Epidemie
Lo Stato del Vaticano emette un decreto: coloro che rifiutano il vaccino potrebbero perdere il lavoro
Lo Stato del Vaticano ha recentemente emesso un decreto che include la vaccinazione COVID-19 tra le misure che le sue autorità possono utilizzare per combattere l’attuale «pubblica emergenza sanitaria».
Sebbene il decreto non renda esplicitamente obbligatorio l’assunzione di un vaccino COVID-19 in Vaticano e nei territori annessi, suggerisce che le persone impiegate dalla Santa Sede o dalla Curia romana potrebbero perdere il lavoro se non si vaccinano.
Sebbene il decreto non renda esplicitamente obbligatorio l’assunzione di un vaccino COVID-19 in Vaticano e nei territori annessi, suggerisce che le persone impiegate dalla Santa Sede o dalla Curia romana potrebbero perdere il lavoro se non si vaccinano.
Il decreto non menziona il COVID-19 ma qualsiasi «emergenza sanitaria pubblica» definita, citando il testo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità del 2001, come «un evento o una minaccia imminente di una malattia o condizione di salute, causato da bioterrorismo, epidemia o malattia pandemica, o agente infettivo nuovo e altamente fatale o tossina biologica, epidemia o malattia pandemica che pone un rischio sostanziale per un numero significativo di risorse umane o determina incidenti o disabilità permanente odi lunga durata».
Nell’introduzione del decreto che dettaglia i motivi della sua pubblicazione, la vaccinazione riceve un’attenzione specifica e persino prioritaria, con un linguaggio che indica chiaramente che rifiutare il vaccino metterebbe in pericolo la salute pubblica.
Tuttavia, il decreto sembra esitare a dichiarare obbligatorio il vaccino stesso in quanto tale, in quanto il suo rifiuto non è esplicitamente elencato tra gli atti che possono comportare una sanzione amministrativa. Possono essere emesse multe a partire da 25 euro per l’uso improprio di dispositivi di protezione come maschere e multe fino a 1.500 euro per mancato rispetto di una quarantena obbligatoria.
Il decreto sembra esitare a dichiarare obbligatorio il vaccino stesso in quanto tale, in quanto il suo rifiuto non è esplicitamente elencato tra gli atti che possono comportare una sanzione amministrativa
Le sette pagine del decreto menzionano le varie misure che possono e devono essere adottate «per garantire la salute e il benessere della comunità lavorativa nel rispetto della dignità, dei diritti e delle libertà fondamentali di ciascuno dei suoi membri», «secondo il principio di necessità , tenendo in considerazione il rischio effettivo per la salute pubblica e seguendo criteri di tempestività, adeguatezza e proporzionalità». Tali misure riguardano «cittadini, residenti nello Stato, (…) personale in servizio nel Governatorato dello Stato della Città del Vaticano e nei vari organi della Curia Romana e delle Istituzioni ad essa collegate».
Secondo il decreto, queste misure includono:
- La limitazione del movimento e del raduno di persone
- Allontanamento fisico, isolamento e quarantena
- L’adozione di norme igieniche speciali
- Protocolli per l’uso dei dispositivi di protezione individuale (DPI)
- Protocolli terapeutici
- Protocolli di vaccinazione
Il testo implica anche che i lavoratori che rifiutano il vaccino senza «comprovate ragioni di salute» e che sono in grado di rappresentare un rischio per altri «cittadini, residenti, lavoratori e comunità lavorativa» non possono ricevere un altro incarico e compenso. In altre parole, perderebbero il lavoro e il reddito
Gli articoli 5 e 6 del Decreto riguardano principalmente il vaccino. L’articolo 6, §1 è tuttavia molto interessante: afferma che un lavoratore che rifiuta il vaccino per «comprovati motivi di salute» può essere riassegnato a un compito in cui lui o lei non rappresenterà un rischio per la salute degli altri. Al contempo, il testo implica anche che i lavoratori che rifiutano il vaccino senza «comprovate ragioni di salute» e che sono in grado di rappresentare un rischio per altri «cittadini, residenti, lavoratori e comunità lavorativa» non possono ricevere un altro incarico e compenso. In altre parole, perderebbero il lavoro e il reddito.
