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Israele vuole usare la bomba a neutrone?
Il giornalista israeliano Shimon Riklin ha sollevato la possibilità di utilizzare una bomba a neutroni contro l’Iran su Canale 14 durante un dibattito a cui ha partecipato anche il ministro della Sicurezza Nazionale, il ben noto sionista secolare Itamar Ben-Gvir.
Il giornalista ha chiesto perché Israele non stia usando la bomba, descrivendola come «un tipo di bomba atomica che uccide le popolazioni senza danneggiare gli edifici».
Quando la discussione si è spostata sulle notizie relative a un attacco israeliano a una base missilistica vicino allo Stretto di Ormuzzo con «armi non convenzionali», un giornalista ha affermato «non l’ho detto io», prima di notare, con un sorriso rivolto al Ben-Gvir, «riconosco il suo sorriso, ministro Ben-Gvir, sta nascondendo qualcosa».
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Ben-Gvir non ha risposto alle domande specifiche contenute nel filmato e ha invece dichiarato: «Sono un membro del gabinetto ristretto, la responsabilità che ho è immensa». Un altro commentatore del dibattito ha insinuato che le armi non convenzionali potrebbero essere già state utilizzate, e parte dello scambio è stata accompagnata da ulteriori risate.
La bomba a neutrone, nota anche come arma a radiazione potenziata (Enhanced Radiation Weapon o ERW), è un tipo di arma nucleare tattica a bassa potenza sviluppata per massimizzare l’emissione di neutroni veloci e radiazioni ionizzanti, riducendo al minimo gli effetti di esplosione e calore. Ideata negli Stati Uniti da Samuel Cohen nel 1958 presso il Lawrence Livermore National Laboratory, sfrutta una piccola reazione termonucleare (fusione di deuterio e trizio innescata da fissione) per liberare fino al 40-80% dell’energia sotto forma di neutroni ad alta energia (circa 14 MeV).
A differenza delle bombe atomiche tradizionali, che provocano vasti danni da onda d’urto e incendi, la bomba a neutrone limita il raggio di distruzione meccanica a poche centinaia di metri (per una resa di 1 chilotone circa 600 metri), mentre i neutroni penetrano armature, edifici e terreno fino a 1-2 chilometri, causando danni letali e mutazioni al DNA e ai tessuti biologici. Gli equipaggi di carri armati possono essere neutralizzati anche a distanze dove la blindatura resiste all’esplosione, rendendola ideale come arma anti-carro sul campo di battaglia.
Gli effetti della bomba a neutrone sulla vita biologica sono devastanti e selettivi. A differenza delle bombe tradizionali, l’energia si concentra sulle radiazioni ionizzanti piuttosto che sull’onda d’urto o sul calore. Una dose di 6-8 Gy (Gray, unità di misura della dose assorbita di radiazione nel Sistema Internazionale) provoca la malattia acuta da radiazioni: nausea, vomito, emorragie e morte nel giro di giorni o settimane. Dosi superiori a 80 Gy neutralizzano istantaneamente gli equipaggi di carri armati, rendendoli incapaci di combattere pur rimanendo in vita per breve tempo.
L’effetto è particolarmente letale su esseri umani e animali perché i neutroni danneggiano gravemente le cellule in rapida divisione (midollo osseo, intestino, sistema immunitario). La bomba è stata incredibilmente definita «pulita» perché lascia poche radiazioni residue persistenti, ma uccide la vita biologica in un raggio più ampio rispetto alla distruzione meccanica.
Durante la Guerra Fredda fu pensata dalla NATO per contrastare un’eventuale invasione di carri armati sovietici in Europa senza radere al suolo città vicine. Testati negli anni Sessanta, gli ordigni non furono mai dispiegati in Europa a causa di forti opposizioni politiche e pubbliche: molti la definirono «l’arma più crudele» perché uccide gli esseri umani risparmiando in gran parte le strutture.
La produzione americana di bombe a neutroni cessò negli anni Ottanta e le testate furono ritirate negli anni Novanta. Altri Paesi come Unione Sovietica, Francia e Cina condussero test simili. Oggi rimane un simbolo controverso della corsa agli armamenti nucleari tattici.
Israele è ampiamente ritenuto possedere bombe a neutrone, anche se non lo ha mai confermato ufficialmente, come del resto l’intero suo programma nucleare. Secondo numerosi rapporti di intelligence e analisti militari, Israele avrebbe sviluppato testate a neutroni e armi nucleari tattiche di questo tipo già dagli anni Settanta e Ottanta.
