Geopolitica
Trump afferma di «non aver bisogno» del diritto internazionale
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato di non ritenersi obbligato a rispettare il diritto internazionale, affermando di essere guidato unicamente da quella che ha definito la propria moralità personale.
Le dichiarazioni giungono nel contesto del rapimento del presidente venezuelano Nicolas Maduro, avvenuto sabato scorso per mano di commando americani. Negli stessi giorni, Trump e vari esponenti della sua amministrazione hanno ripetutamente ribadito l’intenzione degli Stati Uniti di acquisire, in un modo o nell’altro, il controllo del territorio autonomo danese della Groenlandia.
In un’intervista concessa mercoledì al New York Times, il presidente ha precisato che non permetterà a nulla di limitare l’esercizio dei suoi poteri di comandante in capo. «La mia moralità. La mia mente. È l’unica cosa che può fermarmi», ha affermato.
«Non ho bisogno del diritto internazionale», ha aggiunto.
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Quando i giornalisti hanno insistito per avere chiarimenti sulla sua effettiva convinzione che Washington non sia tenuta a osservare le norme internazionali, Trump ha parzialmente attenuato il tono, ma si è subito affrettato a precisare: «Dipende da quale sia la vostra definizione di diritto internazionale», lasciando intendere che l’ultima parola sulla sua applicabilità agli Stati Uniti spetti esclusivamente a lui.
Giovedì Trump ha firmato un memorandum che interrompe il sostegno finanziario a 66 organizzazioni, agenzie e commissioni internazionali – tra cui diversi enti delle Nazioni Unite – accusate di «operare in contrasto con gli interessi nazionali, la sicurezza, la prosperità economica o la sovranità degli Stati Uniti».
Nella stessa intervista al Times, il presidente ha rinnovato con forza la sua richiesta che la Groenlandia passi sotto il controllo statunitense.
Lunedì, intervenendo alla CNN, il vice capo dello staff di Trump per le politiche, Stephen Miller, ha confermato che la «posizione ufficiale» di Washington rimane quella secondo cui «gli Stati Uniti dovrebbero avere la Groenlandia come parte integrante del proprio apparato di sicurezza complessivo».
Sempre lunedì, la prima ministra danese Mette Frederiksen ha dichiarato di ritenere che «il presidente degli Stati Uniti debba essere preso sul serio quando dice di volere la Groenlandia». Ha quindi ammonito: «Se gli Stati Uniti dovessero attaccare militarmente un altro paese della NATO, tutto si fermerebbe, compresa la NATO stessa».
All’inizio di questa settimana, un gruppo di leader dell’Unione Europea e del Regno Unito ha diffuso una dichiarazione congiunta, formulata con estrema cautela, in difesa dello status della Groenlandia come parte integrante del Regno di Danimarca.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
Geopolitica
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Geopolitica
Otto Paesi musulmani denunciano i piani israeliani di espellere i palestinesi da Gaza
I ministri degli Esteri di Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, Qatar, Giordania, Indonesia, Pakistan, Turchia ed Egitto hanno rilasciato una dichiarazione congiunta in cui condannano le proposte discusse la scorsa settimana dal ministro della Sicurezza nazionale israeliano Itamar Ben Gvir e dal ministro della Difesa Israel Katz per l’espulsione della popolazione palestinese da Gaza, mascherata da eufemismi come «emigrazione volontaria». Lo riporta EIRN.
La dichiarazione congiunta condanna tali proposte affermando: «Tali dichiarazioni e proposte incendiarie violano palesemente i principi del diritto internazionale, compreso il diritto internazionale umanitario, e rappresentano una minaccia diretta ai diritti legittimi e inalienabili del popolo palestinese… I ministri ribadiscono il loro inequivocabile rifiuto e la loro condanna di qualsiasi tentativo o piano volto a sfollare il popolo palestinese, sia all’interno che all’esterno dei Territori Palestinesi Occupati, con qualsiasi pretesto o giustificazione. Mettono in guardia contro le gravi conseguenze derivanti dal trasformare gli appelli allo sfollamento forzato in politiche dichiarate o misure concrete volte a sradicare i palestinesi dalla loro terra».