Il compito di intervenire in caso di inosservanza delle misure di sanità pubblica imposte dalla “«Autorità Superiore» dello Stato della Città del Vaticano è assegnato con decreto al proprio Corpo di Gendarmeria che può vigilare e infliggere sanzioni pecuniarie a lavoratori e residenti inadempienti .
Le sanzioni amministrative pecuniarie sono elencate in un allegato al decreto. La vaccinazione non è menzionata: le sanzioni si applicano alla trasgressione delle norme in materia di «divieto di riunione», obbligo di utilizzare dispositivi di protezione e di utilizzarli «correttamente», «misure di allontanamento sociale», «isolamento fiduciario o quarantena», «requisiti comportamentali» (le «regole di comportamento in luoghi pubblici o luoghi aperti al pubblico stabilite dai provvedimenti emanati dall’autorità competente») e limitazioni alla circolazione e ai movimenti («violazione delle limitazioni alla circolazione e agli spostamenti all’interno dello Stato, e all’ingresso e uscire allo stesso»).
Il Vaticano sta utilizzando e distribuendo l’iniezione di mRNA Pfizer che è stata sviluppata utilizzando linee cellulari derivate da aborti volontari a termine.
Queste due ultime situazioni potrebbero teoricamente mettere in gioco l’obbligo del vaccino. Fare il vaccino potrebbe, ad esempio, essere interpretato come un «requisito comportamentale».
Per quanto riguarda le restrizioni alla circolazione e ai movimenti, queste potrebbero anche essere interpretate come applicabili ai residenti in Vaticano che rifiutano un vaccino COVID-19 nella misura in cui il rifiuto di essere vaccinato è presentato dal decreto stesso come un potenziale pericolo per la salute pubblica.
Come scrive Lifesitenews, tutto questo deve essere letto alla luce di due fatti.
Il primo è che, nell’attuale emergenza sanitaria, oltre il 99,95% della popolazione sopravvive e la maggior parte delle vittime del COVID-19 che effettivamente muoiono a causa della malattia sono molto malate o molto anziane e hanno un’aspettativa di vita molto breve.
Ora il Vaticano è diventato uno dei primi Stati ad imporre questi vaccini ai propri lavoratori, sotto minacce più o meno velate e senza menzione di libertà e consenso informato
In secondo luogo, il Vaticano sta utilizzando e distribuendo l’iniezione di mRNA Pfizer che è stata sviluppata utilizzando linee cellulari derivate da aborti volontari a termine.
E ora il Vaticano è diventato uno dei primi Stati ad imporre questi vaccini ai propri lavoratori, sotto minacce più o meno velate e senza menzione di libertà e consenso informato.
Epidemie
L’FBI di Biden ha bloccato l’interrogatorio di Daszak nella ricerca sulle origini del COVID-19
L’FBI sotto l’amministrazione Biden è intervenuta per impedire che il presidente di EcoHealth Alliance, Peter Daszak, venisse interrogato sulle origini del COVID-19 e sui suoi 15 anni di attività presso il laboratorio cinese da cui probabilmente è fuoriuscito il virus, secondo documenti resi pubblici dal senatore Rand Paul.
Il Paul, presidente della Commissione del Senato per la Sicurezza Interna e gli Affari Governativi, ha reso noto che i documenti descrivono in dettaglio come il National Targeting Center della US Customs and Border Protection (CBP) avesse identificato Daszak come «persona di estremo interesse» e intendesse interrogarlo nel febbraio 2021 sulle sue «attività in Cina, i suoi contatti presso il WIV [Istituto di Virologia di Wuhan, ndr] e se avesse raccolto o trasportato campioni biologici», vista la sua partecipazione alla controversa ricerca «gain-of-function», che prevede il potenziamento intenzionale dei virus per studiarne i potenziali effetti.
