Internet
Oggi i bot generano più traffico web degli esseri umani: la «Dead Internet» è qui
Secondo i dati di Cloudflare, azienda specializzata in infrastrutture internet, i bot e gli agenti di intelligenza artificiale generano ormai più traffico web degli esseri umani. Il CEO Matthew Prince ha descritto questo sviluppo come un punto di svolta fondamentale nella storia del web.
Dati recenti di Cloudflare Radar mostrano che le richieste automatiche generate dai bot rappresentano circa il 57% del traffico verso le normali pagine web su una selezione di siti che utilizzano i servizi dell’azienda, rispetto al 43% circa generato da esseri umani.
«Beh, è successo più velocemente di quanto avessi previsto», ha scritto mercoledì su X Matthew Prince, co-fondatore e CEO di Cloudflare, affermando di aver previsto che il traffico automatizzato avrebbe superato l’attività umana solo nel 2027, ma che il «traffico attivo» è cresciuto abbastanza rapidamente da permettere ai bot di superare gli esseri umani «per la prima volta nella storia di Internet».
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Questa trasformazione è guidata principalmente dagli agenti di intelligenza artificiale, ovvero sistemi automatizzati che navigano, recuperano ed elaborano contenuti web per conto degli utenti. Mentre una persona potrebbe visitare solo pochi siti web prima di effettuare un acquisto o di approfondire un argomento, un agente di intelligenza artificiale può scansionare migliaia di pagine per fornire una risposta o completare un’attività.
Secondo i dati di Cloudflare, gran parte dell’attività web odierna non consiste più nella semplice navigazione da parte di utenti che cliccano sulle pagine, bensì in traffico machine-to-machine con sistemi automatizzati che richiedono dati a siti web, app, servizi e database. I dati si riferiscono esclusivamente al traffico web e non includono attività come streaming, messaggistica, giochi o utilizzo di app.
Questa tendenza ha riacceso il dibattito sulla teoria della «Dead Internet» («Internet morta»), ovvero l’idea che gran parte dell’attività online sia sempre più generata da bot, account automatizzati e sistemi di intelligenza artificiale che interagiscono con altri contenuti creati da macchine.
Secondo la teoria della Dead Internet gran parte del web a breve non sarà più popolata da esseri umani, ma guidata da bot e Intelligenze Artificiali. Per quanto riguarda la produzione dei contenuti, questo fenomeno si traduce in un flusso incessante di testi, immagini e video generati automaticamente da algoritmi. Questi contenuti artificiali, spesso privi di reale significato, vengono creati a ritmi industriali per manipolare il traffico web, ottimizzare la SEO e monetizzare le pubblicità. I bot interagiscono tra loro mettendo «mi piace» e commentando a loro volta, mentre gli utenti reali si ritrovano isolati in un ecosistema digitale sterile, dove l’autenticità umana è sommersa da un rumore artificiale.
Questo loop automatizzato crea una vera e propria camera dell’eco algoritmica. I bot non si limitano a produrre contenuti, ma estraggono dati dalle stesse creazioni artificiali per generarne di nuove, innescando una progressiva degradazione della qualità e dell’originalità culturale sul web. Molte piattaforme social si trasformano così in teatri di interazioni fantasma, dove profili finti dialogano con altri profili finti. Per l’utente umano, navigare oggi significa scavalcare costantemente questa fitta nebbia digitale, nel tentativo sempre più complesso di scovare scintille di reale creatività e connessione autentica.
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Il risultato di questa sovrastruttura artificiale è la standardizzazione totale dell’immaginario collettivo. Poiché gli algoritmi di generazione si basano su modelli predittivi volti a massimizzare il tempo di permanenza sullo schermo, i contenuti tendono a somigliarsi tutti, appiattendosi su formati iper-semplificati e sensazionalistici. Si assiste a una progressiva perdita di sfumature linguistiche e concettuali, mentre l’arte e l’informazione vengono ridotte a mero «snack content» ottimizzato per macchine. L’ecosistema online perde la sua natura di piazza pubblica e diventa una catena di montaggio invisibile, dove la spontaneità umana viene sistematicamente sommersa e scoraggiata.
L’aumento del traffico generato dai bot ha minacciato anche il modello di business di Internet basato sulla pubblicità. Poiché i bot non cliccano sugli annunci, sono sorte preoccupazioni sulla possibilità che i siti web possano in futuro addebitare un costo agli agenti di intelligenza artificiale per l’accesso ai contenuti.
Nel frattempo, i ricercatori hanno anche notato che ampie porzioni del vecchio web stanno scomparendo. Uno studio del Pew Research Center del 2024 ha rilevato che il 38% delle pagine web esistenti nel 2013 non erano più accessibili dieci anni dopo, alimentando i timori che il web aperto si stia trasformando da uno spazio costruito attorno alla navigazione umana in uno sempre più dominato da sistemi automatizzati.
