Spirito
«Effetto Tucho-Streisand»: la prima domenica dopo la scomunica le messe FSSPX hanno affluenza regolare o persino aumentata
La prima domenica dopo le scomuniche emesse dal Dicastero per la Dottrina della Fede del cardinale Victor Emanel «Tucho» Fernandez le chiese e le cappelle della Fraternità San Pio X (FSSPX) non sembrano avere avuto una flessione nella partecipazione dei fedeli, anzi.
La notizia sta circolando sui social e sui siti cattolici come LifeSite. In breve, il decreto di scomunica vaticano non sembra aver agito in nessun modo come deterrente rispetto alla partecipazione alle Sante Messe della FSSPX. Anzi: qualcuno considera il cosiddetto «Effetto-Streisand», un meccanismo mediatico generato per il quale il tentativo di censurare, nascondere o rimuovere un’informazione ottiene il risultato opposto, finendo per renderla virale e amplificarne la diffusione.
L’effetto, che descrive l’eterogenesi dei fini quando si ha a che fare con la censura su internet, prende il nome dalla celebre cantante ed attrice ebrea statunitense Barbra Streisand che nel 2003 intentò una causa legale da 50 milioni di dollari per una foto aera della sua casa che era finita in rete assieme ad altre 12.000 case della costa. L’azione legale della Streisanda fece passare le visualizzazioni da un totale 6 a milioni e milioni, trasformando il semplice scatto in una delle immagini più scaricate in rete all’epoca.
Potremmo quindi essere dinanzi ad una situazione simile, un effetto Tucho-Streisand? È presto per dirlo, tuttavia i segni vi sono.
Renovatio 21 può testimoniare il fenomeno nella cappella dove la FSSPX dice la Santa Messa in rito antico a Costozza, in provincia di Vicenza. La foto sopra è presa da lì proprio la scorsa domenica, e tra la folla dei fedeli è stato notato anche qualche volto nuovo.
Immagini che mostrano la grande affluenza di fedeli, con tanto di file fuori dai portoni, nonostante la scomunica del cardinale Tucho Fernandez arrivano da tutto il mondo, dagli USA alla Spagna, dal Brasile e oltre e oltre.
Around the world there are reports of SSPX chapels being overwhelmed by a huge increase of faithful attending in response to the unjust excommunications
This is the Sensus fidelium at work
An ecclesial Streisand Effect
Left to right
FSSPX SÃO PAULO BRASIL. 05/07/2026
FSSPX… pic.twitter.com/tb6Uwci9sb
— Deacon Nick Donnelly (@ProtecttheFaith) July 6, 2026
Fila no Priorado para Missa das 9 h.
Aguardando a saida dos fiéis da missa das 7h.Pessoal ainda não preencheu o “Formulário” do Tucho! Rsrs
FSSPX SÃO PAULO BRASIL. pic.twitter.com/22seH8dYpV
— Trad+ (@RoiChrist34672) July 5, 2026
There is a line out the door to get to the SSPX Mass in North Idaho.
It’s been like this all morning. Packed, standing room only….
This is the 5th mass today, and it’s not the last either. pic.twitter.com/jllGlLGeVm
— David J. Reilly 🇺🇸 (@realDaveReilly) July 5, 2026
FSSPX Barcelona, misa cantada 05/07/2026 pic.twitter.com/FcsIXsywIg
— El Patriarcat ✝️ (@Masculinitat) July 5, 2026
Inside it’s standing room only for the 12pm mass which is usually half empty…
There are definitely MORE people here today than have been in quite some time… pic.twitter.com/Rhvm6nDazn
— David J. Reilly 🇺🇸 (@realDaveReilly) July 5, 2026
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La scomunica inferta dall’ex Santo Uffizio non riguarda solo i vescovi, sia consacranti che consacrati, scomunicati latae sententiae per assenza di mandato papale: come noto, piuttosto incredibilmente Fernandez aveva esteso la scomunica anche ai preti della FSSPX e persino ai fedeli laici, con tanto di grottesco modulo compilabile (in latino…) nel caso si voglia la «riconciliazione» (parola interessante, e giusta), ossia il ritorno alle diocesi e alle parrocchie della Chiesa conciliare – secondo quanto scritto nei decreti, diviene chiaro che la credenza nel Concilio Vaticano II diventa un discrimine dogmatico per l’appartenenza alla neochiesa.