Tuttavia, tre giorni prima dell’arrivo previsto di Daszak all’aeroporto internazionale John F. Kennedy per il suo rientro negli Stati Uniti, «il CBP ha ricevuto una richiesta dall’ufficio dell’FBI di Nuova York: non fermare il soggetto», si legge nel comunicato. «L’ispezione non ha mai avuto luogo».
Il Daszak, che negli ultimi tempi ha annunciato anche di avere origini ucraine, è una figura fondamentale nella storia, ancora non scritta, della pandemia. Secondo il libro di Andrew Huff, ex vicepresidente Adell’organizzazione del Daszak, EcoHealth Alliance avrebbe avuto, legami con la CIA.
«Queste discussioni hanno portato a pubblicazioni che indicano che il dottor Peter Daszak, presidente di EcoHealth Alliance, stava lavorando con la CIA e che l’agente biologico comunemente noto come COVID-19 (SARS-CoV-2) era in fase di sviluppo presso EcoHealth Alliance da allora 2012 e altre prove suggeriscono che la SARS-CoV-2 sia iniziata prima del 2012» si legge nel libro di Huff The Truth about Wuhan.
Dopo che il SARS-CoV-2 è scoppiato nella stessa città in cui Daszak stava finanziando manipolazioni il coronavirus da pipistrello, la (un tempo) prestigiosissima rivista scientifica The Lancet aveva pubblicato un documento firmato dallo stesso Daszak con oltre due dozzine di scienziati, in cui insisteva che il virus avrebbe potuto provenire solo da un evento di spillover naturale, probabilmente da un mercato di animali vivi e che gli scienziati «stanno uniti per condannare fermamente le teorie del complotto che suggeriscono che il COVID-19 non ha un’origine naturale».
Solo più tardi Lancet avrebbe notato gli evidentissimi conflitti di interessi di Daszak, che fu grottescamente immesso poi – su pressione anche cinese, si disse – nel gruppo di ispettori che a pandemia dilagante fece una visita-farsa al laboratorio virologico wuhaniano.
Come riportato da Renovatio 21, l’organizzazione del Daszak EcoHealth Alliance aveva ricevuto ancora incredibilmente tre milioni di dollari dal ministero della Difesa dell’amministrazione Biden pure dopo la pandemia.
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«Questa non è tutta la storia. È solo l’inizio», ha anticipato il senatore Paul su X.
6/ This isn’t the whole story. It’s the start of one. The Reading Room will be updated on a rolling basis as the investigation continues.
— Senator Rand Paul (@SenRandPaul) July 20, 2026
Le origini del COVID rappresentano uno dei numerosi scandali ancora ufficialmente irrisolti che persistono a cinque anni dalla pandemia. Pubblicamente, la teoria secondo cui il COVID sarebbe sfuggito dal laboratorio di Wuhano, anziché essersi evoluto in natura, è stata ampiamente derisa e respinta sin da quando il senatore statunitense Tom Cotton l’ha avanzata nel febbraio 2020, e per mesi qualsiasi accenno a tale ipotesi è stato condannato come disinformazione. Solo a metà del 2021, ben dopo che i Democratici avevano riconquistato la Casa Bianca, i principali media hanno iniziato a considerarla una possibilità.
Come riportato da Renovatio 21, la svolta fu probabilmente quando nel 2021 uscì un articolo sul Bulletin of Atomic Scientists del noto e rispettato divulgatore scientifico Nicholas Wade.
Nel 2024, la Sottocommissione speciale sulla pandemia di coronavirus del Comitato di supervisione e responsabilità della Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti ha pubblicato la sua tanto attesa analisi post-evento sul COVID-19 e sulla risposta del governo.
