Persecuzioni
Uomo profana l’altare e il Santissimo Sacramento all’interno della Basilica di San Pietro
Un uomo ha profanato l’altare della Cappella del Santissimo Sacramento nella Basilica di San Pietro, provocando un immediato rito di riparazione. Lo riporta LifeSite.
Sabato, un uomo non identificato è salito sull’altare della Cappella del Santissimo Sacramento all’interno della Basilica di San Pietro in Vaticano e ha scagliato violentemente i candelieri, l’ostensorio e la croce dell’altare a terra davanti ai fedeli riuniti in preghiera, un atto considerato particolarmente grave perché il Santissimo Sacramento era esposto all’adorazione perpetua. Le autorità hanno eseguito immediatamente un rito penitenziale di riparazione secondo il diritto canonico.
Subito dopo la profanazione è stato celebrato un rito di riparazione, ha raccontato un testimone al giornalista del Il Giornale Nico Spuntoni. Tuttavia, la sicurezza ha cercato di insabbiare l’accaduto.
L’uomo sarebbe riuscito a raggiungere l’altare e a far cadere gli arredi liturgici prima di essere fermato. La Cappella del Santissimo Sacramento è una delle aree più delicate della basilica, in quanto riservata all’adorazione eucaristica durante le ore diurne, il che significa che l’Ostia consacrata è esposta.
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Spuntoni ha confermato a LifeSiteNews che, secondo il testimone, l’incidente sarebbe avvenuto nel primo pomeriggio. Sebbene non vi sia certezza su questo punto e le autorità siano evasive al riguardo, è altamente probabile che la profanazione sia avvenuta mentre il Santissimo Sacramento era esposto. Secondo il programma di adorazione pubblicato sul sito web della Basilica di San Pietro, il sabato l’adorazione è ininterrotta fino alla benedizione eucaristica delle 18:45.
Secondo il Codice di Diritto Canonico, quando un luogo sacro o un altare vengono gravemente violati, la celebrazione della liturgia non è consentita finché non sia stato compiuto un rito penitenziale di riparazione (cfr. can. 1211 ). Il testimone citato da Spuntoni ha affermato che questo rito è stato celebrato subito dopo l’accaduto, ripristinando la cappella al culto.
La profanazione del 17 gennaio segue una serie di profanazioni avvenute all’interno della Basilica di San Pietro negli ultimi tempi. Il 1° giugno 2023, un uomo nudo salì sull’Altare della Confessione all’interno della basilica e urlò un messaggio pro-Ucraina.
Il 7 febbraio 2025, un cittadino rumeno salì sullo stesso altare, gettò a terra i candelabri e ne rimosse la tovaglia. In quell’occasione, tuttavia, non venne celebrato alcun rito penitenziale.
Il 10 ottobre 2025, un altro uomo ubriaco compì quella che fu descritta come una grave profanazione presso lo stesso altare, spogliandosi nudo e orinando davanti ai presenti. Quanto a questo caso gravissimo, Silere non possum riferì che inizialmente non era stato pianificato un rito di riparazione immediato. Secondo la stessa fonte, fu necessario l’intervento diretto di Papa Leone XIV affinché il Cardinale Mauro Gambetti celebrasse un rito riparatore senza indugio.
Diversi testimoni di questi atti vandalici hanno dichiarato che, in diverse occasioni, membri del personale vaticano, noti come sampietrini , e ufficiali della Gendarmeria vaticana hanno intimato alle persone presenti, compresi i turisti, di cancellare i video registrati sui loro telefoni cellulari e di rimanere in silenzio. Nonostante queste istruzioni, informazioni su questi episodi sono circolate online.
All’esterno della Basilica di San Pietro, la sicurezza è garantita dalla Polizia di Stato italiana, che mantiene una presenza costante in Piazza San Pietro. All’interno della basilica, la sicurezza è di competenza del Vaticano. Negli ultimi anni, la sicurezza in San Pietro sembra essere stata notevolmente ridotta. Secondo i resoconti svolti nel corso degli anni dal sito Silere non possum, la responsabilità ricadrebbe su « gestione incapace e familistica delle risorse: molti sampietrini sono stati tolti dalla Basilica e assunti in ufficio nella Fabbrica di San Pietro».
La responsabilità del governo interno della Basilica di San Pietro spetta al cardinale Mauro Gambetti , francescano conventuale italiano, arciprete della Basilica Papale di San Pietro, vicario generale del Papa per lo Stato della Città del Vaticano e presidente della Fabbrica di San Pietro. Il Gambetti è stato creato cardinale da papa Francesco nel 2020.
Monsignor Gambetti è stato al centro di diverse controversie. Dal 2023, in seguito all’attuazione del motu proprio Traditionis Custodes di Papa Francesco , non ha permesso ai partecipanti al tradizionale pellegrinaggio annuale Summorum Pontificum di celebrare la Messa in latino tradizionale all’interno della Basilica di San Pietro, consentendo solo una breve funzione liturgica.