Alcuni ricordano che anche prima delle scomuniche per le ordinazioni del 1988, Roma aveva, a mo’ di spaventapasseri, messo in giro voci sulla scomunica di preti e fedeli laici FSSPX, ma poi non vi fu seguito documentale, lasciando l’idea nel vago.
I tempi sono cambiati: questa volta la hybris della banda Tucho, nell’oscena slatentizzazione della tirannia modernista e nell’inanità del papa lampedusano, non ha perso tempo e ha scomunicato almeno 600 mila persone, forse molte di più.
La validità della scomunica di preti e fedeli, oltre che quella dei vescovi, sta venendo messa in dubbio ora da diversi canonisti, che ne ravvisano vizi di forma e di sostanza. Un vero «pasticcio canonico» ha detto il canonista statunitense padre Gerald Murray.
Chi volesse partecipare ad una Santa Messa officiata dalla FSSPX vicono a casa può scriverci. Daremo, come abbiamo sempre fatto, indicazioni.
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Immagine © Renovatio 21
Spirito
«L’Europa consegna i suoi Paesi ad una nuova invasione». Mons. Viganò, messaggio per Lepanto
Il 7 ottobre 1571, mentre la flotta della Lega Santa affrontava a Lepanto un nemico che pareva invincibile, San Pio V e il popolo cristiano pregavano il Rosario. Vinse allora ciò che aveva vinto con Gedeone: “ne glorietur contra me Israel, et dicat: Meis viribus liberatus sum.” Il Signore tolse al suo condottiero ventinovemila uomini e gliene lasciò trecento, perché nessuno attribuisse alle proprie forze una vittoria che era Sua.
Oggi i governanti d’Europa, dimentichi dell’identità dei loro popoli forgiata dal Cattolicesimo Romano, consegnano inermi i propri Paesi a una nuova invasione. E la gerarchia sedicente cattolica, che dovrebbe chiamare a raccolta i fedeli, incoraggia la sostituzione etnica, benedice chi la promuove e chiama «dialogo» la propria vile e abbietta diserzione. Ma i primi nemici dei popoli europei non sono coloro che violano i nostri confini: sono quanti, servi dei potentati finanziari che pretendono di governare le nazioni, se ne servono per scardinare la Religione e l’ordine sociale, e imporre così la propria tirannide tecnocratica. Alle genti che arrivano la Chiesa Cattolica deve la carità e l’annuncio di Cristo; ai loro strumentalizzatori, la coraggiosa denuncia e la resistenza. Un’Europa apostata dalla Fede e pervertita nella Morale non ha più galee, perché non ha più Rosari. Ma la Vergine è la stessa, e Dio non ha mutato il suo giudizio sui numeri: gli bastano trecento uomini, purché siano in ginocchio. “Cunctas hæreses sola interemisti in universo mundo.” Torniamo ai piedi dell’altare. Torniamo al Rosario quotidiano. — Arcivescovo Carlo Maria Viganò (@CarloMVigano) October 7, 2026
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Spirito
Domani, l’Anticristo? Quando la teologia fa luce sulla geopolitica
Nel numero 700 del Courrier de Rome (settembre 2026), padre Jean-Michel Gleize si interroga sulla possibilità di spiegare il sostegno americano a Israele unicamente con motivazioni geopolitiche e rintraccia le radici religiose e messianiche di questa alleanza fino alla questione dell’Anticristo. Padre Philippe Bourrat, dal canto suo, ripercorre l’intervento di San Clemente di Roma nella crisi della Chiesa di Corinto.
Israele, il Tempio e l’Anticristo
«Domani, l’Anticristo?”: Dietro questo titolo interrogativo, padre Jean-Michel Gleize inizia ponendo una questione metodologica. La scienza, nel senso moderno del termine, cerca le cause immediate e osservabili dei fenomeni. La «saggezza» va più indietro, alle loro cause profonde. Che dire allora della geopolitica? Può spiegare pienamente gli eventi che osserva, o dobbiamo, in certi casi, guardare più in profondità?
L’autore applica questa questione alle relazioni tra Stati Uniti e Israele. Dal riconoscimento dello Stato ebraico al trasferimento dell’ambasciata americana a Gerusalemme sotto la presidenza di Donald Trump, passando per l’entità degli aiuti concessi a Israele, egli osserva una convergenza che sembra difficile da spiegare unicamente con interessi economici, finanziari o strategici. «È possibile che considerazioni teologico-politiche prevalgano in questo caso sulla geopolitica?», si chiede.