Lo studio ha concluso che il COVID è molto probabilmente «emerso a seguito di un incidente di laboratorio o legato alla ricerca», che il governo federale ha sostenuto la ricerca «gain-of-function» presso il WIV senza adeguata trasparenza o supervisione e che l’ex consigliere della Casa Bianca per il COVID e direttore del National Institute of Allergy & Infectious Diseases (NIAID), il dottor Anthony Fauci, «ha giocato con la semantica della definizione di ricerca “gain-of-function”» per negarla, oltre ad aver promosso la creazione del controverso paper «Proximal Origins» nel tentativo di screditare la teoria della fuga di laboratorio, rilevando inoltre che i funzionari del NIAID hanno attivamente cercato di eludere le richieste di accesso agli atti FOIA (Freedom of Information Act) relative alla questione, ad esempio scrivendo intenzionalmente in modo errato vari nomi e termini per renderli più difficili da trovare nelle ricerche per parole chiave.
Due anni fa alcuni scienziati chiesero alla rivista che pubblicò «Proximal Origins», cioè Nature Medicine, di ritrattare l’articolo. A maggio 2025 era emerso che l’amministrazione Trump indaga sull’editore del documento sulle origini del COVID per corruzione, citando l’influenza di Fauci.
Come riportato da Renovatio 21, sulle responsabilità di Fauci nel finanziamento del gain-of-function a Wuhano disse di non aver alcun dubbio l’ex direttore del CDC Robert Redfield. Nel corso dello scorso anno è emerso che Fauci aveva detto ai colleghi di cancellare le prime comunicazioni relative al COVID; a ciò si aggiunge la notizia per cui un assistente di Fauci avrebbe distrutto e-mail sensibili ed utilizzato un account privato per nascondere ilegami con il laboratorio wuhaniano. Secondo documenti emersi nelle inchieste, il Fauci sapeva dell’origine laboratoriale del virus e sapeva pure che i vaccini mRNA non avrebbero funzionato.
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Il senatore Paul ha sostenuto che il Dipartimento di Giustizia dovrebbe perseguire Fauci per aver mentito al Congresso su questa e altre questioni relative al COVID, sebbene il presidente Joe Biden abbia concesso a Fauci un’amnistia generale prima di lasciare l’incarico, rendendo altamente improbabile qualsiasi futura azione penale e ancor meno probabile che venga confermata.
Il Paul, che lavora da mesi e mesi a richieste di documenti di Intelligence su Fauci, il dottor Ralph Baric e il COVID, sostiene che il tentativo dovrebbe comunque essere fatto, in modo che i tribunali possano decidere se confermare o meno l’amnistia alla luce dei dubbi sulla capacità mentale e decisionale di Biden nei suoi ultimi giorni di mandato. Già un lustro fa, il senatore aveva dichiarato pubblicamente che «Fauci potrebbe essere il responsabile dell’intera pandemia».
Come riportato da Renovatio 21, l’FBI era a conoscenza della possibile fuga da laboratorio già nel marzo 2020. Si discute oramai da anni anche del fatto che militari di tutto il mondo potrebbero aver contratto il coronavirus durante i Giochi sportivi militari di Wuhano nell’ottobre 2019, contribuendo quindi alla diffusione mondiale del COVID. L’Intelligence americana ancora nel 2021 aveva confermato che lavoratori del laboratorio di Wuhano erano già malati a novembre 2019.
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Immagine di Tony Webster via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic
Alimentazione
Epidemia di diarrea negli USA, la lattuga sotto accusa
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Epidemie
Ebola, gli Stati Uniti impediscono ai cittadini americani residenti nella Repubblica Democratica del Congo di rientrare in patria
Gli Stati Uniti hanno vietato ai propri cittadini residenti nella Repubblica Democratica del Congo (RDC) di imbarcarsi su voli commerciali per tornare in patria finché non avranno trascorso almeno 21 giorni in un altro Paese, a causa del peggioramento dell’epidemia di Ebola.