Tali azioni costituiscono una sfida diretta agli sforzi internazionali volti al raggiungimento della pace, primo fra tutti il Piano globale del presidente Donald Trump per porre fine al conflitto di Gaza, che include il suo inequivocabile rifiuto degli sfollamenti forzati, e rischiano seriamente di compromettere le prospettive di stabilità nella regione.
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I ministri «ribadiscono che l’unica via per raggiungere una pace giusta e duratura risiede nell’attuazione della soluzione dei due Stati con la creazione di uno Stato palestinese indipendente, secondo i principi del 4 giugno 1967, con Gerusalemme Est come capitale, in conformità con le pertinenti risoluzioni del diritto internazionale».
«I ministri invitano inoltre la comunità internazionale, in particolare il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, ad assumersi le proprie responsabilità e a contrastare con fermezza qualsiasi tentativo di imporre una nuova realtà demografica o geografica nei Territori Palestinesi Occupati, garantendo il rispetto delle norme del diritto internazionale. Ribadiscono il loro pieno e continuo sostegno alla fermezza del popolo palestinese sulla propria terra e il loro rifiuto di ogni tentativo volto a cancellare la causa palestinese o a minare i legittimi diritti del popolo palestinese».
Il 3 agosto il ministro israeliano della Sicurezza Nazionale Itamar Ben Gvir ha presentato un piano per favorire l’emigrazione «volontaria» dei palestinesi da Gaza, secondo quanto riferito dal quotidiano israeliano Ynet. La proposta punta a far uscire da Gaza 250.000 palestinesi nel primo anno e 1,86 milioni entro sette anni.
L’idea di sfollare con la forza milioni di palestinesi da Gaza è stata avanzata più volte da leader israeliani e statunitensi dall’inizio di quello che il testo definisce il genocidio dei palestinesi nell’ottobre 2023.
Una proposta del ministero dell’Intelligence israeliano che chiedeva la pulizia etnica di Gaza è trapelata pochi giorni dopo l’operazione di Hamas contro la moschea di Al-Aqsa del 7 ottobre 2023, scrive The Cradle. Il piano prevedeva di scatenare su Gaza una violenza tale che lo spostamento forzato dei palestinesi verso campi nella penisola del Sinai, in Egitto, o in Paesi ancora più lontani apparisse come un’iniziativa umanitaria destinata a salvare vite palestinesi.
Da allora, secondo il ministero della Salute di Gaza, Israele ha ucciso oltre 73.000 palestinesi, in gran parte donne e bambini. Stime indipendenti, che tentano di quantificare anche le morti indirette legate alla guerra, arrivano a centinaia di migliaia.
Almeno 800.000 palestinesi sono senzatetto e vivono in campi di tende precari lungo la costa della Striscia, dopo che bombardamenti e demolizioni israeliane hanno distrutto le loro case.
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Ben Gvir e altri coloni ebrei in Israele hanno sostenuto tali piani come parte dell’obiettivo più ampio di annettere Gaza e insediare colonie ebraiche nell’enclave devastata. Come riportato da Renovatio 21, a febbraio 2024 ministri del gabinetto Netanyahu si trovarono ad un convegno pubblicoche celebrava la colonizzazione celebrato con balli sfrenati su musica tunza-tunza.
Nel febbraio 2025 il presidente degli Stati Uniti Donald Trump propose di svuotare Gaza dai palestinesi nell’ambito dei suoi progetti per ricostruire la Striscia e trasformarla nella «Riviera del Medio Oriente». In alcune fasi anche il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha promosso piani analoghi.
Secondo Ben Gvir, Turchia, Etiopia, Congo e diversi Paesi arabi figurano tra le possibili destinazioni dello sfollamento forzato dei palestinesi. Al momento, tuttavia, nessun Paese ha accettato di accogliere come rifugiati i palestinesi cacciati da Gaza.
La proposta prevede un investimento iniziale israeliano di 3,3 miliardi di dollari per avviare il programma, più un finanziamento israeliano di pari importo fino a 16 miliardi di dollari, subordinato alla partecipazione internazionale e ad accordi con i Paesi che accoglieranno i palestinesi.
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Immagine di Jaber Jehad Badwan via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International
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