Spirito
Tradizioni cattoliche in famiglia, una piccola inchiesta personale
Le tradizioni cattoliche che hanno da sempre contrassegnato e scandito la vita dei fedeli, sembrano perse nella notte dei tempi senza possibilità di recupero o di memoria per i più, tanto che lo stesso Concilio Vaticano II pare abbia voluto passare un colpo di spugna sopra molti di questi concetti cancellandoli definitivamente o in taluni casi sostituendoli con delle nuove preghiere.
L’eredità che abbiamo raccolto dai nostri avi è un piccolo tesoro spirituale da preservare, proteggere e far rimanere vivo in noi, nelle nostre famiglie e con le persone che ci circondano.
Padre Giuseppe Ave, sacerdote della bellissima chiesa di San Filippo Neri di Perugia, ci ricorda dei concetti fondamentali.
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«Io inizierei sottolineando la differenza tra Tradizione e tradizioni (Tradizione con la “T” maiuscola e tradizioni con la “t” minuscola). La Tradizione è l’insieme delle verità che la Chiesa ha trasmesso nel corso del tempo. Questo discorso della Tradizione e delle tradizioni parte dal Concilio di Trento [metà del Millecinquecento, ndr]. Il Concilio dice che la Verità per i cattolici è formata da due fiumi che vanno nello stesso mare che è la Verità. Come posso io sapere cosa è giusto e cosa è sbagliato e cosa è vero e cosa è falso? Un fiume è la Parola di Dio e un fiume è la Tradizione e cioè l’insieme delle verità trasmesse dalla Chiesa nel corso dei secoli».
«Fanno parte della Tradizione i Sacramenti» dice il padre. «Non trovo tutti i sacramenti nella Bibbia, ma li trovo nella Tradizione della Chiesa. L’insieme delle verità ce le hanno trasmesse i concili, ed ecco perché abbiamo un grosso problema con il Concilio Vaticano II, perché è un concilio pastorale. Quest’ultima parola inventata proprio in quell’occasione o recuperata in maniera storta, fa sì che questo concilio facciamo fatica a recepirlo nella Tradizione, perché la Tradizione deve essere qualcosa di normato. Il Concilio di Trento dice “Questa è la Verità e chi non ci crede sia fuori dalla Chiesa». Quelle sono le Verità senza le quali non si è cattolici. I Sacramenti, i Santi, ad esempio.
Cosa sono le tradizioni? Le tradizioni sono l’insieme delle modalità con le quali il popolo di Dio si è espresso nel corso del tempo per esprimere la propria Fede, una forma di preghiera. Noi abbiamo delle tradizioni secolari e delle tradizioni più recenti, delle tradizioni universali e delle tradizioni più locali.
Le tradizioni universali hanno un peso diverso, quali il Rosario, la Via Crucis o le preghiere del mattino e della sera, che fanno parte delle tradizioni del popolo di Dio. Molte di queste preghiere le abbiamo totalmente perse. Le tradizioni cattoliche invece sostengono il popolo di Dio, perché ci legano con il nostro passato con i nostri genitori, i nostri nonni e i nostri antenati».
Ricordo sempre mia nonna che fino al suo ultimo giorno di vita si ricordava delle tradizioni cattoliche che hanno fatto da sempre parte del suo vivere. Rammento quando mi diceva delle Quarantore nella Settimana Santa, che sono una pratica devozionale consistente nell’adorazione per quaranta ore continue del Santissimo Sacramento. Il Rosario quotidiano che tutti i giorni alle 18:00 ha sempre recitato.
Sono tante le nostre care tradizioni ed è bene ricordarle affinché non ci si dimentichi.
La Via Crucis nei venerdì di Quaresima. La Quaresima stessa, nella quale ogni cattolico dovrebbe fare digiuno di qualcosa. Pratica anche questa estremamente depotenziata. Ci sarebbe il digiuno dalle carni il mercoledì delle Ceneri, i giorni di vigilia e tutti i venerdì dell’anno, tanto che per molti anni in casa mia ogni venerdì si mangiava il pesce e non la carne.