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Fu allora che emerse il sionismo cristiano, una branca del protestantesimo evangelico per la quale la creazione dello Stato di Israele era vista come il compimento delle profezie dell’Antico Testamento. Il raduno degli ebrei in Terra Santa e la ricostruzione del Terzo Tempio erano, in quest’ottica, finalizzati a preparare il ritorno di Cristo e la conversione di Israele. L’abate Gleize individua dunque, dietro alcune scelte della politica americana, una motivazione religiosa che trascende la mera geopolitica.
Ma questa convergenza cela una profonda divergenza. L’autore esamina l’aspettativa messianica ebraica, basandosi in particolare sull’opera di Elijah Benamozegh: il Messia atteso deve instaurare un ordine universale incentrato su Gerusalemme e sul suo Tempio. La ricostruzione del Tempio assume quindi un significato messianico per entrambe le parti, ma non conduce allo stesso Messia.
È a questo punto che lo studio si allinea al suo titolo. Padre Gleize mette a confronto questa aspettativa con i principi della teologia cattolica, in particolare quelli di San Paolo, Sant’Ireneo e San Tommaso d’Aquino. Il falso Messia che apparirà alla fine dei tempi e sarà accolto come tale è l’Anticristo; Sant’Ireneo lo descrive mentre instaura il suo regno a Gerusalemme e siede nel Tempio. La convergenza tra il sionismo evangelico americano e la causa israeliana appare quindi come una temporanea «coincidenza di interessi».
La conclusione ritorna dunque al problema posto nelle righe iniziali. La geopolitica, «lasciata a se stessa», rimane, per l’abate Gleize, «incapace di fornirci una vera comprensione degli eventi che si svolgono sotto i nostri occhi». La loro profonda spiegazione richiede il ricorso a «dati religiosi, biblici e teologici» e, in ultima analisi, alla «Saggezza dall’alto».
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Una sedizione a Corinto, Roma interviene
Con padre Philippe Bourrat, questo numero ci trasporta alla fine del I secolo. Intorno all’anno 98, scoppiò una sedizione nella Chiesa di Corinto: diversi sacerdoti, fino ad allora irreprensibili nel loro ministero, furono destituiti. Il terzo successore di San Pietro intervenne quindi per ristabilire l’ordine tra i Corinzi.
Il significato di questa epistola, tuttavia, va ben oltre l’episodio che l’ha ispirata. San Clemente riconduce i disordini visibili alle loro cause morali: gelosia, superbia e insubordinazione. Al contrario, esorta i fedeli a riscoprire l’umiltà e l’obbedienza che avevano caratterizzato la loro comunità: «vi siete tutti dimostrati umili, senza vantarvi, più inclini all’obbedienza che al comando».
L’epistola dispiega dunque un intero insegnamento della vita cristiana: penitenza, timore del giudizio di Dio, speranza della risurrezione, imitazione dell’umiltà di Cristo e sottomissione all’ordine stabilito da Dio. «Fratelli, impegniamoci con tutto il nostro zelo, sotto il comando di questo irreprensibile condottiero», esorta san Clemente prima di ricordare la distinzione e la gerarchia delle funzioni nella Chiesa.
L’abate Bourrat sottolinea in particolare ciò che questo intervento rivela sull’autorità romana in un’epoca molto vicina a quella degli Apostoli. Il vescovo di Roma interviene in un’altra Chiesa, condanna la sedizione, esige che i suoi decreti siano osservati e invia legati per riferire sul ristabilimento della concordia. San Clemente può quindi scrivere: «ci darete gioia e letizia se obbedirete a ciò che vi abbiamo scritto per mezzo dello Spirito Santo».
Le pagine conclusive mettono a confronto questa interpretazione con quella proposta nel recente manuale Alla scoperta dei Padri della Chiesa . L’abate Bourrat la critica in particolare per aver spostato l’enfasi su un presunto «eccesso di zelo» che sfocia nel fanatismo, mentre il testo di San Clemente denuncia esplicitamente la superbia, la gelosia e l’insubordinazione dei sediziosi.
Secondo l’autore, è proprio questo che rende questa lettera, vecchia di quasi duemila anni, così attuale: gli stessi disordini producono gli stessi risultati quando si perde lo spirito di Cristo. «Gli insegnamenti di questo venerabile testo sono ancora validi oggi», conclude.
Articolo previamente apparso su FSSPX.News
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Immagine di Godot13 via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International
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