hockey su ghiaccio (DEB), Frank Lutz, ha dichiarato che sono in corso colloqui con il governo sulle implicazioni politiche, economiche e di sicurezza del ritorno della Russia, poiché ciò «cambia radicalmente la situazione».
Separatamente, il premier canadese Mark Carney ha dichiarato che agli atleti russi e bielorussi non sarà consentito rappresentare i loro Paesi ai Campionati mondiali juniores, che inizieranno il 26 dicembre in Alberta. «Se vi riferite specificamente ai mondiali juniores, i russi non saranno presenti», ha dichiarato Carney ai giornalisti martedì.
Mosca ha accusato i promotori del boicottaggio di anteporre la politica allo sport. Il ministro dello sport russo e presidente del Comitato Olimpico, Mikhail Degtyarev, ha definito la campagna «infantile» e ha affermato che le minacce provenienti dai Paesi nordici e da altri Paesi saranno segnalate al Comitato Olimpico Internazionale (CIO), avvertendo che i Paesi che tentassero di fare pressione sulla IIHF, compresi i potenziali Paesi ospitanti del torneo, potrebbero subire azioni legali e perdere il diritto di ospitare l’evento. «Questi boicottaggi sono diretti contro lo sport internazionale», ha affermato Degtyarev, sostenendo che privano le squadre nazionali delle competizioni e i tifosi dello spettacolo. «La gente è già stufa della discriminazione nei confronti di Russia e Bielorussia sulla base della nazionalità».
Il funzionario sportivo russo ha esortato i Paesi che minacciano il boicottaggio a «tornare in sé» e a sostenere il principio olimpico secondo cui «lo sport dovrebbe unire le nazioni». Ha inoltre avvertito che le squadre che si rifiutano di affrontare la Russia potrebbero subire una sconfitta automatica per 5-0, secondo le regole della IIHF.
Anche il Cremlino non ha gradito il dilemma della Germania riguardo all’organizzazione del torneo. Il portavoce presidenziale Dmitry Peskov ha suggerito che, qualora Berlino si ritirasse, il campionato potrebbe semplicemente essere spostato altrove. «Ci sono molti Paesi», ha detto. «Se la federazione lo desidera, può organizzarlo in un altro Paese».
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A seguito dell’escalation del conflitto in Ucraina nel 2022, agli atleti russi e bielorussi è stata negata la partecipazione a numerose competizioni internazionali. All’inizio di quest’anno, tuttavia, il CIO ha revocato provvisoriamente la sospensione del Comitato Olimpico Russo, aprendo la strada a un ritorno più ampio alle competizioni, dato che diverse federazioni sportive hanno allentato le restrizioni.
«La famiglia sportiva internazionale sta ritornando ai principi fondamentali che governano il mondo dello sport», ha dichiarato il presidente russo Vladimir Putin il mese scorso, citando «l’uguaglianza, la giustizia, il rispetto reciproco e il potere unificante dello sport».
Questo cambiamento ha incontrato la resistenza dei sostenitori occidentali di Kiev. All’inizio di questo mese l’Alto rappresentante dell’UE per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Kaja Kallas, ha dichiarato che Bruxelles sta valutando nuove restrizioni, promettendo proposte per «mantenere l’isolamento della Russia nello sport globale».
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Immagine Frankie Fouganthin via Wikimedia CC BY-SA 4.0
Sport e Marzialistica
Base Jump, tuta alare e Hollywood. Renovatio 21 intervista la stuntwoman e paracadustista Roberta Mancino
Essendo sempre più squattrinata ho dovuto lavorare ancora di più, ma sono riuscita ad andare da lei e ho iniziato a fare i lanci scuola; mi ha insegnato a fare cose molto difficili e molto tecniche per il mio livello, ma i miei tanti anni di danza da bambina mi hanno aiutata. Lei mi ha supportata e incoraggiata, e così ho iniziato a specializzarmi sempre di più nel freestyle. Dopo qualche anno ho vinto i campionati italiani, ho fatto la Coppa del Mondo e così ho cominciato a trovare qualche sponsor. Quando andai le prime volte da lei, siccome lavoravo anche come modella per varie riviste, abbiamo trovato un magazine che mi ha assunto per fare delle foto.