L’usanza di accendere le candele benedette quando una persona sta morendo, per la nascita di un figlio e per il parto delle donne, o durante le tempeste, oppure semplicemente per pregare.
Sia l’olio che il sale si possono far benedire per esorcizzare e per chiedere la guarigione degli ammalati. Custodire l’acqua benedetta in una piccola acquasantiera vicino al letto per segnarsi prima di coricarsi, al mattino quando ci si sveglia o prima di pregare.
Accendere le quattro candele dell’Avvento nelle chiese, ma anche nella tavola di casa per aspettare il Santo Natale.
Il presepe è un’altra tradizione imprescindibile che ultimamente è vilipeso e deriso da una società dall’animo sempre più sordido e meschino.
Il crocifisso nelle aule pubbliche che viene tolto per non turbare la sensibilità di chi non è cattolico. Nella scuola dove insegno nelle aule non vi è più traccia. Una richiesta che arriva da un mondo sempre più laicizzato e da una Chiesa che non sa più tenere il punto in una controversia come questa, rimanendo silente e facendo spallucce così da accondiscendere ai vizi perversi del mondo moderno.
La messa quotidiana per un cattolico un tempo era una pratica molto rispettata che fa parte delle tradizioni, mentre le messe domenicali e di precetto fanno parte della Tradizione. Prima di andare al lavoro o di andare a scuola, è cosa buona andare a messa. Ricordo che sia alle scuole elementari, che alle scuole medie, il mio parroco don Giuseppe Gioia – da poco scomparso – insisteva molto per farci partecipare all’Eucarestia. Pratica totalmente scomparsa o quasi.
Mia zia Lina, pia donna morta in grazia di Dio, tutte le mattine alle sei e mezzo andava a messa prima di iniziare il suo servizio lavorativo fino a che Dio le ha consentito di poter essere indipendente e poter uscire di casa. Quando la salute non glielo permise più, ha sempre pregato quotidianamente fino all’ultimo dei suoi giorni quando – parole sue in punto morte – è stata portata in cielo dagli Angeli con la presenza della Vergine Maria. Un esempio profondo di cristianità che cerco impietosamente e umilmente di imitare.
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La Santa Messa è la preghiera più importante che esiste, perché c’è la transustanziazione e non è esattamente la stessa cosa che accendere una candelina in casa. Non possiamo dimenticare i «predicatori laici televisivi» che in era pandemica, pontificando nei salotti televisivi, visto il diktat di non celebrare le messe e chiudere le chiese, ci dicevano di pregare in casa che tanto era la stessa cosa. Il Burioni fu il capofila di questa «nuova dottrina scristianizzata», ma soprassediamo.
Un’altra tradizione è la benedizione nelle case durante il periodo di Quaresima o nel tempo di Pasqua e la benedizione dei cibi pasquali.
La benedizione degli animali nel giorno di Sant’Antonio che ancora nel mio quartiere è sentita e praticata che Don Antonio Paoletti porta ancora avanti con fede.
Il Corpus Domini quale tradizione legata alla solennità cristiana universale che fu istituita ad Orvieto da papa Urbano IV nell’agosto 1264. Qua in Umbria viene celebrata in ispecie a Spello dove in quel santo giorno vi è la famosa infiorata.
Per la festività di San Pietro e Paolo c’è la tradizione della barca che consiste nel porre, nella notte fra il 28 e il 29 giugno, un contenitore di vetro riempito d’acqua all’esterno della casa, e nel far colare nell’acqua un albume d’uovo. Il contenitore deve essere lasciato per tutta la notte all’aria aperta, per assorbire la rugiada. Il mattino seguente si dovrebbero trovare nell’acqua delle strutture, formate dall’albume, che ricordano le vele di una barca a vela o un veliero. Secondo la vulgata sarebbero prodotte da san Pietro, che soffiando nel contenitore di vetro fa assumere all’albume la giusta conformazione. Una cosa simile si fa anche per la ricorrenza di San Giovanni Battista.