Le restrizioni, annunciate lunedì dall’amministrazione Trump, prevedono l’inserimento dei cittadini statunitensi attualmente nella Repubblica Democratica del Congo o che hanno recentemente lasciato il Paese in una lista di persone a cui è vietato l’imbarco, avvalendosi dei poteri federali in materia di trasporti, ha riferito Reuters, citando un funzionario della Casa Bianca.
Secondo quanto riferito dal funzionario, circa una ventina di americani si stavano preparando a volare negli Stati Uniti martedì, e il Dipartimento di Stato avrebbe fornito assistenza alle persone interessate durante il periodo di attesa.
Il provvedimento giunge nel contesto di una rapida diffusione dell’epidemia del ceppo Bundibugyo di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo, dove, all’11 luglio, le autorità sanitarie hanno segnalato 1.926 casi confermati e 702 decessi.
Venerdì, i Centri statunitensi per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC) hanno annunciato che un cittadino americano che lavora per un’organizzazione umanitaria nella Repubblica Democratica del Congo è risultato positivo al virus Ebola. Un altro cittadino statunitense, contagiato mentre lavorava nel Paese centroafricano, è stato ricoverato all’Ospedale Universitario di Francoforte, in Germania, come ha comunicato lunedì il suo datore di lavoro, l’organizzazione cristiana evangelica Samaritan’s Purse. Anche Peter Stafford, chirurgo e leader del gruppo missionario cristiano Serge, che aveva contratto il virus all’inizio dell’epidemia, è stato trasferito in Germania per ricevere cure.
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L’Uganda ha segnalato 20 casi confermati e due decessi. Un caso legato a un viaggio nella Repubblica Democratica del Congo è stato inoltre rilevato in Francia e riguarda un medico rientrato alla fine del mese scorso da una missione umanitaria.
Il direttore generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha affermato che, sebbene l’epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo continui a progredire più rapidamente della risposta all’emergenza, il rischio di una più ampia diffusione internazionale rimane basso.
Washington aveva già inasprito le regole di viaggio in risposta all’epidemia. A maggio, il CDC ha innalzato il livello di allerta per i viaggi in alcune zone della Repubblica Democratica del Congo e dell’Uganda, mentre il Dipartimento per la Sicurezza Interna ha disposto che i viaggiatori provenienti dalla Repubblica Democratica del Congo, dall’Uganda e dal Sud Sudan si sottoponessero a controlli più rigorosi negli aeroporti statunitensi designati.
Lunedì, il CDC ha annunciato di aver prorogato di altri 30 giorni la precedente sospensione dell’ingresso di alcuni cittadini non statunitensi che si erano trovati nella Repubblica Democratica del Congo, in Uganda o nel Sud Sudan nei 21 giorni precedenti.
Come riportato da Renovatio 21, il Kenya ha già bloccato il progetto statunitense per la struttura di cura dell’Ebola. Dei 800 milioni di dollari che erano stati stanziati, una parte sarebbe destinata alla fornitura di materiali, medicinali e alla costruzione di una rete logistica regionale.
Secondo un Rapporto OMS, entro settembre vi sarebbe il rischio di oltre 8.000 casi di Ebola in Congo.
Come riportato da Renovatio 21, pochi giorni fa la Francia ha confermato il suo primo caso di Ebola in un medico rientrato di recente da una missione umanitaria nella Repubblica Democratica del Congo. L’India, dove si vociferava vi fossere dei casi, non ha confermato alcun caso di contagio.
Nelle scorse settimane manifestanti avevano dato fuoco a un centro di cura per l’Ebola dopo che era stato loro impedito di portare via il corpo di una presunta vittima per la sepoltura.
Come riportato da Renovatio 21, il produttore di sieri genici mRNA Moderna la scorsa settimana si è aggiudicata un contratto da 50 milioni di dollari per il vaccino Ebola.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
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