Per inciso, negli States pagavano molto di più che in Italia, e ciò mi ha permesso di proseguire il mio percorso di crescita con il paracadute. Non avendo ancora il visto per gli Stati Uniti, facevo avanti e indietro con l’Italia ogni tre mesi. Ho deciso poi di trasferirmi definitivamente in America perché avevo obiettivi ancor più grandi da raggiungere con il paracadutismo. Avevo già fatto un record del mondo di freefly e volevo fare la stuntwoman per i film e per le pubblicità. Avevo trovato un manager che mi ha permesso di prendere un visto di lavoro così da poter rimanere in USA.
Un amico, che aveva una casa di produzione video per sport estremi, il primo anno mi ha sponsorizzata con la sua azienda. Nel frattempo avevo iniziato anche a fare base jumping con la tuta alare, e lui utilizzava i miei video per il suo canale. Stando nel giro di un centro di paracadutismo che dista circa due ore da Los Angeles, quando c’era un film o una pubblicità che necessitasse di paracadutisti, le produzioni facevano i casting lì.
Avevo gli amici laggiù che facevano parte del team di Red Bull, e così ho iniziato a lavorare in qualche pubblicità. Dopo poco è arrivata la grande occasione di lavorare per la Marvel.
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Questo malcostume dei social si riverbera in tanti altri aspetti e in tante altre situazioni. Spesso i social vengono usati per diffondere qualcosa che poi non ha nessun sottostrato culturale importante e di ricerca, ma solo apparenza.
È arrivata anche l’Intelligenza Artificiale che ha rovinato il mondo degli stunt, perché ormai non si prendono più la responsabilità di una cosa così pericolosa. Prima invece sì, mentre adesso è tutto generato o gestito artificialmente. Se vedi l’ultimo film della Marvel, di stunt nostri non ce ne sono perché ormai non ce n’è più bisogno. Mentre prima una scena, anche se non era proprio in aria ma c’erano dei pezzi di volo — i supereroi volano tutti — si faceva fisicamente e poi con delle tecniche digitali si montava il tutto. Sembra che il supereroe stia a due metri da terra, mentre in realtà la scena è stata girata in aria, così da dare allo spettatore la sensazione di volo vero, reale. Adesso tutto ciò non si fa più, costa meno.
Ci spieghi, per sommi capi, la tecnica per volare con una tuta alare?
È difficilissimo spiegarlo [ride], ma ci proviamo. La tuta alare si pressurizza: l’aria entra nelle bocche della tuta e, pressurizzandosi, ti fa fare un glide sull’aria. Con questa tuta uno pensa che si possa andare solo in orizzontale, ma non è vero, perché si può fare anche del freefly, andare in picchiata a testa in giù e molto altro, tranne che in piedi, ovviamente, perché hai i piedi bloccati con la coda. Si possono fare un sacco di voli aerodinamici e acrobatici proprio come se fosse un aereo, e addirittura si può anche risalire di quota facendo dei flair con queste tute alari nuove, che sono potentissime.
Ci sono video in cui vedi wingsuiter andare a raso del terreno per poi risalire. Ovviamente è un flair minimo, non lo puoi fare come un aeroplano perché non abbiamo i motori. Dopo un flair precipitiamo verticalmente e siamo limitati in questo, ma per tutto il resto puoi fare qualsiasi cosa di acrobatico. A livello fisico è stancante, soprattutto all’inizio, perché devi lavorare molto di spalle e di braccia, ma con la routine ti ci abitui. Le prime volte usi anche muscoli che non servono, perché sei molto teso e non riesci a rilassarti.
Una volta acquisita la padronanza della tuta, ti rilassi e non senti la tensione. È chiaro che se per un periodo interrompo i lanci, quando riprendo, dopo tre o quattro lanci mi stanco, perché è un modo diverso di stare in aria rispetto al semplice paracadutismo, anche perché rimani in aria più tempo rispetto alla classica caduta libera. Si raggiungono distanze considerevoli e, se fai base jumping, è bellissimo perché voli in mezzo alle montagne, in un canyon, passi vicino a una cascata, sorvoli gli alberi… hai la percezione del volo che non hai con il paracadutismo.
Questo modo di intendere il volo mi piace, mi dà la sensazione di volare.
Hai una differenza di emozioni e di adrenalina tra un lancio classico col paracadute e un salto con la tuta alare?
