Persecuzioni
Cattolici arrestati dopo che nazionalisti indù hanno fatto irruzione in una riunione di preghiera
Quattro cattolici sono stati arrestati con l’accusa di conversione forzata e macellazione di mucche dopo che attivisti nazionalisti indù hanno fatto irruzione in un raduno di preghiera nello stato indiano del Rajasthan, l’ultimo episodio di quello che i vescovi indiani definiscono un «costante aumento» della violenza anticristiana.
In un’intervista pubblicata da Crux il 6 maggio, il vescovo Devprasad Ganawa di Udaipur ha dichiarato: «l’incidente è fortemente condannabile, poiché sconvolge la vita del villaggio e dell’intera comunità. Era in corso una celebrazione pacifica, alla quale partecipavano esclusivamente fedeli cattolici. Oggi, essere cristiani comporta sfide significative e spesso ci si sente come se fossimo sotto costante sorveglianza».
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Secondo l’arcivescovo Thomas Menamparampil, arcivescovo emerito di Guwahati, un gruppo di «12-13 attivisti Hindutva» ha interrotto un incontro religioso cattolico. All’evento partecipavano circa 70 cattolici. Ha affermato che i presenti sono stati accusati di «attività di conversione forzata e macellazione di bovini», dopodiché «la colluttazione che ne è seguita è degenerata in violenza». Menamparampil ha anche dichiarato che la polizia «si è rifiutata di registrare una denuncia» relativa all’incidente e che i leader indiani «tollerano questi episodi di violenza».
Gli arresti sono avvenuti nel contesto delle continue controversie nazionali sulla legislazione anti-conversione in India. Diversi stati indiani, tra cui il Rajasthan, applicano leggi che regolamentano le conversioni religiose, prevedendo sanzioni per quelle che le autorità classificano come conversioni illegali o forzate. Le organizzazioni nazionaliste indù hanno ripetutamente affermato che i gruppi cristiani ricorrono alla coercizione o all’inganno per convertire gli indù, accuse costantemente respinte dai leader cattolici e da altri rappresentanti cristiani.
L’arcivescovo indiano ha inoltre affermato che «oltre 640 episodi di questo tipo sono stati segnalati nel 2024. Ogni anno si è registrato un aumento costante».
Ganawa ha aggiunto che, «nonostante tutto, il nostro apostolato nell’ambito dell’istruzione, della sanità e dei servizi sociali continua senza sosta. Il nostro personale si dedica instancabilmente al servizio delle persone di ogni casta e credo, senza discriminazioni. Rimaniamo fedeli alla nostra missione di contribuire alla costruzione della nazione».
Dal 2014 l’India è governata dal Bharatiya Janata Party, un partito legato a organizzazioni nazionalista seguaci dell’hindutva, l’«induità», cioè il suprematismo delle religioni nate nel subcontinente – l’induismo sopra ogni altra – nei confronti delle altre, cioè cristianesimo e Islam.
Secondo i dati governativi citati da Crux, i cristiani rappresentano circa il 2,3% della popolazione indiana, che conta oltre 1,4 miliardi di abitanti. Nel Rajasthan, gli indù costituiscono quasi il 90% della popolazione, mentre i cristiani rappresentano circa lo 0,14%.
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Il cristianesimo è visto come un pericolo perché incoraggia la conversione, sfida le gerarchie di casta e rappresenta valori occidentali che gli ideologi dell’hindutva considerano incompatibili con l’ordine sociale tradizionale dell’India.
Secondo un rapporto pubblicato il 4 novembre 2025 dall’ONG United Christian Forum (UCF), gli attacchi contro i cristiani in India sono aumentati di oltre il 500% in un decennio.
L’anno passato la Conferenza Episcopale Indiana aveva condannato l’attacco avvenuto il 6 agosto a Jaleswar, dove due sacerdoti e un catechista sono stati picchiati da una folla di circa 70 persone con false accuse di conversioni forzate, mentre le suore che li accompagnavano sono state salvate da donne del villaggio.
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Immagine di Gerd Eichmann via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International
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Persecuzioni
Ucraino accoltella cinque persone in un convento polacco
Un uomo ucraino ha accoltellato cinque persone in un convento cattolico nel Sud-Est della Polonia. Lo ha riportato la polizia locale.
L’aggressione è avvenuta intorno alle 9:30 di giovedì mattina in una chiesa dell’abbazia delle suore benedettine a Jarosław, nella regione della Podkarpackie, al confine con l’Ucraina. I la stampa del posto riferito che il clero si stava preparando alla messa quando l’attentatore ha colpito.
Le vittime sono quattro uomini e una donna, ha comunicato la polizia su X, precisando che tre uomini hanno riportato ferite gravi. Il portale Interia ha identificato le vittime come tre sacerdoti e due laici.
La stampa locale, citando fonti di polizia, hanno scritto che una delle vittime, un ecclesiastico, è morta, mentre altre due si trovano in condizioni critiche.
W czwartek przed południem na ul. Benedyktyńskiej w Jarosławiu na Podkarpaciu 31-letni mężczyzna ranił nożem czerech mężczyzn i kobietę.
Jedna z ranionych osób zmarła. Sprawca został zatrzymany, poszkodowani trafili do szpitala.
Stan dwóch osób przebywających w miejscowym… pic.twitter.com/4DrP2IC8dF
— Polska Agencja Prasowa/Polish Press Agency (PAP) (@PAPinformacje) September 24, 2026
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Il presunto aggressore, un cittadino ucraino di 31 anni, è stato bloccato sul posto. Secondo le prime indagini riportate dalla stampa polacca, si ritiene che abbia usato un coltello da cucina. Gli inquirenti non hanno ancora stabilito il movente.
L’episodio si inserisce in un netto peggioramento dell’atteggiamento dei polacchi verso i rifugiati ucraini. Un rapporto di luglio dell’istituto di sondaggi CBOS ha rilevato che, per la prima volta da quando monitora il tema, la maggioranza dei polacchi è contraria all’accoglienza dei rifugiati: il 52% si oppone e il 42% è favorevole. Il sostegno era al 94% poco dopo l’escalation del conflitto in Ucraina nel 2022.
Varsavia ha anche iniziato a ridurre alcune delle misure speciali introdotte per gli ucraini dopo il 2022. All’inizio di quest’anno la Polonia ha chiuso il sistema separato di sostegno ai rifugiati, inserendo gli ucraini nel regime generale per gli stranieri sotto protezione temporanea e limitando l’accesso ad alcuni benefici.
Come riportato da Renovatio 21, un anno fa uno studio aveva dimostrato che il 2024 aveva visto un record di matrimoni tra polacchi e donne ucraine.
Secondo i dati CBOS pubblicati a settembre, la quota di polacchi che ritiene possibile una riconciliazione con gli ucraini è scesa al minimo storico del 53%, mentre il 38% la considera impossibile. Il sondaggio è stato realizzato in un clima di controversie storiche ancora aperte, in particolare sui massacri di polacchi in Volinia durante la Seconda guerra mondiale e sull’eredità dell’Esercito Insurrezionale Ucraino (UPA).
Come riportato da Renovatio 21, in settimana il capo dell’opposizione polacca Jaroslav Kazynski ha dichiarato che per trascinare la Polonia in guerra con la Russia il presidente ucraino Zelens’kyj aveva addirittura messo sul piatto la possibilità di formare un unico Stato-crasi di Kiev e Varsavia.
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Immagine di Emde-project via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International
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