Ogni città, ogni paese, ogni frazione in Italia ha tanti santi da ricordare ognuno con le sue usanze e con le sue devozioni.
Inoltre padre Giuseppe Ave ci ricorda che «le processioni sono importantissime. In uno dei miei libri ho scritto che a Perugia, all’inizio del Milleseicento, quando arrivarono i padri di San Filippo, c’erano ventiquattro processioni ordinarie, almeno due al mese. Senza contare poi quelle straordinarie».
La processione del Cristo morto la sera del venerdì Santo. Le Rogazioni nei periodi prima del raccolto che altro non erano che processioni propiziatorie sulla buona riuscita delle seminagioni. Mio nonno quando seminava qualcosa nell’orticello dietro casa, metteva nel terreno una croce di legno come segno di ringraziamento per il raccolto che verrà. Le Quattro tempora – quattro distinti gruppi di tre giorni presenti nel rito romano della Chiesa cattolica – originariamente legati alla santificazione del tempo nelle quattro stagioni con tanto di messe e di preghiere, oggi sono scomparse.
In un tempo preconciliare nel Celebret – documento di autorizzazione da parte della Chiesa cattolica che indica il permesso di celebrare la messa ed amministrare i sacramenti – nel retro vi era scritto «si fa divieto al prete di andare al cinema, entrare nei bar, eccetera…». Oggi ci suonano strane queste parole, ma erano un monito di distinzione e rispetto dei ruoli. Adesso nemmeno lo si chiede più questo documento a chi celebra, figuriamoci se vi sono riportati e rispettati questi «divieti».
Il clero che si è adattato al mondo forse ha mancato quell’obiettivo di attrarre a sé più fedeli, anzi, sembra quasi che sia stato controproducente. E se certe tradizioni secolari le dimenticano anche i sacerdoti, figuriamoci i fedeli che sempre di più fanno fatica a entrare in una sfera cattolica semplice, ma tradizionale.
Non a caso molti di coloro che si convertono e si avvicinano per la prima volta al cattolicesimo, abbracciano la Fede più tradizionale, quella anteriore al Concilio Vaticano II, con le sue millenarie, suggestive e profonde ritualità. Forse i porporati dovrebbero chiedersi più di un perché.
Sarebbe molto bello se un cristiano a tutt’oggi avesse le giornate scandite da una ritualità di preghiere e tradizioni cattoliche. È rimasto ben poco di tutto ciò, ma noi qua cerchiamo, per quanto possibile, di mantenere viva una memoria che fa sempre più fatica a rimanere in vita.
Come ci ricorda impeccabilmente Don Mauro Tranquillo: «La presenza della Chiesa e la Chiesa stessa è in grande crisi. Vediamo che il clero sta scomparendo. Se dall’alto viene questo tipo di impostazione non è che poi si può pretendere chissà cosa dai fedeli. Certamente c’è stata la secolarizzazione, il cambiamento dei costumi, della popolazione, ma soprattutto manca la predicazione della fede cattolica da parte del clero dall’alto in basso».
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Queste tradizioni aiutavano molto il credente a sentirsi a casa nella Chiesa e nel momento in cui sono state gettate nel dimenticatoio, la gente si è trovata spiazzata e si è creata nel corso del tempo le «proprie tradizioni» recitando una serie di preghiere in maniera quasi scaramantica, tramutate in una vacua routine, come se ognuno di noi si cucisse in dosso una sua fede cristiana dettata dalle sue abitudini e non da quelle della Chiesa. La Tradizione della Chiesa aiutava il fedele a orientarsi in ogni giorno dell’anno con le sue preghiere, i suoi riti ricorrenti atti a celebrare quel momento o quei santi in calendario.