Col paracadute sono a quasi quindicimila lanci, non avverto più niente; è come se prendessi la macchina. Se serve una tecnica precisa, devo imparare una cosa nuova, devo affrontare un record o saltare in formazione, allora ho delle vibes differenti. Nei lanci di routine con i miei allievi è come se andassi in bicicletta, però a volte capita che un allievo sia particolarmente nervoso e allora mi trasmette un po’ di tensione. Invece quando faccio base jumping con la tuta alare ogni volta ho paura, mi tremano le gambe, ho qualche brutto pensiero… [ride]. Annullo la mente, mi concentro e penso a cose positive. Ci sono tecniche di rilassamento. A me piace andare sulla montagna con poca gente. Pochi giorni fa ho fatto un lancio dopo che era morta mia nonna.
Sono salita in montagna da sola e questi sono i lanci più belli. Oltretutto sono un’amante della natura e quando sono lassù sento una bella energia, una connessione speciale. Non so se quelle vibrazioni puoi sentirle solo stando lì senza lanciarti; io le sento soprattutto se so che poi mi lancio e volo. Restare in piedi su un precipizio, sulla roccia, in silenzio prima di un lancio è bellissimo.
A me piace molto andare in Trentino dove c’è un posto che si chiama Becco dell’Aquila; sei su di una piccola roccia e sotto c’è uno strapiombo e lì avverto un’energia fortissima.
Che meraviglia sentirti raccontare e condividere queste tue emozioni…
Quando stacchi e prendi il volo è un po’ come quando vedi le aquile staccarsi dalla roccia per librarsi in aria. È bellissimo! Mentre sono in aria è come se scorgessi colori diversi della natura sottostante, mi sembra tutto più intenso. Dall’aereo non ho questa percezione, anche perché c’è un casino di rumore.
Ricordo bene quell’atmosfera nell’aereo durante la mia breve parentesi da paracadutista.
Se ti lanci da velivoli più grandi è ancora peggio. Quando sei in piedi su una roccia, immerso nella natura, è tutta un’altra cosa. Quando sei sul bordo di un grattacielo anche lì hai un’altra sensazione ancora: ti senti quasi come un supereroe dei fumetti! [ride]
C’è un lancio alquanto curioso che hai fatto diversi anni fa. Ti sei buttata nuda per la rivista Playboy.
Ah sì!
Outfit piuttosto inedito per una paracadutista.
Era nuda [ride]!
So che ti piace lanciarti anche vestita con abbigliamento eccentrico.
Il lancio nuda, ti dico la verità, l’ho fatto solo per i soldi, perché ti assicuro che non è proprio piacevole [ride]. Fa male, è freddo, il paracadute sulla pelle dà fastidio, il pettorale sul seno di una donna quando apri il paracadute non dà proprio gusto.
C’è gente che lo fa per divertimento, ma io non più. Lo feci perché mi servivano i soldi per allenarmi. Invece i lanci che ho fatto con i tacchi e con i vestiti particolari sono nati per caso perché dopo Playboy sono andata a Los Angeles e ho fatto una pubblicità dove mi richiedevano di usare un vestito e delle scarpe con il tacco.
Col mio manager abbiamo lavorato molto su questa cosa di evidenziare e mostrare l’aspetto femminile e fashion, e abbiamo proposto a diverse aziende ottenendo un bel riscontro. Il video Hi Fashion di GoPro è stata una mia idea, proprio perché volevo portare questa cosa del paracadutismo anche al base jumping, per far vedere che, nonostante sia uno sport maschile, io riesco a farlo con una certa femminilità. Pensa che GoPro non ha voluto sponsorizzare il video perché non compresero appieno il senso e il significato che volevo trasmettere; dopo averlo visionato sono stati contenti del risultato, l’hanno acquisito e messo in rete. Lo hanno spinto bene e ha avuto grande successo.
Mi faceva strano che all’inizio non l’avessero capito, ma poi ho avuto ragione. In quel frangente Eva e Roberto Cavalli ci sono venuti incontro dandoci dei loro vestiti. In più, per farlo bene dovevi avere il paracadute un po’ nascosto, sennò non è esteticamente bello da vedere. Hanno fatto dei tagli particolari ai vestiti, hanno cucito delle fessure dove passavano i cosciali del paracadute… quando andammo nel loro showroom di Milano, loro sono stati con noi ed erano incuriositi da questo mio progetto piuttosto inusuale per il mondo della moda.
Avere uno uno sponsor importante credo sia determinante per il proseguo di una carriera a certi livelli. C’è differenza tra l’Italia e gli Stati Uniti per quanto riguarda le sponsorizzazioni?
