Geopolitica
Il presidente Pezeshkian dice che l’Iran non attaccherà più i Paesi vicini
Teheran ha deciso di interrompere gli attacchi contro obiettivi nei paesi vicini e non ha alcuna intenzione di invaderli, ha affermato il presidente iraniano Masoud Pezeshkian.
In un discorso televisivo, Pezeshkian si è scusato con i paesi della regione e ha affermato che l’Iran rispetta la loro sovranità.
La guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran è entrata nella sua seconda settimana, con crescente incertezza sulla possibile fine delle ostilità. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha chiesto la «resa incondizionata» di Teheran, mentre Israele ha continuato ad attaccare obiettivi nella Repubblica Islamica e ha lanciato una significativa incursione militare in Libano, spingendo le Nazioni Unite ad avvertire di una crisi umanitaria in atto nel Paese.
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Pezeshkian ha affermato che il Consiglio direttivo ad interim del Paese ha approvato la decisione secondo cui non verranno effettuati attacchi missilistici contro gli Stati della regione, a meno che un attacco all’Iran non abbia origine dal loro territorio.
Sabato mattina sono stati avvistati missili volare verso Israele, dopo che le IDF avevano dichiarato di aver individuato lanci provenienti dall’Iran.
Si sono udite delle esplosioni mentre le difese aeree israeliane si attivavano per intercettare il fuoco nemico. Poco dopo il bombardamento, l’esercito iraniano ha dichiarato di aver avviato un’ondata di attacchi contro le infrastrutture della capitale iraniana Teheran.
Washington e lo Stato degli ebrei hanno inquadrato i loro primi attacchi contro l’Iran come misure preventive volte a distruggere i suoi programmi di arricchimento dell’uranio e di missili balistici. La Repubblica Islamica insiste sul fatto che il suo programma nucleare è pacifico e ha denunciato gli attacchi come del tutto immotivati.
Gli attacchi israelo-americani hanno ucciso almeno 1.332 civili iraniani e ne hanno feriti migliaia, ha dichiarato l’ambasciatore iraniano alle Nazioni Unite, Amir Saeid Iravani. Gli attacchi di rappresaglia di Teheran hanno ucciso 11 persone in Israele, mentre almeno sei militari americani sono rimasti uccisi.
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Immagine di Khamenei.ir via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International
Geopolitica
Trump minaccia di sequestrare i beni iraniani
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Geopolitica
La Casa Bianca: l’accordo nucleare tra Stati Uniti e Arabia Saudita dipende dal riconoscimento di Israele
Un patto nucleare storico tra Stati Uniti e Arabia Saudita potrà essere concluso soltanto a condizione che Riad aderisca agli Accordi di Abramo e avvii relazioni diplomatiche con Israele, ha reso noto giovedì la Casa Bianca. L’intesa contempla l’impiego di tecnologia e know-how americani per supportare il Regno nello sviluppo di un programma nucleare a uso civile.
Il chiarimento ha rappresentato un mutamento rilevante rispetto alla comunicazione di mercoledì, che non conteneva alcun riferimento pubblico a un eventuale nesso tra l’accordo e la normalizzazione dei rapporti tra Arabia Saudita e Israele. Riad ha reiterato a più riprese che non riconoscerà Israele in assenza di progressi verso la costituzione di uno Stato palestinese.
«Questo accordo è subordinato a questa condizione, per quanto riguarda il presidente, quindi continueremo a dialogare con le nostre controparti saudite per finalizzare l’accordo e, si spera, vederli aderire agli Accordi di Abramo molto presto», ha dichiarato ai giornalisti la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt.
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Gli Accordi di Abramo consistono in una serie di intese mediate dagli Stati Uniti e avviate durante il primo mandato del presidente Donald Trump, con le quali sono state instaurate relazioni diplomatiche tra Israele e diversi Stati arabi. Attualmente tra i firmatari figurano Israele, gli Emirati Arabi Uniti, il Bahrein, il Marocco e il Sudan.
Secondo i termini dell’accordo, l’Arabia Saudita realizzerebbe reattori nucleari basati su tecnologia statunitense nell’ambito del proprio programma energetico civile. Tuttavia, stando a quanto riportato, l’intesa non impone a Riad l’adozione del Protocollo aggiuntivo dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica, che autorizza ispezioni più approfondite finalizzate a individuare attività nucleari non dichiarate.
Tale omissione ha generato allarme tra gli esperti di non proliferazione e i legislatori di Washington, i quali mettono in guardia dal rischio che l’Arabia Saudita possa liberamente arricchire l’uranio, una capacità potenzialmente utilizzabile in futuro per la produzione di armi nucleari e in grado di innescare una corsa agli armamenti a livello regionale. Il principe ereditario Mohammed bin Salman aveva in passato dichiarato che l’Arabia Saudita avrebbe perseguito l’acquisizione di armi nucleari qualora l’Iran le avesse ottenute.
L’accordo, destinato a costituire il fondamento di un programma di energia nucleare multimiliardario che coinvolge imprese statunitensi, dovrà ancora essere sottoposto all’esame del Congresso prima di poter entrare in vigore.
Le possibilità che Riad entrasse negli Accordi di Abramo sembravano sfumate negli anni scorsi, quando il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman, dinanzi alla catastrofe gazana, aveva dichiarato che non potrà esserci alcuna normalizzazione delle relazioni tra Regno Saudita e Stato Ebraico senza la creazione di uno Stato palestinese indipendente. I piani per l’accordo di pace erano quindi stati sospesi.
Mesi prima, all’altezza di un attacco di rappresaglia della Repubblica Islamica dell’Iran contro lo Stato Ebraico, si disse che alcuni droni iraniani diretti contro Israele furono abbattuti dai sauditi.
Come riportato da Renovatio 21, cinque anni fa si parlava di colloqui segreti tra il principe saudita Mohammed bin Salman e Netanyahu. Pochi mesi fa, dopo l’inizio della guerra di Gaza, l’Arabia Saudita ha dichiarato che ogni piano di accordo con Israele è sospeso.
Come riportato da Renovatio 21, secondo un sondaggio del 2024 il 96% dei sauditi si opponeva ai legami con Israele, mentre Hamas nel Regno cresceva in popolarità. L’indagine ha inoltre rilevato che l’87% dei sauditi riteneva che «Israele è così debole e diviso al suo interno che un giorno potrà essere sconfitto».
Al contempo, va ricordata la dichiarazione a Fox News del 2023 del principe Salmano per cui l’Arabia Saudita si doterà di armi atomiche se lo farà l’Iran.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
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