Mordechai Vanunu – il tecnico nucleare israeliano che rivelò dettagli del programma nel 1986, venendo poi rapito dal Mossad a Roma – affermò che Israele produceva in serie bombe a neutrone già negli anni Ottanta. Vari studi ritengono che nell’arsenale atomico israeliano (stimato tra 90 e 400 testate) ci sia anche un numero sconosciuto di bombe a neutrone, ideali per colpire forze corazzate o truppe in aree urbane riducendo i danni da esplosione
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Nucleare
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Altri 175 miliziani ISIS uccisi in un’operazione congiunta Nigeria-USA
Un’operazione congiunta delle forze nigeriane e statunitensi ha eliminato almeno 175 militanti dello Stato Islamico, tra cui alti comandanti, nel nord-est della Nigeria, secondo quanto riferito dalle autorità.
Martedì, l’esercito nigeriano ha annunciato che gli attacchi, condotti nell’arco di diversi giorni contro i combattenti dello Stato Islamico della Provincia dell’Africa Occidentale (ISWAP), hanno distrutto armi, posti di blocco e reti finanziarie in tutta la regione. Il Comando Africa degli Stati Uniti (AFRICOM) ha confermato l’operazione, precisando che nessun soldato americano o nigeriano è rimasto ferito.
«L’eliminazione di questi terroristi riduce la capacità del gruppo di pianificare attacchi che minacciano la sicurezza degli Stati Uniti e dei nostri partner», ha dichiarato l’AFRICOM in un comunicato.
On May 18, #AFRICOM, conducted counter terrorism efforts in coordination with Nigeria against an ISIS fighter camp in NE Nigeria. No U.S. or Nigerian forces were harmed.
Full press release: https://t.co/uDJBlRaQAU#AFRICOM #Nigeria #CounterTerrorism pic.twitter.com/pQ1kKksbP7
— U.S. Africa Command (AFRICOM) (@USAfricaCommand) May 19, 2026
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Il portavoce militare nigeriano Samaila Uba ha dichiarato che uno dei leader di spicco dell’ISWAP «eliminato dal campo di battaglia» era Abd-al Wahhab, responsabile del «coordinamento degli attacchi e della diffusione della propaganda». Secondo Uba, sono stati uccisi anche Abu Musa al-Mangawi, membro di spicco dell’ISWAP, e Abu al-Muthanna al-Muhajir, a capo del team di produzione mediatica del gruppo.
Gli ultimi attacchi arrivano a pochi giorni dall’annuncio da parte di Abuja e Washington dell’uccisione, in un’operazione militare congiunta nel bacino del lago Ciad, di Abu-Bilal al-Minuki, alto comandante dello Stato Islamico, che il presidente statunitense Donald Trump aveva descritto come il numero due del gruppo a livello globale.
Il presidente nigeriano Bola Tinubu ha affermato che l’operazione ha dimostrato «un’efficace collaborazione» tra i due Paesi nella lotta al terrorismo.
Il Nord-Est della Nigeria è da tempo teatro di un’insurrezione guidata da Boko Haram e ISWAP, che hanno preso di mira basi militari, villaggi, scuole e vie di comunicazione. Negli ultimi mesi, il Paese ha registrato anche un’impennata di rapimenti di massa e raid mortali, nonostante l’intensificazione delle misure di sicurezza, tra cui la dichiarazione dello stato di emergenza da parte del governo.
Washington ha intensificato la cooperazione militare con Abuja dopo una controversia diplomatica scoppiata in seguito alle affermazioni di Trump secondo cui i cristiani sarebbero stati uccisi in gran numero nel Paese più popoloso dell’Africa. La Nigeria ha negato le accuse di «genocidio cristiano», affermando che i gruppi armati prendono di mira persone di tutte le fedi, mentre Trump ha dichiarato di stare valutando opzioni militari, compresi attacchi aerei, per fermare le presunte uccisioni.
A febbraio, l’amministrazione Trump ha inviato truppe in Nigeria con un ruolo descritto come consultivo e di addestramento, sebbene le recenti operazioni indichino un coinvolgimento più attivo. Il generale Dagvin Anderson, comandante dell’AFRICOM, ha dichiarato martedì in un’audizione al Congresso che la Nigeria ha svolto un ruolo cruciale nello sviluppo degli obiettivi, nella raccolta di informazioni e nel supporto operativo per l’operazione.
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Immagine screenshot da Twitter
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