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Immagine di Maksim Sokolov via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International
Persecuzioni
Francia: I conventi scompariranno?
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Persecuzioni
Blasfema scultura con Cristo armato di mitragliatrici Uzi
Una scultura blasfema, rosso sangue, di Gesù Cristo crocifisso con una mitragliatrice Uzi in ciascuna mano è stata rimossa dopo aver suscitato l’indignazione dei cattolici offesi dall’immagine grottesca.
Esposta all’inizio all’aperto durante un festival artistico a Marsiglia, in Francia, l’opera sacrilega di James Colomina, intitolata «Non uccidere», era presentata dall’artista provocatorio come un messaggio contro la violenza.
L’artista ha scritto su Instagram: «Abbiamo inventato religioni, leggi e principi. Poi abbiamo inventato mille motivi per infrangerli.»
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Secondo un articolo del commentatore francese pro-vita Ad Vitam, gli organizzatori del festival avrebbero motivato la decisione con il «rischio di vandalismo e la volontà di evitare di offendere le convinzioni religiose dei residenti».
«Lo shock visivo di una figura sacra [e] di armi automatiche ha prodotto esattamente questo effetto: immediata visibilità mediatica e rimozione dalla strada. La rimozione definitiva avrebbe dovuto ESSERE EFFETTUATA», conclude il rapporto di Ad Vitam.
🚨Marseille, 12 sept. 2026
James Colomina installe « Tu ne tueras point » à L’Aérosol (La Tulipe, 15e) : un Christ rouge de 2 m tenant un Uzi dans chaque main.Placée d’abord en façade, l’œuvre a été rentrée à l’intérieur face aux réactions.
Visible jusqu’au 1er novembre.… pic.twitter.com/yY40quQdQV
— ✞✟† 🅰️d Vitam 🐓🪢 (@Ad_Vitam44_) September 14, 2026
Gli eventi patentemente blasfemi, talvolta nei pressi di luoghi religiosi o persino dentro, si moltiplicano negli anni.
Come riportato da Renovatio 21, due anni fa una politica svizzera di origine musulmana si filmò mentre sparava ad un’immagine della Madonna e di Gesù Bambino. Il vescovo disse che la perdonava.
Das ist Sanja Ameti. Sie ist Schweizer Politikerin und gehört zur Führungsebene der GRÜN-LIBERALEN Partei.
Die Muslima ist in Albanien geboren und in die Schweiz „geflüchtet”. Vor Kurzem brüstete sie sich im Netz mit ihren Schießübungen auf ein Ikonenbild von #Jesus und #Maria.… pic.twitter.com/65nLKZoiC6
— Georg Pazderski (@Georg_Pazderski) September 9, 2024
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Una serie di eventi legati alla Nuit Blanche di Parigi che si svolgevano in chiesa sotto la direzione dell’attivista LGBT Barbara Butch, hanno suscitato indignazione tra i cattolici, che si erano radunati fuori dalla chiesa di San Lorenzo per pregare e protestare pacificamente prima di essere dispersi con la forza dalla polizia, tra cui donne di tutte le età.
In un’intervista rilasciata il 16 maggio 2025 all’emittente radiofonica lionenese M Radio, la cantante francese Julie Zenatti ha affermato di essersi esibita per diversi mesi in chiese e cattedrali in tutta la Francia, descrivendo questi edifici come luoghi dall’atmosfera particolare. La Zenatti ha ammesso nell’intervista di non essere una cristiana praticante e che il suo album sulla spiritualità che verrà presentato in tournée nelle chiese francesi, esprime una forma di «spiritualità pagana».
Pochi giorni fa centinaia di giovani cattolici australiani si sono inginocchiati e hanno recitato il Rosario fuori da un’ex chiesa cattolica a Sydney, provocando l’immediata interruzione dello spettacolo blasfemo a tema LGBT che si stava svolgendo all’interno.
Vi è anche l’Italia nel cahier dello scempio blasfemo.
Ricordiamo il caso della diocesi di Carpi, dove un quadro definito da alcuni fedeli come osceno e sacrilego era stato esposto ella chiesa di Sant’Ignazio, chiesa del museo diocesano di Carpi, per poi essere attaccato da uno sconosciuto che avrebbe ferito anche l’artista lì presente. Anche in quel caso, la mostra era stata verosimilmente approvata dalla gerarchia.
Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Persecuzioni
Assisi: falsi culti ammessi nelle chiese. Esclusa la FSSPX
Esortazione di don Gabriele D’Avino
Prima di darvi la benedizione finale, prima di fare gli ultimi avvisi e poi salutarci per questa bellissima edizione dell’annuale pellegrinaggio Bevagna-Assisi, un ultimo minuto, una ultima considerazione per portare alla vostra attenzione il senso di quello che abbiamo fatto in questo faticoso pellegrinaggio a piedi. Il sole non è stato molto clemente, ma il Signore ci ha dato la grazia e la forza di poter testimoniare pubblicamente questa fede. Perché testimoniare pubblicamente questa fede? Ebbene, prendo una frase dell’apostolo San Paolo nella seconda epistola ai Corinzi che si domanda retoricamente, si domanda che accordo ci può essere tra la luce e le tenebre, che accordo ci può essere fra Cristo e Belial, il nome datoal demonio. Una domanda retorica, che accordo ci può essere? Nessuno. Nostro Signore è l’unico Mediatore, l’unico Redentore. Qualsiasi altro modo di pregare un qualche Dio, di invocare una qualche divinità, è un culto falso, è un culto dato al demonio. Sappiamo, ad esempio, che i musulmani non credono alla Santissima Trinità, né alla divinità di nostro Signore, né alla sua morte in croce e alla sua resurrezione, ma credono che Maometto sia il sigillo dei profeti e il Corano sia la parola di Dio. Gli ebrei non credono che Gesù sia il Messia e il figlio di Dio, ma attendono ancora un Messia terreno e seguono i nefasti precetti del Talmud. Gli induisti, per fare un altro esempio, non credono a un solo Dio personale e creatore, né all’unicità di questa vita, né alla redenzione, ma credono a una moltitudine di divinità, credono alla reincarnazione, alla dissoluzione dell’io nel tutto e altre amenità simili. I buddisti non credono in un Dio creatore, non credono nell’anima immortale, non credono alla grazia, ma credono all’estinzione del desiderio e della persona nel nirvana. Credono che la salvezza l’uomo se la dà da sé. Gli animisti, coloro che credono in varie divinità, danno il culto ad alcune creature della terra, non credono naturalmente alla rivelazione soprannaturale, credono agli spiriti, credono agli antenati, credono alle forze della natura e a cose simili. Ma per arrivare più vicino a noi, i protestanti, possiamo dire sono molto simili. E invece no. I protestanti non credono al Sacrificio della Messa, non credono ai sette sacramenti, non credono alla Tradizione, non credono al Papa, ma credono che ciascuno interpreti da sé la Scrittura e sia salvato soltanto dalla fede senza le opere. Allora, quelli che sono proprio più vicini a noi, gli ortodossi, forse. No, neanche loro. Gli ortodossi non credono al primato di giurisdizione e all’infallibilità del Romano Pontefice, credono a una Chiesa senza un capo visibile e ogni confessione particolare dell’ortodossia, come sappiamo, obbedisce di fatto alle autorità politiche locali. Questo è un po’ il panorama delle false religioni. Ebbene, tutti costoro i loro rappresentanti, negano il nostro Signore Gesù Cristo, negano la sua Chiesa come unica arca di salvezza e tutti costoro o i loro rappresentanti il prossimo 27 ottobre saranno ammessi a pregare pubblicamente in questa città di Assisi per commemorare, come saprete, i 40 anni dell’incontro interreligioso che ebbe luogo nell’86, presieduto dal Papa, niente di meno, Giovanni Paolo II, commemorato a sua volta 25 anni dopo, nel 2011, da Benedetto XVI, e che si ripete – evento funesto – anche quest’anno. I membri e i rappresentanti di tutti questi falsi culti pregheranno pubblicamente nelle chiese della città di Assisi. E come sapete bene, il motivo per cui ci troviamo in questo cortile, è che le autorità di questa basilica alle mie spalle e il Vescovo di Assisi hanno decretato che la fraternità San Pio X non è ammessa a pregare pubblicamente il vero Dio. Ci si permette però di pregare in Basilica, a piccoli gruppi e in privato. È il principio, come sapete, della libertà religiosa. Va bene la verità nel proprio cuore, non va bene la verità professata pubblicamente Siccome noi però rifiutiamo il principio della libertà religiosa, a noi non interessa tutto questo, quindi non entreremo a piccoli gruppi, non entreremo privatamente a pregare, rimarremo qui fuori sul sagrato, e con il sorriso accetteremo l’ingiustizia che il Signore permette anche per la nostra edificazione, e pregheremo naturalmente anche per coloro che stendono la mano contro l’unico Mediatore, contro l’unico Salvatore, negando di fatto il diritto che Gesù ha a regnare anche nella società e naturalmente nella Chiesa stessa. Di conseguenza, con tutto il fiato che ci rimane in gola, professeremo qua fuori pubblicamente la nostra fede prima di salutarci, e professeremo la nostra fede nell’unico Mediatore, l’unico Salvatore, il Re di questo mondo e delle società, nostro Signore Gesù Cristo, e canteremo il Credo. Articolo previamente apparso su FSSPX.NewsIscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
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