È nostro dovere mantenere viva la Fede e non ci si può esimere dal fare il nostro dovere fino all’ultimo. Il nostro è un dovere soprannaturale e basare il tutto sulle forze terrene e sostenere che non possiamo fare nulla non ha senso. La nostra è una battaglia spirituale
Riprendiamoci queste tradizioni, senza inventarne di nuove, perché rappresentano la nostra storia, la nostra Fede e la nostra preghiera verso Nostro Signore.
Francesco Rondolini
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Immagine «Dülmen, St.-Viktor-Kirche, Innenansicht, Krippe» di Dietmar Rabich via Wikimedia pubblicata su licenza Attribution-ShareAlike 4.0 International
Spirito
Dall’Eliseo allo Stade de France: primo giorno di Leone XIV a Parigi
Al Palazzo dell’Eliseo, la difesa della vita e la questione della laicità
Partito da Roma-Fiumicino in mattinata, il Papa ha accolto i giornalisti a bordo dell’aereo e ha dichiarato di essere venuto a proclamare «la pace di Cristo». Emmanuel Macron e sua moglie lo hanno accolto all’aeroporto di Orly, mentre le campane delle chiese di tutta la Francia hanno suonato per il suo arrivo. Al Palazzo dell’Eliseo, un incontro con il Presidente ha preceduto il suo discorso alle autorità, alla società civile e al corpo diplomatico. Leone XIV ha innanzitutto elogiato l’influenza culturale e spirituale della Francia, le sue scuole cattedrali e le sue università, prima di ringraziare coloro che hanno contribuito alla ricostruzione della cattedrale di Notre-Dame. Facendo riferimento a Sant’Ireneo e al battesimo di Clodoveo, ha ricordato come il cristianesimo abbia plasmato la vita intellettuale, artistica e missionaria del Paese.Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
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All’UNESCO, da Babele a Pentecoste
Dopo il pranzo in nunziatura, Leone XIV si è recato alla sede dell’UNESCO, dove è stato accolto dal direttore generale, Khaled El-Enany. Prima di parlare ai rappresentanti degli Stati, entrambi hanno annaffiato un ulivo, simbolo di pace. Il Papa ha ricordato la presenza della Santa Sede presso l’organismo dal 1952 e l’opera educativa portata avanti per secoli dalla Chiesa, anche nelle regioni più povere. Per il Papa imparare a leggere, a produrre o ad usare tecniche non basta: un’educazione completa deve aiutare l’uomo a ricercare il senso della propria esistenza, ad «essere» di più piuttosto che ad «avere» di più. È a partire da questa domanda: «Cosa significa essere umani?» – che ha sviluppato il suo argomento. Ognuno viene al mondo come un bambino che dipende dagli altri per vivere; dimenticare questa dipendenza primaria porta, ha spiegato, a considerare la vita come un prodotto e i più deboli come un peso. La scienza, separata dalla saggezza, può allora diventare uno strumento di distruzione, mentre l’educazione staccata dalla verità rischia di essere utilizzata per manipolare le coscienze. Ritornando all’intelligenza artificiale, Leone XIV notava il paradosso di un’epoca che attribuisce «intelligenza» alle macchine valutando gli uomini in base alle loro prestazioni. I sistemi informatici possono aggregare i dati, ha osservato, ma non rispondono alla domanda sul significato della vita; da qui il suo appello a proteggere i bambini nel mondo digitale e a formare il loro giudizio di fronte all’abbondanza di informazioni. Il Papa ha poi messo a confronto due scene della Scrittura. Babele rappresenta, nella sua lettura, l’unità imposta dal potere, che sfocia nella divisione; trova la tentazione in certe forme di dominio economico, ideologico e tecnico. A Pentecoste, invece, uomini di lingue diverse ascoltano lo stesso annuncio senza perdere la propria lingua. Leone XIV ne ha ricordato il contenuto – la risurrezione di Gesù Cristo e la salvezza da lui portata – quindi ha proposto questa scena come modello di comunione rispettosa delle culture. Ha esteso questa comune ricerca di senso e di pace alle diverse tradizioni religiose, alle quali riconosce un ruolo «necessario