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Scontro a fuoco vicino al consolato israeliano a Costantinopoli
Martedì nei pressi del consolato israeliano di Costantinopoli è scoppiata una sparatoria tra la polizia e alcuni uomini armati, secondo quanto riportato dalla stampa costantinopolitana. L’edificio è chiuso da mesi e, a quanto pare, non è presidiato. Non è chiaro se fosse l’obiettivo dell’attacco.
Secondo quanto riportato, numerose squadre di polizia sono state inviate al consolato intorno alle 12:15 ora locale. Uno degli aggressori, armato di fucili a canna lunga, è stato ucciso e altri due sono stati catturati dopo essere rimasti feriti, come riportato dalla CNN in lingua turca. Anche due agenti di polizia sono rimasti feriti nello scontro a fuoco.
Gun battles in Istanbul from my brother’s camera pic.twitter.com/CofnpYv3ne
— N.Y. Yazgan (@YigitBruxelles) April 7, 2026
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L’agenzia di stampa turca Anadolu ha riferito che, poiché il consolato israeliano non è operativo, le prime indagini suggeriscono che l’attacco fosse mirato alla polizia turca, che mantiene sempre una forte presenza armata nella zona. Anche l’AFP e la Reuters hanno riferito che al momento non ci sono diplomatici israeliani di stanza a Constantinopoli o ad Ancara.
Il ministro degli Interni turco Mustafa Ciftci ha confermato che tutti e tre gli aggressori sono stati «neutralizzati», aggiungendo che le loro identità sono state accertate. Uno degli attentatori aveva legami con «un’organizzazione che sfrutta la religione», mentre gli altri due erano fratelli, uno dei quali con precedenti penali legati al traffico di droga.
È stata avviata un’indagine penale e tre investigatori sono stati incaricati di occuparsi del caso, ha dichiarato il ministro della Giustizia turco Akin Gurlek.
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«Non c’è compagno di squadra migliore di Israele»: parla l’ammiraglio USA al vertice del Comando Centrale
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Mons. Viganò commenta il viaggio africano di Leone XIV
Papa Leone XIV sta compiendo il suo primo viaggio apostolico in Africa. Partito il 13, la visita si concluderà il 23 aprile, toccando quattro Paesi: Algeria, Camerun, Angola e Guinea Equatoriale.
Secondo la vulgata, pellegrinaggio di pace e «dialogo» (la parola abusatissima dal cattolicesimo moderno, che disconosce l’importanza del termine per la massoneria, che di fatto ha infiltrato la Chiesa) che ha porta il papa agostiniano sui passi di Sant’Agostino ad Annaba (Ippona), tra incontri interreligiosi – latitudinaristi, sincretisti – in Algeria, appelli alla riconciliazione nel Camerun dilaniato dai conflitti, celebrazioni con le comunità cattoliche in Angola e in Guinea Equatoriale.
Sul social network X l’arcivescovo Carlo Maria Viganò ha rilasciato un commento denso costituito in realtà da una citazione di una enciclica del predecessore di Leone XIV, cioè Leone XIII, la Immortale Dei del 1885.
Quantum mutatus ab illo:
“Il fatto che l’Europa cristiana abbia domato i popoli barbari e li abbia tratti dalla ferocia alla mansuetudine, dalla superstizione alla verità; che abbia vittoriosamente respinto le invasioni dei Maomettani; che abbia tenuto il primato della civiltà;… pic.twitter.com/2OjomLOk4p
— Arcivescovo Carlo Maria Viganò (@CarloMVigano) April 16, 2026
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«Il fatto che l’Europa cristiana abbia domato i popoli barbari e li abbia tratti dalla ferocia alla mansuetudine, dalla superstizione alla verità; che abbia vittoriosamente respinto le invasioni dei Maomettani; che abbia tenuto il primato della civiltà; che abbia sempre saputo offrirsi agli altri popoli come guida e maestra per ogni onorevole impresa; che abbia donato veri e molteplici esempi di libertà ai popoli; che abbia con grande sapienza creato numerose istituzioni a sollievo delle umane miserie; per tutto ciò deve senza dubbio molta gratitudine alla Religione, che ebbe auspice in tante imprese e che l’aiutò nel portarle a termine».
«Quantum mutatus ab illo» chiosa in latino monsignor. Quanto è cambiato da allora…
Di fatto, nessuna istituzione umana conosce bene l’Africa quanto la Chiesa cattolica.
Ricordiamo chi è stato un tempo il plenipotenziario per il mondo africano, in ispecie francofono ma non solo (seguiva comunità di negri anche ad Harlem ed in Alabama) ai tempi di papa Pio XII: l’arcivescovo di Dakar Marcel Lefebvre, che negli ultimi anni della sua vita subì incredibilmente un processo per «razzismo» a causa di dichiarazioni che aveva fatto sui pericoli dell’immigrazione islamica in Francia.
Al processo fu chiamato testimone un vescovo africano creato proprio da monsignor Lefebvre, che al continente nero, come missionario, aveva dedicato una grande porzione della sua esistenza e del suo santo lavoro.
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Sindaco del Partito Democratico USA omosessuale accusato di altri reati sessuali contro adolescenti
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