Da qualche anno è cambiato il marketing di GoPro Usa con l’avvento dei social e non sono più nel loro team perché come ti dicevo ora preferiscono avere gli influencer, anche perché tanta gente gli dà i video gratis. Prima non era così. Facevamo dei projects veri e propri. Il mio volo sul vulcano è stata una missione. Il volo fra le torri è stato un altro progetto lungamente studiato.
Adesso è cambiato tutto e l’asse è stato spostato su un qualcosa che quasi possono fare tutti, mettendoci quel tocco di eccentricità, mentre prima erano delle vere e proprie imprese speciali.
Il fatto che gli atleti gli forniscono video, per loro è un risparmio notevole.
Io sono stata fortunata perché ho collaborato con loro negli anni più intensi dei loro video. Lavorare su quei progetti mi affascinava molto. Oggi anche io ho cambiato i miei target e mi sono un po’ adattata ai cambiamenti; Instagram va per la maggiore, ma non vedo più imprese come quelle che ho fatto io e altri miei colleghi anni fa. Uno dei primi video che abbiamo fatto con GoPro, Shark Riders, dove ho nuotato con uno squalo tigre insieme a un famoso surfista.
Fu la prima volta che il pubblico vedeva una cosa del genere. Adesso trovi mille ragazze su Instagram che nuotano con gli squali. Quel video andò anche al Superbowl.
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Gender
Il campione Enes Kanter buttato fuori dalla lega di pallacanestro femminile
Enes Kanter Freedom, ex giocatore NBA diventato un acceso oppositore della partecipazione degli atleti transgender agli sport femminili, ha dichiarato di essere stato allontanato dalla State Farm Arena durante Gara 3 delle finali WNBA dopo essersi rifiutato di utilizzare la suite privata che le Atlanta Dream gli avevano assegnato per motivi di sicurezza. Lo riporta Yahoo! News.
Il Kanter ha fatto questa affermazione in un video pubblicato su X mercoledì, poche ore dopo che le Dream avevano rilasciato una dichiarazione in cui affermavano che Freedom aveva contattato le forze dell’ordine federali, statali e locali, nonché i funzionari della lega, prima della partita per esprimere preoccupazione per la sua incolumità dopo aver annunciato la sua intenzione di partecipare.
Il trasferimento in una suite era «destinato a rispondere alle sue preoccupazioni in materia di sicurezza e a contribuire a offrire un’esperienza sicura e positiva a lui e agli altri ospiti», si legge nella dichiarazione delle Dream.
Ulteriori agenti della sicurezza dell’arena sono stati assegnati alla suite e, su richiesta di Freedom, anche la polizia statale ha incaricato un agente di proteggerlo.
Tuttavia, nel video pubblicato sul suo account X, si vede Freedom che chiede di sedersi nei posti che aveva acquistato.
I just got kicked out of a @WNBA game for the second time in a row for supporting WOMEN!
Let that sink in, AMERICA! 🇺🇸 https://t.co/nNmwa9U4xn
— Enes Kanter FREEDOM (@EnesFreedom) October 22, 2026
Nel video, Freedom, affiancato da agenti di polizia, si avvicina a un ingresso della State Farm Arena e viene fermato da un membro dello staff, che gli dice: «Prima di entrare, devi accettare di andare nella suite». Freedom risponde di aver acquistato i biglietti e di voler «sedersi al suo posto».
Dopo un breve scambio di battute, il video passa a una clip in cui un agente elenca diverse zone in cui Freedom potrebbe andare, per poi dire: «Non può stare qui». Freedom lascia quindi l’arena, allarga le braccia e dice alla telecamera: «Mi hanno cacciato dalla partita per aver difeso le donne».
Un portavoce delle Dream ha dichiarato che a Freedom è stata offerta la possibilità di tornare all’arena in qualsiasi momento, a condizione che fosse disposto a rimanere nella suite, in base alle sue preoccupazioni per la sicurezza.
«Sono appena stata cacciata da una partita della @WNBA per la seconda volta di fila per aver sostenuto le DONNE!» ha scritto Freedom sul post di X che mostrava il video. «Pensateci bene, AMERICA!»
L’opposizione agli atleti transgender è diventata una causa celebre per Freedom, che ha giocato 748 partite in 11 stagioni nella NBA e ha disputato la sua ultima partita nel 2022.
Quattro giorni prima di Gara 3, Freedom ha annunciato che sarebbe stato tra il pubblico e ha menzionato la pivot delle Dream Angel Reese e l’ala delle Golden State Valkyries Gabby Williams in un post sui social media.