e insostituibile». La Pentecoste racconta l’annuncio di Cristo da parte degli Apostoli, mentre il discorso si conclude qui presentando le religioni come partner dello stesso cammino verso Dio. Questo modo di concepire le false religioni rientra nell’orientamento interreligioso del Concilio Vaticano II, contestato dalla Fraternità San Pio X. Di qui Leone XIV ha legato la cura della persona umana a quella del creato: non si può, secondo lui, pretendere di difendere l’una trascurando l’altra. Ha proposto come misura di questo impegno l’attenzione ai bambini non ancora nati e a coloro che soffrono a causa della guerra, ai disabili o agli anziani, ai migranti e ai rifugiati. Infine, rilevando la crisi di fiducia che colpisce le istituzioni internazionali, ha esortato l’UNESCO a continuare la sua missione attraverso l’educazione, la ricerca della verità e il dialogo tra i popoli, convinto che la pace richieda qualcosa di più dei trattati o di un semplice equilibrio di forze. Ma come si può stabilire una pace duratura senza il regno sociale di Gesù Cristo? Sessant’anni dopo la dichiarazione di Paolo VI a chiusura del Concilio Vaticano II – «noi abbiamo il culto dell’uomo» – questo umanesimo non ha portato la pace nel mondo.A Notre-Dame, la cattedrale restaurata come immagine della Chiesa
Dopo aver lasciato l’UNESCO, il papa è salito sulla papamobile insieme a mons. Laurent Ulrich, arcivescovo di Parigi. Famiglie, religiosi, studenti delle scuole cattoliche e molti giovani si sono allineati lungo il percorso verso Notre-Dame. Secondo i dati diffusi dal Vaticano e riportati da Le Figaro, lungo il percorso si trovavano circa 300mila persone. Giunto sulla piazza antistante Notre-Dame, Leone XIV ha salutato i fedeli prima di entrare nella cattedrale. Primo papa ad entrarvi dopo la riapertura, ha prima pregato davanti al Santissimo Sacramento e venerato la Sacra Corona di Spine, prima di presiedere i vespri sotto le volte restaurate con vescovi, sacerdoti, diaconi, persone consacrate e seminaristi. L’assemblea cantava i salmi sotto le volte restaurate, mentre dalla piazza diverse migliaia di persone seguivano la funzione. Nel suo discorso il Papa è tornato all’incendio del 2019 e al turbamento suscitato ben oltre i cattolici. Notre-Dame, ha spiegato, è più di un monumento: porta con sé una storia e resta un luogo di incontro di persone. Ha ringraziato mons. Laurent Ulrich e la diocesi di Parigi per l’accoglienza e il cammino di scoperta della fede offerti ai visitatori che vedevano nella ricostruzione un invito esteso a tutta la Chiesa di Francia. I pastori, ha esortato, devono dare priorità alla «conversione missionaria» auspicata da papa Francesco nell’Evangelii Gaudium, mentre i fedeli laici devono partecipare a questa presenza missionaria, anche nelle aree rurali. Leone XIV ha ribadito poi la ragion d’essere della cattedrale: la preghiera e il culto divino. Senza l’azione liturgica, ha detto, essa perderebbe la sua anima. Ha parlato del rinnovamento del sacrificio redentore di Cristo nella Messa, così come del canto, della parola e dei gesti liturgici capaci di offrire un momento di pace in una società rumorosa. Ai sacerdoti che celebrano la Messa quotidianamente, anche di fronte alle piccole comunità, ha chiesto di garantire la dignità delle celebrazioni e di mantenere l’umiltà di fronte al mistero. Tuttavia, ha presentato la costituzione conciliare Sacrosanctum Concilium come erede e approfondimento del significato della liturgia trasmessa dai Padri e dai santi – una valutazione che lascia del tutto aperta la questione dei frutti della riforma liturgica derivante dal Concilio, così come quella delle intrinseche carenze del Novus Ordo. Il papa, infine, ha esortato vescovi, sacerdoti e persone consacrate a porre la comunione con il successore di Pietro «al di sopra delle [loro] sensibilità personali». Nel contesto attuale, questa formula non può ridurre le obiezioni dottrinali e liturgiche della Tradizione a una questione di sensibilità personale. Leone XIV ha proseguito invitando i pastori a conservare la loro preghiera personale e silenziosa: la loro missione, ha sottolineato, deve scaturire dall’amicizia con il Signore. Indicando la statua della Vergine con il Bambino risparmiata dall’incendio, ha affidato i pastori e il popolo francese alla Madonna. Sulla scalinata, prima di recarsi allo Stade de France, ha cantato il Salve Regina con i fedeli riuniti all’esterno.Aiuta Renovatio 21
