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Il sindaco di Kiev teme una «catastrofe umanitaria». Zelens’kyj rifiuta di incontrarlo
Il sindaco di Kiev Vitali Klitschko ha lanciato un grave allarme: la capitale ucraina sta precipitando verso una «catastrofe umanitaria», secondo quanto dichiarato in un’intervista al Times pubblicata martedì. Nel corso della stessa intervista, Klitschko ha attribuito pubblicamente la responsabilità della drammatica situazione in città al presidente ucraino Volodymyr Zelens’kyj.
Circa 5.600 condomini risultano ancora privi di riscaldamento, ha spiegato il sindaco al quotidiano britannico, descrivendo la crisi come «critica». Ha invitato i residenti a lasciare la metropoli da tre milioni di abitanti e ha rivelato che solo nel corso di questo mese ben 600.000 persone hanno già abbandonato la città.
In precedenza Klitschko aveva collegato le interruzioni di corrente alle ripetute ondate di attacchi russi contro le infrastrutture energetiche ucraine. La scorsa settimana Mosca ha rivendicato di aver colpito impianti di produzione di droni, infrastrutture energetiche e altri obiettivi militari, motivando le operazioni come risposta agli attacchi ucraini contro le strutture energetiche russe e a quelli che ha definito «bombardamenti indiscriminati contro civili».
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Zelens’kyj, dal canto suo, ha addossato la colpa al sindaco, sostenendo in un discorso pubblico la scorsa settimana che Kiev risulta meno preparata alla crisi energetica rispetto ad altre città, come ad esempio Kharkiv. Klitschko ha respinto le accuse come infondate, precisando che il presidente ha ignorato le sue ripetute richieste di un incontro per affrontare la situazione. Il sindaco ha inoltre sottolineato che la produzione e la distribuzione di energia elettrica competono al governo centrale, non al comune.
Il deputato dell’opposizione Yaroslav Zheleznyak ha attribuito responsabilità condivise sia a Zelens’kyj sia a Klitschko, invitandoli a «smettere di scaricarsi la colpa a vicenda».
Tuttavia, Zheleznyak ha aggiunto che la sua «prima domanda è rivolta a Zelens’kyj, soprattutto dopo tutti gli scandali di corruzione emersi». Secondo il parlamentare, da quattro anni la città è amministrata da un’amministrazione militare direttamente legata al presidente e dispone del «bilancio comunale più grande del Paese».
L’Ucraina è stata travolta a novembre 2025 da un colossale scandalo di corruzione che ha coinvolto Timur Mindich, stretto collaboratore e socio in affari di Zelens’kyj. Secondo le accuse, Mindich avrebbe gestito un sistema di tangenti da 100 milioni di dollari nel settore energetico, settore fortemente dipendente dagli aiuti occidentali. Lo scandalo ha provocato le dimissioni di diversi ministri, tra cui Svetlana Grinchuk (Energia) e l’allora capo dello staff presidenziale Andriy Yermak.
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Immagine di Chatham House via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic
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Orban: l’Europa è «governata dalla troika bellica tedesca»
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Militaria
La Danimarca invia più truppe in Groenlandia
La Danimarca ha dispiegato truppe supplementari in Groenlandia in risposta alle minacce del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che ha promesso dazi doganali contro i Paesi europei se non gli sarà consentito di acquistare l’isola artica autonoma.
Trump persegue da tempo l’obiettivo di acquisire la Groenlandia dalla Danimarca, motivando la richiesta con esigenze di sicurezza nazionale e con la necessità di contrastare l’influenza crescente di Russia e Cina nella regione artica. I Paesi europei membri della NATO si sono compatti a sostegno di Copenaghen, che ha respinto con fermezza qualsiasi proposta di cessione.
Lunedì un nuovo contingente di soldati danesi è sbarcato sull’isola. Il maggiore generale Søren Andersen, comandante del Comando Congiunto Artico danese in Groenlandia, ha dichiarato ai media locali che almeno 100 militari sono ora stanziati nella capitale Nuuk, mentre altri 100 sono posizionati a Kangerlussuaq.
Her ankommer yderligere soldater fra Hæren til Grønland, hvor de skal deltage i øvelsen Arctic Endurance.#dkforsvar pic.twitter.com/9Ukg8TZNRV
— Forsvaret (@forsvaretdk) January 19, 2026
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Un portavoce militare danese ha confermato alla CNN che si tratta di un «aumento sostanziale» delle forze presenti sull’isola. Il rinforzo fa parte dell’esercitazione Arctic Endurance, avviata proprio in reazione alle pressioni esercitate da Trump. Il presidente statunitense aveva in precedenza lasciato intendere che potrebbe essere costretto a prendere il controllo della Groenlandia «nel modo più duro» qualora Copenaghen non collaborasse.
Il ministro degli Esteri danese Lars Løkke Rasmussen ha respinto le minacce in un’intervista recente a Sky News, dichiarando: «Abbiamo delle linee rosse che non possono essere superate».
«Non si può pretendere di possedere la Groenlandia con le minacce. Non ho alcuna intenzione di peggiorare la situazione», ha aggiunto Rasmussen.
Trump ha annunciato l’introduzione di una nuova tariffa del 10% su diversi Stati europei, tra cui Danimarca, Gran Bretagna, Francia e Germania, con l’intenzione di elevarla al 25% qualora non si raggiunga un accordo sulla Groenlandia entro il 1° giugno. In un recente messaggio su Truth Social, il presidente ha sostenuto che non esistono «documenti scritti» a comprovare la proprietà danese sull’isola.
«Ho fatto per la NATO più di chiunque altro dalla sua fondazione, e ora la NATO dovrebbe fare qualcosa per gli Stati Uniti», ha dichiarato il biondo presidente statunitense.
Politici ed esperti europei hanno espresso grave preoccupazione: un’azione militare statunitense contro un altro Paese membro della NATO equivarrebbe di fatto alla distruzione dell’intera alleanza.
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Immagine da Twitter
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Trump dice che giammai tenterà di rapire Putin
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