In precedenza, ad agosto, aveva assistito a una partita delle Chicago Sky indossando una maglietta con la scritta «WOMAN sostantivo adulto umano femmina» ed era stato allontanato dal suo posto a bordo campo dopo un acceso scambio verbale con la guardia delle Sky, Natasha Cloud. Le Sky hanno vietato a Freedom l’accesso alla loro arena dopo l’episodio, e Freedom ha intentato una causa contro la franchigia, sostenendo che i suoi diritti sanciti dal Primo Emendamento erano stati violati.
Freedom ha iniziato a pubblicare post sulle minacce ricevute dopo aver annunciato la sua intenzione di assistere alla partita di mercoledì.
Nei giorni precedenti la partita, né la WNBA né le Dream hanno rilasciato dichiarazioni ufficiali sulla presenza di Freedom, sebbene fosse previsto un significativo rafforzamento delle misure di sicurezza. Le Dream hanno diffuso il comunicato relativo alla disposizione dei posti a sedere di Freedom circa 40 minuti prima dell’inizio di Gara 3.
«La sicurezza dei nostri ospiti e dei membri del nostro team è la nostra massima priorità», si legge nella dichiarazione delle Dream.
Prima della partita, le squadre hanno evitato in gran parte di commentare la questione della libertà. «Ovviamente, i media hanno una responsabilità nella scelta degli argomenti da trattare», ha detto Williams prima del riscaldamento.
L’allenatore di Atlanta, Karl Smesko, ha dichiarato: «Tutti sono qui per assistere a una grande partita di basket tra due grandi squadre, con alcuni dei migliori giocatori al mondo. Noi siamo concentrati su questo».
Come riportato da Renovatio 21, Kanter Freedom, alto 2,08 metri e con undici stagioni alle spalle (Utah Jazz, Oklahoma City Thunder, New York Knicks, Portland Trail Blazers e Boston Celtics), aveva il mese scorso annunciato di volersi candidare al draft (l‘evento annuale in cui le squadre scelgono i nuovi giocatori giovani provenienti dai college o da altre nazioni) del campionato di pallacanestro femminile WNBA del 2027.
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Subito dopo era arrivata la dichiarazione di Royce White, altro ex NBA (pochi minuti di gioco nella sua carriera) e oggi candidato repubblicano al Senato. Lo White, che è nero, ha affermato di identificarsi «a volte come donna ai fini del basket professionistico» e di voler inseguire una carriera in WNBA.
Il Kanter Freedom aveva già nel 2023 ironizzato: «Dato che sono stato ostracizzato dalla NBA, dovrei mettermi una parrucca, identificarmi come donna e dominare la WNBA?». L’obiettivo dichiarato è evidenziare l’ambiguità delle regole.
Enes ha giocato per varie squadre NBA, tra cui gli Utah Jazz di Salt Lake City, dove il direttore di Renovatio 21 ha avuto modo di vederlo e forse pure, ma si ricorda non benissimo, stringergli la mano in un ascensore quando glielo presentò un amico comune.
L’attivismo politico non è una novità per il personaggio, che ha aggiunto legalmente il cognome Freedom (libertà in inglese) nel novembre 2021, in occasione del ottenimento della cittadinanza statunitenseper simboleggiare la sua lotta per i diritti umani e la libertà di espressione, dopo essere diventato un esiliato politico ed essere perseguito dal governo turco d’Erdogan a causa delle sue forti critiche.
Nel corso di questi anni, il cestista ha criticato apertamente le violazioni dei diritti umani in Cina, in particolare il trattamento degli uiguri e l’uso del lavoro forzato. Si è espresso anche su Turchia, Russia, Iran, Corea del Nord e Venezuela. Il governo di Ankara lo aveva reso apolide e oggetto di mandati di cattura internazionali: va ricordato che a partire dalla seconda elementare, Kanter ha frequentato scuole affiliate a Hizmet, parte del movimento di Fetullah Gulen, prima alleato poi acerrimo nemico di Erdogan. Anche la stella calcistica dell’Inter Hakan Sukur, gulenista che pure ebbe l’Erdogano (e il Guleno) alle sue nozze, si trova in una situazione non dissimile, e farebbe ora il tassista in Silicon Valley.
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Immagine di Erik Drost via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic
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Lottatrice liceale chiede alla Giustizia di poter evitare di competere con ragazzi transgenderri
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