Allo Stade de France, una veglia con 80.000 giovani
La veglia a Saint-Denis è iniziata prima dell’arrivo di papa Leone XIV. In uno Stade de France gremito da circa 80.000 giovani, esibizioni di cantanti e gruppi pop cristiani, tra cui Les Frangines e Glorious, si sono alternate a testimonianze e momenti dedicati alla fede. Una statua della Vergine Maria è stata portata in processione e i catecumeni hanno ricevuto le acclamazioni dell’assemblea. Quando il papa è entrato in campo sulla Papamobile, un affresco raffigurante la storia cristiana di Francia ha fatto sfilare i suoi santi intorno allo stadio, da Santa Genoveffa e Giovanna d’Arco al Curato d’Ars e Santa Teresa di Lisieux. L’entità della partecipazione è stata notevole; canti, rappresentazioni teatrali e fuochi d’artificio hanno conferito alla prima parte della serata una dimensione spettacolare. Una processione di stendardi e reliquie ha prolungato questo omaggio prima che la serata assumesse un tono più solenne. Due giovani hanno poi rivolto delle domande al papa. A Chloé, che dava testimonianza della sua fede verso persone di altre religioni nei quartieri popolari, Leone XIV ha raccomandato la fedeltà di fronte agli incontri e alle difficoltà della vita quotidiana. François, studente di agronomia e capo scout, gli ha chiesto come discernere la propria vocazione. Il papa lo ha indirizzato verso una formazione spirituale basata sulla preghiera e sul servizio, sull’adorazione e sull’azione, con uno spazio per il silenzio lontano dalla frenesia dei media. Ha rivolto un appello speciale ai giovani che consideravano il sacerdozio o la vita consacrata: «la Chiesa in Francia ha tanto bisogno di voi!». La veglia ha lasciato poi spazio alle Litanie dei Santi e alla presentazione della Sacra Tunica di Argenteuil presso la grande croce di cinque metri realizzata dall’associazione SOS Calvaires, davanti alla quale lo stadio si è riunito in preghiera. Nella sua meditazione, Leone XIV ha citato tre verbi usati da San Paolo nelle Lettere a Timoteo: fuggire, tendere e lottare. Ha esortato i giovani a fuggire l’orgoglio, la violenza e l’avidità, che promettono la felicità lasciandoli soli; tendere verso la giustizia, la fede, la carità, la pazienza e la mitezza; e poi combattere la battaglia della fede, senza violenza né disprezzo. Al desiderio di libertà che ha riconosciuto nei giovani francesi, ha risposto che la vera libertà nasce da una relazione viva con Gesù Cristo e cresce nella scelta del bene. Evocando Marcel Callo, Santa Giovanna d’Arco e Santa Teresa di Gesù Bambino, il papa ha presentato la santità come una via aperta a tutti. Ha ribadito, davanti ai giovani come aveva fatto la mattina al Palazzo dell’Eliseo, le parole uguaglianza e fraternità, collegandole alle virtù cristiane. Poi ha indicato la Sacra Tunica e la Croce: l’una sottratta a Cristo, l’altra portata da lui, ricordano la sua Passione e la redenzione da lui compiuta. Ha concluso chiedendo ai giovani di essere testimoni del Vangelo. Dopo la Compieta e la benedizione, la folla ha intonato il Salve Regina, concludendo così la prima giornata del viaggio papale in Francia.Iscriviti al canale Telegram ![]()
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Spirito
Il Vaticano nega la Messa al Summorum Pontificum
Il Vaticano ha fissato un evento all’Altare della Cattedra nella Basilica di San Pietro, dopo aver respinto la richiesta del pellegrinaggio Summorum Pontificum di celebrare una Messa secondo il rito tradizionale nello stesso luogo e alla stessa ora. Lo riporta LifeSite.