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Macron vuole la censura europea: no alla «libertà di parola americana»
Il presidente francese Emmanuel Macron ha respinto quella che ha definito «libertà di parola americana», difendendo il controverso Digital Services Act (DSA) dell’UE, che i funzionari statunitensi hanno etichettato come uno strumento di censura.
Mercoledì, parlando con i giornalisti durante un viaggio in Spagna, Macron ha detto di aver chiesto all’UE di applicare il DSA «in modo molto più esteso, molto più rapido e molto più energico» per contrastare la disinformazione.
«La cosiddetta “libertà di parola” americana – almeno per come esiste oggi ed è stata promossa da alcuni – è l’opposto della libertà di parola», ha affermato, sostenendo che le libertà individuali comportano responsabilità e rispetto per le libertà altrui. «Lo so bene quando cammino per strada: la mia libertà non può significare che sono libero di picchiarti, insultarti o vandalizzare lo spazio pubblico che appartiene a tutti. Eppure, questa è l’idea che alcune persone hanno di “libertà di parola”», ha aggiunto.
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«Finché non riterremo responsabili coloro che diffondono contenuti sui social media, non saremo in grado di regolarli», ha detto il leader francese. «Quando qualcuno scrive qualcosa – quando un giornalista scrive qualcosa di completamente falso o un redattore lo pubblica – può essere chiamato a risponderne».
Come riportato da Renovatio 21, ad inizio anno Macron aveva dichiarato che «la libertà di parola è una pura stronzata», magari aspettandosi i 92 minuti di applausi della Corazzata Kotmkin di Fantozzi, ma questi non sono arrivati.
Adottato nel 2022, il DSA obbliga piattaforme come Facebook, X, TikTok, Google e YouTube a contrastare i contenuti illegali, ad aumentare la trasparenza su pubblicità e algoritmi, a proteggere i minori e a valutare e mitigare rischi sistemici come la disinformazione. Le piattaforme più grandi hanno obblighi ulteriori e possono essere multate fino al 6% del fatturato annuo globale in caso di violazioni.
Nel dicembre 2025 l’UE ha inflitto la prima sanzione ai sensi del DSA, ordinando a X di Elon Musk di pagare 120 milioni di euro. Il mese scorso il governo statunitense ha appoggiato il ricorso di X, sostenendo che il blocco aveva ecceduto i propri poteri prendendo di mira un’azienda americana.
«Non tollereremo che la Commissione Europea si impegni in un’eccessiva ingerenza normativa nel tentativo di controllare i motori americani dell’innovazione e della crescita economica», ha dichiarato Brett Shumate, assistente del procuratore generale della Divisione civile del Dipartimento di Giustizia.
Come riportato da Renovatio 21, a inizio anno la UE aveva accusato il social muskiano di antisemitismo e pedopornografia. Musk aveva risposto chiedelo l’abolizione dell’UE, definita come «Quarto Reich».
Funzionari statunitensi hanno accusato l’UE di erodere la libertà di parola e di tentare di mettere a tacere le voci dissenzienti per ragioni politiche. «L’UE dovrebbe sostenere la libertà di parola, non attaccare le aziende americane per la spazzatura», ha scritto a dicembre su X il vicepresidente JD Vance.
L’anno scorso gli Stati Uniti hanno imposto restrizioni sui visti a funzionari europei e a responsabili di gruppi di monitoraggio online, tra cui Thierry Breton, ex commissario per il mercato interno e uno dei principali artefici del DSA. Breton ha paragonato la misura al maccartismo, la campagna dell’era della Guerra Fredda contro sospetti comunisti e presunti sovversivi.
La censura in Europa aveva subito un’accelerazione decisiva la scorsa estate, quando sulla scia delle elezioni europee, i vertici dell’Unione stanno lavorando per rendere ancora più controverso il DSA, che molti osservatori hanno definito come una legge di censura radicale.
L’Unione Europea ha iniziato a far leva sul DSA per intensificare la repressione di quella che definisce «disinformazione» sullecampagne di vaccinazione.
L’espansione delle maglie della censura da parte dell’Europa è risalente, e ha trovato fiato soprattutto durante gli anni pandemici, nei quali sono stati mandati avanti appalti per la realizzazione elettronica del sistema.
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Come riportato da Renovatio 21, Elon Musk due anni fa aveva raccontato che X (già Twitter) ha respinto la richiesta di Bruxelles di censurare segretamente le opinioni sulla piattaforma, ricevendone in risposta una persecuzione ai sensi del DSA.
Come riportato da Renovatio 21, l’Europa si sta scagliando contro i colossi della pornografia web con il pretesto della protezione dei minori ma con il fine, nemmeno tanto dissimulato, di introdurre sistemi di identificazione digitale di precisione per tutti i cittadini, il famoso portafoglio UE.
Sullo sfondo, l’avvio dell’euro digitale, la piattaforma di controllo che ingollerà mezzo milione di europei comandandone per sempre le esistenze. Il credito sociale della Repubblica Popolare Cinese al confronto sembrerà una mite misura liberale.
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Immagine di European Union, 1998 – 2026 via Wikimedia pubblicata secondo indicazioni
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