Il pellegrinaggio internazionale Summorum Pontificum aveva chiesto di tenere la propria Messa pontificale il 24 ottobre. Dopo il no, il Vaticano ha annunciato che, in alternativa, avrebbe ospitato una conferenza su San Francesco d’Assisi nell’ambito delle celebrazioni per l’ottocentesimo anniversario della morte del santo.
La Messa pontificia, che in passato si teneva in San Pietro, si svolgerà ora nella basilica di Santa Maria Maggiore.
Il pellegrinaggio annuale di ottobre, con la Messa in latino, attraversa Roma e culmina in Vaticano, dove la celebrazione avviene di solito sull’Altare della Cattedra.
Si prevede che il corteo manterrà la tappa tradizionale alla Basilica di San Pietro, dove i partecipanti potranno almeno pregare presso la tomba dell’apostolo Pietro prima di recarsi a Santa Maria Maggiore, dove presiederà il vescovo Atanasio Schneider.
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Papa Leone XIV non ha ancora risposto alla richiesta di udienza del Summorum Pontificum, nove mesi dopo che gli organizzatori avevano formalmente chiesto di incontrarlo.
Secondo il vaticanista Edward Pentin, gli organizzatori del pellegrinaggio, in programma a Roma dal 23 al 25 ottobre, hanno chiesto un’udienza a Papa Leone in una lettera consegnata personalmente al Pontefice dal vescovo Atanasio in Vaticano nel dicembre 2025.
Come riportato da Renovatio 21, lo scorso anno la messa per il 14° Pellegrinaggio ad Petri Sedem, organizzato dal Coetus Internationalis Summorum Pontificum fu officiata in pompa magna dal cardinale Raimondo Leone Burke, suscitando grandi aspettative per il favore, o quantomeno la tolleranza, che il neopapa Leone avrebbe avuto verso la messa in latino.
Niente di più sbagliato: la persecuzione contro il rito antico non è solo continuata, è aumentata sensibilmente, con il cardinale Roche a scriverne contro apertis verbis, il cardinale Cupich a definirlo «uno spettacolo», e lo stesso pontefiche che suggerisce che un tempo in cattolici partecipavano alla messa preconciliare in modo meno «consapevole».
Si è avuta quindi notizia, più nel concreto, della repentina chiusura da parte delle diocesi di messe in latino in tutto il mondo, in special modo negli Stati Uniti.
Più visibilmente, vi è stata la scomunica alla FSSPX per l’ordinazione di quattro vescovi. Omelie domenicali contro la FSSPX si sono sentite in tutte le diocesi, e Renovatio 21 conosce più casi di lettere spedite dai vescovadi ai proprietari di cappelle dove dicono messa i sacerdoti della Fraternità.
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Immagine di Fr Lawrence Lew, OP, via Flickr pubblicata su licenza CC BY-NC-ND 2.0
Pensiero
Vera rivolta contro il mondo moderno. Mons. Williamson commenta il manifesto di Unabomber
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